Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

lunedì 23 dicembre 2013

Le apparenze ingannano: Auguri, Blogosphere!



Babbo Natale indossa un abito rosso, deve essere un comunista. 
E una barba e capelli lunghi, deve essere un pacifista. 
Chissà cosa c’è in quella pipa che sta fumando?
(Arlo Guthrie) 

mercoledì 18 dicembre 2013

Ali


 Le ali, quando spuntano, fanno davvero male.
Due piccole ferite nette dietro le spalle, fra le scapole, i solchi in cui s'inseriranno i ventagli alari.
All'inizio ti sembrerà di portare un peso enorme sulle spalle.
Un fardello che ti piega la schiena.
La leggerezza non sempre è come te la immagini.
Ti daranno perfino impaccio muovendosi, talvolta, al ritmo delle tue braccia.
Non sono ali per il volo, ma per l'equilibrio.
E' questa la cosa fondamentale.
Sono ali per aiutarti a non cadere.
A rimanere stabile sulla superficie.

Sentivo sotto i vestiti il solletico delle piume sulla mia pelle.
Una sensazione che mi faceva star bene.
Sorridevo.
E la gente mi guardava con simpatia.
Sorridevo.
E mi trovavano carina.
Accettavo la luce e il buio con naturalezza, senza pormi problemi perchè le mie ali mi davano il giusto equilibrio.
Fino a quando......

Non mostrare mai le tue ali a nessuno, per gli altri sono solo estensioni, immaginarie ed irrazionali, sintomo evidente della tua conclamata farneticazione.
Allora sbarreranno tutte le finestre per paura che tu possa spiccare quel tuo volo, illusorio e mortale.
Così, per preservarti, ti toglieranno il cielo.
E tornerai di nuovo a fissare un muro.

sabato 14 dicembre 2013

Costanza

Finito di correggere il racconto "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale" concludo il mio rewind con questo breve dialogo, omaggio a Costanza, che pur s'è rivelata, all'interno della storia, irresistibile stratega: seducente, sensibile e scaltra.

images by Katarina Sokolova


 Ti amo, ma la cosa non ti riguarda
( (Friedrich Holderlin)

CONFIDENZE E DICHIARAZIONI 
Portoghese - Mi trovate ridicolo? -
Costanza - Certo che no -
Portoghese - Lei mi ha in pugno -
Costanza - Talvolta è il destino di chi è innamorato -
Portoghese - Ma lei non mi ama -
Costanza - Non serve essere in due per aver diritto all'amore -
Portoghese - E voi? -
Costanza - Io sono innamorata di voi -
Portoghese - Ma io non vi amo nello stesso modo in cui voi amate me -
Costanza - In qualunque modo mi amate a me sta bene -
Portoghese - Meritereste di più -
Costanza - Forse -
Portoghese - E di questo foglio, di questo suo scritto, cosa ne pensate? -
Costanza - Ha bisogno di voi -
Portoghese - Ma non specifica come, nè quando e nè perchè -
Costanza - Ha bisogno di voi, dovrebbe bastarvi. A me sarebbe sufficiente
Portoghese - Siete incredibile, ed io sono pazzo-
Costanza - Pazzo, ma non noioso. Per questo siete ancora il suo favorito -
Portoghese - Non ambisco ad essere il favorito, ma l'unico -
Costanza - E' questo l'errore in cui s'incappa nelle questioni d'amore: essere il numero uno, il numero unico. Io sò di non esserlo per voi, eppure son qui, cheto la vostra disperazione, vi consolo, v'induco al positivismo.  E' il mio modo d'amarvi, scevro dall'amarezza  di un numero primo -
Portoghese - Vi state facendo beffe di me -
Costanza - Sono assolutamente sincera -
Portoghese - Io non potrò mai amarvi come amo lei -
Costanza - Io non ve l'ho chiesto, nè lo vorrei. Io non sono lei, sono altro ancora. Almeno questo riconoscetemelo -
Portoghese - Siete bellissima e state sprecando tempo con me, potreste avere legioni di spasimanti pronti per voi a qualunque follia -
Costanza - Avete ragione quando dite che ho schiere d'innamorati pronti a far follie, ma torto quando affermate che sto sprecando il mio tempo -
Portoghese - Quindi anche voi inseguite la follia?-
Costanza - La mia follia siete voi -
Portoghese - E i vostri amanti?-
Costanza - Ognuno ambisce ad essere per me il numero uno, il numero unico, allo stesso modo in cui voi aspirate ad esserlo per lei. Nulla di nuovo sotto il sole, amico mio. Come vedete siete in buona compagnia!-
Portoghese - Di nuovo vi burlate di me -
Costanza - Attento, monsieur, quando vi compiangete diventate noioso e lei, come sappiamo, non sopporta la noia e, a dire il vero, neppure io. Ma io vi amo e sono disposta a fare un'eccezione...purchè non diventi la regola. Monsieur, avete il  mio permesso di amarmi anche senza amore -

mercoledì 11 dicembre 2013

Numero uno. Numero unico.

