Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.
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venerdì 25 gennaio 2019

Fleur (cap 15)


L'AMICO MALVAGIO
Dopo esser uscito dalla gioielleria, Ferrer s'era diretto con passo spedito verso casa di Josette allo scopo di farle confessare, con le buone o le cattive, il ruolo da lei espletato all'interno di quella congiura ordita a disonorarlo agli occhi del mondo e a quelli di Fleur. Iniziava da lei non perché la ritenesse la mente strategica di quel diabolico piano volto alla sua distruzione, (la sua intelligenza, modesta quanto la sua fantasia, la  relegava, nella vita come sul set, a ruoli secondari, e semplici comparsate) ma solo perché era quella al momento reperibile, immaginando che Serrano, in quanto fidanzato di Celeste, sarebbe stato trattenuto a casa Petit.
Serrano il traditore, aveva tramato alle sue spalle imbastendo, con pazienza e astuzia, quella sottilissima ragnatela  dove lui, come una mosca cieca, s'era lasciato intrappolare. Approfittando del suo momento di smarrimento, e attraverso un perfetto gioco d'incastro di menzogne, pianificate a tavolino, e verità all'occorrenza distorte, l'amico malvagio, l'aveva messo in cattiva luce agli occhi della famiglia Petit, e per un momento perfino ai suoi stessi, inducendolo, con astuzie psicologiche e raffinati sofismi, a dubitare della purezza del suo amore per Fleur. Con estrema abilità narrativa Serrano aveva mistificato il suo sentimento, traducendolo in qualcosa di orribile e peccaminoso.
Con quell'ingannevole racconto aveva però conquistato la fiducia e il cuore di Celeste.
Così ora immaginarlo seduto al suo posto al tavolo dei Petit lo colmava di una rabbia feroce che gli faceva ribollire il sangue e annebbiare la vista. Lui, da sempre immune dal morbo della gelosia, d'improvviso si scopriva invaso dalle sue metastasi cancerogene.
Infettato, e senza possibilità di cura.

Ferrer aveva bussato alla porta di Josette e, con sorpresa, era venuto invece ad aprirgli un uomo anziano, in veste da camera e  in pantofole, e quando quello gli aveva detto che lì non vi abitava nessuna Josette ma piuttosto che quella era casa sua, lui con spinta lo aveva fatto da parte e facendo irruzione nelle stanze chiamando a gran voce, e con gli epiteti peggiori, la sua ex amante. La vista della finestra della cucina, priva della gabbia dei colibrì da cui mai si sarebbe separata, lo aveva infine convinto che lei non abitava più li.

- 'fanculo Josette, stupida puttana, hai perso la tua unica occasione di salire alla ribalta da protagonista. -
Aveva inveito Ferrer all'indirizzo del fantasma di lei. E poi era scoppiato in una gran risata.


In quello stato di esaltazione emotiva aveva camminato a lungo, e senza meta, preferendo la solitudine della strada a quella della propria casa. In modo confuso rivendicava il suo diritto ad un asilo, a parole di conforto, e perfino aalla solidarietà di un abbraccio. Scoprendosi d'improvviso orfano, il suo pensiero, con una fitta al cuore, era andato a suo figlio Sebastian, l'orfano da lui concepito e la cui salvaguardia, al momento della nascita, aveva affidato a Santa Martha Dominadora, abiurando così, da subito, al suo ruolo di padre, e a quanto poco posto Sebastian occupasse nel suo cuore se di lui s'era ricordato solo nel momento della disperazione. Non aveva così nessuna ragione di chiedere, proprio a lui, quell'abbraccio, quell'intima condivisione che lui stesso, per primo, gli aveva negato.
Troppo tardi per i sensi di colpa e per i rimorsi, così lo avrebbe tenuto fuori, anche stavolta, dalla sua vita, come atto d'amore, però. Il suo unico nei suoi confronti, e di cui mai, forse, avrebbe saputo.

S'era in ultimo risolto ad andare da Blanca, l'avrebbe costretta a confessare la verità sui fatti e sul ruolo da lei rivestito in quella congiura, e poi...poi cosa avrebbe fatto? L'avrebbe uccisa. Non avrebbe avuto altra scelta perché lei non gliel' avrebbe lasciata.

UNA CANZONE PER FLEUR
Le finestre della villetta di Blanca erano tutte illuminate, sagome scure si delineavano al suo interno, coppe di champagne e ventagli, gli invitati ad una festa da cui lui era escluso, e dai vetri aperte trapelavano le note, dolci e struggenti di una canzone che lui non conosceva " Dream a Little Dream Of  Me"

"Dì buona notte e baciami. Solo stringimi forte e dì che ti mancherò. Mentre sarò solo e triste più che mai. Sogna un piccolo sogno di me"

Cantava, nella notte stellata, Ozzie Nelson, consegnandogli le parole giuste da dire a Fleur nel momento dell'addio.

"Dì buona notte e baciami. Solo stringimi forte e dì che ti mancherò. Mentre sarò solo e triste più che mai. Sogna un piccolo sogno di me"

Erano queste le frasi con cui avrebbe confessato il suo amore a Fleur.

S'era seduto su una panchina del giardinetto adiacente la villa di Blanca, la musica giungeva fin lì.
Un buon posto dove attendere il giorno.

SOGNA UN PICCOLO SOGNO DI ME
L'orafo aveva mostrato orgoglioso a Ferrer l'anello commissionatogli  per Fleur: una splendida acquamarina intagliata a forma di cuore al cui centro riluceva la mezzaluna del suo orecchino piratesco, come un cuore spezzato o due cuori ricongiunti. Ma questo lo avrebbe deciso Fleur.
L'avrebbe attesa all'uscita della scuola per darle il suo anello e confessarle il suo amore.
Sogna un piccolo sogno di me, (il resto della strofa lo aveva dimenticato) le avrebbe sussurrato tra i capelli e qualunque fosse stata la sua risposta, Ferrer sapeva che quella sua dichiarazione era la cosa più giusta da fare. La confessione di un uomo l'amava più della sua stessa vita. E del suo onore.
Non un uomo disperato di non poterla forse avere, ma un uomo felice, nonostante tutto, di amarla.
L'aveva, però, attesa invano, che quel giorno Fleur a scuola non era andata perché in lutto per la morte della madre e del fratello.
Stupido a non averci pensato. Ferrer malediceva la sua dabbenaggine, ma non riusciva a ragionare lucidamente, stravolto dagli avvenimenti del giorno prima e dalla veglia notturna sulla panchina.
Era come se tutto gli sfuggisse di mano. Doveva parlare con Fleur prima di chiudere la partita con Serrano. E così s'era appostato nei pressi di casa Petit, intenzionato ad attenderla, se fosse stato necessario, fino alla fine dei suoi giorni. Aveva smesso di sperare negli aiuti divini da quando Santa Martha Dominadora si era fatta così crudelmente beffa di lui, e anche di credere al destino...non esiste nessun destino se non siamo noi a programmarlo. E lui, il suo, lo aveva programmato. Così poteva contare solo sulla sua volontà affinché quello si attuasse. S'era predisposto ad una lunga attesa quando, invece, Fleur s'era materializzata sulla porta e, inaspettatamente da sola. Il cuore di Ferrer aveva iniziato a martellargli forte nel petto e le tempie gli dolevano. E una lacrima di gioia e di orgoglio era sgorgata alla vista di Fleur, vestita nel severo abito del lutto e i capelli raccolti sul sommo del capo. Mai le era parsa così bella e sensuale. Una donna. Il nero le si addiceva molto più delle tinte pastello, aveva pensato guardandola ammirato, meravigliosamente ne sublima la sua bionda bellezza. Quella di una donna e non di una bambina. L'aveva  seguita intenzionato a palesarsi al momento opportuno e, se possibile, l'avrebbe convinta a seguirlo in un luogo tranquillo dove poter parlare. E così quando lei s'era fermata in attesa del verde del semaforo per attraversare la strada, lui le si era affiancato e le aveva detto: devo parlarti Fleur. A quella richiesta lei era sussultata, e lo aveva guardato stupita, quasi non lo riconoscesse

- Francisco, per l'amor di Dio, andate via che mi è proibito parlare con voi. -
Istintivamente s'era scansata da lui.

- Per favore, Fleur, è terribilmente importante. Prometto che sarà una faccenda breve, ma per me è questione di vita o di morte. -
La disperazione trapelava dalla sua voce.

- Non abbiamo niente da dirci. Lasciatemi stare. -
Nella voce di lei, invece, c'era paura e fastidio.

- Ti prego, Fleur. Ti prego. Non t'importunerò più, ho solo bisogno di parlarti per un'ultima volta.-
La implorava e le parole sapevano di lacrime. Ma lei, impaurita, prendeva le distanze cercando rifugio nella folla. E allora lui, per timore di perderla, l'aveva trattenuta per un braccio, ma Fleur s'era liberata e con uno scarto s'era lanciata ad attraversare la strada prima ancora che il semaforo segnasse il via libera pedonale. E una macchina l'aveva travolta.

Ferrer era rimasto paralizzato al suo posto mentre qualcuno, tra i pedoni, s'apprestava a soccorrerla.  Ma non c'era stato nulla da far,e e una donna le aveva coperto il volto col suo foulard.

Ferrer era rimasto immobile nel suo lembo di marciapiede fissando incredulo Fleur distesa sull'asfalto, col suo abitino nero e il viso coperto da quel foulard anonimo, da un lembo del quale fuoriusciva la sua treccia bionda. Poi, a sirene spiegate, erano giunti l'ambulanza e una macchina della polizia. Il medico ne aveva accertato il decesso e un poliziotto aveva tratteggiato con un gesso la posizione terminale del cadavere. E dopo aver raccolto le dichiarazioni dei testimoni presenti all'accaduto, Fleur era stata chiusa in una "body bag" e l'ambulanza era ripartita a sirene spente.

UN MESE DOPO
UNA FESTA  SENZA INVITATI
Nella grande sala priva di mobilio, costeggiata da una sequenza di divani blu china ordinatamente addossati alle pareti, sotto la luce di cristallo degli enormi lampadari liberty, s'aggirava Ferrer, unico partecipante, con in una mano una coppa di champagne e nell'altra il suo ventaglio nero. Nell'angolo concavo, adibito per l'orchestra, Ozzie Nelson cantava, per l'ennesima volta consecutiva,"Dream a little dream for me". Non vi sarebbero state richieste di altre canzoni, e quella sarebbe stata l'esclusiva colonna sonora di quella privatissima festa.

"Dì buona notte e baciami. Solo stringimi forte e dì che ti mancherò. Mentre sarò solo e triste più che mai. Sogna un piccolo sogno di me"

Il colpo di pistola alla tempia, Ferrer, l'aveva magistralmente sincronizzato sull'ultima nota.

FRANCISCO E FLEUR
Il giorno dopo, Arturo Serrano, aveva trovato sulla sua scrivania una lettera sigillata, una voluminosa cartellina, e una scatolina con il logo di una prestigiosa gioielleria. Aveva subito riconosciuto, la grafia, slanciata ed elegante, di Francisco Ferrer. Non aveva più notizie di lui da un bel pò di tempo, ma a dir la verità neppure lo aveva più cercato, che quell'ultimo periodo, per lui e per Celeste, era stato un denso susseguirsi di avvenimenti infausti: la morte di Coralie e di Philippe e subito dopo quella di Fleur.
Conoscendo intimamente Ferrer, immaginava che lo ritenesse responsabile di chissà quali oscure trame per tenerlo lontano da Fleur, e magari di aver brigato alle sue spalle per conquistare Celeste. Ma le cose non erano andate così, lui non aveva approfittato delle debolezze dell'amico per mettersi in luce agli occhi di Celeste, e lei se n'era innamorata forse proprio per questo, intravedendo in lui quelle doti di schiettezza, onestà e lealtà, sintomi della natura superiore di chi non basa i propri successi sulle debolezze altrui, ma esclusivamente sulle proprie forze. Celeste, quando aveva capito che se ne stava innamorando, con naturalezza glielo aveva confessato. Solo allora, Serrano, le aveva detto che l'amava in silenzio dalla prima volta che l'aveva vista. Per questo, lui, baciato dall'amore, pure capiva la sofferenza di Ferrer e la sua disperazione, ma non ne approvava i metodi.
La sua ossessione per Fleur lo stava divorando. Deformando. Trasformando in qualcun altro.

