Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

martedì 30 settembre 2008

Lettera a Lorenzo

Da quando ti conosco ci sei sempre stato, anche quando non c'eri.
Anche quando il tempo si è mangiato tre lunghi anni della nostra vita, passati a rincorrerci, a nasconderci, ad aver paura di ritrovarci cambiati, forse lontani ed indifferenti, dimentichi di quell'amore burrascoso, ma travolgente, che è stato il nostro rapporto.
Eppoi, invece, eccoti di nuovo, il sorriso largo e gli occhi ancora più chiari, e quella tua emozione che sempre mi stupisce, ancora oggi, ritrovare intatta nello sguardo e nei gesti.
E quella luce che hai solo per me, e la voce che hai già così bella ma che diventa ancora più morbida, più calda. Adoro la tua erre alessandrina, e il tuo gioco nel pronunciarla ancora più evidente, per farmi sorridere e riprendere quel nostro scherzare sulle nostre differenze regionali. Il tuo modo di essere, pacato, molto piemontese, che si esprime nei gesti misurati e raccolti, il mio, invece, più plateale, espressione della mia romanità esasperata ancora di più per farti ridere. Perché io quel tuo sorriso, Lorenzo, lo adoro. E' stata la prima cosa che mi ha colpito vedendoti, insieme al colore cangiante dei tuoi occhi e alla morbidezza della tua voce.
......e mi sembrava di conoscerti da sempre.
Ci sono persone che ci entrano dentro e scavano una nicchia così profonda nella nostra anima da diventarne parte imprescindibile, e tu nella mia anima inquieta ci sei sempre stato, anche quando non c'eri.
Questa lettera......non mi piace ululare all'amore, tu che mi conosci davvero sai quanto io rifugga dalla retorica di questo sentimento, ma ciò che stasera descrivo qui, su questa pagina di diario, non sono belle e studiate frasi, ma pezzetti vivi di quella mia anima che io colloco in un immaginario tubo nella mia cassa toracica, che dal cuore arriva al cervello.
Dal cuore al cervello, bada bene, e mai viceversa, ed è solo questa l'unica verità che io posso concedere alla retorica.
Tutto il resto lo sai, è tempesta e arcobaleno: solo umanissimo amore
Marilena


 Posso amare la burrasca se questa ha il colore dei tuoi occhi.

lunedì 29 settembre 2008

Eluana

L' hanno messa in croce e, mentre lei agonizza ormai da un tempo interminabile, ai piedi del Monte Sinai i Dottori della Chiesa e gli Onorevoli e Senatori di questa Repubblica, discutono dotte diatribe sulla sacralità della vita. Ovviamente di vite a loro totalmente estranee e lontane.
Quanti anni dura il suo martirio?
Una Chiesa più umana le avrebbe già concesso la pietà della morte, ed uno Stato di diritto avrebbe, dignitosamente, rispettato il suo volere.
Ho sempre pensato che il martirio, come l'eroismo, sia una scelta e non una imposizione: Dio HA SCELTO la croce, Eluana, invece, non ha mai avuto nessuna possibilità di scelta, le è stata arrogantemente imposta, ma da chi? da un Dio Cannibale con tendenze al sadismo, la bocca sporca di sangue e l'eccitazione per il dolore?
Io che sono atea rifiuto comunque questa immagine perchè nonostante tutto continuo a credere nella coscienza e nel buon senso degli uomini, quelli comuni, quelli che vivono in questo mondo a contatto con le difficoltà, le ingiustizie e gli orrori della quotidianeità, e che non sono di certo coloro che fanno i loro proclami dall'alto degli scranni di un palazzo o dal balcone di una cattedrale.
Loro, nel momento della verità, magari rifiuteranno quella croce, così facilmente imposta al resto del mondo, perchè sicuramente avranno talmente ben lavorato per se stessi che non vedranno mai le stanze squallide di un hospice, e non proveranno mai la disperazione di un corpo senza più speranza. Di sicuro, dopo una vita privilegiata avranno, se occorre, una morte privilegiata.
E un biglietto per il paradiso.
I Dottori della Chiesa e gli Onorevoli e Senatori della nostra Repubblica hanno di diritto aquisito l'onore di sedere alla destra di Dio Padre.
Marilena

