Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 30 ottobre 2013

Mr Nativity (quinta parte)

Camilla : Il progetto è semplice, Mari: dovete mostrarvi insieme ad un evento importante, alla luce del sole e non come clandestini. Il clamore sarà immediato, poichè Leonard, seppur sconosciuto alla massa, è assolutamente noto agli addetti ai lavori, quelli che davvero contano, quelli che manovrano da dietro le quinte il mondo dell'editoria e i destini di un autore: editori, manager, pubblic relations, agenti letterari, direttori e consulenti, grafici e correttori di bozze.
Il mondo dell'editoria si divide in due settori: quelli che hanno lavorato con o per lui, e quelli che aspirano  lavorarci, anche gratis. Nota è la sua ritrosia a mostrarsi in pubblico e, le pochissime volte che è accaduto, lo si è visto sempre solo. E' gay: il suo compagno è un giapponese, lottatore di sumo. Questa è la verità condivisa con gli amici più  intimi. Forse è vero, forse no, D'altronde questo suo rikishi nessuno di noi  lo ha mai conosciuto di persona. Magari non esiste, ma Leonard lo si ama anche per questo. Ed è proprio in virtù di questa sua  riservatezza esacerbata che possiamo giocare sulla credibilità dei ruoli.
 Mr Nativity che si mostra per la prima volta in pubblico, in veste privata e in compagnia di una donna misteriosa: sarà una vera notizia bomba. La sua vita reale, comunque, sarà al sicuro, perchè nessuno oserà entrare in quel suo ranch super riscaldato e, a quanto si mormora, pieno di pericolosi trabocchetti e, con forse in agguato, lo spiacevole incontro ravvicinato con un lottatore di sumo. Tu, al contrario, dovrai far emergere il tuo antro, renderlo rintracciabile e penetrabile, non troppo facilmente, ovvio, che altrimenti la trama di questa love story fasulla verrebbe scoperta. Non sono così stupidi, nè così  ingenui, neppure dall'altra parte e, di certo, come prima cosa si domanderebbero come mai un uomo inaccessibile come Mr Nativity non abbia messo in atto le sue stesse precauzioni a protezione della privacy della sua donna. E' già una storia questa, Mari, pronta per essere trasformata in mito: l'uomo potente che abita un ranch/fornace in California e la donna sconosciuta che vive nell'antro/frigo in Blogosphere: due mondi assolutamente opposti e, a prima vista, inconciliabili. Così partiranno alla caccia dei vostri punti d'incontro: fiumi di parole, articoli ed illazioni, soprattutto si parlerà di te, ci si ricorderà della tua liaison con Cristiano Diogo De Santos, verranno resuscitati i fatti di Parigi, tu stessa assurgerai a nuovo splendore: sarai la donna di cuori, quella che ha sbaragliato le due splendidi amanti nel cuore de Il Portoghese ed ora l'unica che ha penetrato quello inviolabile di Mr Nativity. Il fine è quello di sguinzagliare i cacciatori sulle tracce di una ipotetica preda, che non ha nulla di predestinato ma tutto di progettato e, il trucco, è che nessuno s'avvede del paradosso sconcertante di quella lepre che mal si nasconde, maldestramente palesandosi con improvvidi capolini per poi rituffarsi nella vegetazione e, solo dopo pochi passi, riaffiorare di nuovo alla vista, che basterebbe allungare una mano e acciuffarla per la coda. La magia è che nessuno dei predatori potrà vedere, attraverso i cespugli ad arte disseminati, lo sberleffo, il maramao, l'inchino irridente del gatto con gli stivali nel ruolo della lepre, e anche se il trucco venisse scoperto, saranno loro stessi a non smentire il gioco per non passare alla storia nella veste dei turlupinati. I primi fruitori di notizie sono quelli che le scrivono, sia pure fosse un articoletto di gossip, un fondo pagina, una notiziola di categoria B, purchè sia materiale da dilatare, trasformare, evolvere, manipolare, gestire. Perciò preparati, Mari, a contemplare, senza batter ciglio, la menzogna sbandierata come verità, consapevole dello scopo del gioco e del ruolo dei giocatori. Perchè noi qui li stiamo fornendo del materiale più pregiato alla stesura di una leggenda, concedendo campo illimitato alle stravaganze e all'assurdo, che questo è ciò che accade quando ying e yang si fondono, il ghiaccio e il fuoco, il maschile e il femminile, la mente e il cuore, la fredda logica e la passione istintiva: la creazione ultima di una personalità androgina, ermetica, insondabile, che non scioglie dubbi ma ne alimenta  ( il divino Bowie è una creatura di Mr Nativity). Così rasperanno la terra con unghie di mastino e annuseranno rapaci  il tuo odore, convinti di poterti ghermire: quando alla fine crederanno di aver violato l'impenetrabilità del tuo antro, Mr Nativity, dal suo ranch in California, semplicemente schioccherà le dita, e loro, gl'inseguitori, si ritroveranno scaraventati nella realtà parallela di una camera oscura.

lunedì 28 ottobre 2013

Mr Nativity (quarta parte)

M'imbarcherò in quest'avventura e lo farò per Camilla, perchè lei è stata l'unica a credere in me, a  mantenere vivo un sogno che io coltivo ormai solo per disperata inerzia esistenziale.
Ecco perchè non posso tirarmi indietro, lei ci ha investito così tanto in questo progetto, molto più di me che già da qualche tempo, guardandomi prima dentro e poi attorno, ho deciso che non vale la pena scalare le Ande con le mani nude per arrivare agli Appennini, perchè nonostante google maps e gli aerei veloci, per quelli come me continueranno ad essere irraggiungibili.
Ma accetterò il gioco: che almeno una di noi due possa ancora continuare a credere alla possibilità di un traguardo.

- Va bene. Cosa vuoi che faccia? -
La mia voce ha il tono della resa mentre un sorriso luminoso illumina il volto dell'Imperatrice.
- Non te ne pentirai, Mari, te lo giuro. Sei in buone mani. Lui è assolutamente un genio: alla fine lo adorerai.
Lascia che lo informi della tua decisione e...... sai, neppure per lui è così semplice, venir fin qui è stato un gesto grande di amicizia nei miei confronti, la stessa immensa amicizia che mi lega a te. Per questo sono così convinta che questa nostra sinergia produrrà ottimi risultati, perchè ha come fondamento il perseguimento del bene comune -
Detto questo Camilla s'appresta a tradurre al suo amico, in uno scorrevolissimo inglese, l'epilogo del nostro dialogo mentre, dal dipinto della Maternità Blasfema del Caravaggio, gli occhi verdi della Vergine (in realtà quelli di Amaranta, che guardano attraverso la tela) irridono scintillando, redivivi e maliziosi, la scena casalinga con Camilla e Mr Nativity seduti sul divano a conversare e fumare cigarilli Moods, mentre io sono intenta ad alimentar le fiamme nel camino affinchè il mio prezioso ospite non senta troppo freddo anche se, a onor del vero, la stanza ha ormai raggiunto, per i nostri standard umani, temperature da forno crematorio e, sul muro, l'ombra scenica di Kilroy, il piccolo freak graffiti writer, s'è del tutto liquefatta in una striatura d'umido simile alla lacrima scura di un clown.
L'unica a godere di questo caldo infernale è Lizard Monna/Lisa, la lucertolina bionda che, perdendo ogni ritegno, si è fatta lascivamente irretire dalle lusinghe del fuoco ed ora, come ipnotizzata, si protende tutta verso le fiamme nella fanatica offerta di un'ancella sacrificale.

Devo proprio esser folle o, peggio ancora, sentirmi nella situazione in cui non ho più nulla da perdere, per accettare questo intrigo mediatico: una biografia inventata di sana pianta con lo scopo di costruire una leggenda atta a creare aspettative alla vigilia della pubblicazione di questo mio ipotetico libro: una strategia di marketing già ampiamente collaudata e quasi sempre con successo.
La novità, però, è che questa volta Leonard Nativity, l'uomo più immaginifico del pianeta, non si limiterà ad una regia occulta ma, addirittura, interpreterà il ruolo principale.

Veloce ed indolore: così, l'Imperatrice, ha prospettato questa operazione.
Veloce ed indolore: ma per chi?

Per il rifiuto della mia biografa ad accettare quello che lei definisce "il suo unico  fallimento", quello che deturperebbe il suo sfavillante, perfetto, curriculum professionale.
Per la mia propensione, invece, ad accumularli i fallimenti e che, forse anche un successo improvviso lo vivrei con la stessa identica, caotica drammaticità: quindi ha ragione lei nel volerlo programmare, per rendermene consapevole ed evitare che io ne rimanga schiacciata, trasformandolo in un danno.

