Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

mercoledì 30 novembre 2011

Hotel Zeta (cap. 1)

I viaggi impossibili sono quelli che, talvolta, ci conducono alla conoscenza diretta di noi stessi e delle nostre capacità inesplorate.
E, senz'altro, sono questi i viaggi più belli.
Dedicato a Claudia Moon, con tutto il mio affetto vero e la mia amicizia più sincera.
  
LA LETTERA
 Hotel Zeta
Nuevo Eldorado
"Direcion Conocida"
Durango (Mex)

Gentile amica, abbiamo accolto la sua richiesta di soggiorno presso la nostra piccola, ma accogliente, cittadina, come lei sa, interdetta, per motivi strutturali, e di preservazione, al turismo di massa.
Per quanto ci riguarda abbiamo trovato eccellenti, e nobili, le motivazioni per cui lei ha inoltrato questa sua richiesta e, davvero lieti, di accoglierla nella nostra comunità.
L'attendiamo con gioia ed impazienza per quel fecondo scambio, culturale ed affettivo, che è alla base della nostra etica nazionale.
In attesa del suo arrivo calorosamente La salutiamo
Edmundo Reyes
Sindaco di Nuevo Eldorado
P.S. In allegato a questa lettera troverà sia il biglietto aereo che il coupon della prenotazione a suo nome, e a nostre spese, presso l'Hotel Zeta di Nuevo Eldorado.
¡Albricias!

 NUEVO ELDORADO
Clara, stupita, continuava a rileggere la lettera non riuscendo a raccapezzarsi di un tale invito dal momento che lei non aveva inoltrato alcuna richiesta.
Di sicuro uno sbaglio.
Ma il nome e l'indirizzo corrispondevano.
Cercò Nuevo Eldorado su Wikipedia che lo rilevò in una minuscola macchia rossa, un piccolo punto, nell'estensione più vasta e colorata di verde dove si configurava lo stato di Durango, nel Messico centro - settentrionale.
Nuevo Eldorado, allora, come attestava Wikipedia, esisteva davvero.

CLARA & XIRA
Clara sottopose il quesito a Xira, la gattina che se ne stava a dormicchiare in un angolo di poltrona.
- Cosa ne pensi di tutta questa faccenda? Strana, davvero. Però c'è un biglietto d'aereo ed una prenotazione a mio nome, forse l'ipotesi di questo viaggio non la dobbiamo scartare a priori. Magari è uno scherzo, arriviamo all'aeroporto e se ci dicono che il biglietto non è valido, ok, facciamo dietro front e ce ne ritorniamo a casa, A lei, alla mamma, però, non diciamo nulla. -

- Cosa non dovresti dirmi? -
Clara era sobbalzata alla voce improvvisa di sua madre. Non l'aveva sentita entrare.
- Ti ho detto un' infinità di volte che non voglio vedere il tuo gatto in giro per casa, tanto meno dormire sulle poltrone -
- Non capisco il tuo fastidio, mamma, dal momento che, Xira, praticamente, vive relegata nella mia camera -
- Semplicemente non voglio animali in casa. Quando avrai una tua casa potrai trasformarla in un'arca di Noè e, in quel caso, non avrò nulla da ridire -
- Credevo che questa fosse anche casa mia -
- Certo che lo è, ma ci sono regole da rispettare e sai che non amo gli animali. In particolare i gatti -
- A quanto pare, mamma, tutto quello che io amo tu sembri detestarlo -
- Non dire sciocchezze, ho accettato persino il colore assurdo con cui ti sei tinta i capelli -
- Non l'hai accettato dal momento che me lo stai rinfacciando -
- Va bene, Clara, non potrò farti lo scalpo ma il tuo gatto va fuori -

Xira, guerriera indomita della strada, avvezza alla vita dura dei randagi, non oppose, però, alcuna resistenza quando Clara, con dolcezza, la prelevò dalla poltrona dove stava sonnecchiando, ignara dell'alterco famigliare che la sua presenza aveva scatenato, per essere trasferita nel riparo di fortuna, allestito, per questo tipo di emergenza, in un angolo del cortile.
- Partiamo, Xira, è deciso -

lunedì 28 novembre 2011

Ode alla musica



ODE ALLA MUSICA
Sento le sue metastasi attecchire ai miei organi interni
immenso è il mio desiderio
e la mia voglia di disintegrarmi in lei.
In questi momenti valico il confine dei sensi.
E da lei mi lascio interamente possedere.

