Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

venerdì 17 gennaio 2014

Esistenzialismo predatorio


Il viaggio non richiede una spiegazione ma solo dei passeggeri
(Waking Life)

Prendo spunto, per questo scritto, dalla mia risposta al commento di Lucy, nel post "Il bacio del vampiro"

Se raccontassi che la mia alter ego, e tutta la banda dell'antro, personaggi di carta inclusi, vogliono che io rimanga in Blogosphere perchè consapevoli che la mia defezione comporterebbe la loro morte, non sarebbe vero, perchè è esattamente il contrario: sono io a temere di non esistere senza di loro.

Esistenzialismo predatorio 
Qualcun altro, più compassionevole di me, questo esistenzialismo predatorio lo definirebbe "istinto di sopravvivenza", benevolmente modificandone il senso, che è notorio che l'istinto di sopravvivenza è da sempre un'efficace attenuante, invocata, e spesso ammessa, come giustificazione a discarico anche nei delitti più efferrati.
E' concedere al cannibale, colto nell'atto di banchettare coi resti sanguinolenti del corpo appena smembrato, di potersi giustificare con un banale, stavo morendo di fame e questo disgraziato era, al momento, l'unica cosa commestibile di cui potessi disporre.

Ma il mostro vero, invece, non intende avvalersi di alcuna attenuante strategica, che è insito nella sua natura il rifiuto a non voler essere rimpicciolito alle dimensioni di un topolino, conscio che la sua grandezza consiste nell'affermazione esclusiva delle sue inique necessità, aspirando, orgogliosamente e senza pentimento, ad esser condannato per i suoi osceni peccati piuttosto che accettarne il declassamento a piccole nefandezze.

Lo stesso orgoglio con cui anch'io rivendico la veridicità delle imputazioni ascrittimi, di cui non intendo sminuirne nè la portata nè la gravità.
Esistenzialismo predatorio, è il capo d'accusa di cui mi fregio, con l'aggravante della recidiva.
Imputazione infamante per qualsiasi scrittore, eppure me ne faccio un pregio, che se nella vita non si ha niente altro di cui menar vanto, va bene anche il male.

Uno di quei paradossi che tanto ami, direbbe Camilla, ex biografa, ex agente letterario, ex amica, ed oggi testimone principale per l'accusa, che pur lei lo aveva intravisto quel mio buio interiore, ed una volta ebbe a dirmi: gli assassini seriali si nascondono dietro identità anonime, e tu, Mari, con la tua aria da brava ragazza,  compunta e metodica, perfino timida, potresti benissimo essere una di loro: commesso il crimine saresti capace di dar la cera al pavimento, non per far sparire le tracce del delitto, ma perchè lo sporco ti disturba.

L'Imperatrice, invece, mai potrebbe essere un killer seriale, è troppo scenicamente visiva, straripa di particolari identificativi: le sue mani troppo grandi, il suo passo da soldato, l'abbondanza dei capelli, le lentiggini che, al primo pallido sole, le indorano il viso e le spalle.
Camilla è l'unica tra le mie creature che non ho fagocitato.
Una scelta opportunistica, poichè l'ho dotata di una natura superiore e schietta, incorruttibile, tanto da farmi sperare nel miracolo di una inversione di ruoli: lei, la scrittrice, io, il personaggio.
Camilla è l'Imperatrice dei miracoli, una madonna ibrida che ha partorito figlie non al suo livello, pallide ed implumi, prive della sua meravigliosa perfezione, e questo al fine di proteggerle, che la bellezza accessiva  può indurre in tentazioni terribili.
Sono certa che se fosse stata lei a concepirmi mi avrebbe fornita d'istinti più sani e di  una diversa visione del mondo: mai avrei saziato la mia fame divorando le mie creature, mai della mia disperazione ne avrei fatto un vanto.

martedì 14 gennaio 2014

Il bacio del vampiro


Non puoi ancora andartene, Mari, devi terminare la storia di Rebecca.

