Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.
Visualizzazione post con etichetta Frammenti Erotici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Frammenti Erotici. Mostra tutti i post

sabato 30 marzo 2013

Particolari secondari

PARTICOLARI SECONDARI
Quando sei qui
volutamente ignoro
i tuoi seni minuti
e  i capelli sottili
e gli occhi limpidi
e la pelle fruttata. 
Particolari secondari
di cui nulla m'importa 
Né mi appartiene 

Nella stanza buia
solo la tua voce di fumo
m'eccita
come nessun'altra carezza
saprebbe mai fare
mentre s'allunga con la mano sfacciata
di una puttana
sul mio sesso
al ritmo imposto dal tuo brano
Lenta
delicata
aggressiva
affamata
di nuovo lenta 
senza però mai struggimento
né abbandono 
a ribadire che per te è solo questione di soldi
e per me solo questione di sesso 

Particolari secondari
perché le uniche cose a cui aspiro
quelle che per me contano
sono nei gesti del tuo muto racconto
e  il mio epilogo nella tua bocca.


martedì 19 marzo 2013

La Dea

  Ti Amo.
Con questa frase iniziano e terminano tutte le mie lettere.
Nel mezzo la descrizione minuziosa della febbrile esaltazione dei miei sensi e della mia mente in un racconto solo sessuale.
Il  "Ti Amo", iniziale e conclusivo, è l'unico romanticismo che concedo alle mie missive.
Un bilanciamento strategico, un' illusione per render più reale, ed eccitante, il gioco.

"Perchè hai tardato a scrivere? Ho atteso la tua lettera come un condannato attende un verdetto di grazia che pur si augura non giunga mai, consapevole che per respirare ho bisogno del nodo scorsoio del tuo cappio"
Eternamente tuo

Lo immagino, stracciare la busta, cavarne il sottile foglio di carta velina ricoperto dai caratteri minuti della mia grafia, intriso dell'odore d'acquamarina del mio pube.
Lo annusa mentre lo stringe tra le mani, caldo e palpitante, piccolo animale lussurioso dal cuore clitorideo.

"Quell'animale femmina che nidifica nel tuo monte di venere e dalle cui labbra segrete mi giunge, ossessivo, il suo mistico richiamo. E il suo voluttuoso odore di caverna, inconfondibile ai miei sensi, di cui ho pregno il sesso, le dita e la bocca. E la mente. Così mi concedo alla tua fantasia. Coscientemente mi lascio sodomizzare da quella tua penna descrittiva, che divinamente usi come un pene di donna a penetrare i miei lombi, già umidi alle tue dita, aperti ed eccitati, pronti a soddisfare i tuoi  desideri clandestini".
Eternamente tuo

"Ti Amo".
Con questa frase iniziano e terminano tutte le mie lettere.
L'unico romanticismo che concedo alle mie missive.
Una strategia di gioco.
Al centro, parole nude e palpitanti.
Parole puttane.
Perché anche una dea ama il mascheramento, e quanto questo è più lontano dalla sua natura più le procura piacere l'oscuro desiderio che la riplasma in un'essenza di carne, affinché la finzione risulti reale, e lei possa assaporare il divino in ciò che è solo umano.

venerdì 6 luglio 2012

Elogio al vento che scompiglia i capelli, solleva le gonne e sensualmente intriga

...e così par di sentire mille sospiri sospesi nell'aria, mille bocche rosse che si schiudono, mille mani che invano cercano di afferrarlo nel suo turbinare, e tutto diventa stupefacente e giocoso, un rutilare evanescente di gonne e di sciarpe leggere, di capelli...soprattutto di capelli che come stelle filanti si dipanano ribelli dal nodo delle trecce e degli chignon, in una pioggia festosa di forcine e fermagli e nastri colorati.
Un carnevale tardivo in questo ardente luglio, col trucco che dolcemente si disfa in strie nere di liquirizia sotto cui si rivela il nudo degli occhi, eppoi il nudo della pelle, nelle spalline scese e nelle gonne sollevate, offerta pagana di seni e di gambe per lenire l'arsura di questo sole corsaro.
Offerta spudorata, esibita con l'innocente impertinenza delle bambine, nessuna provocazione ma  solo istinto del gioco, quel lasciarsi rincorrere il cui scopo finale è lasciarsi prendere, allargare le braccia ed offrire la bocca ed il petto ansante, in un gesto di resa incondizionata.

Il vento sensualmente intriga, il soffio e la carezza, una lingua furtiva che netta e lubrifica, con la sua bava fresca, le arsure della pelle e dei sensi, in un amplesso impudico e stordente, sensualissimo.
Il suo abbraccio da tergo, inaspettato e voluttuoso, la gonna che si solleva e che la mano di malavoglia trattiene per un solo istante, perché troppo eccitante è il gioco esibito sul grande palcoscenico della strada, sotto gli occhi dei passanti, spettatori inconsapevoli del muto tripudio di quell'amplesso intimo che culmina in umido languore nella garza sottile delle mutandine.