Anteprima

domenica 28 settembre 2008

Contaminazione da fucsia

Stato di grazia stamane: ho aperto gli occhi sulla meraviglia di questa giornata fucsia, luminescente e vivida. Sarà una giornata serica e preziosa come il kimono di una gheisha, una giornata "Madame Butterfly", non me ne capitano molte, per questo oggi farò la massima attenzione a non sprecarne nemmeno un pezzettino. Intanto il suo intenso bagliore ha contaminato la mia struttura anatomica, e se un chirurgo procedesse ad un mio sezionamento si troverebbe davanti all' inaspettata meraviglia di vene, sangue, organi, ossa, muscoli, tessuti, tutto completamente di un color fucsia fosforescente, come il bagliore di una luce al neon.
Mi muovo circonfusa da questo alone intenso: immagine di un fumetto, santino, icona, avatar.
Io, semplicemente.
Armonia latente, armistizio con il mondo di superficie, gioiosa accettazione, sia pur momentanea, di una esistenza fragile.
Lo stato di grazia è imprevisto e fulmineo, come lo stato di follia: simili modalità, stesso furore emotivo, stesse ineluttabili esigenze di vita o di morte.
Ma oggi c'è questa contaminazione benefica del fucsia, e già le mie dita trasformano la tastiera del pc, ora simile ad una scacchiera rosa e nera, e così ancora tutto quello che toccherò continuerà a tingersi d'incredibili sfumature di rosa abbagliante.
Marilena

Anteprima

Domenica silenziosa

Da quando mi ha abbandonato l'ossessione per la pulizia della casa, mi annoio.
Sto bene solo nel mio antro o davanti a questo computer.
Accantonate scopa e paletta, bruciati i panni da spolvero, in ultimo ripudiata anche l'aspirapolvere, molestamente rumorosa e davvero ingombrante per lo spazio esiguo del mio appartamento, rimpinzo BLOG di cibo e tengo d'occhio Iggy, inquieto fin dalle prime luci dell'alba.
BLOG sta crescendo a dismisura: lo nutro in continuazione, non posso farne a meno nonostante la mia realissima paura che così possa fare la stessa fine di Elvis Presley. Lui, dal canto suo, il cibo non lo rifiuta mai. E' un Buddha assiso sul divano, la cui rete cigola dolorosamente ad ogni suo movimento.
Iggy, invece, minuscolo e scheletrico, potrebbe essere il testimonial ideale degli spot di solidarietà per gli aiuti al terzo mondo. Ha gli occhi spiritati e la pelle raggrinzita: la conta dei passi lo ha estenuato, ma ancora non trova pace. Al pari del mio, anche il suo animo è inquieto.
Orfani di Amaranta, di nuovo in viaggio, a vivere la sua vita privata.
L'autunno incombe sull'antro.
Ho intravisto un Freak dormire a testa in giù come un pipistrello, appeso ad una trave.
Alcuni di loro stanno diventando veramente temerari, non si nascondono neppure più e, forse, stanno maturando la convinzione di una possibile vita "tutti assieme appassionatamente".
Domenica silenziosa questa, si sente solo il ronzio delle nostre menti in continuo fermento, simile al rumore sommesso, ma costante, che immagino debba produrre un server nel pieno della sua attività, nello sforzo immane di garantire possibilità di connessione a tutti i pc a cui fa da riferimento.

L'universo armonico di Beethoven

Aspiro ad un universo sordo.
Epidermico.
Permeato da un silenzio profondo.
Inviolabile.
Che solo le dita con il loro lento, paziente circumnavigare gli altri sensi, possono infrangere.
E tramutare in suono.

venerdì 26 settembre 2008

Antiche violenze e nuove viltà

La voglia di far male e ferire, offendere nella maniera più vigliacca che esista, in modo anonimo, senza avere l'animo di esporsi in prima persona, senza nemmeno quel meschino coraggio d'insultare con la propria voce. Offese da parte di chi non ti conosce davvero ma ha la presunzione di conoscerti.
Messaggi scritti apposta per diffamarti, per ledere la tua dignità, per farti sentire niente.
E' violenza anche questa e assolutamente non giustificabile perchè non scaturisce da un torto subito o da una ferita inferta, ma dalla rabbia cieca di non arrivare allo scopo e, allora, per vendetta ci si avvale di tutti i mezzi più vergognosi: la delazione, la diffamazione, l'insulto.

Tempo fa chattavo su messanger, qualcuno è entrato nel mio sistema, ha spiato le mie chattate, ha rubato la mia identità, subentrando poi al mio posto. E' stato facile sostituirsi a me dal momento che, chi mi aveva rubato l'identità, mi aveva spiato e registrato, ed aveva quindi elementi su cui basare le conversazioni. Ancora più facile perchè io non usavo nemmeno la web cam, quindi neppure un volto da dover mostrare. Io ne sono stata all'oscuro per un bel pò, fino a che sono iniziati ad arrivarmi i file con tutte le mie conversazioni trascritte. Poi, il messaggio di un amico che non sentivo più da tanto tempo, e che, invece, era convinto di aver parlato con me la sera prima, mi ha fatto capire che quello che era avvenuto era un vero e proprio furto d'identità. L'anonimo che si spacciava al mio posto mi ha recato un danno d'immagine davvero grande: si è divertito e ha fatto divertire.
Ho avvertito chi potevo di non accettare contatti col mio nick, ma ormai il danno era fatto.
Ovviamente c'è una denuncia in corso.

