dell'oscurità
Antro Della Strega
lunedì 12 ottobre 2026
sabato 8 agosto 2026
Rebecca (cap.25)
La governante uscì chiudendo la porta e Michele Messinese si trovò vis a vis, per la prima volta, con la mancata sposa di suo fratello. Il severo abito scuro e i capelli tizianeschi serrati in una treccia che serpeggiava su una spalla, espedienti per sembrare più grande d'anni e meno appariscente, che anziché sminuire ne aumentavano lo splendore. E la malia di un sottile, diafano profumo che irretiva i sensi.
Lei annuì pensierosa «Si guarisce più facilmente da un male d'amore che da un senso di colpa. E vostro fratello si sta distruggendo per una colpa che non ha.»
«Aspettate!»
Michele Messinese aveva appena varcato il cancello di casa Scalavino che Gemma, correndo, lo aveva raggiunto. A quell'ingiunzione il giovane s'era fermato sorpreso, ancor di più quando si trovò di fronte una giovane dai capelli rossi, che se non fosse stato per l'abito chiaro, benissimo avrebbe potuto essere la gemella di Rebecca, ma senza la sottile malia del suo profumo.
Fecero un piccolo tratto di strada senza parlare, poi fu la giovane, in tono deciso, a rompere il silenzio.
A quella richiesta, Michele, s'arrestò di botto, sbalordito: « E di cosa, se è lecito chiedere, dovreste parlare con Giandomenico?»
Smarrita, cercò sua madre, ma di lei non c'era traccia.
martedì 27 gennaio 2026
Rebecca (cap. 24)
«Perché siete venuti alle mani?» Aveva chiesto Pietra mentre gli medicava le ferite.
«Gli ho riferito della mia richiesta a Giovanni Basile di chiedere a Concetto Scalavino di poter comprare la fornitura di legname che avevamo rifiutato. E questo ha scatenato la sua rabbia.»
«Dovrà farsene una ragione.» Fu il commento coinciso di Pietra
«Ad ogni modo quel Giovanni Basile è un uomo molto pacato e non mi è sembrato mal disposto.»
«Non è però da lui che dipende la risoluzione della faccenda, e il suo socio è di tutt'altra pasta.» Obiettò, lei, pensierosa.
«Ma anche Giandomenico non è affatto accomodante.» Rispose Michele mostrando la mano ferita. «Quel suo maledetto orgoglio lo perderà.»
«Al contrario, senza quel suo orgoglio lui sarebbe già perso.» Pietra ribatté con inaspettata dolcezza.
UN PASSO VERSO IL FUTURO
«Sarete voi, Rebecca, a farvi portavoce con la famiglia Messinese della disponibilità di vostro padre affinché Giandomenico possa usufruire, fin da subito, della fornitura di legname in giacenza nel magazzino di Palermo. Michele Messinese sarà qui nel pomeriggio per definire il nuovo contratto e sarete sempre voi a condurre in porto la faccenda. Sono sicuro che saprete farlo nella maniera migliore, con garbo e discrezione, senza alcuna parvenza di rivincita per noi e di resa per loro. Non ci sarà da concordare un prezzo, che è quello stabilito dal mercato e non una lira di più, seppure i Messinese si sono detti disposti a pagare qualsiasi cifra, voi metterete in evidenza che questo accordo non basa sul denaro ma sull'amicizia di vostro padre con Mimì.»
Così, Giovanni Basile, l'aveva ragguagliata sul comportamento da tenere e quando lei gli aveva chiesto «Perché io e non mio padre, o voi stesso?» Giovanni Basile, con un sorriso, aveva risposto: «Perché le donne, in determinate occasioni, sanno trovare le parole più adatte e dirle nel modo giusto e vostro padre, Rebecca, benché sia un fine uomo d'affari in questa faccenda è troppo coinvolto, e lo sono anch'io seppur per motivi diversi, per cui toccherà a voi chiudere questa vicenda e, sono certo, lo farete nel migliore dei modi. Troverete il contratto già stilato nel cassetto della scrivania, Michele Messinese dovrà solo apporvi la firma.» Nello stringerle la mano disse: «Considerate questo incarico come il primo passo verso il vostro futuro.»