La voce dell'Imperartice Camilla  mi giunge, attraverso il cellulare, da una distanza ignota, e non c'è verso di sapere da dove chiama, che ancor oggi ce l'ha con me per quella storia di Mr Nativity, per questo specifica con puntiglio che non mi sta parlando in qualità di agente letterario, ormai ex, ma piuttosto, e nonostante tutto quello che tra noi è accaduto, come amica.
Amica/martire, sottolinea.
Questa definizione mi strappa un sorriso che lei deve aver intuito, così la immagino irrigidirsi e porsi sulla difensiva per non concedermi niente di più di quello che ha stabilito potesse darmi, che è già questa una lodevole e generosa concessione, ennesima prova del suo affetto indomito, dal momento che io sono, nella sua cerchia, quella per la quale s'è sempre spesa in prima persona e spesso rimettendoci.
Amica/martire, appunto.

Io - Rebecca...ma a chi vuoi che importi? Rincollo i capitoli in bozze e di lei non rimarrà più alcuna traccia: il delitto perfetto -
Imperatrice  - Lei è qui, con me -
Io - E' con te? Dove? -
Imperatrice - Non dovresti chiedermi dove, ma perchè -
Io - Perchè è con te? -
Imperatrice - Di te non si fida più. E con ragione. Le hai fatto delle promesse e dato una speranza, proponendoti madre putativa avresti dovuto proteggerla anziche servirtene -
Io - Servirmene? Ma cosa stai dicendo? -
Imperatrice - Te ne sei servita per esistere attraverso di lei, sfruttando le sue intatte energie per emergere dall'acquiescenza esistenziale, quel coma srategico in cui normalmente versi, e resuscitare te stessa. Il vero scopo della tua scrittura, Mari, non è quello di dar vita ai personaggi, ma di ricavare dalla loro spunti vitali per la tua. Sei un vampiro che vive del sangue delle proprie vittime. Deve esser questa la tua idea di immortalità! -

Camilla riesce a dire cose tremende senza mai alterare il tono della voce e senza alcun riguardo verso l'interlocutore, ma lo fa con garbo pacato, senza intento d'offesa o di umiliazione, perchè le sue parole, per quanto dure e devastanti possono essere, non sono mai dettate da sentimenti ambigui o avversi, ma piuttosto da ciò che per lei costituisce la verità.
Ti squarcia i polmoni col suo pugnaletto, non per farti morire ma per farti meglio respirare.

Io - Dunque, sarei una specie di parassita! -
Imperatrice - No, poiché tu non miri ad alterare la biologia dei tuoi disgraziati ospiti, né tanto meno ad ucciderli, anzi ti dai da fare per mantenerli in vita perché sei di certo consapevole di aver bisogno di loro. Aspiri all'immortalità personale ma anche a quella delle tue creature, così ti rinvigorisci con il loro sangue, e le loro energie, per poter continuare a vivere (o almeno apparentemente farlo) e preservare loro stessi dalla morte, concedendogli, col tuo bacio, l'immortalità. Ma in realtà sono "non morti" che è assai diverso dall'esser vivi. Uno di quei paradossi, Mari, che così tanto ti piacciono -
Io - Va bene, ora che ti sei sfogata puoi dirmi dove siete? -
Imperatrice -  A tempo debito lo saprai. Nel frattempo t'nvito a riflettere -

venerdì 10 gennaio 2014

Signora di un dominio


BLOG, il mio figlio obeso e nichilista, ha compiuto ieri sei anni: un compleanno non festeggiato perchè qui nell'antro ormai si respira aria di smobilitazione e di partenze. Immagino perfino che ognuno di noi abbia già la sua valigia nascosta sotto il letto, pronti per un'uscita di scena senza lacrime nè convenevoli: rimarranno solo i Freaks, abbarbicati alle travi della soffitta in attesa di un inquilino nuovo al quale invelenire i sonni.
Io andrò via per ultima, spetta a me il solitario compito di sprangare porte e finestre, radunare gli oggetti volontariamente dimenticati, in realtà regali, testimonianze e ricordi, di questo lungo periodo vissuto assieme.

Sono arrivata con una valigia vuota e riparto con un baule pieno.
Ma pieno di cosa?
 In realtà non c'è nulla che mi sia materialmente concesso portar fuori dai confini di Blogosphere, questo strano regno dove da sei anni sono padrona di un dominio, "Antro della strega.com", perché mi era piaciuta l'idea di acquisire, sia pur solo virtualmente, una dimora meno precaria di quella esistenziale e, nel frattempo, espandermi.

Espandermi...forse è accaduto, forse no.
Non ho una vera risposta in quanto mi riconosco soggetto umorale, e così se ci fosse stato il sole avrei magari risposto di si, ma oggi, al cospetto di questo cielo incredibilmente incolore, mi viene da dire no.