sabato 14 gennaio 2012

Alla mia puttana malinconica

Mi guarda, in silenzio, con quei suoi occhi grandi e la bocca leggermente dischiusa.
Una bretellina della sua sottana è discesa sotto l'incavo nudo dell'ascella ed un seno, dal capezzolo rosa, trabocca come un tondo bocciolo dal vaso, mentre i suoi capelli divampano sul cuscino come un fragile incendio.
M'attende in silenzio, quieta, nel recinto del letto, pronta e, forse, già schiusa.
M'accende e m'inorgoglisce, la mia bellissima puttana, così  facile e così  inaccessibile, come un sogno truffaldino, di quelli che sembran veri ma, al risveglio, è già sfumato nel chiarore fuggevole della prima alba.
Lei è mite, e malinconica, come solo quelle della sua specie possono esserlo.
Eppure mi sorride, e pare per null'altro esistere, e null'altro agognare, che la mia attenzione per questa notte.
E' bella, la mia puttana, la più bella di tutte.
La più richiesta.
Per questo, forse, è la più triste.


ALLA PIU' BELLA DI TUTTE
ALLA MIA PUTTANA MALINCONICA
Mia stella sotterranea
mio sentiero segreto
sentinella della mia anima
a te, che non ho mai detto amore
a te, che mai lo dirò
eppur sei l'unica che reclamo
nei miei travagli di sincerità
perchè tu sola puoi
tu sola sai
senza inganni
consapevolmente
e per il mio piacere
esser corpo ed anima
perfettamente disgiunti.

mercoledì 10 agosto 2011

L' uomo di cioccolata

Adoro il tuo ingannevole incarto, sigillato da una serratura ermetica e protetto da una combinazione bislacca che tu tutti i giorni cambi, anzi, volutamente dimentichi affinché nessuna donna possa mai accedere ai segreti reconditi del tuo cuore.
Che nessuna vi sosti troppo a lungo.
Ma è questo penetrare il tuo interno, inaccessibile e solitario, groviglio d'intestini e nervi e cervello e forza di volontà e desiderio, la sfida che mi eccita.
La tua dolcezza illusiva la lascio alle altre, a quelle che si limitano ai peccati innocenti della gola e s'accontentano del residuo di cioccolata sulla punta della tua lingua.
Io, invece, aspiro alla lussuria.
Voglio essere dentro il tuo involucro, accarezzare i tuoi organi interni, respirare coi tuoi polmoni, sincronizzarmi sul ritmo del tuo cuore, scalare la carotide, impastarmi nella tua lingua ed affacciarmi, infine, dai tuoi occhi per vedere come il mondo appare al tuo sguardo.
Voglio entrarti nella testa come un urgenza irrimediabile.
Vitale, come la necessità di respirare, mangiare e bere.
Sigillata nel tuo ventre, tra l'ombelico ed il sesso, cosicché le tue voglie siano anche le mie.
Artefice e complice nel tuo gioco d'inganni.

domenica 17 aprile 2011

Al limite estremo

Cento candele rischiarano la stanza proiettando ombre sulle pareti.
Tu dormi perso nella vastità del letto, smarrito in una regione remota, inconsapevole della mia presenza.
Inaccessibile.
Mi piace guardarti così immobile, pensarti indifeso, esposto al mio sguardo e al mio volere.
Mi procura una vertigine di desiderio il tuo abbandono al sonno.
M'incanta la tua inconsapevolezza.
Sei nudo sotto le coltri.
Il disegno del tuo corpo è un abbozzo reale e pieno: sotto la tela leggera del lenzuolo palpitano i tuoi muscoli vivi.
Nella luce incerta delle candele scruto l'impercettibile battito delle tue ciglia, la bocca appena dischiusa, il petto che si solleva nel calmo ritmo del respiro.
Aspiro l'odore del tuo corpo.
Non svegliarti ora, voglio protrarre la magia surreale di questa stanza disadorna: il coro muto delle fiammelle che s'allungano a spiarci come ombre coperte di occhi, il tepore caldo e stordente della cera, questo letto, grande come un palco d'opera, e la mia volontà di perdermi nell'eccitante gioco dell'attesa.
M'inebriano questi momenti rubati alla tua inconsapevolezza quando ti possiedo completamente.
Mi chino sulla tua bocca per respirare del tuo stesso respiro.
Sfioro lievemente le tue labbra.
Forte è la tentazione d'imprimere la mia bocca sulla tua facendoti vibrare nell'eccitazione di un contatto inatteso.
Sentiresti  il mio corpo freddo premere sul tuo, adattandosi perfettamente, in un armonico gioco d'incastri.
Ti serrerei forte tra le mie cosce, limitando lo spazio solo alle mie  esigenze, scivolando su di te mentre ti desti, confuso in una realtà stupefacente.
Non ti darei il tempo di diradare le nebbie dell'incoscienza ma, ad occhi bendati, passeresti quel buio confine in uno stato ipnotico.
Con determinazione ti condurrei al limite estremo.


La mia lingua che scivola nella tua bocca.
La mia lingua che ti accarezza il petto e gioca con i tuoi capezzoli.
La mia lingua che netta la punta del tuo sesso.

Sei ora desto e lucidamente consapevole.
Dimeni l'inguine mentre cerchi la mia bocca.
Visualizzo il battito accelerato del tuo cuore nel ritmico pulsare di una vena sul tuo collo.
Le tue mani, imperative, mi sospingono verso  la pozza calda del tuo grembo sollecitando le mie labbra sul tuo pene, duro e gonfio, pronto a dischiudersi.

