Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 25 luglio 2012

La sublime esperienza

......così, alla fine, avrebbe attinto agli ultimi residui di volontà per non lasciarsi sopraffare da quegli eventi  negativi che da tutta la vita la perseguitavano, ben determinata a riconvertirli in provvidi e proficui.
No, stavolta non sarebbe fuggita e neppure si sarebbe nascosta come in altri tempi le era accaduto di fare, assecondando quel suo destino di reietta che fin dalla nascita l'aveva segnata nascendo già orfana e ritrovandosi subito vedova, per infine appuntarsi sugli abiti mai smessi di quel suo lutto infinito, la medaglia di eroe, di una guerra inutile e già dimenticata, del suo unico figlio.
Cambiare città e nome non le era valso un fato diverso e così era continuata, di disgrazia in disgrazia, la  persecuzione della mala sorte, mai riuscendo a svincolarsene che, come un ombra infausta, l'inseguiva  costringendola ad una vita di esilio senza altro scopo che quello di attendere la morte che, beffardamente però, si dilettava ad illuderla.
Almeno un paio di volte aveva ricevuto l'estrema unzione per poi ritrovarsi, con suo grande rammarico, miracolosamente sanata, e di nuovo peregrina, su quella sua strada solitaria.
L'ultima malattia le aveva sfibrato i muscoli, assottigliato le ossa e fatto cadere tutti i denti, cosicchè sperando che fosse giunto  finalmente anche per lei il misericordioso momento della morte, aveva rifiutato ogni aiuto, difendendo quel sacrosanto diritto con la patetica rabbia di una cagna stremata, pronta però ad avventarsi con le sue poche forze contro chiunque l'avesse ostacolata nel suo intento.
Ma anche questa volta la morte l'aveva irrisa e lei si era destata nel suo letticciolo appartato, con le membra rigide e la mente torva, sempre più esausta e consumata ma, disgraziatamente, ancora viva.
Ripudiata dalla vita e rifiutata dalla morte, viveva nell'incubo di quell'eterna, macabra resurrezione.
Furono i suoi denti sparsi sul guanciale, come grani di un rosario, a costringerla lucidamente a ragionare sulla necessità di agognare la vita anzichè la morte, mentre d'istinto la sua lingua andava esplorando i morbidi contorni tondeggianti delle gengive, lisce ed umide di quella saliva che le sgorgava dalle labbra come  tiepido latte dal capezzolo della mammella.
Era poi sopravvenuta, inaspettata, la percezione sessuale della sua bocca priva dei denti simile ad una vulva turgida ed irrorata, pronta ad accogliere, con sublime delicatezza, il membro di un uomo, trattenerlo all' interno circoscritto dalla glabra morbidezza dei nudi seni gengivali per avvolgerlo, infine, nella volluttuosità carnale della lingua.
Le labbra avrebbero fatto il resto.
Con febbrile lucidità andava così delineando la sua resurrezione in quel progetto immaginato e facilmente realizzabile, nella certezza assoluta che nessun uomo avrebbe mai mercanteggiato per aver accesso all'esperienza sublime della sua bocca senza denti.

images by Jan Saudek

sabato 21 luglio 2012

L'addestratore di cavallucci marini (cap 9)

- Perchè mi piacete, di voi mi fido e vorrei proporvi di arricchire, con la vostra splendida voce, il mio spettacolo. Avete in dono, Miss Rose, una voce duttilissima, dalle incredibili, inaspettate estensioni, che mi piacerebbe utilizzare durante la mia performance con i cavallucci marini, modificando lo spettacolo sareste voi, con la vostra meravigliosa voce di sirena, a guidarli nella loro danza. V'immagino vestita di vento, i capelli fluttuanti come alghe, simile ad una dea marina, incantereste gli spettatori con la vostra presenza di sicuro molto più ammaliante della mia. Così vi cederei volentieri la mia bacchetta di direttore d'orchestra -
- Mister Wolf la vostra proposta enormemente mi lusinga, ma ho già il mio piccolo impero da dirigere e le mie ragazze, v'assicuro, sono molto meno docili dei vostri cavallucci marini, così non potrei lasciare nemmeno per un giorno Culver City, rischierei di trovare al mio ritorno il caos e la bancarotta. Come potete immaginare, Mister Wolf, la mia voce serve ad assolvere funzioni  di tutt'altro genere e di tutt'altra arte. Eppoi, vi siete chiesto come reagirebbe il vostro socio, il colonnello Dixon? Io e lui siamo assolutamente incompatibili. -
- Quello sarebbe un mio problema, Miss Rose, anche se sono sicuro che col vostro temperamento riuscireste a domare anche lui. Ad ogni modo vi prego di valutare  la mia proposta e......-
- Wolf, Ketty è fuggita, ha preso Shadow, il recinto è vuoto, a terra ho trovato il suo scialle, dobbiamo attivare le ricerche, non può aver fatto molta strada sul cavallo ancora convalescente. -
Il colonnello Dixon, agitatissimo, aveva fatto irruzione sotto il tendone senza notare la presenza di Miss Rose.
- E' tutta colpa di quella donna e delle assurdità con cui l'ha blandita. -
- Ne siete davvero convinto? State facendo torto a Ketty che, vi piaccia o no, dispone di autonoma e personale capacità di pensiero. Io non c'entro nulla, seppur immagino che per voi risulti più facile addebitare a me il vostro fallimento.-
Miss Rose era uscita dall'ombra cogliendo impreparato il colonnello Dixon che, ripresosi dalla sorpresa ed in preda alla collera, l'andava ora strattonando per i polsi
- Ditemi dov'è mia figlia o ve ne pentirete! -
Mister Wolf si era allora intromesso
- Toglile le mani di dosso, lei non ha nulla a che fare con la fuga di Ketty. E' stata tutta la sera con me. Garantisco io. -
- Garantisci tu, Wolf! Ed io dovrei fidarmi? Ti ha irretito, è molto più brava di te nel gioco delle illusioni, ha un talento immenso, devo riconoscerlo. Sareste una bella coppia voi due: un illusionista ed un'imbrogliona. Mentre tu visualizzi il sogno la nostra Rose lo concretizza. Povero Wolf, ti ha sedotto proprio come ha fatto con la mia Ketty. Non mi serve il tuo aiuto, la ritroverò io, da solo -