Incolore, come la mia esistenza, che ho pensato di tinteggiare con le sfumature di un racconto, questo "Antro della strega.com", un gioco, una terapia, una speranza, non sono in grado di definire quali fossero le mie aspettative, o forse si, ma credo non sia il caso di renderle pubbliche.

In qualche modo, però, l'espansione c'è stata e ben oltre il punto/com, attraverso la propagazione della mia materia oscura (le ipotetiche particelle WIMP, entusiasticamente interattive nel Big Bang carnevalesco delle stelle solitoniche, dei bosoni e delle pepite di quark) con la quale ho tentato d'ingravidare, quasi fosse un pene, la verginità uterina di questo universo ancora insoluto.

Delirio di grandezza ed enfasi di soprano, quando io, disarmonica e stonata, mi son trovata a dominare, e poi gestire, tutti gli elementi, i miei interni e quelli esterni, con la sicumera di una primadonna dalla voce melodiosa ed irresistibile, audace strumento di seduzione in abito rosso, al cui volere si sarebbero piegate le fiere più aggressive e i riottosi più tenaci, ampiamente riconoscendomi un ruolo di supremazia in questo mio regno punto/com dove, seppur su uno sfondo da operetta, con quanta grazia avrei provato a muovermi recitando a braccio un copione senza un vero finale, di quelli che piacciono a me.
Finale aperto e con ipotesi di sequel...

Ma non è andata così perché i miei finali aperti sanno molto d'incompiuto, come se non fossi davvero capace di chiudere definitivamente le storie, nella vita privata così come nei miei racconti: virgole affastellate e caotici punti.
Un paradosso, a pensarci bene, questo della punteggiatura, che la virgola, all'interno del discorso è solo un respiro, un prender fiato, mentre il punto ne rappresenta, secondo il caso, la chiusura o la fine.
I punti e le virgole forzatamente costretti a coabitare in uno spazio ristretto, metafisico ed ibrido: una contraddizione che ben mi rappresenta.
Come questo mio dominio, un blasone né ereditato né conquistato, ma comprato.

lunedì 23 dicembre 2013

Le apparenze ingannano: Auguri, Blogosphere!



Babbo Natale indossa un abito rosso, deve essere un comunista. 
E una barba e capelli lunghi, deve essere un pacifista. 
Chissà cosa c’è in quella pipa che sta fumando?
(Arlo Guthrie) 

mercoledì 18 dicembre 2013

Ali


 Le ali, quando spuntano, fanno davvero male.
Due piccole ferite nette dietro le spalle, fra le scapole, i solchi in cui s'inseriranno i ventagli alari.
All'inizio ti sembrerà di portare un peso enorme sulle spalle.
Un fardello che ti piega la schiena.
La leggerezza non sempre è come te la immagini.
Ti daranno perfino impaccio muovendosi, talvolta, al ritmo delle tue braccia.
Non sono ali per il volo, ma per l'equilibrio.
E' questa la cosa fondamentale.
Sono ali per aiutarti a non cadere.
A rimanere stabile sulla superficie.

Sentivo sotto i vestiti il solletico delle piume sulla mia pelle.
Una sensazione che mi faceva star bene.
Sorridevo.
E la gente mi guardava con simpatia.
Sorridevo.
E mi trovavano carina.
Accettavo la luce e il buio con naturalezza, senza pormi problemi perchè le mie ali mi davano il giusto equilibrio.
Fino a quando......

Non mostrare mai le tue ali a nessuno, per gli altri sono solo estensioni, immaginarie ed irrazionali, sintomo evidente della tua conclamata farneticazione.
Allora sbarreranno tutte le finestre per paura che tu possa spiccare quel tuo volo, illusorio e mortale.
Così, per preservarti, ti toglieranno il cielo.
E tornerai di nuovo a fissare un muro.

sabato 14 dicembre 2013

Costanza

Finito di correggere il racconto "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale" concludo il mio rewind con questo breve dialogo, omaggio a Costanza, che pur s'è rivelata, all'interno della storia, irresistibile stratega: seducente, sensibile e scaltra.

images by Katarina Sokolova


 Ti amo, ma la cosa non ti riguarda
( (Friedrich Holderlin)

