Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

giovedì 25 maggio 2017

Inguaribili Sognatori

Io e il mio gatto siamo inguaribili sognatori.
Entrambi abitiamo la notte.
 Entrambi rincorriamo le stelle.

(Amaranta - link fb)

mercoledì 24 maggio 2017

Esigenza Personale

Ho liberato la mia scrittura dalla presunzione del genio riconducendola a mera esigenza personale, ed ancora ci ho ritrovata intatta tutta la mia passione.

(Amaranta - link fb)


venerdì 19 maggio 2017

In me

In me, la fragilità della rosa e la crudezza della spina
...all'audacia delle tue dita la pienezza del raccolto.

(Amaranta - link fb)


giovedì 18 maggio 2017

Red (cap 2)

Henry Chinaski, eccolo emergere dal buio più fitto dove lo aveva relegato molto tempo fa, sperando di non sentir più parlare di lui.
Ma dal mondo remoto delle ombre sottili, uomini come lui non fanno fatica a riemergere, a loro piacimento, così abili a lasciar indelebili segni del loro caotico  passaggio perché c'è sempre qualcuno, in questo strampalato mondo, che si pone sulle loro tracce, qualcuno pronto a raccoglierne l'eredità e, se possibile, moltiplicarne perfino i geni.

 - Cos'ha a che fare, Chinaski, con quel vestito? -
Chiedo senza voltarmi, perché ho paura di vedere, come allora, nei suoi occhi la fiammella della follia, mentre il cuore ha iniziato a martellarmi forte nel petto, amplificando il suo battito fino alle tempie.

M - Cos'ha a che fare Chinaski con quel vestito? -
A - E' un suo regalo -
M - Un regalo...non è il tuo compleanno -
A - Come sei schematica, Mari. Non c'è bisogno di una ricorrenza per fare un regalo -
M - Certo che no, ma questo non vale per gli irrecuperabili come Chinaski. Cosa vuole da te? -
A - Sei prevenuta. Uno dei motivi per cui sei sola. Sei tu l'irrecuperabile -
M - Era sparito, Perché si è rifatto vivo dopo tutto questo tempo? -
A - L'unica a crederlo sparito eri tu, Mari. Perché quando ti convinci di qualcosa, quel qualcosa diventa definitivo, la tua unica verità, In realtà, io e Henry, in questi tre anni siamo rimasti sempre in contatto, e ora abbiamo deciso di rivederci. Dov'è la stranezza? -
M - Detto così... la strana sembro io, ma anche tu sai che le cose non stanno proprio in questo modo -
A - Ok, allora dimmelo tu come stanno le cose. Devo ricordarti del tuo tentativo, per altro fallito, di sedurre Bukowshi al solo fine di cancellare questo capitolo dalla vita di Chinashy? Ma Charles se n'è guardato bene, lui è uno spirito libero vero e lascia liberi anche gli altri, al contrario di te che devi sempre avere il controllo della situazione, e così maniacale che devi incasellare tutto e nettare dalle sbavature. La tua creatività si riduce a dipingere le gabbie dei pettirossi, senza trovare il coraggio di spalancarle "che altrimenti, povere anime, si smarrirebbero, o non avrebbero da mangiare, o sarebbero mangiati, o impallinati da qualche cacciatore, o fulminati dai cavi elettrici delle linee aeree, o qualsiasi altra apocalisse la tua mente sia in grado di partorire per lasciare le cose come stanno. Le tue gabbie hanno colori incredibili, peccato, però, che rimangano sempre chiuse. Tu sei l'angelo della morte, Mari! -

Mi giro inviperita per risponderle a tono e la vedo con l'abito indosso,
L'abito più bello sulla faccia della terra indossato dalla donna più bella sulla faccia della terra.
La guardo e le parole lasciano il posto a lacrime di commozione. E di orgoglio.

- Sei bellissima - Riesco solo a dire
Lei mi viene vicina e mi abbraccia sommergendomi nei chilometri di tulle del suo abito fiabesco.

- Come hai fatto ad entrarci? - Domando ridendo
 - Non è stato poi così difficile -  Mi porge un bigliettino vergato  rosso e con grafia anarchica

"My dear, you've come into my heart a little bit at a time, and now that you're all over, I'll keep you forever with me.
The secret of the dress is the same as my heart.
Henry"

- Traduci, per favore, che non conosco l'inglese - Chiedo confusa
Amaranta, allora, traduce per me

"Mio cara, sei entrata nel mio cuore un p' alla volta, e ora che ci sei dentro, ti terrò per sempre con me.
Il segreto del vestito è lo stesso del mio cuore.
Henry"


- L'abito è composto da diversi strati, lo si indossa un pezzetto per volta e, alla fine, ci sei dentro - Mi confida complice

...come dentro al suo cuore.
Concludo per lei.



>

mercoledì 17 maggio 2017

Red (cap 1)

Vestita di un abito chiaro e a piedi nudi, in compagnia di  Cagliostro che, controvoglia a dire il vero, sfoggia sulla coda, in onore della primavera, un vistoso nastro turchese, siamo in visita all'antro, seppure in un'ora inopportuna perché di certo tutti staranno ancora dormendo.

Ma non è così.
Dietro i vetri della finestra c'è Amaranta, tazzina di caffè in una mano e cigarillo nell'altra, totalmente immersa nei suoi pensieri, non s'avvede della mia presenza se non dopo il mio lancio di un sassolino contro la persiana.
Allora spalanca la finestra e, sporgendosi a salutarmi, m'invita ad entrare in casa

- Hey, Mari, sali, presto, ho qualcosa da mostrarti -

M'incuriosisce, però, questo suo entusiasmo mattiniero, perché di solito lei carbura molto tardi e tanto meno è incline alle confidenze.
Così entriamo, Cagliostro ed io, accolti dalle fragranze del caffè e del cigarillo...e da un'Amaranta insolitamente sorridente a quell'ora del mattino.

Mi trascina così in camera sua che, seppur ancora avvolta nella penombra, noto un grosso involucro
sul letto.

- Cos'è... il cadavere di qualcuno? - domando con qualche ansietà
- No, il contrario, invece: è la resurrezione di qualcuno - risponde criptica

Temo sempre questo genere di risposta quando è Amaranta a darla, perché posso solo presagire che si tratterà sicuramente di una catastrofe imminente, della quale, però, non mi è subito possibile quantificarne le dimensioni.
La mia alter sorellina è oltretutto dotata di un humor terrificante, e quindi non mi riesce mai di capire a primo acchito di cosa diavolo stiamo parlando.

- Ok. Amaranta, ti prego, illuminami...e non solo in senso metaforico, che fuori è già giorno e qui dentro, invece, siamo in pieno crepuscolo -
Ma non faccio in tempo a finir la frase che Cagliostro si precipita con la furia di un kamikaze sul grosso involto, talmente veloce che nessuna di noi due ha il tempo di fermarlo.
...ed evitare la tragedia che tra meno di un secondo ci coinvolgerà tutti.

Così, mentre io annaspo nel buio cercando di bloccare Cagliostro entusiasticamente lanciato all'arrembaggio dell'involucro, che di mollare la presa non ne vuole proprio sapere, eccitato dal gioco e consapevole della sua agilità felina, supremazia con la quale non posso certo competere,  producendosi in acrobazie sperimentali con la sfacciataggine irridente di un clown, cosicché quando finalmente credo di averlo afferrato mi ritrovo, tra le mani, solo il nastro turchese, quello legato alla sua coda, mentre lui si eclissa nell'attimo stesso in cui la luce del giorno inonda la stanza.

- Cazzo, Mari, ma devi sempre portartelo dietro quel gatto pestifero? Guarda cosa ha combinato!
E con la mano indica un oceano spumoso di tulle rosso trasbordante dal letto, chilometri di onde che dilagano in rivoli a lambire il pavimento come una soffice, irreale, schiuma vermiglia: l'abito più fantastico sulla faccia della terra.

