Dedico questo blog a mia madre, meravigliosa farfalla dalle ali scure e dal cuore buio, totalmente priva del senso del volo e dell'orientamento e, per questo, paurosa del cielo aperto. Nevrotica. Elusiva. Inafferrabile.

domenica 24 febbraio 2008

Esserci ancora

Fame improvvisa ed incontenibile di tutto: cibo, musica, parole, sensazioni, contatti......calore.
Una fame mostruosa ed atavica gonfia il mio ventre vuoto ridicolmente anomalo su un fragilissimo scheletro da terzo mondo. Immagini, ancora una volta strappate alle fotografie di altre vite, per rendere visivo uno stato d'animo in un momento della mia esistenza.
Trascinarmi fuori dall'antro per una esposizione vitale alla luce e sopperire alla necessità urgente di immagazzinare calore almeno dal sole. Una ricarica. Questo sole, inaspettatamente già caldo della primavera imminente, placa la mia tremenda sensazione di freddo. Le allucinazioni cessano: nel chiarore metallico solo nubi lontane e l'odore grasso della terra che si mischia al profumo verde dell'aria. La fame di tutto è momentaneamente ricacciata nel baratro più profondo di me stessa, anche se tornerà di nuovo in superficie, carnivora e violenta e inappagata.
Tornerà, ma intanto assorbo tutto il calore possibile e le mie ossa ridono e sorride la mia bocca e mi splendono gli occhi e i capelli, e mi sembra, per un lungo momento, di ESSERCI ancora.
Marilena

martedì 19 febbraio 2008

Solo la punta della pistola

Marilena: mi dici cosa te ne fai di una pistola giocattolo? Devi difenderti da qualcuno o da qualcosa o è soltanto un'altra delle tue assurde paranoie?
Amaranta: niente di tutto questo, è un pò che ci penso, mi piace l'idea di averla e ne vorrei una che sembrasse vera.
Marilena: ok, ed una volta che l'hai cosa pensi di farne?
Amaranta: niente, voglio soltanto averla il che non significa necessariamente usarla anche se, in alcuni casi, potrebbe perfino tornare innocentemente utile
Marilena: come può essere innocentemente utile una pistola? scusami ma continuo a trovare davvero "borderline" questa tua idea
Amaranta: ehy, coabitiamo da così tanto tempo che mi rimane difficile pensare che tu non abbia intuito questa mia esigenza
Marilena: no, hai ragione, in realtà avevo percepito che qualcosa si stava delineando nel caos insondabile della tua testa anche se mai avrei immaginato di trovarci una pistola
Amaranta: attenta sorellina, la mia testa è anche la tua
Marilena: tu non esisti davvero e soprattutto non sei me.
Amaranta: questo è quello che dici ma non di sicuro quello che pensi. E' quello a cui vorresti credere ben sapendo di mentire a te stessa.
Marilena: spiegami questa storia della pistola, ti fa sentire più cazzuta l'idea di possederne una?
Amaranta: ok, ti sarai accorta che troppe volte le parole non sono sufficienti a far comprendere concetti fin troppo elementari a chi non vuol proprio capire. Inutile spreco di fiato e di pazienza, l'esasperazione è sempre più difficile da controllare, il rischio che saltino determinati circuiti è davvero molto concreto davanti alla resistenza prepotente e beffarda di chi si sente più forte, armato della propria cieca e stolta arroganza, ecco, è in quei casi che necessita sottolineare le parole in modo deciso ed inequivocabile, penso che mostrare la punta, solo la punta di una pistola visibile dalla borsetta, possa contribuire a rendere indiscutibilmente chiari i suddetti concetti
Marilena: Calamity Jean che cavalca la metropolitana in tailleur e tacchi alti e con la tracolla da cui spunta la bocca minacciosa di una pistola, una bad girl di mezza età. Da morire dal ridere
Amaranta: ironizza se vuoi, io non cambio idea. Parliamo di te allora, hai i nervi scoperti, quel forte autocontrollo che ti sei sempre vantata di avere è sempre più difficile da conservare, nonostante i farmaci sei tesa e pronta a scattare, fai sempre più fatica a sopportare l'arroganza e la prepotenza di tutti i giorni.... lo so e non puoi dire il contrario perchè coabito in te. Ho visto come hai reagito l'altra sera sul tram davanti alla prepotenza invasiva di quei ragazzi, tu che non alzi mai la voce in pubblico hai trovato il coraggio di esternare con toni molto crudi e a voce molto alta il tuo disappunto ed anche dopo la tua rabbia non si calmava, anzi, ti sembrava di non aver fatto abbastanza.....ed hai pensato, bada bene, TU hai pensato alla possibilità di una pistola giocattolo. Sarebbe stato sufficiente mostrare ad uno solo di quegli imbecilli la punta della pistola per fargli di sicuro apprendere una lezione che difficilmente anche gli altri avrebbero dimenticato: PIANTALA DI FARE LO STRONZO, CHIEDI SCUSA E VATTENE! Poche parole, e la punta dell'arma a sottolinearne l'importanza e l'indiscutibilità. Mari, nel passato non ne saresti stata capace oggi si.....oggi riusciresti a farlo.
Marilena: ......poche parole, tono di voce basso, nessuna caduta di stile (questo è un particolare che mi piace davvero molto) e la punta esplicativa della pistola.
Hai ragione, forse l'idea non è poi così assurda: fammici pensare
Marilena e Amaranta

