Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 30 gennaio 2013

La storia di Andres Rubio, cerusico, sprimentatore ed ipnotista (cap 7)


Maria Engracia Naveros: questo miracolo, Andres, è opera vostra, ma sarà opportuno non farne parola.
Andres Rubio: non importa il nome dell'artefice, ciò che conta è che si sia realizzato.

 LA STORIA DI ANDRES RUBIO, CERUSICO, SPERIMENTATORE ED IPNOTISTA
 Galeno ha quasi guadagnato l'uscita quando avverte l'urgenza di tornare indietro con tutti gli altri, e di entrare nella stanzetta gremita, dove egli è il solo ad ignorare il miracoloso evento.
 Avanza in stato di trance col fagiano che lo guida fendendo la folla a colpi di becco.
Sta di fatto che questa perfomance, pagliaccesca e fuori tema, accolta all'inizio con malcelata meraviglia e molti improperi, espiati sul posto con un Ave Maria o un Pater Nostro, ha stemperato con note da baraccone quell'atmosfera già ultraterrena, con la luce che irradia dal buio remoto a trasformare, in uno sfavillante altare, il lettuccio che accoglie le spoglie umane di Catilina.
Apertamente si ride, accondiscendendo per simpatia alla rivendicazione presenzialista del pennuto, al capezzale della santa, che quando mai si è visto un uccellaccio da cortile rivendicare il ruolo d'arcangelo?
Ma è quello che sta accadendo, seppur nessuno interpreta quello spettacolino da fiera come un sacrilegio ma, piuttosto, come un risarcimento aggiuntivo, da parte dello Spirito Santo, ai patimenti subiti da Catilina, un espediente per farla volare in paradiso con la sua ritrovata anima di bambina.
Ed ecco che Galeno ed il suo fagiano sono eletti, con assenso plebiscitario, a rappresentare la vasta maestranza dei derelitti e dei malformati, al cospetto della martire, il cui corpo risanato dall'oltraggio delle torture è la prova materiale che Dio non solo esiste, ma pure potrebbe prodigarsi, con la stessa solerzia, a favore di tutta quell'umanità dolorante.
Ma oggi è giorno di miracoli e questi sofismi conviene accantonarli e godersi la festa, che in un unica vita  non capiterà di certo di assistere ad un altro prodigio, oltretutto all'insegna dell'allegria, con quel fagiano che si crede un cherubino, e il nanerottolo, con lo sguardo rapito, che muove le mani a dirigere un'orchestra che solo egli sente.
Talmente ispirato che intorno a lui si fa silenzio, che gli angeli hanno voci delicate e dita sottili, per pizzicare l'arpa, che altro non serve per accompagnare le anime in paradiso (stabilito che il silenzio è per il purgatorio e il clangore per l'inferno) con un cerimoniale invariato dall'inizio dei secoli, e così ben collaudato che perfino gli angeli minori, all'occorrenza, sono in grado di espletarlo, ed è inspiegabile, quindi, l'improvviso blocco in quel meccanismo così perfettamente strutturato.
Ed ecco che allora interviene Galeno, esperto suonatore di bettola, a dar man forte alla divina orchestra col suo sacabuche, producendosi in un assolo talmente potente da infrangere la barriera del suono  e permettere all'anima di Catilina d'involarsi verso il paradiso.

Nel suo angolo invisibile, Andres Rubio, stremato da quella regia oltremodo impegnativa, può finalmente abbandonarsi al sonno.

sabato 26 gennaio 2013

La storia di Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed ipnotista (cap 6)

Ed ecco che l'anima prostrata di Catilina Naveros s'è involata da sotto le ciglia, una fuga quella sua, per sfuggire a qualsiasi tentativo di resurrezione.
Maria Engracia tira via il pesante drappeggio che è servito a filtrare la luce che così ora, col suo chiarore, inonda la stanza e mostra il volto finalmente sereno di Catilina, dalla morte restituita, integra, nella mistica bellezza di giovane Madonna.
Così appare a Maria Engracia e a tutti quelli che nella stanza sono entrati.
Andres Rubio s'è appartato in un angolo, a dirigere i flussi mentali per convertire, nella psiche dei presenti, la pietà in venerazione, generando un'allucinazione positiva.
Il letto, dove giace la martire, è ora l'altare ai cui piedi si genuflettono i processionanti, accecati da quella luce fosforescente da deserto, che cancella contorni e particolari.
Smarriti nella sacralità dell'evento s'accalcano nella stanzetta come pastori nel presepe, timorosi ed increduli che la grazia divina abbia eletto, proprio loro, testimoni.
Gli spettatori a cui Dio si è rivelato sono reietti e diseredati, gente che non possiede nulla, nemmeno le idee, questo percepisce Andres dal suo angolo invisibile, artefice di quell'emozione collettiva da convogliare con saggezza per evitare che sfoci in caos.
Andres è consapevole che per questa regia dovrà trarre spunto dalla sua lunga pratica nei bassifondi dove, stomaci e pensieri, sono allo stesso livello denutriti, e così sarà opportuno dosare in piccole, e più digeribili porzioni, l'esaltazione delle menti, caratterizzando l'evento miracoloso con un tocco di umano, perfino un po irriverente, una leggenda da tramandare, per chi v'assiste, come un' eredità non di moneta ma di prestigio.
Io c'ero, potrà affermare chi è al momento presente.
Mio padre è stato un testimone, dirà un giorno un figlio
Mio nonno era lì quando il miracolo è avvenuto,  ricorderà fiero, da lì a qualche decennio, un nipote.
Il mio bisnonno ha visto brillare l'aureola sul capo della martire, si continuerà ancora a dichiarare negli anni a venire.
Così, Andres Rubio, positivamente ipotizza.

