Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

giovedì 17 settembre 2015

Relazioni pericolose (parte prima)


Stamane, appena sveglia ma ancora ostaggio dello strampalato quanto indecifrabile sogno notturno, sono tornata in cerca di rassicurazioni, nel mio antro, da cui mi sono volontariamente esiliata per dar modo a tutti i miei coinquilini di ripristinare le vecchie, seppur squilibrate armonie, senza l'ingombro della mia presenza.

Sulla soglia mi ha accolto Amaranta, un cigarillo  Moods tra le labbra e una tazzina di caffè, ancora fumante, tra le mani, e quell'aria blasé che quasi sempre è presagio di novità che di solito poco mi entusiasmano.
Schivo ogni argomento, probabile tranello, e mi mantengo sulle generali.

E' tornato BLOG.
Mi annuncia sorridendo.

Ci siamo, ecco, prima la notizia buona, poi arriverà quella che non vorrei sentire.

Sta bene?
Chiedo con apprensione
Ma che BLOG stia bene non ho dubbi, l'inquietudine è per il seguito.

Sta alla grande. E' tornata anche Camilla...e non da sola.
Aggiunge soave.

Bene. E chi è l'altro ospite?
 Domando fingendo una  tranquillità che in realtà è da me lontanissima, consapevole, al contempo, che potrei risparmiarmi la farsa dal momento che Amaranta sa leggermi nel pensiero.

Non ti piacerà saperlo. O forse si?
Sta prendendo tempo per allungare l'attesa.
La ucciderei.

Come faccio a risponderti se non mi dici chi è?
Controbatto sorridendo.

Cristiano Diogo De Santos.
Annuncia trionfante.

Cristiano?
Domando al culmine della sorpresa.

Camilla sta scrivendo la sua biografia e ha bisogno di conferme sul nostro passato menage a trois. Ha anche aggiunto, in qualità di tua ex editor, che sarebbe per te atto suicida sottrarti al confronto, visto che questo potrebbe comunque darti una buona spinta nella tua alquanto traballante carriera di scrittrice.

Ti prego, dimmi che non è vero!
Imploro.
Camilla ha superato ogni limite.

E tu cosa le hai risposto?
L'apprensione questa volta non posso proprio mascherarla

Che sono dispostissima a collaborare. Soprattutto se questo può aiutarti nella tua carriera di scrittrice.
Risponde suadente, mentre intravedo tra il fumo del cigarillo e quello del caffè, un sorriso divertito.

sabato 12 settembre 2015

Penelope

Sempre più scopro che il diario è uno sforzo contro la perdita, la transitorietà, la morte, lo sradicamento, l’appassimento, l’irrealtà. Sento che quando rinchiudo qualcosa, lo salvo. Qui è vivo. Quando qualcuno se ne andava, sentivo di trattenerne la presenza in queste pagine.
(Anaïs Nin, Diario IV)


In altri tempi le ore insonni le trascorrevo seduta al computer, imbastendo la traccia di un racconto o riesumando un sogno o, ancor più di frequente, cercando le tracce del mio stesso passaggio nelle righe dei miei scritti, quasi avessi paura di non riuscire a ritrovarmi.
I dodici anni trascorsi accanto a mia madre malata di alzheimer mi hanno profondamente segnata, resa consapevole della labilità della nostra esistenza, non solo agli occhi del mondo, ma ai nostri stessi.
Così faccio mie le parole di Anaïs, ritrovandovi appieno la mia esperienza e la fatica di perseguirla, dal momento che ogni giorno che passa diventa sempre più difficile proseguire il racconto poiché tanti interpreti di questa mia sceneggiatura hanno abbandonato la scena, e non fa differenza se vivi o morti, dal momento che non ci sono più.
A onor del vero non sì è trattato neppure di abbandoni improvvisi che alcuni erano preannunciati, altri, invece, da me stessa favoriti.

Eppure le presenze dei fuggitivi continuano ad aleggiare all'interno delle pagine di questo diario on line, e quando le scorro è come assistere alla replica di un film in onda sul monitor del mio pc.
Film muto, sottotitolato.