Eppure non si decideva ad aprire quella lettera, che rigirava tra le mani. La grafia, non c'era alcun dubbio, era proprio quella di Ferrer, anche se lui non amava troppo scrivere, un esercizio noioso che di solito delegava alla sua segretaria. Ma  questa, invece, era vergata a mano da lui, così come pure manoscritto che recava, come titolo sul frontespizio, il nome di Fleur.
Con un senso d'angoscia s'era risolto, infine, ad aprire la busta

Arturo, un tempo siamo stati amici ed è in nome di quell'amicizia che io confesso a te il mio delitto, consapevole che la tua cruda, cristallina onestà morale, t'impedirà di farmi sconti di pena, a differenza della giustizia legale che non mi avrebbe mai condannato in quanto materialmente non mandante, e neppure esecutore, del delitto di cui, invece, me ne assumo la piena responsabilità: la morte di Fleur.
Fleur l'ho uccisa io. Fuggiva da me quando la macchina l'ha investita. Fuggiva da me e dal mio amore sbagliato. E' quello di cui l'avete persuasa, e di cui ora ne ho anch'io la convinzione. Quel  giorno ero andato da lei solo per dirle che l'amavo di amore puro ma avrei rinunciato a lei se non fossi stato contraccambiato. Ti confesso che in caso di diniego mi sarei ucciso, cosicché il mio destino, presumo fosse fin da subito tracciato. Inappellabile. Le avevo portato in dono un piccolo anello, un gioiello da collegiale: un cuore di acquamarina con incastonata la mezzaluna del mio orecchino. Un cuore spezzato o due cuori ricongiunti, secondo il verdetto di Fleur a cui io mi sarei attenuto. Non le avrei mai fatto del male. Non intenzionalmente, così come invece è accaduto. Questa mia lettera non vuole essere un j'accuse nei confronti di nessuno, e neppure una richiesta di attenuanti per me, ma solo il racconto della dinamica dei fatti. E la mia ammissione di colpevolezza.  Avrei voluto morire anch'io quel giorno stesso, che senza Fleur la vita per me non ha alcun senso, e invece, come un condannato in attesa del boia nel braccio della morte, mi sono costretto a vivere ancora il tempo necessario per raccontare, in questo manoscritto, la storia della breve vita di  Fleur, del mio amore troppo grande e disperato, che alla fine l'ha uccisa. Il mio tributo a Fleur, perché tutto il mondo la ami così come l'ho amata io. Lascio tutto nelle tue mani, Arturo, fà quello che ritieni giusto, che la mia anima dannata, qualunque cosa tu decida, te ne sarà in eterno riconoscente.


Serrano aveva allora aperto la scatolina dove, all'interno, il piccolo cuore di acquamarina riluceva del bagliore della mezzaluna di Ferrer.
Fleur, senza l'amore disperato di Ferrer, sarebbe passata inosservata al mondo.
Fleur era esistita perché era esistito Ferrer.
E alla luce di questa commovente, veritiera rivelazione, Serrano, s'apprestava a leggere il manoscritto di Ferrer.

"La prima volta che Francisco Ferrer l'aveva vista, Fleur Petit (ma dal suo entourage affettuosamente chiamata Petit Fleur ) indossava un vestito primaverile verde chiaro, dello stesso colore degli occhi, e aveva i capelli biondi, quasi albini, ordinati in un triplice gioco di trecce.
Seduta fra due matrone vestite di scuro (la nonna paterna e quella materna), spiccava non solo per la luminosità della sua aura ma anche per quella veste da bambina che la diversificava dal resto degli invitati, rigorosamente in abito da sera.
Troppo giovane per sfoggiarne uno e troppo giovane per poter ballare, Fleur, visibilmente annoiata, giocherellava con l'orlo della gonna, battendo le mani sulle ginocchia al ritmo della musica, motivo per cui le due nonne, a turno, la riportavano al decoro della postura con invisibili pizzicotti.
Un richiamo, quello delle due generalesse, a cui lei obbediva solo per un momento, per poi subito ricominciare quella sua mimica.
Chiaramente si vedeva che aveva voglia di ballare e che era una sofferenza per lei rimanere seduta, in castigo, a scontare il peccato di essere ancora così giovane.

Ma perché portarla al ballo se poi non le era concesso neppure di potersi muovere?"

lunedì 21 gennaio 2019

Fleur (cap 14)


FLEUR. FLEUR. FLEUR
Il corteo funebre, lento e composto, s'era dipartito dalla Cattedrale di Santa Maria la Menor alla volta del cimitero locale dove, Coralie e Philippe, sarebbero stati tumulati insieme in un unico loculo opportunamente predisposto nella cappella di famiglia.
A far da sfondo al nero corteo, una mattinata tersa e azzurrissima e già dalle prime ore molto calda, che si proponeva beffarda come un insulto ai morti che non avrebbero, di quel cielo e di quel sole, mai più goduto, e una sfida ai vivi che boccheggiavano nelle corazze degli abiti del lutto, quasi fossero chiusi essi stessi in una bara.
Ferrer, dal suo angolo strategico aveva individuato nelle prima fila del corteo funebre, il console Petit al braccio di Celeste e Fleur, (la piccola Fleur, che pure nell'anonimo vestitino nero risaltava su tutti, abbagliante come una stella di mezzogiorno) e sulla stessa fila le due nonne che si sostenevano l'una all'altra, rimpicciolite ed indifese, procedevano come sonnambule sul percorso tracciato dal carro funebre, con i visi nascosti dalle velette nere dei loro antiquati cappellini.
E questo particolare aveva richiamato alla memoria di Ferrer, l'innocente e anacronistico "program du bal" che Fleur gli aveva porto, nel loro primo incontro, affinché lui lo autografasse per Ermelina Hortega.
E la commozione s'era tramutata, dietro gli occhiali neri, nelle lacrime amare del ricordo:
 Fleur, vestita di un abitino primaverile verde chiaro, dello stesso colore dei suoi occhi, e i capelli biondi, quasi albini, ordinati in un triplice gioco di trecce.
Fleur annoiata che giocherella con l'orlo della gonna, battendo le dita al ritmo della musica sulle ginocchia.
Fleur, che ha voglia di ballare ma è costretta, in castigo su una sedia, a scontare il peccato di essere ancora così giovane.

Fleur, che avrebbe voluto stringere tra le braccia senza altro intento se non quello di farla ballare fino a che lei sfinita si sarebbe poi addormentata sul suo petto, dove lui si sarebbe beato solo di vegliarla.. Non chiedeva, e non desiderava altro, se non di condividere con lei l'intimità, silenziosa e mistica degli amanti che oltrepassando il confine del sesso, finalmente affrancati dalle catene dei sensi, vivono nella dimensione, esclusiva e privilegiata, dei sentimenti.
Fleur: stordente, deliziosa perdizione.

Doveva parlare con lei, sentiva la necessità di spiegarle che le orrende illazioni sul suo conto erano frutto di un terribile equivoco, che in lui non albergava l'stinto del corruttore e che, nonostante il disperato bisogno di lei, non l'aveva mai sfiorata, e nè mai l'avrebbe fatto, se non nel fuggevole contatto di un ballo. Era amore puro quel suo sentimento malamente frainteso.
No, nessuno avrebbe mai potuto accusarlo di nulla, che s'era limitato a sognarla e desiderarla nell'oscurità dei suoi sensi ma con la purezza della sua anima, e le supposizioni infamanti di Celeste non costituivano prove di reato. In ogni caso,qual'ora fosse stato, anche lui avrebbe avuto diritto ad una difesa per dimostrare la sua innocenza e ribaltare l'ingiusta condanna a non vedere più Fleur. Addirittura, a questo ipotetico tribunale, avrebbe potuto avanzare la richiesta di un risarcimento per i danni inflitti al suo amore e al suo onore, ma pure non gli sarebbe importato se solo gli fosse stato concesso di poter continuare a ballare con Fleur.
Null'altro chiedeva.
Il giorno dopo sarebbe andato a casa Petit per porgere le sue condoglianze e chiarire quell'imbarazzante fraintendimento.
Questa sua decisione lo aveva tranquillizzato e così, predisponendosi all'attesa, aveva deciso di anticipare il corteo funebre all'ingresso del cimitero per avere ancora la possibilità di scorgere, seppure alla distanza, Fleur.

Il corteo aveva varcato il cancello del camposanto e la folla, all'inizio serrata, s'era poi sparpagliata nei viali adiacenti alla cappella, smembrandosi in piccolo capannelli, mentre il gruppo dei famigliari, in forma privata,  presenziava al suo interno alla tumulazione.
Ferrer, prima ancora d'intercettare Fleur , aveva invece visto Arturo Serrano, inglobato nel gruppo dei famigliari, avvicinarsi a Celeste, parlarle all'orecchio, prenderle la mano e rimanere poi così senza discostarsi da lei.
Un gesto intimo, quello, che prevaricava l'amicizia.

- Nulla è più idoneo di un evento pubblico per rendere noto un fidanzamento. -
Blanca lo aveva colto di sorpresa, meglio ancora in flagranza di reato, ed ora sarebbe stato impossibile liberarsi di lei. Come una mosca sarcofaga, richiamata dall'odore della morte, lei s'apprestava a deporre le sue uova nella carne in putrefazione. Doveva solo scegliere il cadavere.

- Ne sapevi qualcosa? -
Ferrer aveva cercato di dare alla sua voce un tono neutro che il pallore del volto, però, smentiva.
- Ho tentato di dirtelo quando sei tornato da Hollywood, la sera che hai dormito da me, ma tu non me ne hai dato il modo. Non ho mai disatteso al nostro patto. E alla nostra amicizia. -
La risposta sferzante di Blanca gli aveva fatto intendere che lei, invece, aveva capito che lui le stava nascondendo qualcosa.-
- Il buon Serrano, novello Giuda ha rivelato la sua anima criminale, mentre la tua, Francisco, sta rammollendo nel sentimentalismo. Ed eccoti in balia della tua stessa ombra e di quelle dei tuoi amici malvagi. -
La risata di lei era risuonata fredda e cattiva come una scudisciata e lui, d'istinto, s'era ritratto per schivarla. Odiava Blanca con lo stesso fervore con cui odiava Serrano.

- Me ne vado, ma tu rimani pure a goderti lo spettacolo. -
Non c'era ironia nella frase di Ferrer quanto piuttosto una sottile canzonatura, consapevole che lei l'avrebbe colta e non l'avrebbe perdonato, decretando così la fine del loro patto.


LA STRATEGIA DEL RAGNO
Ferrer rifletteva che in  ultimo le persone a lui più care, e nelle quali aveva posto la sua fiducia aprendo perfino il suo cuore, lo avevano tradito. Tramando alle sue spalle, con modi e fini diversi, lo avevano usato per raggiungere i propri obiettivi. Serrano, Blanca e Josette, s'erano serviti di lui per il loro miserabile tornaconto. Forse perfino complici in quell'odiosa congiura.
Era stato cieco e stupido a non aver capito. A non aver visto.
Alla summa dei fatti, però, ad una loro più attenta analisi, la logica degli eventi balzava istantanea agli occhi, senza neppure doversi troppo arrovellare in congetture astratte o ipotesi possibilistiche.
Il ragno quando tende la sua ragnatela lo fa alla luce del sole, non la nasconde ma strategicamente la tesse con fili sottilissimi degli stessi colori dell'aria e della luce. Inganno artistico e psicologico in cui la mosca, inconsapevolmente, e a passo di danza, va ad intrappolarsi.
Tutti loro erano stati molto abili a tessere le geometrie di quella loro ragnatela, e con una tempistica perfetta, approfittando del suo stato di smarrimento lo avevano spinto fra le sue maglie, con gentilezza e senza sforzo alcuno, cosicché benissimo si sarebbe potuto dire che nella trappola ci si era cacciato da solo. E a passo di danza. Coercizione d'incapace, avrebbe stabilito un'ipotetica giuria di un ipotetico tribunale, chiamata ad emanare un verdetto con cui, se si ridimensionava l'eccellenza criminale dei suoi amici malvagi, di contro si attestava la sua menomazione mentale. Inaccettabile per lui.
Si sarebbe allora fatto giustizia da solo.

Ma prima di ogni cosa avrebbe dovuto parlare con Fleur, confessarle il suo amore, facendo attenzione, però, a non spaventarla col subbuglio delle parole, appassionate e struggenti, che nella foga della dichiarazione sarebbero potute implodere incoerenti e folli, che per troppo tempo erano state tenute alla catena, dentro al suo cuore. Una trappola anche quella.

Le parole, soprattutto se pronunciate in uno stato di intensa emotività, di esaltazione, facilmente possono ingarbugliarsi tra di loro, inseguirsi e moltiplicarsi, straripare e insensatamente prendere il sopravvento sui silenzi. E sugli sguardi. Così lui si sarebbe limitato alle sole essenziali: ti amo, Fleur.
E poi le avrebbe messo in mano il suo cuore.