CONFIDENZE E DICHIARAZIONI 
Portoghese - Mi trovate ridicolo? -
Costanza - Certo che no -
Portoghese - Lei mi ha in pugno -
Costanza - Talvolta è il destino di chi è innamorato -
Portoghese - Ma lei non mi ama -
Costanza - Non serve essere in due per aver diritto all'amore -
Portoghese - E voi? -
Costanza - Io sono innamorata di voi -
Portoghese - Ma io non vi amo nello stesso modo in cui voi amate me -
Costanza - In qualunque modo mi amate a me sta bene -
Portoghese - Meritereste di più -
Costanza - Forse -
Portoghese - E di questo foglio, di questo suo scritto, cosa ne pensate? -
Costanza - Ha bisogno di voi -
Portoghese - Ma non specifica come, né quando e né perché -
Costanza - Ha bisogno di voi, dovrebbe bastarvi. A me sarebbe sufficiente
Portoghese - Siete incredibile, ed io sono pazzo-
Costanza - Pazzo, ma non noioso. Per questo siete ancora il suo favorito -
Portoghese - Non ambisco ad essere il favorito, ma l'unico -
Costanza - E' questo l'errore in cui s'incappa nelle questioni d'amore: essere il numero uno, il numero unico. Io sò di non esserlo per voi, eppure son qui, cheto la vostra disperazione, vi consolo, v'induco al positivismo.  E' il mio modo d'amarvi, scevro dall'amarezza  di un numero primo -
Portoghese - Vi state facendo beffe di me -
Costanza - Sono assolutamente sincera -
Portoghese - Io non potrò mai amarvi come amo lei -
Costanza - Io non ve l'ho chiesto, nè lo vorrei. Io non sono lei, sono altro ancora. Almeno questo riconoscetemelo -
Portoghese - Siete bellissima e state sprecando tempo con me, potreste avere legioni di spasimanti pronti per voi a qualunque follia -
Costanza - Avete ragione quando dite che ho schiere d'innamorati pronti a far follie, ma torto quando affermate che sto sprecando il mio tempo -
Portoghese - Quindi anche voi inseguite la follia?-
Costanza - La mia follia siete voi -
Portoghese - E i vostri amanti?-
Costanza - Ognuno di loro ambisce ad essere per me il numero uno, il numero unico, allo stesso modo in cui voi aspirate ad esserlo per lei. Nulla di nuovo sotto il sole, amico mio. Come vedete siete in buona compagnia!-
Portoghese - Di nuovo vi burlate di me -
Costanza - Attento, monsieur, quando vi compiangete diventate noioso e lei, come sappiamo, non sopporta la noia e, a dire il vero, neppure io. Ma io vi amo e sono disposta a fare un'eccezione...purché non diventi la regola. Monsieur, avete il  mio permesso di amarmi anche senza amore -

mercoledì 11 dicembre 2013

Numero uno. Numero unico.

Ancora nel campo della matematica, un altro brano estrapolato dal racconto "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale". 

images by August Bradley

IL FATTORE X
Il Portoghese non era un novellino da iniziare alle pratiche del sesso che, nella sua burrascosa carriera di dongiovanni ne aveva viste e fatte ed escogitate, anche d'inedite.
Ma puntando arrogantemente solo su stesso, estimandosi numero uno, anzi numero unico, non aveva tenuto in alcun conto che nel calcolo delle probabilità ci potessero essere altri, seppur remoti, numeri uno e numeri  unici.
In barba a tutti i suoi diabolici calcoli matematici, riguardanti la teoria delle possibilità, erano saltati tutti gli algoritmi, cosicchè la casualità si era tramutata in necessità (Elvira) e la necessità aveva generato una nuova casualità (Costanza) che aspirava ad evolversi, in necessità.
Lui rappresentava il fattore X, quello di collegamento, l'innesco della miccia che, senza le dovute accortezze (ed è evidente che egli le ha abbondantemente eluse per via di quella sua eccessiva sicumera) ora rischiava di esplodergli in mano.

