Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

martedì 3 luglio 2018

Fleur (cap 1)


A RITMO DI JAZZ
IL PRIMO BALLO
La prima volta che Francisco Ferrer l'aveva vista, Fleur Petit (ma dal suo entourage affettuosamente chiamata Petit Fleur ) indossava un abito primaverile verde chiaro, dello stesso colore degli occhi, e i capelli biondi, quasi albini, ordinati in un triplice gioco di trecce.
Seduta fra due matrone vestite di scuro (la nonna paterna e quella materna) spiccava non solo per la luminosità della sua aura, ma anche per quell'abito da scolaretta che la diversificava dal resto degli invitati, rigorosamente in abito da sera.
Troppo giovane per sfoggiare un abito da sera, ed anche per ballare, Fleur, visibilmente annoiata, giocherellava con l'orlo della sua gonna, battendo le dita al ritmo della musica sulle ginocchia, cosicché le due nonne, a turno, la richiamavano al decoro della postura con invisibili pizzicotti.
Un richiamo, quello delle due generalesse, a cui lei obbediva solo per un momento, per poi subito ricominciare quella sua mimica.
Chiaramente si vedeva che aveva voglia di ballare e che era una sofferenza per lei rimanere seduta, in castigo, a scontare il peccato di essere ancora così giovane.

Ma perché portarla al ballo se poi non le veniva concesso neppure di potersi muovere?
Si era chiesto Francisco Ferrer, divertito e intenerito da Fleur: una farfalla intrappolata in un retino a cui perfidamente veniva concessa l'aria per respirare ma non per volare.
Occorreva sgravarla del peso della forza di gravità con cui le due matrone la tenevano inchiodata a quella sedia, lasciarla libera di saggiare il suo angolo di cielo e tutti gli elementi lì tenuti a dimora, un vento selvaggio che le sciogliesse i capelli e sollevasse, ben oltre le ginocchia, l'orlo di quella sua vesticciola puerile, con la complicità ruffiana di un sole caldo e suadente, che pacificamente la penetrasse nei sensi, a completamento di quella metamorfosi.

E la premonizione che sarebbe stato lui quel vento e quel sole.

Francisco Ferrer, dopo aver prelevato due rose color carminio da uno dei tanti bouquet sparsi a decorare la sala, con passo deciso, e col suo sorriso più seducente, s'era diretto verso di loro, conscio dell'impatto visivo, ed emozionale, che sempre esercitava sulle donne.
Pur non essendo molto alto sembrava occupare, con la sua sola presenza, l'intera sala.
Bello come un dio azteco, nel volto bruno dagli zigomi alti rilucevano gli occhi colore dell'ambra.
Al lobo sinistro sfoggiava un orecchino, una mezza luna d'oro bianco, un dettaglio da pirata che spiccava contraddittorio sull'elegantissimo smoking, corredato dall'accessorio, inusuale per un uomo, di un ventaglio di seta nera che sfoggiava con nonchalance e naturalezza innata.

In una mano le due rose e nell'altra il ventaglio con cui negligentemente andava facendosi vento, Ferrer aveva attraversato il salone, seppur con qualche difficoltà, che ad ogni passo veniva fermato da qualcuno degli invitati per un saluto o l'inizio di una conversazione a cui lui, però, in qualche modo abilmente riusciva a sottrarsi per giungere finalmente all'angolo appartato dove erano confinate Fleur e le due nonne, fermamente intenzionato ad irretirle per strappar loro il consenso di ballare con la piccina

- Signore, permettete che mi presenti? Francisco Ferrer -
 Lievemente chinandosi, s'era così presentato, porgendo ad ognuna una rosa.

- Quel Ferrer? L'attore? -
La domanda era stata formulata con voce severa, e niente affatto amichevole, da una delle due generalesse, che benissimo avrebbero potuto esser sorelle tanto si somigliavano, tranne per il particolare delle sfumature della pelle, che in quella che aveva parlato aveva i toni del caffelatte e nell'altra, invece, di candida panna.

- Ah signora, mi si ricorda sempre in quella veste e mai in quella che più mi è cara, dello scrittore -
Aveva risposto sorridendo e battendosi in gesto teatrale il petto, dalla parte del cuore, e suscitando il riso divertito di Fleur che all'occhiataccia della nonna color caffèlatte s'era subito ricomposta, attenta però a non perdersi neppure una parola di quella strana conversazione da cui era esclusa.

- Sapete chi sono, signora, e questo mi gratifica molto. Ulteriormente lo sarei se aveste visto un qualche mio film, avrei così al riguardo il piacere di un vostro istantaneo giudizio -
Voce calda e sorriso fascinoso, gli strumenti infallibili di cui si sarebbe servito per scavare una breccia nel cuore della virago, che immaginava pressato sotto il corsetto dell'abito e i troppi strati di carne.

- Da quando agli attori è stato concesso di parlare ho smesso di andarvi. Il sonoro non mi attrae...  ancor meno fuori dal cinematografo -
Aveva tagliato corto lei considerando chiusa la conversazione, se non che a sorpresa, e con un certo entusiasmo, s'era intromessa l'altra nonna che aveva detto: Ermelina Hortega, la mia più cara amica nonché suocera del maggiore dei miei figli, è una sua fervente ammiratrice, credo abbia visto tutti i suoi film...immagino il suo stupore quando le racconterò di aver fatto la sua conoscenza.

- Se crede che sia cosa gradita alla sua consuocera, posso farle un autografo -
Suggerimento calorosamente accolto dalla nonna color panna che subito aveva preso a frugare nella sua minuscola borsetta da sera alla ricerca di una porziuncola di carta su cui fargli apporre l'autografo. Una ricerca febbrile quanto vana e sotto lo sguardo di ostile riprovazione dell'altra, e così a prestarle soccorso era intervenuta Fleur nelle cui mani s'era materializzato un obsoleto, innocentissimo "program du bal", dalle pagine vergini, e la cui apparizione aveva commosso il cuore corsaro di Francisco Ferrer.
Lei glielo aveva spontaneamente porto dicendo: ecco, può scrivere qui.
Lui sorridendo lo aveva vergato con la sua elegante, ricercata firma, e nel restituirlo aveva detto: aggiungetemi alla lista.

- Fleur è troppo giovane per ballare -
Aveva ribadito con gli artigli sguainati la nonna color caffelatte
- E' solo un ballo, non vedo il motivo di negarle questa esperienza -
La replica immediata della nonna color panna, decisa quanto l'altra a far valere il suo punto di vista
- Un solo ballo. Per sgranchirsi le gambe -

Fleur aveva solo quindici anni quando gli concesse quel primo ballo.
Il primo di una lunga serie.
Francisco di anni ne aveva il doppio, un matrimonio fallito, un figlio minorenne e rancoroso, e una schiera infinita di amanti, tutte esclusivamente bionde.
Ma tutto questo era stato prima dell'arrivo di Fleur, la più bionda di tutte.