Arrivò dall'eternità, trasportata da una folata dell'ardente vento del deserto.
Un lungo viaggio: i capelli scarmigliati e le unghie sguainate, nascosto sotto il corsetto lo scapolare di Santa Maria Giudea l'Impenitente e, ciondolante da una treccia come un gioiello primordiale, un opale barocco.
Mi ha donato il suo coltellino messicano, la profondità della sua voce e lo sguardo di smeraldo dei suoi occhi.
Ha dormito con me, superba amante, cattiva e persuasiva.
Mai dolce.
Compagna, e mai sorella.
Maestra, e mai complice.
Mi ha insegnato il mimetismo del geco, la trasparenza dell'acqua, l'invisibilità degli spiriti, l'ubiquità dell'ipnosi e la preveggenza delle streghe.
Da lei ho appreso i rimedi per fronteggiare, o alimentare, secondo il bisogno, le febbri del corpo, la peste dell'anima e i deliri della mente.
Ad essere disinibita e cruda.
Volgare e poetica.
Persuasiva.
Mai dolce, nel senso univoco del termine, se dolcezza è sinonimo di soavità e mitezza.
Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.
sabato 20 novembre 2010
mercoledì 17 novembre 2010
Pirata e Gentiluomo
...ed oggi parliamo dei comportamenti maschili nell'ambito degli incontri d'amore.
Mi dispiace dirlo ma troppo spesso, lor signori, non si comportano nel modo dovuto e seguendo l'istinto che li domina si muovono con materialità, e spesso senza troppa attenzione, nei confronti della propria partner.Consapevole che dopo questa premessa mi attirerò un coro di dissenso dal pubblico maschile, vado dritta per la mia strada ben cosciente, invece, della veridicità delle tesi che ora qui snocciolerò.
Quanti di voi, signori, sono davvero consapevoli del valore della propria partner? Questa domanda, in particolare, la pongo a chi vive una relazione di lunga data.
Vi presentate spontaneamente a vostra moglie, o alla vostra compagna, con una rosa o una scatola di cioccolatini senza che sia a suggerirvelo la data del compleanno o quella dell'anniversario?
Dopo tanti anni la memoria diventa labile e, seppur ci si ricorda di queste date (scritte a caratteri cubitali sulla vostra agenda o rammentate da una segretaria solerte), quasi mai ci si sofferma sull'importanza di un piccolo dono al di fuori delle feste comandate.
Questo avrebbe l'effetto di farla sentire sentire sempre bella e desiderabile, una donna da conquistare tutti i giorni, a differenza di come tristemente accade nelle lunghe convivenze, come un complemento dell'arredamento casalingo
Una donna vi apprezzerà immensamente, non per la materialità del regalo, ma per il pensiero
esclusivo.
Gli strateghi uomini (che pur ce ne sono) ben sanno che questa inaspettata galanteria verrà poi da lei raccontata alle amiche, arricchita di significati e di atmosfere, sollecitando l'invidia delle altre signore che ponendola nell'olimpo delle privilegiate, susciterà ammirazione nei vostri confronti.
Eva ha trascorso la mattinata dall'estetista e dalla parrucchiera, ed ora perlustra i negozi del centro alla ricerca di una particolare lingerie che la rappresenti così come oggi si sente: bellissima e sexy.
Bellezza e seduzione che metterà in scena, in una rappresentazione privatissima, solo per il suo uomo.
Si guarda allo specchio e si approva: la nuova pettinatura è un capolavoro di riccioli e volute artisticamente "en désordre", la guepiere color malva, che ha maliziosamente correlato con un paio di lunghi guanti di raso nero, ne esalta il fisico prorompente.
Nel sottile, e troppo poco studiato linguaggio della lingerie, questa mise significa: sarò io stavolta la seduttrice, quella che prende l'iniziativa, quella che catturerà il pirata con l'arma potente della bellezza.
Stasera sarò io a condurre il gioco.
TRE COSE ASSOLUTAMENTE DA NON FARE
- Non saltatele subito addosso disfacendo in un attimo quello che è stato il lavoro di una mattinata, ma ammiratela esaltandone la bellezza .
Corteggiatela
Non dovete correre all'arrembaggio di una goletta da catturare: lei è già nel vostro porto.
- Non muovetevi alla cieca strappando gancetti e disfacendo nastri, ma lasciate che sia lei a guidarvi quando lo riterrà opportuno: la pazienza dell'attesa è l'anteprima del piacere
Sappiate che nessuna donna ama veder ridotto a brandelli il suo vestito o, nello specifico, un costoso capo di lingerie.
- Non affondate le mani nei suoi capelli, arruffandoli, spettinandoli, disfacendo in un attimo il paziente lavoro di spazzola e phon per ottenere quella magnifica messa in piega così perfetta, moderno equivalente di una corona da principessa.
