E il poderoso uppercut del colonnello Dixon s'abbatte su Osmond Cox spedendolo al tappeto, impedendogli qualsiasi possibilità di replica.
Un'avventura a lieto fine, dunque, quella di Ketty che nella rovinosa caduta s'era procurata diverse fratture che l'avrebbero costretta, per un lungo periodo, a quella vita sedentaria a cui tanto aspirava, per di più accudita da Miss Rose che, da tutta questa storia ne era uscita alla grande, con un'aura di benemerenza di cui i cittadini più in vista di Culver City avrebbero dovuto, per il futuro, tener conto.
E finalmente accedere allo scranno più alto, a cui da sempre aveva mirato, nella scala sociale, graziosamente condotta per mano da Padre Evans, quando durante la messa domenicale l'avrebbe invitata a sedersi sul banco riservato alle autorità. Un pubblico riconoscimento ai suoi valori morali con cui la Chiesa le riconosceva il diritto di sedere sullo stesso scranno sul quale sedevano molti dei suoi più assidui clienti.
La vicenda per Miss Rose s'era quindi rivelata un buon investimento che, con l'assoluzione di Padre Evans, ed il beneplacito delle eminenze cittadine, avrebbe ora potuto più agevolmente imbastire una rete di relazioni sociali a più ampio raggio e alla luce del sole. Incrementare i suoi già cospicui affari e forse realizzare il sogno di entrare in politica.
Tra Mister Wolf ed il colonnello Dixon, invece, le cose si erano andate guastando, quell'armonia acquisita nei lunghi anni di collaborazione artistica durante i quali, abdicando ogni egoismo, avevano saggiamente imparato ad accettarsi e compenetrarsi nelle proprie peculiarità, godendo dei vantaggi che ne scaturivano.
Per tanti anni i due uomini, che pur non entrando mai in una vera intimità, nel perseguire quello scopo comune si erano resi indispensabili l'uno all'altro, consapevoli che il succeso del "Great Sea Circus" era il prodotto unico delle loro sinergie, un amalgama davvero ben riuscito.
Così, nell'accettazione di questa summa, spontanemante si erano divisi compiti e ruoli.
Mr Wolf, naturalmente dotato di una prorompente fisicità, dinamismo da prestigiatore, modi raffinati e magniloquenza affabulatoria, era l'animale da palcoscenico col quale veniva configurato il "Great Sea Circus".
Era lui il dio dei fondali salini che, senza bagnarsi di una stilla d'acqua, e con impeccabile stile, dirigeva tutte le sere la strabiliante danza dei cavallucci marini: l'attrattiva principale che aveva reso leggendario il "Great Sea Circus"
E mentre Mr Wolf dirigeva sul palco la fiabesca coreografia, il colonnello Dixon dietro le quinte coordinava, con l'autorità del militare e la competenza dell'artigiano, il complesso apparato delle scenografie, composto per lo più da un coacervo di cavi sotterranei, botole a scomparsa, leve, argani e pompe, e l'apparato mistico delle luci.
Era lui che con la rigorosa precisione di un metronomo scandiva i tempi e dettava i ritmi affinché tutto scorresse senza inciampi, per conferire all'illusione la dignità del vero.
L'uno aveva decretato il successo dell'altro.
Insieme avevano dato vita alla leggenda del "Great Sea Circus".
Mr Wolf - Io continuo ad essere del parere, Walter, (questo il nome del colonnello Dixon) che Miss Rose con il suo temperamento, e quella voce straordinaria, sarebbe stata un ottimo ingaggio per il "Great Sea Circus" e avrebbe reso divino il numero dei cavallucci marini -
Colonnello Dixon - Non ce la voglio quella donna tra i piedi, da quando è comparsa sulla scena sono stati solo guai. Quella femmina ha il potere d'una strega, non mi meraviglierei di sentir parlare ancora di lei, magari come il primo Presidente donna -
Osmond Cox - Potete scommetterci che se questo avverrà sarò io a farne il resoconto. Miss Rose è una donna moderna e come tale assolutamente consapevole del prezioso supporto che una stampa amica può dare a qualsiasi carriera, inducendo l'elettore a ricordare o, secondo il bisogno, a dimenticare. -
Miss Rose - Ma certo, caro Cox, vi terrò al mio seguito purché vi sia ben chiaro che il ruolo che ho in mente per voi è quello del biografo, del tipo molto fedele e, soprattutto, sotto dettatura. Consideratela una mia personale protezione, una sorta di buona azione mirata a preservarvi dai possibili, sciagurati equivoci, in cui potreste incorrere, e le inevitabili, dolorose conseguenze. -
Padre Evans - ...perché ognuno di noi figlioli alla fine deve operare per perseguire al meglio il compito che Dio gli ha dato, rivelandosi attraverso le buone azioni. E dobbiamo svolgere questa mansione con la dovuta accortezza ed umiltà, rifuggendo dai nostri egocentrismi che ne falserebbero il valore, riconoscendo la verità indiscutibile che Louise ha potuto salvare Ketty solo perché Dio lo aveva predisposto: pedina e non artefice. -
Louise - Le buone azioni quasi mai premiano. Come ricompensa per aver salvato Ketty sono stata licenziata perché di me si è parlato troppo e, come dice Miss Rose, per quel tipo di lavoro le ragazze devono possedere solo un corpo e non una storia -
Ketty Dixon - Per questo, Louise, appena potrò camminare fuggirò di nuovo, per avere diritto alla mia storia. Una storia che io intendo raccontare con le mie parole -
Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.
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sabato 6 ottobre 2012
lunedì 1 ottobre 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 13)
No, Louise mai si sarebbe potuta perdonare di averle inflitto, sia pure per una lodevole ragione, la crudeltà di quell'angoscia che lei nella sua vita aveva dolorosamente sperimentato, così Ketty, al suo risveglio, l'avrebbe trovata al suo fianco.
Procedevano lentamente con Ketty che curva sulla sua cavalcatura alternava gemiti a parole senza senso: doveva essersi fracassata un bel pò di ossa.
...e Culver City sembrava così lontana!
Ad aumentare la tensione di Louise c'era era stata la minaccia di una nube di polvere che sporcava l'orizzonte, e un sordo rumore di zoccoli in avvicinamento, forse una mandria di bufali o di cavalli selvaggi.
Il cuore di Louise prese a martellare furiosamente.
Quel tratto di paesaggio, desolatamente piatto, non offriva la possibilità di nessun anfratto a garanzia di un rifugio entro cui rintanarsi per evitare di essere travolte dalla mandria in corsa, eppoi...eppoi le era parso di sentire l'eco di voci concitate e d'intravedere un paio di figure a cavallo distaccarsi dal resto del gruppo ed avanzare a galoppo sfrenato verso di loro.
La tensione si allentò nel suo petto e respirò sollevata quando riconobbe nei due cavalieri che velocemente avanzavano verso di loro le fisionomie note di Mr Wolf e dell'Ulisse pistolero.
Miss Rose, che partecipava alle ricerche, immediatamente mise a disposizione la sua elegante carrozza per il trasporto di Ketty, ponendosi ella stessa a prestare i primi soccorsi e dispensare parole di conforto.
Ed ecco la carrozza di Miss Rose entrare trionfalmente a Culver City accolta da festosi hurrah, che la notizia del ritrovamento di Kettysi è sparsa veloce, e così anche il colonnello Dixon li ha raggiunti trascinandosi dietro un recalcitrante Osmond Cox che ha messo a dura prova i suoi nervi in quello che in ultimo s'è rivelato essere il depistaggio ben riuscito del giornalista.
- Mi avete volontariamente portato fuori strada, razza di fanfarone. Ora ve ne darò di abbondante materia per il vostro scoop -
- Non sono io ad avervi imbrogliato, non lo capite che la fuga di Ketty è stata magistralmente architettata per nascondere un complotto ai vostri danni, e probabilmente con il consenso di vostra figlia? Non vi pare strano che a ritrovarla sia stata proprio una delle ragazze di Miss Rose? Riflettete, dannazione, come ha fatto ad allontanarsi così tanto da Culver City in sella ad un cavallo zoppicante? Qualcosa, però deve essere andato storto, chissà se Ketty è accidentalmente caduta o se anche questo rientrava nei piani? Davvero è stato solo il destino a mettere sulla sua strada prima Louise, l'eroina di questa avventura, e poi la stessa Miss Rose affiancata da Mr Wolf, provvidenziali soccorritori a cui dovrete, immagino, imperitura riconoscenza. Ammetto che per perseguire il mio scopo mi sono avvalso di metodi puerili, non certo all'altezza di quelli del vostro socio che nel campo è assolutamente inarrivabile. La sua fama è ben meritata. In definitiva io ho cercato, per il il mio scoop, di carpire i vostri segreti tanto quanto Miss Rose ha cercato di carpire la fiducia di Ketty, mentre il vostro stesso socio tentava di sedurre quest'ultima per scopi personali e d'ingaggio. Ognuno di noi mirava a qualcosa, perfino quella gatta morta di vostra figlia ha cercato di piantarvi in asso per una sistemazione migliore. Da quella sequoia ho sentito e visto molto e, vi assicuro, che di materia ce ne è abbastanza per uno scandalo bello grosso dove voi, caro colonnello, sarete destinato a ricoprire il ruolo dello stupido. La mia proposta è ancora valida: rivelatemi i segreti meccanici del "Great Sea Circus", di cui m'impegno a scriverne solo dopo la vostra tournè a Los Angeles, ed io tacerò sullo squallore del dietro le quinte. Una delle due verità esige di essere raccontata, lascio a voi la scelta.-
- Sbagliate, ce ne è una terza che penso non abbiate preso in considerazione... -
E il poderoso uppercut del colonnello Dixon si abbatté su Osmond Cox spedendolo al tappeto, impedendogli qualsiasi possibilità di replica.
Procedevano lentamente con Ketty che curva sulla sua cavalcatura alternava gemiti a parole senza senso: doveva essersi fracassata un bel pò di ossa.
...e Culver City sembrava così lontana!
Ad aumentare la tensione di Louise c'era era stata la minaccia di una nube di polvere che sporcava l'orizzonte, e un sordo rumore di zoccoli in avvicinamento, forse una mandria di bufali o di cavalli selvaggi.
Il cuore di Louise prese a martellare furiosamente.