Chiari i vantaggi che da questa operazione ne ricaveremmo l'Imperatrice ed io, ma non ne vedo alcuno per Mr Nativity, in questo progetto che prevede la sua partecipazione attiva a scapito della sua leggendaria invisibilità.

sabato 26 ottobre 2013

Mr Nativity (terza parte)

- Dobbiamo metterci al lavoro, Mari, costruire una storia, la tua, fantastica ma credibile al tempo stesso -
L'Imperatrice mi parla con voce suadente e scandendo le parole, come se non  fossi del tutto in grado di capire il senso del discorso.
- Ma guarda......pensavo che la scrittrice fossi io, ma ora scopro che, essendo a tuo parere inadeguata al ruolo, per riabilitarmi sarai tu a scrivere su di me: incredibile!-
- Fantastic -
Traduco acida, rivolta a Mr Nativity che mi ricambia con uno sguardo interrogativo.
- Preferisci rimanere senza contratto? Quello che ti sto proponendo è solo un piccolo restyling, una innocua operazione di facciata, veloce ed indolore, ma necessaria per risollevare le tue quotazioni ormai a livello di suolo, creare attesa per l'uscita del tuo libro (prima o poi lo terminerai, vero?) far circolare il tuo nome nel settore dell'editoria, tra gli addetti ai lavori ma, soprattutto, tra i possibili lettori. Le mie indagini di mercato hanno rivelato un vero disastro per quel che ti riguarda: assolutamente sconosciuta alla platea, qualcuno si ricorda di te solo perchè hai clandestinamente ospitato, dopo i fatti di Parigi, il filosofo e matematico Cristiano Diogo De Santos, conosciuto alle cronache come Il Portoghese. Un'occasione mancata, quella, avremmo potuto lavorarci sopra, trarne fuori addirittura il soggetto di un film perchè avresti avuto materiale in abbondanza per un best seller e, invece......vai sempre ad infatuarti degli uomini sbagliati e, di conseguenza, ci abbiamo rimesso tutti. Che fine ha fatto lui? Perso le tracce? Credo che ci sia una lunga fila di donne che lo stanno rincorrendo. Sei almeno in pole position? -
Evito di rispondere alle sue domande cattive che, in realtà, non hanno intento di ferirmi ma di riportarmi alla realtà: Camilla è la mia migliore amica e ha sempre fatto il tifo per me. C'era lei a consolarmi quando Il Portoghese s'è eclissato lasciando sul mio cuscino una rosa screziata ed un frettoloso foglietto con scritto:
Eu te amo
atè breve.
Cristiano.
 - Mr Nativity, che ruolo avrebbe in questo...... restyling?-
Sottolineando con ironia sferzante, di cui l'Imperatrice però non s'avvede, il termine restyling.
- Quello del tuo boy friend -
La sua risposta, Camilla, la spara a freddo, senza nessun preambolo: è tipico suo di quando vuol ottenere qualcosa senza stare a discutere troppo. La polpa è questa, il resto lo possiamo anche decidere insieme, ma la polpa è questa e non si cambia: è ciò che imperativamente sottintende.
- Stai scherzando vero?-
- No, e non farlo nemmeno tu, perchè è un favore immenso quello che Mr Nativity ci sta facendo. Tu non hai idea dell'uomo che hai davanti e, d'altronde, come potresti? Leonard, proprio perchè è una personalità davvero potente, rifugge i riflettori e conduce una vita invisibile. Nessuna telecamera, nessun giornalista, hanno mai varcato la soglia del suo ranch; nessuna indiscrezione trapela circa la sua vita privata, assolutamente inaccessibile ai media. Il suo raggio d'azione spazia da Hollywood al Web: cinema, editoria, major, internet: deus ex machina del mondo reale e di quello virtuale. Perfino la politica s'avvale della sua straordinaria capacità di costruire eventi: il Nobel per la pace a Barak Obama, chi credi lo abbia reso possibile? Non è straordinariamente fuori da ogni logica quel Nobel per la pace ad un presidente che ha impunemente permesso continuassero le missioni di guerra in Iraq e in Afghanistan e poi in Siria? Lo stesso Leonard, dopo aver realizzato questa inaudita impresa, lo ha definito un "Nobel bizzarro e post moderno". E' un uomo magnifico, fuori dal comune, l'unico in grado di rendere accettabili anche le stravaganze più madornali. Attenta, però, a non innamorartene: è gay-

venerdì 25 ottobre 2013

Mr Nativity (seconda parte)

Mr Nativity, che se ne sta seduto rigido sul bordo del divano, ha ingollato d'un sorso il mio caffè, nero e bollente, ed un pò di colore è finalmente apparso sul suo viso.
- Tanks -
Mi sorride, restituendo la tazzina
Devo riconoscere che il mio salotto non è tra i luoghi più caldi del mondo ma nemmeno una cella frigorifera, e il tepore del primo mattino promette una giornata quasi estiva.

- Accendilo, Mari, per favore -
Interviene Camilla indicandomi il camino.
- Mr Nativity non sopporta il freddo poichè soffre di una rarissima forma di anemia, per cui vive e lavora a Furnace Creek, nella Death Valley in California, una delle regioni più calde del mondo, e se stamani è qui è solo per via della grande amicizia che ci lega. T'assicuro che a nessun'altro sarebbe riuscita l'impresa di trascinarlo oltre confine ed io stessa, in virtù del l'affetto che gli  porto, mai lo avrei fatto se non fossi stata così disperata. -
- Mi spiace davvero......-
- E fai bene a dispiacerti, che la causa della mia disperazione sei proprio tu. E' colpa tua se Mr Nativity sta gelando ora nel tuo salotto -
- Mia?  E perchè? -
- Perchè le tue quotazioni nel borsino dell'editoria sono al ribasso, il tuo nome non vende nè fa notizia, hai già riscosso dall'editore fiducia ed accrediti per un libro che forse non scriverai mai. Vogliono rescindere il  tuo contratto per inadempienza e la restituzione dei compensi erogati. Non posso dargli torto e, t'assicuro, che volentieri ti mollerei anch'io, ma non riesco d'accettare questo macroscopico fallimento: il mio primo capitombolo in campo professionale.-
- La faccenda riguarda me, Camilla, e tu, invece, come al solito ne stai facendo un affare personale, così tanto da strappare il tuo amico dalla sua calda incubatrice nel deserto per scaraventarlo dentro uno scomparto del ghiaccio -
- E' anche un mio affare, Mari, e se non ho nulla da rivelare in questa tua biografia, la colpa è esclusivamente tua -
- E lui cosa c'entra?-
Chiedo io ormai fuori di me
- Lui sistemerà tutto!-
La risposta laconica di Camilla.

- Non posso crederci che tu stia dicendo sul serio! -
- Fai uno sforzo e credici -
Controbatte mentre è intenta ad estrarre una cartellina dall'elegante borsa da viaggio Vuitton.
- Non siamo arrivati fin qui per discutere con te ma per avere la tua collaborazione -

Dal divano, Mr Nativity, s'è intanto spostato nei pressi del camino verso il quale  tende le mani avido, con una espressione se non beata almeno più distesa (che immagino quella fiammella sia solo una patetica imitazione dei più confortevoli gettiti di calore a cui deve esser abituato il più grande creativo del pianeta)
Dal bordo della pietra, dove s'è perfettamente mimetizzata, gli occhi smeraldini di Lizard, la lucertolina bionda, non lo perdono di vista un istante, mentre, per via del calore, l'ombra sul muro di Kilroy, il freak graffiti writer, inizia a liquefarsi in una languida condensa.

mercoledì 23 ottobre 2013

Mr. Nativity (prima parte)

 Preannunciata dalla scia profumata dello Chanel n° 5, l'Imperatrice Camilla, la mia biografa, l'unica autorizzata a trattare i miei dati sensibili, sfolgorante in un sofisticato tailleur pantaloni bianco, varca la soglia dell' antro al braccio di un uomo che a mala pena le arriva alle spalle, completamente intabarrato, nonostante la temperatura ancora estiva, in un cappottone nero dal quale a stento emerge la cima di un teatrale cappello a cilindro, anch'esso nero.
Camilla lo guida a passo sicuro: di certo sa che li stiamo osservando, da dietro le tende e dagli spiragli, e così è già predisposta al sorriso mentre graziosamente saluta con la mano le invisibili presenze.
Avanza, trascinandosi dietro quello che sembra un grosso gnomo, facendo attenzione a misurare il suo passo col suo che, altrimenti, se fosse troppo veloce rischierebbe di sollevarlo da terra che s'intuisce, sotto il voluminoso cappotto, esser di peso leggero.
Così mi decido ad andar loro incontro, seppure confesso che dopo la notte completamente insonne avrei preferito non ricever visite, ancor meno da Camilla accompagnata da uno sconosciuto.
Mi affaccio sulla soglia: baci ed abbracci e il muto rimprovero negli occhi di lei per i miei capelli in disordine e gli abiti provvisori.
Fingo di non cogliere e porgo, cordiale, la mano all'uomo che l'accompagna e che lei, raggiante, mi presenta come Mr. Nativity.
- Mari, ho l'immenso piacere di presentarti  Mr. Nativity, il più grande creativo del pianeta -
Mr Nativity mi stringe la mano e dice: spellbound.

Spellbound, colgo il lampo negli occhi di Camilla, e così mi verrebbe di protestare che non s'irrompe nelle case al primo risveglio e in compagnia di uno sconosciuto, fosse anche il più grande creativo del pianeta e pretendere di trovare tutto in ordine, tutto perfetto, e...... dove diavolo l'avrà pescato questo Mr. Nativity?
E' l'interrogativo che soprassiede tutti gli altri che, in sequenza logica, s'affacciano alla  mia mente.

