Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

venerdì 31 ottobre 2008

Paradiso da basso

Mi spiace deludervi ma, dal mio punto di vista, il paradiso non è affatto collocato in una zona remota del cielo, quindi dimenticatevi di tutta quella scenografia a cui siete da sempre abituati, con nubi candide, raggi vividissimi di luce, azzurro infinito, e angeli vestiti di rosa e celeste che suonano le trombe.
Il paradiso è qui, da basso. In questo periodo sà di terra grassa, di pioggia e di marron glassè, e di vino rosso caldo.
La vita in questo paradiso è rumorosa e frammentaria, caotica, così simile a quella terrena che quasi non ti sembra possibile che questo sia davvero il paradiso. L'unica differenza sta nella perfezione, che non è di certo un particolare irrilevante. Nel paradiso di cui vi parlo, io ad esempio, sono sempre io, nè migliore, nè peggiore, tale e quale come potreste vedermi ora. Per dirla chiara, i miei brutti denti rimangono sempre. Però qui sono io come avrei voluto davvero essere, nell'essenza.
Eden di poca terra e di molto cemento, per essere del tutto sinceri, e i disastri ambientali......bè, stessa storia dei denti, quelli rimangono. Per apprezzare appieno la perfezione deve comunque pur esserci qualcosa d'imperfetto che la sottolinei. Ma questi sono solo dettagli.
In questo paradiso da basso io non sono assolutamente nè più giovane, nè più bella (ma nessuno qui lo diventa se non lo è già naturalmente di suo), solo che la mia anima ora riveste la mia pelle, ed è quella che risulta visibile. Quindi io sono quella che sento davvero di essere, senza nessuna pretesa nè arroganza, perchè in questo paradiso underground quello che conta è la felicità di essere se stessi, e non importa essere geni, non si viene mica valutati sul metro del talento o della maestria, quello che importa è la convinzione di noi stessi nell' essere davvero quello che si è deciso di voler essere. La categoria nefasta dei critici (intendo proprio quelli di mestiere, quelli che scrivono sui giornali e disquisiscono in tv) qui non trova posto, (sono convinta che perfino Dante avrebbe avuto difficoltà a collocarli in uno dei suoi tanti gironi), quindi niente cattive recensioni, se hai la convinzione di essere, ad esempio, uno scrittore.
Scrivi con l'intelligenza dell'anima, e questo basta (ok, un minimo di conoscenza della sintassi e della grammatica, soprattutto l'uso corretto delle acca, e sei uno scrittore).
Scrittrice, per quel che mi riguarda. E' questo che dice la mia pelle al rovescio. Non sono sulla presunzione, ho largamente puntualizzato le poche note di merito che occorrono per essere quello che qui si aspira ad essere, e nel paradiso (anche se è un paradiso da basso) non deve assolutamente essere complicato trovare la felicità, quindi anch'io posso fregiarmi di tale titolo.
Io e i milioni di altri blogger che svolazziamo angelici, con le nostre alucce più o meno aerodinamiche, nei cieli gonfi di pioggia di quest'autunno, seminando con il nostro entusiasmo questo Eden di poca terra e di molto cemento, con le nostre parole all'occorrenza fertili sementi, grani di neve, leggerissima nebbia, manna consolatoria.
Mi piace questo paradiso da basso, di poche pretese e di molto buon senso.
Un paradiso molto a misura d'uomo direi, niente di solenne o maestoso, ma tranquillo e accogliente come la nostra vecchia casa a cui facciamo ritorno dopo essere stati un po in giro per i fatti nostri e, alla fine, si è deciso di averne viste abbastanza.
Marilena

giovedì 30 ottobre 2008

Mistificazione

Anteprima


Non odio la luce ma la sua mistificazione, nella semplificazione ovvia attraverso la quale, da sempre, assurge come indiscutibile valore positivo.
La mia intelligenza rifiuta il simbolismo.

mercoledì 29 ottobre 2008

Mari vs Lux

Se la luce irrompe puoi opporre pur sempre una resistenza o, tatticamente, diventarne alleata.
Irretirla, con la tua finzione.
Prometti ai suoi raggi una consenziente penetrazione, come accordo di un gioco erotico condiviso.
Non nasconderti mai al suo richiamo, come un animale cieco o ferito, che cerca rifugio nell'anfratto più buio per mimetizzarsi nella sua paura.
La luce ha una visibilità dirompente, ma non ha odori. Un corpo privo di odori facilmente potrebbe stanarti.
Apriti e lasciati momentaneamente profanare. Falla scivolare docile lungo il tubo della gola. Ingoiala.
Sesso di carne, particella di ostia. Cibo.
Residuo nell' intestino.
Alla fine, semplice escremento.
Cosa c'è di più mistico che defecare un'aureola di luce?