Quest'ultimo consiglio, dato nello specifico, vale per tutte le altre occasioni: mai mettere le mani nei capelli appena fatti di una donna, non c'è niente di più oltraggioso del disfacimento sul campo di ciocche e chignon.
Una donna è disposta ad accettare le vostre mani ovunque purché stiano alla larga dalla sua chioma!
Ricordate sempre, cari signori, che i contesti amorosi abbisognano oltre che della complicità anche del savoir faire, elemento di cui sovente ci si dimentica a causa dell'intimità casalinga che troppo spesso induce a comportamenti superficiali e prevedibili. Approssimativi, se non addirittura sciatti.
Particolare attenzione, quindi, a non confondere l'affascinante ruolo del Pirata che fa sentire la sua donna come il gioiello più prezioso del suo forziere, con quello rozzo dell'Ultras, avvezzo all'arrembaggio ma non alla conquista, perché le donne, invece, ben conoscono la differenza
giovedì 11 novembre 2010
La finestra sul mare
Per Ady
Perché sono le finestre aperte sull'immaginifico a raccontare le storie più vere.
Anche quelle che non lo sono.
LA FINESTRA SUL MARE
Ada, questo il suo nome, s'affaccia a scrutare la notte, e nel paesaggio ostile delle ombre le riesce d'individuare, più con la memoria che con la vista, qualche dettaglio limitrofo, perché il tondo opaco della luna riflette il buio e non la luce.
Con un nubifragio di tale portata non c'è da sentirsi al sicuro nemmeno tra le mura della propria casa.
Questo pensa la giovane madre mentre veglia sul sonno del suo bimbo che pure dorme tranquillo, al sicuro, con lei che lo protegge, facendosi coraggio con la certezza che anche le tempeste più rabbiose, in ultimo, si placano.
Ed è ciò che avviene, perché il tornado, stremato dagli schiaffi violenti dell'acqua, va chetandosi in un vento supino, di bassa quota.
La pavida luna, di nuovo padrona del cielo, spande il suo alone oltre la linea dell'orizzonte, ad illuminare un paesaggio mutilato: sabbia arruffata, rami strappati, carcasse d'uccelli, e i legni di un' imbarcazione.
...ma non c'era nessuna barca qui attraccata, ricorda Ada con sicurezza, che il pomeriggio era stata con suo figlio sulla spiaggia a raccogliere conchiglie, ed il molo era vuoto.
...deve essere stata trascinata fin qui dalla tempesta, e forse è il caso che io vada a controllare se qualcuno ha bisogno di aiuto.
Congettura, combattuta fra l'istinto umanitario, che la spingerebbe ad uscire nella notte ostile, e quello materno, che le impedirebbe di lasciar solo il suo piccolo.
Mentre riflette sull'agire, ecco emergere dai relitti della barca, una figura barcollante.
Immagina, Ada, che sia un pescatore trascinato dalla burrasca a schiantarsi sul piccolo molo, ed è un miracolo che sia vivo.
La sua finestra illuminata fungerà da faro verso cui potrà incamminarsi per avere asilo.
Ma l'uomo ignora quel richiamo e s'affanna, invece, fra l'incaglio delle assi, a districare una rete impigliata che trascina verso il mare aperto.
La luna, ora, è un potente riflettore che illumina la scena, e dalla sua finestra sulla scogliera Ada lo scorge immerso tra i flutti, sollevare e stringere tra le braccia un voluminoso fagotto.
Ma non è un fagotto, ultimo bene scampato al naufragio, quello che lui serra al petto, ma una donna, i cui lunghi capelli s'irradiano come sottili rami di corallo, sulla superficie dell'acqua.
Ha il capo reclinato sul petto di lui, le cui braccia la raccolgono dalla cintola in su, mentre l'altra metà del corpo resta immersa.
Abbracciati nella culla del mare, ignorano la luce proveniente dalla finestra.
Quella tempesta ha stravolto il precario equilibrio a cui i due innamorati, una sirena ed un pescatore, s'erano adattati, lui a viver sulla barca e lei al rimorchio della sua rete, prima che l'apocalisse li trascinasse su quel molo della città di Napoli, che non era, ai tempi in cui avvenne questa loro storia d'amore, la metropoli di oggi, ma solo un grosso borgo di pescatori e di mercanti, in un tempo remoto in cui Ada non era ancora nata né si aveva alcun presentimento della sua nascita.
Ma questo lei non può saperlo, convinta com'è che tutto si stia svolgendo in tempo reale.
Dopo un ultimo bacio, la sirena scompare sotto il pelo dell'acqua e il pescatore s'incammina verso la terraferma
E' un addio, dunque, quello che è andato in scena sul molo deserto e devastato dalla tempesta, e da cui la distoglie la voce di suo figlio che s'è svegliato e la reclama accanto a sé.
Quando Ada di nuovo si affaccia, l'accoglie un'alba striata di sole, sullo sfondo di una natura levigata, compatta. Impermeabile.