Andres era riuscito ad intercettare nella piccola folla il suo assistente, con al seguito l'inseparabile fagiano, mentre tentava di fendere la calca in senso inverso, per guadagnare l'uscita e darsi alla fuga.
Galeno, ignorando i motivi veri del rapimento, aveva presunto un qualche oscuro machiavellismo ordito ai loro danni, parimenti escogitato dalle autorità governative o da quelle ecclesiastiche, che in quel periodo avevano sensibilmente rincrudito le pene, (i primi con la minaccia della galera e i secondi con quella dell'inferno), verso i giocatori d'azzardo, i borseggiatori ed i giullari, i taumaturghi ed i bestemmiatori: categorie queste, (ad eccezione dell'ultima da cui, con convincimento e sdegno, prendeva ogni distanza), alle quali, e con pieno diritto, poteva vantarne l'appartenenza.
Convogliando tutte le sue restanti, oramai esauste energie mentali, Andres, si predisponeva ad avvalersi della collaborazione inconsapevole di Galeno per perfezionare, con un tocco geniale, quel suo piccolo miracolo, affinché potesse differenziarsi da tutti gli altri, precedenti e futuri.

mercoledì 23 gennaio 2013

La storia di Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed ipnotista (cap 5)


LA STORIA DI ANDRES RUBIO, CERUSICO, SPERIMENTATORE ED IPNOTISTA
- Non temete che l'inquisitore possa giungere fin qui e portare a termine la sua opera?-
- All'interno di questo luogo godiamo di protezioni tanto discrete quanto potenti. Qui Catilina è al sicuro. -
- Eppure, nonostante queste autorevoli protezioni, vostra sorella è stata brutalmente oltraggiata. -
- La protezione dei nostri mecenati non si estende a così largo raggio ma è circoscritta al perimetro delle mura ospitaliere e, Catilina, era in missione quando è stata arrestata.-
- Dite di esser medichesse, ma a quale ordine appartengono i simboli della croce e del pugnale che così vistosamente sfoggiate?-
- La nostra consorteria non è ascritta ad alcun ordine, perché segreta: in pratica noi non esistiamo e non esiste neppure questo luogo, anche se è materialmente visibile ed è stato possibile, per voi, varcarne il cancello. La protezione di cui godiamo, all'interno di queste mura, ci rende invisibili, e ciò che non esiste, Andres, non si può nè corrompere né perseguitare. Siamo medichesse, levatrici, farmaciste e volontarie, laiche consacrate a Dio, come testimonia il simbolo della croce, ma ricusiamo il Christus Medicus e pratichiamo la dissezione in nome di una scienza accreditata dalla conferma sperimentale. Il pugnale... è la nostra ultima difesa per non cadere vive nelle mani dell'inquisitore e Catilina non deve averne avuto il tempo necessario. -
- Ma Dio non ammette il suicidio. Sfuggite alle fiamme del rogo per precipitare in quelle dell'inferno. Una ben strana salvezza, la vostra -
- Dio è molto più clemente di quello che vogliono farci credere e, di sicuro, se ci ha creati con un corpo vulnerabile di carne non è per permettere ad altri di farne scempio. Conta il fine per cui si muore, ed il nostro fine è la salvaguardia della vita. E di questo Dio ne è al corrente. Ma non vi abbiamo fatto giungere fin qui per convertirvi alla nostra causa piuttosto per avvalerci del vostro talento. -
-  Il mio talento è impotente verso le anime transfughe. Fallirò. -
- Il fallimento è contemplato in ogni nostro atto quotidiano, Andres, ma questo non c'impedisce di tentare.-