- Non startene lì imbambolata, Mari, aiutami a controllare che il tuo gatto non l'abbia danneggiato -
Mi esorta aggressiva, mentre s'accinge a ripulire, impaziente e nervosa, quell'abito irreale, dai brandelli residui di quella carta velina di cui Cagliostro ha fatto scempio.

Stupita, immergo le dita in quella fiabesca spuma di tulle, pregando tutte le divinità, monoteiste e politeiste, che non ci siano strappi a deturpare quella meraviglia che le mie mani toccano, ma che i miei occhi, ancora increduli, dubitano sia reale.

Così, io e Amaranta, da angoli opposti, con grande attenzione controlliamo e valutiamo l'integrità del tessuto, e se non si rilevano anomalie, lei me ne fa partecipe con teatrali sospiri di sollievo ed io, invece, con sommessi ma udibilissimi "bene".
Un lavoro impegnativo.
Lungo e certosino.
Snervante.

A - Smettila di dire "bene" -
M - E tu finiscila di sospirare -

Così ricominciamo a battibeccare, anche se io non voglio indisporla, riconoscendole tutte le ragioni, e non è neppure colpa di Cagliostro, ma solo della mia distrazione, che conoscendo benissimo la propensione piratesca del mio gatto agli arrembaggi, avrei dovuto non farlo entrare in questa stanza.
...eppoi non voglio litigare con lei perché voglio sapere la storia di quest'abito fiabesco, sul come/dove/quando è arrivato nell'antro.
Ma soprattutto il perché.

- Ho fastidio agli occhi...tutto questo mare di rosso, quasi non vedo più nulla - Butto lì, con tono distensivo
- Hai pure il coraggio di lamentarti? Fossi in te starei zitta! - Ribatte, niente affatto conciliante -
- Hai ragione, colpa mia, ti chiedo scusa. Per fortuna non ci sono danni...almeno sul mio versante -
E stavolta sono io a lasciarmi finalmente andare ad un liberatorio, teatralissimo, sospiro di sollievo.

 - E sul tuo? - Chiedo titubante
- Sul mio... cosa? - Risponde nervosa
- Riscontrato danni sul tuo versante? - Domando preoccupata
- No - La sua risposta coincisa

M - Possiamo parlarne? -
A - Di cosa? Mi hai già chiesto scusa. Finiamola qui -
M - Parlare dell'abito, intendo -
A - Non ho voglia di raccontarti niente -
M - Questo è l'abito più bello del mondo, è giusto che l'abbia tu -
A - Non cercare di blandirmi. Lo sai che non funziona -
M - Nessuna sviolinata. Mi conosci anche tu e sai che non amo adulare -
A - Tu vuoi la storia dell'abito per scriverci poi un racconto. Mi sento fagocitata! -
M - Mi eri sembrata entusiasta di mostrarmelo -
A - Mostrare e basta -
M - Ok., come vuoi -

Non ho voglia di discutere, e posso benissimo inventarlo io un racconto su quell'abito.
Di fantasia abbondo ma è di pazienza che in questo momento difetto, e così per non inasprire ulteriormente la situazione decido di togliere il disturbo, quando la voce di Amaranta, in atto di sfida, mi gela sulla soglia, pronunciando un nome: Henry Chinaski


martedì 16 maggio 2017

Quel che resta del giorno

Meno male che questa giornata volge al termine.
Ho esaurito le energie.
E le munizioni.
E la disponibilità ad intavolare armistizi.

(Amaranta - link fb)

lunedì 15 maggio 2017

Ma ci sarà mai un finale?


Una mattina, questa, che all'apparenza non ha nulla di diverso da tutte le altre: l'attrice, la scenografia e la  trama, sono quelle consuete di una piece, sempre la stessa, che va in scena da anni.
Anche il mio pubblico immaginario non sembra diverso: gli spettatori sono sempre gli stessi, attenti e rigorosi, seduti composti su scomode seggioline,mentre silenziosamente, e pazientemente, continuano ad attendere quel fenomenale colpo di scena che romperà la monotonia di questo interminabile soliloquio, e concederà loro la possibilità di un applauso liberatorio.
...qualunque sia il finale.

Ma ci sarà mai un finale?
Chiedo rivolta al mio pubblico immaginario.
Questa battuta estemporanea gela gli spettatori
Sarebbe stata un'ottima battuta se impostata col tono giusto, avrebbe spalancato inediti scenari, entusiasmato e non deluso, se solo quel punto di domanda lo avessi posto come un probabile si invece di un sicuro no.
...o almeno dare l'illusione.

Ma ci sarà mai un finale?
Ripeto la battuta cercando di sottintendere che si, ci sarà un finale, e sarà uno di quelli che vale la pena della fila al botteghino, dei soldi del biglietto e delle scomode poltroncine.
Glielo devo, al mio pubblico immaginario.
Marilena


sabato 13 maggio 2017

giovedì 11 maggio 2017

La parola addio

E' sempre crudele la parola addio, anche quando viene detta in un sussurro, quasi con dolcezza, per mitigare la ferita di quell'improvvisa mancanza d'amore.
E' sempre crudele la parola addio.
Ancor più crudele quando a pronunciarla siamo noi.

(Amaranta - link fb)


venerdì 5 maggio 2017

La mia idea di Paradiso

La mia idea di Paradiso è talmente semplice da sembrare banale: un viale alberato sotto un cielo quasi estivo, intenso profumo di prato, un piccolo caffè all'aperto, noi due seduti a parlare.
Poi lui mi sfiora la bocca con un bacio leggero.
Ed io chiudo gli occhi.
Chiudo gli occhi e tutto ricomincia: il viale alberato sotto un cielo quasi estivo, intenso profumo di prato, un piccolo caffè all'aperto, noi due seduti a parlare.
Poi lui mi sfiora la bocca con un bacio leggero.
 Ed io chiudo gli occhi.
Chiudo gli occhi e tutto ricomincia.
Per l'eternità.
Marilena

giovedì 4 maggio 2017

Nonsenso

Mi guardo intorno
Faccio cose
Vedo gente
Agisco
Interagisco
M'incazzo
M'innamoro
M'appassiono
Inciampo in me stessa
Cerco un senso a questo gran casino
Lo trovo
Lo perdo
Dubito di averlo mai trovato
Dubito che ci sia.

(Amaranta - link fb)

martedì 2 maggio 2017

Un ruvido risveglio

Un ruvido risveglio nel cuore della notte, interamente trascorsa con gli occhi fissi alla finestra e al quadrato di cielo che mai si decide ad albeggiare.
Al primo chiarore sono già in cucina a sorseggiare un caffè irrimediabilmente amaro, nonostante gli svariati cucchiaini di zucchero che hanno notevolmente fatto alzare il livello del liquido all'interno della tazzina e, probabilmente, anche il mio tasso di glicemia.

Fuori è Maggio, mentre io sto cercando il freddo Dicembre e il calore di una casa abitata, nonostante Cagliostro si stia prodigando a creare scompiglio, come ormai è sua abitudine, per rendere imprevedibili i miei risvegli, ruzzolandomi tra i piedi, rovesciando a terra piccoli oggetti o minacciando la scalata delle tende, e quando infine prende atto della vanità di questi suoi tentativi, si ferma al centro della stanza a miagolare sommessamente, fissandomi con uno sguardo da orfano a cui proprio non posso resistere.

- Avrei dovuto chiamarti Charlie Chaplin, attore nato, ecco cosa sei - Gli dico ridendo
Lui mi guarda coi suoi immensi occhi color di foresta e la splendida coda dritta, poi maestoso mi guida verso l'angolino delle ciotole, ad officiare al rito della sua colazione.
Cagliostro ama mangiare in mia compagnia, lui pesca un bocconcino dalla ciotola dei croccantini e poi, dal cucchiaino che io gli porgo, prende un assaggio di cibo umido.
Un boccone per volta, metodicamente in alternanza, attento a non sprecarne neppure una briciola, mentre io gli racconto dei miei progetti della giornata, che sono poi sempre gli stessi di tutti gli altri giorni.
A cambiare è solo il tono della voce, allegra o triste, sommessa o giocosa.
Lui conosce tutta la gamma delle mie tonalità, seppur non ne tiene alcun conto, che quando ha deciso d'imbarcarsi in qualche sua marachella, neppure il tono più minaccioso lo dissuade.