domenica 27 novembre 2011

In tutto questo tempo ho solo girato in tondo e sono di nuovo qui, al punto di partenza

9 Gennaio 2008

L'ANTRO DELLA STREGA
 Qui ci sono io determinata ad esistere nonostante il mio malessere per la vita, con tutte le mie fobie, le mie insicurezze, la mia timidezza camuffata da spavalderia.
Questa è la mia casa: una sola stanza dalle pareti nude, un ingombrante divano rosso, come unico arredo, e una grande vetrata con sontuosi tendaggi spalancati sull'esterno.
Striscia, s'aggroviglia, si snoda dilatandosi infine, come un' enorme pitone che inghiotte il silenzio, "Hysteria" dei Muse: benvenuti nell'antro della strega.

Definizione letterale di ANTRO ricavata dal mio vecchio dizionario Zingarelli della lingua italiana: Antro: s.m. 1 Caverna, spelonca. 2 fig. Abitazione misera e tetra.
Definizione femminile di ANTRO: buco caldo, umido e vischioso dall'odore intenso ed acidulo.
Buco che sputa la vita, che espelle placenta, che gorgoglia mestruo, che rutta piacere.

.....eppoi c'è l'antro del malessere per la vita, cella di Guantanamo, stretto maleodorante orifizio claustrofobico, seppellito sotto l'asfalto della metropoli.
Buco insidioso, crudele bugia di un cratere che si apre verso un cielo sfilacciato ed impreciso, in realtà trappola di sabbie mobili e viluppi di alghe che ti legano le caviglie per sprofondarti verso l'abisso.
E' su questo buco di cratere che ho iniziato a costruire il mio antro, tra il cielo e l'abisso, apprendista funanbola, in costante precario equilibrio, su una corda tesa tra un mondo buio e l'utopia della luce
Ho deciso di tendere le mie braccia verso quel pezzetto di cielo, polveroso e sbiadito, ma pur sempre orizzonte, e magari non ce la farò a volare davvero, ma bisogna pur sempre tentare l'ebbrezza dello slancio, qualunque sia il risultato finale.

Voglio farlo parlando d'amore.
Voglio parole forti e dolci.
Voglio che vengano gridate o anche solo sussurrate.
Voglio i colori intensi di un cielo vero.
Voglio tutte le sfumature delle nubi.
Voglio puntare verso il sole.
Voglio le ali dell'angelo.

Dò il benvenuto in questo antro a tutti coloro che hanno urgenza di parole di vita e di amore
Mai fermarsi davanti ad una porta sbarrata
Nessun divieto d'accesso alla polveriera
MARILENA


martedì 22 novembre 2011

Un mondo possibilmente stabile

......però qualcosa si è spezzato in me, nonostante  la mia risolutezza e la mia caparbietà di andare avanti, nulla è più come prima, nè forse sarebbe giusto lo fosse. Sarebbe come voler credere che il valore dell'esperienza è circoscritto al momento del presente, che non lascia code, positive o negative, o solo d'intensa riflessione.

