LA PERDITA DELLA MEMORIA. E UN NUOVO RITORNO.
Lo stato di torpore in cui Concetto Scalavino versava a causa del trauma alla testa, durò circa ventiquattro ore e poi, dopo un vigoroso sospiro, ritornò alla vita con uno sguardo inedito e soave, un sorriso largo, circolare, inclusivo come un abbraccio.
Particolari, questi, che non erano sfuggiti a nessuno dei presenti.
«Ben tornato tra noi» Così lo aveva accolto al suo risveglio il dottore, che dopo aver controllato con una luce i riflessi delle pupille, aveva fatto segno di si col capo per rassicurare gli astanti sulle sue buone condizioni.
«Nessun trauma.» Aveva decretato con evidente soddisfazione, quasi che l'artefice di quel miracolo fosse lui.
Concetto Scalavino, appena riavutosi, con sorprendente timidezza, aveva chiesto un po' di acqua e zammù «Per rinfrescarmi la gola e la memoria» aveva specificato con una battuta di spirito alquanto insolita per il suo carattere.
«Riconoscete i presenti?» Domandò il medico
«Le mie figlie» indicò Rebecca e Gemma «il mio amico Giovanni e voi, dottore. Ma non vedo mia moglie.»
«Ma non ricordi nulla della caduta?» Chiese Giovanni Basile, ponendogli fraternamente una mano sulla spalla.
Concetto Scalavino, a quella domanda, rispose stupito: «Quale caduta?» E poi, di nuovo domandò: «Dov'è Rosa?»
«La signora è nella sua stanza a riposare» Lo rassicurò la governante, porgendogli la bevanda.
«Nella sua stanza?» L'aveva guardata con aria meravigliata «E da quando Rosa ha una sua stanza?» L'interrogativo era esteso a tutti i presenti. «E voi chi siete?» Chiese a Brigida, prendendo il bicchiere che lei gli offriva.
«La mamma, ultimamente, non sta molto bene e quindi, per non essere d'intralcio al vostro riposo, ha preferito trasferirsi in una camera separata. E di lei se ne sta prendendo cura la signora Catalano, la nostra governante» Spiegò Rebecca, indicando Brigida.
«Abbiamo una governante?» Chiese più a se stesso che ai presenti. « Da quando abbiamo una governante?» Stavolta la domanda era rivolta a Giovanni Basile.
«Da quando Rosa non sta bene e tu ti sei fratturato una gamba.» E, a dimostrazione di quanto asserito, gli indicò la sedia a rotelle ai piedi del suo letto.
Concetto Scalavino tacque e l'espressione confusa indusse il medico ad intervenire per tranquillizzarlo: «In questo caso il non ricordare gli avvenimenti del presente e il conseguente disorientamento, sono dovuti allo shock della caduta. Tutto questo potrà durare qualche ora o forse qualche giorno, per cui raccomando nessuna tensione e riposo assoluto E, con questo, intendo niente lavoro.» Ribadì, intenzionalmente rivolto al suo assistito.
AMNESIE IDILLIACHE
Ma lo stato amnesico nei riguardi del presente di Concetto Scalavino, col passare dei giorni non aveva trovato risoluzione in quel ritorno della memoria diagnosticato, forse con troppo ottimismo, dal suo medico. Ma di questo nessuno in famiglia parve dolersi perché il nuovo Concetto Scalavino s'era palesato amabilmente diverso dall'odioso patriarca che imponeva, col pugno e l'inganno, le sue regole senza farsi scrupolo alcuno nel perseguimento dei scopi, aveva lasciato il posto ad un signore di mezza età curioso, e pieno d'attenzioni, verso tutto quello che lo circondava. Dava perfino la sensazione che i suoi sentimenti fossero genuini così come i suoi atteggiamenti che parevano più morbidi, più riflessivi. Più tolleranti. Come li aveva definiti Brigida Catalano che, dopo i primi dubbi, aveva accettato, in virtù dell' esperienze maturate nel corso della sua vita, questo straordinario cambiamento che lasciava, però, perplesse Gemma e Rebecca. In particolare Gemma, che affatto convinta del nuovo Scalavino, osservava ogni gesto e prendeva nota di ogni frase da lui pronunciata. Giovanni Basile, invece, era preoccupato per il perdurare di questo stato di amnesia che aveva colpito il suo socio. Non poteva andarsene e lasciare sole Gemma e Rebecca in balia dei vuoti di memoria del padre, da cui non dava segno di riaversi, col rischio di mettere a repentaglio i prosperi affari dell'azienda, quelli che garantivano benessere alla famiglia e di cui, in quel particolare momento, se ne disinteressava perché distratto da altre cose, più futili e piacevoli, come il giardinaggio, la lampada magica e la collezione di giocattoli meccanici di Rosa. Perché Concetto Scalavino passava molto del suo tempo in camera della moglie, affascinato dalle proiezioni della lampada magica e dai meccanismi dei giocattoli usati per distoglierla dalle sue ossessioni. Lei, dal canto suo, era contenta di averlo come compagno di giochi, e lo accoglieva con entusiastici battimani pronta a condividere con lui le meraviglie del suo baule dei giochi. Dalle loro due differenti amnesie, una dovuta alla demenza e l'altra ad un trauma cranico, era nato un inspiegabile, nuovo contatto, che le situazioni di apparente, normale quotidianità avevano, fino ad allora, impedito.