...e nessuna traccia dell'apocalisse notturna e dei resti del naufragio.
Come se tutto fosse stato un sogno.
Un'allucinazione
O una magia.
...perché quando si spalanca una finestra sul mare può benissimo accadere che una storia del passato riemerga nel presente, nelle sue esatte sequenze, come nella proiezione un film.
Perché sono le finestre aperte sull'immaginifico a raccontare le storie più vere.
Anche quelle che non lo sono.
domenica 7 novembre 2010
Finestre
Oltre la siepe splende la luna che non è astro ma solo luce di una finestra che rifulge nel buio come cristallo di specchio, richiamo, promessa, smania d' attesa per lui che non dorme ma aspetta che lei accenda la sua di finestra per dar cuore alla notte e scuoter la brama di chi non ha un nome ma solo un contorno, un'ombra nel vetro che aspetta paziente e più è lunga l'attesa più cresce la voglia e allora rallenta quel tanto che basta, quel tanto che serve, per rinnovare l'urgenza della sua luce che tarda perché stanotte c'è luna e non serve altra fiamma a rivelare quei gesti che la sua ombra s'inventa per dare il piacere a chi non ha corpo ma solo pupille, affinché lei copra il buio con un lenzuolo notturno ad avvolgere la siepe che li separa. Scioglie i capelli e li spazzola a lungo e poi li riavvolge in cima alla nuca a lasciar nudo il collo senz'altra catena che quella del laccio che incastona una perla, traslucida e bianca, come goccia di luna, la stessa che occhieggia, diafana e lontana, sul confine remoto della siepe comune. Dalla finestra la sua ombra la fissa, non distoglie lo sguardo neppure un momento, aspetta paziente che si sazi del gioco, un inganno da poco di donna annoiata che consapevole ignora quella luce sguaiata e prosegue la recita come attrice pagata per far godere chi guarda, senza essere visto, dietro una porta o una finestra. Attrice che simula una parte non sua con tutto il fervore di una novizia che vuol essere creduta esperta davvero, e sembra una bimba che gioca alla donna ma è una donna che inganna in un gioco di bimba. E lo fa con tal grazia e naturale scioltezza che tu lo diresti che è il suo mestiere, che lei è davvero quello che mostra e che la realtà è quella del vetro e della perla di luce che risplende pallida sul nudo del collo ed ora dilaga sui seni sbocciati dalla sottana. E quando nuda si offre dietro il vetro appannato senz'altra insidia che la sua voglia svelata, la luce sfiamma dall'altra finestra, cede il posto alla luna e alla luce di perla, asseconda nel buio il ruolo che lo riguarda, l'estremo del gioco che paziente ha agognato.
Spegne la luce perché lei non lo veda, che quella parte è solo la sua.Non è rispetto alla nuda puttana ma a quel desiderio che solitario consuma.
domenica 31 ottobre 2010
Principessa di Avalon
Quando mi sono svegliata, stamani, pioveva e fuori era ancora buio.
Il buio autunnale non è mai completamente scuro, ha trasparenza di bruma e la magia di Avalon che, in queste albe, si materializza.Pioggia tiepida nell'aria fredda.
Ho dimenticato di rimettere gli orologi e, fino a quando non ne ho avuto la consapevolezza, mi sono ritrovata ad esistere, io sola, in un tempo sfuggito alle regole prestabilite dai fusi orari, fuori dagli inganni umani che tentano trucchi perfino col buio e la luce.
Gocce fuggiasche, refrattarie al loro destino di nebbia, si sono annidate tra gli interstizi dei muri e le crepe dei vasi, strettamente coese al coccio e al cemento, come unico indizio sarebbe rimasto, alla fine, solo un blando lucore di colla, invisibile, poi, nella luce chiara del mattino.
Ho aperto un ombrello dai mille colori come spicchi di arcobaleno, richiamo per gli gnomi, ciechi di natura ma sensibilissimi alle vibrazioni dei colori.
Li ho sentiti fuoriuscire silenziosi dalla grata dello scolo dell'acqua.
Allo scoperto cercavano un riparo di funghi e di felci, che il mio terrazzo non poteva offrire.
Seppur il mio balcone è spoglio di piante, ma non di vita.
Oasi ben nota nel pellegrinaggio di lucertole raminghe e di gechi illusionisti.
Sosta provvisoria per gli uccelli acrobati, per quelli troppo vecchi o troppo stanchi, attratti dalla consistenza solida del pavimento che spicca, nell'assoluto vuoto vegetale, a garantire, invitante, un istante di riposo.
Ma stamani, in quel lasso di tempo alieno favorito dall'amnesia dei miei orologi, il mio terrazzo si affacciava su Avalon e gli gnomi hanno accettato il richiamo multicolore dell'ombrello aperto a garantir loro un rifugio.