Non sono ricattabile da nessun punto di vista, è questo che voglio dire a quel signore che continua a subbissarmi di ignobili messaggi, coi quali prima mi blandisce, poi mi offende.
Non scendo al suo livello, mi spiace solo di non aver saputo valutare subito con chi avevo a che fare, altrimenti mi sarei ben guardata da lui.
Sconsiderata? Forse lo sono stata, ma col senno di poi e a giochi avvenuti è facile trarre conclusioni. In ogni caso l'essere sprovveduti non giustifica l'invasione e la violenza, che non devono essere mai assolutamente giustificati come "inevitabili".
Colpevole di violenza è lo stupratore e non la vittima, anche se questa portava una minigonna inguinale o jeans aderenti come una seconda pelle. Possiamo essere conservatori fino al midollo o convintamente libertari, ma il nostro modo di essere non dovrebbe mai distoglierci dal senso reale di giustizia, dettata dalle regole e dalle leggi, e mai, per sua natura, ondivaga, condizionata dall'abbigliamento o dal contesto in cui viene consumata la violenza.
Antiche violenze e nuove viltà. Questa è la faccia odiosa della rete, ma io, lo ripeto, non sono ricattabile e, soprattutto, non ho paura.
Marilena

Anteprima

mercoledì 24 settembre 2008

Troppo realismo?

Tra fantasia e realtà......così ora io sono la protagonista dei miei racconti (pura invenzione), anzichè la donna che urla e s'incazza attraverso le pagine dei suoi diari.
E' un racconto autobiografico?
Cazzo significa sto autobiografico?
Chiedo di rimando.
Chiaro che c'è sempre molto di noi quando scriviamo, ( ed anche quando inventiamo), ci mettiamo dentro la nostra cultura, le nostre convinzioni, le nostre esperienze, la nostra sensibilità, perchè tutto questo concorre alla stesura di un racconto, sia esso reale o di fantasia.
Troppo realismo nei miei Racconti "Le ragioni della strega", ( bè, si, quello è comunque davvero un episodio reale della mia vita, accaduto tempo fa, e da cui ho tratto lo spunto per quei 3 racconti), e così un lettore m'invia una e-mail, preoccupatissimo per il loro contenuto, chiede aiuto per me, si mobilita. Questa si chiama empatia. La solidarietà è la faccia pulita della rete. Naturalmente ho apprezzato la sua preoccupazione, mi spiace solo di avergliela provocata, e d'altronde lui non era addentrato nei meccanismi della struttura del mio blog, per cui non poteva sapere che i Racconti e i Frammenti sono di fantasia, i Ritratti tra fantasia e realtà, e il Diario, bè...... quello si è autobiografico.
Troppo realismo nei miei Racconti, ed ora qualcuno ci legge messaggi indiretti e, se questa cosa prima mi faceva sorridere, ora mi sta facendo incazzare. Mi vengono in mente pagine dei romanzi di Phil Dick, dove la realtà e le allucinazioni sono perversamente indistricabili. Paranoia allo stato puro.
Paranoico all'ultimo stadio, è questo il mio messaggio molto chiaro e niente affatto subliminale, che voglio lanciare a quel signore che prima mi tempestava di e-mail e commenti non pubblicabili (e per colpa del quale ho dovuto mettere il modera commenti), e che si è fatto la convinzione, tutta sua e priva di ogni fondamento, che io gli risponda attraverso i miei racconti.
Se devo dire qualcosa io la dico chiaramente, non ho bisogno d'inviare messaggi indiretti e nascosti nei miei post e, a questo signore, le cose le ho dette già da tempo, in maniera molto chiara ed inequivocabile.
Qui, ovviamente, non c'è il contraddittorio, ci sono solo le mie ragioni, ma in altri ambiti c'è stato, mi spiace solo che la ragionevolezza da sola non serva.
Non voglio inasprire ancora di più i toni, voglio soltanto essere lasciata in pace.
Marilena