NUMERO UNO. NUMERO UNICO
Madame gli aveva rubato l'anima e lo aveva reso assolutamente vulnerabile, follemente innamorato e completamente dipendente da lei.
In questa fase esistenziale, e per lui  nuova, alla stregua di un adolescente inesperto sulla sintomatologia del male che lo stava divorando, si era barricato nella solitaria trappola delle introspezioni, laddove gemmano i sofismi filosofici e dilaga l'ermetismo poetico (materia, quest'ultima, a lui del tutto sconosciuta).
Non era la sua una gelosia di tipo convenzionale, (la disperazione d'immaginare Madame nuda tra le braccia di un altro) ma, piuttosto, la certezza dell'impossibilità di poterla davvero possedere.
Avrebbe accettato, senza alcuna amarezza, l'ipotesi di Madame amante di un altro uomo, o di tutti i maschi del pianeta, a patto che a lui fosse riconosciuto il ruolo di referente prescelto per una correità quasi consanguinea.
Quasi incestuosa.
Ma lui, numero uno, anzi, numero unico, era invece parimenti trattato alla stessa stregua di tutti gli zero, adoratori di Madame.

martedì 10 dicembre 2013

Elvira, Costanza e il Portoghese

Ho estrapolato questo brano da un vecchio racconto che sto ricorreggendo "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale" perchè ho trovato divertenti le connessioni tra "La teoria delle probabilità" e le casuali dell'innamoramento, anticonvenzionale o classico, non fa differenza, che quando c'è in gioco il sentimento dell'amore è possibile stravolgere perfino le inconfutabili regole della matematica.



TEORIA DELLE PROBABILITA' - PROBABILISMO ONTICO
Il probabilismo ontico è una teoria ontologica in base alla quale ciò che è necessario rappresenta il massimo delle probabilità e ciò che è casuale il minimo delle probabilità. L'alternanza dialettica necessità/caso si dà quindi in una scala astratta, ma matematicamente controllabile per approssimazione caso per caso con adeguati algoritmi, dove la casualità è l'estrema improbabilità e la necessità l'estrema probabilità.
(da Wikipedia)

LIAISON D'AMOUR
Nel capitolo precedente abbiamo appurato che l'affascinante Portoghese, avventuriero in perenne fuga, è in realtà un matematico, mentre negli abiti seducenti della sensualissima Madame si cela la strega Elvira.
Nessuno è ciò che appare.
Converrebbe, al nostro matematico, prima di un suo maggior coinvolgimento, fornirsi di un buon testo filosofico e ristabilire la differenza tra ontico ed ontologico e, su questa rilettura analizzare, al lume di quella logica matematica che pur non dovrebbe difettargli, la sequenza degli eventi fin qui accaduti, partendo dalla teoria delle probabilità dove, in sunto, si chiosa che ai due estremi della scala matematica troviamo la casualità come fattore dell'improbabilità e la necessità, invece, quale fattore della probabilità.
Ma la divina visione di Madame in guepiere di pizzo nero e l'attimo dopo vestita solo di aggressivi sospiri, gli impedì qualsiasi salvifica valutazione:  l'indifeso ontico, armato solo della spada del suo pene, si stava consegnando, nudo e consenziente, alla meravigliosa creatura ontologica.
Che deliziosa tortura può essere l'amore: più Madame esigeva più lui era disposto a dare.
Lei aveva stravolto ogni regola ed ora lui non voleva più fuggire.
L'avrebbe rincorsa, se fosse stato necessario, in capo al mondo, ululando in ginocchio il suo nome, semmai l'avesse conosciuto, che neppure quel privilegio lei gli aveva concesso.
Madame e le sue voglie, stravaganti, lussuriose, eccitanti.
Nessuna, come lei, aveva saputo ingolosirlo.
Nessuna, come lei, aveva saputo nutrirlo negandogli il cibo.
Arrivava dopo giorni di assenza, e di dannazione per lui, preannunciata dalla scia amara del suo profumo.
Monsieur, j'ai besoin de vous.
Null'altro.
Ma questo gli bastava per tornare a vivere.

L'INCOGNITA
Eppure la meravigliosa creatura ontologica sarebbe riuscita a travolgere, con la potenza seducente del suo buio allure, tutti gli algoritmi sui quali fino ad allora il Portoghese aveva basato la sua teoria delle probabilità, se non fosse cinicamente accorsa in aiuto della ormai traballante ragione dell'umiliato, disperato ontico, quell'incognita che tutte le tesi possibiliste contemplano come futile ma destabilizzante, matematicamente non controllabile perchè finalizzata solo all'ipotesi di se stessa: Costanza.