Quel tratto di paesaggio, desolatamente piatto, non offriva la possibilità di nessun anfratto a garanzia di un rifugio entro cui rintanarsi per evitare di essere travolte dalla mandria in corsa, eppoi...eppoi le era parso di sentire l'eco di voci concitate e d'intravedere un paio di figure a cavallo distaccarsi dal resto del gruppo ed avanzare a galoppo sfrenato verso di loro.
La tensione si allentò nel suo petto e respirò sollevata quando riconobbe nei due cavalieri che velocemente avanzavano verso di loro le fisionomie note di Mr Wolf e dell'Ulisse pistolero.
Miss Rose, che partecipava alle ricerche, immediatamente mise a disposizione la sua elegante carrozza per il trasporto di Ketty, ponendosi ella stessa a prestare i primi soccorsi e dispensare parole di conforto.
Ed ecco la carrozza di Miss Rose entrare trionfalmente a Culver City accolta da festosi hurrah, che la notizia del ritrovamento di Kettysi è sparsa veloce, e così anche il colonnello Dixon li ha raggiunti trascinandosi dietro un recalcitrante Osmond Cox che ha messo a dura prova i suoi nervi in quello che in ultimo s'è rivelato essere il depistaggio ben riuscito del giornalista.
- Mi avete volontariamente portato fuori strada, razza di fanfarone. Ora ve ne darò di abbondante materia per il vostro scoop -
- Non sono io ad avervi imbrogliato, non lo capite che la fuga di Ketty è stata magistralmente architettata per nascondere un complotto ai vostri danni, e probabilmente con il consenso di vostra figlia? Non vi pare strano che a ritrovarla sia stata proprio una delle ragazze di Miss Rose? Riflettete, dannazione, come ha fatto ad allontanarsi così tanto da Culver City in sella ad un cavallo zoppicante? Qualcosa, però deve essere andato storto, chissà se Ketty è accidentalmente caduta o se anche questo rientrava nei piani? Davvero è stato solo il destino a mettere sulla sua strada prima Louise, l'eroina di questa avventura, e poi la stessa Miss Rose affiancata da Mr Wolf, provvidenziali soccorritori a cui dovrete, immagino, imperitura riconoscenza. Ammetto che per perseguire il mio scopo mi sono avvalso di metodi puerili, non certo all'altezza di quelli del vostro socio che nel campo è assolutamente inarrivabile. La sua fama è ben meritata. In definitiva io ho cercato, per il il mio scoop, di carpire i vostri segreti tanto quanto Miss Rose ha cercato di carpire la fiducia di Ketty, mentre il vostro stesso socio tentava di sedurre quest'ultima per scopi personali e d'ingaggio. Ognuno di noi mirava a qualcosa, perfino quella gatta morta di vostra figlia ha cercato di piantarvi in asso per una sistemazione migliore. Da quella sequoia ho sentito e visto molto e, vi assicuro, che di materia ce ne è abbastanza per uno scandalo bello grosso dove voi, caro colonnello, sarete destinato a ricoprire il ruolo dello stupido. La mia proposta è ancora valida: rivelatemi i segreti meccanici del "Great Sea Circus", di cui m'impegno a scriverne solo dopo la vostra tournè a Los Angeles, ed io tacerò sullo squallore del dietro le quinte. Una delle due verità esige di essere raccontata, lascio a voi la scelta.-
- Sbagliate, ce ne è una terza che penso non abbiate preso in considerazione... -
E il poderoso uppercut del colonnello Dixon si abbatté su Osmond Cox spedendolo al tappeto, impedendogli qualsiasi possibilità di replica.
sabato 29 settembre 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 12)
- Io vi dirò dov'è andata la ragazza ma voi mi dovrete svelare qualche segreto, sia pur piccolo, dei vostri fantastici macchinari. Uno scambio alla pari, così come avevamo concordato. -
- Non ricordo di aver pattuito nulla con voi. Avanti...in piedi! Verrete con me alla ricerca di Ketty così se mi avrete mentito mi risparmierete la strada per tornare indietro ad ammazzarvi.-
Ma a ritrovare Ketty fu Louise, una delle ragazze di Miss Rose, che al ritorno da Santa Monica dove era stata in visita ai suoi genitori, s'era imbattuta nel mustang nero zoppicante che sbarrandole la strada l'aveva letteralmente poi spintonata verso la radura dove la ragazza giaceva a terra priva di sensi.
Louise, che a causa della sua assenza non era al corrente degli ultimi eventi accaduti a Culver City, le prestò i primi soccorsi cercando di farla rinvenire. Ketty però continuava a tenere gli occhi chiusi, a non rispondere a nessuna domanda e a gemere al benché minimo spostamento.
Fu un' impresa ardua per Louise issarla, cercando di non procurarle ulteriore dolore, in sella a Shadow che, in questo frangente, dimostrò tutto il suo attaccamento verso la piccola acrobata, adattando la sua andatura ad un ritmo dolce, come di culla, e procedendo col muso basso a schivare possibili intralci sul sentiero: l'avrebbe protetta a costo della sua vita.
Louise non sapeva nulla della fuga di Ketty, né tanto meno delle angosce e delle collere che aveva suscitato, e la ragazza, d'altronde, non era in grado di rispondere ad alcuna domanda né fornire spiegazioni sul perché si trovasse così distante da Culver City, né Louise perse tempo in ulteriori approfondimenti presa com'era a badare che non cadesse, nonostante l'avesse assicurata alla sella con delle cinghie di fortuna, ma che per il cavallo dovevano costituire uno strumento di tortura con quei rozzi nodi che terminavano sul suo sottopancia.
Ma il mustang pareva non badarci e così continuava, lento ma costante, nel tragitto verso Culver City.
E neppure si fidava, Louise, a precederli in cerca d'aiuto perché c'era ancora molta strada da percorrere prima di giungere a casa, e tra l'andare a cercare soccorso ed il tornare poi con i soccorritori sarebbe trascorso troppo tempo. Se nel frattempo la giovane fosse rinvenuta, trovandosi sola sarebbe precipitata nell'angoscia della vulnerabilità, un'afflizione che lei ben conosceva e che mai le avrebbe inflitto, seppure per una lodevole motivazione. Così Ketty, al suo risveglio l'avrebbe trovata al suo fianco.
- Non ricordo di aver pattuito nulla con voi. Avanti...in piedi! Verrete con me alla ricerca di Ketty così se mi avrete mentito mi risparmierete la strada per tornare indietro ad ammazzarvi.-
Ma a ritrovare Ketty fu Louise, una delle ragazze di Miss Rose, che al ritorno da Santa Monica dove era stata in visita ai suoi genitori, s'era imbattuta nel mustang nero zoppicante che sbarrandole la strada l'aveva letteralmente poi spintonata verso la radura dove la ragazza giaceva a terra priva di sensi.
Louise, che a causa della sua assenza non era al corrente degli ultimi eventi accaduti a Culver City, le prestò i primi soccorsi cercando di farla rinvenire. Ketty però continuava a tenere gli occhi chiusi, a non rispondere a nessuna domanda e a gemere al benché minimo spostamento.
Fu un' impresa ardua per Louise issarla, cercando di non procurarle ulteriore dolore, in sella a Shadow che, in questo frangente, dimostrò tutto il suo attaccamento verso la piccola acrobata, adattando la sua andatura ad un ritmo dolce, come di culla, e procedendo col muso basso a schivare possibili intralci sul sentiero: l'avrebbe protetta a costo della sua vita.
Louise non sapeva nulla della fuga di Ketty, né tanto meno delle angosce e delle collere che aveva suscitato, e la ragazza, d'altronde, non era in grado di rispondere ad alcuna domanda né fornire spiegazioni sul perché si trovasse così distante da Culver City, né Louise perse tempo in ulteriori approfondimenti presa com'era a badare che non cadesse, nonostante l'avesse assicurata alla sella con delle cinghie di fortuna, ma che per il cavallo dovevano costituire uno strumento di tortura con quei rozzi nodi che terminavano sul suo sottopancia.
Ma il mustang pareva non badarci e così continuava, lento ma costante, nel tragitto verso Culver City.
E neppure si fidava, Louise, a precederli in cerca d'aiuto perché c'era ancora molta strada da percorrere prima di giungere a casa, e tra l'andare a cercare soccorso ed il tornare poi con i soccorritori sarebbe trascorso troppo tempo. Se nel frattempo la giovane fosse rinvenuta, trovandosi sola sarebbe precipitata nell'angoscia della vulnerabilità, un'afflizione che lei ben conosceva e che mai le avrebbe inflitto, seppure per una lodevole motivazione. Così Ketty, al suo risveglio l'avrebbe trovata al suo fianco.
venerdì 14 settembre 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 11)
- Non c'è n'è più di tempo, nè di pazienza, venite subito giù!-
Il tono imperativo del colonnello Dixon ha convinto Osmond Cox a prendere sul serio il suo ultimatum, e così s'accinge, con notevole difficoltà, a discendere dall'imponente albero.
Il buio e i rami compatti non lo favoriscono di certo, così avrebbe volentieri aspettato i primi chiarori per intraprendere la discesa, ma è pur consapevole che le minacce di un uomo psicologicamente provato non vanno sottovalutate, e questo lo sprona a strisciare il più velocemente possibile sul ruvido tronco della sequoia, ignorando le ferite prodotte per guadagnarsi la strada verso il suolo.
- Voglio sapere che direzione ha preso mia figlia, chi siete e cosa stavate tramando nascosto lassù. -
- Sono Osmond Cox del "Newspaper of Culver City"e stavo cercando spunti per scrivere un articolo non banale sul "Great Sea Circus". Insomma, producete spettacoli di prima grandezza ed era mia intenzione pubblicare qualcosa al vostro livello. -
- In parole povere stavate spiando.-
- Stavo solo facendo il mio lavoro col quale vi avrei reso un gran bel servizio. -
- Già, lo immagino. Cosa speravate di vedere? Dovete essere o molto stupido o incredibilmente presuntuoso se avete pensato, anche per un solo momento, di poter penetrare così facilmente i segreti del "Great Sea Circus". Altri prima di voi ci hanno provato e nessuno c'è mai riuscito. Povero ingenuo, come avete potuto illudervi che fosse alla vostra portata? Vi consiglio di non favi più vedere quà intorno e di non scrivere nessun articolo o, vi prometto, che sarò io a scrivere il vostro necrologio. Ed ora ditemi quale strada ha preso mia figlia e badate bene d'indicarmi la direzione giusta.-
- Io vi dirò dov'è andata la ragazza ma voi mi dovrete svelare qualche segreto, sia pur piccolo, dei vostri fantastici macchinari. Uno scambio alla pari, così come avevamo concordato. -
- Non ricordo di aver pattuito nulla con voi. In piedi! Verrete con me alla ricerca di Ketty, così se mi avrete mentito mi risparmierete la strada per tornare indietro ad ammazzarvi -
Il tono imperativo del colonnello Dixon ha convinto Osmond Cox a prendere sul serio il suo ultimatum, e così s'accinge, con notevole difficoltà, a discendere dall'imponente albero.
