Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

domenica 22 maggio 2016

L'uomo cactus



L'uomo cactus mi stava di fronte, rigido e livido, perfetta imitazione del rigor mortis, se non fosse stato per lo sforzo evidente di dover parlare, per esporre il suo problema.

Sono una strega, non un dottore, magari le soluzioni potrebbero risultare eccentriche. E il risultato non sempre garantito.
Questa è la formula che recito tutte le volte a chi richiede i miei servigi.

Qualcuno ci ripensa e non tenta neppure.
L'uomo cactus, invece, m'implorava di provare qualsiasi rimedio che lo scongelasse da quella iattura che lo aveva paralizzato durante un incontro d'amore.
Lei era così bella e consenziente.
Un angelo.
E nessun ostacolo verso il Paradiso.

Così, con passione e tenerezza, s'era predisposto a scalare per lei il cielo.
Causa, però, un eccesso di poesia aveva miseramente fallito l'impresa.
Precipitando a terra.
Disarticolato.
Immobilizzato.
E dal suo Angelo ripudiato.

Curiamo  prima l'anima o il corpo?

Il corpo.
Mi aveva risposto lui, dall'abisso insondabile di quel suo dolore.

Grano saraceno
Rabarbaro
Plumbago
Amaranto
Iperico (raccolto con la luna nuova)
Blossfeldia liliputiana

Questi gli ingredienti della pomata miracolosa con la quale, delicatamente, avevo asperso ogni sua spina, carezzando e rinvigorendo, spronando e predisponendo ogni singolo bulbo ad una entusiasta fioritura perenne.
Al tocco delle mie dita gli aculei rinvenivano turgidi e sensibili, vigorosamente maschili.
Baldanzosi, puntavano tutti verso l'alto: un capolavoro assoluto di architettura stregonesca.

Da quel giorno, tutti gli anni, l'uomo cactus, viene a trovarmi, grato per quella fioritura che mai avvizzisce.

Perenne. Proprio come mi avevi predetto
Sottolinea, con un largo sorriso.

mercoledì 18 maggio 2016

Gli estremi








La strega lo aveva fatturato.
Catturato dai suoi occhi bui. Insondabili.
Ma era questo l'incantesimo: i suoi occhi.
Grigi, verdi, azzurri, neri. Secondo la luce.
Secondo l'umore.
Una donna diversa tutte le volte.

Una donna che mai si raccontava.
Una voce avara, la sua: grigia, verde, azzurra, nera. Secondo la voglia.
Secondo il capriccio.
La strega aveva tirato i lembi e stretti poi in un unico nodo.
Lo aveva fatturato.
Per lui non c'era modo di uscirne. Semmai avesse potuto.
Semmai avesse voluto.
Che già malediceva giorno in cui lei avrebbe sciolto il nodo e ristabilito gli opposti.

lunedì 16 maggio 2016

Sonia


Il rosa di un paio di slip da donna fiorisce, come un bocciolo, dalla finta siepe di lauro che delimita i due terrazzi.
Il vento lo ha staccato dal filo a cui pendeva per trasformarlo in un fiore.
Tra un po' Sonia uscirà sul terrazzo ancora in pigiama, con i capelli in disordine, stringendo tra le labbra la prima sigaretta.
Guarderà verso il mio balcone, oltre la siepe.
Un'occhiata fuggevole, da ladra.
Non le riesce proprio di non guardare verso il mio balcone.
Quando si accorge di farlo volta la schiena ed abbassa la testa. E' un gesto di penitenza.
Sonia, prima che mio marito morisse, stendeva la sua biancheria come un richiamo festoso, di bianco e di rosa.
Un richiamo d'amore.
Un richiamo per lui.
Merletti e trasparenze in cui il sole e il vento allegramente penetravano, allusivi e colmi di promesse.
Mutandine bianche significavano: oggi non possiamo vederci.
Quelle rosa, le stesse imprigionate nella finta siepe di lauro, confermavano l'appuntamento al solito posto.
La biancheria di Sonia fioriva, bianca o rosa, di notte sui fili del suo terrazzo.
Al mattino era già asciutta per essere indossata, ed il segnale inviato.

