Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

sabato 28 settembre 2013

Quo vadis baby?


 Si siede accanto a me sulla panchina del capolinea del tram, tira fuori una sigaretta e, dopo essersi invano frugato nelle tasche, mi chiede se ho d'accendere.
Gli porgo il mio accendino e nel restituirmelo mi dice: è proprio una bella signora.
Con aria sostenuta cambio di posto, ma intanto ho incassato il complimento e segretamente ne sorrido.
Una bella signora: non lo so se sono bella, ho sempre avuto un rapporto molto conflittuale con me stessa e forse lo sconosciuto vuole solo attaccar discorso per far passare il tempo in attesa dell'arrivo del tram.
Dall'accento non sembra di Roma, ma non mi dò modo d'accertarmene perchè, a quella sua prima avances, mi alzo e cambio di posto.
Ho notato però una voce piacevole, le mani curate e un buon odore.
E occhi che continuano a cercarmi.

Dunque lo sconosciuto mi trova bella perchè lo sono davvero o solo per ingannare l'attesa, che una donna vale l'altra?

Quo vadis baby?
Intercetto la donna della panchina in un riflesso mentale di me stessa che fa capolino, nella visione nota, di capelli seni braccia e gambe.

Quo vadis baby?
M'accendo una sigaretta, pazientemente predisponendomi all'attesa di una risposta.

 Quo vadis baby?
Da qualche parte d'inesplorato, rispondo io, intanto m'avvio, poi chissà...
Marilena

giovedì 26 settembre 2013

Lo sguardo attraverso - Il mio invito, agli amici di Genova, a visitare la mostra fotografica di Claudia

Trovare qualcosa di nuovo, qualcosa che nessuno avrebbe potuto immaginare prima, qualcosa che solo tu puoi trovare perchè, oltre ad essere fotografo sei un essere umano un pò speciale, capace di guardare in profondità dove altri tirerebbero dritto.
(Margaret Bourke-White)

E, Claudia, speciale lo è davvero

Lo sguardo attraverso
dal 28/09/ al 11/10 2013
 Inaugurazione: sabato 28 ore 16.00
 Via Luccoli, 26 r. - Genova

Una giornata fittizia

'fanculo tutto.
Stamani gira storto, ma come tutte le altre giornate dovrò farmela quadrare, essere cordiale, se possibile sorridere, tenere a bada l'ansia, non pensare a tutte le ore di vuoto che ancora m'aspettano.
Evitare gli specchi, questo è categorico.
Era tanto che un'ansia così forte non m'aggrediva.
Riconosco i sintomi, se solo potessi fuggire lontano da me stessa o, almeno, riuscissi a piangere.
Ma tant'è che l'unica cosa che resta è la rassegnazione a far scorrere questa giornata, già abortita alle prime luci dell'alba quando il buio s'incenerisce in pallida luce e gli oggetti riemergono, nitidi e nauseanti, nella consistenza impassibile dei contorni definiti della loro anima di silicone.
Ho fatto a pezzi la mia sciarpa di seta verde, una delle mie preferite, e finalmente, su quelle spoglie effimere ho pianto.
Adesso sono più pulita dentro, anche se il mio vuoto interno s'è andato ancor di più allargando.
Con cosa lo riempio?

Una giornata fittizia, come tutte le altre.
La noia su tutto.
La prevedibilità delle azioni, le mie e quelle degli altri, e l'ovvietà delle parole.
La vita come una catena di montaggio: dopo la fatica della fabbrica il ristoro del riposo
Eppoi si ricomincia.
Ma io non ho nemmeno quella pausa, l'insonnia e la tensione emotiva, tutto mi condanna a vivere con gli occhi perennemente aperti in un eterno giorno.
Giorno, anche quando è notte.
Così sento scorrere la vita negli oggetti, la nausea delle cose inanimate che pur mi restano fedeli, come cani di pezza che posso prendere a calci e quelli non mordono, nè abbaiono, nè mostrano risentimento.

