Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

giovedì 30 settembre 2010

La legge di Hugh


 


(Pubblicato nell'antologia "Il tango di Cloe" da "Writer Monkey" Maggio 2018)



«I froci portano lo smalto!» Hugh inveì rabbioso contro il figlio, sfilandosi la cinta dai pantaloni.
 «Era solo per gioco, papà.» Implorò, tra le lacrime, Simon.
 «Un gioco da froci.» Urlò Hugh, facendo sibilare la cinta come una frusta.

E già Hugh si era sfilato la cinta per impartire a suo figlio Simon una indimenticabile lezione di vita, quando Muriel, scivolando silenziosa alle sue spalle, calò con tutte le sue forze la pesante padella in ghisa sulla testa del marito, mandandolo al pavimento.
«Lo hai ucciso?» Nella domanda di Simon non c'era apprensione, ma sollievo.
 Muriel scosse la testa: «No, si sveglierà con un gran mal di testa e niente altro. Se siamo fortunati avrà un'amnesia e non ricorderà nulla ma, in ogni caso, è meglio che tu non ti faccia vedere. Vai da Sara e aspettami  da lei che verrò a prenderti appena sistemata la faccenda.»

Simon uscì e Muriel scese in cantina dove scovò una robusta corda ed  un rotolo di nastro adesivo e con quelle ritornò in camera dove, con un bel po' di fatica, riuscì a trascinare Hugh sul letto e a  togliergli la camicia, prima di legargli i polsi alla spalliera.
L'ematoma che gli aveva procurato era molto grande, al risveglio avrebbe avuto un' emicrania bella forte e avrebbe cominciato a lamentarsi,  perché Hugh non sopportava nemmeno un milligrammo di dolore, anche se, stavolta, sarebbe stato molto più di un milligrammo. E glielo aveva consapevolmente procurato lei, con tutti i rischi che la faccenda comportava. Ma d'altronde di botte, e senza alcuna  ragione( semmai ne esistesse una con cui si potessero giustificare), durante la sua lunga, sofferta vita matrimoniale, ne aveva ricevute a iosa, di tutti i tipi e procurate con gli oggetti più svariati, anche se, il più delle volte, Hugh godeva addomesticare con le proprie mani sia lei che i ragazzi.
Questa piccola vendetta, no, meglio, atto di giustizia, ci poteva alla fine stare.
Con cura, Muriel, distese la larga striscia di adesivo sulla bocca del marito, assicurandosi della sua perfetta aderenza.
Poi gli sfilò anche i pantaloni e si distese al suo fianco, in bigodini e vestaglia, in attesa che lui rinvenisse.
La botta doveva essere stata bella forte perché lui ci mise un sacco di tempo a rinvenire, e quando lui  si riprese iniziò a scalciare furioso, come una bestia in trappola.
«Ti conviene stare fermo o potresti farti ancor più male.» Lo redarguì lei, con voce neutrale «Sai Hugh, è in queste situazioni che si valuta la propria capacità di fronteggiare l'imprevisto, e tu mi stai deludendo. Sei un idiota se pensi che dimenandoti come un ossesso tu possa riuscire a liberarti. Ecco, non volevo farlo ma mi costringi a legarti anche i piedi. Tutta questa agitazione ti procurerà solo un mal di testa più forte. Devo proprio dirtelo, ma in tutti questi anni sei stato un vero stronzo con me e con i ragazzi. Ci hai costretto a vivere sotto la tua legge. A sopportare le tue angherie, i tuoi umori ed i tuoi tradimenti. A fare a modo tuo, sempre e senza discutere. La legge di Hugh. La legge del macho. Perché è questo che tu ti consideri, no? Un macho. Un vero uomo. I muscoli e tutti quei tatuaggi...guarda me, invece, come mi hai ridotta.»