Al loro ingresso le creature dell'antro si sono apparentemente eclissate, ma non al mio sguardo: Lizard Monna/Lisa, la lucertolina bionda, s'è acquattata sotto il bordo del camino; Iggy, il killer salamandra, è in agguato sotto la botola da cui s'accede al passaggio segreto, nascosta dal presuntuoso tappeto del salotto, armato del suo fucile giocattolo; Kilroy, il freak graffiti writer, mimetizzato sul muro, completamente immobile, nella riuscitissima imitazione di un'ombra; dal dipinto apocrifo del Caravaggio,( una maternità definita blasfema perchè troppo realistica, raffigurante  una Madonna in preda alla depressione post partum, per questo ripudiata dalla Chiesa e perfino dai moderni  fans club del grande pittore)  campeggiante sulla parete di fronte al divano, con gli occhi vivi di Amaranta, la mia alter ego, e di BLOG, il mio figlio obeso e nichilista, infissi in quelli della Vergine e del Bambinello, a seguire ogni nostro movimento.

lunedì 21 ottobre 2013

Rebecca (cap 17)

Fatevene una ragione, papà.
 Glielo aveva di nuovo sussurrato all'orecchio dandogli il bacio della buonanotte.
Un bacio che bruciava come uno schiaffo.

Gemma, invece, non aveva proferito parola, nè mosso un passo nè fatto un gesto: impietrita, aveva seguito con lo sguardo Rebecca lasciare la stanza e ora che lei se ne era andata quello sguardo cercava, inquieto e smarrito, un punto su cui soffermarsi, consapevolmente evitando di guardare verso il padre che, con le labbra serrate e i pugni stretti, tremava di rabbia a stento repressa.
Di quell'ira non esplosa la stanza era satura e lei l'aveva respirata tutta in attesa della deflagrazione che, però, non era avvenuta nemmeno quando s'era d'istinto sottratta alla mano del padre che aveva tentato una vaga carezza.
Un insulto quella carezza: un subdolo abboccamento a stabilire un' intesa consenziente, un'alleanza segreta e, forse, una redistribuzione dei ruoli e dei gradi.
Raggelata e stordita, Gemma s'era rintanata nel profondo recondito di se stessa, lontana dalla realtà devastante di quel momento, preda di quell'inebetito stupore che sempre si prova davanti all'inaudito, lottando, nel contempo, contro l'emotività delle lacrime, che pur infantilmente premevano per uscire, ma che orgogliosamente ricacciava indietro come sintomo palese di quell'umiliazione passivamente subita.

Le ragazze Scalavino non erano avvezze alle lacrime che pur sono, secondo l'occasione, sintomo di gioia o di dolore, non avendo avuto nella loro ancor giovane, e troppo solitaria vita, vere occasioni per sperimentare la pienezza dei due opposti, ragion per cui, se necessariamente s'erano fatte le ossa all'indifferenza affettiva, di certo erano delle sprovvedute riguardo la valutazione soggettiva di queste due nuove materie, (nello specifico, il dolore) scoprendo, all'improvviso, la brutalità dei sentimenti e l'impatto diverso che questi determinano sui singoli caratteri e le conseguenti reazioni.
Rebecca s'era opposta al progetto del padre con apparente disinvolto pragmatismo e uno stupefacente savoir fair: l'equivalente di uno sputo in faccia, lanciato con eleganza ed ottima mira.
Gemma, invece, era rimasta stordita, avvoltolata su se stessa in un viluppo inestricabile di sensazioni sconosciute e dolorose, dove su tutte, però, prevaleva l'oltraggio dell'umiliazione infertale da quel padre che pur s'era dimostrato un' amichevole ed entusiasta estimatore delle sue doti.
 Questo suo voltafaccia, Gemma, invece, faticava a spiegarselo che, per lei, il concetto di tradimento era altrettanto sconosciuto quanto quello di gioia e di dolore. 

In ragione del suo raggio d'azione circoscritto nel perimetro, alquanto limitato, delle sue inesistenti esperienze esistenziali, nessuno  l'aveva mai tradita, perchè l'abiura sottintende il disconoscimento della parola data o la defezione da un'alleanza e altro ancora di simile, ma lei non aveva stilato nè patti nè sodalizi, innocentemente estranea alla ipotesi di un suo coinvolgimento consapevole in quel progetto nefando, tanto meno avrebbe mai accettato di esserne asservita in qualità di vittima sacrificale e consenziente.
Iniziava, però, a penetrare i sottili  meccanismi di quel gioco subdolo a cui involontariamente s'era prestata accondiscendendo al desiderio paterno che l'aveva designata angelo custode della follia della madre.
Una bieca strategia d'asservimento, una manipolazione basata sull'inganno premeditato, cinicamente messa in atto da quel padre che, se con una mano elargiva carezze, nell'altra aveva pronto il guinzaglio.

sabato 19 ottobre 2013

Il collare

 

Vestiva un abito nuziale.
O meglio, quel che ne restava.
Le balze di trina pencolavano come festoni male appesi, e lo squarcio netto nell' ampia gonna mostrava una gamba illividita dalle ecchimosi, maldestramente fasciata con uno scampolo di velo.
La novella sposa stringeva tra le mani una carabina.
Nonostante lo stato penoso della gamba procedeva di buon passo. Determinata.
La prima ad avvistarla fu la moglie del farmacista.
Che corse a dare la notizia al marito.
Il quale si fece sull'uscio della sua botteguccia, incuriosito, giacchè in quel posto di frontiera, dimenticato da Dio e dagli uomini, erano ben pochi i forestieri che vi si avventuravano.
Così la coppia, ferma sull'uscio, si godeva l'anteprima di quella novità inattesa che, di lì a breve, avrebbe di sicuro calamitato l'attenzione dell'intero paese.
Intanto, la figura ancora lontana all'orizzonte, acquistava contorni sempre più nitidi in fase di avvicinamento.
E' una donna! Esclamò la moglie del farmacista, notando lo svolazzamento disordinato della gonna
Una donna! Le fece eco, attonito, il marito.
Una novità assoluta.
Anche la sposa, dall'altra parte, aveva scorto la coppia che, schermando gli occhi con le mani seguiva, immobile ed attentissima, il suo avanzare.
Lei proseguiva ora un pò più lentamente. Circospetta. Con la pistola bene in vista.
Fermandosi a debita distanza quando i due entrarono nitidamente nel suo campo visivo.
- Non ne avete bisogno - disse il farmacista, indicando la carabina.
- Siamo gente pacifica - puntualizzò la moglie.
- Siete ferita? Cosa vi è successo? - domandarono quasi all'unisono, andandole incontro.
- Fermi dove siete. O sparo! - intimò la sposina con accento straniero, ma con tono deciso.
- Cara, vogliamo solo aiutarvi. Siete ferita. Cosa vi è accaduto? - piagnucolò suadente la donna
- Niente che possa riguardarvi. Ma accetto l'aiuto. Alcool per disinfettare e qualche benda. Una borraccia d'acqua ed un pò di cibo. Non mi occorre altro -
- Siete capitata nel posto giusto. Mio marito è farmacista. Vi aiuterà molto volentieri. E se volete ristorarvi la nostra casa è a vostra disposizione - disse ossequiosa la donna, quasi flettendosi in un inchino.
- Sapete qui non viene mai nessuno. E saremmo davvero lieti di esservi di un qualche conforto. E, a quanto appare, ne avete davvero bisogno - s'intromise il farmacista, con la gradevolezza della sua voce.
La sposina era davvero estenuata. La gamba le pulsava dolorosamente. E non mangiava da un paio di giorni. Avrebbe tenuto sempre con sè la pistola. Sarebbe stata in guardia. Ma aveva davvero bisogno di un pò di ristoro per proseguire il suo viaggio.
Nella frescura del retrobottega il farmacista provvide a lavare, disinfettare e bendare le ferite. E cospargere abbondantemente d'unguento le piaghe inferte dal sole.
Sul collo, però, era la ferita peggiore.
Un segno di cicatrice, doppia e simmetrica, nettamente incisa nella carne.
Il disegno di un collare.
- Chi vi ha fatto questo, bambina? - le chiese con dolcezza, indicando la cicatrice.
- Non è affar vostro - rispose aggressiva, spianandogli in faccia la pistola.
Poi, in tono più mite - Non fatemi domande, per favore -
La moglie del farmacista, nel frattempo, era ritornata con una bottiglia di sidro, del pane ed un pasticcio di carne. E frutta fresca.
Mai banchetto nuziale ebbe una sposa più affamata ed entusiasta.
Il colore le era tornato sulle gote, e gli occhi sfavillavano di verde luminoso.
Un piccolo rutto, infine, per sancire il gradimento. Prima di essere travolta dall'urgenza del sonno.
- Latte di papavero, una giusta dose, mescolato al pasticcio di carne. Insomma, la poverina aveva assoluto bisogno di dormire - bisbigliò la moglie del farmacista - Così, forse, riusciremo a sapere qualcosa di lei. Intanto le prendo la pistola -
- E come pensi di sapere qualcosa di lei se non ha nulla con sè che possa chiarirci la sua identità, nè la sua provenienza? - ribattè interrogativo il marito.
- Intanto potresti farle un esame fisico. Una visita medica, insomma - suggerì la donna
- Ma non sono un dottore - replicò lui
- Allora gliela faccio io. Non ci vuole una laurea in medicina per verificare certe cose - rispose sarcastica la donna, sollevando sgarbatamente la gonna della sposa.
- A cosa ti porterebbe una verifica del genere? -
- E' vestita con un abito nuziale ma non era diretta di certo all' altare. Magari è una sgualdrina. Una impostora. Una che fugge. Ne ha tutta l'aria. Forse sulla sua testa c'è una taglia. Dovresti andare in città e controllare all'ufficio dello sceriffo -
- E se invece fosse successo qualcos'altro? Magari è stata rapita - suggerì l'uomo
- La visita medica a questo serve. Se è vergine, vale la tua ipotesi. Se non lo è, allora ho ragione io. E tu andrai a verificare in città - concluse drastica
- E' un idea strampalata la tua. Priva di qualsiasi logica - disse il farmacista, scuotendo il capo
- Ha la logica del buon senso - rispose acida la moglie - E d'altra parte non c'è altro da fare -
- Potremmo chiedere a lei. Ascoltare la sua storia - ipotizzò lui.
- E tu saresti disposto a dar credito ad una donna che attraversa a piedi questo deserto, vestita con un abito da sposa a brandelli ed armata di pistola? - sogghignò la donna
- Tu nutri dei pregiudizi. Non sei obiettiva. E' già colpevole seppur non sappiamo di cosa - rispose il marito, rassegnato ormai da tanto tempo a subire quel carattere apodittico.
- L'obiettività non fa parte della mia morale - sentenziò ancora più aspra - C'è il bene e c'è il male. Ci sono le donne oneste e le sgualdrine. Quelle che vanno all'altare e quelle che, invece, si danno alla fuga. E' questa per me l'obiettività. Non mi sembra che ci sia molto da congetturare. L'esame vaginale darà il responso - fu la sintetica, inopinabile, arringa conclusiva
- Ha un'orrenda cicatrice sul collo. Come quella lasciata da un collare stringente che, tenuto per troppo tempo, ha inciso profondamente le carni. Forse ha subito torture. Forse era prigioniera - azzardò come estrema tesi difensiva il buon farmacista
- Ha una pistola. E ce la puntava contro. Non mi sembra così timida. Nè indifesa. E tu stai perdendo pretestuosamente del tempo prezioso. Spicciati a visitarla, prima che l'oppio perda la sua efficacia e lo sceriffo chiuda il suo ufficio - concluse, categorica, la donna.
Il farmacista, rassegnato, adagiò la sposa sul tavolo di marmo dove preparava le sue misture, e si accinse ad espletare l'incarico imperativamente impostogli dalla consorte.
Sentendosi un pirata che s'appresta a profanare uno scrigno devotamente sigillato.
Ma lo scrigno, ahimè, non era affatto sigillato.
Altri pirati avevano già abbondantemente attinto a quel tesoro.
La sposina non era vergine.
Avvilito il farmacista le riassestò pudicamente la gonna sulle gambe.
Con dita tremanti frugò nel corsetto.
Alla ricerca di una chiave. Di una lettera.
Di un monile.
Insomma di un indizio qualsiasi che portasse alla sua identificazione.
Ma il corsetto, strettamente allacciato, non conteneva null'altro che i piccoli seni.
Stiamo cercando verità nascoste quando forse la verità è alla luce del sole, visibilissima nello squarcio urlante di quella ferita. Pensò, addolorato, il farmacista.
- Allora? Cosa hai appurato? - la voce stridula della moglie lo fece sobbalzare
- E' vergine - rispose lui, sorprendendosi della fermezza del proprio tono.
E dell'affermazione, decisa e senza tentennamenti, di quella bugia sancita come verità inoppugnabile.
- Brucerai all'inferno. Insieme alla sgualdrina che stai proteggendo. E' entrata armata nella nostra proprietà, ci ha tenuto sotto tiro con la sua carabina. E, alla fine, ti ha anche sedotto - proruppe furiosa la donna - Ma sono sicura che ci penserà lo sceriffo a ristabilire la veridicità dei fatti. E fare giustizia -