Ancora nel campo della matematica, un altro brano estrapolato dal racconto "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale". 

images by August Bradley

IL FATTORE X
Il Portoghese non era un novellino da iniziare alle pratiche del sesso che, nella sua burrascosa carriera di dongiovanni ne aveva viste e fatte ed escogitate, anche d'inedite.
Ma puntando arrogantemente solo su stesso, estimandosi numero uno, anzi numero unico, non aveva tenuto in alcun conto che nel calcolo delle probabilità ci potessero essere altri, seppur remoti, numeri uno e numeri  unici.
In barba a tutti i suoi diabolici calcoli matematici, riguardanti la teoria delle possibilità, erano saltati tutti gli algoritmi, cosicchè la casualità si era tramutata in necessità (Elvira) e la necessità aveva generato una nuova casualità (Costanza) che aspirava ad evolversi, in necessità.
Lui rappresentava il fattore X, quello di collegamento, l'innesco della miccia che, senza le dovute accortezze (ed è evidente che egli le ha abbondantemente eluse per via di quella sua eccessiva sicumera) ora rischiava di esplodergli in mano.

NUMERO UNO. NUMERO UNICO
Madame gli aveva rubato l'anima e lo aveva reso assolutamente vulnerabile, follemente innamorato e completamente dipendente da lei.
In questa fase esistenziale, e per lui  nuova, alla stregua di un adolescente inesperto sulla sintomatologia del male che lo stava divorando, si era barricato nella solitaria trappola delle introspezioni, laddove gemmano i sofismi filosofici e dilaga l'ermetismo poetico (materia, quest'ultima, a lui del tutto sconosciuta).
Non era la sua una gelosia di tipo convenzionale, (la disperazione d'immaginare Madame nuda tra le braccia di un altro) ma, piuttosto, la certezza dell'impossibilità di poterla davvero possedere.
Avrebbe accettato, senza alcuna amarezza, l'ipotesi di Madame amante di un altro uomo, o di tutti i maschi del pianeta, a patto che a lui fosse riconosciuto il ruolo di referente prescelto per una correità quasi consanguinea.
Quasi incestuosa.
Ma lui, numero uno, anzi, numero unico, era invece parimenti trattato alla stessa stregua di tutti gli zero, adoratori di Madame.

martedì 10 dicembre 2013

Elvira, Costanza e il Portoghese

Ho estrapolato questo brano da un vecchio racconto che sto ricorreggendo "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale" perchè ho trovato divertenti le connessioni tra "La teoria delle probabilità" e le casuali dell'innamoramento, anticonvenzionale o classico, non fa differenza, che quando c'è in gioco il sentimento dell'amore è possibile stravolgere perfino le inconfutabili regole della matematica.



TEORIA DELLE PROBABILITA' - PROBABILISMO ONTICO
Il probabilismo ontico è una teoria ontologica in base alla quale ciò che è necessario rappresenta il massimo delle probabilità e ciò che è casuale il minimo delle probabilità. L'alternanza dialettica necessità/caso si dà quindi in una scala astratta, ma matematicamente controllabile per approssimazione caso per caso con adeguati algoritmi, dove la casualità è l'estrema improbabilità e la necessità l'estrema probabilità.
(da Wikipedia)

LIAISON D'AMOUR
Nel capitolo precedente abbiamo appurato che l'affascinante Portoghese, avventuriero in perenne fuga, è in realtà un matematico, mentre negli abiti seducenti della sensualissima Madame si cela la strega Elvira.
Nessuno è ciò che appare.
Converrebbe, al nostro matematico, prima di un suo maggior coinvolgimento, fornirsi di un buon testo filosofico e ristabilire la differenza tra ontico ed ontologico e, su questa rilettura analizzare, al lume di quella logica matematica che pur non dovrebbe difettargli, la sequenza degli eventi fin qui accaduti, partendo dalla teoria delle probabilità dove, in sunto, si chiosa che ai due estremi della scala matematica troviamo la casualità come fattore dell'improbabilità e la necessità, invece, quale fattore della probabilità.
Ma la divina visione di Madame in guepiere di pizzo nero e l'attimo dopo vestita solo di aggressivi sospiri, gli impedì qualsiasi salvifica valutazione:  l'indifeso ontico, armato solo della spada del suo pene, si stava consegnando, nudo e consenziente, alla meravigliosa creatura ontologica.
Che deliziosa tortura può essere l'amore: più Madame esigeva più lui era disposto a dare.
Lei aveva stravolto ogni regola ed ora lui non voleva più fuggire.
L'avrebbe rincorsa, se fosse stato necessario, in capo al mondo, ululando in ginocchio il suo nome, semmai l'avesse conosciuto, che neppure quel privilegio lei gli aveva concesso.
Madame e le sue voglie, stravaganti, lussuriose, eccitanti.
Nessuna, come lei, aveva saputo ingolosirlo.
Nessuna, come lei, aveva saputo nutrirlo negandogli il cibo.
Arrivava dopo giorni di assenza, e di dannazione per lui, preannunciata dalla scia amara del suo profumo.
Monsieur, j'ai besoin de vous.
Null'altro.
Ma questo gli bastava per tornare a vivere.

