Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

giovedì 8 settembre 2016

Una donna d'altare



Nella folla cercava la sua donna (o il sogno che aveva di lei), quella che non ha odore né colore, connubio tra una martire ed un'anoressica, una tosta, incorruttibile, che vede unicamente dalla sua visuale la prospettiva di quel mondo di cui, ignorando le poche recondite virtù, s'appresta con abnegazione ad espiarne i vizi, che pur le sono altrettanto sconosciuti.
Una donna d'altare.
Non una madonna barocca, però, che il luccichio degli ori stonerebbe su quel suo incarnato fatto d'aria, gli occhi spiritati e le labbra serrate in una negazione perenne che non soccombe neppure davanti ai suoi stessi desideri, quelli più intimi, più umani.
Desideri segreti di cui ha paura.
Quegli stessi, impudici e misteriosi, di quando sotto la veste si sfiora con la punta tremante delle dita ed una goccia lattea bagna il polpastrello.
Allora ritrae quel suo dito intinto nel peccato e lo netta, furtiva, tra le labbra, inconsapevole di assaporare il gusto dell'Eden.

 Lui cerca una donna siffatta, da irretire,  sconvolgere e profanare, perché non lo attrae il dettaglio evidente di un bel viso, un bel culo o gambe perfette, ma quella che vagheggia è una donna senza odore e senza colore, invisibile perfino a se stessa perché inconsapevole della sua potenza e della sua bellezza.
Una donna che solo a lui desideri offrire, con lo sfrontato candore dell'innocenza, quella goccia lattea furtivamente munta da sotto la veste.