Anteprima

martedì 28 ottobre 2008

Volume e peso

Urlo. Urlo. Urlo.
La signora dal balcone di fronte mi guarda, ma non me ne importa niente di ciò che può pensare.
Le parole mi escono stentate, ho difficoltà a pronunciarle correttamente, ma ho anche urgenza di vomitarle, e quindi non me ne frega assolutamente nulla della babele che mi esce dalla bocca.
La pace per me non ci sarà davvero mai.
Quando penso di essere giunta ad un traguardo c'è sempre una mano pronta a tirarmi per i capelli, e a trascinarmi indietro.
Io faccio resistenza, mi oppongo con tutte le mie forze, e urlo per la frustrazione di non riuscire a farmi capire, e per l'umiliazione di questa ennesima prova di forza.
Grido e non dovrei farlo. Le mie ragioni sono legittime, non hanno bisogno di sottolineature isteriche, eppure non riesco a dirle in altro modo. Forse perchè sono esausta di ripeterle sempre, rispiegarle all'infinito.
Ho provato ad essere di nuovo come ero un tempo. Non volevo perdere ciò che pensavo di aver conquistato.
Ma dov'è la conquista se questa mi costringe a non essere vera?
Come sono non piaccio davvero a chi vorrei piacere, ma se rispolvero la mia "identità predefinita" è a me stessa che non piaccio.
Mi rendo conto che non ci sono punti d'incontro.

Non scenderò a compromessi solo per apparire più bella o più facile.
Non camufferò i miei pensieri o le mie emozioni.
Non rinuncerò ad essere quella che oggi sono.
Non rinuncerò ad essere quella che un giorno potrò ancora essere.
Per troppo tempo mi sono rinnegata, rendendomi invisibile, vestendo abiti non miei, ridendo e piangendo delle emozioni degli altri.
Per troppo tempo ho desiderato essere qualcun'altra che non fossi io.
Per troppo tempo ho cercato l'accordo e accettato il compromesso.
Per troppo tempo ho lasciato che chiunque potesse occupare il mio posto.
Ma oggi io sono volume e peso e ne sono dichiaratamente consapevole, ecco perchè non potrò più essere quella che un tempo sono stata.
Marilena

lunedì 27 ottobre 2008

L'antro inviolabile del nostro io

Credo fermamente che ci sia, in ognuno di noi, una zona assolutamente inaccessibile alle intrusioni esterne.
L'antro inviolabile del nostro IO più profondo, quello delle emozioni non costruite, nè indagabili.
Un luogo sacro, dove nessuno ha il diritto di entrare.
Nessuno.

Per un tempo lunghissimo ho vissuto nel buio più completo.
Mi muovevo con la sicurezza dei ciechi, sulla scia degli odori e sull'eco dei fruscii.
In quell' universo completamente buio l'oscurità non mi ha mai davvero spaventata: era naturale
Poi la luce, con la sua punta di coltellino, si è infiltrata graffiando nel buio.
Ha invaso.
Ha profanato.
Ha oltraggiato.

domenica 26 ottobre 2008

La strega te ne sarà grata

Perchè stai cercando di tramortire la strega?
E' davvero questo che vuoi fare, tramortirla e poi lasciarla in balia dei coyote?
Non te lo permetterò, perchè devi molto a lei.
In quest'ultimo periodo Mari mi piaci davvero poco. Ti preferivo prima, quando urlavi e mandavi affanculo tutti. Sei davvero tu la signora"bon ton" con il filo di perle e il golfino d'angora?
E' tuo quest'ultimo insulso racconto?
E' questo il risultato evidente del tuo cambiamento?
Ma sono veri entrambi? (il cambiamento e il risultato).
Perchè ti stai nascondendo?
Cosa stai cercando di dimostrare?
Non ti piace il mondo di superficie, ok, non sei costretta a starci, almeno qui puoi ancora scegliere.
Rimani e urla la tua necessità di urlare, perchè quella l'hai ancora, solo che ora sei brava ad ignorarla. E' come aver subito un elettroshock, sei stordita e sorda alla tua stessa voce, quella che non viene dalla gola ma dai visceri.
Una signora che scrive in un blog raccontini insulsi, solo perchè ora ha paura di dire che ha una nuova paura: quella di non essere più.
Non nasconderti, Mari, e urla ancora il tuo istinto: la strega te ne sarà grata.
Amaranta