 Una giornata fittizia, come i miei occhi inquadrati in un rettangolo di specchio con le rughe sottili ai lati che conferiscono allo sguardo un tono illusorio, sorridente.
E il resto del viso cancellato.
Marilena

martedì 24 settembre 2013

Nel cuore nero del pozzo (cattive ossessioni) - Tributo a E.A. Poe

Nel cuore nero del pozzo (cattive ossessioni)
 Dietro il sipario scuro c'è un eccesso di vuoto, un pozzo nero in cui precipitare ancora vivi mentre il pendolo di Poe scandisce, tra isterici squittii, le ultime ore della nostra vita.
Le prime ore della nostra morte.
Dove sono le mie vecchie ali appassite?
Stanotte ne avrò bisogno.
Stanotte, quando la festa giungerà all'apice e i fantasmi già ebbri alzeranno i calci per ingoiare nelle loro torbide gole l'ultimo assaggio, allora io, in silenzio, sguscerò nell'ombra alle loro spalle e con le mie ali nere balzerò oltre la tenda scura del sipario, diritta nel cuore nero del pozzo.


Purposeless survival
Now there's nothing left to die for
So don't struggle to recognize
Now the cruelly heart-felt suicide
(SHRINKING UNIVERSE - MUSE)

sabato 14 settembre 2013

All'apparenza un foglio ordinato, senza sottolineature e note a margine: questa sono io

Scrivere mi rende una piccola dea: ricreo il flusso e l'urto del mondo attraverso i miei piccoli schemi di parole ordinate
(Sylvia Plath  - Diari)


Alla ricerca dell'ispirazione
Per ritrovare l'ispirazione in questi giorni sto attuando una full immersion nelle passate stagioni del mio blog/diario (ormai più blog che diario) e così ho avuto modo di elucubrare sui cambiamenti avvenuti nella mia vita, e nella mi scrittura, in questi anni di permanenza in Blogosphere.
Ho iniziato a scrivere per fronteggiare la depressione, scaturita dalle mie difficoltà a gestire la mia vita, precaria e allo sbando, fagocitata dall'alzheimer di mia madre e dai miei problemi esistenziali.
In quel periodo buio la passione della scrittura è stata la forza trainante verso il recupero, seppur forzato, di quella lucidità, se non proprio cristallina però abbastanza veritiera, necessaria per esternare in maniera intelligibile i miei pensieri.
Scrivevo, in quel periodo, ovunque trovassi uno spazio, e con un fervore, così ardente e totale, col quale davo tutta me stessa, con convincimento e senza risparmio, spesso con sofferenza, talvolta con  vergogna, altre ancora con rabbia ed orgoglio, per ritrovare o inventare motivazioni e stimoli atti a giustificare la mia esistenza e il mio latente, inespresso, bisogno d'affermazione.

All'apparenza un foglio ordinato, senza sottolineature e note a margine: questa sono io
Eppure mi sono resa conto, sfogliando le pagine del mio blog/diario che, quello che a me sembrava un poderoso volume, un consistente accumulo di materiale autobiografico e di fantasia, in realtà è quantificabile in un centinaio di fogli.
E' pur vero che io ho l'abitudine di strappar le pagine non riuscite, di non conservare appunti, di distruggere quello che a me pare non ben scritto.
 La febbrile ricerca dell'estetica e della perfezione non mi ha portato a nulla, piuttosto mi ha rallentato, condizionandomi.
Abito un caos esteticamente disciplinato.
Un controsenso, perchè più intenso è il mio disordine interiore, più aumenta la mia necessità di un ordine esteriore.
 All'apparenza un foglio ordinato, senza sottolineature e note a margine: questa sono io.

Uno sguardo al passato
E in questo periodo, in cui difetto d'idee e d'ispirazione, ripropongo cose già scritte.
Uno sguardo al passato: leggo e correggo i miei vecchi post, (così ho constatato di avere un contenzioso con le virgole, che semino a pioggia, e con le doppie, che da buona romana tolgo dove andrebbero e metto dove non andrebbero) mentre la tecnica di scrittura, improntata in tutti questI anni alla ricerca di uno stile personale, è stata oggetto di una sperimentazione attraverso la quale ho acquisito peculiarità che mi soddisfano e, anche se non ho conseguito una vera originalità, testimoniano i progressi di una mia evoluzione.

