Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

venerdì 25 ottobre 2024

Dalla parte di Penny


 Ulisse è Penelope, almeno quanto Penelope è Ulisse, entrambi con la propria tela, entrambi con le proprie traiettorie imperscrutabili.
Ma quelle di Ulisse lo sono, di sicuro, di più. Diciamocelo che in quanto a traiettorie era un genio: si è volatilizzato dal suo castello di Itaca per materializzarsi di nuovo, sulla soglia di casa, vent'anni dopo la sua partenza.

Penny, che aveva la passione per il telaio, ha tessuto una meravigliosa coperta pensando di usarla come un antesignano tepee indiano, una capannina solo per loro due. Di buon grado Ulisse ha accettato la coabitazione (Penelope era una gran bella donna, molto intelligente ed anche molto paziente), ci si è divertito, ci ha fatto un figlio, fin quando ha deciso che la routine lo annoiava e che fuori dal tepee c'era tutto un mondo da scoprire: donne, avventure, guerre e gloria ma, soprattutto, niente più responsabilità.

Così, un mattino che Penelope è andata a fare la spesa (o dal parrucchiere) lui ha smontato il tepee e se l'è gettato sulle spalle a mo' di poncho, s'è acceso un cigarillo, ha riempito un otre d'acqua e una bisaccia di cibo, e si è preso il suo anno sabbatico, anche se poi è durato venti.
Ma siccome era un re, e Penny era pur sempre sua moglie e la madre di suo figlio, erede del nome e del trono, non si è eclissato alla chetichella ma le ha lasciato un bigliettino: sono via a salvare il mondo e non so quando torno, ma tornerò. Aspettami. Ti amo.
Di quello che Ulisse ha fatto dopo che ha varcato la porta del castello, sappiamo tutto (forse l'unica a non sapere niente era la moglie, come quasi sempre in questi frangenti accade) per merito di Omero che, con i ventiquattro tomi dell' Odissea, ci ha ragguagliato sulle peripezie del suo viaggio di ritorno a Itaca, traendone un best seller mondiale. Ulisse ha amato altre donne, avuto altri figli, combattuto guerre, ed è riuscito perfino ad inimicarsi Poseidone, il dio delle acque, dei terremoti e delle tempeste. Un tipo davvero irascibile che gli ha messo i bastoni fra le ruote (si fa per dire, visto che Ulisse viaggiava su una nave), creandogli inciampi d'ogni tipo sulla via del ritorno.

Direi, però, che della storia di questa coppia, la parte  più affascinante non è quella che riguarda Ulisse, che di lui, grazie ad Omero, conosciamo fatti e misfatti, ma quella più defilata di Penny, che si aggira solitaria nella sua casa, avvolta nelle brume del mistero.

Io sono convinta che su Penny, per via dei codici dell'epoca, ci siano state trasmesse un bel po' di fake allo scopo di convincere tutte noi, perfino ai nostri giorni, della inalienabilità di virtù catto/integraliste, a lei attribuite, come la fedeltà coniugale e la dipendenza dall'uomo e dal focolare domestico.
Ma no, non è così, e le azioni di Penny (quelle pubbliche, di cui siamo a conoscenza) lo smentiscono in pieno.
Ha preso il posto di Ulisse nella gestione della casa e del trono; tiene a bada ben 108 pretendenti, che nella maggior parte dei casi non sono proprio dei gentiluomini; cresce da sola un figlio e si occupa del governo dell'isola. Per vent'anni gestisce tutto lei.
Davvero qualcuno può pensare che abbia avuto il tempo di fare e disfare una tela allo scopo di prender tempo per evitare nuove nozze? Anche se, di un altro marito, francamente non ne sentiva l'esigenza.
L'unica tela che ha filato è quella del tepee in cui ha sedotto Ulisse. E guarda caso di questa tela, l'unica da lei realizzata, non se ne sa niente. Nessuno ne fa menzione! Tanto meno Ulisse, con la complicità di Omero, per non rivelare al mondo che il super eroe, il macho, lo sciupafemmine, è stato stregato sotto una tenda da una donna.
Ma nonostante tutto, con tenace ostinazione, si continua a favoleggiare di quella tela virtuale, tessuta di giorno e disfatta di notte, sotto gli occhi dei 108 pretendenti che non dovevano, in virtù di ciò, brillare per intelligenza.

Alla luce di queste argomentazioni rimane davvero difficile immaginare Penny sottomessa e passiva, seduta al telaio a tessere, o affacciata alla finestra a scrutare l'orizzonte in attesa del ritorno di Ulisse.
Più probabile che abbia preso tempo cedendo volutamente, per voglia o per svago, a qualche pretendente, magari al più giovane o al più sexy, perché sono certa che, in quel folto gruppo, non ci fossero altri parametri di selezione. 
E al diavolo l'attesa e la fedeltà!
Vent'anni, per una donna, sono veramente tanti.
Perché mai una come lei, seducente, intelligente e scaltra, avrebbe dovuto consumarli, e consumarsi, nell'inutile attesa di un uomo che, vista la piega che avevano preso gli eventi, di certo non la meritava?
Così ha trasformato il tempo della solitudine in quello della maturazione. Dell' emancipazione.
Essere bella per se stessa, e autodeterminata nella sua volontà di scegliere e non di essere scelta.
In piena consapevolezza.
E che il mondo continuasse pure ad immaginarla paziente, fedele, subordinata. E docile. 
Ancella, intenta a filare un'interminabile tela.
Moglie, in attesa alla finestra.
Non le sarebbe importato, perché quello che suo marito, il mondo, gli uomini e la storia ignoravano, è che lei la sua vita l'aveva, fino in fondo, vissuta.

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