mercoledì 16 ottobre 2013

Sex Confidential

Chiamatemi Eva.
Eva è una identificazione che mi calza alla perfezione.
Pronunciando la prima vocale di questo nome le labbra si schiudono per sfiorarsi poi in un bacio, e riaprirsi di nuovo.
Perchè io sono, al pari del mio nome, una donna che si schiude, si sfiora, e si riapre di nuovo.
E questa intervista null'altro è che il racconto della mia scelta, consapevole ed adulta, di vivere il sesso nella sua mera essenza, di carne e piacere, senz'altro contorno, nè implicazione.
Sono Eva, una donna giovane, indipendente.
Ho un lavoro che mi appaga, buone relazioni sociali e solide amicizie.
I miei genitori mi hanno educato ai principi della famiglia e della religione.
Loro, di certo, non approverebbero.
Sono single per indole e per scelta.
Sono di sicuro diversa dalle mie amiche alla ricerca costante del partner ideale, o di un solido rapporto di coppia.
Non escludo dalla mia vita l'amore.
Forse un giorno arriverà.
Quello che sò è che il sentimento si consuma in fretta.
Il sesso, invece, sempre si rinnova tutte le volte che lo faccio con un uomo diverso.
E, soprattutto, non serve essere innamorati per avere un orgasmo.
Nessun inganno.
Divertirsi è il fine.
Ma non sono una sprovveduta.
Non ho mai avuto incidenti di percorso.
Delusioni, bè quelle sono nel conto.
Ma nessuna violenza.
E sesso sicuro.
I preservativi li offro io.
Se lui non mi convince lascio perdere.
Questa è la mia regola.
Deve piacermi molto fisicamente.
Il sesso per me è completo appagamento, per questo i criteri di scelta sono molto importanti.
Non mi piacciono gli uomini irsuti e le dimensioni del pene hanno molta rilevanza.
E non ho remore ad accertarmene.
Carezze mirate, sfrontate, per capire se lui ha i requisiti necessari prima di andarci a letto.
Non cerco l' amore ma solo il piacere e valuto, quindi, sulle mie esigenze.
Non sempre il risultato è all'altezza delle promesse.
Ma questo lo posso scoprire solo dopo.
Non m'interessa una relazione e lo dico da subito.
Inutile perder tempo, e la chiarezza serve a non ingannare nessuno.
Voglio solo divertirmi e provare piacere.
Alcuni degli uomini che vengono a letto con me pensano che sia una puttana.
La mia sessualità libera, di donna senza inibizioni che sa quello che vuole, li spaventa.
Una donna con la sessualità di un maschio.
Mi giudicano allo stesso modo con cui le altre donne giudicano loro.
Io non do giudizi di questo tipo.
Se lui mi piace, e penso che sia a posto, facciamo sesso.

martedì 15 ottobre 2013

L'uomo di cioccolata

Adoro il tuo ingannevole incarto, inchiavardato da una serratura ermetica e protetto da una combinazione bislacca che tu tutti i giorni cambi, anzi, volutamente dimentichi, affinchè nessuna donna possa mai accedere ai segreti reconditi del tuo cuore.
Che nessuna vi sosti troppo a lungo.
Ma è questo penetrare il tuo interno, inaccessibile e solitario, groviglio d'intestini e nervi e cervello e forza di volontà e desiderio, la sfida che mi eccita.
La tua dolcezza illusiva la lascio alle altre, a quelle che si limitano ai peccati innocenti della gola e s'accontentano del residuo di cioccolata sulla punta della tua lingua.
Io, invece, aspiro alla lussuria.
Voglio essere dentro il tuo involucro, accarezzare i tuoi organi interni, respirare coi tuoi polmoni, sincronizzarmi sul ritmo del tuo cuore, scalare la carotide, impastarmi nella tua lingua ed affacciarmi, infine, dai tuoi occhi per vedere come il mondo appare al tuo sguardo.
Voglio entrarti nella testa come un urgenza irrimediabile.
Vitale, come la necessità di respirare, mangiare e bere.
Sigillata nel tuo ventre, tra l'ombelico ed il sesso, cosicché le tue voglie siano anche le mie.
 Artefice e complice nel tuo gioco d'inganni.


domenica 13 ottobre 2013

Escura e Luce




TROPICO DEL CANCRO
 Escura nacque per prima, attesa dal silenzioso sostare dei pipistrelli abbarbicati sui travi.
Un pianto spontaneo ed ostinato ne annunciò la nascita.
Solo allora i pipistrelli si alzarono in volo orizzontandosi ciechi verso i quattro punti cardinali per diffondere la notizia dell'evento, prima che la notte tramutasse in giorno e la falce di luna venisse oscurata dal sole.
Per un momento infinitesimale l'equilibrio del mondo si stravolse in una convulsa incoerenza geografica di paralleli e meridiani, reali e fantascientifici.
Ad ovest, oltre le Colonne d'Ercole, eruttata dalle acque dell'Atlantico riemerse, nelle foschie ancora notturne, la fumigante Atlantide.
Ad est, nell'inestricabile coacervo delle sue nebbie opaline, si delineò la transitoria Avalon, baluginante sulle sue acque mobili
A nord, sfumati in un remoto albeggiare di azzurro e di verde, si palesarono i contorni frastagliati di Utopia.
A sud, l'orizzonte zafferano del Deserto dei Tartari dardeggiava, invece, già nell'ardente culmine del mezzogiorno.
Quando Escura nacque per un breve istante nel cielo terrestre sostarono due lune in formazione: quella naturale, a forma di falce, brillante e lontanissima, ed un'altra, enorme e rossa, simile ad un sole freddo, sospesa bassa sul creato come un tondo metafisico.
Uno specchio opaco.
Un mandala ammonitivo.