Nelle febbrili esaltazioni di certe notti insonni, quelle più difficili da trascorrere fino al mattino, m'immagino che dagli schermi dei due televisori e del computer, eternamente accesi, vengano proiettati alla rinfusa fotogrammi casuali della mia vita, in un carosello caotico dove si sovrappongono scene di disperazione e di allegria,
Mi rendo conto, però, che le scene di disperazione sono quelle meglio riuscite perché più intense delle altre: il pathos mi appartiene.
Esattamente come apparteneva a mia madre.
Più trascorre il tempo e più trovo similitudini con lei, non solo nei gesti fisici,  ma nelle scelte e forse nel destino finale, che intravedo essere quello della solitudine esistenziale, della stanchezza dei sentimenti, dell'invecchiamento precoce dei desideri.

L'ultimo fotogramma di questo ipotetico film, che sta andando in onda ora sullo schermo del mio computer, mostra una grande finestra spalancata su un mondo azzurro, fatto di mare e di cielo, l'uno privo di onde e l'altro privo di nubi: due tavole identiche, piatte e monocromatiche.
Al di là del vetro c'è Penelope seduta davanti ad un grande telaio, vestita di nero, all'interno di una stanza vuota e bianca, intenta a filare un complicato ordito con le dita che scorrono agili con sicurezza mnemonica, che la tela non la guarda neppure, perché il suo sguardo è fisso nell' azzurro, immoto ed irreale, che si espande oltre la finestra.
Avverte la mia presenza estranea e brevemente si volta verso di me: ha gli occhi dello stesso azzurro di quel mare e di quel cielo che baluginano dalla sua finestra, invariati, senza albe né tramonti.
Poi, come se non mi avesse neppure vista, torna a guardare il paesaggio immoto.

Ha fissato così a lungo quel fondale di aria e di acqua da esserne diventata parte.
 Dopodiché il tempo ha smesso per lei di esistere.
Marilena

martedì 1 settembre 2015

Per acquisire un vero equilibrio bisogna prima sperimentare una qualche acrobazia

Lentamente, molto lentamente in proporzione alla mia impazienza di tornare a scrivere fluidamente come un tempo, sto comunque facendo passi importanti nella direzione giusta.
Il distacco da fb si è rivelato salvifico.
Bisogna sempre capire quando arriva il momento di fermarsi e cambiare direzione.

Curo con dedizione la pagina di "Amaranta", perché davvero mi entusiasma e la vivo come una propaggine importante del mio blog poiché implica ricerca, immaginazione, ed elaborazione, e la possibilità di ricavarne materiale per lo stesso.
Ed anche un importante allenamento di scrittura, dove mi cimento nell'esercizio di un pensiero sintetico e nello stesso tempo esaustivo, e senza aver la pretesa di raggiungere la perfezione di un haiku, imparo a snellire, e gestire, il mio stile forse troppo ricercato e "autoreferenziale".

Rivisito così anche i miei vecchi scritti, apporto correzioni e rivivo emozioni.
E' un'avventura solo positiva, questa che sto condividendo con la mia alter ego.
Ma da lei, nonostante i nostri contrasti e le nostre testardaggini, non può venirmi altro che bene.
Oltretutto sono più in diretto contatto con chi, fino ad ora, mi ero limitata solo a commentare, o esser commentata, perché condividere, invece, mi pone nella necessità di approfondirne il pensiero, riscontrarvi armonia col mio, e amarlo, come fosse scaturito dalla mia stessa  mente.

Con sorpresa ho scoperto che in twitter ci sono anche meravigliosi autori di aforismi, poiché ovviamente si tratta di scrittura in pillole, e che vanno ad arricchire la mia pagina.
Avrei ignorato questi nuovi stili di scrittura se fossi rimasta ferma all'oggettività statica, e forse per questo rassicurante, del mio blog.

Entusiasta di essermi messa in discussione e di volermi misurare con queste nuove realtà, a mio parere niente affatto spicciole o irrilevanti, come arrogantemente a tutta prima verrebbe di pensare, ma piuttosto sintomi di un cambiamento, e per alcuni di una ricerca, nel campo del linguaggio delle comunicazioni e quindi anche della scrittura.