Anteprima

martedì 23 settembre 2008

La stanza rosa

Adoro queste sue lenzuola da puttana.
Mi avvoltolo nel loro profumo sgargiante e ci ritrovo il suo odore.
La individuo nella penombra, poggiata contro la finestra, tra le dita la minuscola brace di una sigaretta.
Stasera è taciturna.
Diverso anche il suo modo di fare l'amore.
Troppa furia, non è da lei.
Voleva concludere in fretta per rimanere poi da sola con i suoi pensieri.
Mi guarda nel buio, la bocca leggermente contratta.
Si morde il labbro.
Una mimica da lolita che la rende ancora più sensuale.
Stasera, per la prima volta, c'è questa distanza infinita tra il letto e la finestra, e la mia valigia ancora intatta sulla soglia.
Come il presagio di un destino già forse deciso.
Troppa furia nel concedersi e nel prendermi.
Un odore nuovo sulla sua pelle bionda.
Ed un modo diverso di muoversi.
Sesso rabbioso.
Graffi di unghie e di parole.
Parlava ad un altro.
Ha preteso il buio, lei che ama gli specchi e le luci, nel kitsch di questo boudoir rosa confetto, vestito con lenzuola nere per magnificare la bianca perfezione del suo corpo.
E risaltare l'oro rosso dei suoi capelli irlandesi.
Un palcoscenico, questa stanza incredibile, dove lei si esibisce nel ruolo che le è più congeniale, quello della puttana.
E lo recita magnificamente, ben conscia del suo potere seduttivo.
Libera da ogni inibizione, docile o crudele, secondo l'estro del suo umore.
Nuda, in tutto questo rosa, a gambe aperte sulle lenzuola nere, con la bocca che sa di fumo.
Ma lei stasera non c'era, al suo posto solo una donna malinconica, molto bella e molto distante.
Un' estranea.
Ho trascorso tutta la notte ad aspettare la mia bellissima puttana, impudica e sfrontata, quella che sa eccitare le mie voglie e ingolosirmi di nuove.
L'attendo ancora, fingendo di dormire.
Ha finito di fumare e spento la sigaretta nella terra posticcia del vaso di un finto ciclamino.
Stucchi dorati e ciclamini di stoffa.
La sua meravigliosa bellezza.
E le sue splendide performance.
Rivoglio le sue dita pesanti di anelli e quel suo smalto volgare.
Rivoglio la puttana kitsch e non questa donna sconosciuta che indugia nel buio.
Questa donna mi è indifferente.
Non più angelo o lucifero, ma semplicemente una come tante altre.
La rivoglio, ma lei non c'è già più.
Cancellata dall'amore per un unico uomo.
Cancellata anche questa stanza.
Ridipingerà le pareti di asettico bianco e vestirà il letto con oneste lenzuola provenzali e, di tutto questo incredibile rosa, resterà solo un finto ciclamino fucsia, concimato dalle braci ardenti delle sue sigarette.
Anteprima

domenica 21 settembre 2008

Grigio

Le nebbie del risveglio hanno cancellato la memoria dei sogni, quando ho aperto gli occhi mi sono ritrovata sommersa in un mare di grigio.
Grigio è il colore di questo giorno.
Detesto il grigio, piatto ed immobile come acqua di lago, deve contenere almeno un tocco di blu cobalto, o verde veronese, perchè io possa seriamente prenderlo in considerazione, dandogli una qualche possibilità di sbocco positivo.
Ma oggi è decisamente grigio su grigio.
Grigio come l'abito di una sposa che ha aspettato troppo a lungo il momento d'indossarlo ed ora, che si guarda allo specchio, s'avvede che anche i suoi capelli sono diventati grigi.
 Grigi come la patina opaca di una cataratta precoce.
Nelle mani stringe un bouquet, ormai sfiorito, che va dissolvendosi nell'aria.
Il mondo di superficie ha davvero poche attrattive oggi.
Sigarette e caffè, e la voce roca di Janis Joplin che urla "Cry baby" e, per un lungo momento, il turbine accecante dei suoi capelli rossi frammenta il grigio perentorio in mille schegge di arcobaleno.
Marilena

Anteprima

martedì 16 settembre 2008

Tra fantasia e realtà

Una volta, il compagno di una mia amica mi ha chiesto sorridendo se, al pari di Bukowshy, ho un amico invisibile che posso vedere solo io. Ora non so se Bukoswhy avesse davvero un amico invisibile (era un alcolista, quindi tutto possibile......ma era anche uno davvero fuori dagli schemi, quindi possibilissimo, e allora?), di certo aveva un alter ego, Henry Chinasky, diventato poi il protagonista di alcuni dei suoi romanzi. Chiaramente nessun paragone tra l'ingegno narrativo di Bukoswhy e la mia alquanto primitiva scrittura, la sottolineatura era più di bonaria presa in giro, un pò come si fa con i bambini e gli esauriti.
Ma la vedi davvero?
Quando pensi di potertene liberare?
Ma tu ci parli nella tua testa?
Un giorno riuscirai a fare a meno di lei!
Wow. E potrei scriverne ancora.
Da quando l'ho resa pubblica (mi sono resa pubblica) qualcuno mi chiama anche Amaranta.
Cosa c'è di male ad interargire con il proprio alter ego quando nella vita quotidiana si è costretti a relazionarsi con la massa infinita degli imbecilli, per altro assolutamente all'oscuro della propria imbecillità?
Non mi offendo nè rimango male davanti a queste domande, capisco che la mente umana andrebbe nutrita anche di altro, oltre che di gossip e di calcio, ma non tutti hanno la capacità di vedere i muri nella propria testa e quindi mi limito a sorridere e a lasciar credere quello che ognuno vuol credere.