Ad un passo dal limite estremo
con crudele determinazione
distoglierò la mia bocca
lasciandoti stordito e spossato
per possederti, poi, in un gioco diverso

giovedì 14 aprile 2011

Strumenti di seduzione



IL VENTO E' LO STRUMENTO CON CUI DIO SEDUCE LE DONNE
C'è questo sole impotente, pretestuoso ed illusorio, che non riesce a dispensare benessere alla città già semi svestita, palesemente ingannata dall'artificio scenico di una stagione immatura.
Mi sento tradita perché il mio corpo era già pronto a ricevere l'impeto della primavera: l'abito leggero che si lascia attraversare dal tiepido soffio del vento, con quella  lingua d'aria che accarezza le gambe, il ventre ed i glutei e sale verso i seni, lungo il collo e le braccia, fino alla radice dei capelli.
Il vento è lo strumento con cui Dio seduce le donne.
In piena luce, senza pudore, le sue dita accarezzano, titillano, palpano; la sua lingua morbida bagna di saliva la pelle che s'offre estasiata alla sua sensuale, divina, voluttà.
Le donne allargano le gambe per lasciarsi penetrare.
E' la comunione perfetta.
L'ostia non dovrebbe essere rotonda ma oblunga, come un pene, d'accogliere tra le labbra ed assaporare nel misticismo dell'autentica condivisione.
Alla fine, Dio, si è fatto uomo con un sesso ed una lingua e polpastrelli, per accarezzare e penetrare.
E saliva e sperma, per irrorare e fecondare. E dare piacere.

LA SIGNORA COL BASTONE DA PASSEGGIO
Mentre cammino sento la fragilità delle mie caviglie.
Non mi fido dei passi veloci, ho paura di cadere.
Questa paura è forse dovuta allo scompenso del mio equilibrio nervoso, cosicché anche il bordo basso dei marciapiedi mi causa ansia.
Ma nonostante le mie attenzioni prendo storte o incespico nell'aria.
Fantastico su un bastone da passeggio che dandomi stabilità d'appoggio, mi renderebbe eccentrica ed interessante, caratterizzata dall'acquisizione di uno stile inedito, sarei conosciuta come  "la signora col bastone da passeggio".
Camminerei in maniera innocente e provocatoria, sfacciatamente incoerente. Ancheggiante, per via della precarietà dei tacchi contrapposti  quel mio raffinatissimo bastone da passeggio.
Uno studiato atteggiamento blasè completerebbe la mia nuova immagine.
Marilena

sabato 19 marzo 2011

La pelle e la seta

"Il sesso non prospera nella monotonia. Senza sentimento, invenzioni, stati d'animo, non ci sono sorprese a letto. Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, dei viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino "
(Anais Nin)


LA PELLE  E LA SETA
 Lui le ordinò, spogliati!
E lei, obbediente, iniziò a spogliarsi.
Fallo lentamente, impose lui.
Allora lei iniziò dalle mani, denudandole degli anelli e quindi passò ai polsi, liberandoli dai bracciali come da pesanti catene.
Poi le dita salirono verso il collo a slacciare il nastro che lo cingeva, ma lui le disse, quello no, è l'unica cosa che puoi tenere.
E le indicò uno specchio verso cui guardare.
Allora lei tolse le scarpe.
Un'accenno di danza.
Poi alzò la gonna, sul fianco destro, e nello specchio balenò un riflesso di seta.
Flettendo il busto, con una lenta carezza, sbucciò la gamba dal suo lucido velo.
Alzò la sottana sul fianco sinistro, per toglier la calza che ancora vestiva, ma lui la fermò.
Solleva la veste ed apri le gambe, disse sdraiandosi sotto di lei.
Docile lei acconsentì a quella visione inibita allo specchio.
Con dita esperte lui esplorò la gamba ancora vestita, nella zona di confine tra la pelle e la seta, con una lunga, suadente carezza, a lambire il suo delta.
E l'ombra umida sulle sue mutandine.
Il capriccio di un'onda che nasce da un intimo tumulto, e lascia traccia di spuma, laddove lambisce la riva.
Continua, le impose lui riprendendo il suo posto.
E lei denudò la gamba che, nella seta, la pelle bruciava.
Fu poi la volta della sottana che scivolò a terra, pallida e aperta, come labbra di vulva.
Nello specchio cercò i suoi occhi per sentirsi più bella.
Ed avere conferma di quella sua offerta.
Lui disse, vieni sopra di me.
E la fece sedere sopra il suo sesso.
Ora l'onda montava come mare in subbuglio e su quel duro scoglio non vide salvezza.
Che lasciarsi andare a seguirne il sussulto.
Tutto bruciava, e s'inumidiva, la pelle e la seta, arsura e tempesta.
Il corsetto, pesante come armatura, e la carne che invocava incondizionata la resa.
Ma lui disse, ritorna allo specchio.
E lei obbedì, ma con fretta eccessiva nell'aprire i gancetti,  impigliò le dita nelle stringhe e nei nastri.
Così forte la voglia di spegnere il fuoco, di essere nuda come legna di bosco, che l'acqua irrora e reca ristoro.
Agognava alla lingua, alle dita ed al sesso, che muovevano l'ombra come fili nascosti.
Con mani febbrili sciolse l'ultimo nastro ed i seni eruppero come splendide lune.
Con rumore di foglia, staccata dal vento, scivolarono a terra le sue mutandine.
Per offrire all'uomo, che la sovrastava, il suo sesso ricciuto bagnato di miele.