Muriel fece scivolare a terra la vestaglia  rimanendo nuda davanti a lui.
Nell'ossatura minuta sporgevano quelli che un tempo erano stati seni generosi e che ora ricadevano flosci sul ventre rimasto gonfio, segnato dalle cicatrici delle gravidanze e degli aborti.
«E' per non vedere questo che quando mi scopi spegni la luce? E' per non vedere questo, vero? Bastardo...mi fai schifo. Sei solo un animale che grugnisce quando dorme, grugnisce quando mangia, grugnisce quando scopa. Grugnisce quando viene. Grugnisci sempre, Hugh, solo che tu non ti senti. Ma oggi la luce rimarrà accesa e così ti costringerò a vedermi, perché oggi la tua legge non conterà un cazzo. Oggi farai a modo mio.»
Da un cassetto estrasse una bottiglina fucsia, e la dondolò sotto gli occhi di lui: «I froci portano lo smalto.» Lo schernì rifacendogli il verso.
«Era solo un gioco di bambini, stronzo, ma tu avresti comunque ammazzato di botte tuo figlio.
 Adesso gioca con me, Hugh, e fammi vedere quanto sei macho.»

Muriel iniziò a pennellare le unghie dei piedi del marito che, nonostante le corde, cercava di impedirlo.
«Se ti muovi ancora, Hugh, giuro che ti conficco uno spillone prima nei capezzoli e poi nell' uccello.»
Questa minaccia, fatta con voce calmissima, indusse l'uomo a rilassare i muscoli e rimanere fermo.

«Niente male. Devo ammettere che il fucsia ti dona.» Disse, rimirando compiaciuta la sua opera.

«Non muovere i piedi che dobbiamo dare il tempo allo smalto di asciugarsi.» Ordinò perentoria mentre introduceva l'ultimo batuffolo di cotone tra le dita per impedire che si toccassero.

«Ora ti dipingo le unghie delle mani  che, per come sono legate, non sarà facile, perciò cerca di stare fermo e non farmi innervosire, altrimenti sarò costretta a spiegarmi con altri argomenti.» Sorrise di sghembo, materializzando un lungo ago da materasso.

Le grosse mani di Hugh pendevano inerti, legate alla spalliera. La mano sinistra gravava sulla destra coprendola interamente cosicché Muriel, per averne accesso dovette torcergli, verso l'esterno, il polso sinistro
Un singulto di dolore fuoriuscì dall'adesivo.

«Mi spiace, Hugh, ma hai le dita di un babbuino e lo smalto, tra tutti quei peli, non risalta. Mi vedo costretta a raderle, Inutile che ti dica di stare buono, vero? Se stai fermo non sentirai troppo male.» Raccomandò, in tono suadente, Muriel, tra le cui mani era apparsa una vecchia lametta annerita.

«Sai quante volte ho pensato di tagliarmi le vene con questa? Ogni  fottuta volta che tu mi scopavi. Non erano le botte a farmi più male, ma il tuo peso su di me. Il tuo grugnito, quando ti scaricavi dentro di me. Mi faceva sentire una pattumiera. Avevo solo voglia di farla finita. Poi pensavo ai bambini, reprimevo il vomito e lasciavo perdere. C'era sempre un figlio a cui render conto, compresi quelli che non ce l'hanno fatta a nascere. Ma oggi si fa a modo mio. Oggi ci stiamo chiarendo.» Enfatizzò con allegria mentre con la lametta strappava via lembi di pelle dalle dita del marito che ciondolavano inerti, scarnificate e sanguinolente, con le unghie sgargianti di fucsia.
«Sono certa, che dopo questo trattamento estetico, le mani non potrai più usarle per picchiare nessun altro. Credo che neppure il culo sarai più in grado di pulirti da solo. Ad ogni modo non è una  faccenda che mi riguardi.»