« Non cerco mai di migliorarmi o di imparare qualcosa, rimango esattamente come sono. Non sono uno che impara, sono uno che evita. Non ho voglia di imparare, mi sento perfettamente normale nel mio mondo pazzo; non voglio diventare come gli altri »

Questo non l'ho scritto io, ma quel folle, anarchico e visionario, che era Charles Bukowsky.
Marilena

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Bilanci e censimento

Ero sola quando ho iniziato a scrivere questo blog. Qualcuno obietterà che soli non lo si è mai del tutto, ma troppo spesso, invece, è proprio così. E la depressione è una prigione assoluta. Guantanamo, nel tuo appartamento. Sola e in disperata ricerca di un interesse che mi distogliesse dalla maniacale visione dei film horror proiettati dalla mia fantasia sul bianco delle pareti, e mi riconciliasse anche con l'eternità del tempo: smetterla con la conta dei secondi.
E poi l'idea di mio figlio di aprire un blog, una finestra per me in continuo deficit d'ossigeno, dalla quale poter vedere le nuvole e provare a descriverle. Mi sono schernita all'inizio e ho creato difficoltà, perchè mi sembrava una cosa assolutamente fuori dalla mia portata.
Questo blog è nato per merito della sua testardaggine nello spronarmi a far si che provassi a cimentarmi in una cosa per me del tutto nuova e che all'inizio, lo confesso, m'intimoriva. Appartengo alla generazione dei "baracchini" e dei tazebao e delle macchine da scrivere e, per quello che mi riguarda, una volta andata in malora la mia vecchia Olivetti40, ho continuato a scrivere con la penna. Maniacale anche allora, volevo la perfezione della pagina che solo il computer ti può consentire. Odiavo le cancellature. Ricopiavo in continuazione fino ad arrivare al risultato voluto. Una fatica! Anche per questo adoro il pc.
E la magia della rete, che ha permesso alle mie parole di uscire fuori da quest'appartamento di 60 mq, nella periferia di Roma, e involarsi, come uno sciame di piccole api, sullo sterminato mondo, finalmente anche alla mia portata.
Stupori ed entusiasmi di una ragazza di 52 anni.
E quella sera del 9 Gennaio un pò la mia vita è cambiata.
Ho iniziato da sola nell'antro. Vero che c'erano i fantasmi sulle pareti, simili a proiezioni mute (col tempo ho scoperto che, invece, alcuni di loro non solo sono molto socievoli ma anche dotati di humor nero, all'Andrè Breton) Questo blog li ha resi umani. Li ha dotati di parola ed io, finalmente, sono riuscita ad interagire con loro. Oggi non ne ho più così paura.
Ero sola quella sera del 9 Gennaio......bè no, c'era già Amaranta.
Lei, in realtà, c'è sempre stata, l'ho solo resa visibile. La mia alter ego, molto anarchica e decisamente fuori dagli schemi se reclama il diritto ad avere una sua vita privata. Di conflitti ne abbiamo avuti fin troppi, soprattutto per via di Iggy, il killer affetto da D.O.C, ormai inquilino stabile nell'antro. Estremamente difficile da trattare, patologico e cattivo. Incredibilmente solo.
Non so ancora perchè Amaranta abbia deciso di adottarlo, ma di conseguenza l'ho dovuto adottare anche io. D'altronde lei deve subire, per causa mia, la coabitazione forzata con la vasta e imprecisabile schiera di Freaks, che ormai vivono annidati in quest'antro. Davvero impossibile stanarli. Molti di loro sono diventati stanziali. Escono solo di notte per incasinare i miei sonni.
Ed ora da poche ore, materializzatosi dal punto interrogativo di una domanda mal formulata, c'è anche BLOG, il mio figlio over size e nichilista, che si è insediato col diritto di un principe o di un asceta, sull'unico divano dell'antro e ci osserva tutti in silenzio, elucubrando.
No, non sono più sola. C'è vita qui dentro: fermenti e battiti.
E una diversa consapevolezza oggi, per me, anche nel mondo di superficie.

lunedì 15 settembre 2008

come STA il tuo blog?