Personalmente sono sempre stata convinta che per acquisire un vero equilibrio bisogna prima sperimentare una qualche acrobazia.
Marilena

Images by Peter Kemp

domenica 30 agosto 2015

The show must go on

Preda della nostalgia, stamani cercavo con l'aiuto di una potente lente d'ingrandimento, d'individuare sulla mappa planetaria, il minuscolo puntino ubicativo del mio antro.
E' un punto davvero microscopico, sperduto tra  i più evidenti cerchi montani e le nitide linee fluviali dei corsi a lunga percorrenza, al confine con i bastioni decadenti del Deserto dei Tartari e le terre nebbiose di Utopia, in quella regione ancora inesplorata di Blogosphere.
E il cui percorso ho momentaneamente smarrito.

Sono nella mia casa di Roma, seduta al computer, totalmente immersa nel mio ruolo di scrittrice: una tazzina di caffè ancora fumante alla mia destra, e la sigaretta che si va lentamente consumando nel piattino alla mia sinistra.
In quest'atmosfera sospesa mi predispongo, con entusiasmo e chiarezza d'intenti, a rivestire questo ruolo almeno per buona parte della giornata.
Peccato, però, che non ci siano spettatori, perché non c'è nulla di più frustrante che recitare davanti ad una platea vuota, quando si è completamente calati nella parte e così sicuri della propria maestria.

The show must go on: lo show deve continuare, e d'altronde io non potrei, pur se volessi, fare altrimenti, perché la recitazione è nel mio dna.

- Interno giorno
Una stanza luminosa dove predomina il colore bianco. Dalle finestre spalancate s'intravede il profilo grigio chiaro di un palazzo e il ciuffo verde di un albero.
- Primo piano su M. che è seduta al computer, indossa una sottoveste rosa, i capelli arruffati e uno sbafo di rimmel sotto gli occhi.
La telecamera scende ad inquadrare il piano ordinato della scrivania, dove gli oggetti sono un foglio color lavanda fittamente scritto, una penna, occhiali, una tazzina di caffè, e un piattino dove va consumandosi la brace di una sigaretta.
Ancora un primo piano su M. che, distolto lo sguardo dal monitor, si guarda intorno con aria smarrita.

Questa è, nella sua integrità, la sequenza scenica appena andata in onda e opportunamente filmata dal mio invisibile regista, il quale avendomi eletta, non so neppure io per quali insondabili ragioni, sua musa, s'è in ultimo perfino rassegnato a non servirsi di alcun copione affinché io possa dar sfogo alle alle mie occulte, quanto discutibili doti di mattatrice.

- Campo lungo ad inquadrare la stanza, dove sullo sfondo si vede M. esibirsi davanti ad un pubblico invisibile, in un impeccabile inchino.
Marilena




giovedì 20 agosto 2015

Uscita di scena

...soprattutto le uscite di scena meritano la cura dei particolari
(Amaranta)


Dunque ho preso congedo da fb  per concentrarmi esclusivamente sul mio blog.
Riacquistare il senso delle parole e il valore della scrittura che su fb ho comunque messo da parte a favore di una comunicazione più facile e rapida ma, di certo, più impersonale ed omologata.
Lungi dal considerare negativa la mia esperienza su fb, da cui ho tratto spunti di scrittura e di riflessione, ho però stimato esaurito il mio tempo di permanenza quando mi sono ritrovata a non proporre più nulla di mio, ma solo a partecipare a condivisioni di massa: una voce nel coro.
Troppo poco per chi, come me, aspira ad avere un suo palcoscenico e suonare la propria musica.

E così sono uscita di scena, in maniera lievemente teatrale, secondo il mio stile, ma senza calcare troppo la mano sulle mancate promesse di fb (o più verosimilmente sulle mie aspettative), che pur essendo ormai una veterana dei mondi metafisici (primo strumento di esplorazione è stato un baracchino CB, assemblato artigianalmente dall'ingegno di mio fratello, e col quale comunicavamo da casa) e avendo io esplorato un pò tutte le strade del virtuale  (o almeno quelle a cui si ha accesso), non da ultima la mia permanenza in Blogosphere, quale autrice di questo blog, avrei dovuto essere consapevole del senso di solitudine, quasi di isolamento, che prima o poi inevitabilmente subentra, rendendosi conto, in un dato momento, che non si sta declamando al mondo, così come si era creduto, ma piuttosto a confabulare con se stessi.
Un borbottio che si perde tra mille altri.