Il buio e i rami compatti non lo favoriscono di certo, così avrebbe volentieri aspettato i primi chiarori per intraprendere la discesa, ma è pur consapevole che le minacce di un uomo psicologicamente provato non vanno sottovalutate, e questo lo sprona a strisciare il più velocemente possibile sul ruvido tronco della sequoia, ignorando le ferite prodotte per guadagnarsi la strada verso il suolo.
- Voglio sapere che direzione ha preso mia figlia, chi siete e cosa stavate tramando nascosto lassù. -
- Sono Osmond Cox del "Newspaper of Culver City"e stavo cercando spunti per scrivere un articolo non banale sul "Great Sea Circus". Insomma, producete spettacoli di prima grandezza ed era mia intenzione pubblicare qualcosa al vostro livello. -
- In parole povere stavate spiando.-
- Stavo solo facendo il mio lavoro col quale vi avrei reso un gran bel servizio. -
- Già, lo immagino. Cosa speravate di vedere? Dovete essere o molto stupido o incredibilmente presuntuoso se avete pensato, anche per un solo momento, di poter penetrare così facilmente i segreti del "Great Sea Circus". Altri prima di voi ci hanno provato e nessuno c'è mai riuscito. Povero ingenuo, come avete potuto illudervi che fosse alla vostra portata? Vi consiglio di non favi più vedere quà intorno e di non scrivere nessun articolo o, vi prometto, che sarò io a scrivere il vostro necrologio. Ed ora ditemi quale strada ha preso mia figlia e badate bene d'indicarmi la direzione giusta.-
- Io vi dirò dov'è andata la ragazza ma voi mi dovrete svelare qualche segreto, sia pur piccolo, dei vostri fantastici macchinari. Uno scambio alla pari, così come avevamo concordato. -
- Non ricordo di aver pattuito nulla con voi. In piedi! Verrete con me alla ricerca di Ketty, così se mi avrete mentito mi risparmierete la strada per tornare indietro ad ammazzarvi -
mercoledì 12 settembre 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 10)
BREVISSIMO RIASSUNTO
Gli artisti del "Great Sea Circus" diretti in California sono costretti, a causa dell'azzoppamento di Shadow il prodigioso mustang del colonnello Dixon, a far sosta a Culver City, desolata cittadina dell'entroterra californiano.Qui, bene accolti dagli abitanti, trovano alloggio presso il saloon di Miss Rose Pure dove, in cambio dell'ospitalità, si preparano ad allestire un'anteprima del loro fantascientifico spettacolo.
Ketty, la giovane acrobata e figlia del colonnello Dixon, s'infatua della vita stanziale e si ribella al padre che vuol far di lei una stella del circo, e fugge.
Il colonnello Dixon è convinto che sia stata Miss Rose ad irretire Ketty e spingerla alla ribellione ed alla fuga ma non è, invece, dello stesso parere Mr Wolf, direttore del "Great Sea Circus" che vede in Miss Rose, donna spregiudicata e volitiva, grandi doti artistiche e vorrebbe convincerla a prender parte allo spettacolo cedendo a lei il suo ruolo che è quello de" l'addestratore di cavallucci marini", un numero sensazionale di cui, il giornalista Osmond Cox, a caccia di scoop, è ben deciso a svelare, insieme ai segreti dei complessi macchinari anche i retroscena della vita degli artisti.
E così lo ritroviamo, in questo capitolo, ancora appollaiato sull'altissima sequoia prospiciente l'accampamento del circo.
L'ADDESTRATORE DI CAVALLUCCI MARINI
capitolo 10
- Sareste una bella coppia voi due: un illusionista ed un' imbrogliona. Mentre tu visualizzi il sogno la nostra Rose lo concretizza. Povero Wolf, ti ha sedotto proprio come ha fatto con la mia Ketty. Non mi serve il tuo aiuto, la ritroverò io, da solo -
Senza attendere risposta il colonnello Dixon, guidato dall'istinto e dalla caparbietà, s'inoltra nel buio intenzionato a ritrovare sua figlia per indurla, con le buone o le cattive, a tornare sui suoi passi.
Nel recinto di Shadow, con l'ausilio di una lanterna ispeziona il terreno alla ricerca di una qualsiasi traccia da cui dedurre la direzione verso cui Ketty s'è incamminata, assolutamente inconsapevole dei numerosi pericoli di una fuga malamente organizzata, affidata unicamente alle capacità d'istinto e di resistenza del mustang ancora claudicante.
Di sicuro non possono aver percorso troppa strada.
- Io conosco la direzione verso cui la ragazza s'è incamminata -
La voce è così chiara da squarciare il buio ed illuminarlo su quella maledetta incognita che gli sta facendo perdere del tempo preziosissimo.
Un miracolo insperato.
- Chi siete e cosa ci fate appollaiato lassù?- chiede stupito il colonnello Dixon
- Sono l'unico che vi può aiutare ma il mio aiuto non è gratis, esige uno scambio -
- Di che scambio andate farneticando? Scendete prima che v'impallini come un fagiano, ho una mira ottima anche di notte e, se non mi riuscisse di uccidervi subito, di certo riuscirei a farvi molto male. -
- Non farete nulla per nuocermi perché io conosco la direzione verso cui s'è diretta la ragazza, ma non ve lo dirò se non accetterete le mie condizioni. -
- Maledizione, non fatemi perdere la poca pazienza che ancora mi rimane, chi siete?-
- Uno che da quassù ha visto molto ma non abbastanza di ciò che davvero m'interessa e così, ecco, credo che voi possiate sopperire a questa mia esigenza allo stesso modo in cui io posso supplire alla vostra. Un onorevole scambio alla pari.-
- Ok, ora inizio a sparare e così, se non volete dirlo a me, dovrete spiegare ad un bel pò di gente, tra cui lo sceriffo, il motivo per cui vi trovate lassù. -
- No, non sparate, ma scendere non è affatto facile, è così buio che non vedo neppure le mie mani.-
- Va bene, allora vorrà dire che vi agevolerò il compito facendovi cadere come un sacco bucherellato. -
- No, aspettate, scendo. Datemene il tempo. -
- Non c'è n'è più di tempo, né di pazienza, venite subito giù!-
sabato 21 luglio 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 9)
- Mister Wolf la vostra proposta enormemente mi lusinga ma ho già il mio piccolo impero da dirigere e le mie ragazze, v'assicuro, sono molto meno docili dei vostri cavallucci marini, così non potrei lasciare nemmeno per un giorno Culver City, rischierei di trovare al mio ritorno il caos e la bancarotta. La mia voce serve ad assolvere funzioni di tutt'altro genere e di tutt'altra arte. Eppoi, vi siete chiesto come reagirebbe il vostro socio, il colonnello Dixon? Io e lui siamo assolutamente incompatibili. -
- Quello sarebbe un mio problema, Miss Rose, anche se sono sicuro che col vostro temperamento riuscireste a domare anche lui. Ad ogni modo vi prego di valutare la mia proposta e...-
- Wolf, Ketty è fuggita, ha preso Shadow, il recinto è vuoto, a terra ho trovato il suo scialle, dobbiamo attivare le ricerche, non può aver fatto molta strada sul cavallo ancora convalescente. -
Il colonnello Dixon, agitatissimo, aveva fatto irruzione sotto il tendone senza notare la presenza di Miss Rose.
- E' tutta colpa di quella donna e delle assurdità con cui l'ha blandita. -
- Ne siete davvero convinto? State facendo torto a Ketty che, vi piaccia o no, dispone di autonomia e personale capacità di pensiero. Io non c'entro nulla, seppur immagino che per voi risulti più facile addebitare a me il vostro fallimento.-
Miss Rose era uscita dall'ombra cogliendo impreparato il colonnello Dixon che, ripresosi dalla sorpresa ed in preda alla collera, l'andava ora strattonando per i polsi
- Ditemi dov'è mia figlia o ve ne pentirete! -
Mister Wolf si era allora intromesso
- Garantisci tu, Wolf! Ed io dovrei fidarmi? Ti ha irretito, è molto più brava di te nel gioco delle illusioni, ha un talento immenso, devo riconoscerlo. Sareste una bella coppia voi due: un illusionista ed un'imbrogliona. Mentre tu visualizzi il sogno la nostra Rose lo concretizza. Povero Wolf, ti ha sedotto proprio come ha fatto con la mia Ketty. Non mi serve il tuo aiuto, la ritroverò io, da solo -
venerdì 29 giugno 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 8)
- Vai al diavolo Wolf -
E Mr Wolf aveva accolto l'invito del suo socio predisponendosi all'incontro con Miss Pure.
A differenza del colonnello Dixon egli era sinceramente convinto dell'estraneità della donna riguardo i motivi che avevano determinato la ribellione di Ketty, della quale, senza troppi sforzi, comprendeva le ragioni di quel suo desiderare una vita simile a quella vissuta dalla maggior parte delle sue coetanee, l'essere invitata alle feste come un ospite spensierata e non sempre, e solo, nel ruolo dell'attrazione principale.
Se per Miss Rose la cena era stata deliziosa, il dopo cena si rivelò addirittura esaltante.
Mr Wolf, la cui imponente fisicità contrastava piacevolmente con l'eleganza dei modi e la dolcezza della voce, era di certo un uomo fuori dal comune, di quelli che si notano e di cui ci si ricorda anche a distanza di molto tempo.