L'INCOGNITA
Eppure la meravigliosa creatura ontologica sarebbe riuscita a travolgere, con la potenza seducente del suo buio allure, tutti gli algoritmi sui quali fino ad allora il Portoghese aveva basato la sua teoria delle probabilità, se non fosse cinicamente accorsa in aiuto della ormai traballante ragione dell'umiliato, disperato ontico, quell'incognita che tutte le tesi possibiliste contemplano come futile ma destabilizzante, matematicamente non controllabile perchè finalizzata solo all'ipotesi di se stessa: Costanza.

martedì 3 dicembre 2013

Squisitamente femminile

 Squisitamente femminili.
Tutte le donne che aveva avuto lo erano state, ma per tutta la vita ne aveva desiderata una sola, l'unica che mai avrebbe potuto avere, la più innocente, la più sensuale, la più squisitamente femminile: sua madre.
Lei, seduta davanti alla specchiera, i capelli scuri sparsi sulle spalle, una bretellina della sottana scivolata lungo il braccio.
Ancora la sua immagine gli sorrideva dallo specchio, in quel modo speciale riservato a lui solo.
Presto si sarebbero stesi, l'uno accanto all'altra, nel lettone, dove lui sarebbe stato avvolto da quel calore buio, dirompente come una febbre.
Allora iniziava a rigirarsi inquieto nel letto, allontanandosi sempre più da quella calamita che pericolosamente lo attirava, alla ricerca di un angolo neutro che gli conciliasse la pace e il sonno.
Inutilmente.
Lei sentiva la sua inquietudine e, con la tenerezza di un gesto noto, tendeva una mano ad accarezzargli la fronte come faceva per farlo addormentare come quando era piccino.
Ora, lui, però,sfuggiva a quella carezza e a quelle dita.
Si allontanava da lei scivolando piano verso la sponda opposta del letto per tracciare quanta più distanza poteva tra loro.
Ma la sensazione di febbre non scompariva, e allora usciva silenziosamente fuori dalle coltri e si chiudeva in bagno.
Il pigiama, leggerissimo, gli premeva addosso come un saio, pesante e ruvido, che gli bruciava la pelle. Impaziente se ne liberava, e così nudo si coricava a terra premendo il ventre contro il freddo del pavimento, cercando di smorzare quel delirio che lo pervadeva.
Sdraiato in terra, la mano serrata sul pene, ancora evocava il calore avvolgente della donna inconsapevole, addormentata col braccio allungato verso il suo cuscino.
Perversamente femminile.
Nessun'altra donna, nel corso della sua vita, aveva saputo esercitare un'attrattiva così potente. E pericolosa.
Aveva dormito in tanti altri letti, avvolto nel morbido calore di nubi bionde, corvine, castane ed anche poi grigie, ma nessuna era stata mai capace di trasmettergli quella insana, terribilmente eccitante, sensazione di gioco dannato.
Nessuna donna, nemmeno la più desiderabile o la più difficile da conquistare, lo aveva messo nella condizione di trovarsi a rotolare nudo sul pavimento per spegnere il fuoco del ventre.
Il buio calore che da sua madre emanava lo aveva, fin da piccino, condizionato ad un futuro di estenuante ricerca di quella perversa, sublime sensazione di malessere, perché come spesso amava ripetere, le sensazioni del paradiso passano tutte attraverso l'inferno.

lunedì 2 dicembre 2013

Realtà estranianti



Giornata razionale e pessimistica, questa verso cui m'avvio, già prospettata nella certezza del deja vu, nonostante, ed invano, abbia cercato fin dalle prime luci dell'alba di renderla appetibile e misteriosa, come un pacchetto regalo ben confezionato e di cui s'ignora il contenuto.
Dal buio ho così materializzato il metafisico pacchetto e l'ho strategicamente collocato sul tavolino del salotto, in bella vista tra gli oggetti usuali, dove però risalta come un ordigno minaccioso.

Ho perso il gusto della sorpresa: capita quando non t'aspetti più niente dalla vita.
Quando smarrirò anche il gusto del gioco sarà davvero la fine.

Detesto il freddo che estrania il corpo sotto innumerevoli strati di lana, che non scalda neppure, che niente può sostituire il calore delle mani e delle labbra.
Giornata no, seppure c'è un tiepido sole, e come avvenuto  in altri tempi, forse di minor disincanto, avrei tentato di riscrivere il tutto con uno di quei giochi illusionistici di cui mi picco esser maestra.
Ma è questo uno di quei giorni in cui la consapevolezza esistenziale è talmente nitida e prevaricante che tutto ciò che è nelle mie possibilità mettere in atto non sortirà alcun risultato anzi, piuttosto, devo sforzarmi di non cedere alla tentazione della messinscena che sortirebbe effetto contrario e disastroso.

Detesto il freddo che mi rallenta e mi ravvoltola su me stessa, alla ricerca di un tepore improbabile, tutto interno, metafisico anche quello, come il pacchetto regalo che campeggia, simile ad un ordigno esplosivo, sul tavolo del salotto, tra le porcellane ed i fiori autunnali.
Marilena