Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

venerdì 31 dicembre 2010

AUGURI, BLOGOSPHERE!

L'amore è la risposta che verrà, ma mentre aspetti la risposta, il sesso può stimolare delle domande davvero interessanti.
(W. Allen)

lunedì 27 dicembre 2010

Salvate il soldato Ryan

L'Imperatrice Camilla mi ha chiesto se mi è passata l'incazzatura.
Certo, mi è passata, sto invecchiando e rimanere arrabbiata per troppo tempo non fa più  bene, oltretutto un'arrabbiaura a lungo termine richiede un notevole dispendio di energie e, le severe rughe dell'accigliamento che solcano la fronte, ed aggrottano gli occhi, sono un ulteriore rischio per la mia pelle non più giovanissima.
Mi è passata l'incazzatura ma resta l'amarezza.
Aggressiva a dismisura. Borderline, per una sciocchezza del genere.
E' questo il pensiero imperiale di Camilla.
Vedo il suo dito puntato contro di me e la deliziosa smorfia di disappunto che le increspa le labbra.
La sentenza è emessa ed io dovrei solo obbedire
Salvate il soldato Ryan.
Non lo dice, ma glielo leggo nella mente.
Le feste ci rammoliscono, ed il Natale più di tutte.
Troppi canditi, troppe bollicine, troppi abbracci e quel buonismo masochista che non rientra nella nostra sperimentata quotidianeità, che è costituita per lo più d'attacchi di petto e stato d'allerta.
Tutte queste dolcezze sono pericolosamente devianti, ci portano fuori strada facendoci perdere di vista la realtà.
Salva il soldato Ryan.
Perchè?
E non sono disposta ad accettare risposte da libro "Cuore".
La mia scrittura non è una sciocchezza. Almeno non per me. Ribadisco con convinzione.
Hai ragione, scusa, mi sono espressa male, mi risponde lei con tono pacato improntato alla ragionevolezza, consapevole che l'aggressiva borderline potrebbe con un guizzo improvviso saltarle alla gola, intendevo dire che sei partita all'attacco con la batteria pesante per conquistare solo una postazione vuota.
Ora su quella postazione, però, sventola il mio vessillo. Diciamo che quel mio post usurpato sta nel suo blog come la Repubblica di San Marino, o lo Stato del Vaticano, nel territorio italiano: paesi stranieri. Ed il fatto che si parli la stessa lingua, si mangino gli stessi cibi, si adottino gli stessi proverbi, non muta la realtà identificativa, che è quella scritta sul passaporto.
Ma convieni, almeno, che avresti potuto adottare altre strategie! Sbotta esasperata Camilla, davanti alla mia evidente riottosità ai suoi ragionamenti.
Quali, Camilla? Quali sono queste altre strategie? Non le ho individuate e, sinceramente, non le avrei neppure prese in considerazione tanto al momento ero fuori di me.
E' questo il tuo problema, Mari, non riesci a ragionare lucidamente quando serve. Non hai stile o, almeno, qui non hai dimostrato di averlo. Un'amazzone infuriata, con i capelli arruffati e le unghie sguainate, avvolta di polvere e di risentimento che urla minacce inconsulte ad un nemico invisibile e, probabilmente, innocuo. E' vederti sprecare, in questo modo convulso, energie e sentimenti che mi fa star male.
Il soldato Ryan non è assolutamente innocuo e mi ha danneggiato. E non è neppure un vero soldato, piuttosto un ladruncolo che si è cimentato in un furto facilissimo che perfino un bambino avrebbe potuto congegnare. E, dopo, ha  impunemente esposto la refurtiva alla luce del sole come se fosse materiale anonimo e non riconoscibile perchè privo di valore accertato ed accertabile. E' questo che mi ha fatto enormemente incazzare. No, è giusto che nel suo blog sventoli il mio vessillo per tutto il tempo necessario a ristabilire la verità sull'appartenenza storica di quel fazzoletto di terra, stato  straniero all'interno del suo territorio, usurpato ed invaso, senza colpo ferire.
No, Camilla, il soldato Ryan non merita di essere salvato.
Marilena