- Permettetemi, Miss Rose, di condurvi in un luogo incantato dove, se vorrete, vi svelerò i segreti della mia essenza -
- Mi state proponendo di seguirvi nella tana del lupo, Mr Wolf. Volete forse sedurmi? -
- Sedurvi? Sono convinto che nessun uomo potrebbe riuscirci se non foste voi a volerlo. -
Ed eccola comodamente seduta in prima fila, unica spettatrice sotto il tendone del "Great Sea Circus", in attesa del disvelamento promesso da Mr Wolf che, ritto davanti alla vasca dei cavallucci marini, impugna la sua bacchetta di direttore d'orchestra.
Da uno spazio della penombra emergono le note, dolci e gioconde, di un antico clavicordo, mentre Mr Wolf tamburella la sua bacchetta sul vetro della vasca, ed ecco guizzare un cavalluccio rosso ed uno azzurro, con le code avvinghiate, librare verso l'alto nel teatrale abbraccio dei danzatori.
La sensibile punta da rabdomante della bacchetta di Mr Wolf ne localizza un altro che, sollecitato nel ruolo di solista, si esibisce in un ardito avvitamento che termina in un sinuoso scatto di pura bellezza acrobatica.
E mentre il cavalluccio fluorescente, palpitane come una fiammella scaturita dal respiro del clavicordo, volteggia come un fuso ardente nello spazio acquatico, ecco intersecarne uno striato di abbagliante turchese in coppia con un altro dalle sfumature dorate del crisoberillo, che duettano in una elaborata coreografia.
Guizzano i cavallucci marini da ogni angolo della vasca, simili a stelle filanti disegnano eleganti iperbole e raffinate geometrie corali, disponendosi ad assecondare le esigenze delle partiture dettate dal clavicordo e dall'addestratore.
Ed ecco emergere, dal grappolo coeso e disciplinato, due solisti in relazione intima che, strettamente avviluppati l'uno all'altro, simili ad un fiabesco animale a due teste, si muovono all'unisono, trascinati dall'enfasi seduttiva, i colli arcuati e i musi equini, in rispondenza al desiderio dell'attrazione.
Nel riquadro d'acqua le due creature marine accordano, con sublime armonia, il mistico vibrato del clavicordo al viluppo sensuale della loro conturbante danza.
E quando con discrezione l'ultima nota si va smorzando, Mr Wolf batte la sua bacchetta sul vetro della vasca ed uno sfavillio luminescente incendia l'acqua e là, dove prima danzavano i cavallucci marini, appaiono solo le strie dei loro meravigliosi colori.
- Mr Wolf dove sono finiti i cavallucci marini? -
- Nella mia bacchetta Miss Rose -
- Vi state burlando di me. Che magia è mai questa? -
- Illusionismo, Miss Rose, l'arte di mostrare ciò che non c'è -
- Eppure la vasca palpitava di vita marina...ho visto i cavallucci salire in superficie, guizzare, rincorrersi, danzare. Quello che ho visto era reale. Ho gli occhi ancora pieni dei loro meravigliosi colori e dell'armonia delle loro movenze, e voi mi venite a dire che è solo un illusione, un magistrale inganno. Come è possibile Mr Wolf vedere ciò che non c'è? -
- Avete visto ciò che io vi ho fatto credere fosse. Ma cosa avete visto in realtà? Colori e guizzi, sapienti arabeschi ed ingegnose spirali. Quello a cui avete assistito, Miss Rose, è la simulazione di una realtà, per altro molto improbabile, seppur proposta in maniera assolutamente convincente. Guardate voi stessa, la vasca è vuota ma, se osservate bene, noterete che sotto la selva di coralli e di alghe c'è un complicato marchingegno, un trasduttore magnetostrittivo, ossia un generatore di ultrasuoni, che dà vita al tutto. La musica ha la duplice funzione di creare l'atmosfera giusta e di nascondere i ronzii provenienti dalle bobine del generatore. Il clavicordo stesso, Miss Rose, non è stato scelto a caso, è uno strumento musicale ormai in disuso e poco noto, suscita genuina curiosità e contribuisce a distogliere l'attenzione dalle possibili pecche del reale. -
- Tutto questo è incredibile, affascinante e diabolico al tempo stesso, Mr Wolf -
- E' soltanto ingegnoso -
- Perché mi avete voluto rivelare i segreti della vostra vasca marina? -
- Perché mi piacete, di voi mi fido e vorrei farvi una proposta. Ma prima, per favore, concedetemi il privilegio di un ballo -
E Mr Wolf aveva accolto l'invito del suo socio predisponendosi all'incontro con Miss Pure.
A differenza del colonnello Dixon egli era sinceramente convinto dell'estraneità della donna riguardo i motivi che avevano determinato la ribellione di Ketty, della quale, senza troppi sforzi, comprendeva le ragioni di quel suo desiderare una vita simile a quella vissuta dalla maggior parte delle sue coetanee, l'essere invitata alle feste come un ospite spensierata e non sempre, e solo, nel ruolo dell'attrazione principale.
Se per Miss Rose la cena era stata deliziosa, il dopo cena si rivelò addirittura esaltante.
Mr Wolf, la cui imponente fisicità contrastava piacevolmente con l'eleganza dei modi e la dolcezza della voce, era di certo un uomo fuori dal comune, di quelli che si notano e di cui ci si ricorda anche a distanza di molto tempo.
- Permettetemi, Miss Rose, di condurvi in un luogo incantato dove, se vorrete, vi svelerò i segreti della mia essenza -
- Mi state proponendo di seguirvi nella tana del lupo, Mr Wolf. Volete forse sedurmi? -
- Sedurvi? Sono convinto che nessun uomo potrebbe riuscirci se non foste voi a volerlo. -
Ed eccola comodamente seduta in prima fila, unica spettatrice sotto il tendone del "Great Sea Circus", in attesa del disvelamento promesso da Mr Wolf che, ritto davanti alla vasca dei cavallucci marini, impugna la sua bacchetta di direttore d'orchestra.
Da uno spazio della penombra emergono le note, dolci e gioconde, di un antico clavicordo, mentre Mr Wolf tamburella la sua bacchetta sul vetro della vasca, ed ecco guizzare un cavalluccio rosso ed uno azzurro, con le code avvinghiate, librare verso l'alto nel teatrale abbraccio dei danzatori.
La sensibile punta da rabdomante della bacchetta di Mr Wolf ne localizza un altro che, sollecitato nel ruolo di solista, si esibisce in un ardito avvitamento che termina in un sinuoso scatto di pura bellezza acrobatica.
E mentre il cavalluccio fluorescente, palpitane come una fiammella scaturita dal respiro del clavicordo, volteggia come un fuso ardente nello spazio acquatico, ecco intersecarne uno striato di abbagliante turchese in coppia con un altro dalle sfumature dorate del crisoberillo, che duettano in una elaborata coreografia.
Guizzano i cavallucci marini da ogni angolo della vasca, simili a stelle filanti disegnano eleganti iperbole e raffinate geometrie corali, disponendosi ad assecondare le esigenze delle partiture dettate dal clavicordo e dall'addestratore.
Ed ecco emergere, dal grappolo coeso e disciplinato, due solisti in relazione intima che, strettamente avviluppati l'uno all'altro, simili ad un fiabesco animale a due teste, si muovono all'unisono, trascinati dall'enfasi seduttiva, i colli arcuati e i musi equini, in rispondenza al desiderio dell'attrazione.
Nel riquadro d'acqua le due creature marine accordano, con sublime armonia, il mistico vibrato del clavicordo al viluppo sensuale della loro conturbante danza.
E quando con discrezione l'ultima nota si va smorzando, Mr Wolf batte la sua bacchetta sul vetro della vasca ed uno sfavillio luminescente incendia l'acqua e là, dove prima danzavano i cavallucci marini, appaiono solo le strie dei loro meravigliosi colori.
- Mr Wolf dove sono finiti i cavallucci marini? -
- Nella mia bacchetta Miss Rose -
- Vi state burlando di me. Che magia è mai questa? -
- Illusionismo, Miss Rose, l'arte di mostrare ciò che non c'è -
- Eppure la vasca palpitava di vita marina...ho visto i cavallucci salire in superficie, guizzare, rincorrersi, danzare. Quello che ho visto era reale. Ho gli occhi ancora pieni dei loro meravigliosi colori e dell'armonia delle loro movenze, e voi mi venite a dire che è solo un illusione, un magistrale inganno. Come è possibile Mr Wolf vedere ciò che non c'è? -
- Avete visto ciò che io vi ho fatto credere fosse. Ma cosa avete visto in realtà? Colori e guizzi, sapienti arabeschi ed ingegnose spirali. Quello a cui avete assistito, Miss Rose, è la simulazione di una realtà, per altro molto improbabile, seppur proposta in maniera assolutamente convincente. Guardate voi stessa, la vasca è vuota ma, se osservate bene, noterete che sotto la selva di coralli e di alghe c'è un complicato marchingegno, un trasduttore magnetostrittivo, ossia un generatore di ultrasuoni, che dà vita al tutto. La musica ha la duplice funzione di creare l'atmosfera giusta e di nascondere i ronzii provenienti dalle bobine del generatore. Il clavicordo stesso, Miss Rose, non è stato scelto a caso, è uno strumento musicale ormai in disuso e poco noto, suscita genuina curiosità e contribuisce a distogliere l'attenzione dalle possibili pecche del reale. -
- Tutto questo è incredibile, affascinante e diabolico al tempo stesso, Mr Wolf -
- E' soltanto ingegnoso -
- Perché mi avete voluto rivelare i segreti della vostra vasca marina? -
- Perché mi piacete, di voi mi fido e vorrei farvi una proposta. Ma prima, per favore, concedetemi il privilegio di un ballo -
sabato 16 giugno 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 7)
Dalla sua postazione coatta, Osmond Cox, spettatore di un film senza dialoghi, prendeva nota degli eventi elaborandoli poi sulle basi di una sua logica interpretativa: solo supposizioni, quindi, che però attraverso le lenti del suo binocolo assumevano la consistenza dei fatti.
Quando i fatti, invece, accadevano in altri luoghi.
Nella stanza di Ketty, dove sul letto giaceva un fagottino preparato di furia e malamente richiuso, da cui fuoriusciva la manica di un abito ed il lembo di uno scialletto.
Nel recinto di Shadow, con Mr Wolf ed il colonnello Dixon, impegnati in un confronto insolitamente aspro.