Non si era accorta che lui era svenuto.
S'infilò la vestaglia stringendola stretta in vita con un lembo di corda avanzata, riavvolse un paio di bigodini nelle loro ciocche ed uscì chiudendosi la porta alle spalle.

mercoledì 22 settembre 2010

Cavalcare uno tsunami

Stamani l'alba faticava a penetrare con la sua luce gli strati notturni del cielo fin quando, con una stilettata repentina, ha trafitto il cuore della massa buia che si è liquefatta come nevischio scuro, lasciando il posto al chiarore instabile del giorno.
Amo le albe con lo stesso entusiasmo con cui amo le notti.
E' l'intervallo del giorno la parentesi noiosa di cui potrei fare a meno.
Soprattutto in autunno.
Ultimamente ho difficoltà a scrivere il mio diario, così parlo di me attraverso i miei racconti cercando di mischiare le carte.
Di far perdere le mie tracce.
Sono altresì consapevole che se i miei scritti non fossero pubblici non avrebbero per me senso perché verrebbe a mancare l'elemento principale, la motivazione più vera per cui questo blog è nato, perché molto presuntuosamente, è proprio nel mio diario il libro che avrei voluto scrivere.
Il ritratto di una donna qualunque: desideri, aspirazioni, fallimenti e scoperte.
E sperimentazioni.
Nel concreto una sorta di Living Theatre progettato in contesto letterario per realizzare quello che era lo scopo primario: l'interazione.
Scrivere un diario, e renderlo pubblico, non è facile, bisogna avere molto coraggio per mostrarsi dentro, molto più  coraggio di quello che occorre per scrivere raccontini sfrontati e disinibiti.
E quando trovi questo coraggio cavalchi uno tsunami
Adrenalina pura.
Ed è la stessa sensazione meravigliosa d'invincibilità come quando con un rasoio, incidi le vene ma non affondi per tua scelta perché ti basta come prova di coraggio: hai saputo dominare i battiti del cuore e controllare il tremore delle mani.
Continuerò a cavalcare lo tsunami perché senza il mio diario questo blog sarebbe niente.
Marilena

venerdì 17 settembre 2010

Una scrittrice

A chi dice che il vero sia la virtù dei giusti io appassionatamente mi oppongo e dico no, non è la banalità del vero a fare di noi persone migliori e peroro, con convinzione, per il caos intellettivo.
Parteggio per le dimensioni parallele, dove non c'è confine tra il reale ed il fantastico.
Disconosco l'equilibrio di quel mondo di pietra che grava immane sulle spalle di Atlante, eroe già sconfitto.
Osanno i pigmei e le formiche e tutte le creature minime che si accingono, con determinazione e pazienza, a scarnificare minuziosamente il loro pasto duramente conquistato nell'approccio quotidiano contro le asperità degli elementi: un boccone per volta, facendo attenzione a non disperderne nemmeno una briciola
Sono per gli inganni teatrali.
Per le costruzioni scenografiche.
Per il brutto, o il bello, ad arte organizzati.
Sono per gli incarti bizzarri.
Per i miraggi da caleidoscopio.
E le finte prospettive.
Sto dalla parte di chi veste le proprie bambole con  carta di caramelle.

