lunedì 10 marzo 2025
Quando gli opposti si attraggono
Non fu magnetismo terrestre
ma l'attrazione fatale
tra un sole corsaro e la notte artica
a generare l'aurora boreale,
concepita nell'estasi di orgasmi multipli
in un cielo freddo e vuoto di stelle
nel pieno di un caos d'incommensurabile bellezza.
lunedì 28 ottobre 2024
Apologia del rosso
La punta di uno stivaletto
L'ovale di un'unghia
La trappola di una bocca
Il rosso è sempre fatale (quando vuole)
giovedì 12 settembre 2024
Il coraggio dei fiori
i fiori,
ma così coraggiosi
da schiudersi ogni mattina
e sfidare le incognite del cielo,
della stagione,
e di quel loro breve destino.
domenica 28 luglio 2024
Il sole è un gatto rosso
Il sole è un gatto rosso
venerdì 8 marzo 2024
martedì 30 marzo 2021
La solitudine di una Regina
Nello sfavillio dei cristalli lei,
vestita del suo abito più bello,
s'aggira nei saloni vuoti
dove non c'è nessuno che la inviti a ballare
nessuno che le porga un fiore
e le dica quanto sia bella.
Regina solitaria, nel suo fantastico regno
reclusa, nella sua inaccessibile torre
senza armigeri alle porte del castello
né lacchè ai cancelli dei giardini.
Avrebbe potuto gremire il palazzo
di corpi e di voci
pretendere, alla sua presenza, la poesia e l'amore:
ordini inderogabili i desideri di una regina
con la postilla che chi aspira alla sua mano
non avrà voce nella gestione del regno
che d'amare non è la donna che siede sul trono
ma quella che con lui dividerà il letto.
Avrebbe potuto allestire la scena
contentarsi di un inchino
e dell'assenso muto di una promessa
credere amore la quiescenza
e appagamento la sottomissione
perché nessuno rifiuta la mano di una regina.
Avrebbe potuto, con un battito di ciglia
inginocchiare, tra i suoi pretendenti,
l'eroe più ardito, il più bello e fiero,
e farlo suo sposo.
Ma lui avrebbe finto l'amore o provato davvero?
domenica 24 novembre 2019
Il gatto dietro la porta
Il gatto dietro la porta
inutilmente tenta d'entrare
spingendo con la zampa il battente
che però non s'apre.
Gratta e miagola
a palesare la sua presenza,
o meglio ancora la sua assenza,
che lo scrittore avrebbe dovuto già da un po' rilevare
dalla calma inusuale della casa
e dal silenzio degli oggetti
stabili al loro posto.
Nessun vaso, per dispetto frantumato.
Nessuna lampada, nell'enfasi del gioco, gettata a terra.
Nessuna morbida zampina ad interporsi
fra le sue dita e la tastiera
a tracciare sul foglio bianco
una sequenza incoerente di lettere
indecifrabili agli occhi
ma chiarissime al cuore.
Il gatto dietro la porta
s'interroga sull'oltraggiosa indifferenza dello scrittore,
cieco sulla sua assenza
e sordo ai suoi incessanti miagolii,
cosicché è impellente per lui capire i motivi di quel distacco
e in base a quelli decidere se rimanere o andarsene via,
che farsi mettere da parte non è nel suo carattere.
Se non può accedere dall'uscio entrerà dalla finestra.
e quieto vi si accovaccia
invisibile tra i vasi di gerani e di basilico
in attesa che lo scrittore sgombri la postazione
e su quel suo stesso foglio, fittamente infarcito di parole,
quelle si senza senso,
scriverà il suo messaggio d'addio
coinciso e chiaro,
inequivocabile,
come è nello stile di un gatto.
E quando lo scrittore s'alza e s'avvia alla cucina,
con un balzo salta sulla scrivania per metter nero su bianco
in prosa e in poesia
le ragioni della sua delusione.
E' il gatto di un letterato sa bene quali termini usare!
Ma lo scrittore su quel foglio ha scritto solo un rigo:
ho sperimentato che è il gatto la fonte delle mie ispirazioni, e in sua assenza questa pagina bianca lo attesta.
Molto più di una dichiarazione d'amore, quello dello scrittore
è un atto di fede indissolubile che lega i loro destini.
Soddisfatto di quell'attestazione che ristabilisce una verità fondamentale
che colloca le cose al posto giusto,
il gatto si concede all'attesa,
e tornato dietro la porta riprende a miagolare dal punto in cui s'era interrotto.
domenica 15 maggio 2016
A guardar le nuvole
distesi sul prato a guardar le nuvole
nel cielo pasticciato del dopo pioggia.
