Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

lunedì 30 giugno 2008

Meraviglioso complice

Con te non ho bisogno di parole, bastano le mie dita e il mio silenzio.
Ti amo, meraviglioso complice
Dedicato a L.

domenica 29 giugno 2008

Viaggiatrici

Fantastiche viaggiatrici, la donna e la farfalla, perseguono la stessa meta, provvisorie e solidali, condividono le incognite del viaggio. Camminano sullo stesso sentiero, silenziose e complici, fidando l'una nella forza dell'altra. La donna accoglie sulla mano la farfalla quando è troppo stanca per volare, e la farfalla, grata, muove ritmicamente le ali, come un lieve ventaglio, per asciugarle le lacrime della nostalgia.

Anteprima

sabato 28 giugno 2008

Terre di frontiera

Terre di frontiera, dietro i cancelli della metropolitana
rapper esasusti rincorrono ritmi ossessivi,
i loro berretti, come anemoni selvatici,
sbocciano nel liquane dei marciapiedi
Videoclip. Icone.
Deserti i bar, nell'ora clandestina
il vento di frontiera sibila la voce del canneto e
propaga l'odore di tane animali, nella nebbia
degli spray le giovani cameriere meticce
cercano in frammenti di vetro
le immagini perfette. Trappola filmica.
Lungo la strada i camion inghiottono madri bambine

Anteprima

mercoledì 25 giugno 2008

Tre giorni nell'antro

Torno a lavorare oggi dopo una chiusa di tre giorni per via del mio stato ansioso, come dichiarato dalla dottoressa sul modulo INPS.
- Quanti giorni vuole?
- Non lo so quanto può durare questo stato d'ansia. Sono in fase di diminuzione farmaci......
- Le consiglio di ricontattare il suo psicologo, forse non era il momento di diminuire.
La dottoressa è molto giovane, sostituisce il mio doc che si è ammalato (capita anche a loro), non sa nulla di me, vede solo che ho gli occhi lucidi e i capelli frettolosamente legati senza troppa cura.
Sono sudata e ho le mani che si tormentano.
- Stamane ho vomitato, roba amarissima
- La classica rosetta di bile, tipica degli stati ansiosi. Facciamo tre giorni, poi se ha bisogno io sono qua.....
La dottoressa sostituisce solo il mio dottore, non è il suo studio e io non sono una sua paziente: mi restituisce il modulo INPS con un sorriso.
IL MIO DOC NON C'E' CAZZO E LO PSICO HA DETTO CHE SIAMO ANDATI ANCHE OLTRE IL PERIODO CANONICO PER L'ASSUNZIONE DEI FARMACI CHE BISOGNA INIZIARE A DIMINUIRE ORA E DEVO RIUSCIRE A FARCELA O ALMENO A PROVARCI.
La dottoressa è estremamente gentile quindi non posso urlarle questo mio pensiero. Me lo accortoccio nella mente ed esco dallo studio con la prospettiva di questi tre giorni per tentare di risolvere il mio problema.
Tre giorni nell'antro: fuori c'è un caldo da deserto ed anche la mia testa bolle. La voragine dentro di me è smisuratamente grande, potrebbe contenere tutta la solitudine e la tristezza del mondo, ma basta anche solo la mia a colmarla.
Tre giorni nell'antro a fissare i muri e lo schermo muto del computer. Tre giorni a tenere alla catena i miei pensieri, doberman inaddomesticabili e per questo pericolosi, quindi la cosa migliore sarebbe riuscire a non pensare. Nemmeno ascoltare musica mi fa star meglio, ma anzi, percepisco infiltrazioni paranoiche che provengono dallo stereo. Ostilità. Non riesco a leggere, noia nelle parole e i pensieri ridotti in fumo nella mia testa bollente.
In un moto di rabbia ho sbattuto ripetutamente il ferro da stiro sull'asse per non darmelo sulle braccia. E' un buon ferro, fedele e solido, nonostante i miei maltrattamenti funziona ancora.
Forse garanzie simili possono dartele solo gli oggetti lungamente usati e quindi abituati al tuo modo di essere. Forse è per questo che mi rimane sempre così difficile separarmi da qualunque cosa io abbia adoperato per tanto tempo. Ho paura che il nuovo tradisca, che disattenda le mie aspettative.
Tre giorni.....ma il buco è sempre lì. Giorni in cui ho fatto davvero poco limitandoni a fissare i muri, dormicchiare sul divano e sedermi davanti al computer. Non sarei stata capace di altro. Gli unici pensieri che riuscivo a compitare nella mia testa erano: faranno bere a sufficienza mia madre? Perchè per me la vita deve essere così?
Un interrogativo molto concreto ed uno molto più astratto, pensati proprio in questo modo e in questa sequenza. Rimasticati di continuo come una cantilena nella testa, un refrain a cui però manca il resto della canzone.
C'è stato un momento in cui ho creduto davvero di aver raggiunto il traguardo della normalità, mettere ordine nella mia vita e guardare al domani, invece c'è sempre qualcosa che lo impedisce.
Tanti più sforzi faccio per proiettarmi nel futuro tanto più violentemente il passato mi trascina all'indietro.
Forse sono già nel futuro.
Forse è solo questo il domani.
Marilena