sabato 16 febbraio 2008

Una sensazione

Se ne stava arrotolata nell'antro dell' intestino la grossa tenia cieca nutrendosi del mio cibo, del mio ossigeno e delle mie energie, in attesa di una impossibile via di fuga attraverso il mio condotto respiratorio. La sentivo, lenta e viscida, risalire indomita lungo le pareti lisce del tubo della gola per poi fermarsi, intrappolata in qualche strettura, e tagliarmi il respiro col suo nauseante fetore.
Folle di terrore non riuscivo a vomitarla, e così, mentre annaspavo boccheggiando alla ricerca di aria, la tenia si lasciava di nuovo mollemente scivolare nell'anfratto intestinale riavvolgendosi nelle sue spire, in attesa: avrebbe continuato a nutrirsi del mio cibo, del mio ossigeno, delle mie energie ma soprattutto della mia paura.
Marilena

martedì 12 febbraio 2008

L' imperfezione di un angelo



...ora c'è questo strano angelo imponente, più simile ad un buttafuori da discoteca che ascrivibile alla tipologia conosciuta degli angeli. Ha due ali smunte che si perdono sulla vastità della schiena e mani enormi, quadrate, con l'unghia del pollice destro annerita e tumefatta.
Non l'ho mai davvero visto librarsi verso l'alto: timidi tentativi di volo a basse quote, se la cava meglio con le falcate, lunghe e veloci. Agili nonostante l'impaccio dei grandi piedi.
E' sicuramente un angelo da terra e non da cielo.
Un angelo mal riuscito, imperfetto, assolutamente molto poco rappresentativo per il paradiso. Spiccando, evidentemente troppo nitida nel contesto celeste, la sua atipicità porrebbe imbarazzanti interrogativi sulla perfezione stessa di Dio e sulla sua molto frequente, fatemelo dire, distrazione.
Io, che sono convintamente atea, mi farei volentieri conquistare da questa ipotesi di un Dio, distratto e pasticcione, creatore di questa splendida, seppure imperfetta creatura. Solo che non è davvero così dal momento che ha relegato, questo suo strano angelo, ad un ruolo di serie B.
 Lo immagino mentre solitario tenta di spiccare il volo agitando goffamente, con movimenti impazienti e disarmonici, quelle sue due alucce stentate, e poi indietreggiare, per recuperare con i piedi enormi la sicurezza di un appiglio.
Se riuscisse davvero a librarsi sarebbe simile ad una bellissima mongolfiera, con la tunica gonfia d'aria e le piccole ali che si aggrappano ostinate alle pareti sfuggenti del cielo, esibendosi in uno strano volo in verticale: un angelo che non sorvola il cielo ma lo scala.
Se Dio possedesse solo un po dell'ironia di Woody Allen...