...... come STA il tuo blog?
Non come VA il tuo blog, ma come STA!
Questa domanda mi ha fatto ridere. Il mio spiccato gusto per il melodramma ha fatto si che anche il mio diario assumesse sembianze umane, cosicchè è normale, quando capita, d' informarsi, educatamente e con discrezione, sul suo stato di salute, formulando incondizionata solidarità e auspicando l'avvento sicuro di tempi migliori.
La mia risposta, di conseguenza, poteva essere: ha avuto una brutta ricaduta e ultimamente una preoccupante crisi di nervi, ma ora sta molto meglio, è convalescente, ma non dispero in una sua ripresa immediata.
Ho adorato questa domanda.
Mi ha messo di buon umore.
Ho iniziato ad immaginare come potrebbe essere il mio blog trasformato in essere umano: un pupo obeso, traballante su gambotte tozze e molto arcuate, con un boccolo sulla testa e, al posto del ciuccio, occhialoni neri appesi al collo.
Umanizzato è così che lo immagino.
Un pupo over size, dall'espressione incazzata, che se ne sta per i fatti suoi a succhiarsi il pollice e a filosofeggiare sulle incongruenze del mondo.
Un buddha underground con propensione al nichilismo.
Bè, vista la mia età oramai fuori range, cos'altro avrei potuto dare alla luce?
Marilena

Anteprima

domenica 14 settembre 2008

En plein air

Senza nessun filtro, catturata dall'obiettivo, impietosamente imprigionata in un troppo reale bianco e nero, preclusa ogni via di fuga, la me stessa di superficie mostra tutta la stanchezza e il passaggio del tempo. Poco può mascherare la larga fascia posta tra i capelli e la fronte, inutile leziosità, tentativo di leggiadria, che il biancore crudele della luce traduce come una patetica necessità di fermare il tempo.
Odio le foto.
Odio gli specchi.
Come i vampiri vorrei non avere immagine e, come gli angeli, non possedere un corpo.
Se solo riuscissi a guardare con il candore di Alice forse, finalmente, accetterei anche la mia apparenza di superficie nell'incorruttibilità rigorosa della luce: en plein air.
Marilena

giovedì 11 settembre 2008

Veglia

Sarà un'altra notte di veglia, simile a tante altre di un passato non troppo lontano. Sto tornando indietro a folle velocità. L'incubo si ripete e la strega è tornata a far sentire la sua voce. Esattamente come un tempo e questo mi fa paura perchè ora conosco tutti i passaggi. Ho urlato e spaccato un cassetto. Poi ho pianto. Ora mi sento svuotata. Come faccio a superare questa notte? A quali risorse attingere? Niente antidepressivi, ma il "delicious" da solo non sortisce lo stesso effetto. Dovrei ubriacarmi, magari riuscirei a dormire invece di stare qui a fottermi la testa. Devastante questa sensazione fisica del vuoto. Stamattina lottavo coi fantasmi dei morti, stanotte dovrò farlo con quelli dei vivi. La strega si è succhiata tutte le mie energie, mi sento come una bambola di pezza, inerte e flaccida. Notte di veglia per arrivare all'alba.
E dopo?

Questo blog......lo amo e lo odio. In quest'ultimo periodo lo inizio soprattutto ad odiare. Avrei dovuto chiuderlo già da un pò. L'ho concepito come la mia finestra sul mondo, quella stessa finestra che oggi si è trasformata in un enorme casa di vetro. Troppa esposizione. Troppe parole. Troppa me stessa. Ho difeso questa postazione con tutte le mie forze e la mia capacità di resistenza, contro ogni possibile invasione. Ho pagato un prezzo altissimo ed ora mi chiedo se ne è valsa davvero la pena. Ma l'alternativa a questo schermo è una parete bianca, per questo sono ancora qui. Sopravvissuta grazie alle parole. Per quanto ancora?

Troppa visibilità, e così anche le sensazioni diventano spettacolo. Quello che non si riesce a leggere nella testa lo si legge nel blog. Bè, non è proprio esattamente così, ma così è stato erroneamente interpretato. Io, tutto questo, lo avevo inteso come una dimostrazione di coraggio, uno sfogo all'urgenza delle parole, un prisma nel quale intrappolare la luce. Intrappolata, invece, ci sono rimasta io. Un diario sarebbe stata la cosa migliore: segreto, anonimo, soprattutto invisibile. Ma tutte queste mie parole avevano l'esigenza di uscir fuori leggibili per essere davvero capite, grammaticalmente corrette e punteggiate, e non solo urlate dalla voce arrochita della strega, incomprensibili e tumultuose, scagliate contro qualsiasi bersaglio in movimento. Il fuoco amico miete sempre un consistente numero di vittime fra gli stessi alleati. Dovevo tenerne conto. Questo blog è stato una nera bocca di cannone col quale non volevo far male a nessuno, ma solo ad essere io, come una palla di fuoco, sparata verso il cielo.

Toccare il cielo dopo essere precipitata nell'antro. Avere ali vere e non una informe gibbosità, una specie di soma che ti piega le spalle e ti costringe a camminare curva. La posizione eretta è la cosa più umana che possa esserci, una volta acquisita difficilmente si torna a gattonare. Dall'alto della mia nuova posizione eretta mi sono sentita invincibile come un'amazzone. E' così che ho conquistato questa landa: diritta, con la spada in mano, sfidando il vento e la sabbia. Il vento che voleva trascinarmi via e la sabbia che voleva inghiottirmi. E gli occhi che non volevano vedermi.

