Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.
Visualizzazione post con etichetta L'antro della strega - Red. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta L'antro della strega - Red. Mostra tutti i post

giovedì 18 maggio 2017

Red (cap 2)

Henry Chinaski, eccolo emergere dal buio più fitto dove lo avevo relegato molto tempo fa, sperando di non sentir più parlare di lui.
Ma dal mondo remoto delle ombre sottili, uomini come lui non fanno fatica a riemergere, a loro piacimento, così abili a lasciar indelebili segni del loro caotico passaggio perché c'è sempre qualcuno, in questo strampalato mondo, che si pone sulle loro tracce, qualcuno pronto a raccoglierne l'eredità e, se possibile, moltiplicarne perfino i geni.

 - Cos'ha a che fare, Chinaski, con quel vestito? -
Chiedo senza voltarmi, perché ho paura di vedere, come allora, nei suoi occhi la fiammella della follia, mentre il cuore ha iniziato a martellarmi forte nel petto, amplificando il suo battito fino alle tempie.

M - Cos'ha a che fare Chinaski con quel vestito? -
A - E' un suo regalo -
M - Un regalo...non è il tuo compleanno -
A - Come sei schematica, Mari. Non c'è bisogno di una ricorrenza per fare un regalo -
M - Certo che no, ma questo non vale per gli irrecuperabili come Chinaski. Cosa vuole da te? -
A - Sei prevenuta. Uno dei motivi per cui sei sola. Sei tu l'irrecuperabile -
M - Era sparito, Perché si è rifatto vivo dopo tutto questo tempo? -
A - L'unica a crederlo sparito eri tu, Mari. Perché quando ti convinci di qualcosa, quel qualcosa diventa definitivo, la tua unica verità, In realtà, io e Henry, in questi tre anni siamo rimasti sempre in contatto, e ora abbiamo deciso di rivederci. Dov'è la stranezza? -
M - Detto così... la strana sembro io, ma anche tu sai che le cose non stanno proprio in questo modo -
A - Ok, allora dimmelo tu come stanno le cose. Devo ricordarti del tuo tentativo, per altro fallito, di sedurre Bukowski al solo fine di cancellare questo capitolo dalla vita di Chinashy? Ma Charles se n'è guardato bene, lui è uno spirito libero, vero, e lascia liberi anche gli altri, al contrario di te che devi sempre avere il controllo della situazione, e così maniacale che devi incasellare tutto e nettare dalle sbavature. La tua creatività si riduce a dipingere le gabbie dei pettirossi, senza trovare il coraggio di spalancarle "che altrimenti, povere anime, si smarrirebbero, o non avrebbero da mangiare, o sarebbero mangiati, o impallinati da qualche cacciatore, o fulminati dai cavi elettrici delle linee aeree, o qualsiasi altra apocalisse la tua mente sia in grado di partorire, pur di lasciare le cose come stanno. Le tue gabbie hanno colori incredibili, peccato, però, che rimangano sempre chiuse. Tu sei l'angelo della morte, Mari! -

Mi giro inviperita per risponderle a tono e la vedo con l'abito indosso,
L'abito più bello sulla faccia della terra indossato dalla donna più bella sulla faccia della terra.
La guardo, e le parole lasciano il posto a lacrime di commozione. E di orgoglio.

- Sei bellissima - Riesco solo a dire
Lei mi viene vicina e mi abbraccia sommergendomi nei chilometri di tulle del suo abito fiabesco.

- Come hai fatto ad entrarci? - Domando ridendo
 - Non è stato poi così difficile -  Mi porge un bigliettino vergato  rosso  con grafia anarchica

"My dear, you've come into my heart a little bit at a time, and now that you're all over, I'll keep you forever with me.
The secret of the dress is the same as my heart.
Henry"

- Traduci, per favore, che non conosco l'inglese - Chiedo confusa
Amaranta, allora, traduce per me

"Mia cara, sei entrata nel mio cuore un po alla volta, e ora che ci sei dentro, ti terrò per sempre con me.
Il segreto del vestito è lo stesso del mio cuore.
Henry"

- L'abito è composto da diversi strati, lo si indossa un pezzetto per volta e, alla fine, ci sei dentro - Mi confida complice

...come dentro al suo cuore.
Concludo per lei.



>

mercoledì 17 maggio 2017

Red (cap 1)

Vestita di un abito chiaro e a piedi nudi, in compagnia di Cagliostro che, controvoglia a dire il vero, sfoggia sulla coda, in onore della primavera, un vistoso nastro turchese, siamo in visita all'antro, seppure in un'ora inopportuna perché di certo tutti staranno ancora dormendo.

Ma non è così.
Dietro i vetri della finestra c'è Amaranta, tazzina di caffè in una mano e cigarillo nell'altra, totalmente immersa nei suoi pensieri, non s'avvede della mia presenza se non dopo il mio lancio di un sassolino contro la persiana.
Allora spalanca la finestra e, sporgendosi a salutarmi, m'invita ad entrare in casa

- Hey, Mari, sali, presto, ho qualcosa da mostrarti -

M'incuriosisce, però, questo suo entusiasmo mattiniero, perché di solito lei carbura molto tardi e tanto meno è incline alle confidenze.
Così entriamo, Cagliostro ed io, accolti dalle fragranze del caffè e del cigarillo...e da un'Amaranta insolitamente sorridente a quell'ora del mattino.