Anteprima

martedì 24 giugno 2008

Per Lorenzo

Per te, amore mio.

La conta delle ossa

......le vedi amore mio, sciorinate sulla sabbia rossa, brillano al sole come macabre sculture.
Contale, ci sono proprio tutte.
Il piccolo sole che brilla sul lungo osso anulare è l'anello che tu mi regalasti tanto tempo fa quando ancora c'era una copertura di carne e le mie dita ti cercavano.
Il cranio, completamente nudo, con le orbite buie, guarda fisso il sole mentre la bocca è ridotta ad una stretta fessura, stupita e pallida, senza il contorno rosso delle labbra.
Il vento solleva ritmico il tulle turchese legato intorno alla sporgenza delle anche e scopre un pube duro e asciutto, incredibilmente simile al sesso di una bambola.
Il bracciale arabo è un hula hop troppo grande intorno ad un polso troppo esile.
I sottili legacci di un sandalo s'inerpicano lungo la caviglia spolpata, mentre l'altro, invece, giace scalzato e solitario quasi già sommerso nella sabbia rossa.
La collana d'argento, attorcigliata intorno al mio collo come una macabra corda luminosa, cattura le mille punte del sole e le spande a raggiera, con vivida ed impietosa luce che evidenzia l'oscenità della calvizie.
La bandana, che una volta avvolgeva i miei capelli, è stata presa dal vento e prepotentemente trascinata via.
La cassa toracica, svuotata dai seni, è un cesto di vimini, un panierino da riempire coi fiori e la frutta della primavera.
Ora, però, sembra anche la struttura tondeggiante di un piccolo vascello arenato sulla sabbia, con intorno sparse le ossa del naufragio.
 Le mie ossa.
Contale amore mio, ci sono proprio tutte.
Te le dono, così potrai possedermi fino in fondo.
Le ossa non nascondono segreti.

Anteprima

lunedì 23 giugno 2008

Ninna Nanna


Cuore
ti cullerò dolcemente nelle mie mani per non farti più troppo male
e ti porterò legato al petto affinchè tu possa continuare a vivere
al contatto delle mie vene pulsanti.
Non sentirai più dolore,
Non avrai più freddo
Si asciugheranno sul mio vestito
le lunghe gocce rosse
delle lacrime, 
coagulo di cera
disegno di papaveri
bruciature
macchie.
Ti cullerò dolcemente nelle mie mani per non farti più troppo male
e non permetterò più a nessuno di portarti via.
Amaranta