mercoledì 15 settembre 2010

Giochi di bimba

Le fantasie sconce sono l'overture dell'erotismo.
Le fantasie sconce sono la porta del paradiso.
Toglietevi dalla mente quelle fesserie che subdolamente vi hanno inculcato secondo le quali il sesso è purezza e sacralità e, soprattutto, che il suo fine è il concepimento.
Il fine unico del sesso è il piacere.
Il sesso è energia, impertinenza, impudicizia, dissacrazione e godimento assoluto
L'estasi del corpo va a colmare l'anima.
E non lasciatevi fuorviare dalla teoria contraria secondo la quale l'anima è priva di terminazioni nervose.
E questo è scientifico.
Fantasie sconce con cui giocare: è di scena il FULL FOREPLAY
Invenzioni provocatorie per una piece privata e molto intima.
Propongo solo qualche idea ben sapendo che la fantasia femminile è in grado di fecondarne centinaia di altre, inedite o rivisitate, personalizzate, col copyright o a libero mercato.
Il FULL FOREPLAY è la mela peccaminosa di Eva, le mutandine impregnate del suo odore che lei porse ad Adamo sotto l'albero del bene e del male, per una sniffata, è il caso di sottolinearlo, paradisiaca.
E, proprio come fece Eva, porgete al vostro lui le vostre mutandine indossate durante un preventivo atto di autoerotismo ed impregnate così del vostro odore per un'annusata, appunto, da capogiro.
Raccontategli la storia di quelle peccaminose slip, dei pensieri proibiti che a voi hanno inspirato nella voglia di quel privatissimo orgasmo e riproponetelo, mettendolo in scena solo per lui.
Lasciatelo guardare mentre vi accarezzate vestite solo di un paio di lunghi guanti di raso.
Regalategli la realizzazione visiva di questa fantasia maschile: vi adorerà.
Sotto il vestito...niente.
Così lui potrà vedere, e sentire, ciò che agli altri nascondete.
Questo gioco lo manterrà in uno stato di prolungata eccitazione soprattutto se inizierete a giocare quando lui meno se lo aspetta: aperitivo, serata con gli amici, cinema, libreria o quant'altro la vostra immaginazione vi possa suggerire.
Dovete essere, però, molto brave a non trasformare la seduzione in un atto di meretricio.
Un abito leggero gli permetterà di percepire la vostra intima nudità quando voi vi struscerete contro.
Siate allusive mantenendo uno stato di normalità apparente.
Pensate al turbinio di sensazioni che questo può scatenare nella sua mente.
Niente tubini, signore, ma abiti eterei, sensibili al vento e al suo respiro.
Una benda sugli occhi aiuta ad esplorare la profonda oscurità dei sensi, troppo spesso banalmente condizionati dall'esigenza della luce.
 Insegnategli a vedere con le dita.
Accarezzatelo fin quasi a farlo venire eppoi...cambiate zona, per prolungare il gioco e la sua attesa.
Raccontategli delle vostre fantasie più impudiche.
Ascoltate le sue.
Stuzzicatelo.
Provocatelo.
Dominatelo.
O sottomettetevi.
Fate insieme una doccia dove voi entrerete vestita con una gonna di seta per fargli assaporare la sensazione piacevolissima dello sfregamento del tessuto sul suo sesso.
Se non avete mai fatto l'amore su un terrazzo, o davanti ad una finestra, vi consiglio di provarlo: è un gioco davvero eccitante.
E' come fare l'amore su un palcoscenico.
E, seppur la scena può sembrare scontata perché troppo sfruttata in cinematografia e letteratura, vi assicuro che le sensazioni che se ne ricavano sono forti e davvero eccitanti.
Storditelo con la vostra femminilità.
Un buon profumo ed accessori inusuali con cui giocare: guanti di pelle o di raso, fili di  una collana, corde, foulard, cinture, la sua camicia, le vostre mutandine...
E non dimenticate gli elementi naturali, e tutte le meravigliose strategie che possono suggerirci l'aria, l'acqua, la terra, ed il fuoco.


