Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

venerdì 8 settembre 2017

Il fiore del mio giardino (cap 3)


LA CATTIVA SORTE
E accadde che, a partire da un imprecisato momento, tutte le iatture della cattiva sorte pareva si fossero date appuntamento davanti la porta verde mela del negozio di Veronica Sorrentino. A dir la verità il tutto era iniziato in maniera blanda e all'apparenza casuale, nulla che facesse sospettare qualcosa di preordinato da una volontà di dolo ma piuttosto d'attribuirsi a quell'analfabetismo etico da cui originano quei deprecabili, stupidi atti di vandalismo spiccio, delle bravate adolescenziali o da qualche bicchiere di troppo. Era questa la spiegazione che aveva dato Veronica per il fiorire delle scritte oscene sui muri del negozio e per l'insegna divelta a sassate. Ma quando una mattina trovò la porta scassinata e Van Gogh legato al trespolo, ubriaco fradicio e in preda alla febbre del disorientamento, e tutta la  produzione di piante e fiori decapitata a colpi di roncola, allora fu costretta a prendere in considerazione l'ipotesi del dolo. Sporse denuncia contro ignoti, rimise in ordine tutto, e per una settimana si predispose a dormire nel suo negozio. Non accadde null'altro di spiacevole in quelle notti e neppure nelle seguenti, e così rassicurata riprese la vita di sempre con l'eccezione di portarsi a casa il pappagallo,(che dopo quell'esperienza traumatica avrebbe sofferto di depressione e amnesia prematura, per cui non ricordando più l'esatta sequenza delle strofe di "o sole mio", era costretto ad improvvisare) che troppo spavento s'era presa di vederlo sbandato e delirante da quella sbornia indotta, e ancora non riusciva a perdonarsi di non aver mai preso in considerazione l'ipotesi di Van Gogh vittima di un qualsiasi accidente. Per un certo periodo tutto sembrava essersi di nuovo allineato nella prevedibilità del quotidiano, e di quegli incresciosi incidenti esteriormente non v'era rimasta traccia. Tutto rimesso a nuovo "Il fiore del mio giardino" risplendeva in quella sua rinascita, che molte erano state le dimostrazioni d'affetto e stima ricevute dai clienti locali e da quelli esteri, espresse anche con generose donazioni in denaro che Veronica, però, con infiniti ringraziamenti aveva restituito, che a risarcire i danni aveva provveduto l'assicurazione.
Non c'è nulla di più rassicurante delle certezze della routine, anche se a lungo andare possono generare noia o fastidio, infinitamente si rimpiangono nel momento degli sbandamenti e delle catastrofi, quando la terra frana sotto i piedi e tu non sai se stai cadendo in una buca o in un precipizio. O in una realtà parallela. Che anche questa ipotesi s'era affacciata alla mente di Veronica, quando di nuovo era precipitata nell'incubo del dileggio, attuato stavolta con metodi nuovi e orari diversi. Accadeva così che un ubriaco facesse irruzione nel suo negozio a creare scompiglio tra i clienti, o un gruppo di ragazzotti ostruisse il marciapiede proprio davanti la porta verde mela rendendo difficile l'accesso alle persone e, quando qualcuno di questi aveva osato fare rimostranze s'era ritrovato accerchiato e insultato. Brutti ceffi stazionavano ora in perenne sosta davanti al negozio, e con gesti eloquenti. e all'occasione volgari, inducevano i clienti a non entrare, e ai turisti a cambiar strada. Van Gogh, ormai, definitivamente pensionato, aveva smesso i suoi voli a bassa quota e di recitare "o sole mio" in portoricano, e se ne stava, per tutto il tempo, immobile sul suo trespolo, fissando il vuoto e lasciandosi perfino piluccare di qualche sua penna dai più arditi degli ormai, sempre più radi, visitatori de "Il fiore del mio giardino".