domenica 22 giugno 2008

L'antro delle farfalle

Stasera avrei voluto scrivere parole colorate, leggere come farfalle, si sarebbero staccate dallo schermo e avrebbero invaso questa stanza: un volo fantastico di pensieri splendidamente liberi, audaci, pieni di passione, invece ho le dita sporche d'inchiostro nero, denso, appiccicoso come sangue da operetta, ma il dramma che vivo dentro è reale, e nessuno riuscirà mai davvero a capire la tortura dei miei nervi esasperati, e il dolore di aghi conficcati nella mia testa.
Succede a volte che una farfalla, invece di trovare la strada per il cielo, trova una mano che la cattura per crocefiggerla all'interno di una cornice.
Conficcandole uno spillo nel cuore.
Nell'antro delle farfalle è lei la più bella ma morirà, come tutte le altre, intravedendo solo un riflesso di cielo sul vetro della sua teca.
Marilena

Anteprima

martedì 17 giugno 2008

Un' ombra di luce

Mi sono svegliata col sole che inonda la stanza, un mare di luce da cui mi lascio sommergere.
La magia del sole: raggi creano arcobaleni astratti pennellati sui tendaggi e sulla coperta, spezzettati nelle rientranze delle pieghe riemergono, con sfumature vivide, nell'aria piena.
La lunga collana viola appesa allo specchio ha imprigionato un raggio in ogni chicco, ed ora splende di uno sfolgorio incantevole ed ipnotico. Ogni donna dovrebbe possedere una collana viola che catturi frammenti di sole per avere il suo arcobaleno personale.
E i raggi caldi piovono sul pavimento, lo ridisegnano con arabeschi e contrasti, un fantastico tappeto su cui è d'obbligo camminare a piedi nudi. E il calore, dalla pianta dei piedi, sale lungo le gambe, si espande nel ventre, accarezza le costole e colma i seni, s'inerpica nella gola, colora di rosa le orecchie, regala nuovi spettri visivi agli occhi e raggiunge, nella testa, la zona viva del cervello, dove si frammenta in miriadi di minuscoli arcobaleni. La fantasmagoria di un caleidoscopio è il risultato finale, e dentro ci sono io colorata di viola, di azzurro, di arancio, di verde, di rosso.
Io, un' ombra di luce.
Marilena

domenica 15 giugno 2008

Vita nell'antro

Iggy non è un Freak notturno ma una "presenza" ereditata da Amaranta e che dimora in un recondito irraggiungibile del mio antro. Lei se lo portava appeso alla treccia dei suoi capelli come uno strano ornamento semovente. Lo abbiamo chiamato Iggy per via della sua incredibile rassomiglianza con Iggy Pop il leader degli Stooges: stessa disperata magrezza e movenze da iguana. Iggy è incredibilmente brutto, un cattivo affetto da DOC (disturbo ossessivo compulsivo) che gli ha impedito una brillante carriera da killer. Strana creatura, rugosa e nuda, con un pene solo accennato, ha dita sensibili e nodose e unghie viola. Vive barricato in questa fessura del mio antro dove lo sento muoversi con maniacale precisione circoscritta sempre nello stesso percorso, contare i passi che lo avvicinano all'angolo della parete e batterci tre volte sopra, quindi ripercorre a ritroso l'identico cammino, bene attento che la conta dei passi sia giusta e lo riporti al punto preciso da cui è partito.
L'affezione da DOC è quanto di più frustrante possa accadere ad un promettente killer e andarsene in giro appeso ad una treccia, come un macabro ornamento, non è certo il massimo per la propria autostima. Quando Amaranta, tanto tempo fa, ha deciso di stabilirsi nel mio antro non ha lasciato nessuna altra scelta al povero Iggy. Ancora più cattivo, perchè costretto alla prigionia, siamo arrivati ad un compromesso stabilendo l'inviolabilità della fessura in cui lui è annidato.
Nella norma cerchiamo di essere fedeli al patto, ma ognuno di noi è fatto a modo suo e non sempre è facile contenersi negli spazi stabiliti, così Iggy da sfogo alla sua violenza repressa fomentando i Freaks nei miei sonni notturni. E' un provocatore nato, incita al subbuglio per poi sparire nel suo buco inaccessibile, diventando teatralmente umile e lacrimoso quando Amaranta, da tipa decisa qual' è, cerca di stanarlo dal suo rifugio con metodi davvero poco ortodossi (Iggy teme fortemente che lei possa avvelenarlo, per questo a volte lo sento recitare interminabili nenie nel buio del suo buco) Ma lei non avrebbe la pazienza di aspettare il lungo iter che subiscono gli avvelenati prima di tirare le cuoia e quindi minaccia sistemi ben più rapidi (ha una pistola, è un giocattolo, ma lui non lo sa) ed il buco è talmente ristretto che anche colpi sparati alla cieca colpirebbero il bersaglio.
Allora il killer, diventato preda, come una vera iguana s'immobilizza rimanendo così fino a che ci dimentichiamo della sua presenza.

