Da quando ti conosco ci sei sempre stato, anche quando non c'eri.
Anche quando il tempo si è mangiato tre lunghi anni della nostra vita, passati a rincorrerci, a nasconderci, ad aver paura di ritrovarci cambiati, forse lontani ed indifferenti, dimentichi di quell'amore burrascoso, ma travolgente, che è stato il nostro rapporto.
Eppoi, invece, eccoti di nuovo, il sorriso largo e gli occhi ancora più chiari, e quella tua emozione che sempre mi stupisce, ancora oggi, ritrovare intatta nello sguardo e nei gesti.
E quella luce che hai solo per me, e la voce che hai già così bella ma che diventa ancora più morbida, più calda. Adoro la tua erre alessandrina, e il tuo gioco nel pronunciarla ancora più evidente, per farmi sorridere e riprendere quel nostro scherzare sulle nostre differenze regionali. Il tuo modo di essere, pacato, molto piemontese, che si esprime nei gesti misurati e raccolti, il mio, invece, più plateale, espressione della mia romanità esasperata ancora di più per farti ridere. Perché io quel tuo sorriso, Lorenzo, lo adoro. E' stata la prima cosa che mi ha colpito vedendoti, insieme al colore cangiante dei tuoi occhi e alla morbidezza della tua voce.
...e mi sembrava di conoscerti da sempre.
Ci sono persone che ci entrano dentro e scavano una nicchia così profonda nella nostra anima da diventarne parte imprescindibile, e tu nella mia anima inquieta ci sei sempre stato, anche quando non c'eri.
Questa lettera...non mi piace ululare all'amore, tu che mi conosci davvero sai quanto io rifugga dalla retorica di questo sentimento, ma ciò che stasera descrivo qui, su questa pagina di diario, non sono belle e studiate frasi, ma pezzetti vivi di quella mia anima che io colloco in un immaginario tubo nella mia cassa toracica, che dal cuore arriva al cervello.
Dal cuore al cervello, bada bene, e mai viceversa, ed è solo questa l'unica verità che io posso concedere alla retorica.
Tutto il resto lo sai, è tempesta e arcobaleno: solo umanissimo amore
Marilena
Posso amare la burrasca se questa ha il colore dei tuoi occhi.
Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.
martedì 30 settembre 2008
lunedì 29 settembre 2008
Eluana
L' hanno messa in croce e, mentre lei agonizza ormai da un tempo interminabile, ai piedi del Monte Sinai i Dottori della Chiesa e gli Onorevoli e Senatori di questa Repubblica, discutono dotte diatribe sulla sacralità della vita. Ovviamente di vite a loro totalmente estranee e lontane.
Quanti anni dura il suo martirio?
Una Chiesa più umana le avrebbe già concesso la pietà della morte, ed uno Stato di diritto avrebbe, dignitosamente, rispettato il suo volere.
Ho sempre pensato che il martirio, come l'eroismo, sia una scelta e non una imposizione: Dio HA SCELTO la croce, Eluana, invece, non ha mai avuto nessuna possibilità di scelta, le è stata arrogantemente imposta, ma da chi? da un Dio Cannibale con tendenze al sadismo, la bocca sporca di sangue e l'eccitazione per il dolore?
Io che sono atea rifiuto comunque questa immagine perchè nonostante tutto continuo a credere nella coscienza e nel buon senso degli uomini, quelli comuni, quelli che vivono in questo mondo a contatto con le difficoltà, le ingiustizie e gli orrori della quotidianeità, e che non sono di certo coloro che fanno i loro proclami dall'alto degli scranni di un palazzo o dal balcone di una cattedrale.
Loro, nel momento della verità, magari rifiuteranno quella croce, così facilmente imposta al resto del mondo, perchè sicuramente avranno talmente ben lavorato per se stessi che non vedranno mai le stanze squallide di un hospice, e non proveranno mai la disperazione di un corpo senza più speranza. Di sicuro, dopo una vita privilegiata avranno, se occorre, una morte privilegiata.
E un biglietto per il paradiso.
I Dottori della Chiesa e gli Onorevoli e Senatori della nostra Repubblica hanno di diritto aquisito l'onore di sedere alla destra di Dio Padre.
