Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

domenica 29 luglio 2018

Fleur (cap 6)


STORIA DI UN NAUFRAGIO
Armand Petit progettava d'imbarcarsi su una nave qualsiasi diretta anche all'inferno purché lontano da quella sua vita. Proposito che gli sarebbe riuscito se non fosse stato per le tracce involontariamente disseminate e che non erano sfuggite a sua madre, la generalessa caffellatte: il cuscino del suo letto intriso dalle lacrime crude della solitudine; il riflesso malinconico del suo viso impresso nello specchio; l'assenza della sua ombra, in attesa sul molo.
 Ma era stato il fagottino dei ricordi, rinvenuto nel fondo di un armadio, a darle definitiva conferma sulle intenzioni del figlio. Così la notte stabilita per la fuga, Armand, aveva invano frugato nell'armadio alla ricerca di quel suo cartoccino, senza riuscire a trovarlo, e già s'era risolto, con una stretta al cuore, di partire senza quello, quando sua madre s'era materializzata sulla soglia con in mano l'oggetto dei suoi desideri
- Era questo che cercavi Armand? -
Aveva chiesto con tono neutro porgendogli il pacchetto
- Stai tranquillo non manderò all'aria il tuo progetto. Non farò nessuna reprimenda né ti sculaccerò, seppure ne avrei la voglia e il diritto, che questa tua ultima è davvero grossa. Ma ti lascerò andare e manterrò il segreto, solo spiegami a cosa ti serve trascinarti dietro questo ingombrante bagaglio pieno di tutto quello di cui vuoi disfarti. Non credi che possa esserti d'intralcio? Rallentarti. Indurti al ripensamento. Al rimorso. Alla nostalgia. Al pentimento. Se vuoi andartene fallo da uomo libero, senza legami. Semmai si può definire libero un uomo che fugge -
Armand, allora, non era riuscito a trattenere le lacrime
- Non ce la faccio più a vivere questo inferno, mamma. Coralie è ormai un'estranea e i miei figli pure. Io stesso mi sento un impostore simile ai tanti che bivaccano nella nostra casa, ma a differenza di quelli non ho nessuna formula miracolosa che possa guarire Philippe dal suo male, e mia moglie dalla sua follia. Ho dato tutto quello che potevo dare, e così non è rimasto più niente. Nulla che possa giustificare la mia permanenza qui -
L'ultima frase, Armand, l'aveva pronunciata in un sussurro
- Hai ancora il tuo cuore, lo testimonia questo fagottino che hai confezionato con così tanta cura per preservarne il contenuto: carne viva e non reliquie. Devi reagire, Armand, smetterla di compiangerti e prendere in mano le redini della tua famiglia. Te ne saranno tutti grati. Perfino Coralie. Lei si è imbarcata prima di te su quella nave a cui tu aspiri, ma ha fatto naufragio e ha ormai quasi perso la speranza che tu vada a salvarla. La fuga è una strada solitaria, lungo la quale ci si perde: la tua vita è qui e devi accettarla. Philippe è malato, ma vivo, inducilo a varcare la soglia della sua stanza sigillata e tagliare il cordone ombelicale con la madre. E forse rinasceranno entrambi. Eppoi ci sono le tue figlie disconosciute, Celeste che la malattia del fratello ha reso orfana, e Fleur, abiurata perché non ha compiuto il miracolo per cui è stata concepita. Ma nonostante tutto lei ha un carattere felice e un'innata propensione alla vita. E' l'unica sana in questa famiglia di pazzi. E va preservata. Se cercavi un motivo vincolante per poter rimanere, ecco, te l'ho appena fornito. Ora vado a dormire, spero di vederti domattina a colazione. Se così non fosse ti auguro buon viaggio -
E senza dargli il tempo di replicare era uscita dalla stanza.
La mattina dopo, Armand, sedeva al suo solito posto al tavolo della colazione.

Non fuggire, però, non sempre significa rimanere, e dopo i primi maldestri tentativi di una riconciliazione con quella che era la sua vita, Armand aveva definitivamente abdicato al suo ruolo di capitano di quella nave dove la ciurma, pur senza entrare in stato di ammutinamento, non gli riconosceva nessun grado e nessun ruolo, e così la sua unica occupazione, espletata per lo più nel chiuso della sua cabina, consisteva nel redigere il diario di bordo, ma dal momento che la realtà non lo soddisfaceva, vi andava annotando fatti di pura immaginazione, ascrivibili ad un mondo parallelo dove Philippe non era affatto malato ma sanamente scapestrato quanto lo sono i ragazzi della sua età; Celeste e Fleur , erano le giovani più invidiate ed ambite di Santo Domingo, in virtù della loro posizione sociale ma, soprattutto, della loro abbagliante bellezza; Coralie, nonostante gli oneri della vita famigliare e quelli della rappresentanza, pure trovava il tempo per rinnovare gli incanti della luna di miele.
Ma non sempre questa trasposizione gli riusciva, che con la realtà, nonostante i suoi tentativi di fuggirla svicolando per corridoi secondari e stanza segrete, suo malgrado ci s'imbatteva: lo sguardo accusatore di Coralie; la camera sigillata di Philippe; la folla invadente dei pellegrini; la solitudine in tutto quel rumore. E nessuno che venisse a salvarlo.