IL COLORE DEGLI OCCHI DI FLEUR
- E' un lavoro non di semplice esecuzione, signor Ferrer, in particolare per l'incastonatura della mezza luna all'interno dell'acquamarina. Un lavoro delicato e che richiede tempo. Impossibile per domani. -
Aveva detto l'orafo in tono dispiaciuto, nell'atto di restituire la mezza luna d'oro bianco, l'orecchino da corsaro che Ferrer s'era sfilato dal lobo dell'orecchio sinistro.
- E' un favore per il quale sono disposto a pagare qualunque prezzo. -
Aveva rilanciato lui ,senza dar modo all'altro di replicare, aveva aggiunto: vi pagherò l'acquamarina allo stesso prezzo di un diamante.
All'refice non era rimasto che alzare le mani in segno di resa, e poi l'inevitabile domanda: toglietemi una curiosità, signor Ferrer, perché l'acquamarina e non un diamante?
- Perché acquamarina è il colore degli occhi di Fleur -

domenica 9 dicembre 2018

Fleur (cap 13)


CAPRICCI DA STAR
Ad attenderlo all'aeroporto Ferrer aveva trovato Blanca Gil, che nel lungo periodo della sua assenza pure s'era data un gran da fare per pervenire alla verità sull'accaduto, senza però alcun risultato, che Serrano, prima di partire, prudentemente aveva attivato un'impenetrabile rete protettiva a salvaguardia dell'intera vicenda, allo scopo d'impedire di pregiudicare, con una pubblicità negativa, il film di cui Ferrer sarebbe stato protagonista.
Salvaguardare l'onorabilità dell'attore equivaleva a proteggere anche i suoi stessi interessi, seppure questo gli era costato una cifra considerevole e dovuto contrarre qualche debito di riconoscenza.
Ed era stata questa richiesta di favori la cosa più odiosa a cui Serrano s'era dovuto sottomettere e che il suo carattere, schivo ed orgoglioso, profondamente aborriva, motivo per cui s'era trovato a covare un fondo di risentimento nei confronti dell'amico. Irritazione che però non gli aveva impedito di espletare in modo impeccabile il compito che s'era prefisso: rendere Ferrer irraggiungibile da Blanca Gil e nel contempo tenerlo all'oscuro di ciò che a Santo Domingo andava accadendo. Mentirgli, se il caso lo richiedeva, seppure l'ambiguità e le menzogne non rientravano nel suo modo d'agire, in questo caso particolare vi si sarebbe adeguato, che la faccenda era così delicata che sarebbe bastata una semplice svista per precipitare nello scandalo. D'altro canto, nelle condizioni psicologiche in cui Ferrer versava, i ragionamenti logici s'erano dimostrati fallimentari. Nessuna collaborazione da parte sua ma piuttosto un crescendo d'ostilità sfogata talvolta in maniera adolescenziale, capricciosa e irrazionale, cattiva ed ingiuriosa. La troupe, abituata ai capricci delle star, e completamente ignorando le motivazioni vere da cui scaturivano i comportamenti dell'attore, aveva vissuto queste sue insensatezze come fatto normale, divertendosi perfino e parteggiando, secondo le simpatie, per Ferrer o per la Turner. L'attore, per la sua arguzia e le sue sottili crudeltà, riscuoteva un successo personale che molti dello staff, pur trovando odiosi i suoi cinici sberleffi nei confronti della partner di scena, erano preferiti di gran lunga alle scene drammatiche di lei, che assolutamente priva di fantasia ripeteva lo stesso copione, quello delle invettive, delle lacrime e delle porte sbattute. Ma qualcuno dello staff, pur trovando noiose queste sue performance, s'era provato a consolarla, trovando nel pretesto di un abbraccio, la possibilità di saggiare, con un contatto fisico più diretto, quella sua sensuale burrosità. Gesti contenuti che però avevano scatenato la gelosia del regista, e dopo il licenziamento in tronco di un cameramen e poi di un elettricista, nessuno s'era più azzardato nell'impresa. Scene madri, quelle della Turner, che lasciavano invece indifferenti, o stizzite, tutte le altre donne della troupe, dalle altre attrici alle addette ai lavori, che pur trovando sgradevole il comportamento di Ferrer nei suoi riguardi, non le avevano mai manifestato solidarietà. Né amicizia. La sua totale mancanza di talento artistico, contrapposto a quella sua bellezza mozzafiato, esplicitava in modo palese le ragioni per cui le era stato affidato il ruolo di protagonista. E la gelosia ossessiva del regista lo attestava, tanto che sembrava quasi essere grato a Ferrer della sua ripugnanza nei confronti di lei, unico uomo a respingerla, a non esserne attratto, quando tutti gli altri, invece, se la sarebbero voluta portare a letto. Motivo per cui, il regista, non aveva mai chiesto a Serrano di sostituire Ferrer.


BLANCA 
Blanca Gil lo attendeva con una rosa rossa in mano e una bottiglia di champagne nell'altra.

- Cosa dobbiamo festeggiare, Blanca? -
Le aveva domandato lui in tono sarcastico.

- Il tuo ritorno, Francisco. -
Aveva risposto lei baciandolo lievemente sulla bocca. Ma lui s'era scansato infastidito.

- Non c'è nulla da festeggiare. E anche se ci fosse non sarei dell'umore giusto. -
Aveva ribadito con avversione.

- Un motivo per bere champagne si trova sempre. E dopo, magari, migliora anche l'umore -
Blanca non era tipo da demordere e così lo aveva preso sottobraccio e condotto verso il taxi in attesa.

- Andiamo a casa mia. Si sta più tranquilli. -
Proposta a cui lui non aveva mosso obiezioni, perché ritrovarsi da solo nel suo appartamento, col fantasma irato di Santa Martha Dominadora, lo atterriva.

Dopo aver consumato una cena leggera, Ferrer s'era fatto una doccia e poi nudo aveva raggiunto Blanca nel letto matrimoniale. Sul comodino di lei campeggiava, su un vassoio d'argento, la bottiglia di champagne e due flute di cristallo.

- Stai mettendo su peso. -
Aveva detto Blanca soppesandolo con occhi critici. Lui le si era sdraiato accanto e lei lo aveva accolto carezzandogli il petto, ma Ferrer, con malagrazia l'aveva scansata via.

La giornalista, niente affatto risentita di quella sua irritazione, s'era fatta di lato per studiarlo più attentamente, riflettendo a voce alta.

- Si, Francisco, non solo stai ingrassando ma hai un colorito opaco e borse sotto gli occhi: un aspetto pessimo. Se è una conseguenza del fallimento del film, ricorda che un flop è quantomeno doveroso nella carriera di un attore di successo. Una cattiva recitazione non pregiudicherà i tuoi successi futuri. Ma la devastazione fisica, si. E tu ci sei dentro, amico mio. Ed è una pena constatarlo. Ma non credo che siano stati i mancati incassi di botteghino a produrre questa tua brutta trasformazione, quanto piuttosto una donna. Forse la piccola, glaciale, Celeste Petit? Ci scommetto che è opera sua. Una splendida femmina alfa, quella. Ci avrei perso la testa anch'io e volentieri mi sarei fatta fottere da lei, e non solo in senso letterale. Non ho mai creduto alla storia messa in giro dal tuo amico Serrano, ad uso e consumo della stampa, del tuo ritorno di fiamma per Josette. A proposito dovrò aggiornarti su di lui e le più recenti vicende di nostri comuni conoscenti. Ovviamente le mie informazioni vanno oltre le verità di facciata, ed hanno un prezzo. Mi sono data molto da fare per te quando eri ad Hollywood, e con gran fatica, che Serrano è stato magistrale nel sigillare qualunque accesso potesse condurre a te, rendendoti irraggiungibile. Ed invisibile. E' un uomo diabolico! -
L'ultima frase, intenzionalmente, l'aveva pronunciata in tono ammirato. Poi s'era accesa una sigaretta e aveva aggiunto sibillina: posso aiutarti a fare i tuoi interessi, a riprenderti ciò che era tuo, o che speravi lo fosse, e che con l'inganno ti è stato sottratto. Ma per tutto questo c'è un prezzo da pagare.

Ferrer, a quelle sue parole che sapevano più di minaccia che di promessa, s'era riscosso dal suo torpore e con inaspettata violenza l'aveva afferrata per le braccia strappandole un gemito di dolore.

- Cosa intendi dire? Se sai qualcosa parla! Non sono in vena di risolvere enigmi. -
D'improvviso era diventato ferino. Minaccioso. Dominato da una brutalità istintiva, dirompente, alimentata dalle notti insonni e da quelle etiliche. Stringeva le braccia della donna con forza selvaggia, cosicché lei, sopraffatta, lo aveva implorato di allentare la presa. La sua voce vibrava di paura e di odio. Ma la paura aveva un'intensità maggiore.

Ferrer, stupito da quell'implorazione s'era ritratto, rintanandosi nel suo angolo di letto. Blanca, sconvolta da quell'umiliazione che s'era auto inferta, quando l'aveva liberata lo aveva schiaffeggiato, insultandolo. Lui non aveva reagito: s'era girato di fianco e aveva chiuso gli occhi.
Ma lei, di nuovo padrona del campo, non mollava la presa, verbalmente mortificandolo e psicologicamente assalendolo in un crescendo d'improperi, e indotta poi al silenzio dai singhiozzi proveniente dal lato del letto di Ferrer.
Era la prima volta che lo vedeva piangere. Sconvolta da quella sua vulnerabilità così impudicamente esibita, e sfinita dalla sua stessa furia, Blanca s'era finalmente chetata, scivolando nel buio profondo di se stessa e poi in quello di Ferrer. Era sgusciata verso di lui e lo aveva abbracciato di spalle.

PHILIPPE E CORALIE
Erano diverse notti che Coralie vegliava al capezzale di Philippe, non fidandosi di lasciarlo in custodia a nessun altro, neppure agli infermieri che il consolato aveva messo a sua disposizione, e che avrebbero dovuto alternarsi in turni a coprire l'arco delle ventiquattro ore. Era esausta, ma pure continuava ad affaccendarsi intorno a quel letto dove Philippe giaceva in stato di coma, misericordiosamente deprivato da ogni sensibilità fisica. L'infermiere di turno dormiva su un divano in fondo alla stanza mentre lei andava rimboccando le coperte al figlio, seppure non ce ne fosse bisogno che da giorni giaceva immobile nella stessa posizione. Si era chinata poi con la delicatezza estrema di una farfalla per auscultargli i battiti del cuore talmente lievi, quasi impercettibili, che per riuscirci aveva costretto tutti gli altri suoi sensi ad ammutolire a favore dell'udito. Nella stanza buia si muoveva con la sicurezza percettiva di un cieco, anche se nello spazio circoscritto nel perimetro del letto non c'erano mobili e nessun altro oggetto a far da barriera,  ma solo la piccola poltrona su cui lei, quando era troppo esausta, riposava per brevi momenti, e che di proposito l'aveva voluta scomoda, così da non indugiarvi a lungo e cedere alle lusinghe del sonno. Aveva poi sfiorato la fronte di Philippe che le era parsa più fredda del solito. Anche le labbra nella trasparenza del volto, sotto le ciglia di brina, risaltavano di un blu più intenso, quasi violetto. Con gli occhi asciutti Coralie era scivolata nel letto accanto al figlio, non per rianimarlo, come era accaduto altre volte, col calore del suo corpo ma per assorbire il gelo da quello di lui.

sabato 1 dicembre 2018

Fleur (cap 12)


LA CADUTA DEGLI DEI
- La verità, Arturo, è che hai manipolato la vicenda per salvaguardare i tuoi interessi e non hai neppure per un attimo pensato al danno d'immagine che mi stavi arrecando. La verità è...-

- La verità è che tu miravi a portarti a letto una ragazzina di quindi anni! -
La voce di Serrano s'era alzata di tono. Una dura accusa che non ammetteva repliche.
- E perdio non credi che sarebbe stata proprio la verità a causarti quel danno d'immagine? Il pubblico non la capirebbe questa tua infatuazione. E neppure i produttori del tuo prossimo film. Perfino Josette ha respinto l'idea immaginando che tu fossi preso da Celeste e non dalla sorella quindicenne. Celeste alla verità, però, c'era già arrivata da sola. Quello che cercava da Josette era un'ulteriore conferma, che però lei, essendo all'oscuro delle tue mire, non gli ha dato. Per questo tu non farai nulla per nuocerle. Celeste sapeva benissimo che non era per lei che ti stavi dando da fare con tutte quelle attenzioni alla madre e al fratello malato, e i preparativi per quella festa di compleanno. Il tutto per poter essere accreditato come amico di famiglia e poter più liberamente interagire con la sorvegliatissima Fleur. A parer mio dovresti esserle grato per averti evitato lo scandalo, la prigione e la fine della carriera. Anche se non l'ha fatto per te ma per la sorella. Che ti piaccia o meno, Francisco, sarà la mia versione, quella ufficiale. Ti diffido anche dal confidarti con Blanca Gil, che la piccola iena ha già subodorato odore di cadavere e s'aggira nei pressi fiutando il vento e leccandosi le labbra. E ho l'impressione che quel cadavere sia il tuo. Ho dato così disposizione di non far entrare nessuno, oltre me, in questa stanza, e appena sarai dimesso partiremo per Hollywood -

A questa valanga di parole, profferite in tono imperativo, Ferrer aveva risposto con un gemito doloroso. S'era voltato sul lato sinistro e aveva chiuso gli occhi.