Ma ritornando a questo mio ruvido risveglio, e ai motivi che lo hanno determinato, sono cosciente che qualcosa al mio interno sta di nuovo implodendo, (i motivi ben li conosco e parlarne in questo diario non servirebbe a nulla, se non a crearmi altro caos emotivo) e così dovrò ricorrere a tutte le mie collaudate strategie esistenziali per evitare che accada, o almeno limitarne il fragore.
 Quello che so è che non ho voglia, stamani, né di voci né di presenze.
Ma non posso pretendere che siano gli altri, oltretutto incolpevoli, a rendersi invisibili, così dovrò essere io a diventare incorporea (specialità in cui eccello) per poter scivolare, come fumo, tra le strette maglie di questa giornata, e non permettere a nessuno di potermi anche solo per un momento trattenere.
Marilena

venerdì 28 aprile 2017

Darkness

Le ombre più buie sono quelle visibili nel riflesso degli specchi.
... non esiste buio se davvero si vuol vedere.

(Amaranta - link fb)

lunedì 24 aprile 2017

Le ombre più buie sono quelle visibili nel riflesso degli specchi.

Per riprendere il filo di un racconto, senza fare troppa retro storia, bisogna ritornare ad un punto d'avvio, una virgola all'interno di una frase situata all'interno di un paragrafo situato all'interno di un capitolo.
Un intrigo di fili da dipanare da cui scegliere il capo buono per ricompattare la matassa senza doverla, però, ricomporre tutta di nuovo.
...un'idea di matassa, perché quasi sempre il racconto vero si svolge dentro di noi, quando sentimenti,  dialoghi ed azioni, contrastano con ciò che al momento stiamo mettendo in scena.

Il racconto/romanzo, quello materialmente scritto, ci fornisce, invece, la possibilità del completo disvelamento del nostro io, potendo imputare, quando la situazione lo esige, alla fantasia gli eccessi della trama, dove crudemente ci riveliamo.
Perché anche il racconto più inverosimile, il più fantastico, reca le inconfondibili tracce del nostro dna: le stimmate dello scrittore.
Ecco quindi perché la scrittura è liberatoria e trova un suo postivo riscontro anche come strumento terapeutico.
...e di questo, personalmente, ne posso dare testimonianza.

Scrivere. Scrivere. Scrivere.
Per me è stato uscire dalla mia zona d'ombra più buia e poter vomitare il mio malessere esistenziale davanti agli occhi del mondo.

"Non sono io che vomito, è la protagonista del mio racconto."
Mi premuravo di rassicurare chi mi conosceva per prevenire il solito mantra del "ti stai mostrando troppo" con la variante del "chi legge chissà cosa penserà di te", alimentando in me altri sensi di colpa e vanificando, spesso, la terapia.

Le ombre più buie sono quelle visibili nel riflesso degli specchi.
... non esiste buio se davvero si vuol vedere.
...perché in quel "ti stai mostrando troppo", io ci ho letto la determinazione di non volermi vedere nel momento in cui non mi svelavo solo agli occhi del mondo, ma ai loro stessi.

...o nella migliore delle ipotesi  questo mio disvelamento è stato letto come un egocentrismo estremo, atto più a danneggiarmi che a rivalutarmi.
...perché ci soffermiamo più sulle persone marginali alla nostra vita, incuriositi, stuzzicati, affascinati, attratti, oppure respinti, e non guardiamo con la stessa attenzione chi, invece, ci sta da sempre vicino.
Ma forse è proprio questo l'inganno: la famigliarità.

 E' frettolosa, distratta e svogliata la famigliarità, per questo ci rende alla fine supponenti ed estranei gli uni agli altri.
Impazienti di prendere le distanze
Resettando perfino i ricordi, se fanno troppo male.

Anch'io, un tempo non troppo remoto, ho messo distanze e rimosso ricordi, anche se non è servito a placare il dolore, ma a quel tempo non avevo coscienza dell'inutilità e crudeltà delle mie scelte.
Nessuna consapevolezza.
E non lo affermo, con forza, solo per discolparmi.
...così ho vissuto relazioni all'interno della mia famiglia come un fardello opprimente e doloroso, da cui dovevo sottrarmi per avere una possibilità di salvezza, o così mi pareva, e non ho avuto la pazienza, e la determinazione, di riflettere e capire che in quel fardello c'era una richiesta di aiuto, o di perdono, mal posta perché espressa con la paura di un rifiuto, che l'orgoglio, quando esiste da entrambe le parti, è un sentimento deleterio e vanificante, atto a rendere irrisolvibili  incomprensioni che forse, con una maggiore empatia, non si sarebbero rivelate tali.

Ora è fin troppo facile dire che se mi fosse data una seconda possibilità colmerei quelle distanze, quei silenzi e quei vuoti, e saprei come farlo, che la vita mi ha insegnato la strada e la pratica.
Ora che non ho più paura di guardare il buio riflesso dagli specchi.
...oggi, che è troppo tardi ieri.
Marilena

venerdì 21 aprile 2017

Ai fini della sopravvivenza

Forse, a torto, ci crediamo unici.
O forse lo siamo davvero.
Ma siamo autorizzati a crederlo, ai fini della sopravvivenza.

(Amaranta - link fb)

giovedì 20 aprile 2017

Necessità Esistenziali

Di due sole cose davvero necessito nella vita: del mio gatto e del mio computer.
...perché per esistere compiutamente si ha bisogno di un cuore e di una memoria.

(Amaranta - link fb)


mercoledì 19 aprile 2017

Scintille di luce

Le cose più difficili le sto facendo ora che gli anni non sono  più dalla mia parte.
...col tempo che scorre veloce, tracimando sensazioni e ricordi in un indistricabile viluppo d'alghe, che sa di mare e di naufragi, cosicché mi riscopro a percepire le emozioni di un tempo lontano come fossero quelle del presente, generando caos in questa me che non è più quella di allora.

Un teatro dell'assurdo dove il pubblico è lo specchio che mi da la possibilità di poter strettamente interagire, in uno strampalato te-a-tete, con l'unica spettatrice presente in sala: io stessa.
Invano cerco, per movimentare la scena, di coinvolgere Cagliostro, il mio gattone nero, che però odia i monologhi e profondamente lo annoia il non sense, così sveltamente si libera da questa mia pretesa di una sua qualsiasi partecipazione, sgattaiolando agile dietro un qualche angolo da cui distrattamente getterà, al mio indirizzo, scettiche occhiate imbarazzate.

Apprezza molto di più le mie interpretazioni esistenzialiste, durante le quali talvolta mi degna di una qualche sua improvvisa comparsa, più per rubarmi la scena che per un'autentica compartecipazione.
Ma io adoro questi suoi cammei, seppur durano un brevissimo tempo, quando poi annoiato dalle mie trame pressoché prive di azione, smette i panni dell'attore e veste quelli dello spettatore, ed eccolo, comodamente seduto, svirgolare la sontuosa coda a mo di punto interrogativo, simbolico compendio a tutti i miei quesiti esistenziali e alla loro ormai certa, definitiva irresoluzione.

Ma Cagliostro, come tutti i gatti, è un pragmatico, vive nell'unico tempo del presente, e a differenza di me, non ha assilli sul futuro né cincischiamenti sul passato, e così tutti i nobili, tormentati, irrisolvibili interrogativi che dimorano nella mia testa, in lui invece convergono nell'irridente punto interrogativo della coda.
...e nel modo commovente in cui guarda, con gli occhi incantati di un bambino, l'ondeggiare della mia collana di perle e le scintille di luce delle paillettes del mio abito.