sabato 25 dicembre 2010

Un dolore da uomo

UN DOLORE DA UOMO, PUBBLICATO SU QUESTO BLOG IL 13 GIUGNO 2009, E' DI MIA PROPRIETA'  E, RIPUBBLICATO,  DOPO UN' ANALOGA SITUAZIONE DI PLAGIO, (ESTERNATA SU QUESTE PAGINE NEL POST "SONO DAVVERO ARRABBIATA" DEL 17 GIUGNO 2010)  SUL BLOG DOVE IO COLLABORO, "LA COMPAGNIA DELLE LETTERE", SEMPRE IN DATA 17 GIUGNO 2010.
POTETE COPIARE TUTTO, MA LA FONTE, CAZZO,  DOVETE METTERLA!
QUESTO MIO RACCONTO CHE, EVIDENTEMENTE DEVE PIACERE MOLTO, VISTO CHE DI CONTINUO E' COPIATO, ORA LO POTETE ANCHE LEGGERE SU:
http://idlos.bloog.it/frammenti-un-dolore-da-uomo.html#comment-5
OVVIAMENTE L'AMMINISTRATORE DEL BLOG IN QUESTIONE E' STATO DA ME ESORTATO A CITARE LA FONTE OPPURE A CANCELLARLO.
A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE
ECCHECAZZO
MARILENA

mercoledì 22 dicembre 2010

DESIDERI


Armata degli argomenti giusti, sono convinta che questo Natale il vecchiardo vestito di rosso esaudirà tutti i miei desideri :)

venerdì 17 dicembre 2010

Giorno di fiera

M'incammino nel freddo del primo mattino trascinandomi dietro il carretto delle mercanzie, uggiolante e svogliato, che ad ogni buca sobbalza e si lamenta, ed io con lui, mentre procedo in equilibrio precario con il peso che grava sul  lato sinistro, quello del cuore, che stamani avevo pensieri serrati e nebulosi come un barricamento di nubi, e non avevo la testa ad organizzare la distribuzione dei pesi, che tutto mi sembrava fosse di un unico volume e di una medesima consistenza. Ma ora che mi cimento nelle salite, e nelle discese, con rammarico constato la mia sventatezza e cerco di rimediare adattandomi alle esigenze della strada.
Sono tra i primi ad arrivare nello slargo ancora vuoto che oggi, giorno di fiera, s'andrà riempiendo di folla e di mercanti, ognuno col suo carretto delle meraviglie, carabattole e leccornie, esposte alla rinfusa o, come nel mio caso, ben allineate sul ripiano e con le novità in bella vista.
-Venghino signori a sperimentare i profumi afrodisiaci della sensuale Parigi. C'è da perderci la testa. -
E' ancora buio quando arriva Joe Black col suo carrellino colmo di aromi d'ambrosia e di miele della speranza, cestini di fiori ed animaletti di legno, unguenti balsamici e polverine sperimentali.
S'affianca al mio lato e, diligentemente, s'accinge ad apparecchiare il suo spazio, che la predisposizione all'ordine è un fattore di famiglia, quello stesso che accomuna nei gesti e nello sguardo, come nella voce.
Il mattino s'insinua nei vicoli più bui e rischiara, con strisciate di latte, le grondaie ed i balconcini striminziti, le finestre che si spalancano su altre finestre, con i davanzali mesti, sguarniti di fiori, cosicchè saranno i cestini di Joe a portare primizia di colore e provvidenza di sole, per illuminare gli angoli in ombra, quelli più remoti, dove la luce non s'azzarda ad entrare.
Lei vende i suoi sogni in ampolle di cristallo, ripiene di  liquido purissimo e non compromesso, constatabile alla luce più cruda che non c'è inganno ed il prodotto è di pregio.
Io, invece, in bottigliette metafisiche, dai colori indecifrabili, misture fermentate nel tempo, in origine sintesi energetiche per i muscoli e per  la mente, ma ormai adatte solo all'oblio.
- Venghino signori a sperimentare i profumi afrodisiaci della sensuale Parigi. C'è da perderci la testa