BLANCA E ARTURO
-  Perché mi è vietato di vedere Francisco? E' dunque tuo ostaggio? -

Blanca Gil, sul piede di guerra, aveva affrontato Arturo Serrano all'uscita dell'ospedale.

- La caduta gli ha procurato un trauma cranico, ha bisogno di riposo e tranquillità. Che non debba ricevere visite lo hanno stabilito i medici -
Aveva replicato lui, con calma e senza scomporsi

- E credi davvero che io mi beva questa storiella? Così come neppure credo a quella, ci scommetto sempre da te imbastita ad uso e consumo della stampa, sul ritorno di fiamma di Francisco per quella puttanella di Josette. Lo conosco da una vita, molto prima di te, probabilmente era salito da lei con intenti omicidi, e posso persino immaginarne il motivo. Ovviamente ho bisogno di conferme, ma stanne certo che le troverò -

- Davvero non ti riesce di capire quando è il momento di mollare? Attenta, Blanca, che stavolta potresti essere tu quella a farsi male -

- Mi stai minacciando? -
La voce di lei aveva un tono sprezzante.

- Nessuna minaccia, piuttosto un amichevole avvertimento -
Le aveva risposto voltandole le spalle ed incamminandosi per la sua strada.

DON JUAN E ANITA
Giunto a casa di Ferrer, Serrano aveva spalancato le finestre per far rigenerare l'aria satura del profumo di gelsomino di cui era pregna la candela che ancora ardeva davanti all'immagine della Loa. In camera da letto aveva stipato, in una capace sacca da viaggio, qualche effetto personale dell'amico. Prima di andarsene, con un calcio rabbioso, aveva distrutto il piccolo altare collocato sul pavimento.

Due giorni dopo, Serrano e Ferrer, erano ad Hollywood.


"Don Juan", il film di cui Ferrer era il protagonista si rivelò un fiasco. Il primo della sua carriera.
A contribuire all'insuccesso era stata la sceneggiatura puerile che aveva trasformato quella che doveva essere una storia d'azione in un noioso, sdolcinato minuetto fra "Don Juan" e la sua coorte di donne, mentre invece le sciabolate vere avvenivano a telecamera spenta tra Ferrer e la sua coprotagonista (un'attricetta alle prime armi, amante del regista, bellissima ma priva di qualsiasi talento recitativo) che i due si detestavano senza alcuna cordialità e senza il minimo imbarazzo a manifestarlo. Da cosa fosse generata questa loro ostilità nessuno in realtà lo aveva capito, ma che fosse stato Ferrer a dare fuoco alle polveri non v'erano dubbi. Fin dall'inizio aveva fatto rimostranze sull'aspetto fisico di lei non trovandola consona al personaggio di Anita, essendo la storia ambientata in Messico, si presupponeva che la protagonista dovesse essere bruna di pelle e di capelli, e non certo una pin up rossa e lattiginosa, di chiare origine irlandesi.

- Sono americana. Del Texas - Aveva puntualizzato piccata Dorothy Turner
- Sarete anche americana ma non siete adatta alla parte di Anita. -  L'ostilità di Ferrer era tangibile.
- Neppure voi per quella di "Don Juan" siete troppo vecchio e davvero poco in forma. -
- Forse intendevate dire troppo giovane, visto che Don Juan è un uomo di mezza età. Non solo siete inadatta ma neppure avete studiato il copione. -
- Io posso tingermi i capelli o indossare una parrucca bruna, mentre per camuffare la vostra mollezza non esiste alcun espediente. E ad ogni modo non spetta a voi decidere il cast -
- No di certo... quando è affare di famiglia -
- Ma come osate! - Aveva sibilato inferocita  Dorothy con uno spiccato accento texano e con le unghie snudate pronta a saltargli in viso, trattenuta a stento da Serrano che, attratto dalle voci concitate, s'era fatto sulla porta a sedare la discussione.

- E per di più avete una dizione è tremenda: il vostro accento è orribile - Aveva concluso Ferrer, con sprezzante sarcasmo
E, a quell'ultima ingiuria, Dorothy Turner era scoppiata a piangere tra le braccia di Serrano.


Durante i lunghi mesi delle riprese non c'era stato giorno senza che una qualche incomprensione  accendesse tra i due la miccia.
Vero che Dorothy era assolutamente priva di un qualsiasi talento al di fuori di quella sua strepitosa, ingombrante bellezza, con quella fisicità che s'imponeva come unica attrattiva in un film mortalmente noioso e dalla trama prevedibile, dove anche tutti gli altri attori, fuorviati dalle continue dispute tra Ferrer e la Turner, recitavano svogliati, insensibili alla esigenze del copione e alle urla del regista.
Molto più imprevedibile, invece, la storia parallela che andava in scena, tra una ripresa e l'altra, tra i due attori principali che quando non s'ignoravano s'insultavano. E, in questo campo, Ferrer s'era rivelato estrosamente imbattibile, che mentre lei palesava il suo disprezzo nei suoi riguardi in maniera convenzionale, ricorrendo, secondo il caso, al pianto o all'isteria, lui lo faceva in maniera sottile e ferocemente subdola, come quando dovendo girare la scena di un bacio, per dimostrare il suo disgusto, platealmente s'era umettato le labbra con un tovagliolo intriso di whisky, scatenando le ire di lei.
 Dopo quella volta Dorothy s'era rifiutata di girare con lui sequenze così intime e così s'era fatto ricorso alla controfigura di Ferrer, un atletico spadaccino ingaggiato per le scene di duello, quelle più spericolate, per non compromettere la guarigione del braccio fratturato dell'attore che, nel lungo periodo della terapia, aveva preso chili che non riusciva, o meglio, non gli importava di smaltire. Quella mollezza che Dorothy aveva rilevato al loro primo incontro/scontro, e che andava inesorabilmente cancellando dai suoi lineamenti l'immagine, sensuale e fiera, di un dio azteco. 


Inutilmente Serrano aveva cercato di convincere il regista, (un giovane  di origini polacche dal cognome impronunciabile, che s'era fatto nomea di "visionario" e "sperimentatore" grazie a due film di basso costo, due piccoli capolavori colmi di future promesse) a licenziare l'attrice con un'ingente buonuscita da lui stesso elargita, ma senza riuscirci perché lei mirava alla gloria più che alla ricchezza, che quella, grazie alla sua portentosa avvenenza, se la sarebbe potuta facilmente procurare.

- Se mandate via Dorothy vado via anch'io. Un punto, questo, che non si discute - Aveva puntualizzato con voce ferma il giovane regista pronto a rinunciare alla gloria per l'onore della sua  Musa.

- Non sa recitare, è evidente. Ed è incompatibile con Ferrer, il cui nome dà lustro al cartellone -

- Dorothy è adattissima alla parte... se solo Ferrer non le fosse così ostile. E' lui che dovreste decidervi a licenziare. Spesso arriva sul set abbrutito, ubriaco o in stato di sonnambulismo. Tutta la troupe lo può testimoniare. Dovreste parlargli. Magari a voi darà ascolto perché a me non ne dà. Di certo il suo malanimo verso Dorothy non facilita le riprese. -

E così Serrano aveva convocato Francisco nel suo ufficio e lo aveva messo alle strette.

- Modifica i tuoi intollerabili comportamenti, Francisco, o sarò costretto a sostituirti. Esigo che tu giunga sul set sobrio e nello stato migliore. E cerca di dimagrire. Risparmia al pubblico, se non a te stesso, lo spettacolo della tua trasandatezza. Ho investito in questo film un bel pò di quattrini e si sta rivelando, invece, un disastro. Cerchiamo di salvare quello che si può. -

- Vuoi sostituirmi? Fallo pure! Io sono arcistufo di quell'oca che non sa profferire una battuta e sculetta come fosse su una passerella di un qualsiasi concorso di Miss. Ma sono stufo anche di te, Arturo, dei tuoi opprimenti sermoni e della tua pretesa di dirigere la mia vita. -
Ferrer, furioso, fronteggiava l'amico  sfidandolo

- Vuoi sostituirmi? Accomodati! -

Ferrer non era stato sostituito.
Il film s'era confermato un fiasco.
Il produttore e l'attore avevano fatto rientro a Santo Domingo su due voli diversi.

lunedì 5 novembre 2018

Fleur (cap. 11)


LA CASA DEL VAMPIRO
- Avete la fortuna di poter liberamente andar via da questa casa, eppure decidete di rimanere. Meglio ancora: rimanere, è il vostro unico desiderio. Fate attenzione, però, che una volta in cui vi verrà accordato il permesso di asilo, e credo che la mamma ve lo abbia già concesso fin dal primo istante, anche per voi, dopo, sarà poi difficile, se non impossibile, fuggire. Siete già il suo eletto, l'angelo custode di Philippe il Vampiro. Non importa che sia stato solo un fortuito caso il vostro miracolo della resurrezione, lei vorrà illudersi che sia frutto della vostra volontà. Quale sarà la vostra prossima mossa per non deluderla e continuare ad avere accesso alla casa del vampiro, alla stregua di tutti gli altri imbonitori che la frequentano? Ma voi, però, sedete al nostro tavolo mentre loro stazionano nei corridoi e nelle stanze di servizio; non hanno avuto la vostra stessa fortuna nella riuscita della loro messinscena. Vi confido un segreto, Francisco, papà ha una valigia nascosta sotto il letto, pronta all'evenienza qualora gli si presentasse un' occasione di fuga. Quella fuga l'ha tentata in passato, ma la nonna lo ha dissuaso, gli ha tolto il coraggio. Lo ha inchiodato ai suoi doveri. Povero papà! La valigia, però, non l'ha mai disfatta, è nascosta sotto il suo letto e immagino che la notte, prima di coricarsi, ci getti un'occhiata. Il fatto che sia lì pronta, lo rassicura e lo illude con la sua improbabile ipotesi di una fuga solo rimandata -
Celeste parlava in tono tranquillo, senza alcuna ostilità, fissandolo negli occhi.
La sua non era una sfida né una provocazione, ma l'onesto racconto di una realtà freddamente sviscerata senza  alcun'enfasi melodrammatica.
E per questo, forse, ancora più tragica.

Ferrer, che pure aveva rilevato nel tono tranquillo di Celeste la drammaticità del racconto, e ne era rimasto sconvolto, non aveva saputo obiettare altro che un neutrale, perché?

- Perché vi sto raccontando delle miserie della mia famiglia? Per darvi un motivo onorevole per uscire da questa casa, senza nessuna implicazione per voi e per noi. Soprattutto nessuna compromissione per Fleur. Statele lontano. Badate che non vi sto implorando, ve lo sto imponendo -
Il tono della sua voce era, ancora una volta, pacato, ma nello sguardo rilucevano aspre scintille.