 TROPICO DEL CAPRICORNO
A distanza di dodici ore nacque Luce, preannunciata da un corteo luminescente di api dorate ed insetti microscopici, trasportati dai quattro angoli del mondo, dal vortice di un vento dolce, con al seguito una scia primitiva di spore di resistenza e di riproduzione, sospinti dalle volontà degli elementi naturali di acqua, fuoco, aria e terra.
Un pianto spontaneo ed ostinato ne annunciò la nascita.
Solo allora si dipartì questa corrente viva, intiepidita dell'umore rosso del papavero, da quello giallo del girasole e dall'essenza ermafrodita del glicine, dipanandosi, sfilacciandosi e disperdendosi al bivio dei punti cardinali, sospinta dalla forza magnetica dei venti solari che, follemente eccitati dall'azoto e dall'ossigeno, cedettero all'attrazione, convulsa e passionale, del cielo e della terra.
Dell'acqua e del fuoco.
Del maschile e del femminile.
Quando Luce nacque gli spettri aurorali si congiunsero così alle due lune sorte nel tropico opposto, determinando la materializzazione di una incongruenza scientifica che sarebbe poi, col tempo, divenuta ossimoro.
Quesito filosofico,
Dubbio esistenziale.


 UN NUOVO UMANESIMO
Nelle dodici ore che intercorsero tra le due nascite, gli gnomoni delle meridiane, disorientati dalla presenza delle due lune incastonate negli archi boreali, non proiettarono più le loro ombre temporali.
L'amnesia penetrò il tempo e le coscienze, smarrendo il ricordo del peccato originale e di tutti i cataclismi da questo concepiti, restituendo una consapevolezza mnemonica molto più compatibile a quel nuovo umanesimo, che presto si sarebbe risvegliato nel fulgore di un'aurora vergine, sanato dalle stimmate dell'Eden e del Sinai.
Escura, la sentinella della notte, avrebbe vegliato dal regno onirico delle due lune sui destini più ostinati, quelli pronti a perdersi nei meandri inesplorati dei sogni e dei deliri, affidandoli a Luce, la costruttrice di albe, che li avrebbe aiutati a preservare questo loro dono dalla contaminazione della razionalità.

sabato 12 ottobre 2013

Le identità della strega


Amaranta - L'alter ego
Amaranta è sanamente impudente, decisa, eccessiva ed anche, all'occorrenza, aspra.
E' insopportabile e nello stesso tempo stimolante, come tutte le anime dotate di forte personalità.
Sa essere cattiva, vera strega, e ti rigira il mondo, cosicchè ti ritrovi ad avere sul capo la crosta terrestre e a camminare sull'umido del cielo.
Sa essere dolce, una dolcezza ruvida la sua, senza smancerie, sempre un pò da incazzata, ma con un'anima molto più sensibile di quella di tanti buoni cristiani che, sulle ferite che hanno inferto, trovano poi il coraggio di mettere cerotti.
 Lei, almeno, se deve darti il colpo di grazia te lo dà senza sorridere e senza prima chiederti perdono.
Ad Amaranta devo comunque molto di questo mio percorso fuori dall'antro della depressione.
E' lei che mi ha evitato d'implodere.
E' lei che ha urlato fuori tutta la mia rabbia e la mia disperazione a modo suo, senza scegliere i termini, come avrei fatto invece io, sempre troppo educata, troppo per bene, troppo controllata.
 Conflitto continuo tra me e lei, diverse ma compensative, sorelle che bisticciano ma che si amano.



Camilla (Cam o Camille) - La doppengalger
Ascolta Mari......(pausa elucubrativa)
L'esordio di Camilla (Cam o Camille) mi predispone ad uno stato di massima allerta.
Ascolta Mari......(pausa elucubrativa)
Sono consapevole che non ne verrrà fuori nulla di buono.
Camilla (Cam o Camille) ed io siamo davvero troppo simili.
Entrambe prevediamo con anticipo, e senza alcun margine di errore, i passi dell'altra.
Le strategie di attacco.
Le tecniche di difesa.
Così, le catastrofiche conseguenze che questo inizio di conversazione già reca, io ben le immagino.
Ascolta Mari......(pausa elucubrativa)
Ed io so che sulla mia testa cadrà un affastellamento, caotico e perentorio, d'ipotesi assurte a certezze incontrovertibili.
E che solo apparentemente accoglieranno il contraddittorio.
Io e Camilla (Cam o Camille).
Manipolatrici di concetti.
Sofiste dell'assurdo.
Teoretiche disinibite.
Parolaie.
La geometria diviene uno spazio cognitivo per stregonerie meccaniche e astruserie geografiche.
E la logica matematica è disinvolto empirismo rielaboratorivo, di teoremi e di assiomi.
Pur se il massimo dell'enfasi è riservato alla topologia, branca congeniale ed entrambe, per le inusitate possibilità esplorative che contempla.
Così come pure tutte le altre scienze, dalle metafisiche alle antropologiche, sono sottoposte al vaglio del nostro giudizio.
Per un ammodernamento.
Una rilettura più congeniale alla nostra epoca.
Se Amaranta è la mia alter ego, Camilla (Cam o Camille) è la mia doppelganger, spogliata però del significato più drastico del termine. Poichè nulla di maligno alberga in lei.
Se non una leggera isteria congenita.
Coltivata con arte.
Assurta a nota identificativa.
E personalissima.
Un copyright.
La rabbia spacciata per passione.
E' questo il capolavoro seduttivo di Camilla (Cam o Camille)
Doppelganger, irrequieta ed istigatrice.
Mutaforma. Paradosso temporale.
Creatura alchemica.


Anteprima
Alruna - La donna
Alruna.
Il mio nome gli fiorisce sulle labbra, come bava di lupo.
Ma sono le sue unghie macchiate di azzurro sbiadito, come smalto di vampiro, ad affascinarmi.
Catturata dal volo azzurro di quelle dita che mi premono sulle labbra.
Si perdono nei miei capelli.
Mi bruciano la pelle sotto il vestito.
Carezze ruvide.
Impazienti, smarriscono la tenerezza.
Sono artigli che infrangono.
Penetrano.
Esigono.
Alruna.
Il mio nome, senza voce, ripetuto dalle sue labbra.



Alice - L'adolescente
C'è il mare tranquillo di Salerno ed Alice, che ancora non è Alice ma solo una ipotesi d'identità, corre lungo la battigia.
Indossa un vestito bianco e celeste.
Deliziosamente corto.
Perchè lei sta crescendo.
Lo dicono le sue ossa che s'allungano.
Lo confermano gli orli che diventano corti.
Ed il primo mestruo.
Che un pò sconvolge.
Ma molto inorgoglisce.
Corre, Alice, con i capelli che le svolazzano disordinati sul viso.
Capelli inquieti, quelli di un'adolescente.
Che, con dita graziosamente civette, se li scosta di continuo dagli occhi.
Una meraviglia quei capelli che stanno allungandosi in maniera selvaggia.
Senza traiettoria di forbice.
E senza punto di fine.
Un atto d'indipendenza.
La sua prima ribellione.
La sua prima conquista.
Capriccio di bambina.
Vanità di donna.
Alice, che ancora non è Alice, ma solo una ipotesi d'identità, non ha coscienza di questi sofismi elucubrativi, mentre corre a perdifiato lungo la larga striscia di sabbia umida.
A fior d'acqua.
Scansando, a saltelli, le onde che arrivano già smorzate dell'impeto di piena che le ha generate.
Si sente entusiasticamente viva in quel suo corpo che sale in verticale.
Di anni. E di centimentri.
Si avvia ad esser donna.
Le ossa ed i capelli che si allungano, come tratto deciso di matita, ignorando i bordi.
La primizia acerba dei seni.
I fianchi, che dolcemente si vanno modellano.
Le gambe, che intuisce belle perchè, pur qualcuno, ha già espresso apprezzamento.
Il resto è ancora ombra.
Non emerge il colore degli occhi.
Una tinta permalosa di verde.
Che lei sembra non rilevare, intenta ad impiastricciarsi il viso di nascosto.
Specchi provvisori. E mezze luci.
Che nessuno si accorga di quel maldestro maquillage. Ombretto naif.
Profuso, con magnificenza, sulle palpebre.
E le labbra dipinte di rosso.
Come quelle di Lolita. E delle attrici.
E delle donne che sono già donne.
Alice, che non è ancora Alice, ma solo una ipotesi d'identità, ha tredici anni e adora un feticcio a cui rimarrà fedelmente devota per tutta la vita: il rossetto.


Amerilna - La strega
Arrivò dall'eternità, trasportata da una folata dell'ardente vento del deserto. Un lungo viaggio: i capelli scarmigliati e le unghie sguainate, nascosto sotto il corsetto lo scapolare di Santa Maria Giudea l'Impenitente e, ciondolante da una treccia come un gioiello primordiale, un opale barocco.
Mi ha donato il suo coltellino messicano, la profondità della sua voce e lo sguardo di smeraldo dei suoi occhi.
Ha dormito con me, superba amante, cattiva e persuasiva.
Mai dolce.
Compagna, e mai sorella.
Maestra, e mai complice.
Mi ha insegnato il mimetismo del geco, la trasparenza dell'acqua, l'invisibilità degli spiriti, l'ubiquità dell' ipnosi e la  preveggenza delle streghe.
Da lei ho appreso i rimedi per fronteggiare o alimentare, secondo il bisogno, le febbri del corpo, la peste dell'anima e i deliri della mente.
Ad essere disinibita e cruda.
Volgare e poetica.
Persuasiva.
Mai dolce, nel senso univoco del termine, se dolcezza è sinonimo di soavità e mitezza.




Escura - La casualità
In origine doveva essere una O, tonda, pienotta, soddisfatta di se stessa.
Una O assolutamente appagata.
Un cerchio perfetto, circoscritto e definito che, dal tuo computer, Lucy, sarebbe dovuto rotolare fino al mio trascinandosi dietro tutto il resto della parola che così avrebbe dovuto essere compitata: O scura.
Ma le tue dita nella fretta di rincorrere quella O che rotolava così di fretta dimenticandosi il resto delle lettere,(quella tua O, Lucy, una deliziosa testolina ordinata, ben pettinata e con un cappellino a modo, legato sotto il mento......e non importa se il resto di se non ce la fa a seguirla perchè lei, come capita alle avanguardie, è già un pezzo avanti, quasi arrivata al mio computer, trafelata ma in ordine).
Ma sul confine ecco che tu la riacchiappi con l'intento di assemblarla al resto della parola per darle un senso compiuto.
Cosa se ne fa Amaranta di una testolina di bambola a cui manca il corpo? avrai pensato avvedendoti dell'errore.
L'hai riacciuffata e, nel timore che quella ti sfuggisse di nuovo,(che è noto il rotolamento acrobatico della vocale O) hai accentuato la presa e forse stretto troppo, ma data l'ora già buia ed il nero delle pagine e l'urgenza del recapito, non ti sei accorta che, nel frattempo, la tua stretta aveva plasmato quella faccina paffutta nella elegante E di un profilo ESPAÑOL.
Così, quella sera, invece di Oscura le tue dita hanno digitato Escura che, di sicuro, quella simmetria della lettera E, spigolosa e puntuta, è molto più confacente al mio carattere di una rassicurante e paffuta O.
Così, da un errore di digitazione è nata Escura, come accade alle nascite vere che a volte sono casuali...... eppure quanto amore riserviamo per questi nostri figli nati da un incidente amoroso.


Kindred - L'incognita
Di lei non racconto





Marilena - L'autrice
A chi dice che il vero sia la virtù dei giusti io appassionatamente mi oppongo e dico no, non è la banalità del vero a fare di noi persone migliori e peroro, con convinzione, per il caos intellettivo.
Parteggio per le dimensioni parallele, dove non c'è confine tra il reale ed il fantastico.
Disconosco l'equilibrio di quel mondo di pietra che grava immane sulle spalle di Atlante, eroe già sconfitto.
Osanno i pigmei e le formiche e tutte le creature minime che si accingono, con determinazione e pazienza, a scarnificare minuziosamente il loro pasto duramente conquistato nell' approccio quotidiano contro le asperità degli elementi: un boccone per volta, facendo attenzione a non disperderne nemmeno una briciola
Sono per gli inganni teatrali.
Per le costruzioni scenografiche.
Per il brutto, o il bello, ad arte organizzati.
Sono per gli incarti bizzarri.
Per i miraggi da caleidoscopio.
E le finte prospettive.
Sto dalla parte di chi veste le proprie bambole con  carta di caramelle.

venerdì 11 ottobre 2013

Uomo da parete

 endi ha detto...
tutte donne?
10 ottobre 2013 13:25
( commento al post: Questa sera si recita a soggetto. Ciascuno a modo suo)

Su questo palcoscenico si, ma ci sono pure figure maschili di una certa rilevanza, e non dietro le quinte, ma protagonisti: Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed illusionista; Mr. Wolf, l'addestratore di cavallucci marini; Victor Galeno, l'uomo della pioggia; Jerome, il guascone; Joachin Ortega de la Cruz, il figlio della leggenda, e ancora qualche altro.
Ma qui, endi, sei ne "La Repubblica Delle Donne", perchè è tale il mio blog, e così questa mia evidente partigianeria favorisce un pò di più la loro presenza.
Insomma, un aggiustamento alle quote rosa......

Ma da oggi, endi, in virtù di quella tua domanda, c'è un personaggio (persona) nuovo che ho portato alla ribalta, un uomo di cui in breve racconto la sua storia.
Una storia priva di riferimenti identificativi, volta solo al campo delle emozioni, che quelle non abbisognano, per esser raccontate, nè di nomi nè di collocazioni geografiche, che come tutto ciò che è attinente alla sfera umana, trepidazioni, sensazioni e sentimenti, sempre dimora nel cuore e nella mente, seppur con la variabilità ovvia dei parametri soggettivi.

 UOMO DA PARETE
C'è un lettore che mi commenta, con una certa regolarità, via mail.
Premetto che in tutti questi anni di blog ho capito che è meglio evitare confidenze troppo intime con i lettori, soprattutto via mail, che ogni volta che l'ho permesso, e  me ne sono permessa, sempre è scoppiata una qualche grana.
Così personalmente evito di oltrepassare il confine consentito dell'onesta cortesia e, pur senza mantenere odiose distanze, m'attengo all'etica della risposta cordiale, del sorriso accennato, dell'entusiasmo contenuto, mentre, invece, nei commenti pubblici mi lascio andare, ed in maniera visibile, all'entusiasmo e alla gratitudine per chi spende un particella del proprio tempo a leggere e commentare i miei scritti.
Ma nel boxino dei commenti è tutto, nel bene e nel male, alla luce del sole cosicchè, sia io che i miei interlocutori, ci atteniamo alle regole del cortese conversare e del moderato dissenso, senza oltrepassare confini leciti e scongiurando il rischio di trasbordare troppo nel privato, così come può avvenire, invece, nello scambio epistolare, sicuramente più appartato ed intimo.

Con lui, però, questa regola è saltata: pensatore non convenzionale, introverso e timido, che cova inconsapevolmente in nuce il germe dello scrittore, e che io ho più volte spronato a dar respiro a quelle sue riflessioni, che m'arrivano come matasse aggrovigliate ma pur colme di lucida ponderatezza, attraverso un suo sito personale, così da sottoporre quei suoi quesiti complessi, assolutamente non prestabiliti ed interessantissimi, ad una platea più vasta ed eterogenea, in grado di fornire punti di vista diversi, soprattutto dai miei che sempre, inevitabilmente evolvono in visioni plateali di pessimismo catastrofico.

Uomo da parete, di quelli che alle feste rimangono poggiati al muro a guardare gli altri che ballano e che flirtano, segretamente desiderando di esser uno di loro, non importa se banali nei modi o nei gesti, che volentieri baratterebbe tutta la sua raffinatezza intellettuale per essere finalmente fuori da se stesso, da quella sensibilità feroce che lo inchioda a quel muro, e concretizzare così quelle emozioni che lo dilaniano ma che si nega, pensandosi inadeguato e adatto solo ad interpretare il ruolo anonimo, e senza battute, di uomo/ tappezzeria

Potrebbe scrivere, e sarebbe uno scrittore magnifico.
Potrebbe amare, e sarebbe un amante superbo.
Potrebbe convertire il mondo con la forza del suo pensiero.
Potrebbe.
Ma non lo farà.
Ho acquisito questa certezza poichè nel corso del tempo le sue mail stanno diventando sempre più amare, più distaccate, più confuse, quasi che avesse deciso che un suo coinvolgimento più intimo con il resto dell'umanità sarebbe soltanto foriero di nuove delusioni e di nuovo dolore.
Così non spallerà nessun muro, piuttosto continuerà stoicamente a sostenere, in silenzio, sulle proprie spalle il peso di quella parete.
E quello della sua ombra.
E quello delle ombre di tutta l'umanità.


Images by August Bradley

martedì 8 ottobre 2013

L'albero Lucifero


Dedico questo scritto a me stessa, come possibile ipotesi di sopravvivenza, affinchè smetta di dannarmi l'anima alla ricerca di una verità e di una giustizia.

L'ALBERO LUCIFERO
Stamani mi è impossibile accedere al mio antro perchè un immenso tronco traverso sbarra lo stretto imbocco tramite cui mi calo nei suoi visceri.
Un albero cresciuto in orizzontale.
Come è potuto sviluppare così rapidamente ed assumere proporzioni ciclopiche quel rametto striminzito, senza per altro troppe possibilità di sopravvivenza in questo terreno così arido, che io stessa avevo piantato per più facilmente ritrovare l'accesso alla strettura strategica, naturalmente mimetizzata, del passaggio dentro il mio antro?
Non solo è cresciuto, ma i suoi rami strisciano come i serpenti sulle teste di Idra, dipanandosi verso i quattro punti cardinali, attorcigliati, riccioluti, o puntuti come lance, che non ce n'è uno uguale, benchè tutti generati per un unico scopo: impedire l'entrata.
Un albero supino che avrebbe, invece, potuto svettare superbo verso il cielo e sfiorare, con la punta dei rami più arditi, perfino le nuvole.
Sarebbe stato, in un altro destino, l'albero più bello del mondo.
Il castigo capita sovente alla troppa bellezza, così come fu per Lucifero, plagiato, forse, dallo stesso Dio, il quale amava circondarsi di subordinati e non d'intelligenze indipendenti, e da lì la storia dell'angelo caduto, che ha un suo fascino, lo riconosco, ma è palese il monito con la proibizione ad agire di testa propria e accettare i diktat imposti.
Una morale cristiana in una leggenda pagana.
Lucifero non ha negoziato, ha agito di sua iniziativa, ed ha duramente pagato.
D'allora è sempre stato additato come il male.
La crudeltà vera, quella razionale, pianificata a tavolino, la trovo piuttosto in  Dio, il cui scopo, è ora acclarato, sarebbe stato quello di creare automi e non uomini pensanti.
In questa strategia divina deve essersi verificato un errore, una disconnessione, cosicchè nella coorte degli angeli schierati sull'attenti è uscito fuori lui, Lucifero, che gli si è avventato contro.
Quest'albero, che chiamerò Lucifero, merita di essere amato come tutti gli alberi del mondo, perchè giace qui a terra in punizione ad espiare in vece mia.
Spesso sono gli innocenti che pagano per altri innocenti.
Perchè io, lo giuro, non ho commesso peccati di rilevanza così grave da giustificare il supplizio inflitto a questo povero albero costretto a strisciare a terra quei suoi rami che mai svetteranno verso l'alto.
Avessi la forza di issarlo e sostenerlo, lo farei, novella Ercole, domerei l'Idra e sfiderei Dio.
Lucifero è talmente magnifico che oscurerebbe il sole con le sue fronde nere, compatte come ombrelli, e che d'estate si andrebbero a coprire di foglie sontuose, laccate come unghie di donna.
Ma l'albero Lucifero non sarà un intralcio, così come era predisposto nei piani di Dio.
Nè per me, nè per le formiche, che già s'avventurano tra gli arzigogoli dei rami, sorprese di ritrovarsi in una geografia nuova, sicchè ieri era tutto monotonamente piatto ed oggi, invece, c'è la novità di questo mondo frastagliato, movimentato, un labirinto d'intrecci e di trabocchetti, che alcuni rami sono invitanti, ma insidiosi, come dita di strega.
Eppure gioiscono le formiche per questa nuova attività esplorativa, che richiede tutta  l'agilità del loro piccolo corpo e quello della loro grande intelligenza, per evitare l'inganno dei rami protesi, trovare il varco dove poter accedere, pazientemente scavalcare là dove occorre, discendere dove è possibile, e mai perdersi d'animo, perchè stamani la caccia è più fantasiosa per l'attrattiva di questo mondo geroglifico che esalta la fantasia della sopravvivenza.
Esattamente come sarà per me.

lunedì 7 ottobre 2013

Questa sera si recita a soggetto. Ciascuno a modo suo

Donna Laura
Rebecca
Amaranta




Questa sera si recita a soggetto. Ciascuno a modo suo. 
(Sei personaggi in cerca d'autore - Luigi Pirandello)

Antefatto.
 Già in passato raccontai di Amaranta, la mia alter ego, che vive la sua esistenza compiuta al di fuori della mia, che pur tutto ho tentato, e niente m'è riuscito, per indurla ad accettare le ragioni delle motivazioni esistenziali in virtù delle quali è stata concepita e senza le quali non avrebbe ragione d'essere.
Ma ogni logica, in tal senso, è stata da lei sempre respinta e rifiutata, tanto che la mia alter ego vive una sua vita autonoma, slegata ed  assolutamente in aperto dissenso con quella mia reale, talmente indipendente che, invece di favorirmi, spesso pare venirmi contro, incastrarmi in un angolo, prendere il sopravvento, relegare la mia vita in un abbozzo di racconto e far passare per vera quella sua, con tale convincimento, e tale verve recitativa, che io stessa, più di una volta, ho confuso i paralleli, oggettivi e soggettivi, della realtà e della fantasia, e talmente mi sono immedesimata in lei da diventarlo veramente.
Così, allo stesso modo, capita coi personaggi dei miei racconti che non sono io a scriverne la trama ma loro stessi, imponendomi il ruolo della scrivana anzichè quello dell'autrice.
Giornalisticamente prendo nota dei loro fatti e fatterelli, che arrivano alle mie orecchie già gonfiati, a volte a dismisura che, è ovvio, ognuno le proprie intime vicende le racconta dal punto di vista personale e con l'enfasi che più gli aggrada, con la tentazione di trasformare in epica quel che è solo la normalità dell'esistenza (il dramma, la commedia e il surreale, sono patrimonio dell'umanità e non mero gioco delle parti) è sempre molto presente in tutto quello che riguarda l'uomo, sia di carta che di carne, che ora,  attraversando il campo della filosofia antropologica, mi toccherebbe parlare di quell'aspirazione sublimata nel corso dei millenni, appassionata e generazionale, all'immortalità e all'eternità.

 Rivendicazione d'autonomia esistenziale e affrancamento dalla patria potestà dell'autore.
Amaranta è stata la prima, tra i miei personaggi, a rivendicare il suo affrancamento dalla mia patria potestà, reclamando il diritto alla propria autonomia esistenziale e la necessità di svincolarsi dalle mie esigenze  a favore delle proprie.
 Un'anarchia esasperata, e da me tollerata, che ha coinvolto poi tutti gli altri miei personaggi a cui io, lo riconosco, mi sono opposta troppo debolmente, soggiacendo, con curiosità e piacere, al fascino subliminale di ognuno di loro, abiurando così alla mia missione di scrittrice a favore del ruolo secondario e subordinato di portavoce di teorie bislacche e di supporto a vicende strampalate, arrivando perfino a crederci davvero, in modo da stare sempre spudoratamente dalla loro parte, nell'impegno di convincere il lettore/spettatore della veridicità di certe storie, talvolta al limite del lecito e del credibile, e alle quali sconsideratamente, ma con entusiasmo ed assumendomene piena responsabilità, appongo ancora oggi  la mia firma d'autrice, con tanto di sigillo in ceralacca.