 La piazza si va lentamente animando e c'è come sempre trambusto intorno al banchetto di Lucy, perchè i suoi giocattoli meccanici, e le sue boîtes à musique, richiamano grande folla. Oggi, poi, è di scena il Dottor Zivago, il gattone Blu di Russia che, quando Lucy suona l'organetto di Barberia, muove la coda pigramente assecondandone il ritmo, e così piovono sorrisi, monete e bocconcini prelibati, che scaldano stomaco e cuore e predispongono al buon umore, che la giornata è insopportabilmente fredda perfino per lui, felino della Russia polare.
Volti conosciuti tra i tanti anonimi.
Il Colonnello Flannery, che marziale fende la folla, s' avvicina porgendomi un fiore rubato da un cestino di Joe, è il suo modo per dirmi che siamo amici nonostante Caterina Belgrano lo abbia costretto alla ritirata. Contraccambio il dono inestimabile della sua amicizia regalandogli una preziosa Acqua Dello Spirito Santo che ha il potere di donare pace ai cuori in subbuglio.
La luce che ora inonda la piazza è fredda e colorata, come un tenue acquerello, imitazione di un sole che mai riuscirà a scaldare davvero.
- Venghino signori a sperimentare i profumi afrodisiaci della sensuale Parigi. C'è da perderci la testa. -
Quanto costa una dedica d'amore?
Dipende dalla qualità delle parole: più sono rare più sono preziose.
Quanto, invece, una dedica dell'odio?
Poco, perchè le parole cattive sono alla portata di tutti.
La gente va di fretta, non si sofferma abbastanza a lungo per penetrare il senso delle cose, è fatalmente attratta dagli ingarbugliamenti tecnici dei giocolieri e dei contorsionisti piuttosto che dalla magia empirica dei flussi e delle essenze, dei veleni e dei profumi, o da quella mitologica degli scapolari delle martiri e dei pugnali degli eroi, dei pettinini d'avorio e degli specchi d'argento delle regine della storia e di quelle delle leggende.
Meraviglie che non seducono più.
Favole.
Fanfaluche.
Realtà da caleidoscopio.
Come le carte nautiche del principe Achab che indicano la rotta per Zamoras e che nessun navigatore satellitare sarà mai in grado d'individuare. Quelle mappe, issate come vele solitarie, richiamano passeri e beccaccini che arrivano in volo per planare curiosi tra binocoli, cerate e bussole. Esploratori fantasiosi e sprovveduti, questi piccoli pennuti, che si lasciano tentare dal miraggio di rotte impossibili per quelle loro piccole ali.
- Venghino signori a sperimentare i profumi afrodisiaci della sensuale Parigi. C'è da perderci la testa. -
Una malia per far innamorare un cuore riottoso.
Un amuleto per sconfiggere la mala sorte.
Una pozione che rinsaldi le ossa e fortifichi la volontà.
Un pendaglino per ricordare l'adempimento di una promessa.
Miracoli spiccioli ad effetto immediato e, possibilmente, a buon mercato, che alle incognite del futuro non è possibile, con troppo anticipo, provvedere, limitandoci saggiamente a sperare in un tempo di costante, seppur noiosa, bonaccia, senza chiedere troppo al buon Dio, o chi per lui gestisce le faccende terrene, che a star troppo ad interrogarsi sugli sviluppi delle questioni a lungo termine, personali o universali, c'è il rischio di farsi venire emicranie ed ulcere, se non qualche altro male peggiore. I quesiti importanti dell'esistenza lasciamoli ai filosofi, che si prendano loro il merito dell'intuizione illuminata, del ragionamento sensato, del teorema perfetto, che a noi è sufficiente acconsentire o dissentire, senza altri gravami mentali aggiuntivi.
- Venghino signori a sperimentare i profumi afrodisiaci della sensuale Parigi. C'è da perderci la testa-

La verità, è l'articolo meno richiesto e giace dimenticata tra un teorema ed un trattato, declassata ad "atto dovuto".
La speranza, invece, è battuta alle aste a cifre da capogiro, come l'illusione che vola alta nei titoli di borsa.
Un  lavoro immane, per i filosofi, incasellare tutto nel giusto ordine.
Non predico il futuro, spiega paziente Logos alla vecchina sdentata che gli chiede lumi sul suo destino, confondendo la filosofia con la chiaroveggenza, ma  posso raccontarti del passato e del presente, di come io lo vedo e che non è detto che sia allo stesso modo in cui lo vedi tu, ed allora ne scaturirà un bel parlare.
 Il passato ed il presente li conosco, ribatte ostinata lei, e del mio futuro prossimo son ben cosciente e so di non potergli sfuggire. Ho bisogno, quindi, dell'ipotesi di un futuro non ancora stabilito.
 Io studio il pensiero sensibile, come posso aiutarti?  Chiede perplesso Logos
Raccontandomi una storia nè troppo bella, nè troppo brutta, a cui io possa credere: sarà quello il mio futuro.

domenica 12 dicembre 2010

La Marquise Baroque (capitolo 4)

JOSEPHINE FOURNIER
Da "Les couleurs des papillons" l'autobiografia di Elisabeth Vigee-Le Brun, ritrattista ufficiale de la Reine

Maria Antonietta mi commissionò un ritratto in stile neoclassico di Josephine per la sua residenza privata all'Hameau, nonostante il parere contrario di Luigi XVI che trovava disdicevole l'esposizione del ritratto di una plebea sulla parete della stanza di una regina
Feci il ritratto a Jopsephine, d'estate, su uno sfondo naturale e con la luce calda del mezzogiorno, vestita di un semplice peplo di seta bianca che lasciava intravedere le sue forme sottili, con i capelli sciolti e senza alcun altro ornamento che la sua bellezza.
Pur essendo di media statura dava l'idea esser molto alta perchè tutto in lei era slanciato, svettante, non in maniera altezzosa, ma irraggiungibile.
I suoi occhi grigi riflettevano le impercettibili sfumature della luce così da sembrare che non avessero mai lo stesso colore, variando dal verde all'indaco all'azzurro più scuro, da parer quasi neri.
La sua voce, straordinaria nel canto, era vezzosamente marcata di accenti volontairement négligents.
Amava far visita alla Regina e, talvolta, partecipare alle feste di corte, vestita in abiti maschili, provocando scandalo e fomentando le insinuazioni di un loro rapporto lesbico, espandendo la sua leggenda oltre confine, alimentata dal veleno ingiurioso dei pamphlets e dal miele purissimo della sua splendida voce.