Marilena
Quanti anni dura il suo martirio?
Una Chiesa più umana le avrebbe già concesso la pietà della morte, ed uno Stato di diritto avrebbe, dignitosamente, rispettato il suo volere.
Ho sempre pensato che il martirio, come l'eroismo, sia una scelta e non una imposizione: Dio HA SCELTO la croce, Eluana, invece, non ha mai avuto nessuna possibilità di scelta, le è stata arrogantemente imposta, ma da chi? da un Dio Cannibale con tendenze al sadismo, la bocca sporca di sangue e l'eccitazione per il dolore?
Io che sono atea rifiuto comunque questa immagine perchè nonostante tutto continuo a credere nella coscienza e nel buon senso degli uomini, quelli comuni, quelli che vivono in questo mondo a contatto con le difficoltà, le ingiustizie e gli orrori della quotidianeità, e che non sono di certo coloro che fanno i loro proclami dall'alto degli scranni di un palazzo o dal balcone di una cattedrale.
Loro, nel momento della verità, magari rifiuteranno quella croce, così facilmente imposta al resto del mondo, perchè sicuramente avranno talmente ben lavorato per se stessi che non vedranno mai le stanze squallide di un hospice, e non proveranno mai la disperazione di un corpo senza più speranza. Di sicuro, dopo una vita privilegiata avranno, se occorre, una morte privilegiata.
E un biglietto per il paradiso.
I Dottori della Chiesa e gli Onorevoli e Senatori della nostra Repubblica hanno di diritto aquisito l'onore di sedere alla destra di Dio Padre.
Marilena
domenica 28 settembre 2008
Contaminazione da fucsia
Stato di grazia stamane: ho aperto gli occhi sulla meraviglia di questa giornata fucsia, luminescente e vivida. Sarà una giornata serica e preziosa come il kimono di una gheisha, una giornata "Madame Butterfly", non me ne capitano molte, per questo oggi farò la massima attenzione a non sprecarne nemmeno un pezzettino. Intanto il suo intenso bagliore ha contaminato la mia struttura anatomica, e se un chirurgo procedesse ad un mio sezionamento si troverebbe davanti all' inaspettata meraviglia di vene, sangue, organi, ossa, muscoli, tessuti, tutto completamente di un color fucsia fosforescente, come il bagliore di una luce al neon.
Mi muovo circonfusa da questo alone intenso: immagine di un fumetto, santino, icona, avatar.Io, semplicemente.
Armonia latente, armistizio con il mondo di superficie, gioiosa accettazione, sia pur momentanea, di una esistenza fragile.
Lo stato di grazia è imprevisto e fulmineo, come lo stato di follia: simili modalità, stesso furore emotivo, stesse ineluttabili esigenze di vita o di morte.
Ma oggi c'è questa contaminazione benefica del fucsia, e già le mie dita trasformano la tastiera del pc, ora simile ad una scacchiera rosa e nera, e così ancora tutto quello che toccherò continuerà a tingersi d'incredibili sfumature di rosa abbagliante.
Marilena
Domenica silenziosa
Da quando mi ha abbandonato l'ossessione per la pulizia della casa, mi annoio.
Sto bene solo nel mio antro o davanti a questo computer.
Accantonate scopa e paletta, bruciati i panni da spolvero, in ultimo ripudiata anche l'aspirapolvere, molestamente rumorosa e davvero ingombrante per lo spazio esiguo del mio appartamento, rimpinzo BLOG di cibo e tengo d'occhio Iggy, inquieto fin dalle prime luci dell'alba.
BLOG sta crescendo a dismisura: lo nutro in continuazione, non posso farne a meno nonostante la mia realissima paura che così possa fare la stessa fine di Elvis Presley. Lui, dal canto suo, il cibo non lo rifiuta mai. E' un Buddha assiso sul divano, la cui rete cigola dolorosamente ad ogni suo movimento.
Iggy, invece, minuscolo e scheletrico, potrebbe essere il testimonial ideale degli spot di solidarietà per gli aiuti al terzo mondo. Ha gli occhi spiritati e la pelle raggrinzita: la conta dei passi lo ha estenuato, ma ancora non trova pace. Al pari del mio, anche il suo animo è inquieto.