Uno sguardo al presente
Scorrendo le pagine del mio diario mi rendo pur conto che non sono riuscita, per quel che riguarda la mia vita reale, a conseguire un percorso altrettanto soddisfacente, sempre alla ricerca di un equilibrio, ancor oggi  oscillo tra alti e bassi, momenti di parossistica esaltazione e cupa disperazione, rassegnazione e desiderio di affermazione.
Ci sono post che sono contenta d'aver scritto perchè oggi, in questa fase di regresso, non sarei stata in grado di elaborare per via della mancanza di concentrazione dovuta al disordine prolungato dei ritmi del sonno, deficit che rende tutto difficile, anche una banale ricerca, perchè facilmente smarrisco la concatenazione logica dei passaggi, perdo la pazienza, mi scopro incapace ed inadeguata, e penso che non sarò più in grado di scrivere niente e che questa è la rivelazione ultima di quell'inganno a cui sto sforzandomi di dare una parvenza di verità, per convincere me stessa e giustificare tutto questo eccesso d'inchiostro.
E di parole.
Marilena

venerdì 13 settembre 2013

Welcome in Blogosphere


Toc Toc busso piano, ma ho trovato aperto, a passo felpato sono entrata nel tuo antro buio e luminoso.
Mi è piaciuto e mi sono accoccolata silenziosa per un pò, spero non ti spiaccia,
Un saluto Felino da una gatta randagia della Blogosphera
(02 agosto 2009  22:46)

Questa data e questa ora, 2 Agosto 2009 ore 22,46, segnano l'inizio di una meravigliosa amicizia tra una strega ed una gatta randagia. Connubio scontato, penserà qualcuno, che è risaputo che streghe e gatti storicamente se la intendono, ed io ne dò conferma. Quello sopra riportato è il primo commento di Lucy (Felinità) nel mio blog, che ha sancito l'inizio di questa meravigliosa amicizia che tutt'oggi ci lega.

