Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

giovedì 30 marzo 2017

Seduzioni di primavera

Ogni cambiamento di stagione sempre, più o meno fortemente, mi destabilizza, influendo soprattutto sul mio umore.
Mi ritrovo a far conti con i punto e a capo e i nuovi codici da decriptare; con la mia immagine allo specchio nella luce cruda del giorno; con le quotidiane scommesse esistenziali e i rilanci sul futuro. Una sorta di bilancio trimestrale entro il quale traccio le linee guida per la nuova stagione (la morale sarebbe quella di mettere a frutto le esperienze maturate per non reiterare magari gli stessi errori, metaforicamente cogliere frutti nuovi da un albero vecchio).

Mi destabilizza nell'umore, e questo è un guaio, che passo, nel giro di un attimo, da stati di esaltazione, da nulla motivati, allo sprofondare nel nichilismo più ermetico.
L'attimo prima farfalla e subito dopo balena.

Un umore così bizzarro mi rende fragile e vulnerabile, preda di me stessa, e per evitare questo sono costretta tutte le volte a reinventarmi, perché necessita fare cambiamenti in un'armadio di vestiti invernali quando fuori spira un vento tiepido che sa già di sabbia di mare.


Scena 2 - La mia camera da letto - Interno giorno
Tende spalancate, la stanza inondata di luce, il letto ancora disfatto, l'armadio aperto ed io in piedi che ne scruto la cavità, scuotendo la testa ed esclamando ad alta voce: non ho niente da mettere!
Tolgo dalla stampella un abito total black e me lo poggio addosso guardandomi allo specchio.
Con gesto deciso lo lancio sul letto, decretando, sempre ad alta voce: troppo nero.
Ne cavo fuori uno rosso, stessa pantomima, stesso inappellabile verdetto: troppo rosso.
Con le mani esploro i tessuti senza neppure guardare dentro, che i miei abiti li conosco a memoria, mi colpisce, però, la mia immagine allo specchio: i capelli in disordine e uno sbafo di rimmel, residuo del non troppo accurato demaquillage della sera prima, a rendere drammatico il mio viso, allora inforco i miei occhiali scuri e nella penombra così indotta mi pare di sapermi muovere meglio.
...soprattutto riflettere.
...soprattutto mediare con me stessa.

Non esiste un colore di stagione, mi suggerisce discreta una voce fuori campo.
Chi è che ha parlato? mi chiedo perplessa, togliendomi gli occhiali e guardandomi intorno, pur certa di esser sola.
Nell'armadio c'è una scala segreta che porta all'antro ma che ora ci sia anche la buca del suggeritore, questa si che è nuova.
...eppoi, stamani, in questa stanza, si fa cinema e non teatro, e non è prevista la partecipazione di un pubblico.
Sono partita con una interpretazione cinematografica, ben diversa da quella teatrale, che se ci fosse stato un secondo attore a recitare con me nella scena dell'armadio, giocando sulla sequenza di battute ironiche e veloci, sarebbe stato l'incipit per una commedia brillante.
...di certo è la mia immaginazione esasperata a farmi questi scherzi.
Allora riprendo dalla scena in cui inforco i miei occhiali da sole e mi predispongo a far luce (gli ossimori...adoro l'unione morganatica che dà vita all'immagine perfetta: due squilibri da cui genera la compiutezza. Gli ossimori sono i pilastri su cui basa la mia esistenza)

Rewind
Avvolgo velocemente il nastro del mio film privato, che non ho tutta la mattina a disposizione, e lo stoppo nel momento preciso in cui indosso gli occhiali e, assolutamente non previsto dal copione, mi ritrovo a fare boccacce allo specchio.
...ed è uno specchio magico quello che riflette la mia immagine ritrovata, quella primaverile, leggera e scanzonata, cosicché il colore che indosserò stamani sarà quello della levità. 
Un colore contagioso che non abbisogna di inutili accessori né troppi artifici: un filo di rossetto e due gocce di profumo, basteranno per sedurre in questa giornata di primavera.
Marilena

lunedì 27 marzo 2017

Power of music

Lascio scorrere il vinile nell'unica attesa del momento che precede l'assolo, quando l'aria per un breve istante diventa vetro e tutto s'immobilizza: battito cardiaco e respiro vanno in apnea.
Un coma vigile che perdura fino a quando il plettro, come una lama affilata, squarcia quel vetro e l'assolo erompe, potente e furioso, come un big bang, a generare nuova forma di vita.