Mi affacciavo e guardavo sui fili la fioritura di seta rosa, così sapevo già che non sarebbe tornato a pranzo. Una colazione di lavoro o una riunione decisa all'ultimo momento: la scusa era sempre quella..
Non c'era da sbagliarsi.

Ora che lui è morto Sonia si sente in colpa, è convinta che io la odi.
Ma non è così.
Mi sono interrogata a lungo sul perché io non nutra alcun sentimento negativo nei suoi confronti, e la risposta è la consapevolezza che tra le due la più fortunata sono stata io, perché a me è toccato il ruolo più facile ed onesto, quello della moglie.
Ho amato alla luce del sole.
E  pianto alla luce del sole.
A lei, invece, è andata in sorte una felicità rubata, e  poi, con la morte, un dolore clandestino.
Occhi asciutti ed espressione neutra, anche quando il suo cuore è andato in pezzi.

Ma dal mio punto di vista non credo sia giusto espiare tutta la vita un peccato d'amore.
Semmai l'amore è da considerarsi peccato.
Così una di queste mattine le offrirò un sorriso e l'appiglio di una parola.
E forse, entrambe, ci sentiremo  meno sole.

domenica 15 maggio 2016

A guardar le nuvole



A GUARDAR LE NUVOLE
Un ragazzo e una ragazza
distesi sul prato a guardar le nuvole
nel cielo pasticciato del dopo pioggia.
Difficile districare figure
nell'intrigo delle nubi
così la ragazza s'annoia
a guardar quel film muto e confuso
allora dice al ragazzo, fammi il muscolo
E lui già tende il braccio
per farla ridere
che ha braccia esili da studente
e non da lottatore
Ma lei gli dice seria
è il muscolo del cuore
quello a cui mi riferisco
solo così potrò capire
quanto è grande il tuo amore
E il ragazzo allora pompa aria
e sentimento
tutta l'aria
e tutto il sentimento di cui è capace
E il cuore si gonfia
enorme
a dismisura
in quel petto fragile
ancora da bambino
fino a sfondare la cassa toracica
Quando ne fuoriesce
balena rosso
sullo sfondo perlaceo del cielo
come un grosso uccello
troppo pesante
per spiccare il volo
Un piccolo salto
un tentativo goffo
di muovere ali invisibili
e plana,
ancora pulsante
di vita
e d'amore,
nella mano tesa della ragazza.
Un ultimo battito.
Poi ricomincia a piovere.

sabato 14 maggio 2016

Disperato bisogno di un lieto fine

E' soprattutto nelle giornate di pioggia che m'assale il bisogno di un lieto fine.
(Amaranta)


Sto tentando di riprendere in mano le fila dei destini di Rebecca, ma la mancanza, ormai cronica, delle energie mentali, mi getta in uno stato di deprimente impotenza, e così, ecco, che mi ritrovo in un circolo vizioso nel quale inutilmente mi dibatto alla ricerca di una via d'uscita.
 O almeno di un'alternativa.

Racconto che si è rivelato una trappola: così facile da scrivere all'inizio, con le parole giuste che spontaneamente s'andavano allineando sulle righe, eppoi il subentro delle pause, tra un capitolo e l'altro, sempre più lunghe ed ostinate.
Una distanza di anni intercorre tra il primo (1 maggio 2013) e il 26° capitolo (7 settembre 2015)
Fino all'odierna estraneità.

Eppure le idee, sia pur avaramente e con molta circospezione, si evidenziano nel vuoto, ormai stabile, di questa mia anoressia mentale, a causa della quale vomito l'ispirazione nel momento stesso che mi sazia la mente.
Troppi pensieri, e per lo più pessimisti (non guarirò mai da questo mio talento).
E tanta stanchezza fisica.

Così il destino di Rebecca sarà forse quello di rimanere una creatura incompiuta, un abbozzo nella creta a cui non mi riuscirà di dare il soffio della vita.
E, a causa di questo, tutto ciò che fino ad oggi ho scritto perde, ai miei occhi, di valore e di consistenza, nella presa d'atto di questo mio ennesimo fallimento.
La certezza che quel racconto sarebbe stato il mio migliore in assoluto, m'inibisce da ulteriori tentativi di scrittura, che null'altro mi pare alla sua altezza

Giorni difficili, questi.
Ed oggi, furiosamente, diluvia.
Ho un disperato bisogno di un lieto fine, se non per me almeno per lei

lunedì 9 maggio 2016

La realtà si annulla al cospetto di una finzione raffinatamente sofisticata.