Orfani di Amaranta, di nuovo in viaggio, a vivere la sua vita privata.
L'autunno incombe sull'antro.
Ho intravisto un Freak dormire a testa in giù come un pipistrello, appeso ad una trave.
Alcuni di loro stanno diventando veramente temerari, non si nascondono neppure più e, forse, stanno maturando la convinzione di una possibile vita "tutti assieme appassionatamente".
Domenica silenziosa questa, si sente solo il ronzio delle nostre menti in continuo fermento, simile al rumore sommesso, ma costante, che immagino debba produrre un server nel pieno della sua attività, nello sforzo immane di garantire possibilità di connessione a tutti i pc a cui fa da riferimento.
Sto bene solo nel mio antro o davanti a questo computer.
Accantonate scopa e paletta, bruciati i panni da spolvero, in ultimo ripudiata anche l'aspirapolvere, molestamente rumorosa e davvero ingombrante per lo spazio esiguo del mio appartamento, rimpinzo BLOG di cibo e tengo d'occhio Iggy, inquieto fin dalle prime luci dell'alba.
BLOG sta crescendo a dismisura: lo nutro in continuazione, non posso farne a meno nonostante la mia realissima paura che così possa fare la stessa fine di Elvis Presley. Lui, dal canto suo, il cibo non lo rifiuta mai. E' un Buddha assiso sul divano, la cui rete cigola dolorosamente ad ogni suo movimento.
Iggy, invece, minuscolo e scheletrico, potrebbe essere il testimonial ideale degli spot di solidarietà per gli aiuti al terzo mondo. Ha gli occhi spiritati e la pelle raggrinzita: la conta dei passi lo ha estenuato, ma ancora non trova pace. Al pari del mio, anche il suo animo è inquieto.
Orfani di Amaranta, di nuovo in viaggio, a vivere la sua vita privata.
L'autunno incombe sull'antro.
Ho intravisto un Freak dormire a testa in giù come un pipistrello, appeso ad una trave.
Alcuni di loro stanno diventando veramente temerari, non si nascondono neppure più e, forse, stanno maturando la convinzione di una possibile vita "tutti assieme appassionatamente".
Domenica silenziosa questa, si sente solo il ronzio delle nostre menti in continuo fermento, simile al rumore sommesso, ma costante, che immagino debba produrre un server nel pieno della sua attività, nello sforzo immane di garantire possibilità di connessione a tutti i pc a cui fa da riferimento.
L'universo armonico di Beethoven
Aspiro ad un universo sordo.
Epidermico.Permeato da un silenzio profondo.
Inviolabile.
Che solo le dita con il loro lento, paziente circumnavigare gli altri sensi, possono infrangere.
E tramutare in suono.
venerdì 26 settembre 2008
Antiche violenze e nuove viltà
La voglia di far male e ferire, offendere nella maniera più vigliacca che esista, in modo anonimo, senza avere l'animo di esporsi in prima persona, senza nemmeno quel meschino coraggio d'insultare con la propria voce. Offese da parte di chi non ti conosce davvero ma ha la presunzione di conoscerti.
Messaggi scritti apposta per diffamarti, per ledere la tua dignità, per farti sentire niente.E' violenza anche questa e assolutamente non giustificabile perché non scaturisce da un torto subito o da una ferita inferta, ma dalla rabbia cieca di non arrivare allo scopo e, allora, per vendetta ci si avvale di tutti i mezzi più vergognosi: la delazione, la diffamazione, l'insulto.
Tempo fa chattavo su messanger, qualcuno è entrato nel mio sistema, ha spiato le mie chattate, ha rubato la mia identità, subentrando poi al mio posto. E' stato facile sostituirsi a me dal momento che, chi mi aveva rubato l'identità, mi aveva spiato e registrato, ed aveva quindi elementi su cui basare le conversazioni. Ancora più facile perché io non usavo nemmeno la web cam, quindi neppure un volto da dover mostrare. Io ne sono stata all'oscuro per un bel po', fino a che sono iniziati ad arrivarmi i file con tutte le mie conversazioni trascritte. Poi, il messaggio di un amico che non sentivo più da tanto tempo, e che, invece, era convinto di aver parlato con me la sera prima, mi ha fatto capire che quello che era avvenuto era un vero e proprio furto d'identità. L'anonimo che si spacciava al mio posto mi ha recato un danno d'immagine davvero grande: si è divertito e ha fatto divertire.
