Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 11 luglio 2018

Fleur (cap 3)


A RITMO DI JAZZ
In genere, il jazz è sempre stato simile al tipo d'uomo con cui non vorreste far uscire vostra figlia
(Duke Ellington)

 Varcata la soglia della splendida villa di Francisco Ferrer, vennero condotte in una grande sala priva di mobilio, costeggiata da una sequenza di divani blu china ordinatamente addossati alle pareti, e al cui centro, sotto la luce di cristallo di enormi lampadari liberty, una piccola folla di ballerini si esibiva al ritmo di una musica scatenante, cosicché nessuno era seduto ma tutti parevano in preda ad una incontrollabile euforia, dimenandosi in frenetici sgambettamenti che ne mettevano a rischio l'equilibrio.
In un angolo concavo era stato ricavato lo spazio per l'orchestra, al sicuro dalle acrobatiche rotazioni dei piedi dei ballerini.
Fleur, Celeste ed Ermelina, visibilmente impacciate, travolte dal frastuono, arretrarono verso la fila dei divani dove vennero intercettate, nel loro visibile spaesamento, da Ferrer che subito le raggiunse per rassicurarle con la sua presenza.

Un terzetto, quello delle tre donne, variegato e male assortito, al centro del quale campeggiava Ermelina Hortega, matrona imperiale, straripante di curve e di sorrisi, vestita di lamè, il cui scintillio induceva l'idea di una corazza piuttosto che di un'argentea seduzione; Celeste sfoggiava una castigatissima tunica cangiante nei toni del turchese, che la sua innata grazia, però, rendeva estremamente sensuale, suscitando, già dal suo ingresso, l'ammirazione di molti sguardi maschili; Fleur, invece, emergeva come un sorridente fiore di campanella dalle balze pervinca di un innocente abito da battesimo (Celeste era riuscita alla fine a spuntarla sulla nonna caffelatte e sulla sua pretesa che la sorella andasse al ballo con la divisa della scuola, ma altro abito non era riuscita ad ottenere).

 Ermelina Hortega, alla presenza di Ferrer era ritornata ella stessa una ragazzetta, una coetanea delle due fanciulle sulle quali era preposta a vegliare, ma che completamente dimentica di loro aveva solo occhi per l'attore che l'andava ammaliando con galanterie costanti ma contenute, così come si conviene nei riguardi di una signora non più giovane.
Ma quando l'orchestra aveva attaccato "Yes sir!That my baby" e Fleur aveva iniziato l'incantevole mimica di battere il ritmo con le dita sulle ginocchia, con un piccolo inchino aveva  porto la mano alla ragazzina invitandola a ballare.

 - Non conosco i passi - Si era schernita lei
- E' jazz. S'improvvisa! - Aveva esclamato Ferrer guidandola verso il gruppo dei ballerini che si dimenavano in un parossismo collettivo.

S'improvvisa!
Non sapeva Ferrer che l'improvvisazione, da quel momento in poi, avrebbe costituito la costante della sua vita, ma seppure lui che poteva imporre e disporre a suo piacimento, perfino condizionare e modificare storie e destini, che la fama pure dà questo potere, ne avesse avuto la percezione, mai se ne sarebbe rammaricato se quella subordinazione fosse stato il prezzo da pagare per avere Fleur.

Fleur, le gote rosa, deliziosamente accaldata, gli occhi splendenti e le labbra leggermente dischiuse, dapprima incerta, e poi sempre più disinvolta, adeguandosi con naturalezza al ritmo della musica e ai passi di Francisco con così tanta grazia che tutti gli altri ballerini s'erano fatti da parte per poterli ammirare, e alla fine applaudirli.

Ferrer l'aveva allora presa per mano per condividere con lei quell'entusiasmo, e aveva sentito, in risposta a quella sua stretta, la fiduciosa corrispondenza di lei, che lo aveva profondamente commosso. Una sensazione  pura, indescrivibile, la stessa di quando aveva stretto tra le braccia  Sebastian col suo peso da uccellino, la testa implume e lo sguardo opaco della prima nascita.
E il cuore, a quel contatto, aveva preso a battergli forte, quasi a dolergli, per quella fragilità così innocentemente esposta, ma che lui, adempiendo ai compiti di padre, avrebbe reso inviolabile.
Lo aveva giurato a se stesso. E a Sebastian. E non volendo confidare solo sulle sue uniche forze aveva  posto al collo del neonato lo scapolare di Santa Martha Dominadora la cui effige, nella santeria dominicana,  rappresenta Filomena Loubana, la potente Loa domatrice dei serpenti, in grado di piegare al suo volere persone e situazioni.