Difficile districare figure
nell'intrigo delle nubi
così la ragazza s'annoia
a guardar quel film muto e confuso
allora dice al ragazzo, fammi il muscolo
E lui già tende il braccio
per farla ridere
che ha braccia esili da studente
e non da lottatore
Ma lei gli dice seria
è il muscolo del cuore
quello a cui mi riferisco
solo così potrò capire
quanto è grande il tuo amore
E il ragazzo allora pompa aria
e sentimento
tutta l'aria
e tutto il sentimento di cui è capace
E il cuore si gonfia
enorme
a dismisura
in quel petto fragile
ancora da bambino
fino a sfondare la cassa toracica
Quando ne fuoriesce
balena rosso
sullo sfondo perlaceo del cielo
come un grosso uccello
troppo pesante
per spiccare il volo
Un piccolo salto
un tentativo goffo
di muovere ali invisibili
e plana,
ancora pulsante
di vita
e d'amore,
nella mano tesa della ragazza.
Un ultimo battito.
Poi ricomincia a piovere.
venerdì 13 novembre 2009
L'abito rosso
Sfoggio il vestito più bello.
Quello riposto in fondo all'armadio.
Quello che mai più ho indossato.
E' rosso e di finissima seta.
E' un guanto che mi fascia e mi stringe.
E' un abbraccio, quell'abito rosso.
L'incanto, che ti ha irretito.
Quando mi hai detto, con voce tremante, la mia voglia ha il colore del tuo vestito.
Altra festa.
Altra donna.
Altro uomo.
Ma l'abito, quello, è sempre lo stesso.
Nemmeno di una taglia tradito.
Come mai ho tradito l'amore.
Mentre tu, nelle tue notti inquiete, agitandoti invochi un nome.
Sognando l'incanto di un vestito che non mi appartiene.
E così, sono qui alla festa.
I capelli splendenti di nuovi riflessi.
Ed il trucco pesante. Trucco da sera.
E sotto l'abito, niente.
Abito ardente. Punto di luce.
Prorompente, tra il nero e l'oro, di quelli delle altre signore.
Ma tu nemmeno mi vedi.
I tuoi occhi cercano altri colori.
E sento freddo, attraverso la seta.
Perché il rosso, alla fine, è solo un colore.
E non scalda il gelo che si allarga nel cuore.
Non vedi la festa. Non senti il rumore.
Attendi impaziente.
Ed il calice in mano è solo un pretesto.
Per colmare l'attesa. E darti un contegno.
Per fingere calma. Ma nel cuore è tempesta.
Non vedi la folla. Né la donna vestita di rosso.
Fissi la porta. In silenzio. In attesa.
Ed io, infondo alla sala, ho la testa in tumulto.
Ma tu non lo sai.
Non mi hai vista nemmeno quando, passandoti accanto, ti ho urtato il bicchiere.
Chiedendoti scusa.
Un sorriso accennato. Un inchino leggero.
Niente altro.
Se non quello sguardo, ostinato, alla porta.
Così vorrei urlare e strapparti via il cuore.
E rendere fiamma questo vestito.
E bruciare la sala.
La festa. Il rumore.
Sbarrare la porta.
Gridare il mio male di donna ferita.
E guardami. E dimmi chi sono.
Pronuncia il mio nome.
Riconosci il vestito.
Se non il mio odore.
venerdì 16 ottobre 2009
Autunno
Volutamente indosso un abito leggero.
Voglio che il freddo mi penetri.
Voglio che il freddo m'invada.
Per sentire preponderante lo stato di necessità fisica del mio corpo.
E niente altro.
Il freddo ha la stupefacente capacità, su di me, di annullare qualsiasi altra sensazione.
Mi riduce allo stato di animale bisognoso solo di un rifugio riparato.
Un incavo caldo.
Un bacino, di foglie e di paglia, nel quale rannicchiarmi come tra le braccia di un amante.
Nell'aspro odore di tana, che sempre emana il corpo maschile.
Addormentarmi.
Con l'umido della sua lingua che mi netta le labbra dall'ultima goccia di sidro.
Mentre fuori l'autunno scatena i suoi elementi drastici.
Marilena
domenica 28 settembre 2008
L'universo armonico di Beethoven
Permeato da un silenzio profondo.
Inviolabile.
Che solo le dita con il loro lento, paziente circumnavigare gli altri sensi, possono infrangere.
E tramutare in suono.








