Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 31 maggio 2017

Uno strappo nel copione

C'è un gran trambusto qui nell'antro, quello che sempre precede le partenze di Amaranta, e a cui ognuno di noi contribuisce con la propria personale maniera.
Ma è lei la protagonista assoluta, la mattatrice che ammalia il piccolo pubblico nascosto e disseminato negli angoli della casa, che pur segue ogni suo gesto, con curiosità ed attenzione, in attesa dell'ultima battuta, quella che tutti attendono: Iggy viene con me.

E' questa la battuta del lieto fine che Amaranta, da attrice consumata, pronuncerà solo nell'ultima scena, così da mantenere, fino alla fine, alta la suspense.
L'unico che non mostra particolare interesse all'epilogo è BLOG, che ci osserva indecifrabile dietro i suoi occhiali neri, perché il dopo, qualunque sia la chiusa, è scontato, mentre quello che invece non lo è affatto è l'atmosfera di questa attesa e il modo singolare in cui ognuno di noi la vive.

Tutti presenti, a questa piece.
Tutti, tranne Iggy.
...perché Iggy non sopporta l'ansia dell'attesa e finisce sempre col dare in escandescenze.
Una interpretazione sempre uguale, quella sua, ma che sempre produce il suo sconvolgente effetto, perché quella che mette è in scena è la disperazione che solo un condannato a morte è in grado di esibire così crudamente, con innocenza primitiva e senza alcun pudore, quando è già dentro il buio irreversibile ma ancora non è stato apposto il sigillo tombale, e allora freneticamente scalcia, tira pugni, mostra i denti, morde e graffia, con lo scopo puerile d'impedire all'oscurità che già sente gravargli addosso, di schiacciarlo.
...così, con le gambe e le braccia, forsennatamente fende l'aria nel vano gesto di allontanare quel buio che invece avanza inesorabile, disciplinato e calmo, silenzioso ed invisibile.

- Perché tutte le volte sottoponi Iggy a questa tortura? - Domando infuriata ad Amaranta

- Tortura? La sua è solo una pantomima per piegarmi alla sua volontà. Davvero mi credi così crudele?Iggy già dal primo momento conosce le mie intenzioni. Ci parlo sai? Ma fa parte della sua natura, egocentrica e possessiva, il volersi imporre a tutti i costi, anche quando questo non combacia col suo benessere. Ma Iggy conosce perfettamente la mia irremovibilità così cerca di far leva sul vostro inopportuno pietismo, che non è affatto disinteressato. E' consapevole che anche voi sperate che me lo porti dietro, così conta sulla vostra emotività, sulla possibilità che qualcuno interceda per lui e perori la sua causa. E' molto meno primitivo di quello che pensi, Mari - Mi confida con un sorriso enigmatico

- Allora perché le tue intenzioni non le comunichi subito anche a noi? Perché la tiri così tanto per le lunghe? - Chiedo ancora più infuriata

- Perché...perché...perché? Perché qui dentro non accade niente di veramente rilevante. Questa piccola suspense, mia cara, credo alla fine sia salvifica per voi tutti. Uno strappo nel copione -
Sottolinea ironica

- Uno strappo nel copione! Dimentichi che sono io l'autrice di quel copione e tu sei una mia invenzione. Anche questo tuo strappo, quindi, l'ho prodotto io! Senza di me non avresti neppure un nome, figuriamoci un copione. Saresti solo una macchia d'inchiostro rappresa su un foglio di carta. Una macchia d'inchiostro che mai s'è evoluta in pensiero. Senza di me tu non saresti mai nata. E adesso le regole pretendi di dettarle tu! -
La mia voce d'improvviso è diventata isterica e salirebbe ancora di tono senza il provvidenziale colpo di tosse che pone fine alla discussione.

Nella stanza, però, è calato il gelo.
Percepisco, pur senza vederli, gli sguardi esterrefatti dei miei coinquilini.
Loro adorano Amaranta così quanto odiano Iggy.
...ed ora odieranno anche me.
Perfino Cagliostro ha preso le distanze, allontanandosi per cercare conforto fra le braccia di BLOG.