Images by Ray Caesar

domenica 15 luglio 2012

Felicidad

Ora, se al mondo esiste una donna assolutamente tenace, capace di originarsi a nuova vita a dispetto delle proprie continue disgrazie, quella donna di sicuro è Felicidad.
Così un giorno è sparita d'improvviso (come d'improvviso era giunta) dal suo vicolo, inghiottita dai vapori di  nubi pedanti, lasciando orfani i suoi clienti in attesa sul marciapiede, qualcuno di loro così esterrefatto di questa sua assenza da rimanere tutta la notte con gli occhi fissi al lampione in attesa di sentire, da un momento all'altro, quel suo ormai leggendario monito: respetáis la fila, señores, o esta noche cierro el despacho.
Tutti in fila, dunque, ed in paziente attesa, che Felicidad per ognuno ha tempi e premure diverse, e non transige alle sue regole nemmeno per un sovraprezzo o per un regalo speciale.
Incorruttibile Felicidad che esibisce quel suo corpo segnato dal passaggio degli anni e degli uomini, come vessillo della sua stoicità, della sua comprovata, vittoriosa resistenza, alle vicissitudini della vita.
Nessuno l'ha vista allontanarsi, protetta dall'ombra di una nube pellegrina, imbarcarsi senza bagaglio e senza meta, diretta verso chissà quale altro vicolo, quale altro lampione.
Perchè Felicidad è un'artista che non ama ripetersi, e così vivifica la sua arte attraverso la scelta di una vita nomade, affinata dal contatto diretto col mondo.
Artista di strada, dunque, verrebbe da sottolineare senza alcuna ironia, ma competente, se guardiamo alla lunga fila che ancora sosta in trepida attesa sotto il lampione, smarrita da quella sua defezione, nella speranza che da un momento all'altro lei s'affaccerà a quella sua bassa finestrella e, con un gesto gentile, inviterà il cliente di turno ad entrare.

images by Jan Saudek

venerdì 6 luglio 2012

Elogio al vento che scompiglia i capelli, solleva le gonne e sensualmente intriga

......e così par di sentire mille sospiri sospesi nell'aria, mille bocche rosse che si schiudono, mille mani che, invano, cercano di  e tutto di afferrarlo nel suo turbinare, e tutto diventa stupefacente e giocoso, un rutilare evanescente di gonne e di sciarpe leggere, di capelli......soprattutto di capelli che, come stelle filanti, si dipanano ribelli dal nodo delle trecce e degli chignon, in una pioggia festosa di forcine e fermagli e nastri colorati.
Un carnevale tardivo in questo ardente luglio, col trucco che dolcemente si disfa in strie nere di liquirizia sotto cui si rivela il nudo degli occhi, eppoi il nudo della pelle nelle spalline scese e nelle gonne sollevate, offerta pagana di seni e di gambe per lenire l'arsura di questo sole corsaro.
Offerta spudorata, esibita con l'innocente impertinenza delle bambine, nessuna provocazione ma solo istinto del gioco, quel lasciarsi rincorrere il cui scopo finale è lasciarsi prendere, allargare le braccia ed offrire la bocca ed il petto ansante, in un gesto di resa incondizionata.

Il vento sensualmente intriga, il soffio e la carezza, una lingua furtiva che netta e lubrifica, con la sua bava fresca, le arsure della pelle e dei sensi, in un amplesso impudico e stordente, sensualissimo.
Il suo abbraccio da tergo, inaspettato e voluttuoso, la gonna che si solleva e che la mano, di malavoglia, trattiene per un solo istante, perché troppo eccitante è il gioco esibito sul grande palcoscenico della strada, sotto gli occhi dei passanti, spettatori inconsapevoli del muto tripudio di quell'amplesso intimo che culmina in umido languore nella garza sottile delle mutandine.