- Mi state accusando di qualcosa che io non ho commesso. -

- Non ancora. Ma pure è nelle vostre intenzioni. Onestamente, potete smentirmi? -

- Voglio essere onesto quanto voi lo siete con me, e quindi non vi smentirò. Io amo Fleur, di puro e sincero amore, come mai ho amato nessun'altra. L'amo senza pretendere nulla da lei, mi basta vederla e respirare la sua stessa aria. Non desidero altro. Ma immagino che neppure questa confessione basterà a farvi ricredere e far cadere il vostro pregiudizio su di me-

- No, non mi basta e il mio pregiudizio rimane intatto. La vostra storia parla per voi ed io, a differenza della mamma, non credo ai miracoli. Non vi permetterò di mettere le mani su mia sorella e guastarla. Non entrerà prematura nel novero delle vostre amanti. Il mondo è pieno di donne disposte a farsi amare da voi, una specialità in cui a quanto pare eccellete. Fleur ha solo quindici anni. E' ancora una bambina. Se davvero l'amate, come dite, statele lontano. E, ad ogni modo, non avete altra scelta -

- Vorrei fosse Fleur a dirmi di andar via -

- Vi odia. Non l'avete sentita? Cos'altro c'è d' aggiungere?-

LA RESA DEI CONTI
Ferrer aveva vagato fino a notte fonda nei sobborghi e fatto tappa in tutti i locali incontrati lungo il cammino, poi ubriaco fradicio (aveva rischiato due volte d'essere investito) s'era diretto a casa di Josette. Era arrivata l'ora di chiudere la loro storia una volta per tutte. Già da sotto le finestre aveva preso ad appellarla con nomi inverecondi e poi, sul pianerottolo, a tempestare la porta con pugni e calci con una furia inaudita. Josette, impaurita da quella veemenza inedita nel suo ex amante, aveva finto l'assenza, ma poi sotto quel diluvio di calci inferti alla porta e di male parole inferte al suo orgoglio, aveva iniziato a rispondergli per le rime, surclassandolo nella scelta degli epiteti e delle metafore.
Aveva però avuto cura di rinforzare dall'interno la porta schermandola con un pesante settimino, e poi aveva chiamato la polizia. Ferrer, dai rumori di spostamenti di mobili  e dalla più tenace resistenza della porta, aveva intuito che lei stava barricandosi e allora anche lui aveva cambiato strategia: avrebbe tentato la scalata dalla finestra del primo piano. Talmente ubriaco, però, da fallire più volte l'approccio con l'esile tronco dell'alberello ibrido sottostante la finestra del salotto di Josette. Pure, in qualche modo, era riuscito ad inerpicarsi sulla cima per poi aggrapparsi al ramo più vicino alla finestra accingendosi, con una gran pedata, a romperne i vetri. Ma, offuscato dalla sbronza e dall'ira, agiva più d'istinto che con cognizione di causa, maldestro e incoerente non aveva saputo valutare la resistenza del ramo che avrebbe dovuto sostenerlo e che invece, sotto il suo peso, aveva ceduto, schiantandolo malamente a terra.


MISTIFICAZIONI E VERITA' CONVERGENTI IN UN'UNICA STORIA
Quando Ferrer aveva aperto gli occhi, nel suo letto d'ospedale, Arturo Serrano era al suo capezzale.

- Compadre, te lo dico chiaro e tondo, alla tua prossima stronzata ti mollo. Hai rischiato vita e carriera per vendicarti di una puttanella di serie B come Josette. Mi è costato un bel pò di soldi il convincerla a ritirare le denunce di aggressione e tentato omicidio -

- Ma se non l'ho neppure toccata. Non sono riuscito a mettere le mani addosso a quella puttana che altrimenti ora, in questo letto, ci sarebbe lei. L'ha scampata bella, sai? Ma gliela farò pagare in altro modo. Giuro che non lavorerà più.  E in quanto ai soldi te li restituirò appena sarò in grado di firmare un assegno -
Aveva obiettato, rabbioso ed amaro, mostrando all'amico la pesante ingessatura che dipartiva dal braccio destro fasciando, in un unico blocco, anche la  mano.

-  Puoi sempre firmare con la sinistra -
Serrano aveva ribadito ridendo per sdrammatizzare. Poi facendosi serio aveva aggiunto
- Sai che non ne faccio questione di soldi, seppure la cifra è stata davvero molto alta, motivo per cui tu non farai nulla di quanto minacciato. Alla stampa è stata data una versione diversa dei fatti: sei caduto dall'albero nel romantico tentativo di giungere alla sua finestra per tentare una riconciliazione. Una rivisitazione di Giulietta e Romeo. C'è materiale per un tuo nuovo romanzo, e al pubblico piacerà -

- Non puoi avermi fatto, questo. Non tu, Arturo. Quella puttana passerà alla storia come la donna per la quale avrei perso la testa. No, per me è impossibile d'accettare. Parlerò con Blanca e le racconterò la versione originale. Lei saprà come trattare l'argomento -
Ferrer era fuori di sé, sopraffatto da una collera interna che non poteva scaricare se non con le parole.

Parole cattive. Improperi irripetibili, lanciati come sassi contro Serrano che pure non aveva reagito, lasciando che lui esaurisse la sua micidiale valanga di pietre e scaricare la dose di veleno che ancora intossicava le sue vene. D'altronde benissimo capiva quella sua reazione, che anche lui, al suo posto, non l'avrebbe presa bene la mistificazione programmata dei fatti, dove la malefica puttana sarebbe stata incoronata regina. E, nello specifico, regina di cuori. Josette non gli era mai piaciuta, ma non era peggiore di tutte le altre ex amanti di Ferrer. Ci aveva parlato per convincerla a ritrattare la denuncia, offrendole una cifra astronomica, e poi lei, spontaneamente, gli aveva raccontato del suo rapporto con Celeste Petit.
Era stata quest'ultima a contattarla e a chiederle un appuntamento. Quello stesso a cui Ferrer casualmente aveva assistito. Celeste, senza troppo girarci intorno, le aveva chiesto informazioni su Ferrer, non sul loro rapporto ma sull'uomo, e lei, Josette, l'aveva esaudita descrivendolo con un'unica battuta: un egocentrico che non esce mai dal personaggio di se stesso. E aveva mimato il gesto di sventolarsi con un ipotetico ventaglio. E siccome Celeste le era piaciuta per i suoi modi, diretti e franchi, ma soprattutto per essersi rivolta a lei per quella particolarissima consulenza, ritenendola, senza alcun pregiudizio, fonte sincera ed affidabile, l'aveva alla fine amichevolmente redarguita: Francisco s'annoia facilmente, tutto per lui declina in un batter di ciglia. E' sempre a caccia di novità. Ed ora la novità siete voi. Fate attenzione, non è pericoloso ma nocivo. Sono certa che voi saprete, in questo, rilevare la differenza.
Quindi, non era stata Josette, come tutti avevano immaginato, a contattare Celeste per metterla in guardia dalle mire di Ferrer sulla giovanissima Fleur, ma il contrario. Oltretutto l'attrice era convinta che l'oggetto del desiderio del suo ex amante fosse proprio lei, Celeste, e non Fleur.

venerdì 2 novembre 2018

Fleur (cap.10)


CREATURE SUPERIORI
Dopo la conversazione con Blanca riguardo la strana amicizia tra Josette e Celeste, le inquietudini di Ferrer s'erano dilatate a dismisura, e non riuscendo a dare nessuna spiegazione convincente, ecco che s'erano tramutati in cattivi presagi. La cosa più ovvia sarebbe stata andare direttamente alla fonte, parlare con Celeste per capire cosa stava accadendo e metterla in guardia dal cattivo genio di Josette.
Ma non trovava il coraggio di farlo perché la ialina inaccessibilità di lei aveva creato, fin dall'inizio, una distanza: la barriera insormontabile di un carattere superiore.
Avrebbe dunque dovuto rassegnarsi ad un'attesa passiva attendendo che gli eventi maturassero per poi travolgerlo?
Mai, come in quel momento, Francisco Ferrer s'era sentito smarrito. E solo.
Ma pure qualcuno c'era a cui rivolgersi per un aiuto certo, solidale e disinteressato: Santa Martha Dominadora, la potente Loa che lo aveva protetto nei momenti più difficili e nella quale ciecamente confidava. Santa Martha, la dominatrice dei serpenti e delle volontà, l'unica in grado di piegare l'inflessibile Celeste, garantendogli così il controllo della situazione.
In un angolo del pavimento della sua stanza aveva predisposto un piccolo altare apparecchiato di verde su cui troneggiava un candelabro con una candela verde (verde e viola erano i colori della Loa) unta con olio di gelsomino, e sotto l'immagine della Santa. Non disponendo di una foto di Celeste, aveva sopperito scrivendo il nome di lei su un pezzetto di carta marrone. Aveva poi posto un uovo in cima ad un monticello di polvere di caffè mescolato a miele, e caffè nero amaro. Era questa l'offerta più gradita a Santa Martha. In aggiunta di un bicchierino di rum e gin. E di un sigaro.
Poi, dopo aver acceso la candela, aveva recitato la sua orazione.
Mai aveva chiesto l'intervento della Loa per le sue faccende con le donne. Neppure per Fleur, che benissimo avrebbe potuto farla innamorare con una fattura d'amore, se non che aveva sempre ritenuto poco virile ricorrere ad aiuti di tal genere per conquistare una donna. Fosse anche la più inaccessibile. Non era mera questione d'orgoglio, che nessuno mai l'avrebbe saputo se una donna l'aveva conquistata col suo fascino o con un incantesimo, ma perché in questo campo era terribilmente sicuro delle sue capacità, e così più la sfida era ardua e più era la sua determinazione al gioco e alla vittoria.
In questo frangente, però, aveva contravvenuto alla regola perché non si trattava di piegare il cuore di Celeste ma la sua volontà.
E neppure in questo caso avrebbe disturbato Santa Martha, convinto che i miracoli vanno chiesti solo nei casi davvero disperati, se non fosse stato per il poco tempo restante per tentare, alla distanza e in modo riguardoso, una qualche personale strategia per carpire il motivo di quella strana amicizia.
Riflettendo, con una qualche ironia, che s'era dimostrata più accessibile la Santa che la donna terrena.
Ad ogni modo, entrambe, creature superiori.


IL RISVEGLIO DEL VAMPIRO
E mentre Ferrer si predisponeva alla paziente attesa di un segnale divino, Hermelina Hortega inconsapevolmente, ne era latrice, giungendo trafelata, e con notevole ritardo, all'appuntamento per definire gli ultimi dettagli di quella festa di compleanno che sempre più aveva assunto le dimensioni di evento hollywoodiano.

- La nostra festa salta. Philippe stanotte ha avuto una nuova crisi. E' gravissimo. Coralie è disperata, ha chiesto di voi. Benedetto ragazzo non poteva trovare momento peggiore...la mia Delicia è in lacrime, non si riesce a calmarla, ci teneva ad avere la sua festa di compleanno eppoi tutti i nostri sforzi... -

Ma lui aveva smesso d'ascoltarla e s'era precipitato in strada alla ricerca di un taxi.
Una volta giunto lo aveva accolto Coralie, stravolta dalla veglia e dal pianto, lo aveva preso per mano e senza parlare lo aveva condotto nella stanza di Philippe.

- Resuscitatelo. -
Nella stanza buia la voce sfinita di lei risuonava più come una preghiera che un ordine.

- Coralie, basta, ti stai facendo solo del male -
Armand Petit, invisibile nel buio, implorava la moglie alla rassegnazione, pur consapevole che non avrebbe ottenuto alcun risultato

- Taci! Non hai alcun diritto di parlare, tu che non hai mai fatto niente per lui. Non dovresti neppure essere in questa stanza.Vattene! -
Alla diffida, rabbiosa e cattiva della moglie, Armand aveva risposto con un singhiozzo represso.

- Vi prego, Francisco, non fatelo morire -
Fiduciosa come una bambina gli stringeva la mano,ai piedi del letto del figlio morente.
Il buio completo aveva graziato Ferrer dall'orrendo spettacolo dell'agonia ma non dall'adempimento di quella richiesta irrealizzabile, e per quanto egli fosse avvezzo all'improvvisazione non gli veniva in mente alcun escamotage per far fronte a quella situazione paradossale Avrebbe dovuto almeno sfiorare il moribondo con una carezza pietosa, ma solo l'idea di quel contatto con la pelle fredda e disidratata di Philippe, lo terrorizzava. E così per sfuggire a quell'approccio d'istinto aveva nascosto le mani nelle tasche dove, in quella di destra, aveva trovato il vetro sottile della bottiglina dell'olio di gelsomino usata per il suo rito a Santa Marha. Doveva essersela messa in tasca, senza neppure rendersene conto, dopo aver oliato la candela.
Forse una preveggenza della Santa.
Così aveva  stappato la bottiglina e il profumo stellato del gelsomino, esaltato dal buio notturno della stanza, era propagato intenso e penetrante, a stordire la morte. Poi l'aveva posta sotto il naso di Philippe per fargli inalare quell'aroma acuto e struggente, e rianimarlo.
La messinscena di un miracolo che lo stesso Ferrer, però, aveva iniziato a credere reale poiché il giovane aveva aperto gli occhi e perfino sorriso.
O almeno così era sembrato dalla leggera contrazione della bocca.

Ma forse a resuscitarlo era stata la forsennata speranza di Coralie  più che l'intensità della fede di Ferrer, a dar vita a quel miracolo, solo temporaneo, però, aveva specificato il dottore, che quel risveglio imprevisto doveva essere attribuito unicamente al profumo invasivo del gelsomino che in qualche modo lo aveva rianimato.
In realtà quella era l'unica spiegazione scientifica, per quanto abborracciata, con la quale il medico poteva giustificare l'inaspettato risveglio di Philippe.
Risveglio temporaneo, aveva ribadito con convinzione il dottore ad Armand, a voce bassa, però, per non defraudare Coralie di quel suo momento di gioia.