 IL MATRIMONIO
Ciò di cui principalmente abbisognava, Josephine Fournier, era un cognome di prestigio ancor meglio se accompagnato da un casato nobiliare che, seppur da subito si sarebbe rivelato per quello che realmente era, cioè un'operazione di facciata, col tempo il cognome acquisito sarebbe rimasto indissolubilmente legato alla sua persona divenendone parte integrante, perché negli ambienti aristocratici vigeva l'obbligo del rispetto per lo stemma ed il casato a testimoniare la fedeltà alla gerarchia monarchica, ed ammesso il disprezzo ma non l'ostracismo, da parte de la noblesse de sang bleu verso i predatori di cognomi, soprattutto in quel periodo così critico per la Francia, costantemente sull'orlo della rivolta, che la casta degli aristocratici, di nascita o d'adozione, non poteva, al suo interno, correre il rischio di faide suicide. 
S'imponeva, quindi, un matrimonio importante che avrebbe di sicuro reso stabile l'inserimento di Josephine Fournier negli ambienti di corte, perché la sua arte, riconosciuta ed acclamata oltre confine, contribuiva ad esportare all'estero il mito barocco della superba Versailles, ponendo la Francia come modello di riferimento per tutte le altre corti europee.
Ma non era una missione facile quella che Yolande si apprestava ad espletare, perché Josephine Fournier, la blanchisseuse, come veniva con sprezzo chiamata dai cortigiani, era particolarmente invisa all'aristocrazia di lignaggio, quella dei blasoni più antichi e dei cognomi altisonanti, costretti dal capriccio della Reine, a tollerare la sua presenza a corte e all'interno de la société aristocratique.
Oltretutto, Josephine, era ostile al matrimonio vedendo in esso restrizioni ed accomodamenti intollerabili per il suo carattere assolutamente indipendente, rifiutando a priori di prendere in considerazione i risvolti positivi che ne sarebbero scaturiti, fino al giorno in cui, a sorpresa, annunciò le nozze avvenute con Don Aurelio Jacinto Lazaro de Quirra y Conte di Mandes y Marchese di San Mauricio e Villarios.
Yolande accolse la notizia con sgomento, che il Marchese in questione, col triplo dei suoi anni, la fama di libertino e di giocatore d'azzardo, e con un patrimonio perennemente a rischio di bancarotta, non poteva esser di certo la soluzione al problema.
- Non accetto rimproveri, Yolande, ora ho un cognome ed un casato......esattamente quello che richiedeva la Regina -
Maria Antonietta pianse alla notizia di quelle nozze, ma ne dovette accettare la realtà compiuta e l'umiliazione di un nuovo scandalo.

 JOSEPHINE FOURNIER  DE QUIRRA  Y CONTESSA DI MANDES Y MARCHESA DI SAN MAURICIO E VILLARIOS
- Che razza di matrimonio è questo, Josepha? - Domandò amara la Reine
- Della medesima razza dei matrimoni delle regine - Rispose sarcastica la blanchisseuse
( da "L'histoire secrète d'une Reine"  di  Madame Guéménée, governante degli Enfantes de France)

A dispetto di tutti quel matrimonio, stipulato da una parte per esigenza di blasone e, dall'altra, per necessità di solventi, funzionò a meraviglia, poiché il Marchese benissimo comprendeva le necessità della sua giovane moglie avendo egli stesso il medesimo temperamento che l'età matura era ben lungi dall'attenuare, e tollerava cavallerescamente le intemperanze di Josephine senza interferire, in alcun modo, nelle sue scelte e nelle sue relazioni.
Un matrimonio riuscito, dunque, nonostante la coppia fosse stata  prontamente ribattezzata a corte " le couple de vauriens".
Josephine aveva da poco compiuto diciassette anni ed era nel pieno fulgore della sua bellezza fisica e di quella artistica, ed era assolutamente consapevole di essere molto invidiata, molto desiderata e molto odiata.
Era convinta che avrebbe vinto la sfida contro quella Francia aristocratica ed ottusa, dal momento che l'Europa tutta, nobile e plebea, era ai suoi piedi e con fervore l'acclamava.
Era sicura che alla fine si sarebbe imposta non per la vanità di una regina né per l'ambizione di una cortigiana, e neppure per  la sua stessa audacia, ma ciò che avrebbe fatto la differenza sarebbe stata la sua meravigliosa arte.