Tutto quello che io ho profondamente amato è parte di un mondo che non c'è più: e questo è la prova che l'eternità è solo un concetto umano, che il tempo è composto da fasi, e che noi viviamo tante vite ed abitiamo tanti mondi, in una unica esistenza.
Il mondo dell'infanzia, dell'adolescenza, del mio periodo matrimoniale e quello del dopo, non esistono più, cioè, continuano ad esistere i luoghi ma molti di coloro che li abitavano sono morti, altri andati via, altri ancora diventati estranei.
Ciò che prima mi apparteneva un giorno non è più stato mio: cancellati i miei punti di riferimento, annullate le parentele, universi interi inghiottiti da una morte o da un abbandono.
Ma pur rimane sempre l'esperienza.
Dio, quanto ci piace questa parola e quanto a sproposito la usiamo.
Se fosse vero il valore assoluto dell'esperienza non si farebbero più errori o, almeno, non si reiterebbero ma, tante e diverse sono le materie che ci offrono opportunità di sbagli, che non abbiamo che l'imbarazzo della scelta per commetterne di nuovi.
Poi, dalle rovine, immantinente, quasi sempre subentra l'imperativo della ricostruzione.
Dallo sfacelo di un mondo se ne ricava uno nuovo (passando attreverso il detto del "chiudi una porta, si spalanca un portone" peccato, però, che non valga per tutti) più bello, più solido, con dentro più opportunità.
Personalmente è da un bel pò  di anni a questa parte che cerco di ricostruire salvando dalle macerie il salvabile, ma il portone, per me, non si è mai aperto nonostante mi sia spellata le dita a bussare e a gridare per palesare la mia presenza, e la mia volontà di passare dalla porta dei vincenti.
La mia timidezza esistenziale, l'insicurezza, i rifiuti e gli schiaffi, le occasioni mancate, il non esser davvero capita e, forse, qualche volta di troppo, solo usata, questo di certo non m'incentiva nel tentativo di ricostruire ancora una volta un mondo, forse l'ultimo, che gli anni non sono più dalla mia parte.
Un mondo possibilmente stabile, equilibrato quando occorre dal supporto dei farmaci e dal mio sempre più stentato autocontrollo; libero, dove quello che conta è la mia volontà e le mie esigenze  (non desideri, che quelli sono altra cosa); indipendente, che questa è la conquista più bella, e forse l'unica cosa davvero positiva, che io abbia prodotto.
L'amore, in questa ipotesi di nuovo mondo......non lo so, io sono una persona strana, timidissima nella vita quanto tumultuosa nel privato, di certo non ho mai lesinato sui sentimenti.
Oggi sono di nuovo sola, ma in realtà, se vado a rileggere le mie due passate e più importanti esperienze sentimentali, il mio rapporto matrimoniale durato ventitre anni e questa lunga relazione durata, tra prendersi e lasciarsi, più di dieci anni, mi rendo conto di non averle sapute gestire, togliendo troppe opportunità nel primo caso e concedendone, invece, in sovrabbondanza nel secondo.
Ma è pur vero che il periodo del mio matrimonio è stato il più rassicurante della mia vita, quello dei progetti e della loro realizzazione, quello del calore della casa e della famiglia, soprattutto della condivisione.
Tutto quello che è accaduto dopo è stato un salto nel buio e senza rete.

Ma non è un vuoto recriminare il mio, o dare voti, (che a me stessa darei uno zero assoluto) ma una presa di coscienza, un capire quanto si può sbagliare e ostinatamente continuare nello sbaglio, sapendo poi che nella desolazione che sempre sopraggiunge, non ci sarà nessuna parola capace di consolarmi, nessuna carezza in grado di rianimarmi.
Guardo le mie macerie esistenziali e piango.
Ma vado avanti.
Perchè al bivio della vita c'è solo quello della morte.
Altre ipotesi non riesco a prenderle in considerazione.


giovedì 17 novembre 2011

L'universo delle donne

Dedicato alla mia amica Lucy

 Occhieggia, dalla finestra del suo tondo, questa Medusa Floreale, tra volute di petali viola, rossi e porpora, e tralci di verde splendente, irrorando di colore la parete disadorna del mio appartamento, laddove s'apre la stanza buia che introduce direttamente nel mio antro.
Ancora una donna a popolare la mia casa.
Eh si che le donne, quelle virtuali e quelle reali, hanno avuto, in questo mio presente, una rilevanza speciale, di sollievo e di conforto, e di rappacificazione col mondo esterno verso il quale, da sempre, nutro un rapporto d'amore e d'odio, di curiosità e di disagio, di accettazione e di rifiuto.
Le donne, mai come in questo momento le ho sentite così vicine, solidali e sorelle, pronte a spendere una parola, a colorare un momento, ad elargire un abbraccio, una protezione.
Come la Medusa Floreale del tondo Panarello, opera di Lucy Fel, la mia amica blogger, no......amica e basta, che l'amicizia non ha bisogno di specificazioni e, poi, di Lucy Fel c'è solo lei, inconfondibile e personalissima.
Questo quadro, che lei ha dipinto per me e voleva mi rappresentasse, in realtà incarna l'intero universo delle donne: la fantasia, l'affabulazione, la bellezza, l'intelligenza, la seduzione, la magia.
La bellissima creatura, Medusa e Strega, dalle labbra imbronciate e dagli occhi di smeraldo, meravigliosamente rappresenta l'immagine che io ho della donna: tiranna, dominatrice, seduttrice, dispensatrice di gioia e di dolore.
Femmina, sopra le righe, eccessiva, teatrale, vivida, visibilisima, persuasiva e sensuale fino allo stordimento.

