Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

lunedì 23 dicembre 2013

Le apparenze ingannano: Auguri, Blogosphere!



Babbo Natale indossa un abito rosso, deve essere un comunista. 
E una barba e capelli lunghi, deve essere un pacifista. 
Chissà cosa c’è in quella pipa che sta fumando?
(Arlo Guthrie) 

domenica 22 dicembre 2013

Rebecca (cap 19)


La novità riguarda te, Giandomenico, e la possibilità di matrimonio con la figlia minore del nostro fornitore per il legname, Concetto Scalavino. La ragazza è molto bella ed è un buon partito e il tuo futuro suocero ha davvero grande stima di te.....

- Il mio futuro non contempla il matrimonio, per quanto bella e ricca possa esser la ragazza, non ho propensione  per l'intesa coniugale e così di certo la renderei infelice. La mia arte, d'altronde, non abbisogna di molto: uno spazio, gli arnesi per il lavoro e le mie mani. E di tutto questo già dispongo. Riferite pure all'ottimo Scalavino della lusinga della sua proposta che però mi sento di rifiutare. E pregatelo che non l'intenda come uno spregio, che per altro sarebbe immeritato, sia nei suoi confronti che in quelli di sua figlia -

Questa risposta aveva gelato l'allegria della tavolata e ricondotto tutti al silenzio.

- Rifiuti una così generosa proposta senza neppure aver visto la ragazza?-
- Il matrimonio non è mai stato nei miei progetti. Voglio prendere i voti, papà, e continuare i miei studi nella tranquillità di un monastero, che non sono tagliato per la vita sociale nè per il ruolo di capofamiglia -
- Sinceramente, Giandomenico, vuoi farti prete per convinzione o per vigliaccheria?-

 Questa domanda era rotolata fuori dalla bocca di Mimì Messinese prima ancora che riuscisse a riagguantarla e formularla in maniera diversa, consapevole, dopo anni trascorsi nel commercio, dell'importanza della forma e del tono delle parole, per portare a buon fine una trattativa.
Pratico nel linguaggio degli affari, di cui conosceva codici e codicilli, si muoveva agile su un terreno conosciuto dove pur sapeva, a scanso della sua timidezza endemica, destreggiarsi e farsi valere.
Ma ora quella domanda dal tono perentorio, inusuale per lui, e che ben volentieri avrebbe ritrattato per non mettere in difficoltà quel figlio che così tanto gli somigliava, ed in meglio, che Giandomenico possedeva, a differenza di lui, il genio dell'artista, e così avrebbe dovuto, quale accorto ed esperto intermediario, premurarsi di trattarlo non da persona comune (che davvero non lo era) ma piuttosto concedergli a priori giustificazioni ed alibi, a cui poi nel corso delle trattative poter controbattere, senza però mai dimenticare la consapevolezza di stare a misurarsi non con un proprio pari, ma bensì  con qualcuno di rango diverso e superiore.
Psicologia elementare, ma efficace, di cui sapeva avvalersi, con dolcezza e misura, per portare nel proprio ambito un interlocutore riottoso e convincerlo a valutare quei punti di vista pragmatici e vantaggiosi, e da lui sommessamente proposti come un invito ad un'ulteriore verifica, suggerendo, in virtù della propria consolidata esperienza che, quanto più facilmente quei benefici  risultavano evidenti alle intelligenze più spicce, tanto più paradossalmente sfuggivano, proprio a causa della loro comune banalità, alle menti predisposte ad analisi più complesse.

Questa esercitata da Mimì Messinese non era piaggeria e neppure una raffinata tecnica coercitiva, ma aveva compreso che mai sarebbe stato uomo d'assalto e quindi, qual'ora avesse voluto conseguire risultati di un qualche successo nell'impervio campo degli affari, avrebbe dovuto avvalersi di altri metodi, più  morbidi e sofisticati, a lui più congeniali, che aveva realizzato alternando psicologia e buon senso, cosciente che talvolta, per poter avanzare, strategicamente occorre rimanere qualche passo indietro.