Biascicavano, al riparo dall'acqua, litanie ed enigmi, con voci sottili, confuse nel fruscio della pioggia.
Io non li ascoltavo perché smarrita nell'incantesimo dell'indecifrabile geografia di quel paesaggio sconosciuto che s'andava spalancando dalla visuale del mio terrazzo, miniatura di un mondo fantastico la cui vetta più alta era la punta del mio ombrello, svettante come una cima inviolata, nell'universo pigmeo degli gnomi.
Io non li ascoltavo, troppo presa a godere di quello sconvolgimento temporale in cui mi sono risvegliata Principessa di Avalon, immemore del tempo preordinato dalle esigenze degli uomini, in una dimensione di urgenza psicologica, circondata da polle d'acqua ognuna delle quali recava, chiarissima, la premonizione del mio irreversibile destino di solitudine.
Perché le bambine concepite, e svezzate nella solitudine, quasi mai sfuggono alle stimmate di quel fato già tracciato alla nascita.
Neppure quando un mattino ci si risveglia Principessa di Avalon.
Era questo che gli gnomi andavano bisbigliando.
Marilena
martedì 26 ottobre 2010
La donna segreta

Strettamente pressati sotto la camicia da smoking, i seni, finalmente liberi, s'offrirono nella loro virtù tutta femminile.
Le labbra, pallide, s'andarono colorando di un sorriso monellesco, provocatorio, quando capì che lui l'avrebbe voluta in ogni modo ma, ancora di più, ora che lei gli si rivelava nell'incognita sessuale di un paio di boxer maschili.
mercoledì 20 ottobre 2010
Zen e l'arte del commento
Considero il boxino dei commenti un prezioso strumento di comunicazione spesso dagli stessi blogger poco valorizzato, usato in maniera approssimativa o solo per pubblicizzare il proprio link sui blog altrui.
Io, personalmente, adoro quel boxino che è una scatola delle sorprese, degli scambi, degli aggiornamenti, delle presenze tangibili e, per me, anche degli spunti di scrittura.Il boxino è la scatola dei doni.
D'altronde mi piaceva anche quando era vuoto, quando non c'era nessuno a scrivermi e non avevo nemmeno un counter che mi rassicurasse che qualcuno mi leggesse, ma sussisteva sempre la possibilità di trovarci, prima o poi, un commento, e questo mi già appagava: le passioni ci rendono entusiastici come bambini, restituendoci all'innocenza della sorpresa.
Il mio spazio commenti non è più vuoto da tanto tempo ormai e, di questo sono riconoscente a tutti coloro che spendono un po' del loro tempo, e della loro attenzione, per la lettura dei miei post.
E, posso asserire, non per piaggeria, perché la veridicità di questa mia affermazione è ben visibile nei commenti pubblicati in calce ai miei post, che i miei commentatori non sono sbrigativi né superficiali, e questo enormemente mi gratifica.
Riflessioni, giudizi, esperienze, poesie, divertenti fuori tema, divagazioni e tanto altro ancora, un meraviglioso vortice di parole e di pensieri che, spessissimo, sono state salutari spinte per i miei momenti topici, e stimoli per la mia fantasia.
Considerazioni ironiche, profonde, drammatiche, paradossali, surreali, fantastiche, a volte così ben strutturate che, benissimo potrebbero figurare come post.
Materiale variegato che ogni scrittore vorrebbe avere nel proprio archivio.
Ed è proprio questo, un prezioso archivio, che io considero il boxino dei commenti.
E sono anch'io a mia volta una commentatrice, sia pur di natura prolissa e macchinosa.
E di questo mi scuso con chi ha a che vedersela con i miei passaggi :)
Sono una grafomane inveterata, una parolaia mai pentita, una sfacciata invadente degli altrui boxini e, prima o poi, mi aspetto un time-out di massa, un deciso alto là che limiti le mie entrate sempre a passo di carica.
Quella dei commenti è però un arte a tutti gli effetti, che presto sarà riconosciuta come tale perché strettamente connessa ai nuovi mezzi di comunicazione, di cui i blog, ne sono un esempio.
Grazie al boxino è caduto il muro divisorio tra scrittore e lettore e conquistata la democrazia dell'interazione (quasi conquistata, perché pur dobbiamo tener conto dell'intramezzo del modera commenti che è attivato anche nel mio blog, strumento di cui farei volentieri a meno se non fosse per l'intemperanza, rozza e gratuita, di cui qui, in Blogosphere, spesso si è vittime, ma che agli occhi di qualcuno potrebbe apparire, giustamente, come un mezzo di censura e di selezione).
Dunque commento anch'io, con enfasi ed entusiasmo, e con lo stesso piacere con cui scrivo i miei post.
Ho imparato, per quel che riguarda l'arte del commento, molto dagli altri, evolvendo poi un mio stile o, almeno, provandoci.