Sono quasi le 2,30 del mattino.
La conta dei minuti inizierà dal momento in cui spegnerò il computer, per questo rimarrò ancora qui a digitare parole che al sorgere dell'alba, cancellerò
Marilena

Amaranta

Amaranta è sanamente impudente, decisa, eccessiva, ed anche, all'occorrenza, aspra.
E' insopportabile e nello stesso tempo stimolante, come tutte le anime dotate di forte personalità.
Sa essere cattiva, vera strega, e ti rigira il mondo, cosicchè ti ritrovi ad avere sul capo la crosta terrestre e a camminare sull'umido del cielo.
Sa essere dolce, una dolcezza ruvida la sua, senza smancerie, sempre un pò da incazzata ma con un'anima molto più sensibile di quella di tanti buoni cristiani che, sulle ferite che hanno inferto, trovano poi il coraggio di mettere cerotti.
 Lei, almeno, se deve darti il colpo di grazia te lo dà senza sorridere e senza prima chiederti perdono.
Ad Amaranta devo comunque molto di questo mio percorso fuori dall'antro della depressione.
E' lei che mi ha evitato d'implodere.
E' lei che ha urlato fuori tutta la mia rabbia e la mia disperazione a modo suo, senza scegliere i termini, come avrei fatto invece io, sempre troppo educata, troppo per bene, troppo controllata.
 Conflitto continuo tra me e lei, diverse ma compensative, sorelle che bisticciano ma che si amano.


Dentro lo specchio

Mi fisso/mi fissano, occhi impietosi. Alice non vuole guardarsi ma vuole mostrarsi, per questo ha bisogno di uscire dallo specchio e riacquistare le sue dimensioni, spaziali e temporali. Paranoia improvvisa e micidiale. Drappi sugli specchi. Prestami i tuoi occhi Amaranta perchè con i miei continuo a vedere ancora gli orrendi sogni dell'alba, sempre più nitidi e reali man mano che il sole si alza allo zenit. Ma non è solo il vivido ricordo degli incubi a spaventarmi, ma la percezione visiva della mia immagine. Vorrei stare io dall'altra parte dello specchio e permettere ad Alice di fuoriuscirne.
Ha più diritto lei, stamane, di star fuori.
Se solo riuscissi a guardarmi con gli occhi di Amaranta forse potrei sistemare questo casino, o forse no, ne uscirei ancora più devastata. Amaranta è il bene e il male, Alice è solo un'adolescente attempata che gioca con le 4 dimensioni. E' dentro il buio dello specchio la sua vera identità, perchè fuori ci sono solo i miei occhi impietosi che fissano quel buio con la paura autistica di vedere davvero.
Posso guardare in alto o in basso, ma non posso guardare dentro lo specchio.
Per farlo ho bisogno degli occhi di Amaranta.
Marilena

martedì 9 settembre 2008

Freaks viaggiatori

E uno dei miei Freaks mi ha seguito fino a Perugia viaggiando, per altro comodamente, nell'astuccio dei miei occhiali, strettamente avvoltolato nella pezzuola gialla, come un bambinello nella culla. I Freaks assumono la nostra temperatura corporea, ed io sono molto freddolosa e per di più l'aria condizionata sul treno era piuttosto "sparata", così desumo che debba aver patito, almeno inizialmente, un pò di freddo. Ma, pur essendo creature molto ostinate, petulanti oltre ogni dire e visceralmente vendicative, devo ammettere che il Freak in questione mi ha lasciata abbastanza tranquilla. All'inizio ha tentato d' intrufolarsi in qualche spiraglio del mio sonno, ma senza troppa convinzione nè energia, attratto più dalla rumorosità notturna della strada che dal volere essere, a tutti i costi, elemento di oniriche devastazioni.
Ci siamo quindi consapevolmente ignorati, evitando con cura ingerenze e provocazioni e la cosa, devo dire, ha funzionato alla grande.
Di sicuro non è ancora tornato.

Back home

...... ed è così rassicurante avere un posto in cui poter sempre far ritorno.
Un posto che abbia il mio stesso odore.

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I viaggi si catturano, non si organizzano

...stavo disseminando la strada coi miei abiti (troppi, e la valigia malamente chiusa) e come Pollicino tracciavo già la via del ritorno.

Lentissima la lumaca si trascina dietro il suo piccolo antro, i feticci a portata di mano e il resto ordinatamente stipato. Scarpe comode per traversare il mondo, anche se il mondo è circoscritto, in questo contesto, nel perimetro della città di Perugia.
Città insonne, scura e chiara insieme.
Via delle Streghe, il mio cuore ha iniziato a battere forte. Buia e dentro ancora più buia. Bellissima. L'ho adorata.
Una foto, io che non amo farmi fotografare, nel cuore dark di questo vicolo dove il sole non ci arriva. Non è forse l'antro più bello di Perugia, ma il nome mi ha incantata.