 Mimì Messinese in questo campo era diventato un maestro: la voce pacata e i gesti misurati e quell'arrossire  imbarazzato, come di un atto puerile ed inopportuno che ben volentieri avrebbe evitato mostrare, perchè sintomo di una sensibilità esasperata che, privandolo di ogni possibile mascheramento adulterino, immantinente lo rivelava nella sua natura più schietta ed intima.
Quel rossore era la prova inconfutabile della genuinità dei suoi intenti.
Autenticità vera, che proprio quella era la sua natura: timidissimo e schivo, al limite del farfugliamento emotivo, una summa di complessi che nascondeva un uomo perspicace e colto, lungimirante ed intuitivo, ma che agli occhi impietosi dei suoi compaesani s'evidenziava solo come una folkloristica macchietta.

Così  Mimì Messinese s'era pentito subito di quella domanda secca e perentoria, meravigliandosi di quella sua inusitata ed intempestiva determinazione, scaturita di getto proprio da lui che mai aveva tentato di metter qualcuno con le spalle al muro, ed ora, invece, facendosi latore di quella allettante proposta d'ipotesi di vantaggioso futuro aveva, al primo diniego, sovvertito le regole e trasgredito all'abc della psicologia e del buon senso, a danno proprio di quel figlio così caratterialmente simile a lui e del quale aveva intuito i travagli di quella sua personalità insondabile e da lui ereditata.


mercoledì 18 dicembre 2013

Ali


 Le ali, quando spuntano, fanno davvero male.
Due piccole ferite nette dietro le spalle, fra le scapole, i solchi in cui s'inseriranno i ventagli alari.
All'inizio ti sembrerà di portare un peso enorme sulle spalle.
Un fardello che ti piega la schiena.
La leggerezza non sempre è come te la immagini.
Ti daranno perfino impaccio muovendosi, talvolta, al ritmo delle tue braccia.
Non sono ali per il volo, ma per l'equilibrio.
E' questa la cosa fondamentale.
Sono ali per aiutarti a non cadere.
A rimanere stabile sulla superficie.

Sentivo sotto i vestiti il solletico delle piume sulla mia pelle.
Una sensazione che mi faceva star bene.
Sorridevo.
E la gente mi guardava con simpatia.
Sorridevo.
E mi trovavano carina.
Accettavo la luce e il buio con naturalezza, senza pormi problemi perchè le mie ali mi davano il giusto equilibrio.
Fino a quando......

Non mostrare mai le tue ali a nessuno, per gli altri sono solo estensioni, immaginarie ed irrazionali, sintomo evidente della tua conclamata farneticazione.
Allora sbarreranno tutte le finestre per paura che tu possa spiccare quel tuo volo, illusorio e mortale.
Così, per preservarti, ti toglieranno il cielo.
E tornerai di nuovo a fissare un muro.

sabato 14 dicembre 2013

Costanza

Finito di correggere il racconto "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale" concludo il mio rewind con questo breve dialogo, omaggio a Costanza, che pur s'è rivelata, all'interno della storia, irresistibile stratega: seducente, sensibile e scaltra.

images by Katarina Sokolova


 Ti amo, ma la cosa non ti riguarda
( (Friedrich Holderlin)