 Scintille di luce: ecco, forse è questa la risposta a tutti i nostri interrogativi esistenziali.
Una risposta che nei secoli abbiamo forse consapevolmente scartato a causa del nostro cerebrale bisogno di supponenza, ma l'unica che avrebbe misericordiosamente posto fine a quel nostro estenuante, esasperato peregrinare di quesito in quesito, per poi sempre ritornare alla madre di tutte le domande: qual'è il senso della vita?

Il senso della vita è in quelle scintille di luce che non sempre riusciamo a vedere.
Scintille di luce: è questa la risposta.
La più umana.
La più divina.
 ...e il mio gatto la conosceva da sempre.
Marilena

domenica 16 aprile 2017

Complicità

Ci sono giornate come questa in cui mi sento piena d'amore, e felicemente ne trabocco, come un vaso troppo colmo che irrora del suo liquido d'ambrosia l'epidermide del mondo.
Non un coito solitario, ma una complicità perfetta.

(Amaranta - link fb)

martedì 11 aprile 2017

Se non avessi creato questo mio mondo sarei morta in quello degli altri

Credo che se non avessi creato il mio mondo probabilmente sarei morta in quello degli altri.
(Anais Nin)



...e così è stato anche per me: se non avessi creato questo mio mondo sarei morta in quello degli altri.
Anche se faccio sempre più fatica a scrivere, e rischio di perdermi in altri paralleli, sono ostinata a farvi ritorno, a non perdere le coordinate di questo luogo così segreto, (che non basta una cartolina con immagini del paesaggio e minuziose descrizioni, a palesarlo vero) eppur così visibile, con le porte sempre aperte e le tendine tirate a mostrar gli interni a tutti coloro che empaticamente hanno voluto accedervi per una sosta, per un ristoro e la cordialità di una conversazione.
...e così è stato per lungo tempo, perché nel presente solo le tendine sono ancora spalancate, ma le porte chiuse.

Strano come io abbia cancellato (quanto intenzionalmente?) i ricordi della mia vita reale mentre ho, invece, reso indelebili quelli di questa virtuale.
Mi basta scorrere le pagine del mio diario on line, come fossero spezzoni di un film, per ritrovare volti, situazioni, parole e stati d'animo, così gioiosamente, dolorosamente e conflittualmente nitidi, da non lasciare spazio a nessun alibi, a nessuna menzogna, né mia né di altri.

Questo mio mondo, bianco rosso e nero, poi diventato a colori ( perfino con inclusioni al neon), ed oggi in un brillante bianco e nero, la stessa tonalità dei vecchi film restaurati per la visione di un pubblico nuovo.
Nel mio caso, però, non c'è neppure più un pubblico (che non considero certo pubblico i miei spettatori invisibili, che io stessa ho creato, per scongiurare l'ipotesi probabilissima di un parterre deserto, quelli che da sempre mi seguono, come attenti giurati in un processo, e saranno loro, e solo loro, fedeli e incorruttibili, ad emettere il verdetto finale sul mio operato), che io da tempo ho sbarrato le porte alle voci esterne, agli applausi e ai fischi, per poter intimamente riflettere sul finale più giusto di questa mia storia.
...che anche l'Antro un giorno chiuderà i battenti ed io debbo pur collocare i miei coinquilini in un luogo sicuro, che sia pure un altro parallelo, nella speranza che qualcuno (forse un'altra me stessa) in un futuro non databile su nessun calendario, se ne innamori e li faccia rivivere nel restauro pregevole di un brillante bianco e nero, così come avviene con i vecchi film.
Marilena

sabato 8 aprile 2017

Sull'orgoglio

E' una corazza l'orgoglio che non ci mette al riparo dalla sofferenza.
C'impedisce, però, l'umiliazione di noi stessi.
Che non è questione irrilevante.
Si soffre dentro la corazza.
Ma senza supplicare.

(Amaranta - link fb)


giovedì 6 aprile 2017

Esploratore

Esploratore è colui che s'accinge a cercare l'inedito in quello che gli altri considerano noto.

(Amaranta - link fb)

lunedì 3 aprile 2017

Buongiorno

Buongiorno casa
Buongiorno mattino
Buongiorno sole che ti nascondi
Ma nessuna voce risponde ai miei buongiorno
Vita da single...

(Amaranta - link fb)

giovedì 30 marzo 2017

Seduzioni di primavera

Ogni cambiamento di stagione sempre, più o meno fortemente, mi destabilizza, influendo soprattutto sul mio umore.
Mi ritrovo a far conti con i punto e a capo e i nuovi codici da decriptare; con la mia immagine allo specchio nella luce cruda del giorno; con le quotidiane scommesse esistenziali e i rilanci sul futuro. Una sorta di bilancio trimestrale entro il quale traccio le linee guida per la nuova stagione (la morale sarebbe quella di mettere a frutto le esperienze maturate per non reiterare magari gli stessi errori, metaforicamente cogliere frutti nuovi da un albero vecchio).

Mi destabilizza nell'umore, e questo è un guaio, che passo, nel giro di un attimo, da stati di esaltazione, da nulla motivati, allo sprofondare nel nichilismo più ermetico.
L'attimo prima farfalla e subito dopo balena.

Un umore così bizzarro mi rende fragile e vulnerabile, preda di me stessa, e per evitare questo sono costretta tutte le volte a reinventarmi, perché necessita fare cambiamenti in un'armadio di vestiti invernali quando fuori spira un vento tiepido che sa già di sabbia di mare.


Scena 2 - La mia camera da letto - Interno giorno
Tende spalancate, la stanza inondata di luce, il letto ancora disfatto, l'armadio aperto ed io in piedi che ne scruto la cavità, scuotendo la testa ed esclamando ad alta voce: non ho niente da mettere!
Tolgo dalla stampella un abito total black e me lo poggio addosso guardandomi allo specchio.
Con gesto deciso lo lancio sul letto, decretando, sempre ad alta voce: troppo nero.
Ne cavo fuori uno rosso, stessa pantomima, stesso inappellabile verdetto: troppo rosso.
Con le mani esploro i tessuti senza neppure guardare dentro, che i miei abiti li conosco a memoria, mi colpisce, però, la mia immagine allo specchio: i capelli in disordine e uno sbafo di rimmel, residuo del non troppo accurato demaquillage della sera prima, a rendere drammatico il mio viso, allora inforco i miei occhiali scuri e nella penombra così indotta mi pare di sapermi muovere meglio.
...soprattutto riflettere.
...soprattutto mediare con me stessa.

Non esiste un colore di stagione, mi suggerisce discreta una voce fuori campo.
Chi è che ha parlato? mi chiedo perplessa, togliendomi gli occhiali e guardandomi intorno, pur certa di esser sola.
Nell'armadio c'è una scala segreta che porta all'antro ma che ora ci sia anche la buca del suggeritore, questa si che è nuova.
...eppoi, stamani, in questa stanza, si fa cinema e non teatro, e non è prevista la partecipazione di un pubblico.
Sono partita con una interpretazione cinematografica, ben diversa da quella teatrale, che se ci fosse stato un secondo attore a recitare con me nella scena dell'armadio, giocando sulla sequenza di battute ironiche e veloci, sarebbe stato l'incipit per una commedia brillante.
...di certo è la mia immaginazione esasperata a farmi questi scherzi.
Allora riprendo dalla scena in cui inforco i miei occhiali da sole e mi predispongo a far luce (gli ossimori...adoro l'unione morganatica che dà vita all'immagine perfetta: due squilibri da cui genera la compiutezza. Gli ossimori sono i pilastri su cui basa la mia esistenza)

Rewind
Avvolgo velocemente il nastro del mio film privato, che non ho tutta la mattina a disposizione, e lo stoppo nel momento preciso in cui indosso gli occhiali e, assolutamente non previsto dal copione, mi ritrovo a fare boccacce allo specchio.
...ed è uno specchio magico quello che riflette la mia immagine ritrovata, quella primaverile, leggera e scanzonata, cosicché il colore che indosserò stamani sarà quello della levità. 
Un colore contagioso che non abbisogna di inutili accessori né troppi artifici: un filo di rossetto e due gocce di profumo, basteranno per sedurre in questa giornata di primavera.
Marilena

lunedì 27 marzo 2017

Power of music

Lascio scorrere il vinile nell'unica attesa del momento che precede l'assolo, quando l'aria per un breve istante diventa vetro e tutto s'immobilizza: battito cardiaco e respiro vanno in apnea.
Un coma vigile che perdura fino a quando il plettro, come una lama affilata, squarcia quel vetro e l'assolo erompe, potente e furioso, come un big bang, a generare nuova forma di vita.

