Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

martedì 27 gennaio 2026

Rebecca (cap. 24)



SCONTRO FISICO 
Giandomenico e Michele Messinese nella veemenza della lotta erano entrambi scivolati a terra, ma Michele, più forte e corporeo, aveva immobilizzato il fratello che invano, ansimando, si dibatteva per liberarsi da quella stretta che lo inchiodava al suolo. Il trambusto della zuffa, il rumore delle sedie e delle suppellettili rovesciate, aveva fatto accorrere Pietra che faticosamente era riuscita a dividerli. 
Michele, in un gesto di pace, aveva porto la mano per aiutare Giandomenico a rimettersi in piedi, ma lui lo aveva violentemente respinto mandandolo a cozzare contro una vetrina che s'era infranta, ferendolo al collo e ad una mano. Infuriato aveva lasciato la stanza, sbattendosi la porta alle spalle.

«Perché siete venuti alle mani?» Aveva chiesto Pietra mentre gli medicava le ferite.

«Gli ho riferito della mia richiesta a Giovanni Basile di chiedere a Concetto Scalavino di  poter comprare la fornitura di legname che avevamo rifiutato. E questo ha scatenato la sua rabbia.»

«Dovrà farsene una ragione.» Fu il commento coinciso di Pietra 

«Ad ogni modo quel Giovanni Basile è un uomo molto pacato e non mi è sembrato mal disposto.»

«Non è però da lui che dipende la risoluzione della faccenda, e il suo socio è di tutt'altra pasta.» Obiettò, lei, pensierosa.

«Ma anche Giandomenico non è affatto accomodante.» Rispose  Michele, mostrando la mano ferita. «Quel suo maledetto orgoglio lo perderà.»

«Senza quel suo orgoglio lui sarebbe già perso.» Pietra aveva ribattuto con inaspettata dolcezza.


UN PASSO VERSO IL FUTURO
«Sarete voi, Rebecca, a farvi portavoce con la famiglia Messinese della disponibilità di vostro padre affinché Giandomenico possa usufruire, fin da subito, della fornitura di legname in giacenza nel magazzino di Palermo. Michele Messinese sarà qui nel pomeriggio per definire il nuovo contratto, e sarete voi, Rebecca, a condurre in porto la faccenda. Sono sicuro che saprete farlo nella maniera migliore, con garbo e discrezione, senza alcuna parvenza di rivincita per noi e resa per loro. Non ci sarà da concordare un prezzo, che è quello stabilito dal mercato e non una lira di più, seppure i Messinese si sono detti disposti a pagare qualsiasi cifra, voi metterete in evidenza che questo accordo non basa sul denaro ma sull'amicizia di vostro padre con Mimì.» 

Così, Giovanni Basile, l'aveva ragguagliata sul comportamento da tenere e quando lei gli aveva chiesto «Perché io e non mio padre, o voi stesso?» Giovanni Basile, con un sorriso, aveva risposto: «Perché le donne, in determinate occasioni, sanno trovare le parole più adatte e dirle nel modo più adeguato e vostro padre, Rebecca, benché sia un fine uomo d'affari, in questa faccenda è troppo coinvolto, e lo sono anch'io seppur per motivi diversi, per cui toccherà a voi chiudere questa vicenda e, sono certo, lo farete nel migliore dei modi. Troverete il contratto già stilato nel cassetto della scrivania, Michele Messinese dovrà solo apporvi la firma.» Nello stringerle la mano disse: «Considerate questo incarico come il primo passo verso il vostro futuro.»

«Cosa volete dire?» Chiese sorpresa Rebecca

«Che in mancanza di un erede maschio potete benissimo essere voi, se lo volete, a prendere in mano le redini dell'azienda di famiglia. Ne avete tutte le capacità ed io sono disposto ad aiutarvi ma di questo, almeno al momento, vorrei non ne faceste parola con nessuno. Bisogna dare tempo a vostro padre di guarire nella mente e nel corpo, e che inizi a fidarsi di voi.»


Così, Rebecca, aveva ragguagliato la governante sulla prima parte del dialogo con Giovanni Basile, la fase che riguardava il suo incontro con Michele Messinese per la stipula del contratto, e aveva taciuto sul resto. 

 «Il signor Basile ha ragione: in questa vicenda bisogna mettere un punto finale cercando di uscirne tutti indenni e, perché questo accada, bisogna saper calibrare i toni e le parole, dote di cui vostro padre, in questo particolare momento difetta, e credo anch'io che siete voi la più idonea a farvene interprete. » 

«E forse la partenza di Giandomenico aiuterà a chiudere in maniera definitiva questa storia.» Concluse con un sospiro Rebecca che, assorta nei propri pensieri, non s'era accorta della presenza di Gemma.


SCONTRO VERBALE
«Ne sembri dispiaciuta.»
La voce della sorella l'aveva colta di sorpresa. Erano settimane che Gemma evitava con cura ogni possibile contatto tra di loro, nonostante i suoi approcci per un chiarimento. Ma chiarire cosa? Il motivo per cui lei riteneva il padre non responsabile della morte di Mimì, oppure l'intesa che s'era andata stabilendo con Brigida Catalano? Rebecca avrebbe voluto confrontarsi con lei per fugare ogni dubbio sulla solidità della loro alleanza, ma ad ogni suo tentativo Gemma l'aveva respinta opponendo un glaciale silenzio, ed era questa la prima volta dopo tanti giorni che si rivolgeva a lei in maniera diretta, seppur provocatoria.

«E' vero, sono dispiaciuta perché non è stato possibile avere con Giandomenico un chiarimento. Il risentimento verso papà e i sensi di colpa verso se stesso lo stanno uccidendo e, temo, che questa nostra accondiscendenza, se male interpretata, potrebbe perfino esasperarlo nel suo rancore. Ma cos'altro avremmo potuto fare se non accogliere la richiesta della famiglia Messinese di poter usufruire di quel legname indispensabile per i lavori  presso la Santa Sede?  »

«Parli al plurale ora?» Domandò Gemma, canzonatoria «Sei diventata il portavoce dell'azienda di famiglia? Hai dimenticato che voleva barattarti per i suoi scopi? Non sei niente per lui se non merce di scambio.» 

«Non ho dimenticato nulla e i suoi misfatti li ho chiari in mente, ma tra questi non c'è la morte di Mimì Messinese. Se deve essere punito che lo sia per le colpe commesse e non per quelle attribuite: la vendetta non è giustizia.»

«Pagare per una colpa non commessa dopo averne perpetrate molte altre...è anche questa una sorta di giustizia. Ma quella colpa lui l'ha commessa anche se, in ultimo, la morte non è la peggiore delle sorti. Alla mamma è toccato un destino ben più crudele.» Concluse, guardandola con disprezzo.

Rebecca scosse la testa, sorridendo triste «Ne sei davvero sicura?»

Per tutta risposta, Gemma, lasciò la stanza sbattendo la porta.