Lucy le ha dato un volto, partendo dai colori che più mi piacciono, quelli del mio arcobaleno privato, e forse, non sapeva, neppure lei, che la sua opera andava oltre, avendola dotata di un' anima senza smagliature, questa Medusa Floreale (così io l'ho chiamata) avrebbe potuto reclamare, di diritto, un aureola fluorescente perchè, forse, dietro i serti di fiori, si cela una Madonna Rinascimentale, con un lungo, sontuoso, abito bianco e rosso, mentre i piedi nudi dalle unghie laccate di vermiglio, ed una cavigliera gitana che tintinna ad ogni suo passo, ad ogni soffio di vento, ad ogni sospiro d'erba, ne denunciano l'indole trasgressiva.
Madame Medusa ha occhi di ramarro e labbra di monella (Costanza ed Elvira), il Tondo Panarello è arrivato prima, il racconto dopo, forse ho subito il fascino occulto di questa nuova coinquilina, Medusa e Strega ed ora anche Madonna Rinascimentale, aggiungo talentuosa suonatrice di cimbali ma, benissimo, potrebbe essere tutto ciò che la mia fantasia m'ispira.
E, per questo, più appropriato sarebbe, forse, che io la ribattezzassi col nome di Musa.
Marilena

domenica 13 novembre 2011

Nel mio delirante universo dada

E' così che accade: a volte vorrei essere profondamente diversa da quella che sono, altre, adoro essere io.
La mia sfrontatezza intellettuale non ha limiti, concedo alla mia fantasia di tutto e di più.
Da questi stadi ne emergo estenuata, inebriata, come drogata.
E' la passionalità la nota dominante del mio carattere che nella vita quotidiana imbriglio nei rigori dell'autocontrollo ma che nella mia fantasi, sfoga libera come un vento desertico, ardente, la cui meta, ancora ed ancora, punta alle zone più  squilibrate e depresse del pianeta, quelle terre apparentemente refrattarie alla fertilità e all'ingravidamento.
Un vento dorato che diventa scuro, notturno, ossessivo, insonne.
E' qui che coltivo, in questa terra di nessuno, i fiori scuri della mia serra segreta, quella mai aperta ad altri: il mio Eden più intimo e privato.
In questo giardino, azzurro e verde, tutto è possibile.
Qui c'è la salvezza per il mio malessere esistenziale, per la mia sete di essere e quella di vivere, seppur invidio la semplicità quotidiana del resto del mondo, o almeno ciò che così appare ai miei occhi.
Destarsi, nutrirsi, prendersi cura di se stessi e del proprio delimitato universo, amare, soffrire, quietarsi, riposare, dormire.
Dormire e di nuovo svegliarsi, e ripetere l'infinito ciclo di questa quotidianità regolamentata e monotona, ma quanto rassicurante.
A volte mi chiedo quante volte nel fallimento si può cadere e trovare ancora la forza di rimettersi in piedi, per questo aspiro alla semplicità basilare delle esistenze improntate all'essenzialità, scevre della  metafisica e di tutti quei quesiti  imponderabili che hanno il solo scopo di determinare il mio caos psicologico e di farmi precipitare in un delirante universo dada e, come effetto, opposto ed immediato, stimolare la brama d'ordine, di perfezione, di autoregolamentazione.
La grammatica impostata sulla scala della matematica.
Formule inderogabili che richiedono un baricentro, una logica rigorosa, che rispondono a canoni prestabiliti e sperimentati: un linguaggio facile, chiarissimo, come quello del sonno e del conseguente risveglio, e del tempo immoto, non consapevolmente vissuto, che è quello dei sogni, posizionato nell'intervallo tra le due fasi.
Io, quell'intervallo sono costretta a viverlo ad occhi aperti, subendone le vicissitudini come fossero storia quotidiana, reale, l'unica possibile.
L'unica che davvero profondamente conosco.
Per questo, pur detestando il circo, amo i suoi interpreti: giocolieri, mangiatori di fuoco, chiromanti, pagliacci, domatori, acrobati, illusionisti, incantatori di serpenti e tutte le creature metafisiche, prive dell'equilibrio di un baricentro, che ondeggiano, costantemente in bilico, sorrette solo dall'ostinazione delle proprie caviglie e da una rete illusoria, fatta d'aria e di vento, il cui unico scopo è quello di vagliare l'ineluttabilità del capitombolo, di quanto dolore sia possibile sopportare, e della probabilità, sia pur remota, di un risollevamento.
Marilena