 Andres Rubio, affatto convinto della riuscita del suo esperimento, s'andava ad ogni modo accingendo a sperimentare la tecnica della fascinazione su Catilina Naveros, brutalmente torturata e che ora giaceva in un deliquio costante.
Chino sul lettuccio in penombra, Andres, si predisponeva al tentativo di suggestionare gli organi interni e quelli esterni, e raddolcire i ricordi. Ma Catilina rimaneva cieca davanti alle mani dell'ipnotista e sorda al richiamo della sua voce quando, emergendo per un attimo dalle insondabili regioni in cui aveva trovato rifugio la sua coscienza alienata dagli orrori della camera di tortura, aveva percepito l'ombra dell'uomo che la sovrastava e, credendo di essere ancora prigioniera dell'inquisitore, aveva emesso un suono flebile, simile al rigurgito di un neonato, s'era poi coperta il volto con le mani e librato, nell'ultimo respiro, la sua anima stremata.

Digital Art Berlino

domenica 20 gennaio 2013

Degli abbagli, delle beatitudini, delle consapevolezze e delle disillusioni sul tema, personalissimo, dell'amore.


Urgeva, questo post, che lo scrivessi già da molto tempo, ma  aspettavo di uscire dagli intrappolamenti del mio ultimo racconto per non spezzarne il filo, che sulla strada di Siguenza, laddove Andres Rubio  ha perso il suo assistente, il nano Galeno, ed incontrato Maria Engracia Naveros, medichessa e sperimentatrice, è ancora per me tutto da esplorare, un tragitto non so quanto ancora lungo, così mi sono presa una piccola pausa ed ho attuato una interruzione e, dopo aver guardato a lungo attraverso i vetri bagnati di pioggia, come dentro una sfera di cristallo, impregnandomi di tutta la malinconia e di tutta la dolcezza indispensabili per poter scrivere "degli abbagli, delle beatitudini, delle consapevolezze e delle disillusioni sul tema, personalissimo, dell'amore".

A conti fatti, nel campo dei sentimenti penso di aver dato e ricevuto molto.
Come sempre accade, però, per fare una valutazione onesta riguardo questo dato bisogna lasciare che il tempo sia trascorso e che i venti, di levante e di ponente, abbiano soffiato via la polvere del rancore e dell'incongruenza e restituito nitore alle regioni del cuore e della mente, là dove germogliano i ricordi.

Ho avuto la fortuna d'innamorarmi due volte, a venti e a quarant'anni, uomini diversi per carattere e per stile, ma entrambi dotati di una memoria prodigiosa e una spiccata propensione per le scienze matematiche e dell'orientamento, capacità di cui io assolutamente sono sprovvista.
Entrambe le volte, a venti come a quarant'anni, mi sono innamorata con lo stesso slancio e lo stesso ardore, ma con la consapevolezza maturata, nell'età adulta, che nulla davvero è quasi mai come appare, perché la visione origina sempre da un'ottica molto intima e molto personale; che tutto ciò che è umano è soggetto a modifica; che l'eternità si riduce a brevi istanti e forse, proprio per questo, la memoria li fissa nella pietra, anche se la pietra stessa soggiace all'usura dei secoli.

 L'amore vero è eterno. Ed esclusivo.
Non solo questo assunto è arrogante ma assolutamente privo di ogni razionalità, perché implica il diritto di possesso, fisico, mentale ed emozionale, del nostro partner.
Se ci pensiamo non solo è folle ma, ironizzandoci sopra, anche anticostituzionale: una vera coercizione.
Si possiedono gli oggetti ma non le persone, e tanto meno i loro sentimenti. 
E, riguardo l'eternità, è assolutamente vero il concetto che "l'amore è eterno finché dura", perché in questa piccola irridente, e solo apparentemente scontata frase, c'è racchiuso il significato di eternità così come io personalmente lo interpreto, condizionata probabilmente dal mio viscerale ateismo: la mia eternità si protrae ad ogni nuovo risveglio e, quando questo non avverrà più, allora sarò morta in maniera definitiva ed inoppugnabile perché, dopo la morte, non c'è più nulla. L'eternità è subordinata alla durata della mia vita.
Posso quindi, secondo il mio punto di vista, raccontare l'eternità non sulla scia dei secoli ma dei giorni o, qualora accadesse, delle ore, perché tutto ciò che è relativo è comunque anche definitivamente compiuto.