(Amaranta - link fb)


sabato 25 marzo 2017

giovedì 23 marzo 2017

Soundtrack

Tutto pare più sopportabile con la colonna sonora giusta.

(Amaranta - link fb)

Pianificazioni Esistenziali



Pianifico la mia giornata, a voce alta ne faccio partecipe Cagliostro che se ne sta mollemente sdraiato, come un antico imperatore, tra i cuscini del divano, mentre io, come un'ape operaia, mi districo tra le piccole faccende giornaliere.

Non ho voglia di far nulla
Questo confesso a Cagliostro, che mi risponde con uno sbadiglio distratto ed annoiato.

Sullo sfondo della finestra è già pieno giorno, e l'orologio macina minuti ad una velocità impressionante, mentre io mi guardo intorno consapevole della caducità del tempo che mi rende, già definita e consegnata alla storia, l'attimo stesso in cui ho compiuto un'azione.
 Azione a cui ne succederà un'altra che ne determinerà un'altra ancora, e così per tutte le ore a seguire, come fossi a una catena di montaggio dove l'unico imprevisto, nella monotona programmata della sequenza dei gesti, è dato da un bullone che salta.

Eppure sono sempre pronta ad immaginare che qualcosa di magnifico possa accadere, seppur sono consapevole che sempre più si allontana, con l'avanzare degli anni, la possibilità di quello stravolgimento esistenziale, di grande gittata e di lunga durata, su cui ho molto fantasticato
...ecco, questa frase mi fa venire in mente il Barone di Munchausen, sparato a velocità supersonica su una palla di cannone, verso quelle sue improbabili avventure ai confini della realtà.
Lui, però, realmente credeva nelle sue fanfaluche.
Io, invece, ne sono lucidamente consapevole.
...così, mentre il Barone cavalcava la sua palla di cannone, io, viceversa, me la trasporto sulle spalle.
Una notevole differenza!

'fanculo le faccende domestiche, confido a Cagliostro che si degna di aprire un solo occhio, mentre mi osservo allo specchio con i capelli bagnati, penso che avrei bisogno di un nuovo taglio e che la frangia è troppo lunga, e allora prendo le forbici, zac zac zac, tagli decisi e netti, un piccolo capolavoro di geometria: almeno questa l'ho fatta giusta.
...perché la frangia è il mio hijab, il velo che rende impenetrabili i miei pensieri, le mie fantasticherie e i miei strampalati desideri.
Il velo  magico che mi proteggerà dalla luce di questo giorno, cruda e tagliente, come pietra.
Marilena

martedì 21 marzo 2017

Nero su nero

La mia personalità primaverile non ce la fa ad emergere. Così, sotto tono, non rinuncio al nero. Rassegnata a spiccare, in questo primo giorno di primavera, come una rondine in lutto su un fondale troppo azzurro e nubi troppo bianche, passerò la giornata a cercare zone d'ombra dove potermi mimetizzare, passare inosservata, perché da quando è scemata la baldanza dell'immaginazione faccio sempre più fatica a configurarmi con la scenografia del momento. Paradossalmente è sempre stata l'immaginazione a non farmi perdere di vista la realtà, e il mio timore è che io rimanga ora in balia di quei ricordi, per giunta contraffatti, del mio passato, che nonostante gli sforzi non sono riuscita a rimuovere, ma solo potuto falsificare. Un piccolo ordinario passato, ma così gravoso da gestire!