sabato 12 novembre 2011

Una donna tenace

Esser donna è meraviglioso.
Inestimabile esserlo consapevolmente.
Finalmente rappacificata col mio mondo intimo, sento risplendere tutto in me.
Perfino la tristezza, nota inscindibile del mio carattere, ha ora toni di luce e di cristallo.
I miei capelli, come scure corolle, s'aprono al vento e, mentre vesto colori autunnali che s'intonano ai miei occhi, dentro sento vivificare una femminilità libera, emancipata, gioiosa.
Il lungo periodo buio, medievale, è alle spalle, sono per la prima volta nella mia vita davvero libera, attenta alle mie esigenze, in armonia col mio sentire, indipendente, forte, orgogliosa.
E bella.

Oggi, davvero, non rimpiango le mie scelte, quelle del passato e quelle del presente, né conservo rancore neppure per chi di  male me ne ha fatto, e tanto, perché di  tutto l'amore che era in me, alla fine, non se ne è disperso neanche un grammo, nonostante il trascorso inferno della mia vita sentimentale, è rimasto intatto, aleggiante come un profumo sottile, inebriante.
Incorrotto.
La cosa peggiore che poteva accadermi, quella di sopravvivere a me stessa, non è avvenuta.
Alla fine sono davvero una donna tenace.

Il passato è lontano.
Il presente è meraviglioso.
L'amore è ancora una ipotesi sublime.
Marilena

mercoledì 9 novembre 2011

Sulle emozioni

Finalmente il racconto è terminato: personalmente ne sono molto soddisfatta, è tra quelli che mi piacciono di più.
Sono ben conscia (come mi ha fatto notare l'Imperatrice Camilla) che non è di quei racconti che destano emozioni, ma nessuno dei miei racconti ne suscita. Non è questo il loro scopo primario, ma l'indagine, il parallelo psicologico, il recondito "io" dei protagonisti che si racconta tramite me.
E' come guardare un abito dal suo interno: vagliare la robustezza della fodera, constatare la solidità delle cuciture, rammendare eventuali strappi. La manifattura esterna dell'abito posso immaginarla secondo il mio gusto o quello imposto dal racconto, ma è l'interno che metto in evidenza: il colore stridente della fodera, i rattoppi grossolani, il disegno della trama non sempre combaciante e gli sfilacciamenti che, seppur tagliati, ritornano a fiorire, copiosi, come piante endemiche.
Ho portato il paragone dell'abito ma, altresì, potrei fare la stessa comparazione col corpo umano, il suo esterno ed il suo interno: la levigatezza dell'epidermide e l'invisibile escrescenza cancerosa germogliata nello stomaco.
E' la psicologia che a me interessa, quella che nei miei racconti anima la storia.
E cos'altro sono le emozioni se non terminazioni neurologiche organizzate dal nostro cervello?
I concetti che noi definiamo astratti forse, e secondo il mio personale parere, lo sono molto meno di quello che ci piace credere.
Così il turbamento amoroso è solo una palpitazione cardiaca accelerata (o rallentata), proporzionata all'intensità della  nostra attesa, dal presupposto del piacere che ne ricaveremo e dalla certezza, probabile, del nostro appagamento.
Presupposto e probabile, come ho scritto dianzi, perchè basta un nulla, nelle faccende emozionali, a stravolgere il tutto, trasformare  il paradiso in inferno e, l'angelo che prima governava il nostro destino, assumere le sembianze di un mostro.
Le nostre azioni sono prima ancora che emozionali psicologiche.
Per questo ho chiamato al banco degli imputati l'amore, vestito col suo abito girato al  contrario, a testimoniare d'inganni e disinganni, illusioni e delusioni, certezze ed incertezze.
Insomma è sempre l'amore, infine, la materia di cui abbondantemente si nutrono gli scrittori, i cantautori ed i poeti.
E gli uomini comuni.

domenica 6 novembre 2011

La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale (capitolo 12)

Dedicato all'Imperatrice Camilla ed al sano scetticismo con cui valuta ogni mia opera.