Relativista convinta anche per quel che riguarda il sentimento dell'amore
Oggi lucidamente ne scrivo, ma questo pensiero è sempre stato dentro di me, solo che nel passato erroneamente concepivo la fine, non solo dell'amore ma dell'insieme di quell'universo programmato stabile sulle fondamenta del matrimonio, come una una sciagurata ipotesi piuttosto che una possibilità fra le tante .
Ci convinciamo dell'infallibilità dell'amore. Anzi, la pretendiamo.
 Badiamo più alle formule che ai fatti. 
Crediamo più al racconto del nostro film mentale che a quello della vita reale.
 Così sulla fine di quel mio film ho sparso fiumi di  lacrime, logorato testa e nervi, lanciato anatemi, covato rancore e rabbia, fino a distruggermi e voler distruggere.
 Ma dopo tutti questi anni, quando il vento di levante e quello di ponente hanno soffiato via la polvere del rancore e dell'incongruenza, ho ritrovato intatti i germogli di quell'amore primaverile, privato dell' allure dell'eternità, finalmente restituito alla memoria, ingenuo e pretenzioso, immaturo ed arrogante, sullo sfondo  meraviglioso di quello che un tempo è stato: un caos stellare.

Fin da ragazza ho sempre rifiutato il sentimentalismo sdolcinato da romanzo d'appendice, è sempre  prevalso, per quel che riguarda il rapporto con un uomo, l'ardore dei sensi e quello della immaginazione, anche se, in altri tempi, mitigato dal pudore dell'età e dalla timidezza del metterlo in atto.
Sessualmente sono sbocciata a quarant'anni, età meravigliosa e piena, e oggi che ne ho molti di più, se covo una nostalgia è proprio per quell'età, quando pienamente consapevole di me stessa, ho liberamente preso possesso della mia femminilità avvalendomi delle meravigliose risorse contenute in quel mio bagaglio: una fervida immaginazione ed un'adeguata conoscenza del mio corpo.
Ed un uomo all'altezza.

Un affabulatore, colto, ironico, intellettualmente raffinato.
Un complice.
 Io e lui, giocatori di pari valore che, se spesso e cavallerescamente mi lasciava vincere, altre volte ero io ad arrendermi pur avendo già in pugno la vittoria.
 Prima di ogni sfida c'era sempre il guanto e poi la spada. Eppoi la rosa.
Una rosa, due rose, tre rose...sontuosi bouquet che poi si trasformavano in giardini e foreste e regioni, ed infine nell'intero mondo, sedotto da quella lussuriosa, trasbordante baraonda di vittoria e di resa, di guerra e di pace, di sollecitazione e di attesa.
Tempesta ed arcobaleno, col sole che sempre tornava a brillare, vivido e spavaldo, su quel nostro devastato, meraviglioso campo di rose.
 Rose che ancora continueranno a fiorire finchè avrò memoria per ricordarne il profumo.
Marilena

lunedì 14 gennaio 2013

La storia di Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed ipnotista (cap 4)

LA STORIA DI ANDRES RUBIO, CERUSICO, SPERIMENTATORE ED IPNOTISTA
Tra le lacrime asciutte dell'impotenza la giovane donna rivela di chiamarsi Maria Engracia Naveros e l'altra è Catilina, sua sorella, entrambe medichesse formatesi alla prestigiosa Scuola di Salerno, allieve della leggendaria Trotula di Ruggiero, e fondatrici di quella struttura ospitaliera.
Quel luogo, dunque, è un ospedale, e la donna che gli sta di fronte una medichessa, come ella stessa si è definita nell'accurata scelta del termine.
Non guaritrice nè ostetrica, ma dottoressa in medicina, un ordine superiore al suo, che egli non è che un oscuro segaossa come ce ne sono centinaia di altri in tutta la Spagna, seppur lui è il solo, fra tutti, dotato del particolare talento di saper piegare la mente alle esigenze del corpo: una corrispondenza, però, che solo un cervello vivo può rendere possibile, mentre quello di Catilina è già oscurato dal buio del coma.
Un  prodigio che lui non può compiere.
Come avesse letto questo suo pensiero, Maria Engracia Naveros dice, non è un miracolo quello che vi chiedo, Andres, ma un compassionevole oblio in cui lei, affrancata dai tormenti di quel suo corpo così martirizzato, possa sostare nell'attesa inconsapevole della morte o della resurrezione.