 LA MARQUISE BAROQUE
Dal Journal de Paris, la cronaca della rappresentazione prima, all'Opera Royale, de la tragédie lyrique "La Marquise Baroque"

 Durante la rappresentazione de" La Marquise Baroque", opera prima di Borromeo Philidor Duprè, la volta dell'Opera Royale è stata invasa da centinaia di usignoli  liberati per rendere omaggio al talento di Josephine Fournier. I piccoli volatili accecati dalle luci, storditi dal fumo delle candele, aggrediti dal fragore dell'orchestra, hanno iniziato a frullare le ali, impazziti, alla ricerca di un varco da cui fuggire, finendo, invece, la maggior parte di loro, sfracellati contro le colonne e gli specchi.
La rappresentazione è stata sospesa.


Stralcio finale della deposizione accusatoria del Sostituto Procuratore della Comune, Giacomo Renato Hebert
 ...attraverso lo strumento persuasivo della sua voce, di cui ella strategicamente se ne è servita per irretire e corrompere al fine di accreditarsi generalità fittizie atte a falsificare il suo stato sociale, per cui chiedo la condanna a morte, tramite ghigliottina, di Josephine Fournier de Quirra y Contessa di Mandes y Marchesa di San Mauricio e Villarios

 (poupée - Lena e Katya Popova)

mercoledì 8 dicembre 2010

La Marquise Baroque (capitolo 3)

"Non far trapelare mai i tuoi veri sentimenti ma adattali a ciò che la situazione esige"
Yolande Martine Gabrielle de Polastron, Duchesse de Polignac

IL DESTINO DELLA FRANCIA
- Toinette, ce rossignol prodigieux est tien -
Con queste semplici parole, e col suo sorriso più seducente, la Duchessa de Polignac l'aveva data in dono a la Reine.
Ed ecco che Josephine veniva, per la seconda volta nell' arco della sua giovane vita, nuovamente ceduta.
Il deja vu dell'abbandono la investì come terra folata negli occhi e, per un momento, vacillò sopraffatta dalla paura dell'ignoto, ma riuscì a prodursi in un inchino impeccabile e sorridere perfino, come le aveva insegnato Yolande: solo un accenno di labbra appena dischiuse.
La Reine, con un grazioso gesto della mano, acconsentì ad accettare il dono.
Si narra che perfino l'apatico Luigi XVI fosse rimasto affascinato dalla incantevole soavità di Josephine, e per molto tempo girò l'infame diceria di una partita a dadi disputata  fra i due sovrani per stabilire "le lit royal" che quella notte avrebbe accolto Costantin, Page d'Amour.
Resta il fatto che Josephine Fournier rimase ospite fissa de le Petite Trianon dove spesso, e per lunghi periodi, dimorava anche la sovrana, e questo contribuì ad alimentare, con supponenza di verità, le maldicenze nei riguardi di Maria Antonietta, rafforzando la leggenda delle depravazioni consumate all'interno di quel suo palazzo, privato ed inaccessibile, dove spesso era ospite anche la Duchessa de Polignac, designata come l'amante ufficiale della Reine.
Non ho io il potere di fare rivelazioni, accreditare o smentire, che è ben risaputo che nei capitoli della storia, soprattutto in quella privata di una regina, l'elogio e l'inchino sovente celano il malanimo, e quindi, in ossequio ai principi dell'onestà intellettuale a cui ogni scrittore, e biografo in particolare, dovrebbe sottostare, mi atterrò a divulgare solo ciò che risulta poter essere testimoniato.


Il destino della Francia è nelle mani di tre donne ma, ad avere lo scettro, non è quella che porta la corona.
(da un articolo di Bernard Marivaux sulla rivista satirica "Madame La France")

Questa era la citazione più frequente nei pamphlets ed il motto più in voga tra il popolo, vessato ed affamato, e la nuova borghesia, produttiva e colta, stanca di contribuire con il pagamento delle tasse a mantenere lo stile di vita, eccentrico e scandaloso, della casa reale.
Di fatto, enormemente era cresciuto il potere di Yolande de Polignac, e la sua intimità con la Reine si era andata ancor di più rafforzando tramite Josephine Fournie, enfant prodige de la tragédie lyrique, ed ospite stabile del Petite Trianon, che alla Duchessa era stata affidata affinché continuasse a seguirla nella sua educazione societaria come in quella musicale.
- Josephine è il nostro capolavoro che l'Europa ammira ed invidia, far dimenticare la sua nascita volgare sarebbe un vantaggio per la Francia e la Regina. Hai carta bianca, Yolande, per arrivare all'obiettivo  - 
E di quella carta bianca, la Duchessa de Polignac, se ne servì per consolidare il suo immenso potere a corte, influenzando le scelte personali e politiche de la Reine, ampliando il suo raggio d'azione e d'interferenza, che si estendeva dal campo dell'arte a quello delle finanze.
Il Re Luigi tollerava l'invadenza della Duchessa non volendo dispiacere a la Reine in quel periodo incinta, che all'amica aveva perfino elargito il privilegio di un tabouret e la concessione di sedersi in presenza dei sovrani.
Yolande, pur tra i tanti intrighi personali, si accinse a sistemare le faccende di Josephine che, nel frattempo, si applicava con passione all'arte della musica, evolvendo le sue capacità vocali di pari passo con la maturazione di una bellezza fisica fuori dall'ordinario che le fruttò invidie e maldicenze tra le aristocratiche che non dimenticavano i suoi oscuri natali e l'amicizia intima, in odore di peccato, con la Duchessa e la Reine.

IL DESTINO DELLA FRANCIA E' NELLE MANI DI TRE DONNE  MA, AD AVERE LO SCETTRO, NON E' QUELLA CHE PORTA LA CORONA
Il riferimento a Yolande de Polignac era evidente e comprendeva anche lei, Josephine, che la Reine, in pubblico, confidenzialmente chiamava Josepha alla maniera austriaca, per sottoscrivere una sorellanza dettata dal trait d'union di quel nome che apparteneva anche a lei: Maria Antonia Josepha Johanna von Habsburg-Lothringen
La Reine è nel profondo una democratica, mormoravano ironicamente dietro i ventagli le dame, cosicchè nel suo letto comodamente trovano posto la duchessa e la lavandaia. E forse il figlio che Madame Scandale porta in grembo non è il  frutto dei reali lombi di Luigi XVI, sessualmente inetto, ma, con buone possibilità, lo è di quella strega della Duchessa de Polignac.
Yolande, forte delle sue prerogative e del suo ascendente, poco si curava delle chiacchiere velenose ma procedeva spedita nel rafforzare la sua posizione personale, e quella famigliare, nella gerarchia di corte, senza però trascurare i suoi doveri di tutrice verso Josephine Fournier, assolutamente consapevole che un incarico ben svolto porta riconoscimenti ed introiti, ma soprattutto quando si lavora per una regina, anche molti privilegi.
Sistemare convenzionalmente Josephine non sarebbe stato difficile perché la carta bianca, concessa da la Reine, le offriva possibilità di audaci strategie che, comunque, non sarebbero state immuni da rischi: un gioco d'azzardo in cui la Duchessa avrebbe sperimentato la sua congenita natura di baro.

( poupée - Lena e Katya Popova)

sabato 4 dicembre 2010

La Marquise Baroque (capitolo 2)