EPILOGO E CRITICA
E così bisognerà pur chiuderla questa storia, che doveva essere espletata in quattro capitoli ed invece ne sono occorsi ben dodici. L'argomento mi ha sedotta, soprattutto il lato psicologico, che più di questo si tratta che di  tema di sesso. Seppur il titolo, scaltramente ammiccante, può aver tratto in inganno. Ma ecco, ora davvero siamo giunti a quel punto finale che conclude i patimenti in reiterato dolore o in letizia finale.
Per chi il castigo e per chi l'assoluzione, per chi, in mancanza di prove testimoniali, il non luogo a procedere.
Perchè è questo, alla fine, il difficile compito dello scrittore, trovare un finale di raccordo in cui tutto armoniosamente converga.
Ad ogni modo è saggio ricordare che anche gli autori sono soggetti alla partigianeria, l'importante è conservarne la consapevolezza quel tanto che basta per non inquinare la storia.

QUASI TUTTE LE STORIE INIZIANO DALLA FINE
Costanza s'affacciò nel sogno inquieto del Portoghese, lo vide correre lungo la carretera che sprofondava nel baratro, appena in tempo per ghermirlo, con i pallidi artigli dell'aquila, e collocarlo su una nube limitrofa a quella dove transitava, sospinta dagli alisei, la madonnina dalla caviglia ferita.
Il turchino dell'orizzonte si andava tingendo di viola, per poi incupirsi di nero, via via che le due nubi gemelle s'allontanavano col loro carico pesante di virtù e di struggimento.
Nell'istante parallelo, il Portoghese, si mosse nel letto accanto a lei, obliato dall'amnesico profumo di loto del suo ventre, mormorò il suo nome prima di riaddormentarsi in un sogno riscritto, nel quale stava risalendo la parete di un burrone aggrappato ad una lunga treccia bionda.

LA PITONESSA
Quella sera, Madame, lo aveva atteso invano al solito bistrot.
S'era arrabbiata nel modo in cui solo una strega può fare, dopo aver scoperto che Costanza era contravvenuta alle regole pattuite, usando la magia per entrare nel tumultuoso sogno del Portoghese, e trarlo in salvo.
Quest'inganno, questo oltraggio estremo ai regolamenti della disputa sarebbe costato, alla sua rivale, l'ostracismo ed il disonore, ma lei.......lei aveva comunque perso.
Non c'era più in campo la bravura, la genialità della strategia, ma l'orgoglio della donna abiurata, il suo nome dimenticato non per difetto d'amore ma per via di un'astuzia.
L'inganno, con cui l'altra glielo aveva portato via, usando la magia laddove ne era stato stabilito il divieto.
S'era arrabbiata nel modo in cui solo una dea può fare, urlando nel suo mondo ed in quelli limitrofi, la sua giusta ira, con rimbombo di tuono che deflagra in fulmine e sommuove le acque, terremoto di terra e di mare, eclissi e capovolgimenti termici, l'antartide ardente come un deserto, ghiaccioli sulle gobbe dei cammelli, e Parigi......le merveilleux Paris, ridotta all'occhio cieco di un ciclope, oscurata, buia, ristretta alle dimensioni di un bistrot dove una sparuta, ed alquanto impaurita, rappresentanza della fauna umana, composta per lo più da sartine, commessi, studenti della prospiciente Académie Des Beaux-Arts, un gruppetto di militari in libera uscita, una coppia adultera, si era rifugiata al suo interno senza immaginare di cacciarsi nelle spire dell'adirata pitonessa.
Che questa era la spettacolare immagine che Madame esibiva di se stessa: una pitonessa raggomitolata nelle sue spire e costretta a partorire, con dolori uterini ed in pubblico, la colomba dalle ali tarpate che testè aveva appena digerito come cena.

E così, quella notte, l'incolpevole Parigi fu in balia delle sue doglie, ostaggio circoscritto nella esigua planimetria del bistrot.
Perfino gli atei, quella notte, auspicarono l'avvento miracolistico dell'Arcangelo Michele, il guerriero redento, colui che schiaccia la testa al drago, così da salvare gli ostaggi dall'ira apocalittica della strega tradita.