mercoledì 1 settembre 2010

Naked Souls



« E questi cosa sono? » Domanda Chris arrabbiato, gettando sul tavolo un mazzetto di volantini dove ci sono io, discinta, tra le braccia di due ragazzi molto atletici, un bianco ed un nero, per la par condicio.
«Public relation » rispondo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
«Public relation.»  ripete lui, rifacendomi il verso e guardandomi disgustato.
Deglutisce e stringe i pugni. La fedina d'argento, al suo anulare sinistro, ha bagliori di lama «Public relation? Mi prendi per il culo?» 
A questo punto sono costretta a guardarlo in faccia: il suo interrogativo lo esige.
«No, è la verità.» lo fronteggio, cercando di apparire sicura di me stessa.
Sotto i capelli a spazzola i suoi occhi sono duri e le mascelle contratte.
«Public relation? Io qui vedo una sgualdrina e due stalloni.» Urla, sbattendomi in faccia un volantino.
« Perché tu vedi solo quello che ti par di vedere.» Controbatto con misurata aggressività
«Spiegami cosa ci sarebbe da vedere che io, invece, non vedo» Il tono vorrebbe essere sarcastico ma alza di un ottava e così diventa stridulo.
« E' per pubblicizzare "Nacked Souls" la piece di Rosemary e Sondra. Non potevano permettersi di pagare una modella e così hanno chiesto a me di posare per quei volantini e...insomma, io non ci ho visto nulla di male, è una cosa artistica.»
«E questa tu la chiami arte?» Dilata le narici e batte un pugno sul tavolo.
I volantini si sparpagliano per terra.
«Questo è il tuo culo» punta il dito sul mio didietro nella foto « e le mani che lo palpano non sono queste.» Urla, mostrandomi le sue.
Gioco d'attacco per non dargli il tempo di mettermi nell'angolo: «Se al mio posto, su quel volantino, ci fosse stata J. Lo, ad esempio, non avresti trovato nulla da ridire. Normale. Allora sarebbe stata arte. Ma ci sono io e le cose cambiano. In lei avresti visto l'artista trasgressiva, in me, invece, vedi solo una puttana.» Sento salirmi le lacrime in gola, ma le ricaccio indietro perché non voglio dargli la soddisfazione di vedermi piangere. 
«Tu non sei J.Lo, sei la mia donna, cazzo, è un tantino diverso, non credi? Sai quanti porci segaioli, compresi conoscenti ed amici, sbaveranno sulla foto del tuo culo e faranno pensieri sozzi ogni volta che ti vedranno? J.Lo... ma fammi il piacere...è così lontana da questo buco da non sembrare neppure vera. Ma tu, perdio, qui ci vivi! Che non è esattamente la stessa cosa, anche un bambino riuscirebbe a capirlo!» Sferra un calcio ai volantini sparsi ai suoi piedi poi, come se qualcosa in lui si fosse spento, rimane a fissarli in silenzio. Si alza e senza parlare sfila la fedina dal dito e la getta a terra. Se ne va sbattendo la porta.
 Non lo richiamo né lo rincorro, perché è talmente infuriato che non ascolterebbe ragioni. Peggiorerei la situazione. Ma è vero che non ho riflettuto sulle conseguenze.
Ho un flah back di Dave, lo zio di Sondra, che cerca sempre di strusciarsi a me e a Rosemary ogni volta che gli capita l'occasione. Lo immagino mentre si masturba sulla mia immagine.
Con disgusto scaccio via la visione.
Ma quei volantini sono un' indispensabile pubblicità per "Naked Souls", opera prima delle mie amiche Rosemary e Sondra.
E' Rosemary ad aver avuto  l'idea di quel volantino, salvo poi tirarsi indietro al momento di fare le foto perché il suo lato B non è all'altezza della situazione e il suo inconsistente sedere sarebbe sparito sotto le mani dei due fotomodelli.
 Sondra, invece, si è tirata fuori da subito, impensabile per lei, con quel maiale di suo zio Dave che vive a casa sua.
Così sono rimasta io, e loro sono le mie amiche del cuore, e non me la sono sentita, con un rifiuto, di mandare all'aria la loro operazione di marketing. E poi, lo ammetto, davanti al flash mi è sembrato di essere J.Lo, con un lato B addirittura migliore del suo, anche se questo ha lasciato indifferenti i miei due partner, fotomodelli in cerca di pubblicità ed ingaggiati a costo zero, e per giunta gay.
"Nacked Souls", è il titolo della rappresentazione teatrale ma non ha nulla a che vedere col messaggio fotografico dei volantini, è un'escamotage per attirare spettatori, perché la nudità, raccontata nel copione, è solo quella delle anime.
Immagino la reazione del pubblico, ingannato dalla promessa di uno spettacolo hot si troverà, invece, ad assistere ad un atto unico, senza cambi di scena né di costume, imperniato sui dilemmi esistenziali delle due interpreti;  Rosemary e Sondra.
"Naked Souls" altro non è che un inganno programmato, e l'unico coup de theatre è quel volantino con il mio culo in bella vista per lusingare gli spettatori. 
Ho combinato un gran casino. E sono pentita per essermi prestata a far da esca.
Cercherò di spiegarlo a Chris, anche se non vorrà ascoltarmi e mi manderà al diavolo perché per lui la questione è ormai chiusa.