Un ultimo tentativo allo specchio cercando il particolare che stona, il dettaglio da correggere, per almeno fingere una qualche sintonia col giorno, ma nel mio aspetto è tutto così coerente con me stessa, con la donna che realmente sono, che non mi è possibile attuare nessun maquillage. Qualsiasi aggiustamento risulterebbe stonato, non adeguato alla figura che lo specchio riflette, cosicché, mio malgrado, spiccherei ancor di più come elemento invasivo e discordante, a contaminare. E contaminarmi. Così non farò alcuno sforzo di adeguamento, piuttosto darò retta al mio istinto a perseguire le mie necessita: nero su nero.
Marilena

giovedì 16 marzo 2017

Ciak, si gira

Vivo la mia giornata come fossi sul set di un film, dove se non posso cambiare gli scenari posso però scegliermi le battute migliori.

(Amaranta - link fb)

Rhapsody Color

Adoro i film e le battute in bianco e nero, ma non la vita quotidiana.
Per questo la coloro con un po di fantasia.
Pennellate tenui sotto cui s'intravede l'originale, che altrimenti trasformerei me stessa in un inganno.

(Amaranta - link fb)

martedì 14 marzo 2017

Sono la viaggiatrice solitaria di un parallelo a voi invisibile

Perché scrivo?
Perché non posso impedirmi di generare tonnellate di parole che non hanno voce alcuna, destinate a rimaner sospese per l'eternità come nubi in un cielo fittizio di cartapesta,e  a me solo visibili?

Perché scrivo?
Costringo la mia mente a faticosissimi tour de force per far sembrare reale ciò che non è, perché la realtà, quella vera, continuamente mi respinge, mi mette in un angolo, e così non posso fare altro, per non implodere, che immaginare e raccontare, ma sarebbe meglio scrivere, raccontarmi, una realtà parallela dove io sono il cuore da cui genera il tutto.
Dove finalmente esisto.
...esattamente come capita ai prigionieri in isolamento che, per non impazzire, elaborano storie complesse, con nomi date luoghi, per sfuggire al silenzio e alla solitudine, e per non smarrire del tutto la logica del tempo e della ragione.
Paradossalmente la fantasia consente di rimanere ancorati alla realtà.

Perché scrivo?
...pur essendo consapevole che tutto questo ammasso di parole, a cui io mi sforzo di dare una logica, (perché spesso i pensieri mi giungono alla mente informi, come feti prematuri a cui non è stato dato il tempo di svilupparsi completamente, e così spetta a me, e alla mia troppe volte maldestra capacità di riposizionare correttamente gli organi, e alla fine di ogni intervento sempre m'assale la stanchezza del chirurgo, che dopo aver inciso, mutilato e ricongiunto, aspira solo a sogni leggeri, incorporei)) non saranno raccolte da nessuno.
Nessuno alzerà lo sguardo verso quel mio fittizio cielo di cartapesta.
Sono la viaggiatrice solitaria di un parallelo a voi invisibile, per questo destinata a non lasciar traccia.
Marilena



lunedì 13 marzo 2017

Il mio gatto è leggenda


Leggenda si nasce
...eppoi ci sono quelli destinati, a dispetto degli oscuri natali e di nessun indicativo presupposto di una strada verso la gloria, a rimaner nella storia.
Sono quelli nati con l'aura, esplosiva e luminosa, di una supernova.
Esseri speciali che, per affermarsi nella loro indiscussa superiorità, non devono adempiere ad alcuna eroica missione né propagandare alcun rivoluzionario credo.
Né profeti né condottieri, ma semplicemente se stessi.
...non si conformano e non si sottomettono, non scendono a compromessi e neppure troppo si concedono, ma sono i loro umori a generare la luce e il buio sull'intero universo, che non va configurato con la vastità del pianeta, terra mare cielo, elementi ampiamente esplorati e per questo facili da gestire, ma con le assai più complesse ed insondabili iperbole dell'esistenza, dalle quali origina la smisurata, nebulosa gamma, dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni.
Il mio gatto è uno di questi.