CONFIDENZE E DICHIARAZIONI 
Portoghese - Mi trovate ridicolo? -
Costanza - Certo che no -
Portoghese - Lei mi ha in pugno -
Costanza - Talvolta è il destino di chi è innamorato -
Portoghese - Ma lei non mi ama -
Costanza - Non serve essere in due per aver diritto all'amore -
Portoghese - E voi? -
Costanza - Io sono innamorata di voi -
Portoghese - Ma io non vi amo nello stesso modo in cui voi amate me -
Costanza - In qualunque modo mi amate a me sta bene -
Portoghese - Meritereste di più -
Costanza - Forse -
Portoghese - E di questo foglio, di questo suo scritto, cosa ne pensate? -
Costanza - Ha bisogno di voi -
Portoghese - Ma non specifica come, nè quando e nè perchè -
Costanza - Ha bisogno di voi, dovrebbe bastarvi. A me sarebbe sufficiente
Portoghese - Siete incredibile, ed io sono pazzo-
Costanza - Pazzo, ma non noioso. Per questo siete ancora il suo favorito -
Portoghese - Non ambisco ad essere il favorito, ma l'unico -
Costanza - E' questo l'errore in cui s'incappa nelle questioni d'amore: essere il numero uno, il numero unico. Io sò di non esserlo per voi, eppure son qui, cheto la vostra disperazione, vi consolo, v'induco al positivismo.  E' il mio modo d'amarvi, scevro dall'amarezza  di un numero primo -
Portoghese - Vi state facendo beffe di me -
Costanza - Sono assolutamente sincera -
Portoghese - Io non potrò mai amarvi come amo lei -
Costanza - Io non ve l'ho chiesto, nè lo vorrei. Io non sono lei, sono altro ancora. Almeno questo riconoscetemelo -
Portoghese - Siete bellissima e state sprecando tempo con me, potreste avere legioni di spasimanti pronti per voi a qualunque follia -
Costanza - Avete ragione quando dite che ho schiere d'innamorati pronti a far follie, ma torto quando affermate che sto sprecando il mio tempo -
Portoghese - Quindi anche voi inseguite la follia?-
Costanza - La mia follia siete voi -
Portoghese - E i vostri amanti?-
Costanza - Ognuno ambisce ad essere per me il numero uno, il numero unico, allo stesso modo in cui voi aspirate ad esserlo per lei. Nulla di nuovo sotto il sole, amico mio. Come vedete siete in buona compagnia!-
Portoghese - Di nuovo vi burlate di me -
Costanza - Attento, monsieur, quando vi compiangete diventate noioso e lei, come sappiamo, non sopporta la noia e, a dire il vero, neppure io. Ma io vi amo e sono disposta a fare un'eccezione......purchè non diventi la regola. Monsieur, avete il  mio permesso di amarmi anche senza amore -

mercoledì 11 dicembre 2013

Numero uno. Numero unico.

Ancora nel campo della matematica, un altro brano estrapolato dal racconto "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale". 

images by August Bradley

IL FATTORE X
Il Portoghese non era un novellino da iniziare alle pratiche del sesso che, nella sua burrascosa carriera di dongiovanni ne aveva viste e fatte ed escogitate, anche d'inedite.
Ma puntando arrogantemente solo su stesso, estimandosi numero uno, anzi numero unico, non aveva tenuto in alcun conto che nel calcolo delle probabilità ci potessero essere altri, seppur remoti, numeri uno e numeri  unici.
In barba a tutti i suoi diabolici calcoli matematici, riguardanti la teoria delle possibilità, erano saltati tutti gli algoritmi, cosicchè la casualità si era tramutata in necessità (Elvira) e la necessità aveva generato una nuova casualità (Costanza) che aspirava ad evolversi, in necessità.
Lui rappresentava il fattore X, quello di collegamento, l'innesco della miccia che, senza le dovute accortezze (ed è evidente che egli le ha abbondantemente eluse per via di quella sua eccessiva sicumera) ora rischiava di esplodergli in mano.

NUMERO UNO. NUMERO UNICO
Madame gli aveva rubato l'anima e lo aveva reso assolutamente vulnerabile, follemente innamorato e completamente dipendente da lei.
In questa fase esistenziale, e per lui  nuova, alla stregua di un adolescente inesperto sulla sintomatologia del male che lo stava divorando, si era barricato nella solitaria trappola delle introspezioni, laddove gemmano i sofismi filosofici e dilaga l'ermetismo poetico (materia, quest'ultima, a lui del tutto sconosciuta).
Non era la sua una gelosia di tipo convenzionale, (la disperazione d'immaginare Madame nuda tra le braccia di un altro) ma, piuttosto, la certezza dell'impossibilità di poterla davvero possedere.
Avrebbe accettato, senza alcuna amarezza, l'ipotesi di Madame amante di un altro uomo, o di tutti i maschi del pianeta, a patto che a lui fosse riconosciuto il ruolo di referente prescelto per una correità quasi consanguinea.
Quasi incestuosa.
Ma lui, numero uno, anzi, numero unico, era invece parimenti trattato alla stessa stregua di tutti gli zero, adoratori di Madame.

martedì 10 dicembre 2013

Elvira, Costanza e il Portoghese

Ho estrapolato questo brano da un vecchio racconto che sto ricorreggendo "La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale" perchè ho trovato divertenti le connessioni tra "La teoria delle probabilità" e le casuali dell'innamoramento, anticonvenzionale o classico, non fa differenza, che quando c'è in gioco il sentimento dell'amore è possibile stravolgere perfino le inconfutabili regole della matematica.