- Iggy viene con me - Dichiara, Amaranta, dopo aver chiuso la valigia, ammiccando al mio indirizzo

Solo allora la tensione si stempera nell'entusiasmo degli evviva.
...e anche lo strappo è ricucito.

lunedì 29 maggio 2017

Maledetta Primavera

E' una trappola subdola la primavera che induce, in mattine come questa, a fantasticare su ipotesi che mai s'avvereranno, con un entusiasmo così disinibito che neppure l'adulta ragione riesce a frenare.

(Amaranta - link fb)

sabato 27 maggio 2017

L'illusione di un cuore nella bambola di pezza


Da quando ho smesso di scrivere davvero?
Leggo i miei vecchi post e m'assale la nostalgia del periodo di quando fermamente credevo nelle doti della mia scrittura. Era questa la forza che ha tenuto in vita il mio blog (e forse dovrei dire anche me) in tutti questi anni. Non avrei mai dovuto varcare, però, la soglia del mio antro per avventurarmi ad esplorare i mondi limitrofi, limitandomi solo ad esplorare il mio.
...così mi sono persa.

Perché mi ostino ancora a scrivere?
Semplicemente perché se smettessi non avrei altro scopo nella vita
La mia scrittura è diventata nel tempo il mezzo della mia sopravvivenza emozionale, ha riempito gli spazi vuoti e illuminato gli angoli bui, ha sostituito corpi fisici che non c'erano e scaldato il mio freddo interiore, fin quando la certezza, la stupida e formidabile certezza  in questa mia capacità, è crollata, è rimasto solo un doloroso vuoto informe che non riesco a riempire con nulla.

Svanita l'illusione di sentire battere il cuore nella mia bambola di pezza.
..eppure continuo ad allattarla questa tremenda creatura, disidratata ed aliena, che succhia vorace dal mio seno ormai sterile, puerilmente, anche lei illudendosi, sulla mia fertilità.
Entrambe vittime della stessa allucinazione: la bambola di pezza non ha un cuore così come io non ho latte, anche se, per un lunghissimo tempo, abbiamo voluto credere reali le nostre percezioni distorte, fagocitandoci a vicenda.

Ma non è stato difficile vivere in simbiosi finché la finzione ha retto, ma ora?
...ora che ne sarà di noi?
Dovrei trovare il coraggio di disfarmi di questa subdola creatura, murarla in una parete e dimenticarmi di lei e provare a vivere comunque, anche senza l'illusione di quel suo cuore.
Marilena

giovedì 25 maggio 2017

Inguaribili Sognatori

Io e il mio gatto siamo inguaribili sognatori.
Entrambi abitiamo la notte.
 Entrambi rincorriamo le stelle.

(Amaranta - link fb)

mercoledì 24 maggio 2017

Esigenza Personale

Ho liberato la mia scrittura dalla presunzione del genio riconducendola a mera esigenza personale, ed ancora ci ho ritrovata intatta tutta la mia passione.

(Amaranta - link fb)


venerdì 19 maggio 2017

In me

In me, la fragilità della rosa e la crudezza della spina
...all'audacia delle tue dita la pienezza del raccolto.

(Amaranta - link fb)


giovedì 18 maggio 2017

Red (cap 2)

Henry Chinaski, eccolo emergere dal buio più fitto dove lo aveva relegato molto tempo fa, sperando di non sentir più parlare di lui.
Ma dal mondo remoto delle ombre sottili, uomini come lui non fanno fatica a riemergere, a loro piacimento, così abili a lasciar indelebili segni del loro caotico  passaggio perché c'è sempre qualcuno, in questo strampalato mondo, che si pone sulle loro tracce, qualcuno pronto a raccoglierne l'eredità e, se possibile, moltiplicarne perfino i geni.