Accade che la mia alter sorellina ha preso il mio posto in fb.
Il profilo di Amaranta va sempre più delineandosi nitido e reale, a discapito del mio, relegato ormai al ruolo di alter ego della mia alter ego.
La mia perdurante mancanza d'ispirazione mi ha posto in posizione di subordine dinnanzi allo straripante dinamismo di Amaranta, ormai padrona assoluta dei destini di quello che fino a ieri era stato un mio spazio indiscusso, seppur magnanimamente con lei condiviso, e dove oggi, per il suo possesso, s'inscena un primo atto di alta scuola drammatica, filone, questo, che ci ha rivelato entrambe spregiudicate protagoniste.
In sintesi la storia è quella della figlia che divora la madre, non per essere lei o sostituirsi a lei, ma piuttosto per rigenerarla, con un atto estremo di fuorviante generosità.

Un parto, quindi, e non un aborto.
Un atto d'amore.

Poi sull'ultima scena calano buio e silenzio, e quando di nuovo le luci riaccendono il palco, a prender gli applausi degli spettatori in visibilio, c'è solo lei, la figlia, con la bocca ancora sporca di sangue e un sorriso al contempo crudele e celestiale.
Esegue un inchino perfetto alla platea entusiasta che non cessa di applaudire e raccoglie una rosa, tra le decine lanciate sul palco, che dopo averne aspirato il profumo stringe a sé, come atto di ringraziamento al pubblico che così calorosamente ha decretato il suo successo.

La realtà dell'orrore, invece, spietatamente si è consumata in quell'attimo di buio.

Nessuno ha visto la paura accendersi negli occhi della madre quando ha capito che la finzione andava tramutandosi in realtà.
A nulla è valsa la muta supplica delle sue labbra, e la breve silenziosa lotta che, vista la disparità di energie, non le avrebbe comunque lasciato scampo.
Per un momento la consapevolezza della disfatta dell'una è diventata la consapevolezza della vittoria dell'altra.
...poi di nuovo i riflettori e lo scroscio degli applausi.
E la beffa finale di quella pioggia di rose: un tributo all'assassina e non alla vittima.

La realtà si annulla al cospetto di una finzione raffinatamente sofisticata.

Ovviamente, anche questo copione è stato scritto a quattro mani, in quella collaudata reciprocità nella quale io e Amaranta amiamo confonderci.
E confondere.

Applausi.

giovedì 5 maggio 2016

Sullo sfondo


INTERNO GIORNO
Mi sono svegliata, stamani, con la percezione della luce dietro le palpebre ancora chiuse.
Sensazione meravigliosa che mi ha catapultata dal caos di un sogno confuso alla realtà ordinata di questa nuova mattina.
Un risveglio armonioso, quindi, e pregno di buoni auspici, scaturiti senza alcun  motivo apparente sul perché di questa positiva premonizione, che io però avidamente aspiro come una rigenerante boccata d'aria buona, tanto buona da riempirmi i polmoni per i futuri periodi d'apnea.

ESTERNO GIORNO
Finestre spalancate sul mondo e su di me, minuscola particella armoniosamente posizionata sulla grande, michelangiolesca tela di quel racconto che inizia col capitolo uno, quello della creazione dell'universo e prosegue nel paragrafo di questa mattinata fantareale, proiettata in 3D.
Nella composizione oggettiva di questa ipotetica tela, in primo piano ci sono gli elementi mobili, quali le nuvole, le api, i pollini e il pulviscolo atmosferico, dei cui turbinii s'anima il quadro, e  quelli immobili, come le zolle di terra e i minerali vetrosi, le rocce e le pietre pesanti, paradossi indispensabili per esaltare la leggerezza dell'insieme.