Ma di questa sperimentazione non traggo valutazioni negative, anzi, al contrario, la considero determinante alla mia crescita personale, e ricca di spunti di riflessione per la mia scrittura.

Da quest'esperienza è nata la pagina di "Amaranta" che molto mi entusiasma, poiché mi fornisce la possibilità d'interagire col mio blog che, a dire il vero, stava già da un pò languendo per via della mia mancanza d'ispirazione e la necessità di un rinnovamento.
Marilena

domenica 16 agosto 2015

Un momento magico

Le finestre spalancate sulla pioggia e il primo caffè sorseggiato sulla veranda, godendo del silenzio della strada e aspirando l'odore umido dell'aria.
Una mattinata che profuma d'autunno e d'intimità casalinga.
Adoro starmene rannicchiata sul divano e osservare dalla finestra, incorniciata dai leggeri tendaggi bianchi, l'orizzonte ialino dove si disegna nitida la chioma vaporosa di un albero, dietro cui scompaiono le linee dei palazzi.
 Adoro questa casa che sta invecchiando con me, così piena di ricordi coi quali ora, finalmente, riesco a convivere in serenità, dopo il lungo travaglio attraverso il quale mi sono liberata dell'assillo della nostalgia rancorosa.

Indosso il fresco come un abito di garza, e le gocce di pioggia come fossero perle traslucide con le quali adornare il collo, le mani, i polsi e i lobi, e spandere a profusione sui capelli.

Una sigaretta e un pò di musica, non mi occorre altro, stamani, per sentirmi davvero in sintonia col mondo.
Un momento magico.
Marilena

giovedì 13 agosto 2015

La bizzarria creativa che non genera mostri ma creature enigmatiche.



Sicuramente è questo attuale un periodo confuso.
Dormo di più, l'umore, senza neppure troppi sforzi, è quasi sempre improntato al positivo, nonostante le vicissitudini che hanno caratterizzato l'ultimo periodo delle mie ferie.
Ma c'è questa stanchezza mentale, che non mi riesce di superare, e contro cui mi batto, ahimè, sempre più debolmente, con la conseguenza di un rifiuto alla scrittura e alla lettura.
Così, tutto ciò che impegna l'intelletto è vissuto come una fatica, con poi gli inevitabili sensi di colpa e di frustrazione, che cerco di contrastare con proponimenti a lungo termine, quasi fossero dei farmaci a rilascio programmato.

Ma quante parole ho smarrito nel frattempo?
Avvilita prendo nota della creatività altrui: io che ero così traboccante di parole sono ridotta a ricopiare piccoli stralci dal mio blog e pubblicarle sulla pagina di Amaranta, per ricordare a me stessa che un tempo anch'io ero in grado di creare.

Tutte le mattine mi siedo al computer col proposito di scrivere, ma poi non succede.
Un lungo periodo d'inattività creativa questo che sto attraversando, anche se mi sento fisicamente bene, mi rendo conto che è comunque un benessere relativo, poiché mancante di questa parte essenziale di me.

Forse è vero che è la sofferenza a generare le cose più belle e così, quando viene a mancare, subentra il vuoto.
Ci si conforma alla routine, si accetta supinamente quella normalità che nello stato di malessere è stata posta sotto accusa, adeguandosi facilmente a quegli stessi schemi fino a quel momento rifiutati.

Inizio a pigiare sui tasti in attesa che le parole si materializzino da quella zona remota di me stessa  che in passato s'è rivelata fonte inesauribile di favolose idee, tanto più meravigliose quanto più incoerenti ed irrealizzabili.
La bizzarria creativa che non genera mostri ma creature enigmatiche.
Così lontane dalla realtà da risultare, per chiunque altro, insondabili.
Ma non per me
Marilena

lunedì 27 luglio 2015

La radice è la stessa ma i rami sono dissimili


AMARANTA
E così, in virtù del mio carattere, ho da subito messo in chiaro le cose: sono la tua alter ego, quindi non sono te. Ho una mia vita che prescinde la tua e nella quale non gradisco intromissioni. Sei tu ad aver bisogno di me e non viceversa.
Questo a sfatare la leggenda che noi alter ego siamo blocco unico con l'altro.