(Amaranta - link fb)


sabato 25 marzo 2017

giovedì 23 marzo 2017

Soundtrack

Tutto pare più sopportabile con la colonna sonora giusta.

(Amaranta - link fb)

Pianificazioni Esistenziali



Pianifico la mia giornata, a voce alta ne faccio partecipe Cagliostro che se ne sta mollemente sdraiato, come un antico imperatore, tra i cuscini del divano, mentre io, come un'ape operaia, mi districo tra le piccole faccende giornaliere.

Non ho voglia di far nulla
Questo confesso a Cagliostro, che mi risponde con uno sbadiglio distratto ed annoiato.

Sullo sfondo della finestra è già pieno giorno, e l'orologio macina minuti ad una velocità impressionante, mentre io mi guardo intorno consapevole della caducità del tempo che mi rende, già definita e consegnata alla storia, l'attimo stesso in cui ho compiuto un'azione.
 Azione a cui ne succederà un'altra che ne determinerà un'altra ancora, e così per tutte le ore a seguire, come fossi a una catena di montaggio dove l'unico imprevisto, nella monotona programmata della sequenza dei gesti, è dato da un bullone che salta.

Eppure sono sempre pronta ad immaginare che qualcosa di magnifico possa accadere, seppur sono consapevole che sempre più si allontana, con l'avanzare degli anni, la possibilità di quello stravolgimento esistenziale, di grande gittata e di lunga durata, su cui ho molto fantasticato
...ecco, questa frase mi fa venire in mente il Barone di Munchausen, sparato a velocità supersonica su una palla di cannone, verso quelle sue improbabili avventure ai confini della realtà.
Lui, però, realmente credeva nelle sue fanfaluche.
Io, invece, ne sono lucidamente consapevole.
...così, mentre il Barone cavalcava la sua palla di cannone, io, viceversa, me la trasporto sulle spalle.
Una notevole differenza!

'fanculo le faccende domestiche, confido a Cagliostro che si degna di aprire un solo occhio, mentre mi osservo allo specchio con i capelli bagnati, penso che avrei bisogno di un nuovo taglio e che la frangia è troppo lunga, e allora prendo le forbici, zac zac zac, tagli decisi e netti, un piccolo capolavoro di geometria: almeno questa l'ho fatta giusta.
...perché la frangia è il mio hijab, il velo che rende impenetrabili i miei pensieri, le mie fantasticherie e i miei strampalati desideri.
Il velo  magico che mi proteggerà dalla luce di questo giorno, cruda e tagliente, come pietra.
Marilena

martedì 21 marzo 2017

Nero su nero

La mia personalità primaverile non ce la fa ad emergere. Così, sotto tono, non rinuncio al nero. Rassegnata a spiccare, in questo primo giorno di primavera, come una rondine in lutto su un fondale troppo azzurro e nubi troppo bianche, passerò la giornata a cercare zone d'ombra dove potermi mimetizzare, passare inosservata, perché da quando è scemata la baldanza dell'immaginazione faccio sempre più fatica a configurarmi con la scenografia del momento. Paradossalmente è sempre stata l'immaginazione a non farmi perdere di vista la realtà, e il mio timore è che io rimanga ora in balia di quei ricordi, per giunta contraffatti, del mio passato, che nonostante gli sforzi non sono riuscita a rimuovere, ma solo potuto falsificare. Un piccolo ordinario passato, ma così gravoso da gestire!

Un ultimo tentativo allo specchio cercando il particolare che stona, il dettaglio da correggere, per almeno fingere una qualche sintonia col giorno, ma nel mio aspetto è tutto così coerente con me stessa, con la donna che realmente sono, che non mi è possibile attuare nessun maquillage. Qualsiasi aggiustamento risulterebbe stonato, non adeguato alla figura che lo specchio riflette, cosicché, mio malgrado, spiccherei ancor di più come elemento invasivo e discordante, a contaminare. E contaminarmi. Così non farò alcuno sforzo di adeguamento, piuttosto darò retta al mio istinto a perseguire le mie necessita: nero su nero.
Marilena

giovedì 16 marzo 2017

Ciak, si gira

Vivo la mia giornata come fossi sul set di un film, dove se non posso cambiare gli scenari posso però scegliermi le battute migliori.

(Amaranta - link fb)

Rhapsody Color

Adoro i film e le battute in bianco e nero, ma non la vita quotidiana.
Per questo la coloro con un po di fantasia.
Pennellate tenui sotto cui s'intravede l'originale, che altrimenti trasformerei me stessa in un inganno.

(Amaranta - link fb)

martedì 14 marzo 2017

Sono la viaggiatrice solitaria di un parallelo a voi invisibile

Perché scrivo?
Perché non posso impedirmi di generare tonnellate di parole che non hanno voce alcuna, destinate a rimaner sospese per l'eternità come nubi in un cielo fittizio di cartapesta,e  a me solo visibili?

Perché scrivo?
Costringo la mia mente a faticosissimi tour de force per far sembrare reale ciò che non è, perché la realtà, quella vera, continuamente mi respinge, mi mette in un angolo, e così non posso fare altro, per non implodere, che immaginare e raccontare, ma sarebbe meglio scrivere, raccontarmi, una realtà parallela dove io sono il cuore da cui genera il tutto.
Dove finalmente esisto.
...esattamente come capita ai prigionieri in isolamento che, per non impazzire, elaborano storie complesse, con nomi date luoghi, per sfuggire al silenzio e alla solitudine, e per non smarrire del tutto la logica del tempo e della ragione.
Paradossalmente la fantasia consente di rimanere ancorati alla realtà.

Perché scrivo?
...pur essendo consapevole che tutto questo ammasso di parole, a cui io mi sforzo di dare una logica, (perché spesso i pensieri mi giungono alla mente informi, come feti prematuri a cui non è stato dato il tempo di svilupparsi completamente, e così spetta a me, e alla mia troppe volte maldestra capacità di riposizionare correttamente gli organi, e alla fine di ogni intervento sempre m'assale la stanchezza del chirurgo, che dopo aver inciso, mutilato e ricongiunto, aspira solo a sogni leggeri, incorporei)) non saranno raccolte da nessuno.
Nessuno alzerà lo sguardo verso quel mio fittizio cielo di cartapesta.
Sono la viaggiatrice solitaria di un parallelo a voi invisibile, per questo destinata a non lasciar traccia.
Marilena



lunedì 13 marzo 2017

Il mio gatto è leggenda


Leggenda si nasce
...eppoi ci sono quelli destinati, a dispetto degli oscuri natali e di nessun indicativo presupposto di una strada verso la gloria, a rimaner nella storia.
Sono quelli nati con l'aura, esplosiva e luminosa, di una supernova.
Esseri speciali che, per affermarsi nella loro indiscussa superiorità, non devono adempiere ad alcuna eroica missione né propagandare alcun rivoluzionario credo.
Né profeti né condottieri, ma semplicemente se stessi.
...non si conformano e non si sottomettono, non scendono a compromessi e neppure troppo si concedono, ma sono i loro umori a generare la luce e il buio sull'intero universo, che non va configurato con la vastità del pianeta, terra mare cielo, elementi ampiamente esplorati e per questo facili da gestire, ma con le assai più complesse ed insondabili iperbole dell'esistenza, dalle quali origina la smisurata, nebulosa gamma, dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni.
Il mio gatto è uno di questi.