QUANDO LA MATEMATICA CONFLUISCE NELLA METAFISICA
 Il Portoghese, avventuriero esistenziale ma di professione matematico, non ha tenuto conto nel suo calcolo delle probabilità la complessità del cosmo metafisico, che non può essere riducibile a mero assemblaggio numerico, seppur organizzato su logica sperimentale.
La matematica non ha come scopo solo la risoluzione di complicati teoremi, e la loro applicazione in campi circoscritti, perchè la matematica è stata valutata estendibile, dagli antichi sapienti, alla comprensione della visione metafisica dell'universo, non solo nei settori che geneticamente le competono, quali ad esempio l'ingegneria e l'astronomia, ma oltre, fin dentro i più complessi, quanto enigmatici meccanismi, che sono alla base di quella conoscenza superiore in grado di svelarci i segreti della realtà.

In ragione di questo è possibile l'esistenza parallela di molteplici universi: dei numeri, delle fate, delle streghe, delle madonnine ferite e degli Arcangeli Michele.
E degli uomini, dall'amore o dalle malie, obliati.

venerdì 4 novembre 2011

Quasi tutte le storie iniziano dalla fine

Camilla mi dice che questo racconto è un orrore.
Mostruosamente arrogante, seppur pieno di buone intenzioni (lei è ferma all'idea della mia scrittura come forma terapeutica, è convinta che prima o poi venga via da questa "bolla di sapone", che è la sua definizione di Blogosphere)
Le piace come scrivo ma non le è piaciuto il soggetto ed aspetta, nel finale, un mio atto di redenzione.
- Il finale, da solo, non basterà a farti piacere la storia -
- Quasi tutte le storie iniziano dalla fine -
Replica convinta, sicura che anche per me, tramite l'abiura, potrebbe esserci una sorta di peccatorum absolutionem.
Ha ragione, però, quando afferma che spesso le storie iniziano dal finale, l'ho ribadito io stessa in altri post ma, forse, con questo racconto cerco davvero una fine che sia quello di un sigillo, una ceralacca inamovibile con la quale chiudere definitivamente un periodo.
Ed iniziare dalla fine......da quella parte del racconto in cui Il Portoghese sogna una carretera che termina in un baratro, di nuovo in bilico, solo che ora riesco a guardare nell'orrido senza tentazioni autolesioniste.
- Il tuo racconto è una provocazione senza soggetto esplicito -
Anche questo non è vero, il soggetto è esplicito per me. E solo per me. Nessun carico aggiuntivo a chi pazientemente ha letto questo lunghissimo racconto, frammentato, poco scorrevole, rendendomi conto che il blog non è lo strumento migliore per scrivere storie troppo lunghe ed articolate.
Ha ragione, l'Imperatrice, quando parla di arroganza, non intende in senso dispregiativo, no, io ho ben capito il senso del suo discorso, del perchè a lei non piace questo racconto che pur legge, per farmi piacere, seppur con la fretta di arrivare alla fine del capitolo, immaginando che ce ne sarà ancora un altro e, dopo undici, arriverà l'ultimo, finalmente quello definitivo, perchè è vera quella storia che preferisco i numeri pari e, se devo chiudere, o iniziare qualsiasi cosa, addirittura che ci sia un numero tondo o un mese tondo: Ottobre è la perfezione.
Ma Ottobre è solo stato attraversato da questa storia, iniziata a Settembre e che si concluderà, col dodicesimo capitolo, a Novembre.
Ma per me è uno dei racconti che più mi piace, scritto con convinzione, cambiato più volte dall'inizio, la storia e i caratteri dei protagonisti, soprattutto Il Portoghese, che volevo diverso da ogni uomo che avessi conosciuto e, nel contempo, li rispecchiasse tutti.
Non lo so se ci sono riuscita, la verità è che spesso ci si innamora di un sogno.
Marilena
P.S. - L'ultimo capitolo lo dedicherò a te, Camilla, che stai leggendo, per amore mio, una storia che non ti appassiona.

martedì 1 novembre 2011

La strega Elvira, la fata Costanza e i capricci dell'innamoramento non convenzionale (capitolo 11)

Dovunque tu sia, in questo momento, amore mio, sarai sicuramente meno solo di me
(L'amante smarrito - Amaranta)