A Lucy
All'amicizia

WELCOME IN BLOGOSPHERE
In una buia serata di un freddo gennaio, a cavallo di una palla di cannone, come il barone di Munchausen mi sono catapultata su questo fazzoletto di terra nella regione più estrema, a settentrione di Blogosphere.
Una landa desolata.
Terra di coyote e di lucertole.
Di roccia viva. E di sabbia.
E di vento turbinoso.
In un viluppo tempestoso di sottane e di foglie, ho sparso le ceneri di mio padre.
Polvere di cipria. Il belletto per i morti, che non hanno più una faccia.
L'ho reso randagio. Restituendogli la libertà.
Welcome in Blogosphere.
Ed ho acceso un falò. Al riparo di una roccia.
Perchè il vento soffiava maligno.
E maledicente.
Avidamente ho ingollato una lunga sorsata di delicious.
Aggressivo come acquavite.
Che ha pervaso la mia gola come una lingua di fiamma. Aquietandomi.
E tutta la notte le fiamme distorte del falò hanno continuato a scaldarmi e a contorcersi, come fuochi fatui, nell' isteria di una danza epilettica.
Proteggendomi dai lupi. E dai fantasmi.
E dalla nenia ossessiva di mia madre.
Che, instancabile, ripeteva il mio nome.
Delirante richiamo psicologico.
Nella mia prima notte clandestina
Welcome in Blogosphere.
Ed oggi, Blogosphere, non è più solo una ipotesi pionieristica ma una realtà geografica.
Un punto preciso sulle mappe.
La mia landa, desolata e battuta dai venti, approdo di viaggiatori spaesati o di esperti girovaghi.
Alcuni giungono trascinandosi dietro il pesante fardello d'ingombranti bauli.
Chini sotto il peso dei loro bagagli.
E con una luce disperata negli occhi.
Alla ricerca della terra promessa.
Cercatori d'oro. Principi in esilio.
Schiave in fuga. Avventurieri.
Esploratori esausti.
Domatori di leoni. Ed incantatori di serpenti.
Imbonitori. Ed affabulatrici.
Splendide puttane. E poeti crepuscolari.
Bussano alla porta del mio antro.
Acqua e cibo.
Ed in cambio il racconto delle loro storie.
Fanfaluche. Leggende. Deliri.
Cronache.
Quelle stesse che io, poi, condivido con voi.
Welcome in Blogosphere.
E' passata di qui Fernanda Castillia, col cadavere di Ignacio Amaral nascosto nel suo baule.
E La Mangiatrice di Farfalle, in fuga dalle ombre ostinate dei morti che non sono morti e dei vivi che non sono vivi.
Ed Achab, l'enigmatico principe della foresta viola. Mi ha regalato una pietra di luce.
E la profondità ermetica del suo sguardo.
E Logos, l'illuminato, il filosofo stratega di un mondo futurista. Mi ha fatto ridere e piangere. Lasciandomi in dono un anello d'argento e la certezza dell'amore.
In una notte d'eclissi qui è approdata Amaranta, con appeso alla sua treccia, come un lugubre orpello, lo psicotico Iggy.
E nessun bagaglio. Non è più ripartita.
E Francy274, fatina diurna ed ape siderale, messaggera in avanscoperta nei cieli elettrici di Blogosphere, è planata nella mia landa desertica, nel pieno di una tempesta di sole.
Preannunciata, invece, da una insondabile nube di polvere, l'irruenta e passionale subcomandante Alba Viola, in sella ad uno strano cavallo munito di una psichedelica criniera rasta. In missione, per unirsi al popolo clandestino di Utopia.
E di qui è passato Drummer, il batterista, leggendario capitano di ventura, così soprannominato per quella sua capacità di sparare pallottole con un fraseggio ritmico, come se picchiasse con le bacchette su un piatto crash. E per l'assolo, enfatico e definitivo, col quale è solito chiudere le sue solitarie jam session.
Ed i bevitori di birra, hobos e diseredati alla ricerca della libertà e d' improbabili giacimenti d'oro.
Affascinanti narratori.
Meravigliosi bugiardi.
Dispensatori di storie fantastiche.
E di bizzarre teorie.
Welcome in Blogosphere
Welcome, a chi busserà alla porta del mio antro.

mercoledì 11 settembre 2013

La camera oscura

Ha promesso che, nonostante tutto, ne ricaverà una bella immagine.
Ma io dubito fortemente che possa riuscirvi.
Chiudo i tendaggi per impedire alla luce di filtrare e mi raggomitolo ostinandomi nel mio buio, schermandomi con i capelli e respingendo ogni ipotesi collaborativa, o di sola apertura, verso l'esterno.
Rimani così, sei perfetta.
M'impone la voce al di là dell'uscio.
Ma io, anche se volessi trasgredire, non potrei fare neppure un movimento: il disappunto me lo covo dentro, nelle viscere immobili e nel respiro trattenuto.
Rimani così, sei bellissima.
Sussurra, ancora, la voce.
Non sono bella, sono morta, non lo vedi?
E' questo che vorrei obiettare se solo ancora avessi una voce o la capacità di un gesto.
Non sono più niente e tutta questa scenografia è solo un inganno, un pretesto.
Un alibi per l'esterno.
La luce mi proietta capovolta, nitida come non lo sono mai davvero stata, e così  è pur vero che sono gli inganni a passare alla storia, fissati in dagherrotipi muti, senza veri colori, come nebbia sbiadita dalla quale emerge, con un qualche nitore, un solo particolare, o degli insiemi secondari, e da quelli si ricava la traccia della storia.
E la mia immobilità è, al contempo, acquiescenza e rifiuto: l'involucro, che l'occhio spia, dal foro stenopeico della camera oscura.