Andres Rubio aveva visto così  tante volte piangere che col tempo il dolore si era fatto nebbia ai suoi occhi.
Una frequentazione crudele, questa, che lo avrebbe condotto all'abbrutimento dell'indifferenza se non si fosse imbattuto in Galeno, nano e mendicante e suonatore di sacabuche che portava legato ad una corda un enorme fagiano, suo compare nell'arte del controcanto come in quella del borseggio.
La bizzarra coppia, pur godeva di una discreta notorietà nelle piazze di Madrid, soprattutto in virtù di quest'ultima prerogativa, motivo per cui veniva loro impedito l'accesso nelle botteghe sempre molto affollate nei giorni di fiera, divieto che non includeva, però, portici e logge, dove si praticavano i giochi d'azzardo e dove più facile era porre mano nelle tasche altrui, che gli sguardi erano tutti concentrati sui dadi e sulle pedine.
Galeno, con paziente maestria, aveva addestrato il suo fagiano a sciogliere, col suo becco ad uncino, nodi e legacci di scarselle e tascapani che lui, poi, alleggeriva delle monete. Per il nano era un gioco facile, favorito dalla piccola statura e dall'esercizio del saltimbanco, riusciva ad insinuarsi nella folla, portare a termine la ribalderia sgusciando poi via tra le gambe, come un gatto.
Ma quel giorno qualcosa nel così ben collaudato marchingegno non aveva funzionato, che un brutto ceffo, armato di daga, accortosi delle manovre ladresche lo stava ora inseguendo e, di sicuro lo avrebbe acciuffato, che il nano correva sbilanciato col fagiano che gli starnazzava tra le braccia, se non fosse stato per il provvidenziale attraversamento del carretto di Andres Rubio che per schivarlo s'era andato a ribaltare. Galeno, approfittando dello scompiglio, s'era eclissato e così  il brutto ceffo se l'era rifatta sul cerusico, esigendo da lui il risarcimento per il furto subito. Ma fu sulla via del ritorno che Andres incrociò di nuovo il fuggitivo, che col fagiano al seguito, arrancava zoppicando sulla strada disagevole. Quando Galeno vide Andres era ormai tardi per nascondersi e la gamba gli doleva troppo per tentare la fuga, così aveva continuato a camminare fingendo di niente, lui davanti e il carretto dietro. Al crocevia s'erano entrambi fermati, e il nano, anticipando sulle recriminazioni e sugli addebiti, con grande presenza di spirito aveva proposto, compare se voi prendete a destra volentieri accetterei un passaggio. 
Fu quello l'inizio di una grande amicizia e di un fortunato sodalizio.

venerdì 11 gennaio 2013

La storia di Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed ipnotista (cap 3)

LAS TORIA DI ANDRES RUBIO, CERUSICO, SPERIMENTATORE ED IPNOTISTA
 Il sorriso mite della giovane donna, un lungo corridoio, torce accese alle pareti, e l'odore acre di aceto. Insieme attraversano in silenzio un dedalo di corridoi intersecanti per fermarsi, in ultimo, davanti ad una porta dove, su un basso sgabello, siede una donna di mezz'età vestita allo stesso identico modo della sua guida. Dopo un breve consulto la più giovane apre la porta e lo invita ad entrare.


Entrate, disse precedendolo in una piccola stanza disadorna con il letto posto nell'angolo più buio.
Avvicinandosi, Andres v'intravide una figura rannicchiata, che mormorava parole sconnesse.

 - Dovete fare qualcosa per lei, noi abbiamo tentato tutto ciò che era nella nostra conoscenza ed abbiamo fallito. Forse voi potrete far meglio, o almeno tentare -
- Chi è questa giovane donna? -
- Chi è non vi riguarda, piuttosto, cosa potete fare per aiutarla?
- Quali rimedi avete adottato? -
- Decotti d'agrifoglio per lenire la febbre, misture d'arancio e tiglio per il sonno, sciroppo di papavero per sedare i nervi, e poi cataplasmi di cotogno e tinture di iperico per cicatrizzare le innumerevoli piaghe causate da nerbate e strumenti di tortura -
- Una strega. O una folle. -
-  Una strega. O una folle! Ragionate, dunque, anche voi coi principi intransigenti dei Dottori della Chiesa? E' solo una donna sfuggita a chissà quale inferno! Se fosse stata una strega, supposto esistano, nessun demonio avrebbe potuto ridurla in questo stato. In quanto alla follia, chi non impazzirebbe dopo aver subito un tale scempio? -
E così detto tirò via i lini che avvolgevano quel corpo ancora acerbo, interamente ricoperto di  ferite.
- L'hanno torturata per estorcerle chissà quale empia confessione, avendo però cura di non farla morire subito. Forse  non sopravviverà alle febbri violente dell'infezione, ma voi, con la vostra scienza, potreste precipitarla nell'oblio, cosicché recuperando le forze possa tornare a vivere -
- Mi state chiedendo l'impossibile. La sua anima è fuggita via, nessun flusso magnetico sarebbe in grado di operare tale miracolo: è già nella buia regione dell'acquiescenza. Questa parvenza di vita non è opera del suo spirito ma degli ultimi spasmi del corpo. Atto di misericordia sarebbe quello di aiutarla a morire anziché infliggerle il prolungamento di questa atroce agonia. Per accettare questa tortura la sua determinazione dovrebbe essere di gran lunga superiore alla vostra, poiché è lei, e non voi, a giacere in quel dolorosissimo letto. Datele la misericordiosa morte e ve ne sarà grata. -
- Non posso, Andres...non posso darle la morte...lei è mia sorella -

mercoledì 9 gennaio 2013

BLOG compie 5 anni!