LA SOLITUDINE
L'emotività è un fattore di cui siamo obbligati, in questa trama, a tenere in debito conto, perchè dopo estenuanti attese anche il più fiero degli uomini s'arrende alla propria solitudine o, se è fortunato, cade nelle braccia di un'altra donna, senza chiedersi se quello che sente è necessità di un rifugio o qualcosa che somiglia, sia pur vagamente, all'arroganza di quell'amore di cui, consapevolmente, aveva accettato il giogo.
La solitudine, e l'emotività che da questa scaturisce, sono alla base della maggioranza dei rapporti che s'instaurano per scongiurare il rischio di rimanere soli e, soprattutto, per non esser risucchiati dal proprio vuoto interiore.

REFUGIUM PECCATORUM
Il Portoghese sfoglia la donna turchina, un petalo dopo l'altro, ma non è il suo nome che gli affiora alle labbra, ma quello dell'altra.
 Costanza, però, non ha finto di non avere udito, anzi ha raccolto quel nome con grazia e, con la sua carezzevole lingua di scoiattolo, lo ha tramutato in un bacio.
Le gambe spalancate, la bocca ridente, i capelli ingarbugliati, mentre l'ultimo petalo turchino cade a terra lasciandola completamente nuda.
Più sirena che madonna, piuttosto incantatrice di serpenti, ad indicare il cammino verso l'antro, il buio refugium peccatorum, spalancato tra le sue cosce.
Lo accoglie così nell'incavo delle lisce pareti della sua conchiglia di venere, dove gli permette di esplorare, a suo piacimento, gli stretti sentieri odorosi di alga che lo accolgono umidi, e già schiusi, al suo passaggio.
 Costanza, la fata dagli occhi turchini, ma ora, nel momento dell'amore, è solo una  donna che inventa per il suo amante deliziose deviazioni, intrighi insospettabili d'inusitate capacità femminili d'irretimento sessuale.
Il potere del grembo di una  femmina è molto più seduttivo di qualsiasi arte magica.
Ne è consapevole, Costanza, che sente dentro di lei l'amante dilatarsi e poi cedere nel parossismo dell'orgasmo, in un singulto violento, un grido spezzato, quasi un singhiozzo, ed è il suo nome, questa volta, che lui invoca.
Non è una vittoria, lo sa bene Costanza, che l'altra ha sapientemente marcato il suo territorio, che distintamente ha  percepito sul suo corpo il profumo amaro di Elvira, e ha captato, in lui, l'attimo prima dello stravolgimento orgasmico, uno struggimento latente, doloroso, come lo smarrimento remoto di un bambino che affamato s'attacca alle mammelle della nutrice, confuso di sentire un odore diverso da quello della madre.
Non è una vittoria, lo sa bene Costanza, che l'altra lo possiede fin dentro l'anima, dove lo ha marchiato con la semiluna delle sue unghie e lo domina con l'arroganza della sua femminilità.
E, per la prima volta da quando è iniziata la spietata disputa, lei prova un sentimento vero, di tenerezza, verso quell'uomo irrimediabilmente perso anche per se stesso.

IL SOGNO DEL PORTOGHESE
Il naufrago oltrepassava la soglia della chiesa marina diretto all'altare sovrastato da una madonnina malinconica, scolpita nell'atto di sollevare con una mano un lembo di veste, da cui s'intravedeva una caviglia scheggiata, ridipinta di un rosa irreale.
Lo sfregio di una crosta su un'epidermide di biscotto.
La madonnina gli sorrideva e lo invitava ad avvicinarsi al suo piedistallo.
Ma più lui s'avvicinava più andava aumentando la distanza che lo separava dall'altare, come se la breve navata acquistasse lunghezza ad ogni suo passo.
Più avanzava e più la distanza aumentava.
La madonnina era immobilizzata nella base del suo piedistallo, per di più con una caviglia ferita, quindi doveva esser lui a raggiungerla.
Allora il naufrago iniziò a correre mentre la navata si andava trasformando in una carretera insidiosa, con trappole che, improvvise, s'aprivano al suo passaggio, e a dover fronteggiare fiere che sbucavano dal nulla.
Ma lui, tenace, continuava a correre nonostante la carretera terminasse in un baratro, e la madonnina, arrancata al suo piedistallo, che s'involava su una nuvola di passaggio.

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