TEORIA DELLE PROBABILITA' - PROBABILISMO ONTICO
Il probabilismo ontico è una teoria ontologica in base alla quale ciò che è necessario rappresenta il massimo delle probabilità e ciò che è casuale il minimo delle probabilità. L'alternanza dialettica necessità/caso si dà quindi in una scala astratta, ma matematicamente controllabile per approssimazione caso per caso con adeguati algoritmi, dove la casualità è l'estrema improbabilità e la necessità l'estrema probabilità.
(da Wikipedia)

LIAISON D'AMOUR
Nel capitolo precedente abbiamo appurato che l'affascinante Portoghese, avventuriero in perenne fuga, è in realtà un matematico, mentre negli abiti seducenti della sensualissima Madame si cela la strega Elvira.
Nessuno è ciò che appare.
Converrebbe, al nostro matematico, prima di un suo maggior coinvolgimento, fornirsi di un buon testo filosofico e ristabilire la differenza tra ontico ed ontologico e, su questa rilettura analizzare, al lume di quella logica matematica che pur non dovrebbe difettargli, la sequenza degli eventi fin qui accaduti, partendo dalla teoria delle probabilità dove, in sunto, si chiosa che ai due estremi della scala matematica troviamo la casualità come fattore dell'improbabilità e la necessità, invece, quale fattore della probabilità.
Ma la divina visione di Madame in guepiere di pizzo nero e l'attimo dopo vestita solo di aggressivi sospiri, gli impedì qualsiasi salvifica valutazione:  l'indifeso ontico, armato solo della spada del suo pene, si stava consegnando, nudo e consenziente, alla meravigliosa creatura ontologica.
Che deliziosa tortura può essere l'amore: più Madame esigeva più lui era disposto a dare.
Lei aveva stravolto ogni regola ed ora lui non voleva più fuggire.
L'avrebbe rincorsa, se fosse stato necessario, in capo al mondo, ululando in ginocchio il suo nome, semmai l'avesse conosciuto, che neppure quel privilegio lei gli aveva concesso.
Madame e le sue voglie, stravaganti, lussuriose, eccitanti.
Nessuna, come lei, aveva saputo ingolosirlo.
Nessuna, come lei, aveva saputo nutrirlo negandogli il cibo.
Arrivava dopo giorni di assenza, e di dannazione per lui, preannunciata dalla scia amara del suo profumo.
Monsieur, j'ai besoin de vous.
Null'altro.
Ma questo gli bastava per tornare a vivere.

L'INCOGNITA
Eppure la meravigliosa creatura ontologica sarebbe riuscita a travolgere, con la potenza seducente del suo buio allure, tutti gli algoritmi sui quali fino ad allora il Portoghese aveva basato la sua teoria delle probabilità, se non fosse cinicamente accorsa in aiuto della ormai traballante ragione dell'umiliato, disperato ontico, quell'incognita che tutte le tesi possibiliste contemplano come futile ma destabilizzante, matematicamente non controllabile perchè finalizzata solo all'ipotesi di se stessa: Costanza.

venerdì 6 dicembre 2013

Rebecca (cap 18)

Rebecca s'era opposta al progetto del padre con apparente disinvolto pragmatismo e uno stupefacente savoir fair: l'equivalente di uno sputo in faccia, lanciato con eleganza ed ottima mira.
Gemma, invece, era rimasta stordita, avvoltolata su se stessa in un viluppo inestricabile di sensazioni sconosciute e dolorose, dove su tutte, però, prevaleva l'oltraggio dell'umiliazione.

Concetto Scalavino, dal canto suo, seppur sconcertato dall'atteggiamento delle figlie, era fermamente deciso a realizzare il suo progetto, riducendo il tutto ad una mera questione di metodo, che alla fine, era sicuro, il buon senso avrebbe prevalso.
S'impose di mantenere la calma, che le briglie a guidar la pariglia ribelle erano salde nelle sue mani, e fidando nella sua capacità di esperto vetturino, in virtù della quale avrebbe saputo schivare le buche e le asperità di quella che  sembrava essere una mulattiera, a favore di una strada più agevole e di pianura, riflettendo che informandole del suo progetto un primo passo lo aveva comunque fatto, cosicchè poter metter la sella era solo questione di tempo, ma alla fine ci sarebbe riuscito, che mai nessun puledro, per quanto scalciasse e quanto nitrisse, l'aveva mai avuta vinta su un fantino determinato, munito di briglie e di speroni.