  BLOG, il mio figlio obeso e nichilista, compie oggi 5 anni ......ed è sempre più scettico!

lunedì 7 gennaio 2013

Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed ipnotista (cap 2)


LA STORIA DI ANDRES RUBIO, CERUSICO, SPERIMENTATORE ED IPNOTISTA.
 Una piccola folla, composta per lo più da donne e da bambini, sollecitata dalle note del sacabuche e dalle grida del fagiano, s'è quindi adunata intorno al carretto dal quale, con sorprendente agilità, il nano gibboso, che si chiama Galeno, spicca un salto acrobatico atterrando su una delle sue gobbe e scatenando l'allegria fanciullesca del pubblico. Tra qualche attimo ancora, Galeno, su ordine di Andres, salirà in cima alla piramide di casse per tirarne via quella richiesta, quella stessa sulla quale il fagiano si è placidamente accovacciato, e tra i due scoppierà una comica rissa con il pennuto che avrà la meglio, e che dopo aver maldestramente sfrattato il suo avversario, con beccate e colpi d'ala, s'impossesserà del suo sacabuche, e con la pretesa di poterlo suonare, darà vita ad una sconclusionata, quanto esilarante esibizione.
 Coreografia minuziosamente studiata nei dettagli e mandata a memoria, cosicché tutto quel trambusto, all'apparenza casuale, è in realtà, frutto di un lungo paziente lavoro d'addestramento, una sorta di tattica avanguardista di marketing ante tempore: predisporre il pubblico al sorriso.

La vecchia donna aveva atteso che la folla diradasse e poi s'era parata, mani sui fianchi, davanti ad Andres intimandogli un secco, per favore seguitemi.
- Chi siete? E perchè dovrei seguirvi? -
- Chi sono non ha importanza ed il perchè lo scoprirete presto -
- Mi spiace nonna ma non sono previste soste aggiuntive, sono diretto alla fiera di Siguenza e mi aspetta un lungo tragitto -
- Dovrete andarci da solo, allora, perchè il vostro assistente rimarrà qui e non è detto che lo ritroviate al vostro ritorno -

Solo allora, seguendo lo sguardo della donna, Andres s'avvide del posto vuoto in cima alle casse e del sacabuche caduto a terra. E Galeno non si separava mai dal suo strumento.

- Se collaborerete non gli accadrà nulla di male -
- Non ho scelta, a quanto pare -
- C'è sempre una scelta e voi state facendo quella giusta -

La donna s'era seduta al suo fianco, anche lei a cassetta, limitando però la conversazione alle sole indicazioni attinenti al percorso.
- Proseguite dritto ancora per un piccolo tratto di strada poi a destra, vedrete un muro alto ed un cancello. Entrate, ci sarà qualcuno ad aspettarvi: il mio compito termina qui -

Andres vide le mura, alte ed invalicabili, ma faticò a trovare il cancello, nascosto da una rigogliosa, quanto selvaggia vegetazione, in stridente contrasto con le aiuole ordinate, e i cespugli  intagliati, del giardino visibile all' interno.
Ad attenderlo c'era una giovane donna vestita severamente di scuro.
Un corto lenzuolino, a mò di velo, le nascondeva i capelli.
Splendevano sul suo petto, legati allo stesso cordone, una croce ed un pugnale.

domenica 6 gennaio 2013

La storia di Andres Rubio, cerusico, sperimentatore ed ipnotista (cap 1)

 Questo racconto è dedicato a tutti gli uomini che amano le donne di amore vero.

LA STORIA DI ANDRES RUBIO, CERUSICO, SPERIMENTATORE ED IPNOTISTA
Tutto inizia il mattino che Andres Rubio, di professione cerusico, sperimentatore ed ipnotista, varca le mura del piccolo borgo di Caceres, preannunciato dal richiamo acuto di un sacabuche, soffiato dal suo assistente, un nano gibboso in equilibrio precario sul predellino traballante dello scalcinato carretto contadinesco sul quale, in cima alle casse imballate e alle cianfrusaglie più disparate, troneggia, legato ad una corda, un enorme fagiano.
 Ogni volta che le ruote del malmesso carretto incontrano la disconnessione di un ciottolo, il sacabuche penosamente stona in un semitono bellicoso ed incoerente, mentre il piccolo suonatore pericolosamente sbilancia verso il suolo e Andres Rubio rallenta l'asino, che già di suo arranca affannato, badando che le ruote non fuoriescono dagli assi, e il fagiano, presagendo il pericolo ma impossibilitato dal legaccio a spiccare il volo, seppur a bassa quota, allerta i compagni di viaggio col suo grido forte, intervallato e costante.
Richiamate dal trambusto s'affacciano le donne ai portoni, con la figliolanza attaccata alle gonne, tra loro finanche una col corsetto slacciato da cui fuoriesce una mammella, enorme e turgida, a cui il poppante adibito, incurante dello scandalo e del gran chiasso, continua ad abbeverarsi avido, con le labbra serrate sul capezzolo.