«Cosa volete dire?» Domandò sorpresa Rebecca
«Che in mancanza di un erede maschio potete benissimo essere voi, se lo volete, a prendere in mano le redini dell'azienda di famiglia. Ne avete tutte le capacità ed io sono disposto ad aiutarvi ma di questo, almeno al momento, vorrei non ne faceste parola con nessuno. Bisogna dare tempo a vostro padre di guarire nella mente e nel corpo, e che inizi a fidarsi di voi.»
UNA PARTENZA NECESSARIA
Così, Rebecca, aveva ragguagliato la governante sulla prima parte del dialogo con Giovanni Basile, sulla fase che riguardava il suo incontro con Michele Messinese per la stipula del contratto, ma aveva taciuto sul resto.
«Il signor Basile ha ragione: a questa vicenda bisogna mettere un punto finale cercando di uscirne tutti indenni e, perché questo accada, bisogna saper calibrare i toni e le parole, dote di cui vostro padre, in questo particolare momento difetta, e credo anch'io che siete voi la più idonea a farvene interprete. »
«E forse la partenza di Giandomenico aiuterà a chiudere in maniera definitiva questa storia.» Concluse con un sospiro Rebecca che, assorta nei propri pensieri, non s'era accorta della presenza di Gemma.
SCONTRO VERBALE
«Ne sembri dispiaciuta.»
La voce della sorella l'aveva colta di sorpresa. Erano settimane che Gemma evitava con cura ogni possibile contatto tra di loro, nonostante i suoi approcci per un chiarimento. Ma chiarire cosa? Il motivo per cui lei riteneva il padre non responsabile della morte di Mimì, oppure l'intesa che s'era andata stabilendo con Brigida Catalano? Rebecca avrebbe voluto confrontarsi con lei per fugare ogni dubbio sulla solidità della loro alleanza, ma ad ogni suo tentativo Gemma l'aveva respinta opponendo un glaciale silenzio, ed era questa la prima volta dopo tanti giorni che si rivolgeva a lei in maniera diretta, seppur provocatoria.
«E' vero, sono dispiaciuta perché non è stato possibile avere con Giandomenico un chiarimento. Il risentimento verso papà e i sensi di colpa verso se stesso lo stanno uccidendo e, temo, che questa nostra accondiscendenza, se male interpretata, potrebbe perfino esasperarlo nel suo rancore. Ma cos'altro avremmo potuto fare se non accogliere la richiesta della famiglia Messinese di poter usufruire di quel legname indispensabile per i lavori presso la Santa Sede? »
«Parli al plurale ora?» Domandò Gemma, canzonatoria «Sei diventata il portavoce dell'azienda di famiglia? Hai dimenticato che nostro padre voleva barattarti per i suoi scopi? Non sei niente per lui se non merce di scambio.»
«Non ho dimenticato nulla e i suoi misfatti li ho chiari in mente, ma tra questi non c'è la morte di Mimì Messinese. Se deve essere punito che lo sia per le colpe commesse e non per quelle attribuite: la vendetta non è giustizia.»
«Pagare per una colpa non commessa dopo averne perpetrate molte altre...è anche questa una sorta di giustizia. Ma quella colpa l'ha commessa anche se, in ultimo, la morte non è la peggiore delle sorti. Alla mamma è toccato un destino ben più crudele.» Concluse, guardandola con disprezzo.
Rebecca scosse la testa, sorridendo triste «Ne sei davvero sicura?»
Per tutta risposta, Gemma, lasciò la stanza sbattendo la porta.
giovedì 20 novembre 2025
Una fantastica casualità
Rebecca ha un carattere fiero senza però mai peccare d'eccesso d'orgoglio, nonostante la giovane età ha maturato una visione aspramente critica del mondo degli adulti, verso i quali non nutre alcuna fiducia e nessuna aspettativa. L'unica che riconosce come sua simile è Gemma, quella sorella con la quale ha condiviso la casa ma non l'infanzia, perché entrambe hanno vissuto come due estranee sotto lo stesso tetto. L'intesa che nel tempo si crea tra loro è però problematica perché Gemma, a differenza di Rebecca razionale e ponderante, è emotivamente vulnerabile. Ma di quest'alleanza ne hanno bisogno entrambe per contrastare il disegno del padre che vorrebbe piegare i loro destini al fine di realizzare il suo desiderio di un erede maschio che porti il suo cognome, attraverso il matrimonio combinato tra Rebecca e il giovane astro nascente dell'ebanisteria, Giandomenico Messinese, riservando a Gemma il ruolo di badante della madre.