Le origini
Nato a Napoli, Cagliostro ha avuto molte madri prima di giungere a me: la madre che gli ha dato la vita; la madre che lo ha protetto, accudito e dato asilo; la madre che si è prodigata per favorirne l'adozione; la madre, infine, che me lo ha messo tra le braccia.
Perché sono state, prima ancora che le mie, le braccia di queste altre madri, generose e solidali, a fargli da culla.
L'appartenenza, sia pur temporanea, a tutte queste donne, lo ha gratificato di un carattere felice, indipendente e spontaneo, esuberante e giocoso e, all'occorrenza anche  irriverente, mai contraffatto o camuffato, come è naturale che sia quello di un innocente che nella vita ha conosciuto solo amore, e del tutto inconsapevole delle brutture di quel mondo di cui ha miracolosamente schivato il baratro perché protetto d'amorevoli braccia.

Cronache romane
Cagliostro così è entrato nella mia vita come un vento benefico e salvifico: modificandola, incasinandola, stravolgendola.
Vivificandola
Magnificandola.
Responsabilizzandomi, perfino, ma soprattutto restituendomi alla complicità del gioco e della condivisione.
Protagonista delle mie giornate, è lui il mio entusiasmo, la mia energia e la mia ispirazione, entrando così di diritto nel mio mondo, che va annusando ed esplorando con l'infaticabile eccitazione dei cuccioli, e coinvolgendo anche me in quelle sue straordinarie perlustrazioni, dove io, con la meraviglia di una bambina, scopro l'inedito in quello che fino a ieri consideravo noto.
...ed ecco Wonderland materializzarsi sempre più nitida all'orizzonte.
Sempre più vicina.

Raccontare una leggenda
Diffondere una leggenda, come questa del mio gatto, non è certo opera facile in quest'epoca brutale, dove gli eroi proposti sono palesemente finti, palesemente imitativi: semidei  tatuati e pompati di muscoli e di tette, in versione catto/kamasutra; ribelli, anarchici e rivoluzionari, avanguardie e trasgressivi, schierati nello stesso copia incolla; bad girls, strafottenti, in outofit di ordinanza e il dito medio in primo piano.
...e sullo sfondo, stivali chiodati e mazze ferrate, ecco avanzare i cazzutissimi guastatori del nulla.

Ora, converrete con me, che trovare in tutta questa demenza compulsiva uno spazio per raccontare le gesta del mio gattino, è impresa davvero ciclopica.
Il mio primo istinto, davanti a tanto catastrofismo, è stato quello di dire 'fanculo la leggenda, perché questo piccino miracolosamente salvato da una fine prematura, e con dedizione posto dalle sue madri in sicurezza, non può nuovamente esser messo a rischio, sia pur solo in una metafora letteraria, che lo vede protagonista di questo scontro impari, come fu al tempo quello leggendario fra Davide e Golia.
...ma poi mi rassereno, confidando nelle nostre reciproche autenticità (la mia di narratrice e la sua di felino), che è pur noto che la vittoria nelle dispute non sempre è determinata dalle forze messe in campo ma, piuttosto, dalle tattiche adottate e dalle raffinate intuizioni.
Qualche chance, infine credo che l'abbiamo, contando sulla sua comprovata agilità e prontezza di riflessi, scatti, fughe e capriole, e affilatissimi artigli, in sinergia ad una mia recente ritrovata capacità di neutralizzare certe subdole insidie, direi che l'impresa non si prospetta poi così estremamente a noi sfavorevole, seppur sensato è non sovrastimare noi stessi e sottovalutare l'avversario.

Puntiamo ad una vittoria sicura, pianificata in ogni singolo dettaglio, sulla base delle teorie propugnate dal generale e filosofo cinese Sun Tzu, nel suo trattato "L'arte della guerra":
 Nell'operazione militare vittoriosa prima ci si assicura la vittoria e poi si da battaglia. Nell'operazione militare destinata alla sconfitta prima si dà battaglia e poi si cerca la vittoria.
Marilena



domenica 12 marzo 2017

Cautele Esistenziali

Cautelativamente tenuto sotto stretto controllo, l'entusiasmo del pessimista quasi mai risulta essere contagioso.

(Amaranta - link fb)

sabato 11 marzo 2017

Il mio gatto è social

Perché bere e guidare quando puoi fumare e volare?
(Bob Marley)

 Nella foto: Conte Cagliostro del Vlad



giovedì 9 marzo 2017

martedì 7 marzo 2017

Donne sempre...non solo l'8 Marzo

Donne non si nasce, lo si diventa.
(Simone de Beauvoir)

ph - Sally Mann

Yin and Yang cats (cap. 2)


Due giorni di appostamenti sono serviti a Cagliostro per studiare la nuova arrivata ed elaborare una strategia per riportare le cose nel loro giusto ordine, perché la piccola Ginevra, bisognosa di affetto e di rassicurazioni, s'è trasformata nella mia ombra.
Le piace stare in braccio, essere accarezzata e vezzeggiata, cose che invece Cagliostro non ama troppo, concedendosi alla mia tenerezza nei momenti da lui stabiliti, quando mi viene a cercare con la coda svettante, scettro imperativo della sua indiscussa sovranità a cui io, perdutamente innamorata, mi piego.
Ora, però, c'è questa nuova intrusa che s'aggira nei territori della casa e del mio cuore, e due giorni sono stati più che sufficienti a rendergli chiara la situazione: quella smorfiosa conosce alla perfezione l'arte della seduzione, e magistralmente se ne serve per perseguire oscure trame di detronizzazione.
Ma se la bianca regina conosce l'arte dell'irretimento, lui è maestro in quella altrettanto antica dei giullari, che mette in scena, con indiscusso successo, quando vuole ottenere qualcosa o farsi perdonare.
Eccolo allora esibirsi in spettacolari piroette, improvvise virate, acrobatiche capriole e spericolate acrobazie, tutte inscenate con la temerarietà dell'uomo ragno e la  grazia suprema di un ballerino del Bolshoi
...e il finale è sempre lo stesso: pancino all'aria, miagolii soffusi, leccatine e piccoli morsi.
Ed io, in visibilio, felice di ottemperare ogni sua richiesta.
Disposta a perdonare ogni sua intemperanza.

Cagliostro, da buon stratega, ha capito che competere con Ginevra adottando gli stessi suoi metodi, quelli delle coccole a gogò e del tête-à-tête, sarebbe uno snaturamento che non lo renderebbe credibile ai miei occhi, minandolo  nella sua interpretazione vincente, quella del "bello e impossibile", pervenendo, in base a queste considerazioni, alla conclusione che la femmina da irretire non sono io, ma la bianca regina Ginevra.
Sa benissimo, il piccolo Conte, che il mio è un amore fortemente consolidato e altrettanto fortemente collaudato, a prova di distruzione ninnoli e lacerazione tende, quindi è la smorfiosetta felina che va neutralizzata.

Dopo i due giorni d'anacoreta trascorsi sul ripiano più alto della credenza, mimetizzandosi, all'occorrenza, dietro il rigoglioso pothos che cresciuto a dismisura ha offerto riparo da giungla al soldato provato, e  la privacy necessaria allo stratega per elaborare il suo piano, ora è per lui giunto il momento di agire
...ed ecco che anche in questo frangente il pothos amico si è dimostrato pure un valido alleato nella realizzazione dell'appena elaborata strategia, minimal, ma assolutamente raffinata nella sua semplicità, comprensiva perfino di quel lato romantico a cui  tutte le femmine, di qualsiasi razza, sono sensibili.