 - Cos'ha a che fare, Chinaski, con quel vestito? -
Chiedo senza voltarmi, perché ho paura di vedere, come allora, nei suoi occhi la fiammella della follia, mentre il cuore ha iniziato a martellarmi forte nel petto, amplificando il suo battito fino alle tempie.

M - Cos'ha a che fare Chinaski con quel vestito? -
A - E' un suo regalo -
M - Un regalo...non è il tuo compleanno -
A - Come sei schematica, Mari. Non c'è bisogno di una ricorrenza per fare un regalo -
M - Certo che no, ma questo non vale per gli irrecuperabili come Chinaski. Cosa vuole da te? -
A - Sei prevenuta. Uno dei motivi per cui sei sola. Sei tu l'irrecuperabile -
M - Era sparito, Perché si è rifatto vivo dopo tutto questo tempo? -
A - L'unica a crederlo sparito eri tu, Mari. Perché quando ti convinci di qualcosa, quel qualcosa diventa definitivo, la tua unica verità, In realtà, io e Henry, in questi tre anni siamo rimasti sempre in contatto, e ora abbiamo deciso di rivederci. Dov'è la stranezza? -
M - Detto così... la strana sembro io, ma anche tu sai che le cose non stanno proprio in questo modo -
A - Ok, allora dimmelo tu come stanno le cose. Devo ricordarti del tuo tentativo, per altro fallito, di sedurre Bukowshi al solo fine di cancellare questo capitolo dalla vita di Chinashy? Ma Charles se n'è guardato bene, lui è uno spirito libero vero e lascia liberi anche gli altri, al contrario di te che devi sempre avere il controllo della situazione, e così maniacale che devi incasellare tutto e nettare dalle sbavature. La tua creatività si riduce a dipingere le gabbie dei pettirossi, senza trovare il coraggio di spalancarle "che altrimenti, povere anime, si smarrirebbero, o non avrebbero da mangiare, o sarebbero mangiati, o impallinati da qualche cacciatore, o fulminati dai cavi elettrici delle linee aeree, o qualsiasi altra apocalisse la tua mente sia in grado di partorire per lasciare le cose come stanno. Le tue gabbie hanno colori incredibili, peccato, però, che rimangano sempre chiuse. Tu sei l'angelo della morte, Mari! -

Mi giro inviperita per risponderle a tono e la vedo con l'abito indosso,
L'abito più bello sulla faccia della terra indossato dalla donna più bella sulla faccia della terra.
La guardo e le parole lasciano il posto a lacrime di commozione. E di orgoglio.

- Sei bellissima - Riesco solo a dire
Lei mi viene vicina e mi abbraccia sommergendomi nei chilometri di tulle del suo abito fiabesco.

- Come hai fatto ad entrarci? - Domando ridendo
 - Non è stato poi così difficile -  Mi porge un bigliettino vergato  rosso e con grafia anarchica

"My dear, you've come into my heart a little bit at a time, and now that you're all over, I'll keep you forever with me.
The secret of the dress is the same as my heart.
Henry"

- Traduci, per favore, che non conosco l'inglese - Chiedo confusa
Amaranta, allora, traduce per me

"Mio cara, sei entrata nel mio cuore un p' alla volta, e ora che ci sei dentro, ti terrò per sempre con me.
Il segreto del vestito è lo stesso del mio cuore.
Henry"


- L'abito è composto da diversi strati, lo si indossa un pezzetto per volta e, alla fine, ci sei dentro - Mi confida complice

...come dentro al suo cuore.
Concludo per lei.



>

mercoledì 17 maggio 2017

Red (cap 1)

Vestita di un abito chiaro e a piedi nudi, in compagnia di  Cagliostro che, controvoglia a dire il vero, sfoggia sulla coda, in onore della primavera, un vistoso nastro turchese, siamo in visita all'antro, seppure in un'ora inopportuna perché di certo tutti staranno ancora dormendo.