Nella stanza di Miss Rose, intenta ad incipriarsi il naso ed elaborare strategie di seduzione e di rivincita.
E per Osmond Cox, la cui discesa dalla sequoia si sarebbe potuta rivelare molto più ardua della scalata.
Ma questo ancora non lo sapeva.
Tutti aspettavano la notte: chi per fuggire, chi per inseguire e chi per essere inseguito.
Ed ognuno col suo piano accuratamente congegnato.
Così Ketty si preparava alla fuga verso un luogo ignoto, il più lontano possibile dallo schiaffo di suo padre, dal recinto di Shadow e dalla tenda bianca/azzurra del "Great Sea Circus", dove poter realizzare il suo desiderio di terraferma.
Nello stesso tempo, Mr Wolf, cercava d'indurre l'infuriato colonnello Dixon alla lucidità necessaria per ricomporre il conflitto con Ketty, alleggerendo al contempo Miss Rose del carico di tutte le colpe che egli ingiustamente le attribuiva.
- Molto più semplicemente Ketty è alla ricerca di un modello femminile a cui rapportarsi -
Andava sottolineando Mr Wolf
- E la maitresse è un buon esempio? - Aveva sibilato al colmo dell'ira, il colonnello Dixon
- Per Ketty non è altro che una donna che le ha dato amicizia ed ascolto. Sono convinto che Miss Rose non l'abbia spinta alla ribellione, d'attribuirsi ad una normale crisi adolescenziale. Che convenienza avrebbe avuto Miss Rose nel fomentare questo conflitto? Nella tua rabbia, Walter, non hai neppure preso in considerazione l'ipotesi che ella possa nutrire un affetto sincero nei confronti di Ketty. Comunque avresti dovuto ascoltare le ragioni di tua figlia e non limitarti ad imporre le tue -
- Quella donna ha sedotto anche te! -
- Al contrario, Walter, sarò io a sedurla, stasera a cena. Mi piace, è una donna intelligente e con un gran temperamento. Penso, anzi, che dovresti scusarti con lei ma, prima ancora, con Ketty. -
- Vai al diavolo Wolf - Era stata la risposta arrabbiata del socio.
Quando i fatti, invece, accadevano in altri luoghi.
Nella stanza di Ketty, dove sul letto giaceva un fagottino preparato di furia e malamente richiuso, da cui fuoriusciva la manica di un abito ed il lembo di uno scialletto.
Nel recinto di Shadow, con Mr Wolf ed il colonnello Dixon, impegnati in un confronto insolitamente aspro.
Nella stanza di Miss Rose, intenta ad incipriarsi il naso ed elaborare strategie di seduzione e di rivincita.
E per Osmond Cox, la cui discesa dalla sequoia si sarebbe potuta rivelare molto più ardua della scalata.
Ma questo ancora non lo sapeva.
Tutti aspettavano la notte: chi per fuggire, chi per inseguire e chi per essere inseguito.
Ed ognuno col suo piano accuratamente congegnato.
Così Ketty si preparava alla fuga verso un luogo ignoto, il più lontano possibile dallo schiaffo di suo padre, dal recinto di Shadow e dalla tenda bianca/azzurra del "Great Sea Circus", dove poter realizzare il suo desiderio di terraferma.
Nello stesso tempo, Mr Wolf, cercava d'indurre l'infuriato colonnello Dixon alla lucidità necessaria per ricomporre il conflitto con Ketty, alleggerendo al contempo Miss Rose del carico di tutte le colpe che egli ingiustamente le attribuiva.
- Molto più semplicemente Ketty è alla ricerca di un modello femminile a cui rapportarsi -
Andava sottolineando Mr Wolf
- E la maitresse è un buon esempio? - Aveva sibilato al colmo dell'ira, il colonnello Dixon
- Per Ketty non è altro che una donna che le ha dato amicizia ed ascolto. Sono convinto che Miss Rose non l'abbia spinta alla ribellione, d'attribuirsi ad una normale crisi adolescenziale. Che convenienza avrebbe avuto Miss Rose nel fomentare questo conflitto? Nella tua rabbia, Walter, non hai neppure preso in considerazione l'ipotesi che ella possa nutrire un affetto sincero nei confronti di Ketty. Comunque avresti dovuto ascoltare le ragioni di tua figlia e non limitarti ad imporre le tue -
- Quella donna ha sedotto anche te! -
- Al contrario, Walter, sarò io a sedurla, stasera a cena. Mi piace, è una donna intelligente e con un gran temperamento. Penso, anzi, che dovresti scusarti con lei ma, prima ancora, con Ketty. -
- Vai al diavolo Wolf - Era stata la risposta arrabbiata del socio.
domenica 10 giugno 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 6)
Ma l'incanto venne infranto dalle voci concitate di una donna e dell'Ulisse pistolero, costringendo Mr Wolf ad interrompere la sua performance ed intervenire per sedare l'alterco.
Lo aveva sorpreso la visione di una scarmigliata Miss Rose che, mani sui fianchi e sguardo fiammeggiante, fronteggiava, per nulla intimorita, il gigante armato che la sovrastava almeno di un'altezza e mezzo.
Strategicamente, Miss Rose, contrastava questo divario, a lei così sfavorevole, con una sorprendente estensione di voce, mirando a stendere l'avversario sotto quella fitta, inestinguibile gragnuola di parole che non concedeva spazio né a repliche né a minacce, tant'è che lo stesso Mr Wolf era rimasto ammirato da questa tecnica simultanea d'attacco e difesa magistralmente messa in campo dalla maitresse, ed oltremodo stupefatto che una donna così minuta possedesse un temperamento così ardito ed una tale prodigiosa potenza di voce.
- Dovreste tenere a bada i vostri uomini, Mr Wolf, e mi riferisco non solo allo scagnozzo con la carabina ma anche, e soprattutto, al vostro socio, quell'orribile colonnello Dixon che oggi è venuto ad insultarmi, accusandomi di aver irretito ed indotto Ketty alla disobbedienza. Ingiurie ed accuse pesantissime, aggravate di minaccia e testimoniali dalle ragazze e dai clienti del mio saloon. Sono qui ad avvertirvi, Mr Wolf, che se state cercando di montare uno scandalo ai miei danni per trarne una qualsiasi ulteriore pubblicità, state rischiando di farvi molto male poiché godo di particolari ed importantissime conoscenze, cosicché questa oscena boutade vi si rivolterà contro. Vi consiglio, quindi, subito dopo lo spettacolo di lasciare Culver City e di farlo il più velocemente possibile e senza ulteriore chiasso. -
Mr Wolf, davanti a quella fredda e ragionata collera, aveva chinato mestamente il capo producendosi in un vago inchino di condiscendenza come apprestandosi ad obbedire, senza discutere, a quell'ordine perentorio di cui riconosceva le ragioni.
Ma ecco nel contempo, come per magia, sbocciare dalle sue mani una magnifica rosa sfacciatamente rossa che galantemente, e col più soave dei sorrisi, andava porgendo ad una esterrefatta Miss Pure.
- Non consideratemi vostro nemico, Miss Rose, vi sono davvero riconoscente per ciò che avete fatto per tutti noi, per la vostra accoglienza e la vostra ospitalità, ed immensamente mi spiace di questo imbarazzante quanto inopportuno malinteso in cui il colonnello Dixon è sfortunatamente incappato. Vi garantisco che andrò immediatamente a parlargli e, prima di sera, avrete le sue scuse. Nel frattempo, vi prego, di accettare le mie. -
Da dove diamine aveva tirato fuori quella rosa? Si chiese ammirata Miss Rose.
Una incantevole offerta di pace che di certo la lusingava ma che non cancellava, neppure in minima parte, l'onta subita.
Ma i modi squisiti di Mr Wolf (in netto contrasto con le maniere rozze del colonnello Dixon) e quel piccolo gioco di magia inscenato solo per lei, avevano mitigato la sua collera, cosicché di buon grado aveva accettato la rosa e le scuse.
Ed un invito a cena.
Dalla sua postazione coatta, Osmond Cox, aveva mnemonicamente filmato tutta la scena.
Lo aveva sorpreso la visione di una scarmigliata Miss Rose che, mani sui fianchi e sguardo fiammeggiante, fronteggiava, per nulla intimorita, il gigante armato che la sovrastava almeno di un'altezza e mezzo.
Strategicamente, Miss Rose, contrastava questo divario, a lei così sfavorevole, con una sorprendente estensione di voce, mirando a stendere l'avversario sotto quella fitta, inestinguibile gragnuola di parole che non concedeva spazio né a repliche né a minacce, tant'è che lo stesso Mr Wolf era rimasto ammirato da questa tecnica simultanea d'attacco e difesa magistralmente messa in campo dalla maitresse, ed oltremodo stupefatto che una donna così minuta possedesse un temperamento così ardito ed una tale prodigiosa potenza di voce.
- Dovreste tenere a bada i vostri uomini, Mr Wolf, e mi riferisco non solo allo scagnozzo con la carabina ma anche, e soprattutto, al vostro socio, quell'orribile colonnello Dixon che oggi è venuto ad insultarmi, accusandomi di aver irretito ed indotto Ketty alla disobbedienza. Ingiurie ed accuse pesantissime, aggravate di minaccia e testimoniali dalle ragazze e dai clienti del mio saloon. Sono qui ad avvertirvi, Mr Wolf, che se state cercando di montare uno scandalo ai miei danni per trarne una qualsiasi ulteriore pubblicità, state rischiando di farvi molto male poiché godo di particolari ed importantissime conoscenze, cosicché questa oscena boutade vi si rivolterà contro. Vi consiglio, quindi, subito dopo lo spettacolo di lasciare Culver City e di farlo il più velocemente possibile e senza ulteriore chiasso. -
Mr Wolf, davanti a quella fredda e ragionata collera, aveva chinato mestamente il capo producendosi in un vago inchino di condiscendenza come apprestandosi ad obbedire, senza discutere, a quell'ordine perentorio di cui riconosceva le ragioni.
Ma ecco nel contempo, come per magia, sbocciare dalle sue mani una magnifica rosa sfacciatamente rossa che galantemente, e col più soave dei sorrisi, andava porgendo ad una esterrefatta Miss Pure.