L'umido di quel ricordo s'era visualizzato in una lacrima clandestina che l'attore prontamente aveva nascosto dietro l'ala nera del suo ventaglio, che il copione, quella sera, raccontava la storia del suo amore recente per Fleur e non quello, ormai remoto, per Sebastian.

Ah, se solo Ferrer avesse potuto scrutare anche per un solo momento nel suo futuro avrebbe ricondotto la piccina alla sorella che dal fondo della sala non aveva distolto, neppure per un attimo, loro gli occhi di dosso, e con umiltà avrebbe pregato Ermelina Hortega, il cui sguardo incoerente, ed instancabile, aveva esplorato tutto il tempo la sala ad intercettare personaggi famosi, di ricondurla a casa che s'era fatto tardi e che il giorno dopo sarebbe stata per lei giornata di scuola.
Ma invece aveva continuato a tenerla stretta per mano e a malincuore, nella pausa dell'orchestra, s'era risolto a ricondurla al divanetto dove erano rimaste in attesa Celeste ed Ermelina.
Questa restituzione la esigeva il galateo ma anche l'accortezza di evitare imbarazzanti pettegolezzi che avrebbero potuto mettere a rischio quella sua futura frequentazione che così ardentemente agognava, e così s'era predisposto ad un agire più controllato e meno istintivo.
Da parte sua, Fleur, non s'era negata ai preliminari di una possibile intesa, flirtando in maniera impacciata ed incantevole, e ridendo divertita alle facezie che lui le andava sussurrando al passaggio di questo o di quello.

ARTURO SERRANO
- Chi è la splendida bionda in turchese? -
Gli aveva chiesto, in tono confidenziale, Arturo Serrano, il magnate e produttore del suo ultimo film, ed entrato poi a far parte del ristretto, selezionatissimo olimpo degli amici più intimi di Ferrer.
- L'ho invitata a ballare ma ha rifiutato -
- Celeste Petit, la figlia maggiore del console Armand Petit.-
- Presentamela -
- Ti avverto che è inarrivabile -
- Particolare che alimenta maggiormente il mio desiderio di conoscenza -

E così erano avvenute le presentazioni, con la constatazione di Serrano che Celeste Petit pareva assolutamente immune dall'attrattiva delle lusinghe e delle seduzioni, a differenza di Ermelina Hortega in estasi, completamente stregata dal fascino del magnate e dal copione mercenario che andava recitando, che la strategia, facile e scontata, era quella di conquistare l'amazzone in lamè per arrivare all'algida, bellissima regina delle nevi, vestita di turchese, che pure ascoltava per mera cortesia gli intriganti pettegolezzi, e le confidenze truffaldine, di quel dietro le quinte che neppure i giornalisti più scaltri erano mai riusciti ad indagare, e che suscitavano i prolungati ohhh di bambinesca meraviglia dell'amica Ermelina. Neppure Fleur s'era mostrata troppo interessata al disvelamento dei segreti delle star cinematografiche, fissava i ballerini al centro della sala e d'istinto aveva sfiorato la mano di Ferrer perché la invitasse di nuovo a ballare. Una richiesta di complicità che l'attore grato, e col cuore in subbuglio, si predisponeva ad esaudire ma che Celeste, cogliendo quel gesto, aveva impedito con un garbato, ma inappellabile: s'è fatto tardi, Fleur, dobbiamo tornare a casa.
Un invito a cui la sorella minore s'era dovuta piegare in silenzio, e raccolto di malavoglia da Ermelina, che visibilmente contrariata aveva obiettato stizzita : alle feste da ballo si va per ballare, ed io non ne ho avuto occasione. Nemmeno un ballo!

- Possiamo rimediare. Neppure voi, Celeste, avete ballato -
Serrano s'era galantemente di nuovo proposto come ballerino
- Davvero, è tardi -
La replica decisa di lei aveva tolto ogni ipotesi di un ripensamento,
- Possiamo almeno, io e Francisco, riaccompagnarvi a casa? -
- Grazie, ma non occorre, abbiamo la macchina del consolato -

Nessun commento: