Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

lunedì 25 maggio 2009

La dimensione favolistica

La "dimensione favolistica" è il rimedio primario alla intransigenza ineluttabile della realtà.
Che non significa il rifiuto del concreto ma la contrapposizione, chiarissima e consapevole, di un parallelo possibile ed inedito.
Altrimenti parleremmo di inganno cognitivo premeditato. Una trappola psicologica.
Dunque la "dimensione favolistica" non cancella la realtà.
Che pur sempre rimane palese allo sguardo del mondo. Nè la sostituisce con altro.
Semplicemente la rielabora su parametri più accettabili e, spesso, meno dolorosi.
Potremmo definirla anche come un "costruttivismo riferito al mondo interiore".
Un dettame cognitivo, mediante il quale siamo in grado di rielaborare, senza però strutturalmente alterare, la nostra immagine.

Ho raccontato, nella pagina precedente del mio diario, di un principio, benché minimo, di artrosi deformante, per altro ancora molto blanda, a cui le mie mani potrebbero essere soggette.
Ora sono perfettamente consapevole che non è un problema fisico grave.
Ma a livello psicologico...bè lo è.
Il lavoro ha indurito le mie mani.
Ed incallito i palmi.
Reso ancor più fragili le unghie.
Il lavoro delle pulizie inevitabilmente sciupa le mani.
In costante contatto con l'acqua ed i detersivi.
Inmpastoiate nel trasudo della gomma dei guanti.
Una trappola acquitrinosa.
Una sofferenza da mondina.
Ed ora anche questa bruttura deformante.
Che sicuramente col tempo forse svilupperà ancora più evidente.
Ho tentato con tecniche empiriche, puerili e disperate, una correzione delle falangi ingobbite.
Tenendole in tiro. Premendo sull'osso. Traumatizzandole con esercizi di ginnastica da circo.
Ostinati, i miei mignoli, rifiutano l'allineamento.
Ho esplorato allora rimedi alternativi. Consolatori. Eccentrici.
Guanti di pizzo e di raso.
Evidentissimi.
Non per nascondere ma per risaltare.
Trasfomare il difetto in un vezzo.
Creare uno stile.
Ancor di più: rendere glamour l'artrite deformante.
Ma le mie dita sono crudamente evidenti a me stessa, e l'inganno strategico dei guanti cessa subitaneo al denudamento delle mani.
Ho tentato, quindi, l'accettazione coercitiva.
Col risultato di un rigetto ancora più estremo.
Troppo forte il mio rancore femminile.
Per queste mani plebee.
Mani di strega. Artigli d'aquila.
Ed ecco, provvidenzialmente, materializzati i codici d'accesso alla "dimensione favolistica".
Le mie mani sono quelle di una strega.
E sono gli artigli dell'aquila.
Tenaci. Incorruttibili.
Ricurve. Per scalfire la terra.
E graffiare il cielo.
O incidere la schiena di un amante.
E lasciare strie indelebili del mio passaggio.
Monogramma del mio potere esclusivo sugli elementi del mondo geografico.
E su quello umano.
Marilena

6 commenti:

  1. mi spiace x le mani,6 una persona molto avanti,il tuo modo di scrivere è ipnotico,mi inchino alla tua bellezza e bravura,a presto,ciao.

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  2. Grazie achab per questo bellissimo commento.
    Grazie per i tuoi passaggi e per la solidarietà.
    Te ne sono grate anche le mie mani!
    A presto
    Marilena

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  3. Bellissimo post Marilena.
    La tua tecnica affabulatoria contaggia anche me. Mi sto guardando le mani, i piedi, le braccia e mi chiedo... beh a vera strega sò io!
    Andò state miei amanti,che ve devo segnà a schiena? ehehhehehhee
    Ovviamente scherzo.
    Bellissimo quello che hai scritto.
    La dimensione favolistica non cancella la realtà, ma aiuta ad accettare noi stesse. Ironia ed intelligenza sono il sale della vita. ancora una volta lo hai dimostrato anche attraverso queste pagine.
    Chiara

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  4. Roggero A.- 5727 maggio 2009 10:27

    Blog affascinante, complimenti, è un piacere leggerti. Donna con molta qualità

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  5. Sai Chiara non sempre è facile accettarsi davvero.
    Spesso mi sono accontentata di essere quella che sono.
    A volte ero solo rassegnata.
    Mi volevo diversa.
    Per piacere al mondo.
    Per essere vista davvero.
    Si deve fare un lungo percorso per capire davvero le cose che contano.
    Quelle che valgono.
    Quelle che durano.
    E quando intraprendi il percorso, senza altro scopo che cercare te stessa, allora ti guardi intorno e scopri l'incanto di un mondo che c'era anche prima, solo che tu non riuscivi a vedere.
    Il mondo dell'intelligenza sensibile e positiva.
    Ed allora pensi di essere stata stupida ad aver sprecato tutto quel tempo a volerti diversa.
    Ma in realtà quello era il tempo necessario alla tua metamorfosi.
    Grazie Chiara per questo delizioso e piacevolmente ironico commento.
    Grazie, sopratutto, per la tua amicizia.
    Un abbraccio
    Marilena

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  6. Ciao Roggero A-57, grazie per il tuo passaggio e per questo commento così postivo.
    A presto
    Marilena

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