- Non consideratemi vostro nemico, Miss Rose, vi sono davvero riconoscente per ciò che avete fatto per tutti noi, per la vostra accoglienza e la vostra ospitalità, ed immensamente mi spiace di questo imbarazzante quanto inopportuno malinteso in cui il colonnello Dixon è sfortunatamente incappato. Vi garantisco che andrò immediatamente a parlargli e, prima di sera, avrete le sue scuse. Nel frattempo, vi prego, di accettare le mie. -
Da dove diamine aveva tirato fuori quella rosa? Si chiese ammirata Miss Rose.
Una incantevole offerta di pace che di certo la lusingava ma che non cancellava, neppure in minima parte, l'onta subita.
Ma i modi squisiti di Mr Wolf (in netto contrasto con le maniere rozze del colonnello Dixon) e quel piccolo gioco di magia inscenato solo per lei, avevano mitigato la sua collera, cosicché di buon grado aveva accettato la rosa e le scuse.
Ed un invito a cena.
Dalla sua postazione coatta, Osmond Cox, aveva mnemonicamente filmato tutta la scena.
domenica 3 giugno 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 5)
Il colonnello, invece, era rimasto impietrito a fissare quella sua mano che aveva violato il viso di Ketty, ben desiderando che mai fosse accaduto perché sua figlia era la sua unica ragione di vita, il suo solo bene prezioso, ed il suo compito era quello di vegliare su di lei. Così, dopo quel duro scontro, aveva preso atto che nella sosta forzata a Culver City aveva trascorso troppo tempo nel recinto di Shadow e trascurato sua figlia, lasciando libero accesso ad una donna equivoca ed intrigante come quella Miss Pure che molto abilmente, e senza alcuno scrupolo, l'aveva irretita con prospettive illusorie convincendola a rinnegare la sua vita.
L'abiura di Ketty, era unicamente imputabile alle manipolazioni di quella donna diabolica con la quale era assolutamente opportuno che lui avesse un chiarimento definitivo.
Nascosto dal fitto fogliame della sequoia, Osmond Cox aveva visto il colonnello infuriato dirigersi verso l'abitato e, diligentemente preso nota di questo piccolo dramma esistenziale di cui avrebbe edotto i suoi lettori, concentrò tutta la sua attenzione su ciò che andava svolgendosi nell'area preclusa ai non addetti ai lavori, seppur ormai c'era ben poco da vedere dal momento che una volta introdotti i macchinari all'interno del tendone, rimaneva solo il via vai dei tecnici e degli operai.
Avrebbe dovuto comunque escogitare una strategia per potersi introdurre notte tempo nella tana del lupo: Mr Wolf, appunto.
Con una fluidità eccezionale per la sua stazza, Mr Wolf agilmente si districava negli esigui spazi ancora troppo ingombri delle voluminose attrezzature di scena, predisponendo gli ambiti e misurando le estensioni, che nulla era lasciato al caso e che la magia pur si avvaleva, nei suoi recessi, di cavi e pulegge, alberi motori, leve e catapulte, campi elettrici e magnetici, e quant'altro di più tecnico e materiale fosse in grado di render reale l'illusione.
Si districava, Mr Wolf, in quest'universo a lui così congeniale, con la competenza tecnica di un ingegnere, la passione di uno scienziato e la fantasia di un romanziere.
Poi, ritto su un predellino che a mala pena sosteneva il suo peso, davanti alla vasca dei suoi cavallucci marini, impugnando una bacchetta da direttore d'orchestra, si accingeva a dirigere, sulle note di una melodia solo a lui percettibile, un' invisibile filarmonica.
Ma l'incanto venne infranto dalle voci concitate di una donna e dell'Ulisse pistolero, che vicendevolmente si sovrapponevano, con toni aspri, in quello che sembrava essere, a tutti gli effetti, un alterco molto duro.
L'abiura di Ketty, era unicamente imputabile alle manipolazioni di quella donna diabolica con la quale era assolutamente opportuno che lui avesse un chiarimento definitivo.
Nascosto dal fitto fogliame della sequoia, Osmond Cox aveva visto il colonnello infuriato dirigersi verso l'abitato e, diligentemente preso nota di questo piccolo dramma esistenziale di cui avrebbe edotto i suoi lettori, concentrò tutta la sua attenzione su ciò che andava svolgendosi nell'area preclusa ai non addetti ai lavori, seppur ormai c'era ben poco da vedere dal momento che una volta introdotti i macchinari all'interno del tendone, rimaneva solo il via vai dei tecnici e degli operai.
Avrebbe dovuto comunque escogitare una strategia per potersi introdurre notte tempo nella tana del lupo: Mr Wolf, appunto.
Con una fluidità eccezionale per la sua stazza, Mr Wolf agilmente si districava negli esigui spazi ancora troppo ingombri delle voluminose attrezzature di scena, predisponendo gli ambiti e misurando le estensioni, che nulla era lasciato al caso e che la magia pur si avvaleva, nei suoi recessi, di cavi e pulegge, alberi motori, leve e catapulte, campi elettrici e magnetici, e quant'altro di più tecnico e materiale fosse in grado di render reale l'illusione.
Si districava, Mr Wolf, in quest'universo a lui così congeniale, con la competenza tecnica di un ingegnere, la passione di uno scienziato e la fantasia di un romanziere.
Poi, ritto su un predellino che a mala pena sosteneva il suo peso, davanti alla vasca dei suoi cavallucci marini, impugnando una bacchetta da direttore d'orchestra, si accingeva a dirigere, sulle note di una melodia solo a lui percettibile, un' invisibile filarmonica.
Ma l'incanto venne infranto dalle voci concitate di una donna e dell'Ulisse pistolero, che vicendevolmente si sovrapponevano, con toni aspri, in quello che sembrava essere, a tutti gli effetti, un alterco molto duro.
giovedì 31 maggio 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 4)
L'articolo sarebbe stato pubblicato il giorno stesso dell'anteprima di Los Angeles, con la rivelazione dettagliata dei congegni ingegneristici di cui Mr Wolf abilmente s'avvaleva per propagandare, attraverso l'illusionismo e la prestidigitazione, le sue fantascientifiche millanterie.
Questo era ciò che si prefiggeva Osmond Cox, ben deciso a resistere in quell'assedio solitario, eroicamente pronto, all'occorenza, ad immolarsi sull'altare della verità e dell'informazione, spinto dal fanatismo intellettuale ma, ancor di più, da una smodata ambizione personale.
Osmond Cox era uno scalatore ardito, e a quanto pare, non solo di sequoie.
E proprio dal folto dei rami della sequoia, dove s'era appollaiato armato di taccuino e binocolo, Cox poteva godere di un'ampia veduta, seppur parziale, dell' area dove s'ergeva l'immenso tendone del "Great Sea Circus" e spaziare fino all'accampamento dei carri e della tendopoli, dove alloggiavano le squadre dei tecnici e dei manovali, impegnati nei minuziosi controlli e nella messa a punto dei diabolici congegni di cui Mr Wolf si sarebbe servito.
Ovviamente non poteva spiare ciò che accadeva all'interno del tendone (avrebbe comunque studiato il modo di penetrarvi notte tempo) ma da quel punto privilegiato poteva vedere e prendere nota di tutti i macchinari trasportati sotto il tendone bianco e azzurro, dove Mr Wolf, in persona, ne verificava lo stato e stabiliva test e messe a punto, mentre l'Ulisse, armato di carabina, vigilava affinché nessun estraneo s'intrufolasse all'interno.
Ma non era soltanto fermento organizzativo quello che Osmond Cox andava spiando, ma anche momenti di vita intima che ben avrebbero dovuto rimanere privati, come l'accesa discussione fra il colonnello Dixon e sua figlia. Diverbio di cui, tra l'altro, non aveva captato le parole ma, come spettatore di un film muto, aveva cercato d'intuire un possibile dialogo attraverso la mimica dei gesti.
Di certo il colonnello era visibilmente in collera, ma la ragazza, però, sembrava tenergli testa.
E così, infatti, una discussione alquanto animata s'era accesa fra padre e figlia quando, con toni aspri, il colonnello aveva rimproverato Ketty di trascurare i suoi esercizi e passare troppo tempo in compagnia di Miss Pure, ricordandole come la vita di un'artista fosse incentrata essenzialmente sulla disciplina e l'autocontrollo, e che trovava riprovevole, oltreché pericolosa, questa sua infatuazione per una donna effimera come quella, motivo per cui sarebbe dovuta tornare ad alloggiare, da quel giorno stesso e fino alla partenza, insieme a tutti gli altri, nell'accampamento del circo.
Allora, Ketty, tra le lacrime urlò il suo disgusto per il circo, per le vasche marine, per i congegni illusionistici, per Shadow ed infine anche per lui che, ignorando le sue esigenze, la costringeva ad inseguire un sogno che non era il suo.
Era stanca di vivere in un imbuto, sognava la terraferma, i confini di una proprietà, la routine di una vita oscura l'abbagliava mille volte di più che la prospettiva della fama, degli applausi e della leggenda a cui suo padre, fin dalla nascita, l'aveva votata.
Per tutta risposta il colonnello l'aveva schiaffeggiata.
Dall'alto della sua postazione, Osmond Cox, li aveva visti fronteggiarsi ancora per un breve momento, poi Ketty, oltraggiata da quello schiaffo, era fuggita via urlando il suo rancore.
Il colonnello, invece, era rimasto impietrito a fissare la mano da cui era partito il ceffone.
Questo era ciò che si prefiggeva Osmond Cox, ben deciso a resistere in quell'assedio solitario, eroicamente pronto, all'occorenza, ad immolarsi sull'altare della verità e dell'informazione, spinto dal fanatismo intellettuale ma, ancor di più, da una smodata ambizione personale.
Osmond Cox era uno scalatore ardito, e a quanto pare, non solo di sequoie.
E proprio dal folto dei rami della sequoia, dove s'era appollaiato armato di taccuino e binocolo, Cox poteva godere di un'ampia veduta, seppur parziale, dell' area dove s'ergeva l'immenso tendone del "Great Sea Circus" e spaziare fino all'accampamento dei carri e della tendopoli, dove alloggiavano le squadre dei tecnici e dei manovali, impegnati nei minuziosi controlli e nella messa a punto dei diabolici congegni di cui Mr Wolf si sarebbe servito.