SULLO SFONDO
Ma ad uno sguardo più attento, di un ipotetico spettatore, apparirà sullo sfondo, nell'artistico gioco di ombre e di luci, una donna affacciata ad una finestra, i capelli spettinati, il sorriso largo e gli occhi luminosi, nei quali la genialità certosina del pittore ha riprodotto, nei minimi particolari, tutti gli elementi composti nel primo piano, quasi il suo intento fosse stato quello d'ideare un quadro nel quadro, una sorpresa nascosta, visibile solo agli sguardi più concentrati.
...e non c'è null'altro da aggiungere a questa perfezione.
Marilena

venerdì 22 aprile 2016

Conte Cagliostro del Vlad

Io e la mia maledetta mania di trasformare in personaggio da romanzo chiunque transiti, anche solo momentaneamente, nella mia vita.
(Amaranta)



Conte Cagliostro del Vlad
Ed è appunto per questo motivo che non ho ancora permesso l'ingresso nell'antro al piccolo Conte Cagliostro del Vlad (e già il suo nome di battesimo anticipa questa mia mania, con quel patronimico "del Vlad", derivante dall'ipotetico capostipite, da me individuato in Vlad III principe di Vallacchia (il famigerato Vlad Tepes, in rumeno l'impalatore, per la sua pratica d'impalare i nemici, e da cui lo scrittore Bram Stocker ricavò la biografia del leggendario Conte Dracula).

Questo piccolo felino, dai denti aguzzi e dagli artigli snudati, è destinato a portarsi dietro questa pesante eredità, baldanzosamente caricata, e senza sforzo apparente, sulla nobile, regale coda, sontuoso strascico col quale si preannuncia,  promesso messia, a cui è stato affidato il compito epocale di rivoluzionare i mondi del reale e quelli del fantastico.
Per questo ritardo il suo ingresso nell'antro, per proteggerlo, preservandolo ancora per un po nell'incoscienza dell'infanzia, tenendolo all'oscuro, per quanto mi è possibile, dell'esistenza degli orchi, che pur numerosi popolano i mondi equidistanti.
Perseverante nel mio ruolo di madre, vorrei esistesse per il mio piccolino solo un mondo felice di fate e di elfi, di unicorni e di sirene, e di lieto fine.
Così lo terrò al sicuro con me, ancora per un po, nonostante la sua sempre più manifesta irrequietezza, esplicativa richiesta di una libertà a cui io, invece, antepongo le mie ansie materne, immaginando, nel frattempo, di fargli da battistrada, spianandogli il terreno e rimuovendo ostacoli, di cui neppure conosco la natura, ma che so per certo esser gravosi, nel tentativo di rendere meno impervio il suo percorso.

Il piccolo Conte Cagliostro del Vlad, a discapito del suo altisonante, quanto crudele cognome, è una creatura solare dal cuore gitano, l'eroe positivo di una futura saga che non sarò io a scrivere ma un'altra me stessa, proveniente dal futuro di un mondo remoto, che  entrando in possesso di questi miei brogliacci, s'appassionerà alle vicende dell'antro trovandoci spunti di studio e di scrittura, e le riproporrà in una veste nuova, come materiale inedito, frutto del suo ingegno, plagiando la ormai defunta, sconosciuta scrittrice, che dal suo impalpabile mondo di cenere non potrà certo gridare alla contraffazione e reclamare diritti.

Ma è questo ciò che talvolta il destino riserva ai mondi di carta e ai loro creatori.

sabato 16 aprile 2016

E' questo il tempo

E' questo il tempo di spalancare le finestre e permettere al sole e alle farfalle d'invadere la casa, spronati dall'allegria di un vento/bambino che scompiglia tende e foglie nell'entusiasmo del gioco.
Un vento leggero, che soffia poesia e allontana le ultime, luttuose nubi dell'inverno, colorando di giallo e di azzurro e di tenero verde, anche gli angoli più in ombra.

E' questo il tempo di spalancare i sensi, lasciarsi permeare, concedersi completamente, schiudersi come la corolla diurna di un ingordo girasole alla sensualità della primavera, in questa sua lieve, giocosa sarabanda di ali e di petali e di pollini, individuabili nell'aria tersa, come briciole di Pollicino a tracciare il sentiero verso la felicità.