sabato 14 giugno 2008

La perfezione del rosso

La perfezione del rosso mi avvolge nella carnosità delle sue spire con la sensazione pungente e umida del mio corpo ingordamente spolpato.
Una guaina rosso smagliante ricopre ora la nudità delle mie ossa sotto l'impalpabile velo di cipolla del mio abito più bello.
Una donna pallida in un alone di luce.

Anteprima

martedì 10 giugno 2008

Non sei neppure un nome

Te lo scrivo qui, dove io ho potere assoluto di parola e a te non è permesso neppure replicare, io nemmeno ti odio sai? L'odio è un sentimento grande e non tutti ne sono degni. Non ti chiamerò neppure per nome perchè quello è un privilegio che spetta alle persone che si amano, agli amici, a chi si stima. Non sei neppure un nome e quindi vali davvero nulla.
Scrivo questo post dopo una nottata in cui, forse non ci crederai, ho dormito alla grande senza neppure prendere la mia pasticca. Ho ragionato freddamente sul tuo operato, su tutta questa grottesca boutade da te messa in scena con cui hai cercato inutilmente d'interferire nella mia e nella sua vita. Ieri, in un momento d'istinto, ti ho scritto che avrei chiuso questo blog impedendoti così la possibilità di sapere di me anche se in maniera frammentaria e indiretta. Non lo farò. Il mio blog rimarrà aperto, continuerò ad avere questo mio spazio e tu......tu sei irrimediabilmente fuori dai suoi confini e non puoi farci niente. Nessun varco per entrare.
Non ti odio ma ti disprezzo, che nella mia scala dei valori è il gradino più basso, ed un pò ti commisero perchè devi avere davvero poco dalla vita se il tuo agire è questo: cercare di fare del male a chi non te ne ha fatto, ma si è fidata di te in un momento particolare della sua vita e ancora, nonostante gli inganni meschini che stavi architettando, ha avuto comunque parole di stima nei tuoi confronti. Stima che naturalmente si è tramutata in disgusto.
Ora non puoi più davvero nulla contro di me.
Rassegnati: sei quello che sei.
Marilena
PS - Volevi che ti dedicassi qualcosa? Ecco, ti ho accontentato.

Anteprima

Parlami d'amore

Parlami d'amore tu che sei la mia finestra mattutina che riga di sole le pareti viola della mia stanza da letto o ci ombreggia sopra chicchi di pioggia autunnale.
Parlami d'amore tu che sei la mia finestra notturna che penetra col suo buio nel mio buio e taglia la fiammella delle candele affinché l'oscurità sia impenetrabile agli altri.
E ancora parlami di noi e di tutti segreti che ci appartengono, di quelle cose solo nostre che nessuno conosce e a cui solo noi possiamo dare un senso.
Parlami d'amore tu che sai farlo così bene e non hai paura della mia follia.
Parlami d'amore.
Solo d'amore.
Marilena
 (dedicata a L.)

domenica 8 giugno 2008

Le mie ragioni non sono addomesticabili!