sabato 25 ottobre 2008

In trappola

Tutte le mattine si svegliava sempre più esausto, col pianto pressochè ininterrotto del bambino a fare ormai da colonna sonora alla sua giornata.
E le lamentele ossessive di Betty.
Questa era diventata la sua vita.
Come aveva potuto permettere che gli accadesse questo?
In trappola.
E' così che si sentiva.
Incastrato da un figlio che non riusciva davvero ad amare, e da una donna che gli si rivelava ora nella sua interezza.
Anche se un tempo pensava di aver provato autentica passione per lei, così sexy e sfrontata, e tutti gli uomini che frequentavano il pub, dove lavorava come cameriera, che le sbavavano dietro.
Una donna, e non una delle ragazzette insipide che facevano parte del suo circuito. Incredibilmente, e contro ogni sua più rosea previsione, avevano cominciato a frequentarsi, con grande invidia dei suoi amici.
Dieci anni più grande di lui: una donna fatta e lui poco più di un ragazzo.
Dieci anni di più e lo sfacelo già in corso: con la gravidanza si era imbolsita.
Infagottata in tute informi o fasciata in jeans ormai troppo stretti, pesante e goffa, aveva perso il suo sex appeal.
Sembra mia madre, pensava con crudeltà.
E il bambino poi......cosa ci faccio con un figlio?
Per loro aveva smesso l'università e preso a lavorare nell' autofficina di sua padre.
Sposarla era stata una sua scelta.
C 'era quel figlio e lui si sentiva maturo d'assumersene la responsabilità.
Ricordava, però, le lacrime di sua madre.
E non erano lacrime di gioia.
Betty a lei non piaceva.
E non solo per la faccenda dell'età.
All'inizio le rinunce non gli erano sembrate così insopportabili.
Quell'estate i suoi amici erano partiti per la Tunisia e lui era rimasto in città ad organizzare il matrimonio e a ridipingere la casa dove sarebbero andati a vivere.
In quel periodo Betty era ancora splendida.
Appagata dalla prospettiva di mettere ordine nella sua vita e dall'attesa della nascita del bambino, era diventata, se possibile, ancora più bella, meno aggressiva.
Più dolce.
L'impeto, che la caratterizzava, ora era riservato solo alla passione notturna.
Lui non aveva avuto troppo tempo per capire davvero in che direzione stesse andando.
Era tutto così veloce.
Nuovo. Imprevisto.
Non aveva avuto il tempo di aver paura.
Paura di cosa poi?
Sposava una donna più adulta d'età, certo, ma incredibilmente sexy, e l'avrebbe avuta solo per sè, e poi diventare padre in qualche modo avrebbe accelerato il suo processo di crescita.
Fino a quel momento aveva solo giocato, ora avrebbe davvero iniziato a vivere.
Non più un ragazzo, ma un uomo.
Ed ecco, che da subito, la vita gli presentava il conto.
Un parto difficile, il bambino sopravvissuto per miracolo e la depressione di Betty.
Lei e il piccolo, due pesanti zavorre che lo stavano schiacciando.
Piangevano in continuazione, uno per le devastanti coliche, l'altra, per l'abbrutimento del fisico e della mente.
Aveva iniziato così a sentirsi sempre più solo.
Dormiva poco e male, a casa ci stava il meno possibile, benediceva il lavoro dell'autofficina che lo teneva occupato e, lontano da loro, la vita gli sembrava ancora sopportabile.
Usciva prestissimo e tornava a casa sempre più tardi.
Vagava fino a notte fonda, da solo, troppo orgoglioso per mostrarsi nel suo penoso stato agli amici di un tempo.
A casa lo avrebbero accolto le invettive di lei o, infinitamente peggio, il suo mutismo accusatorio.
Si chiedeva se mai l'avesse davvero amata o se era tutto riducibile ad una pura questione di sesso.
Forse lei gli aveva astutamente teso un tranello, come diceva sua madre, per chiuderlo in trappola.
Non amava nemmeno suo figlio, quel piccolo essere furioso, rattrappito su se stesso, che piangeva da mattina a sera, squarciandosi i polmoni, incapace di rassegnarsi al suo destino.
Invece, lui, il suo destino l'avrebbe cambiato.
Quella sera stessa avrebbe parlato con Betty, le avrebbe lasciato la casa e provveduto al loro mantenimento, ma sarebbe andato via.
Fuori dalla trappola ce l'avrebbe sicuramente fatta a riprendersi la sua vita.