Ma era nella cura del giardino che s'era rivelato l'estro nascosto di Concetto Sclavino che, con inaspettata perseveranza ed abnegazione, aveva riportato in vita gli agonizzanti roseti infettati dal "mal bianco" che, resuscitati dalle sue pazienti dita, erano rifioriti con colori abbaglianti di giungla, e il cui profumo intenso, di cipria e di spezie, propagava oltre il cancello, ammaliando i passanti.
Concetto Scalavino, inconsapevole della seduzione che i colori e i profumi del suo giardino esercitavano su chi si trovava a passare nei suoi pressi, in un gesto di galanteria aveva regalato una rosa dai petali candidi come la neve ad una sconosciuta che, attirata dalla malia del roseto, aveva sbirciato attraverso il cancello che aveva ceduto sotto la pressione, seppur leggera delle sue dita, ferendosi le mani sul ruvido delle assi.
Prontamente soccorsa dallo stesso Scalavino, la signora, nonostante la sua ritrosia, venne fatta accomodare sotto il gazebo per essere medicata. E fu con enorme sorpresa che quando Brigida Catalano giunse con l'occorrente per le medicazioni riconobbe, nell'imbarazzata visitatrice, Pietra Messinese.
Con grande acume, la governante per toglierla dall'impaccio diede mostra di non conoscerla, facilitata dal fatto che i due non si erano mai incontrati prima.
«Mi spiace aver creato questo trambusto, ma guardare, seppur di sfuggita, questo meraviglioso giardino ha avuto il sopravvento sulla buona educazione.» S'era scusata, Pietra, maledicendosi in cuor suo per aver ceduto all'irresistibile richiamo del roseto.
Fu allora che Concetto Scalavino, lusingato da quel complimento, le aveva donato la rosa, invitandola a tornare ogni volta lo avesse desiderato non come casuale visitatrice ma come gradita ospite.
Brigida, per evitare che la situazione, per Pietra, si protraesse in un'incresciosa conversazione, l'aveva medicata in fretta e accompagnata al cancello dove la donna le esternò la sua gratitudine: «Grazie per la medicazione e, soprattutto, di avermi evitato un ulteriore imbarazzo.» Disse, riconoscente.
«Anche se avessi fatto il vostro nome per lui sareste rimasta un'estranea. Di recente, a causa di una caduta, ha subito un trauma cranico e temporaneamente non conserva nessuna memoria del presente.» Poi, guardandola negli occhi, aggiunse «Ma anche se così non fosse stato in nessun caso avrei fatto il vostro nome. Sono dell'opinione che gli incendi vanno spenti e non alimentati. Ditelo a Giandomenico.»
«Mio figlio...se ne è andato. E non so dove sia.» Ma poi il tono della sua voce dall'amaro tramutò in ironico quando, a sua volta, le chiese: «Non trovate diabolico che chi dovrebbe ricordare cade nell'oblio e dimentica ogni cosa, mentre chi invece dovrebbe, per la propria salvezza, dimenticare, è condannato a ricordare per sempre?»
Ma non attese risposta e se ne andò, dopo averle restituito la rosa dai petali di neve.