Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

sabato 1 dicembre 2018

Fleur (cap 12)



LA CADUTA DEGLI DEI
- La verità, Arturo, è che hai manipolato la vicenda per salvaguardare i tuoi interessi e non hai neppure per un attimo pensato al danno d'immagine che mi stavi arrecando. La verità è...-

- La verità è che tu miravi a portarti a letto una ragazzina di quindi anni! -
La voce di Serrano s'era alzata di tono. Una dura accusa che non ammetteva repliche.
- E perdio non credi che sarebbe stata proprio la verità a causarti quel danno d'immagine? Il pubblico non la capirebbe questa tua infatuazione. E neppure i produttori del tuo prossimo film. Perfino Josette ha respinto l'idea immaginando che tu fossi preso da Celeste e non dalla sorella quindicenne. Celeste alla verità, però, c'era già arrivata da sola. Quello che cercava da Josette era un'ulteriore conferma, che però lei, essendo all'oscuro delle tue mire, non gli dato. Per questo tu non farai nulla per nuocerle. Celeste sapeva benissimo che non era per lei che ti stavi dando da fare con tutte quelle attenzioni alla madre e al fratello malato, e i preparativi per quella festa di compleanno. Il tutto per poter essere accreditato come amico di famiglia e poter più liberamente interagire con la sorvegliatissima Fleur. A parer mio dovresti essere grato a Celeste Petit  per averti evitato lo scandalo, la prigione e la fine della carriera. Anche se non l'ha fatto per te ma per la sorella. Che ti piaccia o meno, Francisco, sarà la mia versione, quella ufficiale. Ti diffido anche dal confidarti con Blanca Gil, che la piccola iena ha già subodorato odore di cadavere e s'aggira nei pressi fiutando il vento e leccandosi le labbra. E ho l'impressione che quel cadavere sia il tuo. Ho dato così disposizione di non far entrare nessuno, oltre me, in questa stanza, e appena sarai dimesso partiremo per Hollywood -

A questa valanga di parole, profferite in tono imperativo, Ferrer aveva risposto con un gemito doloroso. S'era voltato sul lato sinistro e aveva chiuso gli occhi.



-  Perché mi è vietato di vedere Francisco? E' dunque tuo ostaggio? -

Blanca Gil, sul piede di guerra, aveva affrontato Arturo Serrano all'uscita dell'ospedale.

- La caduta gli ha procurato un trauma cranico, ha bisogno di riposo e tranquillità. Che non debba ricevere visite lo hanno stabilito i medici -
Aveva replicato lui, con calma e senza scomporsi

- E credi davvero che io mi beva questa storiella? Così come neppure credo a quella, ci scommetto sempre da te imbastita ad uso e consumo della stampa, sul ritorno di fiamma di Francisco per quella puttanella di Josette. Lo conosco da una vita, molto prima di te, probabilmente era salito da lei con intenti omicidi, e posso persino immaginarne il motivo. Ovviamente ho bisogno di conferme, e stanne certo che le troverò -

- Davvero non ti riesce di capire quando è il momento di mollare? Attenta, Blanca, che stavolta potresti essere tu quella a farsi male -

- Mi stai minacciando? -
La voce di lei aveva un tono sprezzante.

- Nessuna minaccia, piuttosto un amichevole avvertimento -
Le aveva risposto voltandole le spalle ed incamminandosi per la sua strada.


Giunto a casa di Ferrer, Serrano aveva spalancato le finestre per far rigenerare l'aria satura del profumo di gelsomino di cui era pregna la candela che ancora ardeva davanti all'immagine della Loa. In camera da letto aveva stipato, in una capace sacca da viaggio, qualche effetto personale dell'amico. Prima di andarsene, con un calcio rabbioso, aveva distrutto il piccolo altare collocato sul pavimento.

Due giorni dopo, Serrano e Ferrer, erano ad Hollywood.


"Don Juan", il film di cui Ferrer era il protagonista si rivelò un fiasco. Il primo della sua carriera.
A contribuire all'insuccesso era stata la sceneggiatura puerile che aveva trasformato quella che doveva essere una storia d'azione in un noioso, sdolcinato minuetto fra "Don Juan" e la sua coorte di donne, mentre invece le sciabolate vere avvenivano a telecamera spenta tra Ferrer e la sua coprotagonista (un'attricetta alle prime armi, amante del regista, bellissima ma priva di qualsiasi talento recitativo) che i due si detestavano senza alcuna cordialità e senza il minimo imbarazzo a manifestarlo. Da cosa fosse generata questa loro ostilità nessuno in realtà lo aveva capito, ma che fosse stato Ferrer a dare fuoco alle polveri, non v'erano dubbi. Fin dall'inizio aveva fatto rimostranze sull'aspetto fisico di lei non trovandola consona al personaggio di Anita, ed essendo la storia ambientata in Messico, si presupponeva che la protagonista dovesse essere bruna di pelle e di capelli, e non certo una pin up rossa e lattiginosa, di chiare origine irlandesi.

