Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

venerdì 28 ottobre 2016

giovedì 27 ottobre 2016

Performance

Mi bastano un filo di perle, ed un'ombra di rossetto, per entrare nel personaggio.
E ci entro sempre dalla porta principale.

(Amaranta - link fb)

mercoledì 26 ottobre 2016

Baci segreti

Non lo sai, ma ti ho baciato col mio cuore tutte le volte che mi hai fatto ridere. Non te l'ho mai detto perché è una cosa impossibile da capire per chi bacia solo con la bocca.

(Amaranta - link fb)

lunedì 24 ottobre 2016

domenica 23 ottobre 2016

Rimettersi in marcia.

  a Tiziano 


Totale disconnessione dal mondo virtuale per una settimana intera, anche se le intermittenze s'erano già preannunciate nel corso dell'ultimo mese, attraverso più o meno lunghi black out.
Inutile dirlo che, nel momento stesso in cui mi veniva impedito l'accesso ad internet, la mia mente era colma d'ispirazione.

Accade sempre così!
Accade sempre così?

No, non credo che accada sempre così.
Credo piuttosto che si tratti di un alibi perché altrimenti mi sarei munita di carta e penna e avrei preso appunti, ben sapendo che la mia memoria affetta dall'obnubilamento progressivo, che sempre precede i miei periodi di grande insonnia, non è in grado di memorizzare nulla.

Una mente volatile.
Una mente dotata delle ampie ali di un cormorano, impregnate d'acqua e per questo costretto, prima di spiccare il volo, ad una pausa forzata per asciugarle.
Ed ecco così che in quella sosta obbligata il cormorano ha perso il traino di un vento cordiale che più rapidamente lo avrebbe aiutato ad arrivare, o la provvidenziale opportunità di un raggio affusolato su cui avrebbe potuto facilmente inerpicarsi per salire più in alto.

Durante quell'attimo di sosta forzata ogni cosa, però, ha continuato inarrestabilmente a fluire, così tornare indietro non mi è possibile e posso quindi solo proseguire, consapevole del rischio delle secche della bonaccia o dei vortici del maelstrom.

...ma l'unica cosa che davvero conta è rimettersi in marcia.
Marilena

sabato 22 ottobre 2016

venerdì 14 ottobre 2016

Una donna in bianco e nero (cap 3)



...ma al destino non si sfugge, come a quell'ipotesi di sentimento che andava sempre più fortificando, quello stesso a cui Irene con tanta cura nel corso della vita s'era negata.
E nel caso specifico, poi, tanti di più erano  i motivi per cui tirarsi ancora una volta indietro per recidere con decisione il groviglio emozionale nel quale sempre più si dibatteva.
Per non cedere s'era appellata a tutte le ragioni della logica e del buon senso, in primis il divario generazionale dell'età: Alejandro poteva essere suo figlio, anche se lei madre non era mai stata e mai lo sarebbe diventata, perché anche in questo campo gli anni non erano più dalla sua parte.

Sono in ritardo su ogni tipo d'amore, e farei bene a continuare a considerarlo, come ho fatto fino ad ora, una faccenda chiusa, Per il mio stesso bene.

E la mano, come d'abitudine, andava a sfiorare la grossa cicatrice che le attraversava il torace.
Non era un contatto facile, quello, a cui lei però stoicamente non si sottraeva.
La grossolana dentellatura di quella ferita rappresentava la prova materiale della sua sopravvivenza.
Sopravvivenza, appunto. E niente altro.

Una donna in bianco e nero, così una volta l'aveva definita Alejandro.

Il perché lei non glielo aveva chiesto, ma dopo era rimasta ad elucubrare sul significato possibile di quella frase. Non glielo aveva chiesto per paura che trapelasse, da parte di lui, una qualche negatività nei suoi confronti. Sapeva bene di non essere una frequentazione facile, di non parlare molto e di essere sempre sulla difensiva. Ridere, però, con lui le riusciva facile. Ridere in quel modo complice era come fare l'amore. Avrebbe voluto dirglielo che lei non rideva con chiunque (una volta, durante la sua vita coniugale, una risata inopportuna le aveva fruttato un bel po di botte, da allora non s'era più arrischiata a ridere, attendeva che lo facesse prima lui, una specie di segnale di via libera con cui gli veniva concessa la partecipazione), ma con Alejandro era piacevole lasciarsi andare. Ridere con lui non era liberatorio  ma genuina spensieratezza. Ogni risata, per lei, equivaleva ad un bacio
 Lo aveva baciato nel suo cuore tutte le volte che l'aveva fatta ridere: ma questo non poteva dirglielo.
Una cosa impossibile da capire a chi bacia solo con la bocca.

...eppoi, invece, era accaduto. Un bacio vero. Un bacio di labbra.

- Un bacio da film -
S'era schernita Irene.

- Un bacio da innamorati -
Aveva ribadito Alejandro


...ma al destino non si sfugge, quel destino, nella visione delle amiche, desolante verso cui lei si stava incamminando con l'incoscienza e la spavalderia di un'adolescente, partendo per di più con lo svantaggio incolmabile di quell'enorme differenza di anni. Nulla di male se la vivi come un'avventura, ma non innamorartene. Soffrirai di nuovo e, stavolta, te la saresti proprio cercata. Sei ancora molto bella, ma gli anni passano, non sprecarli dietro un amore con scadenza a breve termine. Ti ritroverai di nuovo sola.

Ma come far capire loro che quell'amore l'aveva scongelata nell'anima, scaldata nei sensi, consolata  nella testa.
Restituita nuova, non al giudizio del mondo ma a quello di se stessa.
Che non le importava della solitudine futura se il presente era fatto di risate e di baci.
Che poi di baci c'era stato solo quello, ma ce ne sarebbero potuti essere altri, anche se fortemente dubitava di riuscire ad andare oltre, a trovare il coraggio di mostrare nudi il suo corpo e il suo cuore martoriati.
Perché corpo e cuore erano indivisibili, così strettamente uniti dalla cerniera lampo della cicatrice.

E lui era così giovane, affamato di tutte le cose belle che la vita, a piene mani, gli andava offrendo, mentre lei, invece, avrebbe rappresentato solo la testimonianza di una realtà crudele.
Quel lato oscuro dell'amore, che amore non è.
Così tra tutte quelle cose belle a lui riservate,  lei sarebbe emersa come la bruttura, la deformazione, la cicatrice, il dolore, E questo non voleva che accadesse.
Si sarebbe tirata indietro affinché Alejandro la ricordasse come la misteriosa donna in bianco e nero incontrata in un pomeriggio di pioggia e che gli aveva donato quell'unico bacio che aveva dentro, però, tutti i colori dell'amore.

Quella mattina, attraverso la porta chiusa, gli aveva detto: non posso, perdonami.
Era riuscita a pronunciare quell'addio con gli asciutti e la voce ferma, anche se dentro tremava.

Non lo sai ma ti ho baciato nel mio cuore tutte le volte che mi hai fatto ridere. Non te l'ho mai detto perché è una cosa impossibile da capire per chi bacia solo con la bocca
Avrebbe voluto dirgli anche questo.
Ma non glielo disse.

giovedì 13 ottobre 2016

Una donna in bianco e nero (cap 2)




Quel pomeriggio di diluvio universale, un acquazzone apocalittico aveva sommerso l'intera città cogliendo tutti impreparati, automobilisti e pedoni e quell'unico ciclista che, per schivarla, era finito a terra, agganciandola, però, nella caduta.
Sotto quel diluvio biblico s'erano ritrovati soli, che nessuno s'era fermato a prestar loro soccorso, fradici d'acqua e con qualche escoriazione.

- Niente di rotto, signora? -
Aveva chiesto, con apprensione, una voce maschile.

Tutto quello che c'era da rompere è già stato rotto tanto tempo fa.
Aveva pensato, Irene, con una sorta di crudele ironia.

- Credo di no. -
Aveva risposto mentre maldestramente cercava di riconquistare la posizione eretta.

- L'aiuto ad alzarsi. -
Ma lei, bruscamente, aveva respinto le sue mani, rischiando di cadere di nuovo.

- Volevo solo aiutarla, mi spiace, con tutta quest'acqua non sono riuscito ad evitare di venirle addosso. Sicura di non essersi fatta troppo male? -

- Sicura. E' tutto ok -

 - Chiamerei un taxi, se ce ne fosse uno nei paraggi, per riaccompagnarla a casa, Ma credo che con quest'apocalisse non se ne trovino in giro e darle un passaggio con la bici non credo sia il caso. -


- No, non è il caso. Incidente chiuso. Fai attenzione, però, a non investire nessun'altro -

- Io sono Alejandro -
Aveva detto porgendole la mano.

- Io sono...terribilmente in ritardo. Scusami -
Quasi una fuga, quella sua, sotto la pioggia.


...ma al destino non si sfugge, aveva raccontato alle amiche di come Alejandro il giorno dopo se lo fosse trovato alla porta, con un sorriso largo e nelle mani il suo portadocumenti.

- Fuoriuscito dalla sua borsetta durante la caduta, non l'ho mica rubato -
Aveva precisato lui.

- Grazie per questa gentilezza. Scusami se non ti faccio entrare ma sono...-

- terribilmente in ritardo -
Aveva concluso, Alejandro, ridendo.

- Un giorno che non è troppo in ritardo, Irene, vorrei offrirle un caffè per farmi perdonare l'incidente di ieri. Mi sento in colpa, sono appena arrivato in città e ho già causato un guaio. Vorrei espiare -
Aveva detto ridendo.
Una risata spontanea. Contagiosa.

...al destino non si sfugge, soprattutto se ha un buon aroma di caffè, quello stesso che Alejandro personalmente le aveva recapitato, il mattino dopo, nella tazzina del bar.

- Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto...non deve farmi entrare, possiamo benissimo berlo anche qui sulle scale -
Detto fatto s'era seduto sul primo scalino dopo, però, aver aver cavato dalle tasche due brioche alquanto malconce.

Fu Irene, a quel punto, davanti all'espressione sinceramente mortificata di lui, a scoppiare a ridere.

Quel caffè fu il primo di tanti altri religiosamente consumati sulle scale, che era diventato per entrambi un rito, una scaramanzia di buon inizio giornata.
E col caffè il racconto ad episodi delle proprie vite.
Principalmente  era Alejandro che raccontava di sé: il suo amore per il cinema lo aveva condotto in Italia dove s'era laureato e dove sperava d'intraprendere la carriera di regista, anche se al momento i suoi sogni di gloria erano tutti in stand by, subordinati ad esigenze più immediate.

- Amo l'Italia, - le aveva detto una volta - una terra bellissima e dolorante, proprio come te, Irene. Non racconti nulla della tua vita, ma non hai bisogno di parole, sono i tuoi occhi a parlare. Quei tuoi fantastici occhi dove la luce si riflette ma non splende. E poi i tuoi silenzi...nessuna voce racconta più di un silenzio: le parole possono depistare, i silenzi no -

Lei non aveva risposto, ma si capiva che stava lottando contro le lacrime.

Una donna in bianco e nero (cap 1)


Non si vedeva bella, eppure Irene lo era: movimenti flessuosi e un leggero ancheggiare spontaneo, ma soprattutto il vezzo, un po infantile, con cui socchiudeva gli occhi per mettere a fuoco, dal momento che gli occhiali, pur dovendo, non li portava, perché l'unica bellezza che si riconosceva erano quei suoi occhi di un grigio cangiante che, secondo la luce, diventavano azzurri, verdi o nocciola, perfino neri.
Il nero, però era dovuto soprattutto ai suoi umori interni.

Quando incontrò per la  prima volta Alejandro, Irene era nell'età favolosa dei 40 anni: un età che appieno le donava, anzi, nella sua tipologia fisica, addirittura risplendeva.
Alejandro di anni ne aveva invece 25, gli stessi che avrebbe potuto avere un suo ipotetico figlio semmai lei avesse deciso di metterlo al mondo durante la sua infernale vita matrimoniale, costellata di botte, di richieste di perdono e di assoluzioni.
Ma Irene, nonostante fosse succube di quell'amore vigliacco, aveva fatto in modo che la sciagurata eventualità di una gravidanza non s'avverasse,
Fu solo dopo che lui l'aveva quasi spedita al creatore che lei aveva trovato la forza di reagire, denunciarlo e spezzare finalmente quel legame mortale.
Nel suo petto, orrendamente fracassato, s'era fracassato anche il cuore.
Una volta divorziata s'era consacrata alla singlitudine.
Nessun uomo, da allora, l'aveva più toccata.
E questo, incredibilmente, aveva accresciuto il suo fascino: una donna inarrivabile.
Una donna superiore.
Irene, in base a questa supposizione, ci scherzava con le amiche che pure la spronavano a ritentare, che non tutti gli uomini sono uguali e che bisogna sempre dare una possibilità di riscatto a se stessi e agli altri.

Non ho tale esigenza.
Questa la sua risposta sintetica e conclusiva.
Gli occhi scurivano e la voce diventava amara.
Discorso chiuso.
Nessuna delle amiche, d'altronde, intendeva aprire ferite dolorose, come la dura cicatrice, dello spessore di una grossa chiusura lampo, che le percorreva la cassa torica, chiudendosi sul cuore.
Quel cuore ostinato che aveva continuato a battere tra le costole fratturate.

No, Irene non avrebbe concesso nessun'altra possibilità.
Neppure a se stessa.

Fino al giorno in cui incontrò Alejandro.
O meglio, si scontrò con Alejandro.

sabato 8 ottobre 2016

L'età dell'innocenza

Ho riletto con nostalgia e tenerezza i miei vecchi scritti, riscoprendoli incompleti, assolutamente inadatti alla grandezza del sogno che li aveva generati.
Ma i sogni più grandi sono proprio quelli che nascono dall'innocenza e dall'inconsapevolezza dell'inconsistenza su cui, spesso, si basano.
I miei piccoli "aborti", mondi da ogni peccato, ritorneranno a riposare tranquilli nel sarcofago di plastica da cui, dopo tanti anni, li ho riesumati, per scrivere questo post, perchè mi è parso giusto che, nelle pagine di questo diario, allocassi anche la loro epigrafe.
All'inizio di questo blog nutrivo ancora, sia pure molto sommessamente, sogni di grandezza letteraria, ad essere sincera senza crederci troppo, più che altro per abitudine ed affetto, così com'è per certe manie che non riesci proprio a scrollarti di dosso, pesanti e calde, come una coperta che ti grava sulle spalle, ma che ti rassicura, e di cui ti sembra non poterne fare a meno.
Oggi tutto questo non mi serve più.
Sono sicuramente più matura, più libera, più scaltra e più realista.
Riesco a schivare, perfino, le trappole dei luoghi comuni letterari.
Ma non sono più innocente come allora, travesto le mie bambole e lo faccio in piena consapevolezza, col gusto del copione e della recita.
Col passare degli anni mi sono, in qualche modo, raffinata, ma so per certo che gli "aborti incompleti" di un tempo custodiscono la parte migliore di me.

(Amaranta - link fb)

martedì 4 ottobre 2016

Rumori fuori scena

Amaranta è tornata con Iggy, il piccolo killer affetto da D.O.C, in piena crisi farmacologia.
Era notte fonda quando mi ha svegliato il trambusto scatenato da Iggy, del tutto fuori controllo, e la voce di Amaranta, che di solito non sale mai troppo di tono neppure nelle dispute più accese ma, soprattutto, quando c'è di mezzo Iggy.
Lei che non è di natura paziente con lui prova a diventarlo, ma non sempre il tentativo le riesce, proprio come stavolta.
Consapevole di quanto sia snervante trattare con Iggy, mi sono affrettata quindi a scendere nell'antro per confortare la mia alter ego ma nella fretta dimenticando di chiudere la porta che già Cagliostro mi ha entusiasticamente preceduta lungo le scale, eccitato da quell'insolita escursione notturna.

Accidenti, ho pensato, non è questo il momento migliore per le presentazioni, immaginando scenari catastrofici dove la vittima predestinata sarebbe stato il mio amatissimo e innocente piccolo Conte Cagliostro, che avrei comunque difeso con la mia stessa vita dalle grinfie sanguinarie di Iggy.

Vieni via, Cagliostro, torniamocene a casa dai, non è il momento. Se fai il bravo ti do il premietto, anzi, lo raddoppio.

Cerco di blandirlo con quel tono carezzevole che a lui tanto piace.
Una corruzione in piena regola che il mio piccolo panterino mai disdegna ma per la quale, proprio questa volta, non mostra alcun interesse.

Tutta la bustina dei premietti!

Rialzo la posta, ma lui mi guarda sdegnoso: non ha nessuna intenzione di farsi corrompere.
Altre volte ha ceduto allettato anche solo dalla prospettiva di un minimo guadagno, l'ho visto ignominiosamente cedere davanti l'incarto fucsia del pacchetto vuoto o materializzarsi al sommesso cigolio dello sportello della credenza delle leccornie.
Ma stavolta nulla da fare, la sua attenzione, anche se molto circospetta, è unicamente rivolta ai rumori provenienti da dietro quella porta che d'improvviso si spalanca.
Ma Cagliostro, acrobaticamente virando su stesso, si è già eclissato nel buio del giardino.



domenica 2 ottobre 2016

Emozioni

Mi reputo un'esperta e consapevole conoscitrice dell'anima e dei sensi, e forse, proprio in virtù di questo, non mi sono mai davvero innamorata: per me un gioco troppo facile che non alimenta le emozioni.
Le e mozioni, quelle non soggette all'usura subitanea e alla noia preconcetta, sono allora diventate queste le mie mete esplorative. Le uniche per cui valga davvero la pena d'intraprendere il viaggio.

(Amaranta - link fb)

sabato 1 ottobre 2016

Blonde

La sua natura di bionda emerge dallo spesso strato di tinte a cui ha, impietosamente nel corso degli anni, sottoposto i suoi capelli.
Ma che lei sia nata bionda lo capisci dal suo modo di dire buongiorno, perché tra la parola "buon" e la parola "giorno" fa capolino un piccolo sole clandestino nell'aurora boreale dei suoi capelli.
Il suo saluto è sempre messaggero di bel tempo.
Lei ti dice buongiorno e s'accende quel piccolo sole.
Anche se la giornata si preannuncia buia.
Anche se intorno diluvia.

(Amaranta - link fb)