Anteprima

sabato 9 febbraio 2008

Istinti Suicidi

Tetro e col gusto del macabro: ma è davvero così questo blog?
Attratta dal macabro......forse lo sono. Come posso non esserlo quando, fin da piccolina ho sentito mia madre fare continuamente discorsi di morte? La morte è l'abbandono definitivo, allora per averne meno paura ho cercato d'imparare a coesisterci. Tremavo se stava male, soffriva di emicranie, usava molto il piramidone. Quando aveva mal di testa si chiudeva al buio completo in camera sua. Esternava molto il suo star male: temperamento drammatico, c'era sicuramente del vero nel suo malessere unito però ad una dose eccessiva di teatralità. Forse cercava solo uno spazio di visibilità, logorata da 4 figli piccoli ed una vita operaia. Con l'esternazione del suo star "terribilmente male" si poneva in qualche modo al centro dell'attenzione, o almeno tentava di farlo, ma spesso mio padre ci ironizzava sopra. Quest'ironia non serviva a rassicurarmi e d'altronde lui non c'era quasi mai, era operaio edile, usciva al mattino presto e a casa ci tornava per mangiare e per dormire, il suo mondo era fatto di cantieri e d'impegno politico e la sua vera famiglia erano gli amici e i compagni di partito. Io, invece, avevo una folle paura che mia madre morisse davvero e giuravo a me stessa che sarei morta con lei.
Mia madre, oggi, è seppellita viva nel suo alzheimer, un antro senza nessuna via di fuga.
E' una tragica eroina di Poe nella sua ultima ed inconsapevole interpretazione.

Ieri, una giornata all'apparenza normale, avevo perfino dormito di un sonno abbastanza tranquillo, e tornavo a casa dall'aver fatto la spesa. Stavo attraversando le rotaie del tram quando l'ho visto arrivare e, improvviso, mi ha colto l'impulso di tagliargli la strada. In un flash mi sono vista finire sbalzata lontano, dall'altra parte della via, gli aranci e le verdure ricadere come pesanti coriandoli di una festa non riuscita. Ho anche pensato che avrei dovuto portare scarpe rosse che spiccassero come macchie identificative del mio volo, e della mia ricaduta, sull'asfalto: gli stivali, invece, sarebbero rimasti saldamente ancorati alle mie gambe.
Non è stata la paura a fermarmi, non ne avevo, ero solo stupita da quel pensiero non premeditato: fissavo l'asfalto e sentivo il rumore del tram sempre più vicino fino a che si è allontanato, proseguendo oltre.
Era come essere in una dimensione parallela
Era come essere in un racconto di Phil Dick.
Marilena

giovedì 7 febbraio 2008

Sentire i colori

C'è stato un tempo in cui sentivo i colori.
Indossando un abito viola, ad esempio, ero in grado di sentire come contatto vivo sulla mia pelle la sua intensità luminosa: il viola vibrava di viola.
I miei pigmenti lo assorbivano completamente.
L'intera giornata avrebbe vibrato di viola e per tutto il tempo ne sarei stata consapevole.
I miei gesti, i miei sguardi e perfino i miei pensieri avrebbero avuto bagliori viola.
Sentire i colori è meraviglioso.
Non è solo farsi bucare gli occhi dalla inaspettata aggressività di un giallo, o rimanere accecati dal lampo improvviso di un rosso, trovarsi a fissare un ipnotico azzurro o essere attratti dalla potenza magnetica di un verde.
Sentire i colori è qualcosa che va oltre, è come essere dentro il colore, vivere delle sue particelle, respirare aria azzurra, viola, verde , rosa, gialla......
Respirazione liquida, densa, rarefatta, secondo il tono e l'umore che si capta attraverso l'intensità del colore: quello che il colore ci trasmette.
Marilena

mercoledì 6 febbraio 2008

Dichiarazione d'amore al mondo

Amo, nonostante tutto, il mondo e la sua gente instabile e precaria
Amo quest'epoca con le sue contraddizioni visibilissime e provocatorie (spaccature nette su terreni aridi e compatti)
Amo la luce stentata ma che tenace filtra tra le fessure di quest'antro
Amo la musica ossessiva dei Muse
Amo le mie vene pulsanti
Amo l'ironia di Woody Allen
Amo la pioggia che cade incessante su questo universo "blade runner"
Amo, per paradosso, le mie folli variazioni d'umore che nemmeno i farmaci, a volte, riescono a contenere
Amo questo blog
Amo esserci dentro
Amo gli occhi che lo leggono e le dita che lo sfogliano
Amo, infine, anche il battito scuro delle mie ali nere

Scritto in un momento di estrema consapevolezza
Scritto con la gioia di questa consapevolezza
Marilena