Le origini
Nato a Napoli, Cagliostro ha avuto molte madri prima di giungere a me: la madre che gli ha dato la vita; la madre che lo ha protetto, accudito e dato asilo; la madre che si è prodigata per favorirne l'adozione; la madre, infine, che me lo ha messo tra le braccia.
Perché sono state, prima ancora che le mie, le braccia di queste altre madri, generose e solidali, a fargli da culla.
L'appartenenza, sia pur temporanea, a tutte queste donne, lo ha gratificato di un carattere felice, indipendente e spontaneo, esuberante e giocoso e, all'occorrenza anche  irriverente, mai contraffatto o camuffato, come è naturale che sia quello di un innocente che nella vita ha conosciuto solo amore, e del tutto inconsapevole delle brutture di quel mondo di cui ha miracolosamente schivato il baratro perché protetto d'amorevoli braccia.

Cronache romane
Cagliostro così è entrato nella mia vita come un vento benefico e salvifico: modificandola, incasinandola, stravolgendola.
Vivificandola
Magnificandola.
Responsabilizzandomi, perfino, ma soprattutto restituendomi alla complicità del gioco e della condivisione.
Protagonista delle mie giornate, è lui il mio entusiasmo, la mia energia e la mia ispirazione, entrando così di diritto nel mio mondo, che va annusando ed esplorando con l'infaticabile eccitazione dei cuccioli, e coinvolgendo anche me in quelle sue straordinarie perlustrazioni, dove io, con la meraviglia di una bambina, scopro l'inedito in quello che fino a ieri consideravo noto.
...ed ecco Wonderland materializzarsi sempre più nitida all'orizzonte.
Sempre più vicina.

Raccontare una leggenda
Diffondere una leggenda, come questa del mio gatto, non è certo opera facile in quest'epoca brutale, dove gli eroi proposti sono palesemente finti, palesemente imitativi: semidei  tatuati e pompati di muscoli e di tette, in versione catto/kamasutra; ribelli, anarchici e rivoluzionari, avanguardie e trasgressivi, schierati nello stesso copia incolla; bad girls, strafottenti, in outofit di ordinanza e il dito medio in primo piano.
...e sullo sfondo, stivali chiodati e mazze ferrate, ecco avanzare i cazzutissimi guastatori del nulla.

Ora, converrete con me, che trovare in tutta questa demenza compulsiva uno spazio per raccontare le gesta del mio gattino, è impresa davvero ciclopica.
Il mio primo istinto, davanti a tanto catastrofismo, è stato quello di dire 'fanculo la leggenda, perché questo piccino miracolosamente salvato da una fine prematura, e con dedizione posto dalle sue madri in sicurezza, non può nuovamente esser messo a rischio, sia pur solo in una metafora letteraria, che lo vede protagonista di questo scontro impari, come fu al tempo quello leggendario fra Davide e Golia.
...ma poi mi rassereno, confidando nelle nostre reciproche autenticità (la mia di narratrice e la sua di felino), che è pur noto che la vittoria nelle dispute non sempre è determinata dalle forze messe in campo ma, piuttosto, dalle tattiche adottate e dalle raffinate intuizioni.
Qualche chance, infine credo che l'abbiamo, contando sulla sua comprovata agilità e prontezza di riflessi, scatti, fughe e capriole, e affilatissimi artigli, in sinergia ad una mia recente ritrovata capacità di neutralizzare certe subdole insidie, direi che l'impresa non si prospetta poi così estremamente a noi sfavorevole, seppur sensato è non sovrastimare noi stessi e sottovalutare l'avversario.

Puntiamo ad una vittoria sicura, pianificata in ogni singolo dettaglio, sulla base delle teorie propugnate dal generale e filosofo cinese Sun Tzu, nel suo trattato "L'arte della guerra":
 Nell'operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si da battaglia. Nell'operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la vittoria.
Marilena



domenica 12 marzo 2017

Cautele Esistenziali

Cautelativamente tenuto sotto stretto controllo, l'entusiasmo del pessimista quasi mai risulta essere contagioso.