La piccola folla era composta in prevalenza da donne: il pubblico ideale di Andres Rubio.
Il cerusico astutamente sempre programmava la sua entrata in scena quando gli uomini adulti erano al lavoro, che di gran lunga preferiva rapportarsi con le donne, al sicuro dalle scazzottate e dalle canzonature che, in particolare durante i primi anni della sua attività, lo avevano più volte portato sul punto di chiuder bottega, perché a quei bovari e contadini ignoranti, da sempre vessati dai poteri superiori, non sembrava vero di potersi prendere, almeno una volta nella vita, una rivincita.
E senza guardare troppo per il sottile.

Conveniva, Andres Rubio, che il suo allestimento scenico fosse la causa principale delle canzonature mentre le risse, invece, generavano dall'ignoranza contadinesca e dalla gelosia maschile, a cui invano aveva cercato di opporsi con modi cortesi e  prezzi modici.
Questo suo stile che indisponeva gli uomini piaceva, invece, enormemente alle donne che non si sottraevano all'acquisto, sia pur minimo, di una boccettina di un elisir miracoloso o di una pomata toccasana, fino ad indurre le più ardite a sottoporsi ad una seduta d'ipnosi, per ristabilire un equilibrio o recuperare un ricordo.
O ritrovare un sogno.

sabato 5 gennaio 2013

Tutto questo non sarebbe mai esistito se io fossi stata diversa da quella che sono

La mia esistenza, così come è stata, così come è, ha determinato quella di questo blog.
E dei personaggi di fantasia che animano i miei racconti.
E delle persone reali che hanno, con commenti ed e-mail, con me interagito.
Tutto questo non sarebbe mai esistito se io fossi stata diversa da quella che sono.
Marilena

 5 Gennaio 2013
L'anno è iniziato male quindi non può che migliorare.
Almeno spero.
Che me ne sarei fatta di un inzio coi fiocchi?
Non ci sono abituata, è la regola e la tradizione, così come il fatto che non cambierà sostanzialmente nulla ma che si ripeterà lo stesso identico canovaccio, un noioso deja vù, dove solo la scrittura riesce a dare un senso ed un valore alla ripetizione monotona dei miei giorni.
Mi verrebbe da dire che la vita fa schifo ma, ecco dovrei specificare che è la mia vita a far schifo, se non ci fossero la fantasia e questo blog, alla fine non rimarrebbe molto da salvare, nè per cui vivere.
La cruda verità è questa: vivo per i miei scritti.
Un domani che non sarò più in grado di scrivere sarà la mia morte vera anche se poi, vista la pellaccia di cui le streghe e, in particolare le donne della mia famiglia, sono dotate, vivrò ancora molto a lungo.
Lontano dal computer e dal mio blog sarebbe come essere relegata in una stanza senza aria e senza luce, con le tapparelle abbassate, senza più vedere i colori.
I colori sono una delle cose cosa che più amo della vita.
I suoni o gli odori, ad esempio, non rivestono la stessa importanza.

La morte la vedo soprattutto come un luogo buio nella totale assenza dei colori.
E' questo che più mi spaventa: l'oscurità definitiva.
E la possibilità, a detta dei credenti, di un'altra vita.
Spero di no...un'altra vita come questa non la voglio, solo se ci fosse una possibilità di scelta o di poterla vivere con l'acquisizione di ciò che è stata e, quindi, con la  possibilità illimitata di modifiche.

Non mi sposerei, questo è certissimo, nè per amore (come ho fatto), nè per nessun altro motivo.
Studierei, anche se è pur vero che la cultura non è quella che della scuola, ma di sicuro ti dà le basi.
La cultura personalmente acquisita, da autodidatta, è nozionistica e pratica, anche se l'insegnamento solido delle scuole elementari e medie dei miei tempi si è rivelato di qualità superiore a quello di oggi.
O, forse, perchè studiare mi piaceva e, per il breve periodo della durata della mia carriera di studentessa, l'ho fatto con impegno e con passione.
Avrei voluto fare la giornalista anche se, forse, non sarei stata una buona penna del settore perchè amo enormemente personalizzare i fatti, giocare con le parole ed il linguaggio e, soprattutto, non chiudere mai definititvamente le storie.
Un buon giornalista, invece, dovrebbe scrupolosamente attenersi alla pura concretezza degli eventi, non lasciare spiragli per congetture o fantasticherie che esulino dalla "realtà incontestabile dei fatti".
 Io, invece, amo troppo i finali aperti o, addirittura i non/finali, cosicchè i miei personaggi liberamente vagano da un post all'altro, ogni tanto riemergono dalle ombre del passato e s'insinuano nelle storie più recenti, interagisono con i nuovi, modificano e condizionano le loro sorti.
Un pò come accadeva con gli dei nell'Olimpo, la stessa inquietudine che li portava a mischiarsi nei destini umani concupendoli in modi strani e fantasiosi, fino a stravolgere, per un capriccio o una ripicca, la storia intera dell'umanità.