Una felicità piccola, fatta di niente, se niente si possono definire il sole e la luce e l'aria e il vento e le farfalle e i minuscoli pollini, portatori di vita.
C'è tanto di cui gioire ad aprir le finestre, anche per chi come me, di natura notturna, si scopre così impaziente ad attendere l'alba, cercando nel frattempo di decifrare i propri sogni oscuri non più come catastrofiche premonizioni, ma come segnali di scampato pericolo: quello che si è materializzato nel sogno è ciò che non è avvenuto, per fortuna, al risveglio.

Così la polla d'acqua, da cui un tempo ricavavo infausti auspici, stamani è solo uno specchio in cui si riflette il sole, e tanto basta a rendere immensa questa mia piccola felicità.
Marilena

mercoledì 23 marzo 2016

Poteri

Dunque, il mio ritorno all'antro è stato caratterizzato da due novità significative: l'arrivo dell'Imperatrice Camilla e la partenza di BLOG.
...a distanza di poche ore l'una dall'altra.

Preannunciata dal profumo provocante dello Chanel n° 5, Camilla si è materializzata sulla soglia, impeccabile e al contempo seducente, in un castigatissimo tailleur color avorio (per ribadire la sua predilezione assoluta per le tinte chiare).
Si è incarnata sulla soglia, avvolta dalla luce ialina del giorno, solitaria e maestosa come una zarina in fuga da una rivoluzione, alla quale, spontaneamente, e senza bisogno che ne faccia richiesta, viene accordato il diritto d'asilo.
E' entrata e ha posato in terra la sua borsa da viaggio Louis Vuitton, mentre gettava intorno sguardi d'affetto, a confermare i suoi ricordi nell'immutabilità della scenografia e degli attori presenti sulla scena, impazienti di riprendere la recita, esattamente da dove era stata interrotta.
...e solo allora la bellissima donna si è accorta della presenza di Robinson, il topolino naufrago, new entry nel microcosmo dell'antro.
Camilla, allora, amichevole, ha aperto la sua grande mano per accoglierlo nella cavità del palmo, ma lui, invece, impaurito da quell'improvviso calar d'ombra sulla sua testa, è fuggito via.
...gesto che l'ha visibilmente rattristata, poiché a lei e alla sua grazia sublime, tutto volontariamente si offre o viene offerto.

- Devi dargli tempo, non ti conosce ancora -
Sono intervenuta per giustificare Robinson e rassicurare lei.
In realtà a spingermi ad infrangere il silenzio che ormai permane da lungo tempo tra me e l'Imperatrice,  un tempo mia amica e mia biografa, è stata la visione di una piccola, sottilissima ruga, delineata sull'epidermide levigata della sua fronte.
Una piccola, insidiosa ruga, che col tempo inasprirà a minacciare la sua meravigliosa bellezza.
Detesto che la vecchiaia contamini anche lei, così il mio auspicio è quello di una morte prematura nello splendore pieno della maturità.
Ho il potere di farlo.

BLOG, il mio figlio obeso e nichilista, è destinato, invece, a rimanere eternamente giovane, nonostante sia venuto al mondo già saggio e colmo d'esperienza: un piccolo Buddha che osserva il mondo dietro le lenti schermate dei suoi occhialoni neri, in attesa di decidere sulla sua salvezza o sulla sua dannazione.
BLOG, in questo universo parallelo, ne ha il potere.
...in quanto figlio della strega.
...in quanto mio figlio.

BLOG, nonostante il mio ritorno, o forse proprio a causa di esso, si accinge a partire per uno dei suoi  solitari e misteriosi viaggi, a cui nessuno di noi è dato conoscere la meta, ma che io immagino svolgersi come nella trama di un film d'avventura.
Il mio istinto materno vorrebbe trattenerlo, quello della strega, invece, lo immagina già fuori a misurarsi col lato oscuro del mondo, protetto solo dai suoi occhialoni neri e dalla preveggenza della sua saggezza.
Troppo poco a garantirne il ritorno.
Ma mi deve bastare, poiché se io ho potere illimitato sugli abitanti dell'antro lui ha lo stesso su di me.
Senza di me BLOG non sarebbe mai nato.
Senza queste sue escursioni, però, io non avrei materia di racconto.
Così dipendiamo strettamente l'uno dall'altra.