Quella sera, attraversando il corridoio che conduceva alle camere da letto aveva notato che l'uscio della stanza di Rebecca, dove la luce era già spenta, era ostruito dal cane di casa, apparentemente addormentato, ma che al suo passaggio aveva digrignato i denti ed emesso un ringhio sordo.
Anche dalla porta socchiusa della camera di Gemma non filtrava alcuna luce e, sbirciando all'interno, Concetto Scalavino aveva constatato esser vuota.
L'unica luce proveniva dalla stanza della moglie ancora sveglia, preda dei suoi deliri, farneticava a voce alta.
Ma non era sola: la voce di Gemma, paziente e decisa, si sovrapponeva alla sua in una inversione di ruoli, era lei che ninnava la madre rassicurandola che mai avrebbe permesso all'uomo nero di salire in cielo e spegnere le stelle.

Sorrise Scalavino a quella scoperta, congratulandosi con se stesso di quel suo intuito che lo aveva indotto a creare quel legame, una scelta lungimirante e quanto mai consona allo scopo.

Anche Mimì Messinese, dal canto suo s'era predisposto quella stessa sera a dar la notizia ai suoi, presentandosi a casa con un enorme vassoio di dolci, nonostante fosse giovedì, in anticipo di ben tre giorni su quello che costituiva da sempre, in casa Messinese, il rito celebrativo della domenica.
Quell'innocente trasgressione aveva causato un allegro trambusto, scatenato interrogativi ed ipotesi circa l'avvenimento da festeggiare e ai quali Mimì Messinese, insolitamente loquace, si divertiva a fornire elementi fuorvianti e spiegazioni immaginifiche, così da poter giungere al termine della cena con la sorpresa ancora intatta e che avrebbe disvelato al momento del dolce e prima del bicchiere di Marsala.

La novità riguarda te, Giandomenico, e la possibilità di matrimonio con la figlia minore del nostro fornitore per il legname, Concetto Scalavino. La ragazza è molto bella ed è un buon partito e il tuo futuro suocero ha davvero grande stima di te. Hai davanti un futuro luminoso, ma non sei ancora affermato, e le incognite nel campo dell'arte, soprattutto in quello dell'ebanisteria, sono tante, lo sappiamo bene noi che abbiamo visto nella nostra famiglia così tante ascese e così tante cadute, e l'ingente dote matrimoniale della tua futura moglie ti garantirebbe quella tranquillità esistenziale con cui approfondire i tuoi studi e maturare il tuo talento, preservandoti dagli inevitabili compromessi e rendendoti padrone assoluto delle tue scelte.

Detto questo, Mimì Messinese s'era sentito d'aver espletato un compito alquanto difficile, che con quel figlio non vantava alcuna intimità seppur fossero così simili, e forse proprio a causa di questo il loro rapporto si era sempre svolto mansueto e cordiale, affettivamente cementato anche senza il collante della confidenza.
Aveva ottemperato al suo impegno, Mimì Messinese, con entusiasmo e convincimento, soddisfatto, seppur esausto dopo questo discorso a braccio, privo di preamboli e virgolettati, diverso dallo stile consueto, che dai suoi era stato accolto nel silenzio della sorpresa e poi con la festosa eccitazione dei commenti, tutti benevolmente entusiastici anche nei riguardi della sconosciuta Rebecca.

