Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

domenica 30 marzo 2008

Quanto dolore bisogna sopportare per aver diritto al vostro paradiso?

Oggi proprio non ce la faccio. Non riesco a sentire il sole. Non riesco a liberarmi del buio.
Inutile la mia serata di ieri con gli amici, come inutile il mio sfaccendare inconcludente per la casa.
Nemmeno la voce, calda e rassicurante, del mio amore riesce a distogliermi da questo stato d'inquietudine impotente che ormai mi sta travolgendo.
Ma oggi riesco a piangere e questo aiuta.

C'è il sole ma non lo sento, mamma, così come non lo senti tu.
Non siamo mai state davvero vicine eppure oggi, anche se tu non puoi capirlo, ti confesso un'amore incondizionato ed eterno.
Cosa è stata la vita per te?
Tante lenzuola da lavare, bocche da sfamare, incomprensioni e incertezze per il domani, desideri (ma ne hai avuti davvero?) inappagati e sogni forse nemmeno mai immaginati.
Eri davvero bella e questo lo ricordano ancora in molti perchè era indiscutibilmente visibile la tua bellezza. Che ne hai fatto? L'hai consumata sulla pietra della vasca di una terrazza, tra i fornelli di una cucina, nel barcamenarti quotidiano per far quadrare conti che altrimenti non avrebbero coinciso.
Vorrei farti un regalo, mamma, un grande regalo se questo stato confessionale me lo permettesse. Mi prenderei una giornata solo per noi due, ti porterei sulla tua traballante carrozzina nel giardinetto verde della struttura che ti ospita. Sentiresti di nuovo quell'aria che da anni ormai non respiri più. Aria inquinata, ma pur sempre aria libera, e non trasudo di pareti o spifferi di finestra. Le tue mani inquiete cercherebbero di afferrare il vento o i miei capelli o qualunque cosa tu possa intravedere. Finalmete soffi d'aria nella tua bocca sdentata e nella tua gola arida. Aria come acqua. Mormoreresti frasi incomprensibili per me, come quando levavi il "malocchio" e recitavi quella tua formula segreta che non hai mai voluto rivelare a nessuna di noi. Forse avresti paura, dopo tanto tempo, dello spazio aperto, come io avrei paura che un colpo di vento ti farebbe volar lontano.
Ti racconterei di tutti questi anni e del mio malessere così minimo in confronto alla devastazione del tuo male. Ti parlerei di cose e persone che tu hai da tempo ormai dimenticato. Una vita mai davvero vissuta la tua ma alla quale io ora mi ostino di dare un senso per giustificare, in qualche modo, questa fine ingiusta ed impietosa.
Una giornata di aria, di sole e di vento e di parole. Una giornata di confidenze.
Torneremmo poi di nuovo in camera. Ti metterei a letto con vesti fresche di bucato che sanno ancora di aria e di luce, ti stringerei cullandoti tra le mie braccia e ti racconterei una favola bellissima a cui mi sforzerei di credere anche io: c'era una volta la città dell'Eden........
Accarezzerei il tuo braccio-osso cercando la corda grossa e nervosa delle tue vene e con tutta la dolcezza possibile c'infilerei quell'ago che forse ti darebbe davvero la pace.

Ma viviamo in uno stato di merda dove si è costretti a non decidere niente, a sottostare ai credi e alle superstizioni e alle insulse regole di chi decide per noi quanto dolore dobbiamo essere in grado di sopportare prima di aver diritto alla pace della morte.
Stato di merda asservito ad una Chiesa di merda.
Sono atea e in quanto tale disconosco ogni propensione all'inutile martirio se non cercato e, soprattutto, se imposto in nome di una fede che non mi appartiene e di un'etica che sinceramente non riesco a comprendere nella sua mancanza totale di umanità.
Quanto dolore bisogna dover sopportare per avere diritto al vostro paradiso?
Marilena
Anteprima

3 commenti:

  1. Cara dolce anima, mi sento di scriverti che ti sono vicina...la tua luce diventerà immensa, perchè è vera e sofferta...
    un caldo abbraccio
    Altraepoca

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  2. Grazie altraepoca per la tua vicinanza, soltanto vorrei meno luce e più aiuto vero. E' già dura vedere tua madre scomparire giorno dopo giorno e dover combattere quotidianamente la cecità (quella si invalidante in maniera irreversibile) della burocrazia delle istituzioni.
    Non voglio nulla gratis (e nulla è gratis ti assicuro, nemmeno quello che apparentemente lo sembra)) ma avere almeno riconosciuto il diritto al rispetto per la malattia e la dignità della persona.
    Sono una dei tanti Don Chisciotte che combatte la sua battaglia quotidiana contro i mulini a vento.
    Grazie per la tua amicizia
    Un abbraccio
    Marilena

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  3. Nel dolore di vedere la propria mamma con quella malattia ricordati sempre una cosa,mia cara.
    Il sorriso di lei nei momenti di allegria.Erano pochi? la vita non lo permetteva. Ricorda quanto era bella, quando sorrideva............quello è il suo sole,la sua luce illuminerà le tue pareti buie.A modo suo ti amava, vi amava.Questo conta, il resto è quotidianità.

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