Ma non è così.
Dietro i vetri della finestra c'è Amaranta, tazzina di caffè in una mano e cigarillo nell'altra, totalmente immersa nei suoi pensieri, non s'avvede della mia presenza se non dopo il mio lancio di un sassolino contro la persiana.
Allora spalanca la finestra e, sporgendosi a salutarmi, m'invita ad entrare in casa

- Hey, Mari, sali, presto, ho qualcosa da mostrarti -

M'incuriosisce, però, questo suo entusiasmo mattiniero, perché di solito lei carbura molto tardi e tanto meno è incline alle confidenze.
Così entriamo, Cagliostro ed io, accolti dalle fragranze del caffè e del cigarillo...e da un'Amaranta insolitamente sorridente a quell'ora del mattino.

Mi trascina così in camera sua che, seppur ancora avvolta nella penombra, noto un grosso involucro
sul letto.

- Cos'è... il cadavere di qualcuno? - domando con qualche ansietà
- No, il contrario, invece: è la resurrezione di qualcuno - risponde criptica

Temo sempre questo genere di risposta quando è Amaranta a darla, perché posso solo presagire che si tratterà sicuramente di una catastrofe imminente, della quale, però, non mi è subito possibile quantificarne le dimensioni.
La mia alter sorellina è oltretutto dotata di un humor terrificante, e quindi non mi riesce mai di capire a primo acchito di cosa diavolo stiamo parlando.

- Ok. Amaranta, ti prego, illuminami...e non solo in senso metaforico, che fuori è già giorno e qui dentro, invece, siamo in pieno crepuscolo -
Ma non faccio in tempo a finir la frase che Cagliostro si precipita con la furia di un kamikaze sul grosso involto, talmente veloce che nessuna di noi due ha il tempo di fermarlo.
...ed evitare la tragedia che tra meno di un secondo ci coinvolgerà tutti.

Così, mentre io annaspo nel buio cercando di bloccare Cagliostro entusiasticamente lanciato all'arrembaggio dell'involucro, che di mollare la presa non ne vuole proprio sapere, eccitato dal gioco e consapevole della sua agilità felina, supremazia con la quale non posso certo competere,  producendosi in acrobazie sperimentali con la sfacciataggine irridente di un clown, cosicché quando finalmente credo di averlo afferrato mi ritrovo, tra le mani, solo il nastro turchese, quello legato alla sua coda, mentre lui si eclissa nell'attimo stesso in cui la luce del giorno inonda la stanza.

- Cazzo, Mari, ma devi sempre portartelo dietro quel gatto pestifero? Guarda cosa ha combinato!
E con la mano indica un oceano spumoso di tulle rosso trasbordante dal letto, chilometri di onde che dilagano in rivoli a lambire il pavimento come una soffice, irreale, schiuma vermiglia: l'abito più fantastico sulla faccia della terra.

- Non startene lì imbambolata, Mari, aiutami a controllare che il tuo gatto non l'abbia danneggiato -
Mi esorta aggressiva, mentre s'accinge a ripulire, impaziente e nervosa, quell'abito irreale, dai brandelli residui di quella carta velina di cui Cagliostro ha fatto scempio.

Stupita, immergo le dita in quella fiabesca spuma di tulle, pregando tutte le divinità, monoteiste e politeiste, che non ci siano strappi a deturpare quella meraviglia che le mie mani toccano, ma che i miei occhi, ancora increduli, dubitano sia reale.

Così, io e Amaranta, da angoli opposti, con grande attenzione controlliamo e valutiamo l'integrità del tessuto, e se non si rilevano anomalie, lei me ne fa partecipe con teatrali sospiri di sollievo ed io, invece, con sommessi ma udibilissimi "bene".
Un lavoro impegnativo.
Lungo e certosino.
Snervante.

A - Smettila di dire "bene" -
M - E tu finiscila di sospirare -

Così ricominciamo a battibeccare, anche se io non voglio indisporla, riconoscendole tutte le ragioni, e non è neppure colpa di Cagliostro, ma solo della mia distrazione, che conoscendo benissimo la propensione piratesca del mio gatto agli arrembaggi, avrei dovuto non farlo entrare in questa stanza.
...eppoi non voglio litigare con lei perché voglio sapere la storia di quest'abito fiabesco, sul come/dove/quando è arrivato nell'antro.
Ma soprattutto il perché.