venerdì 27 agosto 2010

Lo stile della signora

- Trompe l'oeil, è decisamente questo il tuo stile. -
Stabilisce, categorica, l'Imperatrice Camilla.
E suona come un verdetto inappellabile.
Non tento nemmeno di controbattere a questa sua affermazione perché ha assolutamente ragione e, seppur lei non approva, personalmente nel trompe l' oelil non ci vedo nulla di negativo.
- Una brava scenografa, di quelle che riescono ad applicare l'inganno visivo anche ad una lastra radiologica. Fai solo attenzione a non cadere nel tuo stesso trabocchetto: una parete dipinta rimarrà sempre, e soltanto, un muro. -
Quello che io in un muro vedo e quello che lei, invece, non vede: questo è il limite di entrambe.
La prima volta che è venuta a casa mia l'Imperatrice ha valutato, nell'ampiezza circolare del suo sguardo, la robustezza dei mobili e le evidenti scalfitture impresse dall'usura del tempo, con le cicatrici lasciate teatralmente a vista e le rughe, invece, occultate sotto uno strato grasso di vernice, come il copriletto pretenzioso che ricopre il divano, una veste sfarzosa su uno scheletro in sfacelo.
Maquillage ordinario e, spesso, frettoloso.
Soppesava, approvando o dissentendo, mentre sfiorava con le sue grandi mani sensibili la superficie degli oggetti, ma è andata in visibilio davanti al tendaggio inventato della mia camera da letto, e questo mi ha colmata di emozione perché l'Imperatrice è sempre molto misurata nell'esternare entusiasmo che in quel momento era, invece, visibile e genuino.
L'unica cosa che non le ho mostrato è stata la botola che, dall'armadio dei vestiti, conduce direttamente al mio antro.
Non ho potuto farlo perché lei non crede al potere del trompe l'oeil.
Si è soffermata, poi, davanti allo specchio dell'atrio, in attesa, aspettando di veder apparire, come capita a me, l'altra donna che, ovviamente, si è ben guardata dal mostrarsi, indispettita dal suo palese scetticismo e dallo scarso apprezzamento per il mio stile.
Così lo specchio, davanti a cui spesso mi inparanoio, si è limitato a riflettere solo la sua immagine: una donna bellissima.
- Non è proprio come lo raffiguri nei tuoi post. -
- Davvero? -
- Sì. -
- Nemmeno tu sei proprio come ti descrivo. -
- Già, nemmeno io. -
- Eppure ti ci ravvedi. -
- Si, seppur in uno strano modo -
- Quando scrivo di te guardo in questo specchio. -
- Io non ci vedo altro che il mio viso -
- Perché non credi al trompe l'oeil -
Quando l'Imperatrice se ne è andata la mia casa è rimasta permeata dalla provocazione, intensa ed amara, della sua fragranza.
E la sua immagine fissata nello specchio.

lunedì 23 agosto 2010

Il potere della Regina

La nefasta predisposizione al dispotismo si manifesta con l'insorgenza di rughe arcigne, prematuramente accentuate, determinate dalla mimica statica dell'accigliamento perenne e da una cattiva pressione sanguigna, con conseguenze devastanti quali un colorito malsano, la formazione di varici, piedi freddi e caviglie gonfie, formicolio alle dita e alle labbra, dolori ossei, crampi, piega diagonale al lobo delle orecchie, orinazione frequente, ipertensione cardiaca, frigidità sessuale, demenza.
Tutti questi sintomi sono concretamente riscontrabili nelle biografie dei despoti che troppo a lungo, e con documentata protervia, hanno esercitato il loro potere.
Una donna lungimirante che mira a detenere lo scettro del comando, sia pur solo circoscritto nell'ambito della coppia, intelligentemente opterà per dinamiche più sottili e tattiche subliminali.
Impartire ordini senza far trapelare il comando, inducendo nel partner la convinzione che i servigi da lui resi siano spontanei, dettati dalla sua sensibilità intuitiva e da una perfetta intesa di coppia.
Mai dovrà sentirsi piegato al nostro volere, pena la minaccia di litigi, ripicche, musi lunghi o, peggio ancora, l'umiliante esilio dalla camera da letto, ma piuttosto praticando la tattica indolore del comando subliminale, sarà lui stesso a proporre come sue le nostre idee.
La Regina non si abbassa a chiedere.
La Regina magnanimamente accetta.