- Perché lo avete risvegliato? -
C'era delusione e rabbia nella voce di Fleur.
Era la prima volta che lei si mostrava irritata con lui e Ferrer ne era rimasto sconvolto.

- Fleur, non crederete davvero che io sia in grado di esercitar miracoli? Vostro fratello non era in realtà morto ma versava in uno stato agonico, l'essenza di gelsomino lo ha rianimato. Questa la logica spiegazione del dottore. Quello che è effettivamente accaduto. Ma non desiderate dunque che Philippe viva? -
Le aveva chiesto accorato.

- Nessuno di noi lo desidera. Solo la mamma. Finché lui vive noi tutti siamo suoi prigionieri. Prigionieri del vampiro. Oh, Francisco, cosa avete fatto! Vi odio -
Fleur era corsa via piangendo e lui non aveva potuto trattenerla perché s'era accorto della silenziosa presenza di Celeste.

sabato 29 settembre 2018

Fleur (cap. 9)


JOSETTE E CELESTE
Per Ferrer era diventata ormai un'abitudine bighellonare nei luoghi frequentati da Fleur avendo cura, però, di farlo in maniera discretissima. In realtà, avendo ora la possibilità di frequentarne casa Petit, veniva a mancare la motivazione dell'incontro casuale, ma pure continuava a percorrere quegli itinerari per godere di un benessere aggiuntivo.
Che quelle sue passeggiate solitarie avevano la sacralità di un pellegrinaggio: respirare la stessa aria che Fleur aveva respirato, camminare sul medesimo tratto di marciapiede da lei percorso,  attendere lo scatto dell'unico semaforo sotto cui anche lei aveva, forse solo pochi minuti prima, sostato, entrare nella pasticceria dove l'aveva incontrata con Celeste e sedersi a quello stesso tavolo.
E proprio a quel tavolo l'aveva intravista, e già s'apprestava alla recita dell'incontro fortuito, ma per fermarsi sorpreso sulla soglia, che sedute c'erano, invece, Celeste e Josette.
Quando s'erano conosciute?
Da quanto si frequentavano?
Da quanto erano in confidenza?
Perché?
Nessuna delle due poteva essere per l'altra  il prototipo dell'amica del cuore, della confidente, anche se l'atteggiamento di Josette, proteso ed attento, poteva farlo pensare, (ma Josette era un'attrice se non talentuosa comunque scaltra). Celeste, invece, recitava se stessa: l'unico ruolo che potesse interpretare. 

Ferrer era riuscito, con molta fatica, a reprimere l'istinto di mostrarsi (le conosceva entrambe, non ci sarebbe stato nulla di strano che si fosse avvicinato per un saluto, ma temeva l'imprevedibilità emotiva di Josette, per cui aveva deciso di non rischiare una sicura, e per lui dannosa esibizione pubblica, della sua ex amante) ma le avrebbe pedinate. Magari sarebbe venuto a capo di qualcosa.

Le aveva così seguite.
Camminavano affiancate ma non sottobraccio, come si usa tra amiche, quel contatto stabilito dall'affetto e dalla complicità. Soprattutto dalla condivisione. Camminare sottobraccio significa calibrare i passi sulla medesima lunghezza, letteralmente andare insieme. Sostenersi, anche. E la possibilità, a così stretto contatto, di scambiarsi confidenze senza essere da altri udite.
Sulla base di questo indizio Ferrer aveva concluso che Josette e Celeste non erano amiche, ma questa constatazione che in un primo momento lo aveva confortarlo, lo aveva poi scaraventato in una nuova inquietudine, sollecitando altri interrogativi. E dubbi.
Di cosa stavano parlando?
Troppo preso ad inseguire Fleur s'era quasi dimenticato di Josette, facilmente rimossa dalla sua testa che nel suo cuore mai c'era stata, e aveva forse troppo di fretta abbassato la guardia.
Ed ora lei gli si riproponeva, oscura ed intrigante. Sicuramente vendicativa.
Non c'erano, conoscendo Josette, altre motivazioni possibili ad averla indotta a stabilire un approccio con Celeste Petit, anni luce lontana da lei e della quale mai si sarebbe interessata se non per perseguire uno scopo. Una vendetta. Come lui presagiva.
Dopo un breve tratto di strada s'erano separate, salutandosi con una semplice stretta di mano e avviandosi in direzioni opposte.

CONFIDENZE.  CONSIGLI. E VERITA' NASCOSTE.
- Ma davvero, Francisco, hai sperato che Josette si sarebbe silenziosamente fatta da parte? E' una piccola vipera molto velenosa. Fai attenzione. Piuttosto anticiperei la nostra partenza per Hollywood. La tua uscita di scena forse la indurrà alla calma. -
Questo l'amichevole, saggio consiglio di Arturo Serrano.
Consiglio che Ferrer, però, non aveva alcuna intenzione di seguire, che mai nessuna donna lo avrebbe costretto alla fuga. Tanto meno una come Josette.
Arturo s'era limitato allora a scuotere il capo, e ad un'affettuosa pacca sulla schiena.
Da quello che gli era dato di conoscere del suo amico sapeva che nessun ragionamento lo avrebbe indotto a cambiare idea.

Blanca Gil, invece, alla quale Ferrer non aveva fatto alcuna confidenza né chiesto alcun consiglio, lo aveva approcciato lei, di sua iniziativa, e nel suo solito modo crudo e diretto gli aveva chiesto: cosa sta accadendo tra la tua ex amante e quella che invece vorresti lo diventasse? Le ho viste insieme.

- Non so di cosa tu stia parlando, Blanca -
Aveva replicato Ferrer, attento a non far trapelare nel tono della voce, l'inquietudine
- Allora ti sto dando un'informazione di prima mano.Un favore che dovrai restituirmi a tempo debito -
Blanca aveva tenuto a sottolineare.
- Sicuro. Come sempre. Raccontami cosa hai visto -
- Le ho viste alla pasticceria Bocados, parlavano fitto, o meglio, Josette, che l'altra pareva solo ascoltare. Sono rimasta lì finché ho potuto, sperando di capirci qualcosa. Poi sono dovuta venir via -

Era stato quindi un puro caso che loro due, Francisco e Blanca, non si fossero visti, intenti a spiare la medesima scena. Questione di attimi: lei andava e lui arrivava. Un simbolico cambio della guardia.
E il fatto che anche Blanca fosse a conoscenza di questa inedita combine tra Josette e Celeste, accresceva la sua inquietudine. Avrebbe dovuto giocare su due fronti: smascherare la sua ex amante e nel contempo fuorviare Blanca. Una partita estremamente difficile, ma che pure lui non rifiutava di condurre perché, come aveva ribadito ad Arturo Serrano, nessuna donna mai lo avrebbe costretto alla fuga.
E se la motivazione in altri tempi era stata quella dell'orgoglio del maschio, dell'attore, del sex simbol, ora c'era quella preponderante del suo amore per Fleur che in qualche modo ristabiliva gli equilibri ponendolo dalla parte del giusto, anche se per questo avrebbe dovuto mentire, manomettere, mistificare, stravolgere.
Nulla sarebbe potuto essere considerato illecito, o doloso. per salvaguardare un bene così grande.

DONNE
Ma più che le nevrosi di Josette, Ferrer temeva l'ingerenza arbitraria di Blanca, già sperimentata in passato seppure a suo vantaggio, per cui ora, a ragione, ne paventava l'ipotetico ribaltamento nei suoi stessi confronti, qualora si fosse sentita estromessa da quella faccenda. Un'abiura a quel loro rapporto dove lei, che mai era stata sua amante, era da sempre l'unica donna stabile della sua vita.

Josette e Blanca, due donne da cui guardarsi e delle quali prevenire le mosse. Un compito arduo, perfino per lui, abilmente avvezzo a districarsi in queste faccende, senza troppo badare al modo, che il suo status di stella del cinema pure glieli concedeva questi strappi al galateo amoroso, perché erano proprio gli strappi più ruvidi, più scandalosi, quelli di cui si cibava la platea dei fans e dei media. Clamore che andava ad alimentare la sua leggenda.
Uno dei motivi per cui era stato scelto per interpretare il film "Don Juan" erano state proprio le sue vicende amorose, recitate in diretta, senza alcun filtro e, soprattutto, nessuna compassione.
Qualunque fosse, però, il tenore delle sue vicende, Ferrer non cadeva mai nel volgare.
La sua immagine così non ne usciva mai del tutto compromessa, che pure era capace di gesti eclatanti e generosi, controcorrente, strettamente privati, come quando una sua ex amante (un'attricetta molto bionda, molto giovane e molta bella) era caduta in disgrazia dopo che era stata resa pubblica la sua relazione con un ministro del partito conservatore, noto per il suo moralismo estremo e le sue idee ottocentesche, che in virtù di quella relazione aveva però mandato alle ortiche, svelando prima a se stesso, e poi ai suoi elettori, un lato inedito del suo essere, in netta contrapposizione a quella sua dottrina fino ad allora predicata.
Lo scandalo aveva travolto entrambi e con conseguenze disastrose: il ministro s'era prima dimesso dal suo partito e subito dopo dalla vita, con un colpo di pistola alla tempia. Non prima, però, di aver scritto una lunga, dolorosa, commovente lettera, in cui chiedeva perdono alla famiglia, al suo partito, e al mondo intero, per quel suo unico tradimento di cui avrebbe fatto ammenda col proprio sangue e l'esilio dal Paradiso (che i suicidi non ne hanno accesso)
E di questo suicidio, alla giovane attrice, era stata attribuita tutta la responsabilità etica.
Era stata lei a fuorviare quell'uomo retto, marito e padre esemplare, politico incorrotto, trascinandolo al degrado morale e poi alla rovina. Così aveva deciso l'opinione pubblica confrontando le loro due biografie: scarna e irrilevante quella di lui, un uomo comune, anonimo, se non fosse stata per quella  sua esasperata identità politica che violentemente lo aveva posto sotto la luce dei riflettori per l'oltranzismo delle sue posizioni, cosicché quella di lei risaltava, in uno stridente contrasto, tentatrice ed ambiziosa. Una piccola arrivista. Una rovina famiglie. Di questo verdetto ne aveva preso atto anche lo star sistem, che notoriamente, invece, si serve ai suoi fini dei personaggi controversi e discussi, gli eroi maledetti, le cui storie diventano racconto cinematografico.
Ma in quello specifico c'era stato il morto. Una vedova e degli orfani.
E quella lunga e dolorosa lettera di espiazione, con la rinuncia al Paradiso.
Così lei s'era trovata emarginata, senza lavoro e senza più amici. Perfino quelli che avevano mirato a portarsela a letto ora mostravano riprovazione nei suoi confronti.
Ferrer, che di norma non prestava attenzione ai protagonismi altrui, s'era interessato alla faccenda solo perché lei era stata un tempo la sua amante. Timida, docile, premurosa, niente affatto corrispondente al ritratto dell'ambiziosa arrivista che le era stato incollato addosso (fosse stato pure vero lui non avrebbe cambiato opinione perché era questo che ricordava di lei).
Così era andato a cercarla nella solitudine dell'espiazione in cui era stata confinata, con un sostanzioso assegno e un biglietto aereo per l'Australia.

- Lì non faranno caso a te: la condizione giusta per poter ricominciare -
 S'era trattenuto solo il tempo necessario per la consegna. Niente altro.

martedì 28 agosto 2018

Fleur (cap 8)



DIRITTO ALL'AMORE
- Io l'amo, Arturo -
Ti ricordo, compadre, che lei ha solo quattro anni più di tuo figlio e la metà dei tuoi. Faresti bene a rinsavire che uno scandalo non gioverebbe di certo alla tua carriera -
- La carriera! Io ti racconto delle mie sofferenze d'amore e tu contrapponi le necessità della carriera! -
- Oh si, Francisco, perché sei mio amico ed anche perché su di te ho investito un bel pò di soldi. Ti diffido, quindi, dal compiere passi falsi o quanto meno azzardati, ricordandoti anche che tra meno di un mese partiremo per Hollywood per perfezionare il contratto con la Warner Bros per il film "Don Juan" di cui tu sei il protagonista ed io il produttore. Sistema le tue faccende di cuore, compadre. E nel tempo più breve -

Ferrer trovava intollerabili le disposizioni che Arturo Serrano gli aveva impartito. Lui certo ci metteva i soldi, ma senza il suo talento sarebbero serviti a niente. Le posizioni tra loro andavano riviste. E comunque non poteva certo ora che aveva varcato la soglia della casa, no ancor meglio, della stanza di Fleur, tirarsi indietro. Un traguardo che gli era costato interminabili ore di vacue chiacchiere con Ermelina Hortega, della quale tutto ferocemente detestava: lo sguardo adorante con cui lo guardava, l'umiltà con cui si piegava ai suoi consigli, la voce con cui pronunciava il suo nome.
Eppure, nonostante la sua avversione, s'era dato da fare per lei correndo da un posto all'altro per organizzare quella stupida festicciola di compleanno trasformandola in una mega festa hollywoodiana, garantendo la sua presenza e quella di nomi al suo stesso livello.
E tutto finalizzato al solo scopo di rivedere Fleur.