Un grosso impasse è derivato, ad esempio, dal capitolo 20 (che ho in buona parte riscritto) al 22, dove raccontavo di un Concetto Scalavino preda della depressione alle prese con la sparizione di una lettera indirizzata al suo amico Mimì Messinese, e di cui aveva, però, contezza esser morto. Una lettera fantasma di cui io stessa non ricordavo più il motivo per cui l'avevo ideata. Capita quando, come faccio io, si scrive a braccio, in maniera frammentata e a distanza di tempo, senza appunti di riferimento così, quando riprendo in mano il racconto, diventano necessarie continue revisioni per riportare il tutto su un accettabile piano di coerenza.
In realtà, fino ad oggi, non avevo dato un'esplicita collocazione temporale a Rebecca, nebulosamente spaziando in un ampio arco di tempo compreso tra metà 800 e i primi del 900, ma ecco che la necessità di stabilire un più realistico quadro a questa narrazione, anche se di pura fantasia, mi ha costretto a fare i conti con la logica e la storia, costringendomi a trovare una corrispondenza tramite cui datare la nascita della mia protagonista che nel racconto, ricordiamo, è un'adolescente di 17 anni.
1908 - 17 = 1891
mercoledì 19 novembre 2025
Rebecca (cap. 23)
DONNE DA ISTRUIRE
Nel riverbero di remote punte di sole, una pioggerellina tiepida cadeva sull'erba folta del giardino e sul vialetto sassoso che conduceva alla casa degli Scalavino. Sedute al tavolo sotto il portico, Rosa e Brigida Catalano, stavano assemblando una composizione naif di vetrini e pietre luccicanti che non combaciavano ma che la governante, con estrema pazienza, andava completando negli spazi vuoti con granella di zucchero variamente colorato. I gridolini di meraviglia di Rosa, quando le dita agili di Brigida riuscivano a dare parvenza di fiore, stella o farfalla, a quei suoi abbozzi informi e casuali, avevano indotto Concetto Scalavino ad affacciarsi alla porta per accertarsi delle ragioni di quello scompiglio. Il medico lo aveva autorizzato all'uso di una sedia a rotelle, ponendo così fine all'esilio nella sua camera e ripristinando la legittimità dei suoi pieni poteri. Su suggerimento di Giovanni Basile aveva adibito una saletta di servizio ad uso studio, con una scrivania e delle comode poltrone, per disbrigare le pratiche e ricevere i clienti. Giovanni Basile gli aveva anche suggerito di avvalersi dell'ausilio di Rebecca in veste di segretaria, poiché il medico lo aveva minacciato di confinarlo di nuovo nella stanza da letto se avesse contravvenuto al suo ordine di alternare le ore del lavoro con quelle del riposo. Se avesse scupolosamente seguito questa regola presto sarebbe stato di nuovo in grado di riconquistare la più completa autonomia
...ma come sempre, però, la governante si adoperava in tutti i modi a rendergli la vita difficile, come ora che, nonostante la pioggia, intratteneva la moglie demente sotto il portico, in bella mostra, così che tutti potessero vederla.
«Signora Catalano, devo avvertirvi che da oggi mia moglie non avrà più accesso né al portico né al giardino.» Intimò brusco, appena la donna fu alla sua portata.
« La volete murare in una stanza? Domandò ironica Brigida Catalano, dirigendosi verso la cucina.
Lui le ostruì il passaggio con la sua ingombrante sedia a rotelle, costringendola a fermarsi «Ascoltatemi bene, da domani è qui che riceverò i miei clienti e non voglio che la vedano. La casa è grande, troverete di sicuro uno spazio dove intrattenerla, soprattutto farete in modo che non interferisca con le mie esigenze. Questo è il vostro compito ed è per questo che vi pago. Non c'è altro.» Concluse sferzante facendosi di lato per lasciarla passare.
«Non c'è bisogno di essere sgarbati, Tino.» Suggerì dall'uscio Giovanni Basile, cogliendolo di sorpresa perché che non lo aveva sentito arrivare «Piuttosto, dovresti piuttosto fartela alleata soprattutto ora che riceverai i tuoi clienti a casa e avrai bisogno della sua collaborazione.» Lo esortò gioviale, ponendogli una mano sulla spalla.