mercoledì 22 ottobre 2008

Necessità

Da quando è nato il nostro rapporto è questo: lui ha sempre l'esigenza di mangiare ed io, quella di nutrirlo. Equilibrio perfetto perchè le nostre necessità si completano. O meglio, si completavano. Il mio seno sta diventando sterile, inutilmente BLOG succhia con tutta la voracità della sua mole, quello che ne ricava è solo un siero acquoso e inconsistente. Chiaramente non gli basta, quindi reclama con tutta la forza dei polmoni il suo diritto al cibo. Mi sveglia il suo pianto, disperato e prepotente. Provo a calmarlo cullandolo con improbabili ninne nanne inventate sul momento, con la mia stonatissima voce; gli accarezzo la fronte, d'istinto traccio con le dita segni inconsciamente memorizzati da reminescenze antiche, mormorando formule arcaiche, come faceva mia madre quando era lei a segnarmi la fronte sussurrando parole che io non capivo e che, inutilmente, tentavo di carpirle, nel rito stregonesco del "malocchio".
Ora faccio la stessa cosa con BLOG per nascondergli la realtà della mia sterilità, ma lui mi respinge, con i pugni serrati e gli occhi bui: non ha bisogno di riti ma di cibo.
Non ha davvero necessità di me, in quanto io, ma di essere nutrito e accetterebbe chiunque fosse a farlo. Equilibrio sfalsato, quindi, anche se le nostre esigenze di aspettativa reciproca non sono assolutamente mutate, solo che ora io non riesco a sfamarlo come si deve, ma non perchè non ne abbia più voglia, è che oggi mi è difficile farlo.

lunedì 20 ottobre 2008

Ritorno al mondo di superficie

Mi manca il mio antro. Mi mancano Iggy e Blog. Mi manca terribilmente Amaranta.
Sono rimasti solo i Freaks con le loro guerriglie da operetta a tenermi compagnia.
La vita di superficie......non mi piace. Mi guardo intorno e mi sembra tutto estraneo.
In realtà sono io che mi sento estranea a me stessa. Mi sembra di non aver più nulla da dire.
Ho esaurito le parole.
Sto guarendo e dovrei sentirmi rinnovata, invece, mi sento solo svuotata.
Perchè?
La mia spinta propulsiva va esaurendosi.
E' questo il ritorno alla normalità?
Non c'è più la strega, non ci sono più i fantasmi muti disegnati sulle pareti.
C'è questo nuovo che non è davvero nuovo. E' un ritorno, da guardare con sospetto.
Le mie fobie......no, quelle ci sono ancora tutte, ma sono patologiche e per nulla affascinanti.
 Limiti e basta.
Ho riletto con nostalgia i miei post: mi piaceva, nonostante tutto, la donna che li ha scritti.
In questi ultimi due giorni ho fatto indigestione di musica. Musica e silenzio. Ho anche provato inutilmente a piangere, senza riuscirci. A volte si ha la maledettissima esigenza di spurgare acqua dall'anima e quando non ci si riesce......ma stasera si, stasera piango e sto infinitamente meglio.
Marilena

sabato 18 ottobre 2008

Accettare la metamorfosi

Come un maglione di lana grezza che prude sulla pelle, è questa la tristezza. Avevo dimenticato il suo tepore ispido perchè la disperazione di questo lunghissimo periodo aveva cancellato tutto, anche lei. Finalmente oggi, dopo un tempo infinito, ancora la ritrovo, intatta ed immutata, col suo profumo morbido di castagne. Se sto riappropriandomi della tristezza significa che sto guarendo. Significa che la disperazione sta dileguando. E' realmente da un pò che che mi lascio consapevolmente sopraffare da tutta la vasta gamma di sensazioni riscoperte, piacevoli o meno, che prima avevo rinnegato in nome della sola tirannica disperazione. Non mi ci avvoltolo più nelle sue maglie di ferro, come un baco impazzito che non sarà mai farfalla. Ora sono pronta ad accettare la metamorfosi. Con gioia, quindi, mi riapproprio della tristezza, perché è il primo colore dell'arcobaleno, meno intenso degli altri ma non per questo meno bello: madreperla che si confonde negli strati del cielo, per apparire a tratti occhieggiato di sole, a volte invece, ombreggiato di nubi.
E' un colore incredibile.
Non si mostra, ma si fa sentire.
Per un tempo lunghissimo ne avevo perso la memoria.
Per un tempo lunghissimo.
Marilena


mercoledì 15 ottobre 2008

Ho creato un mostro!