Foto di Carlo Mollino

domenica 8 settembre 2013

L'ultima tournée

L'ho visto venir giù dal sesto piano, col suo strumento stretto al petto.
Armonioso, nonostante la stazza.
Sembrava si godesse il paesaggio mentre precipitava, no......non è esatto dire che stesse precipitando perchè veniva giù tranquillo, un pò in frenata, cercando di acquistare tempo sulla discesa per poter con più agio guardarsi attorno: esplorare,  contemplare e nel contempo schivare l'inciampo delle corde da bucato, per non rimanerne impigliato.
Per non esser trattenuto.
A livello della mia finestra i nostri sguardi si sono incrociati.
Ha strizzato un'occhio e mi ha sorriso.
Qualcuno da basso ha cominciato a gridare.
Una stonatura, quell'acuto.
Non s'era accorto della presenza di un pubblico.
E non lo voleva.
L'isteria dei fans, non era mai riuscito a comprenderla.

mercoledì 4 settembre 2013

La Gladiatrice


...ma ecco che egli emerse dal suo fragoroso mal di testa, conseguente alla sbronza entusiasta della sera precedente, ancora straripante dell'ottimismo alcolico che pervadeva il suo sistema venoso.
Sull'onda di questa esaltazione s'accese una sigaretta ben deciso a non smaltire quei positivi residui dell'ubriacatura ma, anzi, ad avvalersene per accendere il mondo del suo stesso fervore.
Al diavolo tutti gl'impegni, decise di fruire della persistente euforia per non mandar sprecata quella memorabile giornata poichè tutto, in quel momento, gli sembrava nelle sue possibilità: comporre una romanza, dar vita ad un nuovo innesto floreale, inventare una pietanza ma, soprattutto, colmare il mondo col fulgore dei suoi sensi.
Sotto l'influsso irresistibile di questo suo concupiscente calore da zingaro si ritrovò a varcare la soglia de La Piccola Università Del Piacere, dove avrebbe potuto contemplare, a suo agio, le ragazze di Mme Nguyen sedute in circolo, regali e discinte, come bellissime ancelle in attesa di essere scelte, e favorirne la più graziosa.
Venne però sedotto da una nera gigantesca, dalle solide fattezze di gladiatrice, che fumava una pipa, in agguato, come un magnifico predatore, nell'angolo più buio del postribolo.
Con sgomento, e con gioia, se ne invaghì seduta stante.
L'affrancamento di quella splendida creatura dalle catene di Mme Nguyen, la sua rieducazione morale, ecco quella sarebbe stata l'opera meritoria del suo dopo sbronza.
L'avrebbe sedotta parlandole d'amore, immaginando che nessun uomo onesto, per via della particolare arte da lei praticata, avrebbe mai avuto il coraggio di confessarle.
Le avrebbe regalato la libertà ed il suo cuore.

Non deve contrattare nessun prezzo per l'affrancamento, gli aveva detto Mme Nguyen, le mie ragazze sono libere di andarsene quando vogliono.

Nell'angolo occulto, dove la gladiatrice fumava pacifica la sua pipa, egli le confessò quell'amore spontaneo e turbolento che, imprevisto, s'era impossessato  del suo animo e dei suoi sensi, e sull'onda di questo inappellabile travolgimento esistenziale, le avrebbe perdonato la vergogna del bordello in cambio della promessa di una vita onorevole e monogama, ivi sottintendendo alla sua riconoscenza e alla imperitura gratitudine di quel generoso riscatto, che solo la nobiltà del suo amore avrebbe reso possibile.
La gladiatrice lo ascoltò impassibile per poi erompere in una risata divertita e, soffiandogli in volto il fumo della sua pipa rispose, in verità mi state offrendo nulla che io già non abbia e null'altro di cui io senta la personale necessità.

lunedì 2 settembre 2013

Ritorno a casa

Leggera è la strada che ci riporta verso casa, sia essa appena dietro la steccato o, ancora indistinta, oltre il confine, e già ci avvolge un caldo odore di minestra e l'onesto profumo del vino scuro.
Il divano sdrucito con sopra un libro dimenticato e, in un angolo, la bambola con gli occhi dipinti e una treccia sciolta, e le tende spalancate su altri interni, in una sequenza infinita di strade/pavimento, luccicanti sotto la luce rassicurante degli abatjour.

Io, sempre, ritornavo a casa perché non avevo un altro posto dove andare.
Oggi vorrei ritornarci, per poter dire ai fantasmi che ancora l'abitano, che nella mia anima ho costruito una casa vera dove c'è una stanza anche per loro.