LA METAMORFOSI DENTRO LA  SERRA 
 La Duchessa de Polignac entusiasticamente si apprestò a riplasmare, secondo la sua logica ed il suo gusto, quell'uccellino ancora implume, che senza il suo prodigioso intervento, tale sarebbe rimasto per tutta la vita.
E non era quello un cimento facile, perché i dodici anni della vita stentata di Josephine Fournier avevano già iniziato a mostrare i loro disastrosi effetti collaterali.
Ma non era per umanità, nè per mecenatismo, che la Sovraintendente ai divertimenti de la Reine s'era appassionata alle sorti di quella creatura diafana dalla voce angelica, ma perchè la sua intelligenza vivace aveva valutato, nel suo futuro impiego, un tornaconto personale per consolidarsi nell'enorme influenza di cui già godeva a Versailles.
Applicò ogni cura nell'educazione societaria de la petite blanchisseuse, fornendola di una governante personale, di un precettore che le insegnasse i rudimenti della lettura e della scrittura, ed affidandola, per l'apprendimento dell'arte musicale, al maestro Jean-Phlippe Rameau, il più grande organista dell'epoca e teorico della musica francese, il quale accettò l'incarico come favore dovuto alla Duchessa, il cui entourage si era apertamente schierato dalla sua parte nella diatriba sorta con Jean-Jacques Rousseau circa le origini della musica, abbracciando il teorema di Rameau secondo cui la musica è linguaggio primievo ed  universale in antitesi a quello del filosofo svizzero che propugnava, invece, per la sua diversificazione generata dai fattori storici e culturali.
La Duchessa era una donna molto accorta, che se si vuol mantenere stabile il proprio potere bisogna fare le cose ammodo, non cedere a tentazioni poco ponderate, e che i frutti maturi sono i migliori a cogliersi, così non confidò a nessuno di questa sua adozione e del progetto conseguente, ma quel che è certo, è che nelle sue abili mani Josephine sbocciò vivida come un fiore di serra, meticolosamente protetto dagli eccessi della luce e da quelli del clima, e questo le conferì quell'aria esotica, indolente e sovrana, su cui la petite blanchisseuse avrebbe costruito la sua fama mentre lei avrebbe rafforzato la sua influenza a corte.
Saggiamente Yolande aveva permesso le visite periodiche di Marianne, consapevole che col tempo, e senza nessuna forzatura, sarebbe subentrato lo spontaneo allontanamento dell'estraniazione, alla mancanza di reciprocità e della diversità degli stili di vita, e che quella presenza materna, dimessa e supplicante, caritatevolmente accettata, avrebbe oltremodo affrettato in Josephine un distacco definitivo.
D'altronde la petite blanchiseuse non aveva alcuna nostalgia della vita passata, ed anche se a volte le sembrava di avvertire il doloroso graffio di un coltellino laddove pulsava il cuore, la Duchessa la medicava con nuovi e meravigliosi doni per far dimenticare al bocciolo di vivaio di essere stato originato da un fiore di prato.
E la vita di serra ben si confaceva a Josephine che, schiudendosi nella mitezza di quel calore temperato, respirava, assorbiva, si plasmava nel carisma della sua benefattrice giungendo, perfino, a somigliarle nell'aspetto fisico che entrambe avevano gli occhi azzurri, dentatura perfetta, un incarnato diafano e serici capelli bruni.
Così, come talvolta accade per quei cani che vivendo in empatia, o in forzata prigionia, con i loro padroni ne assumono le sembianze, i vezzi e i ghiribizzi, perfino lo sguardo, quand'anche, viceversa, sono i padroni, sottomessi ad un affetto innaturale, a somigliare ai loro animali che, certuni, quasi t'aspetti inizino festosamente a scodinzolare e ad abbaiare a comando, o ad annusare circospetti.
Questo estremo aspetto imitativo può scaturire dalle esigenze viscerali di un amore fagocitante così come dall'alienazione di un prolungato isolamento dove l'universo intero si riduce alle singole fattezze del carceriere.
Ma al di là dei nostri strutturati ragionamenti psicologici, la somiglianza fisica di Josephine e di Yolande derivava solo da una naturale coincidenza anatomica, pur se occorre sottolineare che la petite blanchisseuse ammirava la Duchessa ed ardentemente aspirava ad esser come lei, anche se mai avrebbe immaginato di eclissarne, un giorno, lo splendore.

UN DONO PER LA REGINA
Fu la sera in cui Josephine Fournier fece la sua prima apparizione, en travesti, nel ruolo di Constantin, Page d'Amour, durante una rappresentazione al Petite Trianon, quando dispiegò la sua splendida voce di soprano, appena adolescente, in un assolo basato su complicatissimi virtuosismi vocali elaborati sulla portentosa estensione della sua voce, dal suo precettore, Jean-Philippe Rameau, che così ritenne saldato il suo debito di gratitudine con la Duchessa de Polignac, consacrando, con la sua presenza presso il regale parterre, in quell'occasione al gran completo, la perfezione talentuosa della sua pupilla che riscosse i favori, entusiastici ed immediati, dell'entourage reale.
Subito dopo la rappresentazione, Yolande, donò il delizioso Paggio d'Amore a la Reine.

(poupée - Lena e Katya Popova)

mercoledì 1 dicembre 2010

La Marquise Baroque (capitolo 1)

Quella che qui si narra è la straordinaria storia di Josephine Fournier, universalmente conosciuta come la Marquise Baroque, e la sua leggendaria ascesa dai bassifondi della città di Parigi allo splendore della corte di Luigi XVI, sotto la cui egida visse fino all'alba infausta in cui venne ghigliottinata.

PARTENDO DALLA FINE
Josephine Fournier, la Marquise Baroque, venne giustiziata in una nebbiosa alba del 16 Ottobre del 1793 all'interno della Conciergerie, evitando una esecuzione pubblica che avrebbe, per clangore di folla, forse offuscato lo spettacolo più importante, quello della decapitazione de la Reine, che da lì  a poche ore sarebbe andato in scena.
Josephine ottenne di essere condotta al patibolo col suo abito più bello e senza subire l'umiliazione dei capelli mozzati, che a lei vennero lasciati intatti seppur raccolti in una treccia serrata, fissata sulla sommità del capo.
Tutto questo fu possibile grazie all'accondiscendenza umanitaria di Jean-Baptiste Michonis, Ispettore delle Carceri e Capo della Polizia, in seguito giustiziato anch'egli con l'accusa di aver partecipato alla congiura de l'oeillet, per far evadere Maria Antonietta.
 La Marquise Baroque fu dunque l'unica aristocratica (ma nobile non era, almeno di nascita, seppur nessuno più se ne ricordava) a non subire l'oltraggio estremo della decapitazione pubblica con tutte le umiliazioni che tale messinscena esigeva, o sottostare alla brutalità dell'odio sociale così come era stato per la Principessa di Lamballe, stuprata, torturata, decapitata ed in ultimo squartata.