- Ho fastidio agli occhi...tutto questo mare di rosso, quasi non vedo più nulla - Butto lì, con tono distensivo
- Hai pure il coraggio di lamentarti? Fossi in te starei zitta! - Ribatte, niente affatto conciliante -
- Hai ragione, colpa mia, ti chiedo scusa. Per fortuna non ci sono danni...almeno sul mio versante -
E stavolta sono io a lasciarmi finalmente andare ad un liberatorio, teatralissimo, sospiro di sollievo.

 - E sul tuo? - Chiedo titubante
- Sul mio... cosa? - Risponde nervosa
- Riscontrato danni sul tuo versante? - Domando preoccupata
- No - La sua risposta coincisa

M - Possiamo parlarne? -
A - Di cosa? Mi hai già chiesto scusa. Finiamola qui -
M - Parlare dell'abito, intendo -
A - Non ho voglia di raccontarti niente -
M - Questo è l'abito più bello del mondo, è giusto che l'abbia tu -
A - Non cercare di blandirmi. Lo sai che non funziona -
M - Nessuna sviolinata. Mi conosci anche tu e sai che non amo adulare -
A - Tu vuoi la storia dell'abito per scriverci poi un racconto. Mi sento fagocitata! -
M - Mi eri sembrata entusiasta di mostrarmelo -
A - Mostrare e basta -
M - Ok., come vuoi -

Non ho voglia di discutere, e posso benissimo inventarlo io un racconto su quell'abito.
Di fantasia abbondo ma è di pazienza che in questo momento difetto, e così per non inasprire ulteriormente la situazione decido di togliere il disturbo, quando la voce di Amaranta, in atto di sfida, mi gela sulla soglia, pronunciando un nome: Henry Chinaski


martedì 16 maggio 2017

Quel che resta del giorno

Meno male che questa giornata volge al termine.
Ho esaurito le energie.
E le munizioni.
E la disponibilità ad intavolare armistizi.

(Amaranta - link fb)

lunedì 15 maggio 2017

Ma ci sarà mai un finale?


Una mattina, questa, che all'apparenza non ha nulla di diverso da tutte le altre: l'attrice, la scenografia e la  trama, sono quelle consuete di una piece, sempre la stessa, che va in scena da anni.
Anche il mio pubblico immaginario non sembra diverso: gli spettatori sono sempre gli stessi, attenti e rigorosi, seduti composti su scomode seggioline,mentre silenziosamente, e pazientemente, continuano ad attendere quel fenomenale colpo di scena che romperà la monotonia di questo interminabile soliloquio, e concederà loro la possibilità di un applauso liberatorio.
...qualunque sia il finale.

Ma ci sarà mai un finale?
Chiedo rivolta al mio pubblico immaginario.
Questa battuta estemporanea gela gli spettatori
Sarebbe stata un'ottima battuta se impostata col tono giusto, avrebbe spalancato inediti scenari, entusiasmato e non deluso, se solo quel punto di domanda lo avessi posto come un probabile si invece di un sicuro no.
...o almeno dare l'illusione.

Ma ci sarà mai un finale?
Ripeto la battuta cercando di sottintendere che si, ci sarà un finale, e sarà uno di quelli che vale la pena della fila al botteghino, dei soldi del biglietto e delle scomode poltroncine.
Glielo devo, al mio pubblico immaginario.
Marilena


giovedì 11 maggio 2017

La parola addio

E' sempre crudele la parola addio, anche quando viene detta in un sussurro, quasi con dolcezza, per mitigarne la brutalità.
E' sempre crudele la parola addio.
...ma ancora più crudele quando a pronunciarla siamo noi.