MARILENA
Nulla di più vero.
Diversissime io ed Amaranta, che di un'altra identica a me non avrei saputo cosa farci.
Quando lei è entrata a far parte della mia esistenza era una creatura indefinita, dotata però di un temperamento forte. Dominante.
Era quello di cui, in quel momento, avevo bisogno: un carattere e non una figura, poiché io stessa risultavo, al mio sguardo e a quello del mondo, appena tratteggiata sul filo dell'invisibilità.

LA RADICE E' LA STESSA MA I RAMI SONO DISSIMILI
Spesso mi domando se sono io ad averla concepita o è lei, creatura metafisica, che dalla lontananza di quel confine sfumato che divide, e al contempo unisce, i mondi paralleli, ha scelto me.
Risultato, questo, di una trasmutazione, quella fusione nucleare a freddo, che pur frettolosamente etichettata come pseudoscienza, è in realtà fenomeno reale, seppur relegata alla cerchia ristretta dei medium e dei visionari, in ottemperanza al fasullo teorema che ciò che non vediamo non esiste.
L'errore è appunto in quel guardare con gli occhi, ignorando deliberatamente tutto ciò che la mente, e gli altri sensi, percepiscono.


Dunque all'inizio la mia alter ego non possiede, al pari di me, una propria fisionomia: il volto nascosto nella penombra dei capelli dove solo gli occhi rifulgono di una lamina sottile di luce.
Simile ad un fiabesco animale, Amaranta non procede in posizione eretta, ma gattona, nella posizione dell'agguato, mani e piedi al suolo, silenziosa e tetra come un grosso felino all'erta, pronto a scattare al primo segnale di pericolo.

I capelli spioventi sulla faccia, gli occhi imponderabili dietro gli occhiali scuri, mi trascinavo nei miei stadi depressivi, apatica o furibonda, che altri umori non conoscevo.
Gli angeli neri e la strega, l'antro e le creature che vi coabitavano, al centro di  un paesaggio arido ed ostile (ora potrei facilmente affermare, con enfasi dottorale, che quel panorama era rappresentativo del mio malessere ma, in quel periodo, per me era la solitudine esistenziale, il relegamento coatto in un lembo di purgatorio per espiare le mie colpe reali e quelle presunte, attraverso una condanna di cui io, nel duplice ruolo d'imputato e giudice, avevo stabilito la durezza e la durata).



Nel frontespizio del mio "Diario", Amaranta è seduta  di spalle sulla riva di un mare notturno, la schiena scoperta e i capelli che s'intuiscono diramati ancora a nasconderle il volto.
E' questo il periodo dei naufragi, che spesso tornano nelle mie cronistorie.
Punto di partenza, e di ritorno, è sempre l'antro.
I naufragi sono solitari e, quando avvengono, Amaranta non è mai con me.
E' seduta, in attesa dei miei rocamboleschi rimpatri, sulla riva buia di quel mare in  eterna penombra.

Sono stati quelli i momenti di esaltazione e fallimento che sempre, ed in quest'ordine, si succedevano in maniera convulsa nella mia vita di allora.
L''affrancamento dalle catene esistenziali mi portava a salpare le ancore per avventurarmi in viaggi eccitanti, e al contempo spericolati, in nome di quell'indipendenza che, in realtà, ero ancora lontana dall'aver acquisito, e che inevitabilmente mi avrebbe condotta al naufragio.


La permanenza nell'antro, testimoniata da una non sempre facile coabitazione, mi ha indotto a mettere a fuoco, in ragione di una perentoria richiesta della mia alter ego, la  sua fisionomia, partendo dall'assunto che "la radice è la stessa ma i rami sono dissimili".
Differenze, fisiche e caratteriali, di cui ampiamente ho dissertato nei capitoli de "L'antro Della Strega" dove risaltano evidenti le nostre personali peculiarità sulle quali, entrambe, fin da subito abbiamo concordato dovessero esserci, in nome di quell'autonomia esistenziale di cui godono tutti i miei personaggi di carta.
Ma c'è una caratteristica a cui nessuna delle due ha voluto rinunciare: i capelli con la frangia.