LA PETITE BLANCHISSEUSE
Josephine era la figlia bastarda di Marianne Fournier, la blanchisseuse, nata senza il riconoscimento del padre e col destino già segnato di mani corrose dalla lisciva.
Marianne se la trascinava dietro nel suo pellegrinaggio quotidiano nelle case più abbienti dove si spaccava la schiena a far tornar candido ciò che più non lo era, come certi peccati che si consumano di nascosto protetti dalle pareti di una ricca dimora o, come era accaduto a lei, dai  muri di una stalla.
Peccati che l'acqua, solo apparentemente monda, perché gli odori permangono, e se solo più profondamente si guarda son lì, pronti a tornare a galla nella schiuma oleosa del sapone.
Marianne il suo peccato se lo portava appeso sulle spalle, alla maniera indigena, dacchè le braccia erano sempre cariche dei voluminosi fagotti dei peccati altrui, che di cullare sua figlia non aveva di certo il tempo.
Poi, quando Josephine fu in grado di tenere un pezzo di sapone fra le mani senza farselo portar via dall'acqua, se la portava dietro come aiuto, a condividere il duro lavoro della smacchiatura e della battitura, per insegnarle il mestiere.
Marianne, la blanchisseuse.
Josephine, la petite blanchisseuse.
Un destino ereditato dalla casualità della nascita eppur progettato per evolversi su altri percorsi, quando in un gelido mattino di Febbraio la petite blanchisseuse spiegò, di un tono più alto del consueto, la sua voce di usignolo dodicenne, per combattere il freddo ed inconsapevolmente affermare la sua gioia di vivere, nonostante quella sua sarebbe stata una dura vita che pur contemplava le stimmate indelebili delle vesciche alle mani, che quel giorno avevano ricominciato a sanguinare, tant'è che Marianne, presa dal timore che si potesse macchiare quella biancheria che avevano il dovere di riconsegnare impeccabile, le impose di tenerle all'asciutto, che avrebbe fatto da sola piuttosto che rischiare un imbrattamento, perché non potevano permettersi di perdere una così importante e ben retribuita commissione, un affronto che Yolande Martine Gabrielle de Polastron, Duchesse de Polignac, Sovraintendente Della Casa Della Regina, non meritava di certo.
Josephine ubbidì con gioia, che il dolore alle mani era tanto e che forse un pò di riguardo avrebbe contribuito a placarlo, e che la voce no, quella non recava le moleste brutture delle vesciche e che poteva dispiegarla, intatta nella sua meravigliosa estensione, come un finissimo lenzuolo immacolato per il suo piacere personale, e forse di qualche angelo di passaggio, e che se paupula il pavone, che pur emette un verso così sgradevole come richiamo d'amore, nessun disturbo oltremodo insopportabile avrebbe potuto arrecare la sua voce di bambina, tanto più che a quell'ora mattiniera alla fonte c'erano solo loro due.
Ma il caso volle che fosse proprio la Duchessa de Polignac ad ascoltarla cantare mentre in carrozza s'avviava alla volta del Petit Trianon, il palazzo privato di Maria Antonietta a Versailles, che si fermò incantata ad ascoltare quella voce ancora immatura, eppur già così naturalmente predisposta, che gorgheggiava inconsapevole di quell'ascoltatrice rapita, e quanto mai adatta a favorire una svolta nel suo destino
La Duchessa de Polignac, donna dalle decisioni rapide, scese dalla carrozza il tempo necessario per una veloce trattativa, che già era in ritardo per l'allestimento dello spettacolo serale per la Reine, che non si rivelò neppure troppo difficile convincere Marianne che sua figlia, dotata di una voce così incantevole, sotto la sua protezione avrebbe fatto fortuna.
La blanchisseuse affidò dunque di buon grado sua figlia alla nobildonna, che era nota in tutta Parigi la sua amicizia personale con la Reine, in virtù della quale era diventata una delle donne più potenti di Francia.
Amicizia intima, e questo sottintendeva nell'immaginario popolare ad amori saffici, che come era risaputo, Luigi XVI era un marito inetto ed un sovrano sottomesso.
A suggellare l'accordo la Duchessa le porse un gruzzolo sostanzioso, e la rassicurazione che avrebbe potuto vedere sua figlia ogni volta che ne avrebbe avuto il desiderio.
Marianne acconsentì.

( poupée - Lena e Katya Popova)