(Amaranta - link fb)


venerdì 5 maggio 2017

La mia idea di Paradiso

La mia idea di Paradiso è talmente semplice da sembrare banale: un viale alberato sotto un cielo quasi estivo, intenso profumo di prato, un piccolo caffè all'aperto, noi due seduti a parlare.
Poi lui mi sfiora la bocca con un bacio leggero.
Ed io chiudo gli occhi.
Chiudo gli occhi e tutto ricomincia: il viale alberato sotto un cielo quasi estivo, intenso profumo di prato, un piccolo caffè all'aperto, noi due seduti a parlare.
Poi lui mi sfiora la bocca con un bacio leggero.
 Ed io chiudo gli occhi.
Chiudo gli occhi e tutto ricomincia.
Per l'eternità.
Marilena

giovedì 4 maggio 2017

Nonsenso

Mi guardo intorno
Faccio cose
Vedo gente
Agisco
Interagisco
M'incazzo
M'innamoro
M'appassiono
Inciampo in me stessa
Cerco un senso a questo gran casino
Lo trovo
Lo perdo
Dubito di averlo mai trovato
Dubito che ci sia.

(Amaranta - link fb)

martedì 2 maggio 2017

Un ruvido risveglio

Un ruvido risveglio nel cuore della notte, interamente trascorsa con gli occhi fissi alla finestra e al quadrato di cielo che mai si decide ad albeggiare.
Al primo chiarore sono già in cucina a sorseggiare un caffè irrimediabilmente amaro, nonostante gli svariati cucchiaini di zucchero che hanno notevolmente fatto alzare il livello del liquido all'interno della tazzina e, probabilmente, anche il mio tasso di glicemia.

Fuori è Maggio, mentre io sto cercando il freddo Dicembre e il calore di una casa abitata, nonostante Cagliostro si stia prodigando a creare scompiglio, come ormai è sua abitudine, per rendere imprevedibili i miei risvegli, ruzzolandomi tra i piedi, rovesciando a terra piccoli oggetti o minacciando la scalata delle tende, e quando infine prende atto della vanità di questi suoi tentativi, si ferma al centro della stanza a miagolare sommessamente, fissandomi con uno sguardo da orfano a cui proprio non posso resistere.

- Avrei dovuto chiamarti Charlie Chaplin, attore nato, ecco cosa sei - Gli dico ridendo
Lui mi guarda coi suoi immensi occhi color di foresta e la splendida coda dritta, poi maestoso mi guida verso l'angolino delle ciotole, ad officiare al rito della sua colazione.
Cagliostro ama mangiare in mia compagnia, lui pesca un bocconcino dalla ciotola dei croccantini e poi, dal cucchiaino che io gli porgo, prende un assaggio di cibo umido.
Un boccone per volta, metodicamente in alternanza, attento a non sprecarne neppure una briciola, mentre io gli racconto dei miei progetti della giornata, che sono poi sempre gli stessi di tutti gli altri giorni.
A cambiare è solo il tono della voce, allegra o triste, sommessa o giocosa.
Lui conosce tutta la gamma delle mie tonalità, seppur non ne tiene alcun conto, che quando ha deciso d'imbarcarsi in qualche sua marachella, neppure il tono più minaccioso lo dissuade.

Ma ritornando a questo mio ruvido risveglio, e ai motivi che lo hanno determinato, sono cosciente che qualcosa al mio interno sta di nuovo implodendo, (i motivi ben li conosco e parlarne in questo diario non servirebbe a nulla, se non a crearmi altro caos emotivo) e così dovrò ricorrere a tutte le mie collaudate strategie esistenziali per evitare che accada, o almeno limitarne il fragore.
 Quello che so è che non ho voglia, stamani, né di voci né di presenze.
Ma non posso pretendere che siano gli altri, oltretutto incolpevoli, a rendersi invisibili, così dovrò essere io a diventare incorporea (specialità in cui eccello) per poter scivolare, come fumo, tra le strette maglie di questa giornata, e non permettere a nessuno di potermi anche solo per un momento trattenere.
Marilena