Ed ecco che il suo migliore amico, invece di mostrare comprensione e parteggiare per lui, pure cercava di dissuaderlo, di distoglierlo dal suo amore per lei, come se quello fosse un sentimento riprovevole. Perverso. E così aveva tirato in ballo la storia dell'età, ricordandogli i troppi anni che correvano tra di loro. Come se quello fosse bastante  persuaderlo a non amare più Fleur.

Ma se solo avesse potuto guardare dentro al suo cuore avrebbe visto la gioia e la follia che lei, con l'inconsapevole seduzione delle sue innocenti provocazioni, in lui scatenava. Come quando Fleur aveva finto di cadere lui l'aveva afferrata e stringendola fra le braccia aveva sentito i suoi seni immaturi premere contro il suo petto: boccioli bianchi dai capezzoli rosa, intravisti nella trasparenza della blusa, che in Fleur era tutto così chiaro e luminoso. Incontaminato.

Sbagliava Arturo nelle sue moralistiche considerazioni che non tenevano in alcun conto della potenza primieva dei sentimenti, riducendo tutto solo al solo principio legale. E ad un calcolo di anni.
Negandogli. di fatto, il diritto all'amore

DIRITTO DI  CITTADINANZA
La festa sarebbe stata la domenica seguente, ed era tutto già predisposto, così Ferrer, finalmente libero dai noiosi impegni con  Ermelina Hortega, s'apprestava a trascorrere quei giorni rimanenti pattugliando i dintorni di Fleur nella speranza d'incontrarla o anche solo intravederla, quando la telefonata, imprevista e concitata di Ermelina, gli aveva spianato il percorso, inaspettatamente conducendolo di nuovo a casa dei Petit.

- Coralie vorrebbe vedervi. Non so di cosa si tratti, ma ha chiesto di voi. Andate prima possibile -
E lui era andato quel giorno stesso.

Lo aveva accolto la stessa Coralie che stringendogli la mano aveva detto: avete compiuto un miracolo di cui ve ne sarò in eterno grata. Da quando ho posto al collo di Philippe il vostro scapolare una nuova linfa lo ha rianimato. Mangia senza rigettare il cibo e dorme più tranquillo. Ha acconsentito perfino ad uscire all'aperto, dopo mesi di letto e di penombra. Ah Francisco, non potete immaginare cosa significa per me. Volevo farvene partecipe e ringraziarvi di questo vostro miracolo. -

Coralie aveva fatto di getto questo suo breve discorso, in uno stato di esaltazione emotiva aveva portato la mano di lui alla bocca per baciargliela, ma Ferrer con dolcezza l'aveva sottratta.

- No, Coralie, non è mio questo miracolo, ma della vostra tenacia e del vostro amore -
- Ma io vi sarò comunque eternamente grata. Così come Philippe, che vorrebbe personalmente ringraziarvi -

Coralie  aveva aperto la porta della stanza invitandolo ad entrare, mentre Ferrer, che a quell'invito non poteva sottrarsi, avrebbe dovuto far ricorso a tutte le sue forze per vincere la repulsione fisica che da sempre i malati gli ispiravano. Avrebbe dovuto respirare l'odore malsano della sofferenza misto a quello dei liquidi corporei, e tendere la mano in una carezza, o in un gesto qualsiasi di contatto.
Ma a differenza della prima volta che vi era entrato, nella stanza permeavano odori  più asciutti, meno aggressivi, e la luce, attenuata dai pesanti tendaggi, irradiava morbida e circoscritta sui dettagli essenziali, non calando direttamente sul catafalco del letto e sul moribondo che vi giaceva. Lo accoglieva una scenografia meno drammatica di quella che ricordava.

Ferrer s'era arrestato ai piedi del letto, in quello che poteva essere inteso come segno di rispetto ma, in realtà, per codardia, che la vicinanza col malato lo avrebbe costretto a guardare le devastazioni causate dalla malattia.
Avrebbe voluto scappare da quella stanza. Da quel letto. Da quella situazione.
Ma aveva, invece, obbedito a Coralie che con un gesto discreto lo aveva invitato ad avvicinarsi al capezzale, così da potersi personalmente accertare della verità di quel miracolo di cui era stato l'artefice.
 S'era allora avvicinato al letto dove, sotto uno spesso strato di coltri, giaceva una figura senza età e senza fisionomia, che lo guardava con lo stesso sguardo d'acquamarina di Fleur, solo più sfocato. Remoto. Proveniente da oltre confine.
Il resto del volto era come avvolto dalla nebbia, senza contorni né lineamenti, dove solo s'evidenziavano nitidi gli occhi che per un breve istante lo avevano guardato muti, prima di tornarsi a chiudere.
Coralie s'era chinata su di lui, gli aveva accarezzato la fronte e ricomposto le coltri, dopo di che  erano usciti dalla stanza. Ma prima di varcare la soglia era tornata indietro per un ultimo bacio.

- Fermatevi a pranzo con noi, vi prego. Mi farebbe piacere avervi nostro ospite -
L'invito di Coralie era giunto inatteso ma tempestivo, proprio mentre Fleur uscendo da una camera laterale lo aveva visto e con genuino, irruento entusiasmo, gli era corsa incontro
...e a Ferrer non era rimasto altro che accettare.

Accolto con cordiale ospitalità al desco dei Petit, dove mancava solo Celeste impegnata con la scuola, Armand lo aveva da subito elargito della sua simpatia, e perfino la nonna caffellatte aveva dismesso, in quell'occasione, l'atteggiamento palesemente diffidente nei suoi riguardi. La sua presenza aveva animato quella loro tavola di solito parca di sguardi e di parole, perfino di qualche risata.
Ferrer, perfettamente a suo agio, s'era dimostrato ospite amabile dissertando con Armand di viaggi e di avventure. Entrambi avevano così scoperto di esser stati protagonisti del medesimo incidente di treno, di aver soggiornato nello stesso periodo a Venezia, città incantevole ma scomoda, e su cui concordarono mai vi avrebbero vissuto, e di preferire alla vecchia, affascinante, ma troppo lenta Europa, il dinamismo, seppur  nevrotico, delle metropoli americane.
- Sono un francese dall'indole newyorkese -
 Aveva concluso Armand suscitando le rimostranze discrete della suocera che invece nutriva rimpianti per Parigi, a cui agognava far ritorno appena Philippe fosse guarito.

- Oh mamma, se hai così tanta nostalgia puoi partire anche domani, che Philippe ha finalmente intrapreso la via della guarigione -
Aveva detto con dolcezza Coralie, indirizzando a Ferrer  uno sguardo di gratitudine
...e allora Fleur, che quello sguardo aveva intercettato, gli aveva stretto la mano sotto il tavolo: un gesto di complicità che lui aveva sublimato ai confini dell'estasi.
E così egli aveva aveva stabilito che quella casa, con quella stanza, quel tavolo, quella gente, era l'unico luogo a cui aspirava,  rimanere, e dove aveva appena acquisito diritto di cittadinanza.
Un diritto suggellato da quella stretta di mano clandestina.

lunedì 13 agosto 2018

Fleur (cap 7)


EVENTI STRAORDINARI
Ferrer, quel mattino, era arrivato in ritardo all'appuntamento con Ermelina Hortega per ultimare i preparativi a quella festa che si preannunciava come un evento straordinario, avendo egli garantito la sua presenza e quella di svariate personalità dello star system, ma quando era giunto l'aveva trovata in uno stato di prostrazione emotiva, gli occhi lucidi e un fazzolettino premuto sulla bocca a reprimere i singhiozzi.
Premurosamente, allora, le aveva chiesto i motivi di quella sua disperazione
-  La mia agitazione è causata dal peggioramento delle condizioni di mio nipote, Philippe, il fratello di Cleleste e di Fleur. Se dovesse morire il giorno della festa, o quello antecedente, sarebbe una vera tragedia per tutti noi. Soprattutto per Delicia, che dovrebbe rinunciare ai festeggiamenti. -
E, tra le lacrime, lo aveva messo al corrente di quella parte di storia della vita di Fleur di cui lui non sapeva niente. Così s'era prodigato a tranquillizzare Ermelina, in ambasce più per la sorte della festa che per quella del nipote. Sul cinismo della donna, Ferrer, non s'era neppure un momento soffermato
poiché istantaneamente era subentrato quello suo, predominante, avendo intravisto in questa nuova situazione la possibilità di accedere dalla porta principale alla vita di Fleur.
S'era così speso, con promesse impossibili, a consolare la matrona, al fine di accrescerne la dipendenza psicologica, a fronte di quelle sue garanzie incentrate sul niente.
Ma a lei questo bastava.

- Prima cosa occorre sincerarsi delle reali condizioni di salute di vostro nipote. Andate a fargli visita, anzi, permettete che vi accompagni, siete sconvolta e non mi fido a lasciarvi andar sola -

E così aveva varcato la soglia della stanza sigillata di Philippe, pervasa da un calore insopportabile e permeata dal tanfo di urine recondite. E disperazione.
Al suo capezzale una donna pallida dall'aria sfinita, vestita di scuro, che neppure s'era accorta della loro presenza, intenta a frizionare, con estrema cautela, la fronte e il petto del malato.
Solo quando Ermelina le aveva toccato una spalla si era accorta di loro.
A fatica, allora, s'era staccata dal letto dove Philippe giaceva immobile, per salutare l'ospite che per riguardo era rimasto in disparte.

Coralie recava sul volto le tracce di una bellezza bionda, (la stessa di Celeste e di Fleur) che la pena e la disperazione avevano offuscato e reso tragica. Nel volto scarno gli occhi si evidenziavano, nell'alone scuro delle occhiaie, troppo grandi e troppo chiari; la bocca pallida, esangue, arida di sorrisi e di parole; i capelli, malamente annodati, erano prematuramente striati di grigio.

Fuori dalla stanza Ermelina l'aveva abbracciata e poi le aveva presentato Ferrer
- Posso offrirvi qualcosa? -
Coralie aveva chiesto per dovere di ospitalità, ma si capiva chiaramente dai suoi sguardi rivolti alla stanza di Philippe, che avrebbe voluto tornare dentro.
- Una giornata così calda, mia cara...una delle più calde quest' anno, ma tu non puoi certo saperlo dal momento che esci così raramente -
E già Ermelina si predisponeva ad una chiacchierata salottiera, ma Ferrer, intuendo lo stato d'animo di Coralie, aveva con garbo, per entrambi, rigettato l'invito, adducendo la motivazione di molteplici commissioni e appuntamenti.
- Lo scopo della nostra visita era solo quello di aver notizie sullo stato di salute di vostro figlio -
 Coralie aveva accolto con gratitudine quell'intromissione di Ferrer che abbreviava i tempi della visita permettendole di tornare al capezzale di Philippe.
- Ha superato la crisi e va stabilizzandosi. Il mio Philippe ha un cuore forte e volontà di vivere -
Aveva risposto in modo automatico, come fosse quella una frase ripetuta infinite volte e alla fine mandata a memoria.

Il giorno dopo Ferrer era tornato portando in dono lo scapolare di Santa Martha Dominadora, alias di Marta Guedè, la potente Loa che aveva tutelato il suo Sebastian.
 - Ha protetto mio figlio, proteggerà anche il vostro -
Coralie aveva accolto quel dono con gratitudine, gratificandolo perfino di un timido sorriso, e poi dal fondo del corridoio era apparsa Fleur, che vedendolo gli era corsa incontro travolgendolo con l'impeto di un ciclone
- Francisco, siete qui! -
Aveva esclamato con entusiasmo, e poi prendendolo per mano aveva aggiunto in tono imperativo
- Dal momento che siete qui dovete assolutamente vedere una cosa -

E così lo aveva preso per mano guidandolo fino alla sua stanza dove su un ripiano d'angolo campeggiava una grossa radio.

- Noto con piacere che siete passata dal "program du bal" alla radio. Un progresso notevole -
Ferrer aveva detto divertito

Lei aveva girato una manopola e una cascata di note jazz, erano zampillate di getto e inondato la stanza mentre lei improvvisava passi di charleston.