Amo questi anfratti, bui e freschi, impenetrabili ai raggi del mattino, in eterna penombra nell'incredibile ginepraio di volte che s'ingarbugliano in fantastiche prospettive disegnate, con inchiostro nero, da Escher.

Lentissima la lumaca si trascina dietro il suo bagaglio sempre più pesante: pietre dai colori notturni o chiarissime d'aurora sotto gli incredibili cieli blu di Giotto, e ancora, l'oro opaco delle Pale antiche cariche degli schizzi di sangue di Gesù e degli occhi bui delle Madonne e degli addomi trafitti dei Santi e delle ali nuvolose degli Angeli e dei tondi obesi delle facce dei Putti.

Perugia: i suoi brutti santi e le sue bellissime pietre. Dietro il verde brillante delle chiome degli alberi lo spazio infinito dove, anche se non soffia, puoi sentire respirare il vento. E, sotto tutto quel mare di cielo, la città in basso si prostra, pietrosa e antica, in adorazione, mentre il gotico delle chiese, come un pugno vittorioso, svetta verso l'alto.

Lentissima la lumaca, trascorso il suo tempo, s'incammina verso l'assolata Roma, trascinandosi ora dietro una valigia ancora più voluminosa.
E' la preda del cacciatore, pulsante e viva, perchè i viaggi si catturano, non si organizzano.
Marilena

giovedì 4 settembre 2008

Partenze

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E nel far le valigie stavolta non devo scordare
di mettere un fiore che adesso ti voglio comprare
con l'aereo in un ora son li'
e poi di corsa un tassi'
sono certa cosi'
quando arrivi col treno mi vedi, non piangere
presto presto
presto presto
presto presto vai...

( Lucio Battisti - 7 e 40 )

Anteprima

mercoledì 3 settembre 2008

Sballamento

......e la musica m'insegue lungo la vasta galleria di camere di pietra e soffitti sontuosamente affrescati. Grandi finestre spalancate su un immagine lontana di Roma. Cieli antracite e sfilacciamenti bianchi di nubi.
Ininterrotta sequela di stanze: enormi schermi video come quadri alle pareti e casse stereo disseminate ovunque. E divani, come unico arredo, in armonica confusione di epoche.
Sotto la suola sottile dei sandali il ruvido delle lastre del pavimento e il vento, che penetra dalle finestre nude, gonfia la gonna estiva del mio abito-farfalla.
E mi muovo sicura, a passo di danza, io che sono così goffa e impacciata, e canto con la meravigliosa voce di Matthew Bellamy.
Marilena

Anteprima

E' la mia immagine visiva di "Uninteded" dei Muse.
E' così che vivo questo brano.
(scritto in stato di sballamento totale e in overdose da Muse)

Confessioni

Difficile parlare di quell' amore, imprevisto e fuori schema, alle amiche nel pieno dell'eccitazione ormonale per i "belli e dannati", tutte gridolini e sdilinquimenti per le star irrrangiungibili, in odore di eccesso e di trasgressioni. Sarei passata di sicuro per strana confessando la mia passione per quel piccoletto così goffo e niente affatto attraente e quindi, come spesso accade a quell'età, mi adeguavo e senza troppa fatica, devo confessarlo, innamorandomi di soggetti più adatti agli schemi richiesti per un giusto contesto adolescenziale. Insomma, mica difficile amare un Jim Morrison, sexy e profanatore, flessuoso sciamano attorcigliato a un microfono, posseduto dall'ossessione della musica e dagli impulsi del suo inguine.
Ok, Jim era posseduto anche da altro, ma che importa? Al mito si concede tutto.
Innamoratevi invece di uno totalmente all'opposto, imbranato, patologico, insicuro, con la certezza di una calvizie prematura e occhialini da sfigato. Un nevrotico, maldestro e ansioso e molto complessato: il prototipo del perdente. Come può una ragazza molto giovane, e con tutte le opportunità ancora intatte, prendere una colossale sbandata per uno così?
Non lo so, ma a me è accaduto: amore a prima vista e fortemente radicato col passare del tempo perchè continuo a trovare irresistibili, nonostante il trascorrere dei decenni, il suo modo frammentario di parlare, i suoi gesti molto impacciati e quel sorriso timido di uomo cronicamente insicuro.
E sempre, come allora, rimango affascinata dalla genialità delle sue intuizioni e dalla meravigliosa intelligenza della sua ironia, con la quale irride se stesso e le manie del mondo.
Marilena
A Woody Allen, mio inconsapevole maestro di sopravvivenza

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