L'ASSENZA DI FLEUR
- Ma io non voglio affatto guarire, Arturo, soprattutto se guarire significa non provare più sulla mia pelle viva la struggente percezione della sua assenza. L'assenza di Fleur. Solo a pronunciare il suo nome mi emoziono. Non puoi chiedermi di rinunciare anche alla sua assenza. E sono trascorse già tre settimane dall'ultima volta che l'ho vista. Devo escogitare qualcosa affinché possa rivederla -
Francisco Ferrer, esausto dopo la notte insonne, s'era lasciato cadere su una poltrona
- Maledizione, Francisco, ma l'hai vista? E' ancora una bambina! -
Aveva esclamato Arturo Serrano, esasperato dall'ostinazione dell'amico
- Se ha le mestruazioni è una donna! -
E con quell'affermazione categorica Ferrer aveva troncato il discorso.

INCONFESSABILI DESIDERI SEGRETI 
Troncato il discorso ma non le speranze, che già s'apprestava alla consueta ronda di perlustrazione nei luoghi dove immaginava potesse  "casualmente" incontrarla, che la fortuna, quel giorno, gli tese la mano facendolo imbattere in Ermelina Hortega, reduce da un faticoso giro di acquisti (una voluminosa sporta) e alla disperata ricerca di un taxi, quel giorno introvabile. Premurosamente, Ferrer, le aveva offerto il suo aiuto.
-  Ermelina, permettete che questa la porti io -
Le aveva detto togliendole di mano il bagaglio degli acquisti, sperando in cuor suo di non incrociare nessun taxi per avere modo di estorcerle, in un te a te, informazioni su Fleur.
Ma Ermelina era ben disposta spontaneamente a parlare, e così lo aveva messo a parte del suo progetto di organizzare una festa a sorpresa per il sedicesimo compleanno di sua nipote Delicia, cugina carnale di Celeste e di Fleur, in quanto una delle sue figlie era la moglie del fratello maggiore del console Petit.
A stento dominando i battiti furiosi del suo cuore, Ferrer s'era offerto d'aiutarla nei preparativi.
Ermelina, a questa sua proposta, era quasi caduta in deliquio.

La prospettiva di rivedere da lì a breve Fleur era stato, per Ferrer, un fenomenale antidoto contro l'insonnia, un miracoloso ricostituente che lo aveva ritemprato non solo nello spirito, ma anche nel fisico, che ora rifulgeva di una bellezza inedita, più languida e remissiva, così come trapelava dalla gestualità divenuta più morbida, quasi quieta, e dallo sguardo che da rapace s'era fatto di colomba.
Cambiamenti che non erano sfuggiti a Blanca Gil che gli aveva chiesto, tra il serio e il faceto, chi fosse la maliarda che aveva trasformato la tigre in un gattino.
- Nessuna. E per un periodo non ve ne saranno. Ho deciso di prendermi un anno sabbatico -
Le aveva risposto ridendo Ferrer
- E Josette lo sa? -
Aveva domandato, in tono mellifluo, Blanca
- A Josette non devo alcuna spiegazione. Tra noi è finita -
Il tono tagliente della sua stessa voce aveva sorpreso lui per primo, che subito s'era affrettato ad aggiungere con studiato cinismo: se ci stai facendo un pensiero lascia stare, a Josette piacciono gli uomini.
- Quanta sicumera in questa tua affermazione con cui dai per scontato che tutti noi sappiamo con certezza cosa davvero ci piace o non ci piace. Un'asserzione netta, che non tiene però conto di quei nostri inconfessabili desideri segreti. Un'affermazione volutamente fuorviante -
Quest'ultima frase, Blanca, l'aveva pronunciata guardandolo dritto negli occhi
- Cosa intendi dire? -
Le aveva chiesto lui di rimando, trattenendola per un braccio
- Quello che hai inteso -
Aveva risposto beffarda, liberandosi dalla sua stretta.

CONTRASTI. E SENTIMENTI
Di veri contrasti con Blanca non ne aveva mai avuti, la loro intesa basava sulla complicità anziché sull'amicizia, sulla spartizione piuttosto che sulla condivisione: l'equivalente di un bottino equamente ripartito.
E questo implicava che fra loro non vi fossero zone d'ombra.

Eppoi Blanca inspiegabilmente piaceva a Sebastian, il figlio undicenne di Ferrer, un ragazzino scontroso, difficile da trattare, nei riguardi del quale, per questo motivo, lui stesso, in continuo affanno psicologico, nutriva sentimenti contrastanti.
Ma con Blanca, invece, Sebastian spontaneamente si lasciava andare, smetteva la patina dell'accigliato, perfino rideva  con la risata cristallina dei bambini.
E  così, Ferrer, s'era convinto dell'idea che tutte le donne, anche quelle che hanno rinnegato la loro prima natura, sono soggette all'istinto materno.
Vederli assieme, la donna mancata e il bambino smarrito, sempre gli struggeva l'anima di tenerezza e di un vago senso d'impotenza.