«Ho già mia figlia Rebecca tra i piedi...non voglio un'altra donna da istruire!» Protestò Concetto Scalavino.
«Non credo che la signora Catalano abbia bisogno d'essere istruita, mi dà l'idea che ne sappia molto più di noi e di tanti altri.» Rispose divertito Giovanni Basile. Poi, facendosi serio, aggiunse: «Stamani Ho chiarito con Michele Messinese i motivi che hanno indotto la sua famiglia a cessare la vostra collaborazione, ed è stato un incontro molto esplicativo. Andiamo a parlarne nel tuo studio.»
«No, nello studio c'è Rebecca che sta catalogando la corrispondenza.»
«E allora?» Giovanni Basile, senza attendere risposta, spinse la sedia a rotelle verso lo studio.
NEL NOME DI MIMI'
Rebecca era seduta al tavolo intenta a trascrivere in un registro date, indirizzi ed ordini, da fatture che aveva cronologicamente selezionato. All'ingresso del padre e di Giovanni Basile smise il suo lavoro e, senza alcun preambolo, ammonì il padre: «Abbiamo bisogno di una macchina da scrivere perché la vostra grafia è davvero illeggibile e la mia, a forza di copiare i vostri scarabocchi, sta diventando uguale. Così simile che potrei perfino spacciarla per la vostra!»
«Mi ritengono responsabile della morte di Mimì eppure non si fanno scrupolo di richiedere il mio aiuto.» Sbottò, amaro, Concetto Scalavino.
Davanti alla perseveranza dell'amico, il mercante scosse la testa «Davvero ne sei convinto, Giovanni? E se questo invece venisse da tutti loro inteso come un risarcimento per aver causato la morte di Mimì?»
Quella domanda così diretta l'aveva colta di sorpresa perché Giovanni Basile, scavalcando il consenso del padre, la stava rendendo pienamente partecipe degli eventi.
sabato 18 ottobre 2025
Rebecca (cap. 22)
Giovanni Basile lo guardò stupito.
Il giovane annuì.
Giovanni Basile lo guardò perplesso «Sapete cosa penso? Che vi attribuite colpe che non avete perché quel danno, vostro fratello, se l'è procurato da solo a causa del suo smisurato orgoglio, e temo che imporgli questa soluzione ve lo renderà ancora più ostile. Più furioso. Perché per lui, accettare questa via d'uscita equivarrà ad abiurare le ragioni del suo risentimento, e renderà più grande ed insopportabile la sua umiliazione.»
sabato 27 settembre 2025
giovedì 4 settembre 2025
Rebecca (cap. 21)
UNA PIU' REALE PROSPETTIVA
Rebecca lesse la lettera. Quando terminò era visibilmente impallidita. «E' una lettera indegna, e che l'autore sia mio padre, ai miei occhi ne accresce l'oltraggio.» Con disgusto la respinse lontana da sé, come fosse una cosa immonda. «Distruggetela! Se questa lettera cade nelle mani di Giandomenico credo che per mio padre non ci sarà scampo. Lo reputa responsabile della morte del suo.» Asserì in tono sommesso «Ma giudica anche se stesso colpevole: ed è una sentenza inappellabile.»
Giovanni Basile scosse il capo in segno d'approvazione. «Si, andava fatto.» E, dopo un breve silenzio, chiese: «Come giudicate l'intera faccenda?»
Lo ritengo un uomo leale e, per lui, nutro il massimo rispetto, ma non accetto l'idea che si disponga di me al di là delle mie volontà. E, in queste, il matrimonio non è contemplato.» Asserì risoluta.
Giovanni Basile fece il gesto di alzarsi, ma lei lo trattenne leggermente per un braccio: «Cosa farete ora?»
«Basta!» Pietra, esasperata, s'era frapposta fra loro «Con questo indegno atteggiamento state disonorando il nome di vostro padre, ed io non posso tollerarlo.» Non era avvezza ad alzare la voce, Pietra, abituata a risolvere le piccole e grandi questioni famigliari con pacata, ma decisa, energia. Una donna risolta che con autorevolezza aveva saputo gestire quella sua famiglia di maschi, compensando le irresolutezze e gli impacci del capofamiglia, assumendosene il ruolo.