domenica 7 novembre 2010

Finestre



Oltre la siepe splende la luna che non è astro ma solo luce di una finestra che rifulge nel buio come cristallo di specchio, richiamo, promessa, smania d' attesa per lui che non dorme ma aspetta che lei accenda la sua di finestra per dar cuore alla notte e scuoter la brama di chi non ha un nome ma solo un contorno, un'ombra nel vetro che aspetta paziente e più è lunga l'attesa più cresce la voglia e allora rallenta quel tanto che basta, quel tanto che serve, per rinnovare l'urgenza della sua luce che tarda  perché stanotte c'è luna e non serve altra fiamma a rivelare quei gesti che la sua ombra s'inventa per dare il piacere a chi non ha corpo ma solo pupille, affinché lei copra il buio con un lenzuolo notturno ad avvolgere la siepe che li separa. Scioglie i capelli e li spazzola a lungo e poi li riavvolge in cima alla nuca a lasciar nudo il collo senz'altra catena che quella del laccio che incastona una perla, traslucida e bianca, come goccia di luna, la stessa che occhieggia, diafana e lontana, sul confine remoto della siepe comune. Dalla finestra la sua ombra la fissa, non distoglie lo sguardo neppure un momento, aspetta paziente che si sazi del gioco, un inganno da poco di donna annoiata che consapevole ignora quella luce sguaiata e prosegue la recita come attrice pagata per far godere chi guarda, senza essere visto, dietro una porta o una finestra. Attrice che simula una parte non sua con tutto il fervore di una novizia che vuol essere creduta esperta davvero, e sembra una bimba che gioca alla donna ma è una donna che inganna in un gioco di bimba. E lo fa con tal grazia e naturale scioltezza che tu lo diresti che è il suo mestiere, che lei è davvero quello che mostra e che la realtà è quella del vetro e della perla di luce che risplende pallida sul nudo del collo ed ora dilaga sui seni sbocciati dalla sottana. E quando nuda si offre dietro il vetro appannato senz'altra insidia che la sua voglia svelata, la luce sfiamma dall'altra finestra, cede il posto alla luna e alla luce di perla, asseconda nel buio il ruolo che lo riguarda, l'estremo del gioco che paziente ha agognato.
Spegne la luce perché lei non lo veda, che quella parte è solo la sua.
Non è rispetto alla nuda puttana ma a quel desiderio che solitario consuma.

mercoledì 30 giugno 2010

Sex Confidential

Chiamatemi Eva.
Eva è una identificazione che mi calza alla perfezione.
Pronunciando la prima vocale di questo nome le labbra si schiudono per sfiorarsi poi in un bacio, e riaprirsi di nuovo.
Perchè io sono, al pari del mio nome, una donna che si schiude, si sfiora, e si riapre di nuovo.
E questa intervista null'altro è che il racconto della mia scelta, consapevole ed adulta, di vivere il sesso nella sua mera essenza di carne e piacere, senz'altro contorno né implicazione.
Sono Eva, una donna giovane, indipendente.
Ho un lavoro che mi appaga, buone relazioni sociali e solide amicizie.
I miei genitori mi hanno educato ai principi della famiglia e della religione.
Loro, di certo, non approverebbero.
Sono single per indole e per scelta.
Sono di sicuro diversa dalle mie amiche alla ricerca costante del partner ideale, o di un solido rapporto di coppia.
Non escludo dalla mia vita l'amore.
Forse un giorno arriverà.
Quello che sò è che il sentimento si consuma in fretta.
Il sesso, invece, sempre si rinnova tutte le volte che lo faccio con un uomo diverso.
E, soprattutto, non serve essere innamorati per avere un orgasmo.
Nessun inganno.
Divertirsi è il fine.
Ma non sono una sprovveduta.
Non ho mai avuto incidenti di percorso.
Delusioni, bè quelle sono nel conto.
Ma nessuna violenza.
E sesso sicuro.
I preservativi li offro io.
Se lui non mi convince lascio perdere.
Questa è la mia regola.
Deve piacermi molto fisicamente.
Il sesso per me è completo appagamento, per questo i criteri di scelta sono molto importanti.
Non mi piacciono gli uomini irsuti e le dimensioni del pene hanno molta rilevanza.
E non ho remore ad accertarmene.
Carezze mirate, sfrontate, per capire se lui ha i requisiti necessari prima di andarci a letto.
Non cerco l' amore ma solo il piacere e valuto, quindi, sulle mie esigenze.
Non sempre il risultato è all'altezza delle promesse.
Ma questo lo posso scoprire solo dopo.
Non m'interessa una relazione e lo dico da subito.
Inutile perder tempo, e la chiarezza serve a non ingannare nessuno.
Voglio solo divertirmi e provare piacere.
Alcuni degli uomini che vengono a letto con me pensano che sia una puttana.
La mia sessualità libera, di donna senza inibizioni che sa quello che vuole, li spaventa.
Una donna con la sessualità di un maschio.
Mi giudicano allo stesso modo con cui le altre donne giudicano loro.
Io non do giudizi di questo tipo.
Se lui mi piace, e penso che sia a posto, facciamo sesso.