martedì 3 dicembre 2013

Squisitamente femminile

 Squisitamente femminili.
Tutte le donne che aveva avuto lo erano state, ma per tutta la vita ne aveva desiderata una sola, l'unica che mai avrebbe potuto avere, la più innocente, la più sensuale, la più squisitamente femminile: sua madre.
Lei, seduta davanti alla specchiera, i capelli folti e scuri sparsi sulle spalle, una bretellina della sottana scivolata lungo il braccio.
Ancora la sua immagine gli sorrideva dallo specchio, in quel modo speciale riservato a lui solo.
Presto si sarebbero stesi, l'uno accanto all'altra, nel lettone e lei l'avrebbe avvolto dentro il calore scuro dei suoi capelli.
Lo stesso calore buio che emanava da tutto il suo corpo e gli trasmetteva una sensazione di febbre.
Allora iniziava a rigirarsi inquieto nel letto, allontanandosi sempre più da quella calamita che pericolosamente lo attirava, alla ricerca di un angolo neutro che gli conciliasse la pace e il sonno.
Inutilmente.
Lei sentiva la sua inquietudine e, con la tenerezza di un gesto noto, tendeva una mano ad accarezzargli i capelli come faceva per farlo addormentare come quando era molto piccino e poi, con le dita, gli tracciava strani segni sulla fronte mormorando nel dormiveglia parole che lui non capiva ma che lo rassicuravano, trasportandolo verso la beatitudine del sonno.
Ora sfuggiva a quella carezza e a quelle dita.
Si allontanava da lei scivolando piano verso la sponda opposta del letto per tracciare quanta più distanza poteva tra loro.
Ma la sensazione di febbre non scompariva e allora usciva silenziosamente fuori dalle coltri e si chiudeva in bagno.
Il pigiama, leggerissimo, gli premeva addosso come un saio, pesante e ruvido, che gli bruciava la pelle. Impaziente se ne liberava, e così nudo si coricava a terra premendo il ventre contro il freddo del pavimento, cercando invano di smorzare quel delirio che lo pervadeva.
Sdraiato in terra, la mano serrata sul pene, ancora evocava il calore avvolgente della donna inconsapevole addormentata nella nube scura dei capelli, col braccio allungato verso il suo cuscino.
Squisitamente, innocentemente, eppur così perversamente femminile: questa era stata per lui sua madre.
Nessun'altra, nel corso degli anni, aveva potuto sostenere il paragone.
Aveva dormito in tanti altri letti, avvolto nel morbido profumo di nubi bionde, corvine, castane ed anche poi grigie, ma nessuna era stata così capace di trasmettergli quella insana, eppur terribilmente eccitante, sensazione di gioco dannato.
Nessuna donna, nemmeno la più desiderabile o la più difficile da conquistare, lo aveva messo nella condizione di trovarsi a rotolare nudo sul pavimento di un bagno per spegnere il fuoco del ventre e smorzare l'ardore delle tempie.
Quella bretellina scesa sul braccio tondo, e la virgola bruna dei capelli sulla spalla, lo avevano, già quasi adolescente, condizionato ad un futuro di estenuante ricerca, per altro mai appagata, di riprovare quella sensazione furiosamente eccitante di malattia del corpo e della mente perchè, come spesso amava ripetere, le sensazioni del paradiso passano tutte attraverso l'inferno.

lunedì 2 dicembre 2013

Realtà estranianti



Giornata razionale e pessimistica, questa verso cui m'avvio, già prospettata nella certezza del deja vu, nonostante, ed invano, abbia cercato fin dalle prime luci dell'alba di renderla appetibile e misteriosa, come un pacchetto regalo ben confezionato e di cui s'ignora il contenuto.
Dal buio ho così materializzato il metafisico pacchetto e l'ho strategicamente collocato sul tavolino del salotto, in bella vista tra gli oggetti usuali, dove però risalta come un ordigno minaccioso.

Ho perso il gusto della sorpresa: capita quando non t'aspetti più niente dalla vita.
Quando smarrirò anche il gusto del gioco sarà davvero la fine.

Detesto il freddo che estrania il corpo sotto innumerevoli strati di lana, che non scalda neppure, che niente può sostituire il calore delle mani e delle labbra.
Giornata no, seppure c'è un tiepido sole, e come avvenuto  in altri tempi, forse di minor disincanto, avrei tentato di riscrivere il tutto con uno di quei giochi illusionistici di cui mi picco esser maestra.
Ma è questo uno di quei giorni in cui la consapevolezza esistenziale è talmente nitida e prevaricante che tutto ciò che è nelle mie possibilità mettere in atto non sortirà alcun risultato anzi, piuttosto, devo sforzarmi di non cedere alla tentazione della messinscena che sortirebbe effetto contrario e disastroso.

Detesto il freddo che mi rallenta e mi ravvoltola su me stessa, alla ricerca di un tepore improbabile, tutto interno, metafisico anche quello, come il pacchetto regalo che campeggia, simile ad un ordigno esplosivo, sul tavolo del salotto, tra le porcellane ed i fiori autunnali.
Marilena