"Questo spazio è mio, me lo sono conquistato, qui c'è la mia bandiera, strappata e sbiadita, qui c'è il mio fiore di sangue, qui c'è il sudario bianco della mia resurrezione.
Landa rugosa e inappetibile dove la mia voce è vento, la mia rabbia sassi e la mia gioia sole.
Terra di cani e di lucertole.
Terra inaccessibile all'inganno dei pifferai magici e alla frusta dei domatori da circo: le mie ragioni non sono addomesticabili."
Questo brano, estrapolato dal tuo diario del 4 marzo, lo hai scritto tu. Cazzo ti sta succedendo ora? Voglio sentirlo dire da te anche se so perfettamente cosa accade nello scompiglio caotico della tua testa.
Non farlo Mari, non farti influenzare in nessun modo: questo spazio è tuo ricordi?
LE MIE RAGIONI NON SONO ADDOMESTICABILI......ne sei ancora convinta?
Non cancellare nulla da questo fottuto blog. Non cambiare niente. Qui ci sei tu!
I tuoi scritti, i tuoi pensieri, le tue considerazioni possono piacere Mari, o non piacere (anch'io sai che non condivido tutto) ma sono un tuo frutto e se questo può disturbare qualcuno fottitene.
Sarò brutale, cazzo, ma con te non c'è altra maniera, soprattutto quando precipiti nell'autolesionismo: non devi scrivere ciò che agli altri può far piacere ma quello che senti e se non è approvato fregatene comunque e soprattutto non sentirti obbligata a spiegare il senso di ogni frase, a giustificare gli aggettivi o le sensazioni come una scolaretta davanti al prof che non approva il suo tema e si avvale del suo potere per darle un'insufficenza e dirle che è andata fuori argomento.
Qui non cè nessuno che può dirti che sei andata fuori tema.
LE TUE RAGIONI NON SONO ADDOMESTICABILI!
Amaranta

Anteprima

sabato 7 giugno 2008

Una donna di talento

Era davvero brava a portare tutti nella sua scia.
La trovavano adorabile e lei sapeva esserlo.
Non era tecnica ma puro talento.
Carismatica, anche quando rimaneva intrappolata nelle vistose contraddizioni da lei stessa elaborate, perchè questo le dava una connotazione ancora più evidente di fragilità femminile, bisognosa di protezione e di attenzioni.
Sapeva magistralmente usare le sue insicurezze e nascondere i suoi tanti deficit.
Alcune donne hanno la capacità di rendere lussuosa una stanza usando come tendaggio un vecchio copriletto damascato e, con l'inganno di sapienti pieghe, riuscire a nascondere il deterioramento operato dal tempo.
Non si vedono le usure ed il colore, anche se appannato dagli anni (e forse proprio in virtù di questo) ha il fascino polveroso di una tonalità retrò e non di vecchiume scovato in una cassapanca.
Alcune donne hanno queste ed altre capacità.
Lei ne aveva più di tutte.
Autodidatta della vita, dotata di un innato buongusto e di una fulgida fantasia, affabulatrice dallo sguardo profondo e dalle movenze eleganti, sapeva destreggiarsi non solo con i tendaggi ma, soprattutto, con le parole e con la voce in particolare.
Trovare i toni giusti per incantare faceva parte del suo talento.

"Ed ora che sono nella tua scia mi è davvero impossibile lasciarti. Sono un insetto attratto solo dalla tua luce, irrimediabilmente intrappolato dalle sapienti pieghe del tuo tendaggio. Agogno esistere come semplice cordone di quella tenda o più umilmente come oggetto che tu possa stringere tra le tue mani. Trattienimi tra quelle dita perchè fuori dalla luminescenza della tua aura c'è solo il buio".

