Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 16 agosto 2017

Rebecca (cap. 27)


Bisognava, come primo passo, accertarsi che Giandomenico Messinese fosse realmente una pedina, e non un complice, della smania paterna di volersi assicurare, tramite la nascita di un nipote maschio, un posto privilegiato tra le memorie postume.

E per questo necessitava a Rebecca un confronto, schietto e diretto, col giovane ebanista, senza testimoni inopportuni e in grado d'influenzarlo.
Occorreva quindi organizzare quest'incontro in gran segreto per non suscitare nessun interrogativo esterno, nessuna curiosità che potesse dar vita a pettegolezzi e illazioni.
Che niente giungesse alle orecchie paterne.
Tutto doveva esser condotto in maniera assolutamente discreta e privatissima.
Bisognava, quindi, aver pazienza ed aspettare il momento giusto, anche se questo non necessariamente avrebbe implicato un'attesa passiva ma piuttosto preparare il terreno facendo in modo che fosse lo stesso Scalavino, seppur involontariamente, a favorirlo.
Evento che si preannunciò quasi nell'immediato, come un segno benigno del destino, attraverso il quale si poteva intravedere la possibilità di beffare quella sorte non voluta, ma da altri decisa.

Dal canto suo, Concetto Scalavino, stava vivendo un periodo assolutamente positivo, sia per gli affari, floridissimi, con un numero eccezionale di commesse sulle quali, traboccando di evidente soddisfazione, aveva il vezzo di scherzare sulla probabilità di non poterle esaudire tutte, e per la prospettiva di realizzare finalmente quel sogno di tramandarsi nell'eternità con la nascita di un nipote maschio, o più di uno, così come ambiva nei suoi desideri più segreti e che mai avrebbe confessato a voce alta per tema d'indisporre quella buona sorte che s'era per lui manifestata munifica oltre ogni aspettativa. Un nipote gli sarebbe di certo bastato, ma una nidiata sarebbe stata una giusta e meritata compensazione a risarcirlo di quei suoi desideri disattesi dalle altrui inettitudini. E il pensiero inevitabilmente andava alla moglie capace di partorire solo femmine, e che in ultimo gli aveva negato la possibilità di ulteriori tentativi. Che altrimenti, prima o poi, un maschio, ne era certo, lo avrebbe generato: un figlio con il suo stesso sangue e la sua stessa attitudine agli affari.
Così lui, a questa nascita mancata, realtà predisposta da Dio o dal fato o da un potente malocchio, non s'era mai definitivamente rassegnato, e da uomo pratico e navigato commerciante qual'era, per prevenire al suo scopo avrebbe aggirato l'ostacolo servendosi proprio dell'ultimo castigo ingiustamente inflittogli: Rebecca, la sua figlia minore.

Concetto Scalavino, dunque, stava godendosi quel suo meraviglioso momento d'estasi, soddisfatto di se stesso e fiducioso di quel mondo esterno che, seppur con un qualche energico aggiustamento, era riuscito a piegare al suo volere,  e di cui a breve avrebbe raccolto i frutti. Così come accade che dopo un'estrema tensione subentri uno spontaneo rilassamento, di fatto aveva abbassato di molto la guardia concedendosi all'oculato riposo del patriarca, il quale però solo dopo essersi assicurato di aver messo in sicurezza famiglia e averi, ricorrendo all'occorrenza all'ausilio di chiavistelli e catene, finalmente s'arrende al ristorante conforto del sonno.

Rebecca, invece, costantemente all'erta per ragioni di sopravvivenza, aveva immediatamente percepito quel cambiamento latente, di cui neppure il diretto interessato s'era accorto.
O, almeno, così trapelava dalla mollezza inedita dei gesti, a cui lui pareva felicemente abbandonarsi, incurante, o forse solo inconsapevole, delle probabili conseguenze.
D'altronde era sicuro di aver serrato con tripla mandata il chiavistello e aver diligentemente assicurato le catene al gancio più robusto della casa, famiglia e averi, tutto era responsabilmente tutelato, sotto il suo più stretto controllo.

Ma se così fosse la storia dell'uomo si ridurrebbe a ben pochi capitoli, se davvero catene e lucchetti risultassero così efficacemente intimidatori da dissuadere gli oppressi dai tentativi di libertà, saremmo solo stirpe di padroni e di schiavi, facile da governare perfino a quel Padreterno, che pur disponendo di strumenti molto più potenti e sofisticati per l'assoggettamento delle masse, come la terribile minaccia dell'inferno e del suo diavolo e quella sempre incombente della fine del mondo, che a quanto risulta al presente, pure a lui non è riuscito di domare disobbedienze e anarchie.

(continua...)

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