Ovviamente non poteva spiare ciò che accadeva all'interno del tendone (avrebbe comunque studiato il modo di penetrarvi notte tempo) ma da quel punto privilegiato poteva vedere e prendere nota di tutti i macchinari trasportati sotto il tendone bianco e azzurro, dove Mr Wolf, in persona, ne verificava lo stato e stabiliva test e messe a punto, mentre l'Ulisse, armato di carabina, vigilava affinché nessun estraneo s'intrufolasse all'interno.
Ma non era soltanto fermento organizzativo quello che Osmond Cox andava spiando, ma anche momenti di vita intima che ben avrebbero dovuto rimanere privati, come l'accesa discussione fra il colonnello Dixon e sua figlia. Diverbio di cui, tra l'altro, non aveva captato le parole ma, come spettatore di un film muto, aveva cercato d'intuire un possibile dialogo attraverso la mimica dei gesti.
Di certo il colonnello era visibilmente in collera, ma la ragazza, però, sembrava tenergli testa.
E così, infatti, una discussione alquanto animata s'era accesa fra padre e figlia quando, con toni aspri, il colonnello aveva rimproverato Ketty di trascurare i suoi esercizi e passare troppo tempo in compagnia di Miss Pure, ricordandole come la vita di un'artista fosse incentrata essenzialmente sulla disciplina e l'autocontrollo, e che trovava riprovevole, oltreché pericolosa, questa sua infatuazione per una donna effimera come quella, motivo per cui sarebbe dovuta tornare ad alloggiare, da quel giorno stesso e fino alla partenza, insieme a tutti gli altri, nell'accampamento del circo.
Allora, Ketty, tra le lacrime urlò il suo disgusto per il circo, per le vasche marine, per i congegni illusionistici, per Shadow ed infine anche per lui che, ignorando le sue esigenze, la costringeva ad inseguire un sogno che non era il suo.
Era stanca di vivere in un imbuto, sognava la terraferma, i confini di una proprietà, la routine di una vita oscura l'abbagliava mille volte di più che la prospettiva della fama, degli applausi e della leggenda a cui suo padre, fin dalla nascita, l'aveva votata.
Per tutta risposta il colonnello l'aveva schiaffeggiata.
Dall'alto della sua postazione, Osmond Cox, li aveva visti fronteggiarsi ancora per un breve momento, poi Ketty, oltraggiata da quello schiaffo, era fuggita via urlando il suo rancore.
Il colonnello, invece, era rimasto impietrito a fissare la mano da cui era partito il ceffone.
giovedì 24 maggio 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 3)
Miss Pure appariva agli occhi di Ketty come l'esempio della realizzazione possibile di una vita diversa che, seppur delimitata dai confini di un paesaggio circoscritto dalle regole societarie, era pur sempre possibile travalicarne i limiti, mirando alla forzatura piuttosto che alla conquista degli spazi oppressi.
La vita stanziale e scapigliata dell'ineffabile Miss Rose si contrapponeva, nel suo immaginario, con irresistibile seduzione e come termine di paragone, a modello alternativo alla sua, invece, rigidamente strutturata sui codici della gente nomade.
In virtù di queste inedite riflessioni, la giovane acrobata aveva iniziato così a valutare la necessità dell'amputazione di quella sua coda di sirena che ora le appariva umiliante come la propaggine di una catena.
Miss Pure, dal canto suo, s'era ella stessa infatuata della piccola Dixon, irresistibilmente attratta dalle dissomiglianze, piuttosto che dalle similitudini, che la loro conoscenza sempre più intima metteva in risalto.
Intanto, appena al di fuori dell'abitato dove erano state issate le tende del "Great Sea Circus", si era formata una sorta di comunità secondaria dei nuovi perditempo aggregati a quelli di sempre, provenienti dalle zone limitrofe, irretiti dal roboante richiamo della gran cassa percossa con entusiastica energia da un figurante che s'andava aggirando, novello Nettuno, a bordo di un fantascientifico carro marino in esplorazione dei sentieri provvisori irradianti da Culver City, con lo scopo pagano della propaganda e del lucro.
In realtà, Mr Wolf, l'addestratore di cavallucci marini, era un convinto seguace della scienza di Abraham Gottlob Werner, l'ideatore della "Geognosia" e fautore delle teorie del "Nettunismo" cosicché quasi sempre lo spettacolo acrobatico era poi integrato da una coda didattica assolutamente gratuita, mirata alla divulgazione e al proselitismo.
Si era già cominciato, dalle prime luci dell'alba, indefessamente a lavorare per organizzare, impiantare e programmare le complesse scenografie: oliare ingranaggi, misurare distanze, issare specchi e stender panneggi per ottenere l'effetto illusorio di un fantastico, sbalorditivo caleidoscopio marino.
Dichiarata come sempre "off limits", l'area di lavoro sorvegliata a vista da un energumeno barbuto che andava sfoggiando, a tracolla della corta tonaca da Ulisse, una minacciosa carabina Spencer.
Era già successo, in passato, che altri impresari meno abili e meno fantasiosi avessero cercato di penetrare i segreti e le meraviglie di quell'universo cobalto (bianco e azzurro erano i colori del "Great Sea Circus") per trarne spunto, o peggio ancora, farne plagio, costringendo Mr Wolf ed il colonnello Dixon ad assoldare l'Ulisse pistolero.
Nel frattempo, Osmond Cox, direttore, azionista e giornalista del "Newspaper of Culver City" aveva trascorso, a tal fine, la notte all'addiaccio, abbarbicato ad un'altissima sequoia prospiciente l'area vietata, per penetrare i segreti di quell'illusionismo avanguardista che era all'apice della nascente leggenda del "Great Sea Circus" e svelarli in uno scoop sensazionale.
L'articolo sarebbe stato pubblicato il giorno stesso del grande spettacolo di Los Angeles.
La vita stanziale e scapigliata dell'ineffabile Miss Rose si contrapponeva, nel suo immaginario, con irresistibile seduzione e come termine di paragone, a modello alternativo alla sua, invece, rigidamente strutturata sui codici della gente nomade.
In virtù di queste inedite riflessioni, la giovane acrobata aveva iniziato così a valutare la necessità dell'amputazione di quella sua coda di sirena che ora le appariva umiliante come la propaggine di una catena.
Miss Pure, dal canto suo, s'era ella stessa infatuata della piccola Dixon, irresistibilmente attratta dalle dissomiglianze, piuttosto che dalle similitudini, che la loro conoscenza sempre più intima metteva in risalto.
Intanto, appena al di fuori dell'abitato dove erano state issate le tende del "Great Sea Circus", si era formata una sorta di comunità secondaria dei nuovi perditempo aggregati a quelli di sempre, provenienti dalle zone limitrofe, irretiti dal roboante richiamo della gran cassa percossa con entusiastica energia da un figurante che s'andava aggirando, novello Nettuno, a bordo di un fantascientifico carro marino in esplorazione dei sentieri provvisori irradianti da Culver City, con lo scopo pagano della propaganda e del lucro.
In realtà, Mr Wolf, l'addestratore di cavallucci marini, era un convinto seguace della scienza di Abraham Gottlob Werner, l'ideatore della "Geognosia" e fautore delle teorie del "Nettunismo" cosicché quasi sempre lo spettacolo acrobatico era poi integrato da una coda didattica assolutamente gratuita, mirata alla divulgazione e al proselitismo.
Si era già cominciato, dalle prime luci dell'alba, indefessamente a lavorare per organizzare, impiantare e programmare le complesse scenografie: oliare ingranaggi, misurare distanze, issare specchi e stender panneggi per ottenere l'effetto illusorio di un fantastico, sbalorditivo caleidoscopio marino.
Dichiarata come sempre "off limits", l'area di lavoro sorvegliata a vista da un energumeno barbuto che andava sfoggiando, a tracolla della corta tonaca da Ulisse, una minacciosa carabina Spencer.
Era già successo, in passato, che altri impresari meno abili e meno fantasiosi avessero cercato di penetrare i segreti e le meraviglie di quell'universo cobalto (bianco e azzurro erano i colori del "Great Sea Circus") per trarne spunto, o peggio ancora, farne plagio, costringendo Mr Wolf ed il colonnello Dixon ad assoldare l'Ulisse pistolero.
Nel frattempo, Osmond Cox, direttore, azionista e giornalista del "Newspaper of Culver City" aveva trascorso, a tal fine, la notte all'addiaccio, abbarbicato ad un'altissima sequoia prospiciente l'area vietata, per penetrare i segreti di quell'illusionismo avanguardista che era all'apice della nascente leggenda del "Great Sea Circus" e svelarli in uno scoop sensazionale.
L'articolo sarebbe stato pubblicato il giorno stesso del grande spettacolo di Los Angeles.
domenica 13 maggio 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap.2)
A Mr Wolf, quindi, non era rimasto che acconsentire alle esigenze del colonnello Dixon e soddisfare anche la richiesta di Miss Pure, accingendosi ad allestire alcuni numeri dell'imponente spettacolo che a Los Angeles avrebbe avuto la sua consacrazione.
Ma tutto questo sarebbe valso anche a prevenire le mollezze dell'ozio di quella vacanza forzata ed evitare i rischi di un rilassamento pericoloso in cui i suoi artisti, gente necessariamente disciplinata, avrebbero potuto incorrere.
D'altra parte l'incantevole Miss Rose, dal passato burrascoso e dal presente fecondo, eccellentemente si stava adoperando per rendere piacevole il loro soggiorno a Culver City, con forse troppa passione, come aveva notato Mr Wolf, intravedendo dietro la sua disponibilità e le sue seduzione una strategia ben congegnata, un tatticismo machiavellico teso ad evidenziare, ai suoi occhi, l'autoindulgenza ed il lassismo dei suoi artisti in balia dei sensi.
Uno sbandamento provocato ad arte dalla maitresse, buona osservatrice di caratteri a cui non era sfuggita l'apprensione con cui Mr Wolf andava osservando la sua truppa in libera uscita a tempo indeterminato.
Così egli avrebbe avvertito l'urgenza di strappare i suoi ragazzi alla soavità dell'alcova e alla mollezza dell'ozio per ricondurli a quella salutare disciplina a cui ogni buon atleta deve attenersi per non invalidare mesi di duro esercizio e, soprattutto, per non rischiare di giungere a Los Angeles in uno stato di flaccido abbrutimento.