Mi trascina così in camera sua che, seppur ancora avvolta nella penombra, noto un grosso involucro sul letto.

- Cos'è... il cadavere di qualcuno? - domando con qualche ansietà
- No, il contrario, invece: è la resurrezione di qualcuno - risponde criptica

Temo sempre questo genere di risposta quando è Amaranta a darla, perché posso solo presagire che si tratterà sicuramente di una catastrofe imminente, della quale, però, non mi è subito possibile quantificarne le dimensioni.
La mia alter sorellina è oltretutto dotata di un humor terrificante, e quindi non mi riesce mai di capire a primo acchito di cosa diavolo stiamo parlando.

- Ok. Amaranta, ti prego, illuminami...e non solo in senso metaforico, che fuori è già giorno e qui dentro, invece, siamo in pieno crepuscolo -
Ma non faccio in tempo a finir la frase che Cagliostro si precipita con la furia di un kamikaze sul grosso involto, talmente veloce che nessuna di noi due ha il tempo di fermarlo.
...ed evitare la tragedia che tra meno di un secondo ci coinvolgerà tutti.

Così, mentre io annaspo nel buio cercando di bloccare Cagliostro entusiasticamente lanciato all'arrembaggio dell'involucro, che di mollare la presa non ne vuole proprio sapere, eccitato dal gioco e consapevole della sua agilità felina, supremazia con la quale non posso certo competere,  producendosi in acrobazie sperimentali con la sfacciataggine irridente di un clown, cosicché quando finalmente credo di averlo afferrato mi ritrovo, tra le mani, solo il nastro turchese, quello legato alla sua coda, mentre lui si eclissa nell'attimo stesso in cui la luce del giorno inonda la stanza.

- Cazzo, Mari, ma devi sempre portartelo dietro quel gatto pestifero? Guarda cosa ha combinato!
E con la mano indica un oceano spumoso di tulle rosso trasbordante dal letto, chilometri di onde che dilagano in rivoli a lambire il pavimento come una soffice, irreale, schiuma vermiglia: l'abito più fantastico sulla faccia della terra.

- Non startene lì imbambolata, Mari, aiutami a controllare che il tuo gatto non l'abbia danneggiato -
Mi esorta aggressiva, mentre s'accinge a ripulire, impaziente e nervosa, quell'abito irreale, dai brandelli residui di quella carta velina di cui Cagliostro ha fatto scempio.

Stupita, immergo le dita in quella fiabesca spuma di tulle, pregando tutte le divinità, monoteiste e politeiste, che non ci siano strappi a deturpare quella meraviglia che le mie mani toccano, ma che i miei occhi, ancora increduli, dubitano sia reale.

Così, io e Amaranta, da angoli opposti, con grande attenzione controlliamo e valutiamo l'integrità del tessuto, e se non si rilevano anomalie, lei me ne fa partecipe con teatrali sospiri di sollievo ed io, invece, con sommessi ma udibilissimi "bene".
Un lavoro impegnativo.
Lungo e certosino.
Snervante.

A - Smettila di dire "bene" -
M - E tu finiscila di sospirare -

Così ricominciamo a battibeccare, anche se io non voglio indisporla, riconoscendole tutte le ragioni, e non è neppure colpa di Cagliostro, ma solo della mia distrazione, che conoscendo benissimo la propensione piratesca del mio gatto agli arrembaggi, avrei dovuto non farlo entrare in questa stanza.
...eppoi non voglio litigare con lei perché voglio sapere la storia di quest'abito fiabesco, sul come/dove/quando è arrivato nell'antro.
Ma soprattutto il perché.

- Ho fastidio agli occhi...tutto questo mare di rosso, quasi non vedo più nulla - Butto lì, con tono distensivo
- Hai pure il coraggio di lamentarti? Fossi in te starei zitta! - Ribatte, niente affatto conciliante -
- Hai ragione, colpa mia, ti chiedo scusa. Per fortuna non ci sono danni...almeno sul mio versante -
E stavolta sono io a lasciarmi finalmente andare ad un liberatorio, teatralissimo, sospiro di sollievo.

 - E sul tuo? - Chiedo titubante
- Sul mio... cosa? - Risponde nervosa
- Riscontrato danni sul tuo versante? - Domando preoccupata
- No - La sua risposta coincisa

M - Possiamo parlarne? -
A - Di cosa? Mi hai già chiesto scusa. Finiamola qui -
M - Parlare dell'abito, intendo -
A - Non ho voglia di raccontarti niente -
M - Questo è l'abito più bello del mondo, è giusto che l'abbia tu -
A - Non cercare di blandirmi. Lo sai che non funziona -
M - Nessuna sviolinata. Mi conosci anche tu e sai che non amo adulare -
A - Tu vuoi la storia dell'abito per scriverci poi un racconto. Mi sento fagocitata! -
M - Mi eri sembrata entusiasta di mostrarmelo -
A - Mostrare e basta -
M - Ok, come vuoi -

Non ho voglia di discutere, e posso benissimo inventarlo io un racconto su quell'abito.
Di fantasia abbondo ma è di pazienza che in questo momento difetto, e così per non inasprire ulteriormente la situazione decido di togliere il disturbo, quando la voce di Amaranta, in atto di sfida, mi gela sulla soglia, pronunciando un nome: Henry Chinaski.