Talento vero: brava con le scenografie, insuperabile con le sceneggiature.
Addomesticava i suoi insetti ingabbiandoli sotto il bordo dorato di calici di cristallo, convincendoli che l'universo era tutto nella trasparenza del vetro e nel delizioso inciampo della fossetta nel suo mento.
Nella maestria delle parole la trappola definitiva e mortale.
Gli insetti l'ascoltavano incantati e mai avrebbero voluto involarsi dalla loro bara di cristallo mentre lei filava le parole come un baco fila la seta: infiniti chilometri di lucida ragnatela.

"Ed ora che sono nelle tue mani mi è davvero impossibile lasciarti. Inventa parole solo per me mentre mi leghi con quella tua bava di seta che diventa corda, ruvida e tagliente, e mi segna il corpo e m'impedisce di muovermi.....anche se io non desidero essere in altro luogo che qui, ingabbiato sotto il tuo calice di cristallo. Raccontami storie inverosimili a cui ciecamente crederò mentre il tuo filo di bava mi avvolge sempre più strettamente dentro quel bozzolo in cui io, a stento, riesco a respirare. Toglimi pure l'aria ma non la carezza umida della tua lingua di salamandra. Tienimi per sempre nella tua bocca come quella parola che mai pronuncerai".

venerdì 6 giugno 2008

Chi può amare la strega?

Te la sei cercata, sorellina, e adesso non recriminare. Non esistono le favole Mari e tu stessa non scrivi mai lieti fine. Tutto quello che possiedi realmente è nel perimetro, per altro molto ristretto, del tuo fottuto antro. Nell'oscurità riesci a muoverti davvero bene, quando c'è luce combini solo casini. Fuori da quel buco non c'è nulla che possa riguardarti. Di cosa hai veramente bisogno in realtà? Di una tastiera per scrivere e di quella tua musica ossessiva: sempre lo stesso brano ripetuto all'infinito. Fuori c'è la luce, nell'antro hai la tastiera e la musica. La scelta nemmeno si pone. Vorresti essere normale, così come lo intendono gli altri, ma proprio fino in fondo non ci riesci. E' la tua onestà che ti frega: da sotto il velo scuro s'intravede comunque la faccia della strega.
Chi può davvero amare la strega?
In superficie vogliono solo la tua parte levigata, accettata, conosciuta, tutto il resto dovresti ricacciarlo nel buco più inaccessibile del tuo antro. E' questo che vuoi anche tu? Fottili tutti Mari, ma non permettere più a nessuno di distruggerti. L'unica che ha davvero il diritto di poterlo fare sei solo tu! Vuoi privarti anche di questo piacere?
Cade il velo e rimane lo sguardo.
Mari, non sei più una "identità predefinita" ora sei veramente tu.
Amaranta
PS - Chi può amare la strega?
Chi non ha paura dell'amore