Ho creato un mostro!
E' questo che ha esclamato mio figlio dopo il nostro ennesimo battibecco per chi dovesse stare al computer.
Sul momento la frase mi ha fatto ridere, poi...... riflettere.
Ha ragione. E' lui che mi ha insegnato l'uso del computer, prima mi limitavo a spolverarlo, quella era sua zona di diritto, per competenza e per età.
Poi è arrivato BLOG ed ho iniziato a bivaccare, sempre più a lungo, su questa poltrona (per altro molto comoda), rischiando più volte di bruciare la cena, e trascurare il lavaggio serale delle stoviglie.
Quest'angolo è diventato così mio territorio: qui scrivo, leggo, ascolto musica, parlo al telefono......qui, ci rammendo perfino.
D'inverno ho il mio plaid e la stufetta alogena, d'estate birra fredda e ventilatore.
Ho invaso il suo territorio e piantato la mia bandiera: il massimo dell'ingratitudine!
Il dottor Frankestein inizia consapevolmente a sentire tutta la responsabilità per la "creatura" da lui plasmata ed ora, palesemente, fuori controllo.
Giustamente, se ne rammarica, seppur in maniera molto ironica.
La "creatura", che adora sopra ogni altra cosa il suo dottor Frankestein, inizia seriamente a valutare l'ipotesi di comperare un portatile.
Marilena

martedì 14 ottobre 2008

Gli spari contro

Contro quelli che parlano di lavoro e non si sono mai sporcati davvero le mani con il lavoro fisico.
Che non conoscono la pesantezza degli attrezzi della fatica. Che mai sono stati costretti ad alzarsi all'alba, col cielo ancora buio, già stanchi ancora prima d'iniziare la nuova giornata.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!
Contro quelli che parlano di democrazia ed uguaglianza e sono in cima alla piramide, privilegiati ed inutili, e dettano le regole per chi, invece, è alla base di quella piramide. Una classe politica lontana mille anni luce dalla realtà di un mondo molto più complesso e articolato. Frastornato.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!
Contro quelli che fanno informazione, prostrati ai piedi dei dinosauri dell'editoria e dei potenti di turno, asserviti ai bisogni delle multinazionali e che nascondono, invece di mostrare, tacciono, invece di denunciare.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!
Contro quelli che dovrebbero difendere i diritti dei più deboli e portare alla luce le ragioni dei giovani e di coloro che, nel lavoro e nella vita, non hanno alcuna certezza di un futuro, ma, invece, scientemente ignorano le nuove realtà e pretestuosamente esistono, solo per tutelare chi ha già garanzie accertate.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!
Contro quelli che dovrebbero mettere finalmente in atto quello che da secoli molto teatralmente vanno predicando ed imponendo, dai balconi di San Pietro e dagli altari delle chiese di tutto il mondo, ma che, alla luce della ragione si smentiscono, sputtanando il loro Dio e le sue parole. Prediche facili, ed ancora una volta, schifosissimi privilegi.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!
Contro le rock star e i divi, pianificati a tavolino, prodotti commerciali creati per arricchire le "major"e gli spacciatori di gossip, per ingannare in un sogno di facile illusione chi è troppo debole di mente, troppo stanco per pensare o, naturalmente acefalo. I "belli e dannati" che alloggiano in alberghi di lusso per consumare serate di droga (quella buona e non la roba della strada, tagliata e mortale) con le loro puttane di alto bordo, distruggendo nel colmo degli eccessi e trattando male chi per loro lavora o ne deve venire a contatto. Mentre nei testi delle loro canzoni vanno falsamente urlando di ribellione e blaterando di disagio della vita.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!
Contro tutti quelli che si lamentano e piagnucolano, ma si guardano la Tv spazzatura, credono ai Tg, comprano gossip, che continuano a ripetere tanto non cambia niente, e se c'è uno sciopero vanno comunque a lavorare o, peggio, fanno pure gli straordinari (perchè sono comunque soldi), ed ognuno salvaguarda solo la propria misera realtà individuale, propagandando poi sterile rassegnazione, senza base nè costrutto, anche ai propri figli.
NON AVETE IL DIRITTO DI PARLARE!