Immagini ricorrenti

Immagini ricorrenti in questi miei vecchi scritti (ali nere, serpenti, croci, grida strozzate, "unghie di strega") farebbero pensare ad una infanzia traumatizzata da eventi pericolosamente segnanti.
L'incesto, i maltrattameti fisici e psichici, una malattia grave, un lutto insuperabile: questi sono gli eventi drammatici che possono segnarti l'esistenza.
Non ho mai subito nulla di tutto questo.
Infanzia anonima, di sicuro solitaria.
Quello che è mancato è stato il calore, l'amore che si sente, il contatto, la carezza che ti rassicura, la parola, la voce che ti guida: ho vissuto in una sorta di "abbandono assistito".
Provvedere alle mie necessità materiali e dimenticarsi di me come persona.
Una bambina con le ali pesanti e goffe, incatramate ad un angolo di parete, incapace di volare, tenacemente radicata al suolo, con la paura costante di perdere anche quell' abbandono assistito.
Una bambina che, seppur timorosa di volare, s'ingegnava comunque di riempire con la sua fantasia un cielo sempre troppo vuoto.
Marilena

martedì 5 febbraio 2008

La cattiva madre

Ogni volta era come portare sulle spalle una pesante croce, con su inchiodati gli occhi smarriti di mia madre.
A volte avrei voluto gridarle, ehy scendi da lassù, non ce la faccio a trascinarmi dietro il tuo fottuto peso!
A volte avrei voluto avere una pistola per uccidere quello sguardo.
A volte avrei voluto semplicemente uccidermi.
Ancora oggi quella croce è piantata lì da qualche parte del mio cervello.
Ancora oggi i suoi occhi continuano, ossessivi, a fissarmi.

Il chiarore lattiginoso delle stelle penetra a stento il fitto merletto delle tende per poi disperdersi nel vuoto concavo della stanza.
Fuori imperversa la notte con le ombre dei rami che, come dita adunche, indicano improbabili sentieri di fuga sotto la falce stinta della luna.
Prigioniera in quella grossa ragnatela che è ormai la mia casa, senza nessuna via di scampo, sento l'ombra implacabile di mia madre respirarmi addosso.
Non mi avrebbe dunque mai lasciato andare?
Sarei mai stata davvvero libera?
Tutto quello che voglio è spalancare queste mie ali nere per poter finalmente sprofondare in quel tumultuoso cielo notturno che s'allarga dietro i riquadri della finestra.
Poi rivedo il suo sguardo implorante e smarrito.
Non ce la faccio più a sopportare l'ossessione di quegli occhi.
Non ce la faccio più a sostenere il peso della croce.
Quel latte che succhiato dal suo seno immagino sia stato dolce, col passare degli anni ha fermentato, amaro e cattivo, avvelenandomi la vita. Non ha mai reciso il cordone ombelicale che da sempre, come un grosso serpente, mi strozza la gola, ricacciando nell'infimo dei visceri l'urlo disperato della vita che lotta per uscire. Brancola, inciampando, nel buio del suo amore malato, totalmente cieca alle mie metamorfosi si ostina a trattenermi in quell'utero, così strettamente sigillato, dove io sarei stata per sempre il feto e lei la placenta.
L'ho amata nel mio odio e odiata nel mio amore, finchè un giorno l'ho soltanto odiata.

Sono queste mie ali nere, penosamente atrofizzate, la pesante croce che porterò per sempre sulle spalle con su inchiodati gli occhi smarriti della mia cattiva madre.
A volte le grido ehy, scendi da lassù, non ce la faccio a trascinarmi dietro il tuo fottuto peso.
A volte vorrei una pistola per uccidere quello sguardo.
A volte vorrei semplicemente uccidermi.

domenica 3 febbraio 2008

Parole leggere

Parole leggere, pigre e sfilacciate, opalescenti come l'aurora.
Parole leggere, che dismettono il crespo notturno e si colorano finalmente di chiaro.
Parole leggere, perchè anch'io una volta sognavo come tutti voi, prima che entrassi in guerra con il buio, e da quel momento i miei sogni si sono orrendamente deturpati.
Parole leggere, perchè un sogno si è realizzato in questo week end, ed anche se non è stato proprio perfetto come volevo che fosse, è stato davvero coinvolgente.
Parole leggere, perchè dopo una lontananza di due anni e mezzo ho ritrovato ancora intatti i miei sentimenti.
Parole leggere, perchè non voglio drammatizzare il tradimento del mio corpo mezzo addormentato dai farmaci.
Parole leggere, perchè non voglio farmi travolgere dall'ansia di questa mancata perfezione (un sogno vagheggiato così a lungo forse la meritava)
Parole leggere, perchè ho scoperto di aver imparato finalmente a vivere pezzettini di felicità senza più l'assillo del "cosa ne sarà dopo".
E, infine, parole leggere perchè so anch'io ridere e sorridere, anche se credere a questo può risultare difficile dalle pagine scure di questo diario.

Non vesto sempre di nero e a volte mi accade anche di tirare indietro i miei capelli, quasi sempre volutamente spioventi sugli occhi.
Marilena