Diventava quindi indispensabile, per ricollocare ognuno nel proprio ruolo e nel proprio ambito, allestire lo spettacolo a Culver City.
Sebbene la decisione di questo irreggimentazione coatta era stata accolta da molti mugugni e qualche commento di malcontento, non ne era seguito alcun ammutinamento e vennero dunque issate le tende poco fuori l'avamposto abitativo, trasportate le attrezzature e gli strumenti di scena, tra cui, con mille precauzioni e sotto la direzione personale di Mr Wolf, la grande vasca dei suoi cavallucci marini.
Solo il colonnello Dixon e sua figlia Ketty erano stati esentati dai doveri professionali dal momento che la loro attività era strettamente legata a Shadow, il mustang nero ancora in fase di convalescenza.
E mentre il colonnello si dedicava con devozione alla guarigione di Shadow, la sua giovane figlia trascorreva gran parte del suo tempo incollata alle sottane di Miss Rose, affascinata e sorpresa delle molteplici possibilità che sembravano facilmente offrirsi a quella donna così determinata, dalla bellezza effervescente e dalla morale duttile.
Miss Pure appariva agli occhi di Ketty come la realizzazione possibile di una vita diversa, e mai sperimentata, da quella che lei aveva fino a quel momento vissuto nell'inganno di una vasca di vetro e in stretta simbiosi con un mustang nero.
Ma tutto questo sarebbe valso anche a prevenire le mollezze dell'ozio di quella vacanza forzata ed evitare i rischi di un rilassamento pericoloso in cui i suoi artisti, gente necessariamente disciplinata, avrebbero potuto incorrere.
D'altra parte l'incantevole Miss Rose, dal passato burrascoso e dal presente fecondo, eccellentemente si stava adoperando per rendere piacevole il loro soggiorno a Culver City, con forse troppa passione, come aveva notato Mr Wolf, intravedendo dietro la sua disponibilità e le sue seduzione una strategia ben congegnata, un tatticismo machiavellico teso ad evidenziare, ai suoi occhi, l'autoindulgenza ed il lassismo dei suoi artisti in balia dei sensi.
Uno sbandamento provocato ad arte dalla maitresse, buona osservatrice di caratteri a cui non era sfuggita l'apprensione con cui Mr Wolf andava osservando la sua truppa in libera uscita a tempo indeterminato.
Così egli avrebbe avvertito l'urgenza di strappare i suoi ragazzi alla soavità dell'alcova e alla mollezza dell'ozio per ricondurli a quella salutare disciplina a cui ogni buon atleta deve attenersi per non invalidare mesi di duro esercizio e, soprattutto, per non rischiare di giungere a Los Angeles in uno stato di flaccido abbrutimento.
Diventava quindi indispensabile, per ricollocare ognuno nel proprio ruolo e nel proprio ambito, allestire lo spettacolo a Culver City.
Sebbene la decisione di questo irreggimentazione coatta era stata accolta da molti mugugni e qualche commento di malcontento, non ne era seguito alcun ammutinamento e vennero dunque issate le tende poco fuori l'avamposto abitativo, trasportate le attrezzature e gli strumenti di scena, tra cui, con mille precauzioni e sotto la direzione personale di Mr Wolf, la grande vasca dei suoi cavallucci marini.
Solo il colonnello Dixon e sua figlia Ketty erano stati esentati dai doveri professionali dal momento che la loro attività era strettamente legata a Shadow, il mustang nero ancora in fase di convalescenza.
E mentre il colonnello si dedicava con devozione alla guarigione di Shadow, la sua giovane figlia trascorreva gran parte del suo tempo incollata alle sottane di Miss Rose, affascinata e sorpresa delle molteplici possibilità che sembravano facilmente offrirsi a quella donna così determinata, dalla bellezza effervescente e dalla morale duttile.
Miss Pure appariva agli occhi di Ketty come la realizzazione possibile di una vita diversa, e mai sperimentata, da quella che lei aveva fino a quel momento vissuto nell'inganno di una vasca di vetro e in stretta simbiosi con un mustang nero.
venerdì 11 maggio 2012
L'addestratore di cavallucci marini (cap 1)
Innanzitutto c'era d'ammirare la dedizione assoluta con cui Mr Wolf si dedicava all'addestramento dei suoi cavallucci marini, attrazione principale del "Great Sea Circus" in tournè mondiale e con il tutto esaurito, (così recitava il manifesto affisso alle pareti del saloon di Miss Rose Pure) diretti a Los Angeles ma costretti, a causa dell'azzoppamento di un cavallo, ad una tappa forzata, fuori programma, a Culver City.
Un increscioso incidente, questo del cavallo, che aveva costretto Mr. Wolf e la sua variegata truppa ad albergare nell'equivoco saloon di Miss Rose Pure che, a dispetto del nome, la purezza l'aveva smarrita da un tempo ormai remoto e senza neppure troppi rimpianti.
Anche lei, al pari di Mr Wolf, poteva dichiarare, senza alcuna millanteria, sempre il tutto esaurito.
Così gli artisti del "Great Sea Circus" trovarono conforto tra le ospitali pareti di Miss Pure che generosamente, e a credito illimitato, aveva messo a loro disposizione le sue ragazze ed il suo whisky, in cambio dell'anteprima di quel grandioso spettacolo che i manifesti, con enfasi, annunciavano.
A Culver City, città di frontiera così lontana dallo splendore di Los Angeles, non accadeva nulla di veramente rilevante, eccettuati matrimoni e funerali che, come sottolineava Miss Pure, erano d'ascriversi alla normalità piuttosto che alla mondanità, mentre con il richiamo inaspettato del "Great Sea Circus" calcolava che ne avrebbero beneficiato, in egual misura, la vita sociale e le casse del suo saloon.
D'altronde ci sarebbe stato tutto il tempo per organizzare questo evento dal momento che il colonnello Dixon, socio paritario, mente immaginifica e prodigioso coreografo, (quasi tutti gli spettacoli nascevano dalla sua fertile fantasia) si era decisamente rifiutato di sostituire Shadow, il mustang nero che s'era azzoppato, non intendendo ragioni né aggiustamenti, minacciando, anzi, le sue dimissioni.
Mr Wolf , dal canto suo, era assolutamente consapevole del valore di Shadow e ancor di più della genialità del suo socio, per cui non oppose più alcuna obiezione.
Quale altro cavallo avrebbe potuto eguagliare in destrezza Shadow quando prontamente afferrava con i suoi forti denti la coda della sirena nel momento in cui, attraverso l'ingegnoso sistema di un ancoraggio e di una catapulta sapientemente celati nel fondo della vasca marina, veniva all'improvviso proiettata in aria da uno spettacolare getto d'acqua che, con violenza, la scaraventava verso l'alto, ma ecco che a preservarla dalla rovinosa caduta trovava il mustang pronto ad afferrarla al volo, issarla in sella e lanciarsi in una corsa mozzafiato lungo un percorso accidentato, irto d'infidi ostacoli, mentre la graziosa sirena si esibiva in temerarie acrobazie in aperta sfida alla forza di gravità.
Nessun altro cavallo avrebbe potuto in breve tempo, e in uno stato pressante di necessità, raggiungere l'intesa perfetta che si era stabilita tra Shadow e Ketty, la piccola acrobata/sirena, figlia del colonnello Dixon.
Cosicché, a ragione, solo di Shadow egli si fidava.
A Mr Wolf, quindi, non era rimasto che acconsentire.
Un increscioso incidente, questo del cavallo, che aveva costretto Mr. Wolf e la sua variegata truppa ad albergare nell'equivoco saloon di Miss Rose Pure che, a dispetto del nome, la purezza l'aveva smarrita da un tempo ormai remoto e senza neppure troppi rimpianti.
Anche lei, al pari di Mr Wolf, poteva dichiarare, senza alcuna millanteria, sempre il tutto esaurito.
Così gli artisti del "Great Sea Circus" trovarono conforto tra le ospitali pareti di Miss Pure che generosamente, e a credito illimitato, aveva messo a loro disposizione le sue ragazze ed il suo whisky, in cambio dell'anteprima di quel grandioso spettacolo che i manifesti, con enfasi, annunciavano.
A Culver City, città di frontiera così lontana dallo splendore di Los Angeles, non accadeva nulla di veramente rilevante, eccettuati matrimoni e funerali che, come sottolineava Miss Pure, erano d'ascriversi alla normalità piuttosto che alla mondanità, mentre con il richiamo inaspettato del "Great Sea Circus" calcolava che ne avrebbero beneficiato, in egual misura, la vita sociale e le casse del suo saloon.
D'altronde ci sarebbe stato tutto il tempo per organizzare questo evento dal momento che il colonnello Dixon, socio paritario, mente immaginifica e prodigioso coreografo, (quasi tutti gli spettacoli nascevano dalla sua fertile fantasia) si era decisamente rifiutato di sostituire Shadow, il mustang nero che s'era azzoppato, non intendendo ragioni né aggiustamenti, minacciando, anzi, le sue dimissioni.
Mr Wolf , dal canto suo, era assolutamente consapevole del valore di Shadow e ancor di più della genialità del suo socio, per cui non oppose più alcuna obiezione.
Quale altro cavallo avrebbe potuto eguagliare in destrezza Shadow quando prontamente afferrava con i suoi forti denti la coda della sirena nel momento in cui, attraverso l'ingegnoso sistema di un ancoraggio e di una catapulta sapientemente celati nel fondo della vasca marina, veniva all'improvviso proiettata in aria da uno spettacolare getto d'acqua che, con violenza, la scaraventava verso l'alto, ma ecco che a preservarla dalla rovinosa caduta trovava il mustang pronto ad afferrarla al volo, issarla in sella e lanciarsi in una corsa mozzafiato lungo un percorso accidentato, irto d'infidi ostacoli, mentre la graziosa sirena si esibiva in temerarie acrobazie in aperta sfida alla forza di gravità.
Nessun altro cavallo avrebbe potuto in breve tempo, e in uno stato pressante di necessità, raggiungere l'intesa perfetta che si era stabilita tra Shadow e Ketty, la piccola acrobata/sirena, figlia del colonnello Dixon.
Cosicché, a ragione, solo di Shadow egli si fidava.
A Mr Wolf, quindi, non era rimasto che acconsentire.
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