(Amaranta - link fb)

sabato 11 marzo 2017

Il mio gatto è social

Perché bere e guidare quando puoi fumare e volare?
(Bob Marley)

Conte Cagliostro del Vlad
ph - Cristiana Manuppelli


giovedì 9 marzo 2017

martedì 7 marzo 2017

Donne sempre...non solo l'8 Marzo

Donne non si nasce, lo si diventa.
(Simone de Beauvoir)

ph - Sally Mann

Yin and Yang cats (cap. 2)


Due giorni di appostamenti sono serviti a Cagliostro per studiare la nuova arrivata ed elaborare una strategia per riportare le cose nel loro giusto ordine, perché la piccola Ginevra, bisognosa di affetto e di rassicurazioni, s'è trasformata nella mia ombra.
Le piace stare in braccio, essere accarezzata e vezzeggiata, cose che invece Cagliostro non ama troppo, concedendosi alla mia tenerezza nei momenti da lui stabiliti, quando mi viene a cercare con la coda svettante, scettro imperativo della sua indiscussa sovranità a cui io, perdutamente innamorata, mi piego.
Ora, però, c'è questa nuova intrusa che s'aggira nei territori della casa e del mio cuore, e due giorni sono stati più che sufficienti a rendergli chiara la situazione: quella smorfiosa conosce alla perfezione l'arte della seduzione, e magistralmente se ne serve per perseguire oscure trame di detronizzazione.
Ma se la bianca regina conosce l'arte dell'irretimento, lui è maestro in quella altrettanto antica dei giullari, che mette in scena, con indiscusso successo, quando vuole ottenere qualcosa o farsi perdonare.
Eccolo allora esibirsi in spettacolari piroette, improvvise virate, acrobatiche capriole e spericolate acrobazie, tutte inscenate con la temerarietà dell'uomo ragno e la  grazia suprema di un ballerino del Bolshoi
...e il finale è sempre lo stesso: pancino all'aria, miagolii soffusi, leccatine e piccoli morsi.
Ed io, in visibilio, felice di ottemperare ogni sua richiesta.
Disposta a perdonare ogni sua intemperanza.

Cagliostro, da buon stratega, ha capito che competere con Ginevra adottando gli stessi suoi metodi, quelli delle coccole a gogò e del tête-à-tête, sarebbe uno snaturamento che non lo renderebbe credibile ai miei occhi, minandolo  nella sua interpretazione vincente, quella del "bello e impossibile", pervenendo, in base a queste considerazioni, alla conclusione che la femmina da irretire non sono io, ma la bianca regina Ginevra.
Sa benissimo, il piccolo Conte, che il mio è un amore fortemente consolidato e altrettanto fortemente collaudato, a prova di distruzione ninnoli e lacerazione tende, quindi è la smorfiosetta felina che va neutralizzata.

Dopo i due giorni d'anacoreta trascorsi sul ripiano più alto della credenza, mimetizzandosi, all'occorrenza, dietro il rigoglioso pothos che cresciuto a dismisura ha offerto riparo da giungla al soldato provato, e  la privacy necessaria allo stratega per elaborare il suo piano, ora è per lui giunto il momento di agire
...ed ecco che anche in questo frangente il pothos amico si è dimostrato pure un valido alleato nella realizzazione dell'appena elaborata strategia, minimal, ma assolutamente raffinata nella sua semplicità, comprensiva perfino di quel lato romantico a cui  tutte le femmine, di qualsiasi razza, sono sensibili.

...così io e Ginevra siamo entrate in cucina ad espletare una delle tante faccende della quotidianità (ormai inseparabili, operiamo in sinergia), quando dall'alto è piovuto un rametto di pothos, con precisione millimetrica a pochi passi dalle zampette della bianca regina, un improvviso segnale di stop davanti al quale si è fermata stupita, accompagnato da un modulato miao (un tono di miao che a me giungeva nuovo) e poi la planata improvvisa, acrobatica ed elegante, di Cagliostro, che io pensavo pronto a tagliarle la strada, ad impedirle di avvicinarsi a me,  ma invece eccolo galantemente spingere verso di lei il tralcio reciso del pothos, come fosse un gambo di rosa o un ramo d'ulivo, una cavalleresca offerta di resa, non per vigliaccheria o stanchezza (seppur immagino che si sarà ben rotto le scatole di quel suo esilio sulla credenza) ma come donchisciottesco gesto di resa alla bellezza e alla grazia della bianca regina. (a tal proposito, però, nutro qualche dubbio, che questo piccolo zingaro ne conosce una più del diavolo, eppoi, seppur teatralmente inscenata, fa parte di quel suo collaudatissimo repertorio col quale gratifica anche me, per cui avrà pensato: se ha tanto successo con la femmina umana perché non dovrebbe con quella felina?).