Fino a quel momento, quando d'improvviso s'era resa conto d'esser non solo vedova di Mimì ma, al pari dei figli, anche la sua orfana. Perché ora che lui non era più nemmeno sullo sfondo percepiva, nella sua definitiva assenza, un inglorioso abbandono, perché la morte era stata una facile via di fuga che lo aveva messo al riparo dalle incognite di quella situazione che lui stesso, a causa della sua titubanza, aveva contribuito a creare. Così, ancora una volta, come le innumerevoli altre, sarebbe toccato a lei porvi un rimedio.
Puntò il dito verso Giandomenico «Andrai a Roma e rispetterai l'impegno preso col Santo Padre. Non possiamo rischiare la credibilità della nostra azienda con un rifiuto così tardivo e difficilmente giustificabile. E neppure chiedere altro tempo, per trovare un nuovo fornitore, è più possibile. Non rischieremo, per il tuo orgoglio, il buon nome dei Messinese, e dal momento che non ci sono altre soluzioni ci serviremo, se sarà amcora disponibile, della fornitura di Concetto Scalavino. Sarà l'ultima volta. Esigeremo di pagarla un prezzo maggiore del suo valore, se questo aiuterà il tuo orgoglio. A sistemare la faccenda ci penserà Michele, perché è lui ora l'amministratore. Tu stanne fuori.»
mercoledì 20 agosto 2025
Rebecca (cap. 20)
Dalla cucina, le voci di Giovanni Basile e Brigida Catalano raggiunsero Rebecca nel corridoio. L'uomo, in tono pacato ma fermo, chiedeva conto alla governante delle lettere sparite dalla camera di Concetto Scalavino, e in particolare di una indirizzata a Mimì Messinese.
«Ne dubito, signor Basile, ma non l'ho fatto per avere la sua gratitudine quanto, invece, la sua attenzione.» Ribadì pensierosa.
«Non avete la sua attenzione?» Nell'interrogativo di Giovanni Basile c'era una nota di cordiale curiosità.
«Non del tipo che vorrei.» Rispose coincisa, per poi tornare all'argomento delle lettere: «Una dozzina tra fatture e pratiche amministrative, che ho letto, ed una lettera indirizzata a Mimì Messinese, di cui ignoro il contenuto, perché privata.»
«Potrei vederla?» Chiese Giovanni Basile.
«Certo. La vado a prendere.»
«Carattere ed intelligenza, dici? Ma se così fosse non avrebbe disdegnato il matrimonio con Giandomenico Messinese, e tutto quello che ne sarebbe derivato. Rebecca non è poi così intelligente come pensi, amico mio. E quello che chiami carattere, è solo testardaggine.» Rispose esausto.
Giovanni Basile sorrise a quest'ultima considerazione da cui dissentiva, ma non obiettò nulla, consapevole che non era quello il momento per i ragionamenti etici, quanto piuttosto quello che necessitava era di tirar fuori il suo amico da quella stanza dove, ai piedi del letto, immaginava fluttuasse il mite fantasma di Mimì Messinese, ostaggio del rammarico e della nostalgia di Concetto Scalavino.
Giovanni Basile ricacciò la lettera in tasca. Come promesso l'avrebbe poi distrutta.
martedì 12 agosto 2025
Il perseguimento di un caos disciplinato
Se non il mio destino almeno quello di Rebecca.
M'ero cacciata in un vicolo cieco nel capitolo 18, che nella sua seconda parte ho dovuto riscrivere non ricordando i processi mentali per cui avevo intrapreso quel percorso. Ho passato ore a rievocare i motivi per cui Concetto Scalavino avrebbe dovuto far consegnare una lettera a Mimì Messinese già morto. E nello stesso tono, avevo proseguito nel capitolo 20 (in bozze dal 20 Settembre 2024). Un vero rompicapo. Un coacervo da cui non riuscivo a districarmi, ma dove oggi, con le modifiche apportate al capitolo in questione, ho ritrovato il bandolo. Spero di proseguire ora spedita, anche perché non ho l'abitudine di prendere appunti, ancor meno di tracciare la trama, ma d'improvvisare al momento. Forse perché nella vita sono una persona molto ordinata, metodica e, ai miei stessi occhi molto prevedibile, ho cercato di radicare la mia scrittura su un caos disciplinato che si fonda sui contrasti degli ossimori, gli eccessi delle iperbole e l'audacia dei paradossi.
Marilena

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