Era radiosa e leggermente accaldata, la camicetta bianca le evidenziava il busto e i seni ancora acerbi deliziosamente modellati che non avrebbero sviluppato troppo di volume, perché Fleur, di ossatura leggera, aveva il fisico sottile di una ballerina classica.
Istintivamente fece il paragone tra lei e Josette, la sua ex amante, e quest'ultima ne usciva immiserita, apparendogli ora volgare e perfino grassa, con i fianchi larghi e i seni prosperosi di nutrice. Trovava ora  perfino ripugnanti quelle sue peculiarità fisiche che pure lo avevano irresistibilmente attratto.

- Francisco avevate promesso s'insegnarmi a ballare. Spero non vorrete mancare alla vostra parola! -
E così s'erano ritrovati al centro della stanza dove Ferrer indirizzava i passi di Fleur che docile l'assecondava con una serietà commovente. S'era così stabilità fra loro una buona sincronia e mano mano che lei acquistava sicurezza nei movimenti si azzardava in  passi sempre più spericolati, e allora lui la redarguiva per riportarla ad eseguire una coreografia più corretta e meno pericolosa.

- Fate attenzione a non mettere a repentaglio le vostre articolazioni -
Le aveva suggerito Ferrer sinceramente preoccupato, e allora lei lo aveva per gioco provocato inscenando una caduta e trascinandolo con sè.
Rideva Fleur le guance rosee e gli occhi brillanti, mentre lui l'aiutava a rialzarsi, per un momento stringendola tra le braccia, aspirando la bionda fragranza dei suoi capelli e l'odore giallo e dolce di miele di tarassaco che permeava la sua pelle di vergine.
Nello struggimento del desiderio Ferrer l'aveva stretta a sè, respirandola tutta e memorizzandola con i sensi nel tempo breve di quel contatto furtivo, che già sulla soglia s'era materializzata, tempestiva ed inopportuna, la nonna caffellatte.
Ma Ferrer, d'attore navigato si era immediatamente ricomposto, prima ancora che quella potesse fare domande

- Ah siete qui. Coralie mi ha detto della vostra visita, ma non dovreste essere in questa stanza -
Lo aveva redarguito, accigliata la nonna caffellatte.

- Nonna,  è colpa mia, volevo mostrare a Francisco la radio che papà mi ha regalato -
Lo aveva difeso Fleur

- Un regalo fuori luogo per la tua età -
Aveva sottolineato con durezza  la vecchia signora

- Ma è soprattutto a questa età che si ascolta la musica -
Ferrer aveva ribattuto con convinzione.

- Musica  per balli scriteriati. Andrebbero proibiti. A tutte le età! -
Il verdetto perentorio della nonna  non ammetteva possibilità di replica.

Ma pure se quella possibilità gli fosse stata concessa Ferrer non avrebbe obiettato, non per vigliaccheria né per opportunismo, ma perché felicemente predisposto ad amare anche lei in quanto nonna di Fleur.

domenica 29 luglio 2018

Fleur (cap 6)


STORIA DI UN NAUFRAGIO
Armand Petit progettava d'imbarcarsi su una nave qualsiasi diretta anche all'inferno purché lontano da quella sua vita. Proposito che gli sarebbe riuscito se non fosse stato per le tracce involontariamente disseminate di quel suo intento, e che non erano sfuggite a sua madre, la generalessa caffellatte: il cuscino del suo letto intriso dalle lacrime crude della solitudine; il riflesso malinconico del suo viso impresso nello specchio; l'assenza della sua ombra, già in attesa sul molo.
 Ma era stato il fagottino dei ricordi, rinvenuto nel fondo di un armadio, a darle definitiva conferma sulle intenzioni del figlio. Così la notte stabilita per la fuga, Armand, aveva invano frugato nell'armadio alla ricerca di quel suo cartoccino, senza riuscire a trovarlo, e già s'era risolto, con una stretta al cuore, di partire senza quello, quando sua madre s'era materializzata sulla soglia con in mano l'oggetto dei suoi desideri
- Era questo che cercavi Armand? -
Aveva chiesto con tono neutro porgendogli il pacchetto
- Stai tranquillo non manderò all'aria il tuo progetto. Non farò nessuna reprimenda né ti sculaccerò, seppure ne avrei la voglia e il diritto, che questa tua ultima è davvero grossa. Ma ti lascerò andare e manterrò il segreto, solo spiegami a cosa ti serve trascinarti dietro questo ingombrante bagaglio pieno di tutto quello di cui vorresti, invece, disfarti. Non credi che possa esserti d'intralcio? Rallentarti. Indurti al ripensamento. Al rimorso. Alla nostalgia. Al pentimento. Se vuoi andartene fallo da uomo libero, senza legami. Semmai si può definire libero un uomo che fugge -
Armand, allora, non era riuscito a trattenere le lacrime
- Non ce la faccio più a vivere questo inferno, mamma. Coralie è ormai un'estranea e i miei figli pure. Io stesso mi sento un impostore simile ai tanti che bivaccano nella nostra casa, ma a differenza di quelli non ho nessuna formula miracolosa che possa guarire Philippe dal suo male e mia moglie dalla sua follia. Ho dato tutto quello che potevo dare, e così non è rimasto più niente. Nulla che possa giustificare la mia permanenza qui -
L'ultima frase, Armand, l'aveva pronunciata in un sussurro.
- Hai ancora il tuo cuore, lo testimonia questo fagottino che hai confezionato con così tanta cura per preservarne il contenuto: carne viva e non reliquie. Devi reagire, Armand, smetterla di compiangerti e prendere in mano le redini della tua famiglia. Te ne saranno tutti grati. Perfino Coralie. Lei si è imbarcata prima di te su quella nave a cui tu aspiri, ma ha fatto naufragio e ha ormai quasi perso la speranza che tu vada a salvarla. La fuga è una strada solitaria, lungo la quale ci si perde: la tua vita è qui e devi accettarla. Philippe è malato, ma vivo, inducilo a varcare la soglia di quella sua stanza sigillata e tagliare il cordone ombelicale con sua madre. E forse rinasceranno entrambi. Eppoi ci sono le tue figlie disconosciute, Celeste che la malattia del fratello ha reso orfana, e Fleur, abiurata perché non ha compiuto il miracolo per cui è stata concepita. Ma nonostante tutto lei ha un carattere felice e un'innata propensione alla vita. E' l'unica sana in questa famiglia di pazzi. E va preservata. Se cercavi un motivo vincolante per poter rimanere, ecco, te l'ho appena fornito. Ora vado a dormire, spero di vederti domattina a colazione. Se così non fosse ti auguro buon viaggio -
E senza dargli il tempo di replicare era uscita dalla stanza.
La mattina dopo, Armand, sedeva al suo solito posto al tavolo della colazione.

Non fuggire, però, non sempre significa rimanere, e dopo i primi maldestri tentativi di una riconciliazione con quella che era la sua vita, Armand aveva definitivamente abdicato al suo ruolo di capitano di quella nave dove la ciurma, pur senza entrare in stato di ammutinamento, non gli riconosceva nessun grado e nessun ruolo, e così la sua unica occupazione, espletata per lo più nel chiuso della sua cabina, consisteva nel redigere il diario di bordo, ma dal momento che la realtà non lo soddisfaceva, vi andava annotando fatti di pura immaginazione, ascrivibili ad un mondo parallelo dove Philippe non era affatto malato ma sanamente scapestrato quanto lo sono i ragazzi della sua età; Celeste e Fleur , erano le giovani più invidiate ed ambite di Santo Domingo, in virtù della loro posizione sociale ma, soprattutto, della loro abbagliante bellezza; Coralie, nonostante gli oneri della vita famigliare e quelli della rappresentanza, pure trovava il tempo per rinnovare gli incanti della luna di miele.
Ma non sempre questa trasposizione gli riusciva, che con la realtà, nonostante i suoi tentativi di fuggirla svicolando per corridoi secondari e stanza segrete, suo malgrado ci s'imbatteva: lo sguardo accusatore di Coralie; la camera sigillata di Philippe; la folla invadente dei pellegrini; la solitudine in tutto quel rumore.
E nessuno che venisse a salvarlo.

L'ASSENZA DI FLEUR
- Ma io non voglio affatto guarire, Arturo, soprattutto se guarire significa non provare più sulla mia pelle viva la struggente percezione della sua assenza. L'assenza di Fleur. Solo a pronunciare il suo nome mi emoziono. Non puoi chiedermi di rinunciare anche alla sua assenza. E sono trascorse già tre settimane dall'ultima volta che l'ho vista. Devo escogitare qualcosa affinché possa incontrarla. -
Francisco Ferrer, esausto dopo la notte insonne, s'era lasciato cadere su una poltrona
- Maledizione, Francisco, ma l'hai vista? E' ancora una bambina! -
Aveva esclamato Arturo Serrano, esasperato dall'ostinazione dell'amico
- Se ha le mestruazioni è una donna! -
E con quell'affermazione categorica Ferrer aveva troncato il discorso.

INCONFESSABILI DESIDERI SEGRETI 
Troncato il discorso ma non le speranze, che già s'apprestava alla consueta ronda di perlustrazione nei luoghi dove immaginava potesse  "casualmente" incontrarla, che la fortuna, quel giorno, gli aveva teso la mano facendolo imbattere in Ermelina Hortega, reduce da un faticoso giro di acquisti (una voluminosa sporta) e alla disperata ricerca di un taxi, quel giorno introvabile. Premurosamente, Ferrer, le aveva offerto il suo aiuto.
-  Ermelina, permettete che questa la porti io -
Le aveva detto togliendole di mano il bagaglio degli acquisti, sperando in cuor suo di non incrociare nessun taxi per avere modo di estorcerle, in un tet a tet, informazioni su Fleur.
Ma Ermelina era ben disposta a parlare, e così lo aveva messo a parte del suo progetto di organizzare una festa a sorpresa per il sedicesimo compleanno di sua nipote Delicia, cugina carnale di Celeste e di Fleur, in quanto una delle sue figlie aveva sposato il fratello maggiore del console Petit.
A stento dominando i battiti furiosi del suo cuore, Ferrer s'era offerto d'aiutarla nei preparativi.
Ermelina, a questa sua proposta, era quasi caduta in deliquio.

La prospettiva di rivedere da lì a breve Fleur era stato per Ferrer un fenomenale antidoto contro l'insonnia, un miracoloso ricostituente che lo aveva ritemprato non solo nello spirito, ma anche nel fisico, che ora rifulgeva di una bellezza inedita, più languida e remissiva, così come trapelava dalla gestualità divenuta più morbida, quasi quieta, e dallo sguardo che da rapace s'era fatto di colomba.
Cambiamenti che non erano sfuggiti a Blanca Gil che gli aveva chiesto, tra il serio e il faceto, chi fosse la maliarda che aveva trasformato la tigre in un gattino.
- Nessuna. E per un periodo non ve ne saranno. Ho deciso di prendermi un anno sabbatico -
Le aveva risposto ridendo Ferrer
- E Josette lo sa? -
Aveva domandato, in tono mellifluo, Blanca
- A Josette non devo alcuna spiegazione. Tra noi è finita -
Il tono tagliente della sua stessa voce aveva sorpreso lui per primo, che subito s'era affrettato ad aggiungere con studiato cinismo: se ci stai facendo un pensiero lascia stare, a Josette piacciono gli uomini.
- Quanta sicumera in questa tua affermazione con cui dai per scontato che tutti noi sappiamo con certezza cosa davvero ci piace o non ci piace. Un'asserzione netta, che non tiene però conto di quei nostri inconfessabili desideri segreti. Un'affermazione volutamente fuorviante -
Quest'ultima frase, Blanca, l'aveva pronunciata guardandolo dritto negli occhi
- Cosa intendi dire? -
Le aveva chiesto lui di rimando, trattenendola per un braccio
- Quello che hai inteso -
Aveva risposto beffarda, liberandosi dalla sua stretta.

CONTRASTI. E SENTIMENTI
Di veri contrasti con Blanca non ne aveva mai avuti, la loro intesa basava sulla complicità anziché sull'amicizia, sulla spartizione piuttosto che sulla condivisione: l'equivalente di un bottino equamente ripartito.
E questo implicava che fra loro non vi fossero zone d'ombra.

Eppoi Blanca inspiegabilmente piaceva a Sebastian, il figlio undicenne di Ferrer, un ragazzino scontroso, difficile da trattare, nei riguardi del quale, per questo motivo, lui stesso, in continuo affanno psicologico, nutriva sentimenti contrastanti.
Ma con Blanca, invece, Sebastian spontaneamente si lasciava andare, smetteva la mimica dell'accigliato, perfino rideva con la risata cristallina dei bambini.
E  così, Ferrer, s'era convinto dell'idea che tutte le donne, anche quelle che hanno rinnegato la loro prima natura, sono soggette all'istinto materno.
Vederli assieme, la donna mancata e il bambino smarrito, sempre gli struggeva l'anima di tenerezza e di un vago senso d'impotenza.