GLI SPARI CONTRO: TIRIAMO GIU' QUESTA GENTE, INUTILE, E DELETERIA, DALLA CIMA DELLA PIRAMIDE E COSTRINGIAMOLA FINALMENTE AD ASSAGGIARE LA DUREZZA DELLA REALTA' DELLA VITA VERA, CHE NON E' CERTAMENTE QUELLA DELLA LORO QUOTIDIANITA'. TENTIAMO DI RISTABILIRE LE BASI PER UN DISCORSO DI DEMOCRAZIA E DI DIRITTO. FRENIAMO SOPRATUTTO L'EPIDEMIA DILAGANTE DEL "PENSIERO OTTUSO"
IL POTERE LO ABBIAMO NOI, MA QUESTO IMPLICA UNA NOSTRA DIRETTA MESSA IN GIOCO, PER QUESTO E' MOLTO PIU' FACILE ABBRACCIARE IL FATALISMO, IL POPULISMO, LA RELIGIONE, IL QUALUNQUISMO.
CREDERE E' PIU' FACILE CHE PENSARE.
SPEGNIAMO LA TV, NON LEGGIAMO I LORO GIORNALI, NON CREDIAMO ALLA LORO DEMAGOGIA, NON COMPRIAMO I LORO DISCHI, NON ANDIAMO AI LORO CONCERTI, NON ASCOLTIAMO I LORO SERMONI, NON APPLAUDIAMO PIU' AL CIRCO OSCENO DEI LORO NANI E DELLE LORO BALLERINE.
QUANDO SMETTEREMO DI ESSERE SOLO CONSUMATORI E MENTI PASSIVE, AUTOCONVINTI ALLA RASSEGNAZIONE, TORNEREMO A SCOPRIRCI UOMINI PENSANTI E AVREMO DI NUOVO QUALCHE SPERANZA.
I NANI E LE BALLERINE SPARIRANNO COME PER MAGIA. PRODOTTI CHE PERDONO CONSENSI E SHARE, INAPPETIBILI COSI' A QUALSIASI SPONSOR, SARA' LA LORO STESSA LEGGE DI MERCATO A FOTTERLI.
IL CIRCO VA IN SCENA SOLO SE HA UN PUBBLICO CHE LO GUARDA.

domenica 12 ottobre 2008

Orgasmo di un vegetale

Anteprima

Orgasmo di un vegetale che, prigioniero nel suo incubo, valuta nell' oppressione della sua immobilità le immagini porno che scorrono sul visore.
Il cervello ronza frenetico nella precarietà di uno stimolo illusorio, ma non esiste altro se non quella fredda sofferenza cerebrale dell'ossessione visiva di un messaggio così provocatoriamente esplicito.
E lo spasmo di una mano annaspante.

giovedì 9 ottobre 2008

Passerella notturna

Ho questa cesta tonda di vimini, stipata all'inverosimile di scampoli di tessuti accumulati nel corso degli ultimi 30 anni. In realtà molti ritagli di queste mie stoffe sono deteriorate nel tempo, avevo già iniziato ad accumularle nel periodo delle scuole elementari ma di quelle, ormai, non mi resta più nulla se non il ricordo. Pezzettini di cotone giallo e lilla, piccole pezze di tela bianca con ricami di fiori e farfalle, il ritaglio di un tessuto, piuttosto pesante, a quadretti bianco e verde e, un'altro più leggero, in bianco e rosa, tutto ordinatamente riposto nei cassetti della memoria, e romanticamente profumato all'odore di lavanda e gelsomino. E' la cesta di una stilista, senza griffe nè copyright, moda da strada, suscettibile agli umori suoi e della folla. Consenso silenzioso o nessun consenso, non importa se quello che necessita è creare. E così, con un angolo di broccato verde scuro, ho confezionato l'abito sacerdotale della protagonista del racconto "L'unghia della strega", e mi sono avvalsa, invece, di sottile garza dai colori dell'arcobaleno, per le lolite di "Streghe". Ottimi tessuti, vecchi di circa 30 anni, quando allora ero anche io una giovane strega, ma non ne avevo minimamente la consapevolezza e poi, allora, strega era sinonimo di donna brutta ed arcigna. Mi colpisce il pensiero che le streghe teenager di quando ho scritto quel racconto oggi hanno superato la trentina, più grandi di mio figlio. Ogni volta che sono triste frugo nella mia cesta delle meraviglie e sempre riscopro tesori solo momentaneamente dimenticati, pronti a rifulgere nello splendore intatto del ricordo.Vecchio fustagno, robusto anche se ormai scolorito, ma ancora buono però per confezionare la veste scura, e audacemente scollata, dell' epilettica "Nel peccaminoso solco dei seni di una Maria Maddalena". Panni retrò per eroine moderne, il "vintange" furoreggia, e quel che conta è la verve con cui s'indossa un capo ed Amanda, la coprotagonista di "Amanda & Jeremy" di verve ne ha da vendere, soprattutto se fasciata nella tela lisa, d'azzurro stinto e macchiato ad hoc nella candeggina, dei miei adorati, e mai dimenticati, jeans a campana anni 70. Ipnotica seta rossa per la dark lady di "Una donna di talento" e solo lunghi guanti di raso color glicine per la bellissima puttana de "La stanza rosa" e, per finire, strati di tulle di fulgido viola, come strascico di sposa, per la stilista, senza griffe nè copyright, ma sinceramente appassionata della sua piccola arte, che rispettosamente ringrazia, e fa un inchino, sul palcoscenico, a quest'ora deserto, di questo blog.