Ho avvertito chi potevo di non accettare contatti col mio nickname, ma ormai il danno era fatto.
Ovviamente c'è una denuncia in corso.
Non sono ricattabile da nessun punto di vista, è questo che voglio dire a quel signore che continua a subissarmi di ignobili messaggi, coi quali prima mi blandisce, poi mi offende.
Non scendo al suo livello, mi spiace solo di non aver saputo valutare subito con chi avevo a che fare, altrimenti mi sarei ben guardata da lui.
Sconsiderata? Forse lo sono stata, ma col senno di poi e a giochi avvenuti è facile trarre conclusioni. In ogni caso l'essere sprovveduti non giustifica l'invasione e la violenza, che non devono essere mai assolutamente giustificati come "inevitabili".
Colpevole di violenza è lo stupratore e non la vittima, anche se questa portava una minigonna inguinale o jeans aderenti come una seconda pelle. Possiamo essere conservatori fino al midollo o convintamente libertari, ma il nostro modo di essere non dovrebbe mai distoglierci dal senso reale di giustizia, dettata dalle regole e dalle leggi, e mai, per sua natura, ondivaga, condizionata dall'abbigliamento o dal contesto in cui viene consumata la violenza.
Antiche violenze e nuove viltà. Questa è la faccia odiosa della rete, ma io, lo ripeto, non sono ricattabile e, soprattutto, non ho paura.
mercoledì 24 settembre 2008
Troppo realismo?
Tra fantasia e realtà...così ora io sono la protagonista dei miei racconti (di pura invenzione), anziché la donna che urla e s'incazza attraverso le pagine dei suoi diari.
E' un racconto autobiografico?Cazzo significa sto autobiografico?
Chiedo di rimando.
Chiaro che c'è sempre molto di noi quando scriviamo, (ed anche quando inventiamo), ci mettiamo dentro la nostra cultura, le nostre convinzioni, le nostre esperienze, la nostra sensibilità, perché tutto questo concorre alla stesura di un racconto, sia esso reale o di fantasia.
Troppo realismo nei miei Racconti "Le ragioni della strega", ( bè, si, quello è comunque davvero un episodio reale della mia vita, accaduto tempo fa, e da cui ho tratto lo spunto per quei tre racconti), e così un lettore m'invia una e-mail, preoccupatissimo per il loro contenuto, chiede aiuto per me, si mobilita. Questa si chiama empatia. La solidarietà è la faccia pulita della rete. Naturalmente ho apprezzato la sua preoccupazione, mi spiace solo di avergliela provocata, e d'altronde lui non era addentrato nei meccanismi della struttura del mio blog, per cui non poteva sapere che i Racconti e i Frammenti sono di fantasia, i Ritratti tra fantasia e realtà, e il Diario, bè... quello si è autobiografico.
Troppo realismo nei miei Racconti, ed ora qualcuno ci legge messaggi indiretti e, se questa cosa prima mi faceva sorridere, ora mi sta facendo incazzare. Mi vengono in mente pagine dei romanzi di Phil Dick, dove la realtà e le allucinazioni sono perversamente indistricabili. Paranoia allo stato puro.
Paranoico all'ultimo stadio, è questo il mio messaggio molto chiaro e niente affatto subliminale, che voglio lanciare a quel signore che prima mi tempestava di e-mail e commenti non pubblicabili (e per colpa del quale ho dovuto mettere il modera commenti), e che si è fatto la convinzione, tutta sua e priva di ogni fondamento, che io gli risponda attraverso i miei racconti.
Se devo dire qualcosa io la dico chiaramente, non ho bisogno d'inviare messaggi indiretti e nascosti nei miei post e, a questo signore, le cose le ho dette già da tempo, in maniera molto chiara ed inequivocabile.
Qui, ovviamente, non c'è il contraddittorio, ci sono solo le mie ragioni, ma in altri ambiti c'è stato, mi spiace solo che la ragionevolezza da sola non serva.
Non voglio inasprire ancora di più i toni, voglio soltanto essere lasciata in pace.