IL DESIDERIO DELLA REGINA
Poniamo il caso che quella mattina voi vi siate fermate incantate davanti ad una vetrina di oreficeria a rimirare un raffinato bracciale che di sicuro al momento non potete permettervi ma che, dopo averlo visto, decretate che dovrà essere vostro e di nessun'altra.
Non c'è in vista nessun compleanno o anniversario, e le feste sono ormai passate e, valutando l'altissimo rischio che un siffatto gioiello possa essere venduto prima della vostra prossima, ma ancora lontanissima ricorrenza che giustifichi la richiesta di un dono simile, così decidete che sarà il vostro lui, spontaneamente, senza alcuna sollecitazione esterna, a regalarvi il bracciale.
Si possono operare diverse tattiche di convincimento subliminale ma quella del week end IMPERO DEI SENSI, consumato tra sesso sfrenato e passionale, ottimo cibo e confidenze condivise (vere o inventate non importa purchè siano sempre lusinghiere nei suoi confronti), rimane sempre un evergreen.

PRIMA FASE
Un week end così non s'improvvisa e per questo occorre pianificarlo nei minimi dettagli, finanche a provvedere, se lui è un fumatore, ad una scorta delle sue sigarette preferite per scongiurare uscite intempestive che spezzerebbero l'incantesimo scenografico che avete così accuratamente imbastito.
Elaborate al meglio ogni particolare che possa coinvolgerlo direttamente, come confezionargli voi stesse una sigaretta, ad esempio, è un atto che implica una gestualità naturalmente sessuale, oppure maliziosamente stuzzicarlo con la vostra entrata in scena vestita solo con un paio di mutandine di pizzo ed una sua cravatta, sfoggiando un provocatorio sigaro tra le labbra.
Sfumature, dettagli, piccoli ornamenti tesi a creare intorno a lui uno stordimento da fiaba.
La meraviglia di un sogno vissuto ad occhi aperti.
Non lesinate nè di mezzi, nè di fantasia.
Vale la pena darsi un pò da fare per essere omaggiate poi di quel meraviglioso bracciale che pare disegnato proprio per il vostro polso.

SECONDA FASE
Programmate d'incontrarvi per un aperitivo il giorno dopo, dandovi appuntamento nei pressi della gioielleria nella cui vetrina rifulge, più splendido che mai, il vostro bracciale.
Di solito, sui marciapiedi, ci sono quelle inopportune grate nelle quali sovente s'impigliano i tacchi delle signore.
Odiosissime griglie quanto mai ma, per una volta tanto, provvidenziali al vostro espediente, visto che proprio quel pomeriggio indossate le amate decoltè tacco 12.
Ops...ed ecco che il tacco traditore s'incastra nella grata e voi rischiate di cadere se non ci fosse il suo provvidenziale braccio a sostenervi, mentre casualmente i vostri occhi incontrano lo sfavillio della vetrina dei gioielli, posizionata proprio sopra la trappola a griglia.
Vi sfuggirà un sommesso, ma udibilissimo ohhhhh di meraviglia: gli occhi grandi e la bocca leggermente dischiusa.
Inumidite, senza enfatizzare troppo, le labbra con la lingua, un accenno appena che comporta però un esplicito, quanto inequivocabile messaggio sessuale, strettamente collegato al recentissimo, peccaminoso week end.