sabato 5 ottobre 2013

Della vita. Della morte


Sentiva ora freddo, donna Laura, nel negligè di pizzo francese indossato quella notte per cercare d'irretire il fantasma sonnambulo di don Alfonso Villadora, suo defunto consorte.
Per prevenire la possibilità che lui potesse continuare a tradirla anche nell'altro mondo, si era adattata ad un abbigliamento notturno da cocotte, disinibita e volitivamente emancipata.
E quella notte il fantasma di don Alfonso si era palesato, come d'abitudine, ai piedi del talamo nuziale, preannunciato dall'inconfondibile aroma di sigaro e circonfuso da una tiepida aura.
Donna Laura lo attendeva tremando di freddo e di desiderio sopra le coltri, vestita solo di quella sottile filigrana di ragno, sfidando l'umido della notte e le correnti inopportune che filtravano dagli infissi mai restaurati.
Lui la guardava mentre lei si esibiva nelle arti acquisite postume di spogliarellista e femme fatale. Era questo il loro gioco.
Avevano provato a toccarsi per cercare di trarre conforto da quello che la immatura dipartita di lui poteva ancora concedere.
Ma la materia e l'impalpabilità non coincidevano.
Si penetravano oltrepassandosi, senza trovare barriere da infrangere.
Inutilmente don Alfonso aveva cercato di adempiere ai suoi doveri maritali.
Le scivolava sopra come un soffio di aria mentre, invano, lei tentava di trattenerlo.
Donna Laura, che era sempre stata timida col marito in vita, tollerando i tradimenti pur che si aquietasse nelle brame sessuali, ora, invece, provava rimorso e rabbia per non essere stata più disponibile nei suoi confronti.
Si sentiva in balia di una sorta di rivalsa sessuale che la pervadeva nel presente, come una esigenza primaria, insopprimibile ed ossessiva.
Ora che era morto esplodeva l'esigenza sessuale di potergli dare ciò che da vivo gli aveva negato.
Ora che lui era prigioniero di un mondo impenetrabil, lei gli si offriva impudica esibendosi, sfacciata ed eccitante, in un modo che con lui, vivo, mai era stata.
Si concedeva, femmina appassionata e disperata, nella dolorosa impotenza di un desiderio ormai irrealizzabile.
Capiva, adesso, la devastante sofferenza che gli aveva inflitto con i suoi veti.
Mal di testa ed ipersensibilità, erano gli alibi con i quali si era negata.
Tenui amplessi, consumati al buio, senza alcuna partecipazione emotiva, mentre contava i minuti che l'avrebbero restituita alla solitudine del proprio corpo, e che avevano contribuito a far si che la virilità di don Alfonso cercasse altrove i necessari appagamenti.
Seppur profondamente l'amava, desiderandola con tutto il suo vigore di uomo sano ed innamorato.
E mai avrebbe infranto i voti di fedeltà coniugale se solo lei si fosse resa più disponibile.
Allieva. E non censore.
Accettandolo come maestro lui l'avrebbe introdotta nei mondi incantati dell'eros.
Le avrebbe insegnato la sapienza acquisita nella esperienza della sua prerogativa di maschio affinchè lei potesse farla sua.
Alimentarla e condividerla.
Ma era refrattaria, donna Laura, a questo tipo d'insegnamento.
Cercava di sbrigare in fretta i doveri coniugali tanto quanto lui, invece, cercava di prolungarli.
E non che don Alfonso fosse uomo da preliminari.
Solo non si arrendeva facilmente, soprattutto laddove era sicuro di avere competenza.
Ma quella moglie a tenuta stagna, dopo reiterati e vani tentativi, lo aveva consolidato nella certezza di una reale inguaribile frigidità.
S'immedesimò nell'umiliazione di lei di non potergli dare ciò di cui abbisognava non per sadismo, ma per impedimento dei sensi.
E questo pensiero mitigò i suoi ardori.
La lasciò in pace, se non per quei pochi fugaci momenti in cui gli sembrava pur giusto farle sentire che continuava a desiderarla.
Che insieme a lei avrebbe voluto perdersi in quelle volluttà, sentimentali e carnali, che solo l'amore vero può far provare.
Se solo glielo avesse permesso.
Ma lei gli si concedeva come una santa al martirio, in attesa della profanazione del carnefice.
Alla fine, tutto questo, lo fece desistere dai suoi propositi sessuali nei confronti della moglie.
Senza però mai sminuirne l'amore.
Era l'unica che amava davvero.
Le altre non contavano nulla.
Esplicavano solo a quella funzione a cui lei non poteva adempiere.
E, donna Laura, tutto questo lo aveva capito.
Pur senza mai parlarne.
Che solo l'argomento l'avrebbe traumatizzata.
Tollerava i tradimenti come unica soluzione possibile alla sua inadeguatezza sessuale.
Tradimenti che, seppur fatti con discrezione, alla fine avevano consolidato la fama di don AlfonsoVilladora d' incorreggibile tomber de femmes.
E posto sul capo di lei l'aureola di una madonna, tollerante per eccesso d'amore.
Col tempo, lo scopo iniziale per cui ci si era immessi su quel camino, si era andato smarrendo.
Don Alfonso aveva preso gusto a quei giochi proibiti ma necessari all'equilibrio matrimoniale.
All'inizio il suo campo d'azione era stato discretissimo.
Espletava le sue scappatelle fuori città e sotto l'oppressione d'indicibili rimorsi.
Per inconscio desiderio chiamava sovente col nome di Laura le sue amanti, causando danni irreparabili perchè non tutte erano disposte a perdonargli la distrazione.
Erano quelli i tempi in cui ancora sperava in un cedimento della moglie.
Una guarigione miracolosa che mai avvenne finchè lui fu in vita.
Alla fine, disilluso, sempre più andò sfacciatamente penetrando i suoi territori di conquista fin dentro le mura cittadine e senza porsi gli iniziali problemi di discrezione.
Le donne gli si offrivano.
Gli uomini lo invidiavano.
La moglie tollerava.
E la stampa ulteriormente alimentò quella leggenda da Casanova quando l'infarto lo sorprese nel letto di un'attricetta di teatro.
Signorina tanto seducente quanto chiacchierata.
E dalle mille risorse.
Che non si perse d'animo alla vista del corpo inerte di don Alfonso, che giaceva come placidamente addormentato e con una espressione soddisfatta, tra le coltri arruffate dalla battaglia notturna ma, strategicamente, se ne servì per farsene provvidenziale pubblicità.
Il clamore che suscitò questa morte adultera accrebbe la fama della starlet ed enormemente rinvigorì il mito di Villadora, morto nel letto di una venticinquenne, stroncato da un amplesso eccessivo ed inusuale, celebrato con troppa foga.
Un maschio vero.
Sussurravano le donne al suo funerale.
Più d'una asciugandosi di nascosto le lacrime.
Un figlio di puttana.
Dicevano gli uomini, dandosi di gomito.
Che pur ha avuto una bella morte.
Alfonso.
Singhiozzava, disperata, l'algida donna Laura, sentendosi questa volta davvero tradita.
Lo invocava così tutte le notti finchè lui le apparve annunciato dal profumo di sigaro e nel tepore di quella sua aura limbica, ai piedi del letto matrimoniale.
In attesa.
Come sempre aveva fatto, quando era vivo.
E lei gli si era subito avventata addosso con ingordigia di femmina affamata.
Di lupa in calore.
Cercando di afferrare quel fumo tiepido, con le fattezze di uomo, che sostava ai piedi del letto ma che mai più avrebbe potuto condividere quell'invito per tutta la vita agognato.
Non per sua volontà, che ancora ardentemente il suo spirito la desiderava, ma per una indiscutibile imposizione della morte.
Potevano solo guardarsi.
La donna di carne e l'uomo di luce esistevano su paralleli diversi.
Della vita.
Della morte.
Inconciliabili, soprattutto, per le faccende di sesso.
Per questo donna Laura aveva iniziato a sperimentare le strade della concupiscenza.
Per adescare lo spirito del marito.
Irretirlo, in quel vortice di risvegliata sensualità che in vita gli aveva negato.
Darsi a lui, completamente e senza inibizioni.
Urlava, lasciva e scarmigliata, la sua frustrazione come fosse un grido orgasmico.
Lei che un orgasmo mai lo aveva provato.
Si spogliava offrendosi sfacciata al suo sguardo.
Si accarezzava fino a raggiungere il languore della lussuria.
Le mani di lui si protendevano verso i seni.
Le sfioravano il ventre.
Ma era solo un abbaglio di tiepida luce.
Non riusciva ad afferrarla. A stringerla.
Non poteva toccarla.
E così donna Laura si esibiva in licenziosi spettacoli tutte le notti che lui andava a trovarla.
Per trattenerlo ai piedi del letto, dal momento che dentro di lei non sarebbe stato più possibile farlo, cercava d'intrappolarlo nel gioco psicologico dell'esibizionista.
Aveva imparato l'arte estroversa delle spogliarelliste.
Inventava peccaminosi giochi di seduzione.
Gli sussurrava le più sconce fantasie.
Lo irretiva con l'esposta lussuria dell'autoerotismo.
Ed ogni notte lui sempre più si consumava nella disperazione impotente dell'eunuco.
Nello svilimento cosciente della sua inanità.
La morte adultera aveva contribuito all'estensione della leggenda virile di don Alfonso Villadora.
Le strategie seduttive di donna Laura lo avevano trasformato in un voyeur.

venerdì 4 ottobre 2013

Rebecca (cap 16)

Oltretutto questa vicenda gli forniva lo spunto per mettere al corrente le figlie del suo progetto, senza ricorrere alla diplomazia riguardo al ruolo che da quel momento avrebbero dovuto rivestire.

Quella sera stessa, convocate entrambe le figlie nel suo studio, senza avvalersi di nessuna metafora e con tono inappellabile, le aveva edotte al suo disegno: a Rebecca l'onore del matrimonio, a Gemma l'onere della madre. Scelta basata sulle qualità individuali e non su una preferenza affettiva, aveva precisato, che Rebecca, più disinvolta e intraprendente, s'era rivelata la più adatta a ricoprire il ruolo di moglie di un artista geniale ma introverso, di cui lei sarebbe stata destinata a divenirne l'alter ego, in quanto dotata di un carattere volitivo e di una bellezza non convenzionale, speculare all'altro, più dimesso, meno brillante e più vulnerabile.
Poichè tale era Giandomenico Messinese, il giovane in questione, artista geniale ma dalla personalità opaca ed inibito da una timidezza endemica, fattori per i quali, se lasciato solo a stesso, sarebbe stato destinato a rimanere incompreso. Ed incompiuto.
Le stava offrendo un matrimonio di prestigio e la certezza di entrare nell'olimpo delle muse.
Gemma, invece, nel periodo del fidanzamento avrebbe dovuto continuare ad occuparsi della madre, controllarla e prevenirne le bizzarie soprattutto quando fosse stata ritenuta necessaria la sua presenza in pubblico. Presenza limitata solo alle occasioni canoniche.
Aveva perfino considerato l'ipotesi di un soggiorno estero, presso persone amiche, ma non era più possibile ora metterlo in pratica senza destare domande lecite ma inopportune.
Un compito a termine, aveva precisato, ma di vitale importanza, che s'aspettava venisse compiuto con intelligenza e diligenza, cosicchè quello che era accaduto quel giorno non si sarebbe mai più dovuto ripetere.
L'avrebbe, da questo momento in poi, ritenuta responsabile in prima persona di qualsiasi spiacevole accadimento riguardante la madre, che uno scandalo sarebbe stato deleterio.

Entrambe lo avevano ascoltato in silenzio, fino a quel punto finale che non ammetteva replica nè dissenso, e col quale Concetto Scalavino riteneva conclusa quella sua informativa, e s'apprestava a congedar le figlie con l'augurio della buonanotte, ritenendo le carte scoperte e i giochi conclusi, certo d'aver vinto, anche troppo facilmente, quella partita di cui ora doveva solo riscuotere la posta, quando Rebecca, con voce ferma rilanciò il suo: ma io non mi sposo.
Il giocatore Scalavino aveva avuto dapprima un sussulto e poi repentino il suo pugno s'era abbattutto sul tavolo facendo crollare il castello di carte che s'era ingegnato ad innalzare e che, per un momento, aveva ritenuto inespugnabile.

- Non mi sposo, e non capisco su che basi abbiate potuto fare questi vostri calcoli, senza chiedere la mia opinione. Il matrimonio non rientra nelle mie ipotesi imminenti di futuro, piuttosto scalerei il monte Olimpo per mio piacere personale, in abiti comodi e a me più congeniali, anzichè in quelli teatrali di una musa. Il mio compito, dunque, secondo voi, sarebbe quello di spianare la strada ad un marito geniale ma incapace di riscuoter simpatie, mettermi al servizio delle sue necessità e di quelle della sua arte. E a quelle del vostro smisurato ego. Non mi sposo, prendetene atto e mettetivi il cuore in pace. Che padre siete ad imporre ad una figlia il ruolo di moglie e all'altra quello d'infermiera, senza tener conto dei sentimenti di nessuna, neppure di quelli della mamma che voi avete contribuito, col vostro cinismo esistenziale, a ridurre alla follia.-

- Non ti permetto di parlarmi così, la mia autorità......-

- La vostra autorità non vi dà il diritto di decidere la nostra vita.-

- Sei mia figlia e dipendi da me, in tutto e per tutto. Non dimenticarlo!-

- Dipendo da me stessa e da voi meno che da chiunque altro. Non farò la fine delle mie sorelle o, peggio ancora, quella di mia madre. Cosa potete farmi?
Diseredarmi? Accomodatevi!
Picchiarmi? Vi consiglio di non farlo.
E non perdete neppure tempo a convincermi che la mia decisione l'ho presa nel momento stesso in cui sono stata partorita. No, non c'è nulla che potete fare per piegarmi al vostro volere. Fatevene una ragione, papà!-

Fatevene una ragione, papà.
Glielo aveva di nuovo sussurrato all'orecchio dandogli il bacio della buonanotte.
Un bacio che bruciava come uno schiaffo.