domenica 20 giugno 2010

Tutte le notti

Tutte le notti mi vieni a cercare quando la voglia oscura t'assale, e tu l' assecondi con l'istinto crudele di ringhio di denti e graffi di dita, e di un cenno imperioso che mi china la testa e m'intrappola il viso tra le tue gambe.
E' questo il tuo amore, un liquido opaco che m'irrora la bocca e mi riempie la gola, nessuna carezza, seppur rozza o dimessa, contatto umano che lega o dimezza, ma che non ignora.
Ma abbiamo bisogno di questa distanza per essere veri, tu il lupo perverso che strappa e dilania, io l'osso e la polpa da scarnificare.
Ed eccomi qua prona ai tuoi piedi, la tua mano cattiva sulla mia testa, padrona assoluta che ordina e sferza, senza bisogno di cinghie o di fruste, perché l'obbedienza è la mia parte d'amore.
Son quella che sono nella mia interezza, un corpo di carne e nemmeno un nome.
O una voce, una veste, una traccia d' odore.
Son quella che sono per farti godere.
Tutte le notti, quando arrivi e mi scegli, una tra tante, ma sempre la stessa, mi prendi e mi domi con capricciosa veemenza, mentre io recito il ruolo dell'obbedienza.
Chissà se mai ti sei chiesto il mio nome, o sotto la maschera il colore degli occhi, un indizio di bocca che non sappia di sesso, e che muta ripete ossessiva il tuo nome.
Ti ho battezzato e non lo sapevi, la prima volta che mi hai messo il collare, con quelle tue mani che sanno di tana, quando mi hai chiuso la bocca ed imposto il silenzio e sottomessa nuda ai tuoi piedi, perché mai m'illuda su un mio tuo possesso.
Tutte le notti ho sempre aspettato quelle tue mani crudeli e senza carezze, solo redini dure a cui obbedire, cinghie spietate a cui sottostare.
Tutte le notti, un piacere perverso perché tu mi scegliessi, una tra tante, ma sempre la stessa, un corpo di carne senza voce né nome, ma solo vivo di labbra e di pelle, perché null'altro abbisogna al padrone che impone.
Null'altro spetta alla cagna che serve.

domenica 30 maggio 2010

Sessodipendenti

MATTY
Ho conosciuto Lea in uno scontro di carrelli al supermarket.
Le nostre narici ci hanno subito fatti riconoscere come sessodipendenti.
Avevamo lo stesso sguardo ingordo e puzzavamo dello stesso sudore.
Quell'acquerugiola trasparente che dal sesso spurga direttamente nei pori dell'epidermide.
Una secrezione perlacea, dall' odore salmastro.
Così ci siamo ritrovati a scopare tra le pile dei cartoni pressati ed i cassonetti degli scarti alimentari, appena fuori dall'entrata secondaria del supermarket, quella che consente l'accesso al personale.
Ci abbiamo dato dentro alla grande, ancora più infoiati dall'idea che un commesso, o una cassiera, avrebbero magari potuto scoprirci.
Non c'è nulla di più sensazionale che fare sesso sentendosi gli occhi di qualcuno puntati addosso.
L'eccitazione adrenalica, riguardo a questa possibilità, ti spinge a performance davvero audaci.
Lea, dietro la sua apparente normalità, cela un'anima persa.

LEA
Mi sono sposata per salvarmi dalla brama del sesso.
Ho sperato nel miracolo del matrimonio, che appartenere ad un unico uomo mi avrebbe redenta dalla mia vita randagia.
Se il menage matrimoniale, come tutti dicono, spegne il desiderio sessuale, avrei di sicuro smesso di farmi scopare da chiunque.
Di rischiare ogni giorno una malattia venerea o l'incontro con un serial killer.

MATTY
Lea, in definitiva, ha pensato di sperimentare la veretta matrimoniale come uno di quegli anelli usati nel bendaggio gastrico, l'ultima risorsa per dimagrire quando tutte le diete hanno fallito.
Quell'anello di silicone che, restringendo la parte superiore dello stomaco, garantisce un precoce senso di sazietà per cui sono sufficenti poche briciole di cibo per sentirsi sfamati.
Metaforicamente, Lea, ha creduto di poter adoperare la sua fedina coniugale come un bendaggio vaginale che l'avrebbe resa libera dalle sue fameliche necessità sessuali.

LEA
Ho sposato un tipo essenziale, con poca fantasia, privo di qualsiasi morbosità
Uno non interessato alla sperimentazione.
Uno per il quale il sesso, per essere lecito e sacrosanto, necessita di due soli elementi: un pene ed una vagina.
Non sa nemmeno quante volte ho desiderato d'infilargli un dildo nel buco del culo solo per stimolare in lui una qualche reazione fisica ed emotiva.
La noia del matrimonio, anzichè spegnere la mia fame squilibrata di sesso, l'ha accresciuta.