Capelli corti o lunghi, ma la frangia ancora permane, ad attestare l'atavico potere delle leggi della genetica.
In questo primo piano di Amaranta, facente riferimento all'etichetta "Block Notes", le differenze sono più visibili, con soddisfazione di entrambe, dal momento che anch'io, oggi, al pari di lei reclamo il mio diritto all'unicità.

E così mentre acquisivo maggior conoscenza di me stessa anche la mia alter ego maturava, sempre più completa, nella sua dirompente essenza.
E lei stessa scopriva di desiderare di appartenere al mondo degli umani con la stessa intensità con cui io avevo agognato appartenere a quello delle creature metafisiche.
Ovviamente nessuna delle due potrà mai completamente appartenere all'universo dell'altra, ma in virtù di quella provvidenziale fusione a freddo che ha poi originato questa trasmutazione, l'accesso, per entrambe, è diventato possibile.


Così possibile che ora lei gestisce una pagina fb: l'eroina di carta è diventata scrittrice delle sue gesta.
Ed io, come si confà ad una madre comprensiva o ad una sorella maggiore o ad un'amica complice, sono riuscita, seppur con difficoltà, a metter da parte i  sentimenti del possesso, della paura e dell'egoismo, lasciandola libera di andare senza pretendere la sua presenza ogni volta che si presenta una difficoltà, o solo per il semplice piacere della sua compagnia.
Quell'affrancamento che Amaranta pur non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad ottenere anche senza il mio benestare, ma che pure in nome di quelle radici comuni, ha voluto ci fosse.



Questa la sua ultima performance sulla sua pagina fb.
Sparita la frangia?
No, solo tirata indietro.
A questa peculiarità neppure Amaranta riesce a rinunciare.

martedì 21 luglio 2015

Metamorfosi di una donna immaginaria

Amaranta ai primordi
Immagine per l'etichetta " Diario"
Questa per l'etichetta "L'Antro della Strega"
Quest'altra, invece, per la raccolta "Block Notes"

La prima immagine nella pagina fb "Amaranta"
La recente metamorfosi sulla stessa pagina
In ultimo, quella che sarà la futura trasformazione

domenica 19 luglio 2015

Vacanze romane

Pomeriggio avanzato, le finestre spalancate su un panorama immoto ancora inondato di sole, dove solo giunge il rumore ovattato delle auto che scorrono sull'asfalto gommoso, mentre da una pianura immaginaria giunge il frinire di grilli e cicale, sommersi in un mare rosso di papaveri.
Il sole desertico lambisce il confine estremo tra la città reale e la prateria immaginaria, ammantandoli nello stesso fantastico crepuscolo di rame e di fuoco.
Il tramonto, che stenta ad arrivare, ha camuffato i suoi colori furtivi in strisce scintillanti di agata e acquamarina, bagliori riflessi del miraggio di una spiaggia remota.
E ancora nessuna traccia di ombra che ponga fine a questa eterna, assolata mattina.

Da domani l'inizio delle mie ferie cittadine.
Invano ho cercato in questi giorni di fuliggine solare l'energia per scrivere, che tante volte ho tentato, ma senza successo, di aggiungere altre pagine a questo mio diario on line, e non importa l'argomento, purché riuscissi di nuovo a scrivere.

Sono arrivata dunque alle mie ferie stanchissima: vicissitudini lavorative ed esistenziali, e sempre sull'orlo di un cedimento che però, malgrado tutto, sono riuscita a contenere.
Questa la mia unica, grande, solitaria vittoria.

Questo week end mi sono imposta (ma anche se avessi diversamente voluto il caldo infernale non me l'avrebbe permesso) ozio assoluto, tramite il quale recuperare le forze e spurgare la mente.
Fatica immane anche questa, paragonabile al rimettere ordine all'interno di un grande baule ingombro di ogni genere di cose: sottane, sentimenti, monili, libri, ricordi, desideri, e un paio di sandali nuovi che non mi condurranno in nessun luogo.

Ma non è il luogo che importa, piuttosto lo stato d'animo con cui s'affronta l'immaginario viaggio, ma con un obiettivo reale verso cui puntare, che per me è quello di tornare di nuovo a scrivere.
Marilena