UN'ILLUMINANTE CONVERSAZIONE
Garfiled - La vostra attività, signora Sorrentino, come voi stessa avrete avuto modo di valutare, è diventata il bersaglio prediletto di tutti i balordi di New Eden, che con l'intenzione palese di danneggiare voi danneggiano però anche me. Non voglio indagare i motivi per cui siete fatta oggetto di tanto accanimento, non sono affari miei, ma voglio proporvi una soluzione per liberarvi da questo impaccio e poter io ritornare alla serenità dei miei affari che in quest'ultimo periodo per colpa di queste turbolenze da voi generate, non godono certo di buona salute -

Così, senza troppi preamboli, aveva esordito Max Garfield, tirando fuori dalla tasca il libretto degli assegni ed esibendolo allo sguardo esterrefatto di Veronica.
Il negozio era vuoto, così come sarebbe rimasto fino all'ora di chiusura, disertato ormai da turisti e clienti, dissuasi dalla sua frequentazione dalle intimidazioni esterne, che pur si perpetravano nonostante il pattugliamento costante di un vigilantes.
Si respirava, all'interno, un'aria desolante e spoglia, con Van Gogh appisolato sul trespolo e le poche piante superstiti genuflesse in segno di resa, enfatizzata da Veronica, vestita di nero e seduta  nella penombra con le mani in grembo.
L'irruzione improvvisa di Max Garfield aveva però avuto il beneficio di ridestarla da quell'incantesimo remoto a cui lei pareva soggiacere, ristabilendo un contatto con la realtà.
Le ci vollero però alcuni minuti per realizzare quello che stava accadendo, che già l'ossuto Garfield aveva materializzato una penna, e poi con quella una cifra, con la quale determinato a concludere quella transazione unilaterale.

Garfield - Signora Sorrentino, offro la stessa rilevante cifra che a suo tempo avevo proposto al vecchio proprietario di questa baracca, ma che, invece, per un'antipatia immotivata nei miei confronti ha preferito svendere a lei. Sono perfettamente al corrente, signora, della somma ridicola con la quale avete rilevato questa attività, perché il vecchio ci ha tenuto a farmelo sapere. Accettando questa mia generosissima offerta ci avrete così doppiamente guadagnato, che allo stato attuale, e con la pessima pubblicità a vostro carico, non credo troverete altri acquirenti. Voi ci guadagnate e vi togliete dall'impaccio, e i integro il vostro esercizio nella mia impresa come la naturale espansione costituita dagli addobbi floreali per cerimonie -
Veronica - L'ipotesi che io non voglia vendere non vi ha sfiorato neppure per un attimo? -
Aveva replicato sbalordita, in tono di sfida.
Garfield - A che pro mantenere in vita un'impresa così in perdita? Soprattutto, con quali finanziamenti? L'assicurazione non pagherà una seconda volta, non sono enti di beneficenza quelli, non risarciscono le vittime del malanimo, che è questa, a quanto pare, la causa della sua disgrazia -
Il tono sarcastico di quest'ultima affermazione l'aveva così sgradevolmente colpita che per la prima volta le era balenata alla mente l'ipotesi che benissimo poteva essere lui a capo di quella congiura mirata all'espansione della propria attività
Veronica - Ma venendo a cadere il muro divisorio del mio negozio, il vostro esercizio andrà direttamente a confinare con quello di Perez. Non lo trovate più così sconveniente? Mi sembrava che fosse questo il vostro assillo, la vostra missione: evitare la contaminazione del sacro col profano. Dio e il Diavolo a così stretto contatto! Siete certo di volervene assumere la responsabilità?  –

La domanda irridente aveva punto sul vivo Garfiled che aveva replicato con un freddo: questo è un problema che non vi riguarda.

Veronica - Mi riguarda eccome, perché potrei vendere a Perez, anzi svendere, solo per farvi un dispetto. Ecco un'ipotesi che non avete preso in considerazione e per la quale dovrete rivedere la cifra del vostro assegno, se volete evitare a voi stesso il trauma di uno spiacevole dejavù. -

Amichevolmente poi lo aveva preso sotto braccio e accompagnato alla porta con l'esortazione di valutare la sua proposta, ma in tempi brevissimi, o altrimenti avrebbe interpellato Perez.

Veronica - Perché caro Garfiled, dopo questa illuminante conversazione sono certa che voi appieno comprenderete la mia fretta d'interporre quanti più chilometri possibili tra me e la cattiva sorte. -