Un'offerta così romantica neppure una regina la può disdegnare,
...e  ora Ginevra ha occhi solo per lui.

lunedì 6 marzo 2017

Yin and Yang cats (cap 1)



L'Imperatrice Camilla mi telefona tutti i giorni, alla stessa ora, per assicurarsi che Ginevra stia bene e non mi arrechi troppo disturbo. 
Queste telefonate seguono uno schema fisso assurto a rituale a cui affettuosamente non mi sottraggo, a beneficio soprattutto della piccola Desirée, inconsolabile per l'abbandono forzato di Ginevra.
Cosi, dopo il rassicurante scambio d'informazioni tra me e Camilla, il telefono passa nelle mani della bimba alla quale snocciolo, con dovizia di particolari, un dettagliato rapporto sulle mirabolanti imprese della sua gattina.
...ovviamente omettendo quei piccoli fatti che potrebbero causarle ansia perché lei, data la sua giovanissima età, non riuscirebbe correttamente ad elaborare, come ad esempio, gli incontri/scontri iniziali con Cagliostro 

Eh si, perché i due blasonati felini apparentemente mal si sopportano, essendo entrambi stati allevati come gatti unici, non sono abituati alla coesistenza con altri mici, perché padroni assoluti della casa e del cuore dei loro sudditi umani.
A dir la verità, quando Ginevra ha fatto il suo ingresso in casa, Cagliostro, riconoscendo in lei un suo simile, un circospetto, discreto approccio, lo ha tentato, sdegnosamente però da questa respinto.

Il piccolo Conte, al pari di quelli della sua specie, è molto orgoglioso, seppur in lui alberga la fiammella di quella ironia napoletana che prontamente stempera il dramma in commedia e, all'occorrenza, in farsa, e così per qualche tempo si è limitato ad un compunto, distaccato studio, della nostra ospite, posizionandosi sulla parte alta di una credenza, da cui si avvale di un ampio, aereo raggio esplorativo.
Sentinella attentissima e paziente, è appostato in quella sua garitta virtuale da due giorni, discendendone solo per andare alla lettiera, che per gli approvvigionamenti alimentari me ne sono già incaricata io, trasferendo sulla credenza ciotole e piattini colme di cibo e di acqua bastanti a sfamare una super affollata colonia felina.
Dal canto suo, però, anche Ginevra non lo perde mai di vista, lanciandogli dal basso occhiate intimidatorie, seppur la ritirata tattica di Cagliostro le ha dato modo di esplorare con più agio l'intera casa, odori sapori rumori, e tracciare una mappa, visiva e mnemonica, di angoli, anfratti e vie di fuga.
L'ho vista perplessamente affascinata dal terrazzo, che le deve esser parso puerile e spoglio se paragonato al rigoglioso giardino pensile della sua dimora abituale.
L'ho accompagnata in questo suo giro d'ispezione, discretamente tenendomi qualche passo indietro, per accertarmi che avessi ben neutralizzato ogni possibile pericolo e reso sicuro ogni accesso.
La bellissima Ginevra, (purissima gatta d'angora turca, come attesta il suo pedigree), non mi disdegna di strusciatine e fusa, cercando nelle mie braccia conforto, tenerezza e rassicurazioni circa la brevità di questo suo esilio.
E' come una bimba spaurita, catapultata d'improvviso in un mondo a lei sconosciuto, non ostile ma estraneo, e a cui dovrà  forzatamente abituarsi, seppur un periodo breve.
...anche se certe attese brevi non paiono mai.

sabato 4 marzo 2017

giovedì 2 marzo 2017

Il peccaminoso profumo dell'innocente rosa ibrida.