Dal principe achab-aleister-achab ho appreso l'arte di commentare attraverso mini racconti.
Massimo, commentando i post di Felinità, postava deliziose storie con protagonisti gatti vagabondi e marinai erranti, piccoli racconti degni di essere raccolti in un libro di fiabe per bambini.
Storie carinissime, piene di humor, collegate direttamente, o per vie traverse, ai post di Lucy, che aumentavano il piacere della lettura cosicché, spesso, mi ritrovavo a cercare la zampata creativa di Massimo nel cine-blog di Lucy per consumare, da lettrice famelica quale sono, un pasto doppio.
Non tutti i blog, comunque, per via delle tematiche trattate si prestano a questo tipo d'interazione e, forse, neppure tutti i blogger concederebbero volentieri spazi del proprio territorio all'invasione entusiastica e cameratesca di altri che potrebbero rubare audience :(
Bisogna essere intelligenti, generosi, aperti, lungimiranti...avanguardie, insomma, per accettare questo tipo di rapporto.
In tal senso Lucy lo è stata nei confronti creativi di Massimo che, a sua volta, ha sempre concesso ampio spazio alle mie allucinazioni letterarie che sono, in ultimo, trasbordate nell'ospitale blog di zen-zero, con relativa invasione di spazio e imbrattamento da cancellazione errori.
Se lo Zen del Web, mio socio virtuale, mi volesse dare uno sfratto a vita, avrebbe tutte le ragioni per farlo ;)
Altri commenti, e sono quelli che preferisco, sono impostati alla stregua di carteggio, una sorta di corrispondenza pubblica.
Ed è questo il modo di dialogare che più m'appassiona, essendo io un'amante degli scambi epistolari.
Questo modo di commentare ha reso, ad esempio, ancora più forte il rapporto con Eli, mia sorella, la strega rossa, riscoprendo quella meravigliosa complicità che da ragazze ci univa.
E, in questo mio esternare sull'arte del commento, è quantomeno doveroso un distinguo fra due categorie di commentatori : i lettori semplici, ed i blogger.
Il lettore semplice è di norma un appassionato, un curioso, uno che non ha nessuna proprietà in Blogosphere ed è fuori dai circuiti che si creano tra i vari blog, libero da legami di amicizia e di simpatia e da calcoli paraculi, tipo apporre un commento (spesso sbrigativo e disattento) per ampliare la propria audience e pubblicizzare il proprio link.
I commenti dei lettori, gli aficionados o quelli di passaggio, sono i più veri perché stimolati dall'interesse insito nell'argomento.
Un lettore non sente l'obbligo di postare un commento solo perché è stato, a sua volta, commentato, ma lo fa perché spinto da un genuino coinvolgimento.
Cosa che non sempre accade con chi, invece, un blog ce l'ha.
Con questo ultimo stralcio del mio post, di sicuro, mi attirerò molte antipatie ma, come ho già scritto, il buonismo non gira dalle mie parti.
Commenti approssimativi, unicamente basati sul titolo e sull'immagine e non sulla lettura dello scritto, con due parole neutre oppure pomposamente altisonanti, e con bene in vista il proprio avatar ed il proprio link.
Commenti così superficiali di chi non si prende la briga di leggere e, a volte, nemmeno s'accorge che quel post era lo scritto di un altro :)
Collezionisti di audience sempre presenti, come sostenitori, nella colonnina followers, che s'inseriscono con commenti predefiniti, squallidamente neutri o eccessivamente solenni, come già ho scritto, per lo più esplicitati in poche parole adattabili ad ogni tipo di argomento, ma che nulla esprimono nello specifico.
Commenti fotocopia degli stessi autori, facilmente si ritrovano anche su altri blog.
Il prendere in considerazione questo tipo d'intervento, sciatto ed egocentrico, che denota, oltretutto, una mancanza di rispetto verso il blog ospite, è solo una perdita di tempo.
Ovviamente la mia critica è circoscritta ad una determinata tipologia di blogger, escludendo la maggioranza che, invece, è spinta da una passione vera per la comunicazione e lo scambio intellettuale.
Avrei voluto citare in questo post anche Lorenzo, Logos nella nebbia, un blogger davvero speciale che molto ha dato negli scritti e, soprattutto, nei commenti (più belli, forse, dei post stessi, come qualcuno una volta ha sottolineato)
Io che lo conosco personalmente, so che persona meravigliosa è nella vita e qui, in Blogosphere.
E' riuscito a trasformare, con i suoi post, la difficile lettura della Filosofia, in un affasciante racconto delle contraddizioni e contrapposizioni del pensiero umano, alla costante ricerca della verità e della ragione.
L'ho ha fatto, spesso, in maniera ironica, mai conformista, avvalendosi di un linguaggio moderno e con la passione vera ed instancabile di un Maestro che ama la sua disciplina riuscendo a coinvolgere, con il suo entusiasmo, anche chi a questa materia è refrattario.