...così io e Ginevra siamo entrate in cucina ad espletare una delle tante faccende della quotidianità (ormai inseparabili, operiamo in sinergia), quando dall'alto è piovuto un rametto di pothos, con precisione millimetrica a pochi passi dalle zampette della bianca regina, un improvviso segnale di stop davanti al quale si è fermata stupita, accompagnato da un modulato miao (un tono di miao che a me giungeva nuovo) e poi la planata improvvisa, acrobatica ed elegante, di Cagliostro, che io pensavo pronto a tagliarle la strada, ad impedirle di avvicinarsi a me,  ma invece eccolo galantemente spingere verso di lei il tralcio reciso del pothos, come fosse un gambo di rosa o un ramo d'ulivo, una cavalleresca offerta di resa, non per vigliaccheria o stanchezza (seppur immagino che si sarà ben rotto le scatole di quel suo esilio sulla credenza) ma come donchisciottesco gesto di resa alla bellezza e alla grazia della bianca regina. (a tal proposito, però, nutro qualche dubbio, che questo piccolo zingaro ne conosce una più del diavolo, eppoi, seppur teatralmente inscenata, fa parte di quel suo collaudatissimo repertorio col quale gratifica anche me, per cui avrà pensato: se ha tanto successo con la femmina umana perché non dovrebbe con quella felina?).

Un'offerta così romantica neppure una regina la può disdegnare,
...e  ora Ginevra ha occhi solo per lui.

lunedì 6 marzo 2017

Yin and Yang cats (cap 1)



L'Imperatrice Camilla mi telefona tutti i giorni, alla stessa ora, per assicurarsi che Ginevra stia bene e non mi arrechi troppo disturbo. 
Queste telefonate seguono uno schema fisso assurto a rituale a cui affettuosamente non mi sottraggo, a beneficio soprattutto della piccola Desirée, inconsolabile per l'abbandono forzato di Ginevra.
Cosi, dopo il rassicurante scambio d'informazioni tra me e Camilla, il telefono passa nelle mani della bimba alla quale snocciolo, con dovizia di particolari, un dettagliato rapporto sulle mirabolanti imprese della sua gattina.
...ovviamente omettendo quei piccoli fatti che potrebbero causarle ansia perché lei, data la sua giovanissima età, non riuscirebbe correttamente ad elaborare, come ad esempio, gli incontri/scontri iniziali con Cagliostro 

Eh si, perché i due blasonati felini apparentemente mal si sopportano, essendo entrambi stati allevati come gatti unici, non sono abituati alla coesistenza con altri mici, perché padroni assoluti della casa e del cuore dei loro sudditi umani.
A dir la verità, quando Ginevra ha fatto il suo ingresso in casa, Cagliostro, riconoscendo in lei un suo simile, un circospetto, discreto approccio, lo ha tentato, sdegnosamente però da questa respinto.

Il piccolo Conte, al pari di quelli della sua specie, è molto orgoglioso, seppur in lui alberga la fiammella di quella ironia napoletana che prontamente stempera il dramma in commedia e, all'occorrenza, in farsa, e così per qualche tempo si è limitato ad un compunto, distaccato studio, della nostra ospite, posizionandosi sulla parte alta di una credenza, da cui si avvale di un ampio, aereo raggio esplorativo.
Sentinella attentissima e paziente, è appostato in quella sua garitta virtuale da due giorni, discendendone solo per andare alla lettiera, che per gli approvvigionamenti alimentari me ne sono già incaricata io, trasferendo sulla credenza ciotole e piattini colme di cibo e di acqua bastanti a sfamare una super affollata colonia felina.
Dal canto suo, però, anche Ginevra non lo perde mai di vista, lanciandogli dal basso occhiate intimidatorie, seppur la ritirata tattica di Cagliostro le ha dato modo di esplorare con più agio l'intera casa, odori sapori rumori, e tracciare una mappa, visiva e mnemonica, di angoli, anfratti e vie di fuga.
L'ho vista perplessamente affascinata dal terrazzo, che le deve esser parso puerile e spoglio se paragonato al rigoglioso giardino pensile della sua dimora abituale.
L'ho accompagnata in questo suo giro d'ispezione, discretamente tenendomi qualche passo indietro, per accertarmi che avessi ben neutralizzato ogni possibile pericolo e reso sicuro ogni accesso.
La bellissima Ginevra, (purissima gatta d'angora turca, come attesta il suo pedigree), non mi disdegna di strusciatine e fusa, cercando nelle mie braccia conforto, tenerezza e rassicurazioni circa la brevità di questo suo esilio.
E' come una bimba spaurita, catapultata d'improvviso in un mondo a lei sconosciuto, non ostile ma estraneo, e a cui dovrà  forzatamente abituarsi, seppur un periodo breve.
...anche se certe attese brevi non paiono mai.

sabato 4 marzo 2017

giovedì 2 marzo 2017

Il peccaminoso profumo dell'innocente rosa ibrida.

Cagliostro ed io siamo stati chiamati a far da baby sitter a Ginevra, la gattina bianca di Desirée, la figlia minore dell'Imperatrice Camilla, in viaggio per un periodo di tempo non ancora determinato.

La gatta Ginevra deve il suo nome alla città Svizzera dove in quel periodo l'Imperatrice risiedeva e dove Desirèe è nata. Ma anche gli altri due figli di Camilla sono nati all'estero, Christopher, il maggiore, a Londra, Alexis, invece, ad Atene: l'Imperatrice dai suoi viaggi esteri non importa souvenir ma figli.
Ma nello specifico non c'è nessun figlio in arrivo, né altri ce ne saranno, puntualizza lei, facendomi dono dello splendore del suo sorriso.
Mai vista così radiosa, l'Imperatrice, ora che si sono dissolte le minacciosi nubi che incupivano sul suo matrimonio e l'armonia ristabilita, così che tutte le lacrime da lei versate si sono, per un miracolo d'amore, trasformate in pioggia benefica e ristoratrice, da cui sono germogliati miriadi di fiori delle specie conosciute, ma anche di nuove.
Enormi bouquet hanno così invaso gli atri della sua casa, sbocciando negli angoli più impensati.
Camilla, ridendo, mi ha confidato di averne trovato uno anche nell'armadio: un mazzo di rose ibride dai colori da postribolo e il profumo stordente, castamente avvolte in un tulle da sposa.
- Così ora tutti i miei abiti odorano di peccato -

Tutto in lei risplende di gioia innocentemente sessuale: la pelle, gli occhi, la bocca, i capelli.
Rivestita da capo a piedi di una bellezza nuova e spontanea, di cui lei è inconsapevole e che non si premura d'imbrigliare, come ha sempre fatto, per evitare una sovraesposizione eccessiva di se stessa.
Al contrario di tante donne bellissime, Camilla, la sua bellezza non l'ha mai ostentata, come se questa sua sensuale, botticelliana femminilità, anziché esaltarla la intimorisse, trovando un onesto riparo nella sobrietà del bon ton.
Ma nonostante tutti questi accorgimenti la sua femminilità prepotente erompe dai rigorosi tailleur di ottima fattura e dai colori castigati, dai gioielli discreti e dal trucco leggero.

Questa donna spettacolare avrebbe potuto avere il mondo ai suoi piedi, ma non lo ha voluto, ha scelto un solo uomo e a lui si è immolata
...eppoi lui l'ha tradita.

Come si può tradire l'amore e la bellezza?

- Lo hai davvero perdonato? -
- Si, altrimenti non sarei potuta rimanere con lui -

Parole semplici, senza alcun arzigogolo filosofico da interpretare.
Parole che mi scaldano il cuore, anche se io quel suo marito fedifrago, invece, so che non riuscirò mai a perdonarlo.
Ma questo non glielo dico, anche se so che lei lo intuisce.

- Se ci sono riuscita io, Mari, puoi riuscirci anche tu. -
E mi schiocca un bacio sulla guancia.
Un bacio che profuma di rosa ibrida.