Cagliostro ed io siamo stati chiamati a far da baby sitter a Ginevra, la gattina bianca di Desirée, la figlia minore dell'Imperatrice Camilla, in viaggio per un periodo di tempo non ancora determinato.

La gatta Ginevra deve il suo nome alla città Svizzera dove in quel periodo l'Imperatrice risiedeva e dove Desirèe è nata. Ma anche gli altri due figli di Camilla sono nati all'estero, Christopher, il maggiore, a Londra, Alexis, invece, ad Atene: l'Imperatrice dai suoi viaggi esteri non importa souvenir ma figli.
Ma nello specifico non c'è nessun figlio in arrivo, né altri ce ne saranno, puntualizza lei, facendomi dono dello splendore del suo sorriso.
Mai vista così radiosa, l'Imperatrice, ora che si sono dissolte le minacciosi nubi che incupivano sul suo matrimonio e l'armonia ristabilita, così che tutte le lacrime da lei versate si sono, per un miracolo d'amore, trasformate in pioggia benefica e ristoratrice, da cui sono germogliati miriadi di fiori delle specie conosciute, ma anche di nuove.
Enormi bouquet hanno così invaso gli atri della sua casa, sbocciando negli angoli più impensati.
Camilla, ridendo, mi ha confidato di averne trovato uno anche nell'armadio: un mazzo di rose ibride dai colori da postribolo e il profumo stordente, castamente avvolte in un tulle da sposa.
- Così ora tutti i miei abiti odorano di peccato -

Tutto in lei risplende di gioia innocentemente sessuale: la pelle, gli occhi, la bocca, i capelli.
Rivestita da capo a piedi di una bellezza nuova e spontanea, di cui lei è inconsapevole e che non si premura d'imbrigliare, come ha sempre fatto, per evitare una sovraesposizione eccessiva di se stessa.
Al contrario di tante donne bellissime, Camilla, la sua bellezza non l'ha mai ostentata, come se questa sua sensuale, botticelliana femminilità, anziché esaltarla la intimorisse, trovando un onesto riparo nella sobrietà del bon ton.
Ma nonostante tutti questi accorgimenti la sua femminilità prepotente erompe dai rigorosi tailleur di ottima fattura e dai colori castigati, dai gioielli discreti e dal trucco leggero.

Questa donna spettacolare avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi, ma non lo ha voluto, ha scelto un solo uomo e a lui si è immolata
...eppoi lui l'ha tradita.

Come si può tradire l'amore e la bellezza?

- Lo hai davvero perdonato? -
- Si, altrimenti non sarei potuta rimanere con lui -

Parole semplici, senza alcun arzigogolo filosofico da interpretare.
Parole che mi scaldano il cuore, anche se io quel suo marito fedifrago, invece, so che non riuscirò mai a perdonarlo.
Ma questo non glielo dico, anche se so che lei lo intuisce.

- Se ci sono riuscita io, Mari, puoi riuscirci anche tu. -
E mi schiocca un bacio sulla guancia.
Un bacio che profuma di rosa ibrida.

...eppoi è partita, tirandosi dietro una recalcitrante Desirée che non voleva staccarsi dalla sua gattina e, tra le lacrime, la implorava di lasciare anche lei con la zia Mari.

- Lascia anche me, mamma, prometto che farò la buona e non darò fastidio. Ti prego zia, per favore, diglielo anche tu! -

Camilla, invece, pragmaticamente non mi ha dato il tempo di dire nulla, ben sapendo che avrei appassionatamente perorato la causa della piccola.
...e così ora sono nella duplice situazione di perdonare (il marito di Camilla) e farmi perdonare (dalla piccola Desirée).

E mentre penso a tutto questo stringo al petto Ginevra, morbido gomitolo bianco, che dorme pacifica, appallottolata tra le mie braccia, immune dal peccaminoso profumo dell'innocente rosa ibrida.