- Sono americana. Del Texas- Aveva puntualizzato piccata Dorothy Turner
- Sarete anche americana ma non siete adatta alla parte di Anita. -  L'ostilità di Ferrer era tangibile.
- Neppure voi per quella di "Don Juan" siete troppo vecchio e davvero poco in forma. -
- Forse intendevate dire troppo giovane, visto che Don Juan è un uomo di mezza età. Non solo siete inadatta ma neppure avete studiato il copione. -
- Io posso tingermi i capelli o indossare una parrucca bruna, mentre per camuffare la vostra mollezza non esiste alcun espediente. E ad ogni modo non spetta a voi decidere il cast -
- No di certo... quando è affare di famiglia -
- Ma come osate! - Aveva sibilato inferocita  Dorothy con uno spiccato accento texano e con le unghie snudate pronta a saltargli in viso, trattenuta a stento da Serrano che, attratto dalle voci concitate, s'era fatto sulla porta a sedare la discussione.

- E per di più avete una dizione è tremenda: il vostro accento è orribile - Aveva concluso Ferrer, con sprezzante sarcasmo
E, a quell'ultima ingiuria, Dorothy Turner era scoppiata a piangere tra le braccia di Serrano.


Durante i lunghi mesi delle riprese non c'era stato giorno senza che una qualche incomprensione  accendesse tra i due la miccia.
Vero che Dorothy era assolutamente priva di un qualsiasi talento al di fuori di quella sua strepitosa, ingombrante bellezza, con quella fisicità che s'imponeva come unica attrattiva in un film mortalmente noioso e dalla trama prevedibile, dove anche tutti gli altri attori, fuorviati dalle continue dispute tra Ferrer e la Turner, recitavano svogliati, insensibili alla esigenze del copione e alle urla del regista.
Molto più imprevedibile, invece, la storia parallela che andava in scena, tra una ripresa e l'altra, tra i due attori principali che quando non s'ignoravano s'insultavano. E, in questo campo, Ferrer s'era rivelato estrosamente imbattibile, che mentre lei palesava il suo disprezzo nei suoi riguardi in maniera convenzionale, ricorrendo, secondo il caso, al pianto o all'isteria, lui lo faceva in maniera sottile e ferocemente subdola, come quando dovendo girare la scena di un bacio, per dimostrare il suo disgusto, platealmente s'era umettato le labbra con un tovagliolo intriso di whisky, scatenando le ire di lei.
 Dopo quella volta Dorothy s'era rifiutata di girare con lui sequenze così intime e così s'era fatto ricorso alla controfigura di Ferrer, un atletico spadaccino ingaggiato per le scene di duello, quelle più spericolate, per non compromettere la guarigione del braccio fratturato dell'attore che, nel lungo periodo della terapia, aveva preso chili che non riusciva, o  meglio, non gli importava di smaltire. Quella mollezza che Dorothy aveva rilevato al loro primo incontro/scontro, e che andava inesorabilmente cancellando dai suoi lineamenti l'immagine, sensuale e fiera, di dio azteco. 


Inutilmente Serrano aveva cercato di convincere il regista, (un giovane  di origini polacche dal cognome impronunciabile, che s'era fatto nomea di "visionario" e "sperimentatore" grazie a due film di basso costo, due piccoli capolavori colmi di future promesse) a licenziare l'attrice con un'ingente buonuscita da lui stesso elargita, ma senza riuscirci perché lei mirava alla gloria più che alla ricchezza, che quella, grazie alla sua portentosa avvenenza, se la sarebbe potuta facilmente procurare.

- Se mandate via Dorothy vado via anch'io. Un punto, questo, che non si discute - Aveva puntualizzato con voce ferma il giovane regista pronto a rinunciare alla gloria per l'onore della sua  Musa.

- Non sa recitare, è evidente. Ed è incompatibile con Ferrer, il cui nome dà lustro al cartellone -

- Dorothy è adattissima alla parte... se solo Ferrer non le fosse così ostile. E' lui che dovreste decidervi a licenziare. Spesso arriva sul set abbrutito, ubriaco o in stato di sonnambulismo. Tutta la troupe lo può testimoniare. Dovreste parlargli. Magari a voi darà ascolto perché a me non ne dà. Di certo il suo malanimo verso Dorothy non facilita le riprese. -

E così Serrano aveva convocato Francisco nel suo ufficio e lo aveva messo alle strette.

- Modifica i tuoi intollerabili comportamenti, Francisco, o sarò costretto a sostituirti. Esigo che tu giunga sul set sobrio e nello stato migliore. E cerca di dimagrire. Risparmia al pubblico, se non a te stesso, lo spettacolo della tua trasandatezza. Ho investito in questo film un bel pò di quattrini e si sta rivelando, invece, un disastro. Cerchiamo di salvare quello che si può. -

- Vuoi sostituirmi? Fallo pure! Io sono arcistufo di quell'oca che non sa profferire una battuta e sculetta come fosse su una passerella di un qualsiasi concorso di Miss. Ma sono stufo anche di te, Arturo, dei tuoi opprimenti sermoni e della tua pretesa di dirigere la mia vita. -
Ferrer, furioso, fronteggiava l'amico  sfidandolo

- Vuoi sostituirmi? Accomodati! -


Ferrer non era stato sostituito.
Il film s'era confermato un fiasco.
Il produttore e l'attore avevano fatto rientro in patria su due voli diversi.

continua...

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