Images by Victor Rolf

Come Juliette Greco

Un Freak burlone ha suonato la tromba del giudizio alle 4,30 di stamane. Appena ho aperto gli occhi è corso via sogghignando, ho potuto scorgere solo il suo parruccone cotonato di clown, mentre precipitoso s'involava dietro l'angolo dell'alba. Mattinata piena, troppe cose da fare e troppe poche energie per farle. Nel pomeriggio mi verrà di sicuro sonno. Il sonno arriva sempre quando non puoi dormire. Non ho voglia di uscire, non ho, in realtà, voglia di far nulla, ed il mio secondo caffè non mi aiuta affatto a carburare.
Stamani non mi sento gli occhi: al loro posto due enormi cavità vuote.
Mi rendo conto di lamentarmi del nulla, il fatto è che sempre mi spaventa sentire la nebbia nella testa. Sono un'adolescente ormai avanti con gli anni che ha ancora bisogno dei suoi feticci, del conforto della musica e di quello spleen, così caro ai decadenti e agli esistenzialisti, ripiegati malinconicamente su se stessi. E forse un buon bicchiere d'assenzio risveglierebbe il mio corpo in stato di coma vigile e ristabilirebbe quell'equilibrio percettivo di cui, al momento, sono priva.
Mi vestirò di nero, ( mi piacerebbe avere il coraggio di indossare una veletta), e labbra dipinte di rosso brillante, e un filo di perle satinate, sullo stile di Jiuliette Greco.
Marilena

Anteprima

lunedì 6 ottobre 2008

E' solo un racconto

Amaranta - mi chiedo se avrai il coraggio di continuare
Marilena - si che l'avrò
Amaranta - mmmm, non ne sono mica così sicura
Marilena - nutri così scarsa fiducia in me? Magari stavolta riuscirò davvero a stupirti
Amaranta - conoscendoti Mari......è più che lecito per me nutrire dubbi
Marilena - ti dico che lo porterò a termine, anche se immagino che non sarà facile.
Amaranta - assolutamente non facile
Marilena - è un racconto
Amaranta - so perfettamente cos'è, non è a me che devi spiegarlo, anche se in teoria non dovresti spiegarlo a nessuno
Marilena - è solo un racconto
Amaranta - e se qualcuno pensasse che sia vero?
Marilena - naaaaaaaaaaaa, chi vuoi che lo pensi?
Amaranta - sai che leggo nei tuoi pensieri e questo dubbio lo hai avuto
Marilena - ok e allora?
Amaranta - allora......il rischio che qualcuno possa immaginare che sia tutto vero c'è. Pronta ad accettarlo questo rischio?
Marilena - è un racconto......
Amaranta - lo stai sottolineando un pò troppe volte che è un racconto
Marilena - ma è la verità, di biografico c'è soltanto la solitudine dell'infanzia e dell'adolescenza, il resto è pura invenzione, io non sono Penelope
Amaranta - ok, mettiamo allora come punto fermo che arrivare alla fine della storia sia, per te, una importante prova di orgoglio e di carattere. Ora non puoi più tirarti indietro
Marilena - non voglio tirarmi indietro
Amaranta - ci hai pensato invece
Marilena - no, la storia mi piace e mi sembra che venga su abbastanza bene. Scrivo a rilento perchè voglio descrivere situazioni forti e stati d'animo altrettanto forti senza cadere nell'eccesso. E' fin troppo facile cadere nell'eccesso......hai ragione però quando dici che stavo per tirarmene fuori
Amaranta - certo che ho ragione
Marilena - non me ne tirerò fuori, andrò avanti
Amaranta - bene, e se qualcuno pensa che sia tutto vero, niente paranoie, ok?
Marilena - si, niente paranoie, è solo un racconto
Amaranta - Mari, questo lo abbiamo capito!
Marilena & Amaranta