Marilena
martedì 23 settembre 2008
La stanza rosa
Adoro queste sue lenzuola da puttana.
Mi avvoltolo nel loro profumo sgargiante e ci ritrovo il suo odore.
La individuo nella penombra, poggiata contro la finestra, tra le dita la minuscola brace di una sigaretta.
Stasera è taciturna.
Diverso anche il suo modo di fare l'amore.
Troppa furia, non è da lei.
Vuole concludere in fretta per rimanere poi da sola con i suoi pensieri.
Mi guarda nel buio, la bocca leggermente contratta.
Si morde il labbro.
Una mimica da lolita che la rende ancora più sensuale.
Stasera, per la prima volta, c'è questa distanza infinita tra il letto e la finestra, e la mia valigia ancora intatta sulla soglia.
Come il presagio di un destino già forse deciso.
Troppa furia nel concedersi e nel prendermi.
Un odore nuovo sulla sua pelle bionda.
Ed un modo diverso di muoversi.
Sesso rabbioso.
Graffi di unghie e di parole.
Parlava ad un altro.
Ha preteso il buio, lei che ama gli specchi e le luci, e il kitsch di queste lenzuola nere a magnificare la bianca perfezione del suo corpo.
E risaltare l'oro rosso dei suoi capelli irlandesi.
Un palcoscenico, questa stanza incredibile, dove lei si esibisce nel ruolo che le è più congeniale, quello della puttana.
E lo recita magnificamente.
Libera da ogni inibizione, docile o crudele, secondo l'estro del suo umore.
Nuda, in tutto questo rosa, a gambe aperte sulle lenzuola nere, con la bocca che sa di fumo.
Ma lei stasera non c'era, al suo posto solo una donna malinconica, molto bella e molto distante.
Un' estranea.
Ho trascorso tutta la notte ad aspettare la mia bellissima puttana, quella che sa eccitare le mie voglie e ingolosirmi di nuove.
L'attendo ancora, fingendo di dormire.
Ha finito di fumare e spento la sigaretta nella terra posticcia del vaso di un finto ciclamino.
Stucchi dorati e ciclamini di stoffa.
La sua meravigliosa bellezza.
E le sue splendide performance.
Rivoglio le sue dita pesanti di anelli e quel suo smalto volgare.
Rivoglio la puttana kitsch e non questa donna sconosciuta che indugia nel buio.
Questa donna mi è indifferente.
Non più angelo o lucifero, ma solo una come tante altre.
La rivoglio, ma lei non c'è già più.
Cancellata dall'amore per un solo uomo.
Cancellerà anche questa stanza.
Ridipingerà le pareti di asettico bianco e vestirà il letto con oneste lenzuola provenzali e, di tutto questo incredibile rosa, resterà solo il finto ciclamino concimato dalle braci ardenti delle sue sigarette.
Mi avvoltolo nel loro profumo sgargiante e ci ritrovo il suo odore.
La individuo nella penombra, poggiata contro la finestra, tra le dita la minuscola brace di una sigaretta.
Stasera è taciturna.
Diverso anche il suo modo di fare l'amore.
Troppa furia, non è da lei.
Vuole concludere in fretta per rimanere poi da sola con i suoi pensieri.
Mi guarda nel buio, la bocca leggermente contratta.
Si morde il labbro.
Una mimica da lolita che la rende ancora più sensuale.
Stasera, per la prima volta, c'è questa distanza infinita tra il letto e la finestra, e la mia valigia ancora intatta sulla soglia.
Come il presagio di un destino già forse deciso.
Troppa furia nel concedersi e nel prendermi.
Un odore nuovo sulla sua pelle bionda.
Ed un modo diverso di muoversi.
Sesso rabbioso.
Graffi di unghie e di parole.
Parlava ad un altro.
Ha preteso il buio, lei che ama gli specchi e le luci, e il kitsch di queste lenzuola nere a magnificare la bianca perfezione del suo corpo.
E risaltare l'oro rosso dei suoi capelli irlandesi.
Un palcoscenico, questa stanza incredibile, dove lei si esibisce nel ruolo che le è più congeniale, quello della puttana.
E lo recita magnificamente.
Libera da ogni inibizione, docile o crudele, secondo l'estro del suo umore.