TERZA FASE
Lui vi chiederà cos'è che ha colpito così tanto la vostra attenzione.
Gli mostrerete il bracciale (accertatevi che l'indicazione arrivi precisa e che non ce ne siano altri simili da poterlo indurre in confusione) mentre vi distogliete dalla vetrina, ma senza fretta eccessiva, per lasciare a lui il tempo di memorizzare il gioiello.
Riprendete il percorso affidandovi fiduciosa al suo braccio.
Per il resto della serata non menzionate più il bracciale ma, piuttosto, indirizzate la conversazione ripercorrendo i momenti più hot del vostro week end, e di come quella sia stata una riprova per voi delle sue doti virili rinvigorite, anzichè appannate, dal passare del tempo (se la vostra è una relazione di lunga data), o di una piacevole ed eccitante rivelazione ( se si tratta di un rapporto recente).
Un uomo che sa soddisfarvi a letto e proteggervi perfino dalle insidie delle grate dei marciapiedi, come da quella perfida davanti alla vetrina della gioielleria PREZIOSI DESIDERI sita in VIA COL VENTO (importante ricordargli il nome e la strada del negozio perché si sa che gli uomini quasi mai sono attenti ai particolari).
Questo stabilirà un collegamento tra il week end ed il bracciale, tra i desideri realizzati e quello, inespresso e segreto, materializzatosi sull'espositore di velluto nero di una gioielleria: il desiderio di una Regina che non può assolutamente rimanere inesaudito!

venerdì 20 agosto 2010

Sally

Sally, dorme con le braccia incrociate a proteggere il suo nuovo fragile seno, serenamente quieta come una giovane morta appagata del suo pur solo breve istante di vita trascorso, invano, ad attendere la metamorfosi perfetta.
Sally, che rifiuta il suo destino di crisalide dibattendosi ostinata nel suo bozzolo scuro per scaturirne creatura completa.
Sally, imperfetto elemento, parziale come stelo di fiore, corteccia d'albero, uovo sigillato, origami, ornamento, artificio, effetto speciale.
Sally, dorme con le braccia incrociate a proteggere il suo nuovo fragile seno, dolorante delle cicatrici vive dell'innesto, e sogna di fiori artificiali partoriti da zolle di terra.
Sally, che venne al mondo col nome di Salvatore

Anteprima

domenica 15 agosto 2010

Dediche d'amore

In ogni caso mi prenoto per comprare le dediche d'amore, penso che col tempo diventeranno preziose....sono così rare:))))
Logos nella nebbia
A Lorenzo, che anima le stagioni della mia vita
Con tutto il mio amore


DEDICA D'AMORE DELLA DISSOLVENZA
In un angolo della stanza, la tua valigia, mai completamente disfatta, ricorda, già al tuo arrivo, l'ineluttabilità della partenza.
E così preservo dalla loro inevitabile dissolvenza ogni traccia della tua presenza: il tuo odore aleggiante nella stanza dalle finestre chiuse, sul lavandino l'impronta tonda tracciata dalla schiuma del tuo pennello da barba e, dimenticato sul letto, ma a me piace pensare lasciato come pegno d'amore, il tuo pullover preferito, affinché io mi ci avvolga dentro, come fossi ancora tra le tue braccia
...fino al tuo prossimo ritorno.


DEDICA D'AMORE SUSSURRATA
Sto bene in questa stanza in penombra accucciata contro di te che mi sussurri parole d'amore e mi chiami col mio nome segreto che solo tu conosci, e m'irretisci, carezzandomi con la complicità della conoscenza perfetta, facendomi scivolare, dolcemente, nel piacere che fa gridare.


DEDICA D'AMORE DELLA RIAPPACIFICAZIONE
La luce del faro smette di lampeggiare, il cielo ed il mare diventano bui.
Pellicani e gabbiani si rifugiano nei loro nidi, perché questo è giorno d'eclissi.
La luna copre il sole e subentra il freddo.
Nell'oscurità totale le parole, come lamine affilate, strappano via lembi di pelle e di cuore.
Quando l'alone cupo della luna si dissolverà, allora torneremo a cercarci per spargere unguento sulle nostre cicatrici, e sanare le ferite dell'anima col miele del desiderio.
Fino alla prossima eclissi.