MATTY
Così, quando il marito non c'è, Lea parte alla ricerca di partner occasionali portandosi dietro, in una borsa da palestra, tutto il suo suggestivo campionario di articoli da sexy shop.
Un fantastico assortimento di giocattoli sessuali.
La ragazza sà il fatto suo.
Ed il marito è davvero un coglione.
Non sà cosa si perde.
Lui non conosce la vera Lea.

LEA
Quando mi sono sposata l'ho fatto con motivazioni serie.
Volevo davvero guarire da questa dipendenza sessuale.
Non pensavo che sarei precipitata, invece, in un'astinenza tossica.
Quando ho iniziato a tradirlo mi dicevo è l'ultima volta.
Posso smettere quando voglio.
Ma non è così.

MATTY
Insomma, si ha bisogno di farlo, ecco.
E' una esigenza forte.
Una necessità fisica.
E' come una droga.
Hai bisogno della tua dose quotidiana.
Anzi, più di una dose.

LEA
I miei dildo e le mie anal balls sono un pò come il laccio emostatico e la siringa per il tossico...ma molto più piacevoli.
Disintossicarmi?
Non ne sento l'esigenza.

Anteprima

sabato 22 maggio 2010

A poche fermate dal capolinea

Continua a guardarmi le gambe, così le scavallo, cercando una posa più austera.
Dev'essere quel tipo d'uomo che ha la fissa delle caviglie perchè il suo sguardo si è avvinghiato alle mie come il cinturino di un sandalo.
Mi sento a disagio sotto quello sguardo impertinente e, come sempre accade quando provo imbarazzo, m'irrigidisco.
Unisco le gambe come una scolaretta sotto il banco, rimanendo immobile, concentrata sul libro che sto leggendo.
Lui ha visto la mia manovra ed intuito il mio disagio, così mi sorride di sghembo.
Ovviamente io rimango sulle mie, ignorandolo.
Ricaccio il naso nel libro, ma la trama mi sfugge perchè sento il suo sguardo intercettarmi mentre sfoglio la pagina o faccio un movimento.
Decido che ha un sorriso accattivante.
Decido che mi piace la fossetta sul suo mento.
Decido di smettere la farsa della lettrice.
Mi coinvolge molto di più la storia che sta accadendo al momento.
Chiudo il libro e metto gli occhiali da sole.
Ora sà che da dietro le lenti scure anch' io lo stò guardando.
Il suo sguardo scivola di nuovo, apertamente, sulle mie caviglie, soppesandone lo spessore e cercando d'intuire, attraverso le calze, la qualità dell'epidermide.
Provocatoriamente accavallo le gambe mettendo in evidenza le mie virtuose caviglie magnificamente esibite nelle strepitose decoltè di vernice rossa, da cui emergono lucide, ed insidiose, nel rivestimento sottile del nylon del collant.
Liscio le pieghe del vestito giocherellando con l'orlo che, distrattamente, faccio salire oltre la linea del ginocchio, ben consapevole del seducente contrasto del pallore naturale delle mie mani che accarezzano la seta nera dell'abito, maliziosamente indugiando sul lembo satinato delle gambe.
L'adoratore di caviglie dal sorriso accattivante, non riesce a distogliere lo sguardo dal fraseggio discreto, ed  al contempo impudico, del racconto delle mie dita.
Un racconto breve, senza un vero finale.
A poche fermate dal capolinea.