Ieri ha chiuso il suo blog, e di questo sinceramente mi dispiace.
Marilena
domenica 17 ottobre 2010
Storie scritte nel silenzio
L'analisi mi ha dato una più giusta consapevolezza di me.
Blogosphere me ne ha dato il riscontro.E questo è un dono incommensurabile.
Oggi mi sento forte e sicura ed indipendente come mai lo sono stata prima d'intraprendere quest'avventura.
Ho dovuto toccare il fondo per emergere di nuovo.
Ma ne è valsa la pena. Seppur me ne fosse data la possibilità non tornerei alla mia remota vita, fatta di agi e di certezze e, neppure, alla vecchia me stessa, così insicura, inaccettata, opaca, al riparo da quelle fittizie protezioni che io chiamavo sicurezze, cosciente però che, senza quel lungo, devastante periodo di transito, forse non sarei quella che nel presente sono.
E' in questi ultimi tre anni che ho realizzato appieno la cognizione delle mie potenzialità e quella dei miei limiti, che mi porta, oggi, a poter dire di essere una donna soddisfatta di ciò che da sola sono riuscita a costruire: me stessa.
Qualcuno sorriderà a questa mia affermazione trovandola magari eccessiva, pensando che mi stia eccessivamente esaltando e che, forse, una virgola di modestia non guasterebbe perché il parlare di se stessi nei termini di una imponente creazione non induce né alla solidarietà, né alla simpatia.
Eppure è proprio questo che ho fatto: un'angosciosa opera di distruzione per intraprendere, poi, quella difficilissima ed incerta, della ricostruzione.
Non considero, però, sprecato quel tempo passato quando mi proponevo in assurde simbiosi esistenziali, una mosca volontariamente impantanata in una visibilissima ragnatela ed impegnata in una sussidiaria coesistenza col ragno che neppure l'aveva reclamata come preda, solo che lei volontariamente gli si era offerta come riserva a cui attingere, un pezzetto per volta, in tempo di carestia, nutrendo la segreta speranza che lui, alla fine, abituandosi alla sua presenza mai più avrebbe reclamato l'adempimento alle clausole di quel masochistico accordo.
Per tanti anni sono rimasta attaccata in quell'angolo di ragnatela, sospesa tra il cielo e la terra.
Perfino il ragno, per lunghi periodi, si dimenticava della mia presenza, ignorandomi.
Solo quando mi fissava cattivo provavo una vitale scossa di sopravvivenza però mai così forte da indurmi ad abbandonare quella sua tela, che la paura di trovarmi da sola, e fuori delle sue solide maglie, era ancora più grande di quella di esser divorata.
Sono rimasta così in disparte, per un tempo infinito, a guardare scorrere la vita, timorosa di farne parte mettendomi in gioco.
La mia insicurezza, la poca stima verso me stessa, il mio non piacermi, il mio non volermi bene, sono stati un impedimento alla mia realizzazione come persona.
Quelli come me vivono in un tombino sotterraneo agognando l'invisibilità, trovando detestabile non solo il loro modo di essere ma anche la loro voce ed il loro odore.
Forse è per questo che il mio olfatto non ha mai acquisito una vera sensibilità perché rigidamente allenato ad ignorare il mio stesso odore, per potermi più facilmente dimenticare di me stessa.
La superficie, all'apparenza, sembra normale perché il caos è tutto nascosto all'interno del tombino dove ci ho vissuto fino a tre anni fa quando il ragno, annoiato della mia inutile presenza, con uno scatto fulmineo mi ha scaraventato nel vuoto.
Ho dovuto rimparare a volare, a fronteggiare le correnti d'aria e i vortici del vento, a dipanarmi nelle nebbie e a non restar travolta dalle tormente di acqua e di neve.
Eppoi, in un freddo Gennaio, sono approdata in Blogosphere, con tutta la rabbia e la disperazione necessari, accumulati nell'angoscia dell'abbandono, per urlare, stravolgere, scarnificare e, alla fine, ricostruire, cercando nel profondo di me stessa la motivazione vera a giustificare quel terremoto in atto.
E la scrittura è stata lo strumento che mi ha salvato dall'autodistruzione.
Nel tombino sotterraneo ho imparato a scrivere nella memoria.
Storie scritte nel silenzio.
Quel silenzio che qui, in Blogosphere, è diventato la voce del mio io narrante.