Nuda, in tutto questo rosa, a gambe aperte sulle lenzuola nere, con la bocca che sa di fumo.
Ma lei stasera non c'era, al suo posto solo una donna malinconica, molto bella e molto distante.
Un' estranea.
Ho trascorso tutta la notte ad aspettare la mia bellissima puttana, quella che sa eccitare le mie voglie e ingolosirmi di nuove.
L'attendo ancora, fingendo di dormire.
Ha finito di fumare e spento la sigaretta nella terra posticcia del vaso di un finto ciclamino.
Stucchi dorati e ciclamini di stoffa.
La sua meravigliosa bellezza.
E le sue splendide performance.
Rivoglio le sue dita pesanti di anelli e quel suo smalto volgare.
Rivoglio la puttana kitsch e non questa donna sconosciuta che indugia nel buio.
Questa donna mi è indifferente.
Non più angelo o lucifero, ma solo una come tante altre.
La rivoglio, ma lei non c'è già più.
Cancellata dall'amore per un solo uomo.
Cancellerà anche questa stanza.
Ridipingerà le pareti di asettico bianco e vestirà il letto con oneste lenzuola provenzali e, di tutto questo incredibile rosa, resterà solo il finto ciclamino concimato dalle braci ardenti delle sue sigarette.
domenica 21 settembre 2008
Grigio
Le nebbie del risveglio hanno cancellato la memoria dei sogni, quando ho aperto gli occhi mi sono ritrovata sommersa in un mare di grigio.
Grigio è il colore di questo giorno.Detesto il grigio, piatto ed immobile come acqua di lago, deve contenere almeno un tocco di blu cobalto o verde veronese perché io possa seriamente prenderlo in considerazione, dandogli una qualche possibilità di sbocco positivo.
Ma oggi è decisamente grigio su grigio.
Grigio come l'abito di una sposa che ha aspettato troppo a lungo il momento d'indossarlo ed ora, che si guarda allo specchio, s'avvede che anche i suoi capelli sono diventati grigi.
Grigi come la patina opaca di una cataratta precoce.
Nelle mani stringe un bouquet, ormai sfiorito, che va dissolvendosi nell'aria.
Il mondo di superficie ha davvero poche attrattive oggi.
Sigarette e caffè, e la voce roca di Janis Joplin che urla "Cry baby" e, per un lungo momento, il turbine accecante dei suoi capelli rossi frammenta il grigio perentorio in mille schegge di arcobaleno.
Marilena
martedì 16 settembre 2008
Tra fantasia e realtà
Una volta, il compagno di una mia amica mi ha chiesto sorridendo se, al pari di Bukowshy, ho un amico invisibile che posso vedere solo io. Ora non so se Bukoswhy avesse davvero un amico invisibile (era un alcolista, quindi tutto possibile..ma era anche uno davvero fuori dagli schemi, quindi possibilissimo, e allora?), di certo aveva un alter ego, Henry Chinasky, diventato poi il protagonista di alcuni dei suoi romanzi. Chiaramente nessun paragone tra l'ingegno narrativo di Bukoswhy e la mia alquanto primitiva scrittura, la sottolineatura era più di bonaria presa in giro, un po' come si fa con i bambini e gli esauriti.
Ma la vedi davvero?Quando pensi di potertene liberare?
Ma tu ci parli nella tua testa?
Un giorno riuscirai a fare a meno di lei!
Wow. E potrei scriverne ancora.
Da quando l'ho resa pubblica (mi sono resa pubblica) qualcuno mi chiama anche Amaranta.
Cosa c'è di male ad interagire con il proprio alter ego quando nella vita quotidiana si è costretti a relazionarsi con la massa infinita degli imbecilli, per altro assolutamente all'oscuro della propria imbecillità?
Non mi offendo né rimango male davanti a queste domande, capisco che la mente umana andrebbe nutrita anche di altro, oltre che di gossip e di calcio, ma non tutti hanno la capacità di vedere i muri nella propria testa e quindi mi limito a sorridere e a lasciar credere quello che ognuno vuol credere.
« Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri »
Questo non l'ho scritto io, ma quel folle, anarchico e visionario, che era Charles Bukowsky.
Marilena
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