martedì 3 dicembre 2013

Squisitamente femminile

 Squisitamente femminili.
Tutte le donne che aveva avuto lo erano state, ma per tutta la vita ne aveva desiderata una sola, l'unica che mai avrebbe potuto avere, la più innocente, la più sensuale, la più squisitamente femminile: sua madre.
Lei, seduta davanti alla specchiera, i capelli scuri sparsi sulle spalle, una bretellina della sottana scivolata lungo il braccio.
Ancora la sua immagine gli sorrideva dallo specchio, in quel modo speciale riservato a lui solo.
Presto si sarebbero stesi, l'uno accanto all'altra, nel lettone, dove lui sarebbe stato avvolto da quel calore buio, dirompente come una febbre.
Allora iniziava a rigirarsi inquieto nel letto, allontanandosi sempre più da quella calamita che pericolosamente lo attirava, alla ricerca di un angolo neutro che gli conciliasse la pace e il sonno.
Inutilmente.
Lei sentiva la sua inquietudine e, con la tenerezza di un gesto noto, tendeva una mano ad accarezzargli la fronte come faceva per farlo addormentare come quando era piccino.
Ora, lui, però,sfuggiva a quella carezza e a quelle dita.
Si allontanava da lei scivolando piano verso la sponda opposta del letto per tracciare quanta più distanza poteva tra loro.
Ma la sensazione di febbre non scompariva, e allora usciva silenziosamente fuori dalle coltri e si chiudeva in bagno.
Il pigiama, leggerissimo, gli premeva addosso come un saio, pesante e ruvido, che gli bruciava la pelle. Impaziente se ne liberava, e così nudo si coricava a terra premendo il ventre contro il freddo del pavimento, cercando di smorzare quel delirio che lo pervadeva.
Sdraiato in terra, la mano serrata sul pene, ancora evocava il calore avvolgente della donna inconsapevole, addormentata col braccio allungato verso il suo cuscino.
Perversamente femminile.
Nessun'altra donna, nel corso della sua vita, aveva saputo esercitare un'attrattiva così potente. E pericolosa.
Aveva dormito in tanti altri letti, avvolto nel morbido calore di nubi bionde, corvine, castane ed anche poi grigie, ma nessuna era stata mai capace di trasmettergli quella insana, terribilmente eccitante, sensazione di gioco dannato.
Nessuna donna, nemmeno la più desiderabile o la più difficile da conquistare, lo aveva messo nella condizione di trovarsi a rotolare nudo sul pavimento per spegnere il fuoco del ventre.
Il buio calore che da sua madre emanava lo aveva, fin da piccino, condizionato ad un futuro di estenuante ricerca di quella perversa, sublime sensazione di malessere, perché come spesso amava ripetere, le sensazioni del paradiso passano tutte attraverso l'inferno.

lunedì 2 dicembre 2013

Realtà estranianti



Giornata razionale e pessimistica, questa verso cui m'avvio, già prospettata nella certezza del deja vu, nonostante, ed invano, abbia cercato fin dalle prime luci dell'alba di renderla appetibile e misteriosa, come un pacchetto regalo ben confezionato e di cui s'ignora il contenuto.
Dal buio ho così materializzato il metafisico pacchetto e l'ho strategicamente collocato sul tavolino del salotto, in bella vista tra gli oggetti usuali, dove però risalta come un ordigno minaccioso.

Ho perso il gusto della sorpresa: capita quando non t'aspetti più niente dalla vita.
Quando smarrirò anche il gusto del gioco sarà davvero la fine.

Detesto il freddo che estrania il corpo sotto innumerevoli strati di lana, che non scalda neppure, che niente può sostituire il calore delle mani e delle labbra.
Giornata no, seppure c'è un tiepido sole, e come avvenuto  in altri tempi, forse di minor disincanto, avrei tentato di riscrivere il tutto con uno di quei giochi illusionistici di cui mi picco esser maestra.
Ma è questo uno di quei giorni in cui la consapevolezza esistenziale è talmente nitida e prevaricante che tutto ciò che è nelle mie possibilità mettere in atto non sortirà alcun risultato anzi, piuttosto, devo sforzarmi di non cedere alla tentazione della messinscena che sortirebbe effetto contrario e disastroso.

Detesto il freddo che mi rallenta e mi ravvoltola su me stessa, alla ricerca di un tepore improbabile, tutto interno, metafisico anche quello, come il pacchetto regalo che campeggia, simile ad un ordigno esplosivo, sul tavolo del salotto, tra le porcellane ed i fiori autunnali.
Marilena