giovedì 25 marzo 2010

Ad Evelyne

Mia cara Evelyne, ti scrivo mentre sto ultimando i preparativi per quel mio viaggio che dall'Europa mi porterà fino alla lontana Australia, dove credo permanentemente di stabilirmi.
E' dunque questa una lettera di addio.
Ma anche una confessione.
Una confessione che posso farti solo adesso che so, con certezza, che la distanza materiale di un'oceano eviterà a me l'imbarazzo della voce e a te quello dello stupore.
E' una fuga la mia.
Ed una rivelazione.
Sto fuggendo da te, Evelyne, e dall'intensità di quel sentimento dirompente che sempre più spesso mi pervade alla tua presenza.
E al tuo pensiero.
Un desiderio lucido.
Vibrante.
Che non conoscevo prima di averti incontrata.
Nella consapevolezza di una passione univoca.
Inconfessabile.
Mi è capitato d'innamorarmi altre volte, ma non così.
Non con questo vitale, eppur doloroso, impeto.
Ti ho posseduta nei miei sogni.
Tante volte mi sono destata, dopo il tumulto di un delirio, da immaginarlo come davvero avvenuto.
Cercavo allora, ossessiva, tracce di te.
Il tuo sottile profumo.
Una forcina dei tuoi capelli.
Un guanto abbandonato su una poltrona.
Ma nulla.
Il giorno, impietosamente, sempre cancellava i tuoi passaggi notturni.
Cosicché avrei potuto vivere per sempre in una lunga, eterna notte, solo per sognare di sentirti respirare accanto a me.
Mi sono innamorata senza cercare i pretesti dell'amore.
Mi sei naturalmente entrata dentro come un soffio d'aria.
Ti ho inalata nei miei polmoni e così ho iniziato a respirare il tuo stesso ossigeno.
La ricordi la gita al lago?
E' stata quella la volta che ho capito quanto davvero ti desiderassi.
Avevi un abito bianco, leggero come garza.
La falda del tuo cappello, nella controluce, aveva occultato metà del tuo viso in un cono d'ombra, e solo la tua bocca, color di geranio, spiccava vivida.
Carnalissima e luminosa.
Quanto ho desiderato baciare quelle tue labbra.
Un impulso forte, che mi ha fatto male.
Ma che pur mi ha eccitata.
Un brivido, che mai prima avevo provato.
D'allora ho cercato quel color di geranio in ogni fiore.
Nel miraggio di un prisma.
Nella tinta di una seta.
Oh Evelyne, come ci rende estranei, eppur terribilmente presenti a noi stessi, l'amore.
E più è inibito, impossibile a realizzarsi, più scava profonde radici nel nostro animo.
Diventa pensiero continuato.
Desiderio.
E delirio.
Ti ho talmente tanto agognata che nessun uomo, forse, lo farà mai con la mia stessa intensità.
Spogliare dell'abito bianco il tuo corpo di donna.
Stringerti tra le mie braccia.
Giocare coi tuoi capelli.
Accarezzare la tua pelle tutta, fino al limite di quelle tue caviglie così sottili che ben avrei potuto cingere con braccialetti di bimba.
O con la mia mano stretta a pugno.
Il mio amore mai ti avrebbe ferita.
Né fatto piangere.
O desiderare un uomo.
Ma sono solo io a provare questa passione.
E, di questo, nessuna colpa posso farti.
Nessun rimprovero.
Nessuna amarezza di amante respinta.
Non a tutti è concessa l'attrazione dello stesso sesso.
E così mai avrei potuto biasimarti se alla fine rivelandomi avresti provato imbarazzo o, peggio ancora, repulsione nei miei confronti.
Sarei potuta partire senza lasciare traccia alcuna di questa mia passione, tenertene all'oscuro e lasciare intatto quello che, nello scorrere del tempo, sarebbe diventato sempre più il remoto ricordo di un'amicizia che solo a causa della distanza non è stato possibile consolidare.
Ma no.
Il mio amore per te rifiuta l'entità di ricordo sbiadito.
Una delle tante casuali presenze di passaggio nella tua vita.
Vorrei, però, lasciarti qualcosa di mio.
Di pulsante e di vivo.
Voglio lasciarti il mio cuore.
Non gettarlo via, Evelyn, perché nel coraggio di questo mio amore confessato non c'è nulla di spregevole.
O peccaminoso.
E' il mio cuore nudo, quello che ti lascio.
Non gettarlo via, ti prego, come un orpello disgustoso.
Un oggetto immondo, di cui disfarsi.
Ma serbalo in quel cassetto segreto che ogni donna possiede.
Tra i tuoi nastri ed i tuoi pettinini.
E le lettere dei tuoi ammiratori.
Tua, per sempre
Clea


giovedì 11 marzo 2010

Confessioni di una donna normale

Chi sono davvero?
Una donna normale.
Ma con dentro l'inferno.
Ossessioni.
Vocazioni.
Inconfessabili.
Non lo diresti nel vedermi.
Non sono femmina che si nota.
Ma femmina si, quella lo sono.
Sadica, che è il mio istinto primario.
Masochista, se il gioco lo prevede.
E quando questa mia voglia prevale.
Amo il realismo.
Nessuna finzione.
Che il dolore faccia male.
E che il piacere faccia gridare.
E sempre sia mio il nome sulla bocca a fiorire.
Come preghiera.
O come bestemmia
Questa sono io.
Una donna normale.
Con dentro l'inferno.
Non sono femmina che si nota.
Sono femmina che si respira.

Anteprima

domenica 7 febbraio 2010

Amplesso

Artigli snudati per non perder la preda.
Nella morsa insidiosa che serra la carne.
Una lotta di fango e di sassi appuntiti, che scheggiano in graffi.
In strappi di pelle.
In una corda di braccia e di denti a ferire.
Amplesso mortale, che eccita i sensi.
Il tuo corpo sudato che sfugge alle dita.
Invano ti afferro, per perderti ancora.
Amico. Nemico.
Amante. Padrone.
Angelo buio, vestito di niente.
Splendido lupo, che agogni alla lotta.
Battaglia violenta.
Voluta.
Cercata.
Il desiderio ha una mistica strana.
Un gioco cruento.
Di artigli e di denti.
Un tafferuglio di lupo e di lupa.
Nessuno cede.
Nessuno indietreggia.
Le tue mani mi trovano, ma ti respingo.
E mi libero ancora.
Eppure vorrei rimaner prigioniera nella presa sicura di quelle tue braccia.
Arrendermi al battito del tuo petto che ansima.
Amico. Nemico.
Amante. Padrone.
Mi serri le mani e mi pieghi la schiena.
Con un gesto deciso che sa di vittoria.
Invano dimeno sotto il tuo corpo
Che il tuo sesso già preme
e la mia bocca ti cerca.
La tua unghiata tramuta in una carezza.
E in un gemito muto ti offri alla resa.