domenica 1 giugno 2008

Ne rimarrà soltanto uno

Due cani molto grandi si contendono un osso che, invece, è davvero molto piccolo e all'aspetto poco appetitoso.
Un osso come tanti che puoi trovare tra gli scarti delle macellerie o nei paraggi dei cassonetti delle immondizie.
Quest'osso, misero come abbiamo detto, giace solitario e seminascosto sotto il bordo di un marciapiede.
E' li da lungo tempo e nessuno ci ha fatto davvero mai caso, protetto comunque da quell'improbabile riparo.
L'osso, che ha subito ogni sorta d'intemperie, tra cui lo sbiancamento dovuto al sole, risulta ora fin troppo visibile, ed entrambi i cani lo vedono quasi nello stesso istante.
Si studiano per un breve momento soppesando ognuno la stazza e la potenza dell'altro.
Uno dei due, però, gli è molto più vicino e gli basterebbe solo uno scatto veloce per afferrarlo e correre via.
Eppure rimane lì, in attesa, digrignando i denti e in posizione d'attacco.
L'altro, che forse avrebbe agito molto più astutamente, rimane sorpreso dalla reazione del molosso che, invece, è rimasto impassibile, in atteggiamento di sfida, aspettando una mossa. dell'avversario.
Gli ha dato un vantaggio che quello nemmeno si sognava.
Guadagnare terreno.
Avvicinarsi alla preda.
Avere una possibilità.
Così ora i due cagnoni, a distanza ravvicinata, si possono finalmente guardare minacciosi negli occhi, sbavare tutta la loro rabbia per potersi, da ultimo, azzannare a sangue.
Due possenti maori che si contendono il possesso di un fragile concentrato di calcio e cartilagine che giace lì, sorpreso esso stesso (semmai un osso possieda la capacità di potersi sorprendere) per quello strano e morboso interesse suscitato nei due giganti che, terminato il rito tribale haka, ora inizieranno a darsele di santa ragione e senza esclusione di colpi
Senza esclusione di colpi.
Ne rimarrà soltanto uno.
L'ossicino già si vede insozzato dal sangue dei due contendenti.
E' un osso che odia la violenza, nonostante lui ne abbia subita dal momento che è rimasto unico reperto di un assemblaggio molto più complesso e, una volta, anche molto più vivo.
E, come previsto da copione, i giganti, terminata la danza tribale, iniziano la mattanza.
Ringhi. Ululati.
Morsi e colpi vietati, in un frenetico movimento di zampe e tumulto di corpi.
La battaglia è subito nel suo pieno.
Gran scuotimento di aria e odore di sangue.
Caos eccessivo in quel pezzetto di strada.
I due molossi lottano senza esclusione di colpi per il possesso di quel trofeo fragile e biancastro.
Nessuno cederà all'altro.
Ne rimarrà soltanto uno.
A questo punto, l'ossetto, che non tifa davvero per nessuno dei due dal momento che la sua sorte è comunque in ogni caso decisa, attende impotente e rassegnato al suo destino.
Lo zampillo, macabro e festoso, di una giugulare recisa stabilisce il vincitore (chi sia dei due cani non ha importanza dal momento che è stata omessa, perché non rilevante, qualsiasi descrizione o caratteristica) che, stremato e ferito, addenta il trofeo.
Lo afferra tra i forti denti, friabile ed insipido.
Un'osso davvero da poco che forse non valeva la vita del suo pur valoroso nemico.
Il molosso, ora rilassato, se lo rigira tra i denti, ci giocherella con la lingua rasposa e lo ammorbidisce di saliva, lo succhia e lo rimpasta.
Lo sminuzza in sfogliette e poi in granelli fino a trasformarlo in poltiglia.
L'ossicino, ormai irrimediabilmente in balia delle potenti mascelle del gigante, annaspa frenetico nell'umido salivare come un naufrago che cerca invano di risalire la corrente per non precipitare nel turbine irreversibile delle cascate.
Tenta d'incastrarsi tra due solidi molari ma un colpo di lingua ben assestato gli da la spinta finale sospingendolo, d'impeto, nel tunnel scuro della faringe ed è qui, durante il terremoto sussultorio della deglutizione, che trova l'incastro della salvezza.
Di traverso, tenacemente incagliato nella laringe, arroccato tra due pareti, resiste allo scuotimento devastante del terremoto che sconvolge la bestia in apnea.
In simbiosi vive gli spasmi convulsivi e l'ardente scarnificazione della gola martoriata dagli accessi epilettici di una tosse che, inutilmente, cerca di risputare fuori l'ostinata scheggia che gli impedisce il respiro.
Con un ultimo doloroso sforzo espulsivo il molosso vomita anima, sangue, saliva e una quasi invisibile scaglia d'osso che viene espulsa nella bava dell'agonia.
Al riparo sotto il bordo di un marciapiede, troppo consunta ormai per destare famelici appetiti, la piccola scheggia si è guadagnata l'immortalità.