Marilena
martedì 12 ottobre 2010
Le imponderabili conseguenze delle nefaste radiazioni di una eclissi di sole
ECLISSI TOTALE DI SOLE
Intorno a mezzogiorno il sole provinciale di San Isidro s'era esibito nello spettacolo fantascientifico di una eclissi totale che aveva, per tutto il tempo della sua durata, sconvolto gli umori del cielo e della terra e quelli degli uomini e degli animali che davanti a quel sovvertimento, sia pure temporale, si ritrovarono ad incolpare chi Dio e chi Satana, secondo il proprio convincimento ed il proprio opportunismo, ma alla fine accettando tutti la metamorfosi astrologica in atto con la stessa solerzia con cui il sole s'era convertito ad esser luna, e senza menarla troppo per le lunghe.Si è quello che il momento esige si debba essere, senza troppe astruserie mentali e con la concezione pragmatica che certe follie vanno accettate senza porsi inutili interrogativi filosofici che non cambierebbero comunque di una virgola il corso degli eventi.
Altrettanto repentine di come s'erano avventate le ombre notturne diradarono di nuovo in chiarore e tutto continuò come se nulla fosse accaduto dal momento che quello sconvolgimento spettacolare somigliava più ad un allucinazione collettiva che ad un rarissimo fenomeno astronomico destinato, nel racconto di chi vi aveva assistito, ad arricchirsi nel corso del tempo di particolari inediti assolutamente fantasiosi, privi di qualsiasi fondamento scientifico, per divenir leggenda.
Così come di leggenda si sarebbero ammantati tutti gli avvenimenti che nell'immediato corso di quelle ore sarebbero accaduti.
LA FOLLIA DI GUAPO
I più fantasiosi avrebbero raccontato che Guapo, il toro campione da monta dell'allevamento Belgrano doveva essere stato preda di un raptus onirico, forse generato dalle infauste radiazioni dell'eclissi del mezzogiorno che lo avevano indotto a sfondare a cornate, e con incontrastabile irruenza, le barriere del suo recinto e ad irrompere, in balia di un incontenibile follia ormonale, nelle stalle confinanti della fattoria Delgado, dove aveva montato tutte le giovenche che gli si erano parate a tiro e cercato, in ultimo, d'irretire anche Lady Godiva, la morella andalusa di Milagros Delgado.Il mugghiare furibondo di Guapo, amatore mercenario incapace di accettare un rifiuto, ed i nitriti isterici di Lady Godiva terrorizzata dalla minaccia di quello stupro contro natura, dilagarono nella notte surreale di San Isidro destando l'intero borgo.
La prima ad accorrere fu Milagros Delgado, sommariamente vestita ed armata di fucile, giusto in tempo per veder stramazzare al suolo, colpita da infarto, la sua cavallina.
Milagros, furente di rabbia, mirò alla grossa testa di Guapo uccidendolo sul colpo.
LA COLONNELLA
L'attimo successivo, però, si ritrovò a terra, colpita alle spalle dal bastone da passeggio di Caterina Belgrano, la Colonnella, proprietaria di Guapo e dell'allevamento esclusivo di tori da riproduzione.Tra l'italiana Belgrano e la spagnola Delgado c'era stato un lungo e difficile contenzioso mai risolto, nonostante una sentenza di tribunale, riguardo l'appartenenza di un cortiletto che originava dall'area di proprietà della Colonnella e terminava in quella di Milagros.
Contenzioso che aveva generato rancori e vendette che, nel corso dei decenni, avevano alimentato le cronache giornalistiche, e quelle salottiere, di San Isidro e dintorni.
La decisione salomonica del giudice di dividere esattamente a metà il cortile e chiuderne gli accessi confinanti nelle proprietà in causa, non aveva soddisfatto nessuna delle due, convinte com'erano che una delibera giusta avrebbe, invece, stabilito il pagamento di un pedaggio per la concessione di passaggio.
Ovviamente, entrambe, si decretavano legittime affittuarie.
La Colonnella l'aveva colpita pesantemente col suo bastone da passeggio, una vera arma d'offesa che l'italiana impunemente sfoggiava dopo che una caduta da cavallo, in età adolescenziale, l'aveva resa leggermente claudicante.
Caterina Belgrano, donna di gran temperamento, si era meritata l'appellativo di Colonnella per via della sua spiccata tendenza al comando, e al piglio soldatesco col quale gestiva la sua famiglia e la sua azienda.
E, soprattutto, in virtù di quel suo bastone dal quale mai si separava ,e che i più maligni insinuavano si portasse finanche a letto: l'unico amante che riuscisse davvero a soddisfarla.
L'ARENA
Milagros, nella polvere, riuscì a stento a mettere a fuoco la figura dell'italiana appoggiata al bastone che la guardava dall'alto verso il basso, in attesa che lei si riprendesse per assestarle il colpo decisivo.
Acquattata immobile nella polvere, stoicamente ricacciando in gola i lamenti del dolore, Milagros sferrò un calcio improvviso alla gamba zoppa della Colonnella, facendola rovinare a terra.
La meraviglia per quel tranello ebbe solo la durata di un attimo e già l'italiana era pronta a reagire.
Milagros fu lesta a scalciare lontano il suo bastone da passeggio: la resa dei conti sarebbe avvenuta ad armi pari.