Non mi sposerei però un figlio lo vorrei, ovviamente, in tutto e per tutto uguale a quello splendido che ho.
Lui è il mio punto di partenza, e d'arrivo, nella storia della mia vita.
E' l'unico punto, in questo mio monologo, dove anche le virgole sono quasi inesistenti.
E' la mia pausa sorriso.
Ultimamente non ne ho avuti molti di motivi di sorridere, ma questo rimane sempre.
Una certezza corroborante.

Sarebbe quindi  tutto molto diverso in questa mia ipotesi di vita.
Ma non sarei più la stessa persona anche se nessuno cercherebbe spiegazioni dal momento che la me stessa di oggi non sarebbe mai esistita.
E così non avrebbero mai visto la luce questo blog, nè la mia piccola ciurma, mai esistita la botola che dal mio armadio, nella mia camera da letto, immette direttamente in quest'antro e, ancora, la landa desolata in Blogosphere dove questo è ubicato, e non ci sarebbe mai stata neppure l'idea di Blogosphere così come l'ho immaginata io, e tutte le parole da me scritte e quelle dei commenti e delle e-mail, le voci dei blogger e dei lettori, testimoni dal 2008 ad oggi di una storia che nessun'altri che io, in questa unica mia vita, così come è stata, così come è, avrebbe potuto in questo modo raccontare.
Marilena


mercoledì 2 gennaio 2013

Figli di un dio minore

Sono uscito stamattina
non credevo ai miei occhi
Cento miliardi di bottiglie
trascinate sulla spiaggia
Sembra che non sia solo nella mia solitudine
Cento miliardi di naufraghi
cercano casa 

(Message in a bottle - Police)

FIGLI DI UN DIO MINORE

La costa si materializza, solida e scura, sgombra d'alberi e d'artifici umani.
Deserta, nel lungo tratto che il mio sguardo abbraccia.
Mare e terra divise da una scriminatura di bianche conchiglie marine.
 Una riga netta, tracciata senza tentennamenti, a stabilire i confini.

Ma il mio approdo da subito si rivela una curva geodetica, una superficie iperbolica affatto inconsistente, collocata in uno spazio/tempo quadrimensionale, così come appare ai miei occhi: curvo, astratto ed arbitrario.
Una realtà inesplorata che, anziché sgomentarmi mi attrae, come un luogo di rivelazioni di cui solo io, per un caso emblematico del destino, sono stata chiamata in qualità di testimone oculare, a redigerne l'esistenza.

C'è in questo morbido mondo a sella un silenzio filtrato, prestabilito per l'occasione, seppur io sono consapevole delle innumerevoli presenze, al di là della barriera di conchiglie, che premono impazienti di poterla scavalcare, ma che pur si costringono ancora ad una volenterosa attesa, senza un tempo prestabilito, coscienti che per questo momento sono io la prescelta.

Una folla di naufraghi e condottieri e donne, un piccolo esercito male in arnese ed esageratamente baldanzoso.
Variegato drappello, estremamente disordinato, rumorosamente caotico, ma quanto entusiasta!

Al di là dello spazio geodetico, a cui io oggi ho avuto il privilegio di accedere, c'è questo esercito clandestino che preme per invaderlo, no......non è un invasione ma, piuttosto, un popolamento, attuato con spirito pionieristico ed armi giocattolo, con funzioni primarie di autodifesa più che di offesa.

E' una folla scalza e con le dita macchiate s'inchiostro, quella degli scrittori di blog, figli di un dio minore che forse neppure davvero troppo credono al valore in nuce di un qualche, fra loro, primitivo genio, e non nutrono aspettative di gloria, ma piuttosto s'appagano dei riconoscimenti circoscritti dalla propria cerchia privata.

 Figli di un dio minore, parolai naif, fabbricanti di storie, mestieranti del dramma e della commedia,  stralunati venditori di sogni, spericolati illusionisti talora preda dei loro stessi inganni.
Ed è a quest'ultima categoria a cui io pure m'ascrivo.