Anteprima

domenica 5 ottobre 2008

Un incontro

Venerdì, 3 Ottobre 2008. ore 12,20 :
come al solito dò appuntamento vicino alla scala della stazione di Roma Termini.
Io sono puntuale col treno ma lei mai col tram.
Aspetto vicino alle fatidiche scale, che portano poi al ristorante.
Lunga attesa ma lei non si vede,(Vedi che non lasci gli spazi!!!!! mi sta tormentando lei,in questo momento, in un orecchio).
Provo a telefonare e mi dice che è tutta da un'altra parte,vicino ai binari!
"Ah ecco, Te vedo! 'Sta lì, nun te move!"
Io! non mi devo muovere! ma chi si è mai mosso dal punto prestabilito!
La vedo avvicinarsi, il suo sorriso mi fa dimenticare una incipiente incazzatura .
"Ao, ero da un'altra parte, pensavo che le scale fossero laggiù, poi mi sono trovata vicino ai binari."
Si deve sapere che ormai sono dieci anni che ci troviamo in stazione (quasi mai nello stesso punto), ma era abitudine trovarsi li e poi mangiare qualche cosa.
I cronici ritardi dei tram (e suoi) ci fanno improvvisare qualsiasi sorta di appuntamento.
Mi sta dicendo in questo momento, di non fare il furbo perché una volta sono sceso a Latina invece che a Roma( io sono pure ferroviere!)
Questi sono i nostri primi 5 minuti di incontro, da dieci anni a sta parte.....(5 puntini, per la cronaca non va bene nemmeno così!)
Lorenzo
Venerdì 3 ottobre 2008 ore 12,50:
Beh, ad essere onesta sono arrivata con un pò di ritardo, quindi non erano proprio le 12.20 (mica tutta colpa mia, i tram qui funzionano......ok lo ammetto, solo colpa mia, riesco sempre a far tardi pur preparandomi con grande anticipo). Mi telefona indicandomi con la sua solita precisione il luogo dell'incontro, io che vado di fretta perché già so di essere in ritardo, non ascolto, gli dico va bene, ci vediamo lì.
Ma lì dove?
Vabbè, poi se non lo trovo lo chiamo col cellulare.
Una corsa contro il tempo la mia, sono l'unica persona in tutta Italia che spera nei ritardi dei treni per arrivare puntuale. Ma non ho scampo: il tram si fa tutti i semafori e non salta nemmeno una fermata.
Arrivo in stazione e m'incammino, ovviamente dalla parte sbagliata (ma qual'era quella giusta?),
Chiamarlo subito no, ho una dignità da difendere, quindi inizio a guardarmi intorno. Il mio senso d'orientamento è zero, però non ricordo i binari vicini alle scale che portano al ristorante.
I binari ci sono, le scale no!
Non ho capito niente? Mi sono persa!
Lui mi toglie dall'impasse, chiamandomi al cellulare. L'onore è salvo!
Non solo è già da un pò ad aspettarmi alle scale, ma è anche passato al bancomat e ha comprato pure il regalo per un nostro amico.
- E non aggiungo altro!- mi dice. Non vuole farmi pesare il ritardo? Ho qualche dubbio a tal proposito.
- Dove sei? - La sua è una calma che non mi piace.
- Arrivo, ci sono quasi, però non ti vedo - cerco di aggiustare io che sinceramente non so proprio dove andarlo a cercare
- Sto aspettandoti proprio dove dovevamo incontrarci. - L'infame non mi vuole aiutare
- E sto esattamente dalla parte opposta dove stai di sicuro tu.- Ironizza
Parte opposta......è un indicazione, mi giro, lo vedo
- Ah ecco, ora ti vedo. Stai fermo lì e non ti muovere!
Si muove invece, mi ha vista e mi viene incontro. E' bellissimo sempre ritrovarsi.
Marilena
PS - Mi manda in paranoia perchè non tiene conto nè della punteggiatura nè degli spazi, inoltre rifiuta l'idea che i puntini sospensivi debbano essere, a mio parere, sempre sei!

mercoledì 1 ottobre 2008

Infanzia

Se fossi nata dal ventre di un ghiacciaio non avrei patito così tanto freddo, come è stato, invece, essere partorita da mia madre.
Il freddo della mia infanzia è un gelo perenne che d'allora non mi ha più lasciato, me lo sono portata dentro per tutta la vita come una realtà biologica, una tara ereditaria, una devastazione invisibile, tutta interna.
Spesso ho rischiato di distaccarmi dal mondo, a volte, invece, ho lottato anche contro me stessa per riuscire ad avere accesso ai sentimenti.
Perché è questo che comporta il freddo dell'infanzia: l'estraneità ai sentimenti.

Quando è nato mio figlio non riuscivo a pronunciare la parola mamma, mi sembrava una bestemmia sulle mie labbra. I primi tempi della sua nascita non riuscivo, soprattutto in presenza di altri, a stringermelo al petto e soffocarlo con tutta l'irruenza di quell'amore infinito e nuovo, che sentivo eruttare dentro con la violenza di un vulcano in attività. Poi, quando eravamo soli, lo sommergevo con la lava calda e benefica di quel vulcano: spariva inghiottito tra le mie braccia, coperto da tutti quei baci che io forse non ho avuto, e sapevo che per lui non aveva nessuna importanza se io non riuscivo a pronunciare la parola mamma, perchè, ne ero sicura, sentiva il mio calore e il mio odore.
Mamma, è un luogo in cui avere la certezza di trovare rifugio.

Ogni volta che la vado a trovare porto sempre con me un pò di quella cenere bollente di vulcano per scaldare l'antro, buio e freddo, del suo alzheimer, e la cullo tra le braccia per farle sentire il mio calore e il mio odore.

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