...eppoi è partita, tirandosi dietro una recalcitrante Desirée che non voleva staccarsi dalla sua gattina e, tra le lacrime, la implorava di lasciare anche lei con la zia Mari.

- Lascia anche me, mamma, prometto che farò la buona e non darò fastidio. Ti prego zia, per favore, diglielo anche tu! -

Camilla, invece, pragmaticamente non mi ha dato il tempo di dire nulla, ben sapendo che avrei appassionatamente perorato la causa della piccola.
...e così ora sono nella duplice situazione di perdonare (il marito di Camilla) e farmi perdonare (dalla piccola Desirée).

E mentre penso a tutto questo stringo al petto Ginevra, morbido gomitolo bianco, che dorme pacifica, appallottolata tra le mie braccia, immune dal peccaminoso profumo dell'innocente rosa ibrida.

martedì 28 febbraio 2017

Rimpianto

Il rimpianto è il devastante, quanto inutile assillo, di un'incognita persecutoria.

(Amaranta)

lunedì 27 febbraio 2017

Il coraggio di esporsi

Io non ho più paura di espormi, di raccontare e raccontarmi, e lo faccio senza ricorrere alle sottilissime arti dell'inganno letterario.
Così, a mani nude, plasmo i miei personaggi con la mia propria pelle, gli trapianto il mio cuore e il mio sapere. Trasmetto loro la mia esperienza.
Li forgio con la pazienza certosina dell'orafo, la dedizione assoluta dell'affiliato e il pudore consapevole dell'autodidatta, con la mia maniacale perseveranza e l'egocentrica teatralità che in me alberga. E tutta la mia femminile sensibilità.
Alla fine di un racconto, ma anche di uno scritto di poche righe, sono stremata ma pienamente appagata come dopo un orgasmo felice.
Meravigliosamente viva.

Il coraggio di esporsi è quindi fondamentale nella scrittura così come nella vita, perché sono i piccoli, sofferti disvelamenti personali, a portare sempre un positivo contributo alla causa del genere umano.
Ci ho messo anni per superare le barriere della subalternità al giudizio e ai pregiudizi: un arduo campo di battaglia dove ci ho lasciato pezzi di cuore e di ragione.
Perché quasi mai è vero che liberi si nasce, ma è sempre vero che liberi lo si diventa.
Marilena

sabato 25 febbraio 2017

Albe

Brutalmente svegliata all'alba dalle intemperanze di Cagliostro che pur di farmi mettere i piedi a terra non ha lesinato né mezzi né idee (i salti poderosi sulla maniglia della porta della camera da letto sono, però, la sua specialità) e così ho aperto gli occhi su quest'alba randagia e disidratata, che approfittando dei varchi del dormiveglia s'è andata felpatamente ad acquattare tra le mie palpebre, e in cambio di questa forzata ospitalità, sono stata compensata con un gran mal di testa.

Mi sono mossa allora a casaccio, come un fantasma nel buio viluppo dei suoi veli, guidata dagli automatismi e dalla conoscenza perfetta della casa, per espletare i riti mattutini a cui Cagliostro del Vlad non può assolutamente rinunciare.

Quanto vorrei in certi momenti qualcuno lo facesse anche per me!
Piccole cose come un buongiorno sussurrato, un bacio sulla fronte e l'offerta premurosa di una tazzina di caffè.
Desideri semplici, perfino banali per chi queste cose le ha e neppure, forse, ci fa più caso, annoverandole nei riti scontati della routine quotidiana.

Col passaggio degli anni i miei desideri hanno acquistato l'innocenza di quelli dei bambini, acquietandomi delle smanie dell'età adulta e catapultandomi nel passato più remoto come fosse il presente, che certe mattine quasi mi aspetto suoni la sveglia per andare a scuola mentre ingollo d'un fiato il caffè dalla tazzina che mia mamma mi porge, facendomi fretta di alzarmi, che ha ben cinque letti da rifare e il bagno è uno solo e c'è già la fila, e rischio poi d'arrivare in ritardo.
Incurante dei richiami di mia madre, rimango ad indugiare ancora per un po nel caldo delle coperte, guardando la luce filtrare dalle tendine, senza nessuna apprensione sulle probabili tonalità del suo colore, perché in quel periodo ignoro l'esistenza di queste albe randagie, disidratate, implumi.

Albe sbiadite al paragone di quelle altre del mio passato più recente.
Albe tumultuose e gitane, che d'improvviso mi si affacciano al ricordo, testimonianza di quel mio ieri, frammentato e incoerente, passionale ed eccitante!
Albe baldanzose, già alla prima luce predisposte al sesso, all'amore, alla vita e al futuro.
Albe illusorie e ingannatrici, che non sarebbero mai più rifiorite...e allora ben è valso che mi consegnassi al buio.
Marilena

giovedì 23 febbraio 2017

Mattina

...eppoi c'è questa mattina, lucida e tagliente come un coltello, dove non posso nascondermi e a cui non posso sfuggire. Così, vigliaccamente mi arrendo, accennando perfino un sorriso.

(Amaranta - link fb)

mercoledì 22 febbraio 2017

FB e Il Giudizio Universale

Estromessa da FB per 4 giorni, per via della censura (la mia terza) al post "Dark Love", e con la minaccia di farmi chiudere definitivamente la pagina "Una donna libera è l'assoluto contrario di una donna leggera".
 FB dovrebbe censurare post inneggianti al fascismo e al razzismo, e non certo all'erotismo.
Personalmente credo che FB, meglio qualche suo utente, abbia un serio problema col seno femminile visto che la censura, qualche tempo fa, mi è arrivata anche per questa foto di  Helmut Newton.


Ma la censura ha allungato le sue mani artritiche anche su questa meravigliosa immagine di Sarah Saudek (non ha colpito me, ma un mio contatto, anche se questa foto io stessa l'ho pubblicata come rafforzativo ad uno scritto sulle donne)


Fece scalpore, qualche tempo fa (storia piuttosto recente), la rimozione della fotografia di una ragazza che allattava al seno il suo bambino in un luogo pubblico: foto immediatamente rimossa da FB.

Eppure, nella svariata e suggestiva geografia di questo social, a ben guardare, ci sarebbe altro da censurare, (foto e video assolutamente violenti e crudi, inneggianti all'odio razzistico e al fanatismo politico), tutt'altro genere di queste meravigliose immagini, che non possono certo scatenare sessuali istinti primitivi.

FB, in tal senso, è stata una vera delusione: la sua mannaia cala quotidianamente su pagine dal contenuto assolutamente innocuo, solo perché una foto può aver sollecitato la prurigine di un utente che fa la sua brava segnalazione e FB immediatamente rimuove, inviandoti, oltretutto, messaggi dal tono intimidatorio.
...e il coltello dalla parte del manico lo ha chi gestisce il social.

Ovvio che ci sono delle regole e vanno rispettate: quando si apre una pagina sottoscrivi la tua adesione ad una normativa che t'impegna a non pubblicare post che vanno contro la morale.
...ma la morale fa riferimento a un concetto vasto, variamente interpretabile che basa soprattutto su opinioni personali, quindi potrebbe benissimo essere che ciò che qualcuno denuncia come osceno o irriguardoso, per altri è assolutamente non lo è.
Allora, prima di rimuovere una foto o un post, andrebbero messe in atto delle verifiche serie, e non superficiali come immagino, invece, avvenga in una sorta di automatismo, per tutelare chi si sente offeso ma anche chi si appella alla libertà di espressione.

...prendo tristemente nota che poco è cambiato da quel remoto 1564, quando la censura ecclesiastica decise di mettere le braghe ai Santi del Giudizio Universale, dipinti da Michelangelo nella Cappella Sistina, solo immaginavo FB una repubblica laica e non una diramazione di quel Concilio di Trento.
...e qui non ci si limita solo a coprire, ma sbrigativamente si rimuove.
Marilena