Le due rivali s'avvoltolarono nella veemenza cieca di un arruffamento di vestiti e di capelli.
E d'insulti.
Difficile distinguerle.
Impossibile decretare chi delle due avesse il sopravvento.
Gli abitanti di San Isidro, che di svaghi ne avevano davvero pochi, si erano entusiasticamente radunati per assistere a quell'inusuale combattimento notturno, di gonne e di chiome.
Due spettacoli nell'arco di poche ore, ed entrambi di una certa levatura, non capitavano così di sovente e, se l'eclissi di sole aveva sollevato interrogativi spirituali, quella lotta nella polvere, con il denudamento involontario di gambe e di seni andava, invece, colmando festosamente i sensi da quelle anatomie privatissime, accidentalmente in mostra, ignare di provocare così tanta eccitazione.
Questo spettacolo, così impudico e così sensuale, al limite di qualsiasi etica, era d'addebitarsi alle radiazioni maligne dell'eclissi solare, di sicuro le stesse che avevano provocato lo sconvolgimento ormonale di Guapo.
EL PICADOR
Aluino Gutierrez non credeva assolutamente alla teoria delle radiazioni malefiche, scettico di pensiero e goliardo di vocazione, di tutto quel trambusto si stava oltremodo deliziando e cercando un pretesto per inserirsi in quella sensualissima corrida dove, a turno, l'italiana e la spagnola, andavano ricoprendo il ruolo del toro e quello del matador.
Decise, quindi, che in tale contesto lui si sarebbe assunto il compito di supporto del picador, esaltandole e sfiancandole, così come accade in una corrida, per indurre il toro ad una resa incondizionata.
Il pretesto glielo avrebbero fornito proprio "le imponderabili conseguenze delle nefaste radiazioni dell'eclissi".
Quelle stesse che avevano causato lo sconvolgimento ormonale di Guapo.
Aluino Gutierrez si scaraventò, con lo spirito partecipativo di uno scolaretto, tra quelle due formidabili donne che se le suonavano di santa ragione e senza esclusione di colpi e, con entusiasmo gagliardo, cominciò a palpare le anatomie più a portata di mano, frugare sotto le gonne e distribuire, in modo assolutamente imparziale, carezze ardite e pizzicotti insolenti.
La performance di Aluino Gutierrez scatenò nel pubblico un entusiasmo incontenibile con applausi fragorosi, richieste di replica e lancio di rose.
E fu il bagliore fosforescente di un petalo rosso l'ultima cosa che el picador vide prima che la Colonnella lo tramortisse col suo pesante bastone da passeggio.
domenica 3 ottobre 2010
La donna del ritratto (monologo di un ganglio psicotico)
Ora c'è questa eccentrica signora che a ben guardare non mi somiglia affatto, ma pur va spacciandosi per me. La signora in questione, oltretutto, è davvero molto bella. Sfacciatamente bella. Di quelle che non passano inosservate e sono più simili ad apparizioni angeliche che a presenze umane. Ma non ha davvero nulla a che spartire con me, e per questo m'inquieta assai la sua ostinazione nell'avermi eletta sua icona. Stamani, però, ho visto un mio ritratto nella sua galleria di famiglia, tra i suoi avi che annoverano una badessa in odore di santità ed un vescovo che per poco non è diventato Papa. La tela che mi ritrae è appesa ad un lungo cordone dorato e sostenuta da robusti ganci perché la cornice che deve sostenere ha un peso rilevante, assai di più di quello della somma di tutti i giorni della mia vita. Se ragionassi con una mente diversa dalla mia, una mente pratica, mi sentirei lusingata da tanta venerazione e forse progetterei anche di trarne qualche vantaggio. Se lei afferma di essere me, io, parimenti, posso sostenere di essere lei.Ora non nascondo di essere stata tentata da questa opportunità, e dai guadagni che forse potrei ricavarne, ma qualcosa in me strenuamente si oppone a questo baratto. Il vaglio è nel rifiuto sul perché io non voglio essere lei: la salvaguardia della mia unicità. Il mio convincimento è che devo possedere qualcosa di veramente rilevante di cui io stessa non mi sono resa ancor conto ma che lei ha intuito, e di cui vuole appropriarsi. Forse quella sua perfezione è solo apparente e parziale e necessita del mio compendio per il suo completamento. Non è dunque ad essere me che mira, ma alla rifinitura della sua identità. Io rappresenterei solo un passaggio obbligato. La donna del ritratto, a ben guardare, non mi somiglia affatto. Decisamente non sono io. Eppure sono assolutamente sicura che lei aspira ad essere me. Così gioca sporco. Tenta di confondermi ignorando, però, la mia innata propensione al dubbio, e la consapevolezza che se iniziassi a sospettare della mia scarsa capacità cognitiva, lei, di sicuro, prenderebbe il sopravvento.
Iscriviti a:
Post (Atom)