Anteprima

lunedì 1 febbraio 2010

Nocturna

M'acquatto nell'ombra.
E mi lascio cercare.
Per rendere il gioco ancora più vero non ho messo profumo.
Che nell'aria si spande come coda di fumo.
Traccia sicura della mia ombra.
Ammantata di nero.
Senza monili che tintinnino al vento.
I capelli raccolti sotto il buio cappuccio.
E gli occhi in penombra, che non risplendano troppo
di riflesso lunare
e di trepida attesa
nel gioco notturno
di preda e di lupo.
Starò ben accorta a non farmi trovare
che duri la caccia
e s'allunghi l'attesa
che io ben conosco tane nascoste
in cui far perder le tracce
ed ingannare i tuoi sensi
Che tu già mi scovi
ed assapori vittoria
ma non è la mia ombra che attraversa la notte
è una gazzella,
che fugge affannata in cerca di tana
per trovare riparo dalla luce di luna
e dagli occhi di brace che esplorano avidi
cespugli di felci ed anfratti notturni
alberi cavi e dirupi di roccia
per cercare una donna che si dona e si nega
una puttana dall'anima pura
angelo e strega
farfalla e balena
Sei tu il lupo scuro che cerca la preda?
O son io il predatore che sente l'odore
della tua voglia di maschio
e gioca all'inganno facendoti credere
che sia tu il cacciatore?
Così altero il gioco sulle tue tracce evidenti
mentre cieco nell'ombra
agogni un odore,
un rumore di ramo spezzato,
un lembo di veste in cui s'è impigliato.
Ma nuda è la preda sotto il mantello
e non ti concedo nemmeno una mossa
che tu fino in fondo mi debba agognare.
Esaspero il gioco
con piacere di bimba
che scherza col fuoco
senza averne paura.
Ma è questo che cerco
nel fondo dei sensi
una paura, un fremito
un sussulto latente
nella caccia notturna
dove io sono preda
per scelta
per sfida.
Per desiderio.
E un lupo violento che mi catturi.

Anteprima

domenica 3 gennaio 2010

L'amore virtuale

Sollevo la gonna allargo le gambe che stanotte vorrei non fosse solo sussurro di voce ma dita di carne che mi frugano il sesso ed il ventre con mani vischiose di umido intrigo solerti lascive ingiuriose che il corpo s'adegua e l'anima pure ai sensi oltraggiati che reclamano lingua e dita furiose che non placano l'urto che toglie il respiro e riduce al silenzio il battito sordo delle tempie e del cuore che non è più solo cuore ma corpo di pelle di seni di gambe di sesso bagnato e di voglia che cresce e si espande e trasborda con voce affannata che implora ed impone e s'allarga come onda invasiva che tutto sommerge in un grido di gola e di denti e di unghie ed annaspa nel vuoto in cerca di peso che pur quella voce appartiene ad un uomo con occhi e capelli e mani e sesso e non solo ad un fiato rauco e sospeso che imprime e dirige comanda ed implora ancora ancora ancora come se di dita e di bocca fosse fatta la voce e coppa il ventre che supino raccoglie lo spruzzo finale e se ne imbeve e stravolge ancora ancora ancora evocando quel membro di carne a toglier la voglia che pure persiste e non s'assottiglia e diventa lamento e poi solo silenzio.

sabato 28 novembre 2009

Il diritto di possesso

L'emozione dell'amore è quella che non ho mai provato.
Ma non recrimino per ciò che non ho avuto.
Poichè tante cose nella vita sono destinate a non accadere.
Solo la delusione di non aver potuto sperimentare tutta quella vasta gamma di sensazioni che l'amore pare sempre comporti.
Quei turbamenti, analizzati e studiati, nei comportamenti dei miei partner.
La cui infinita e sconosciuta varietà toccava loro, e non me.
Io potevo solo constatarne l'intensità e di quanto ancora potessi esasperarli.
E spingermi oltre.
Per creare dipendenza assoluta al collare.
Ed alla mia voce.
E' stupefacente quanto dolore si riesca a sopportare se questo reca le stigmate dell'amore.
Agognare l'inferno per trovare il paradiso.
Non volersene staccare.

"Conficca, se ti diletta, amor mio, ancora più profondamente le tue unghie nella mia carne.
E nella mia anima. Dilaniami.Fai pur di me ciò che vuoi.Ma ti supllico, non lasciarmi!"

Concessione di un diritto illimitato.
Ed assoluto.
Ma il dono incondizionato di se stessi snatura il diritto di possesso.
Che è conquista di corpo e di anima.
Assoggettamento della volontà.
Il diritto di possesso rifiuta complici rese.
Non è un dono.
Né contempla l'amore.
E' un duro collare.
Ed una corta catena.



martedì 17 novembre 2009

Il cuore di una bambina

Hai accesso ad ogni anfratto di me.
Tutto ti appartiene e ne puoi disporre per il tuo piacere.
Senza chiedere. E' tuo.
Solo il seno. Quello no, non puoi averlo.
Provocatoriamente nudo o pudicamente fasciato, appartiene a me sola.
Negato alla tua bocca. E alle tue dita.
E' il mio luogo sacro.
Inviolabile.
Ma tu, allora, aspirerai solo a quello.
E, tra di noi, s'innescherà un gioco perverso.
Di supplica. E di negazione.
Ed il seno diventerà il graal vagheggiato.
Implorato.
Negato.
E tu, crederai, per prepotenza.
Arroganza.
Capriccio di donna.
Ignorando che dentro quel seno pulsa il cuore di una bambina.

Anteprima